I libri più belli, letti nel 2022

Eccoci di nuovo con il post che raccoglie i libri migliori letti nel 2022 dai lettori del blog.

La regola è sempre la stessa (la ripeto per chi arriva per la prima volta: i nuovi arrivi sono sempre benvenuti e preziosi):

1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2022. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.

2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo, per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto (in passato) si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2021 si possono leggere qui:

L’immagine è: August Macke, Promenade, 1913 (Wikiart)

74 commenti

  1. No, non so perché, ma solo ogni tanto riesco a postare.

    Mi lascia cliccare ‘lascia un commento ‘, poi non succede nulla.
    Ciao

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  2. appare il nome in”Commenti recenti”, ma non appare il commento nell’articolo. Troverai dei doppioni perché ho provato tante volte (invano). ciao e grazie

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  3. Volevo mettere qui un commento, forse troppo lungo, su “La Gilda del Mac Mahon”, di Testori, ma qualcosa non mi permette di postare.

    Ciao a tutti

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  4. @Cristina
    ti ringrazio per la tua risposta in merito a Quaderni Piacentini.

    Spero di riuscire a scrivervi presto. Sto facendo innumerevoli tentativi, ma non riesco.

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  5. Testori mi è molto piaciuto, le sue protagoniste sono donne che amano incondizionatamente, a dispetto di tutto. Poi c’è lei, ovviamente, la Gilda, la Gilda del Mac Mahon, prorompente, passionale, innamorata. Tragicamente innamorata! La Gilda è un personaggio che rimane impresso.

    In compenso gli uomini, quasi tutti, ne escono maluccio: meschini, sfruttatori, irresponsabili.

    Volevo articolare di più il commento, ma temo fallire ancora nel postare, quindi ho scorciato il mio pensiero.

    Cioa,
    Mari

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  6. intanto scrivo qui e spero che Camilla ci/mi legga. Ti sono vicina, ti penso con affetto, e come diono qui con una bella espressione, tei sono nel cuore.

    Poi ho letto, forse perchè consigliato da Domanico Fina, circa 200 pagine dell’enorme e dilagante Stradario aggiornato di tutti i miei baci di Daniela Ranieri.
    Nevrotico, senza capo nè coda, ben scritto, vagamente d elirante, un diario diciamo così, coi suoi pensieri su tutto, sui medici, sugli amanti, sulle vacanze, soprattutto sui poveri malcapitati con cui è stata, insomma un libro in IO IO IO, che non va da nessuna parte e non lascia,a me, praticamente nulla.

    mi arrendo, di questa letteratura egoriferitissima, avvitata su se stessa, melodreammatica ma senza peso, non so che farmene. figuriamoci poi una mole di 500 e passa pagina.
    no caro Domanico, io mai più.

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  7. @Luigi
    Io non riesco a lasciare commenti, o meglio, mi riesce dopo diversi tentativi. Non so da cosa dipenda, ricordo però che una volta era successo anche a Cristina

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  8. A Cristina. E a tutti gli amici. posso dirti Cristina che la mia figlia è “
    fuori pericolo, dopo tanti mesidi quelle cure terribili e tante sofferenze, credo (spero) che tanto dolore e medicinali e la forza incredibile delle mia L.abbiano dato un grande risultato è che tra poco riprenderà la sua vita di studio , di lavoro e di gioia di vivere. E io ricomincio a vivere. Vi ringrazio tutti cari amici del blog per le vostre parole buone e gentili,che mi hanno fatto un grandissimo piacere e fatta sperare ancora di più.

    Ricominciiero presto a rimettermi in un poco di salute e di possibilità di……..ricominciare a vivere.Un grande abbraccio a tu voi, amici cari. Cam

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  9. Ciao a tutti,

    @Cristina, ho letto “Un’educazione milanese” di Alberto Rollo, da te commentato qui nella primavera del 2018,

    Il protagonista è di famiglia operaia, e terminata l’adolescenza si trova a vivere tutti i fermenti della cultura milanese, sono gli anni del ’68, la sua adesione alle nuove idee, in compagnia di amici benestanti, comporta un allontanamento dal padre e dai suoi ideali.

    A me il libro è piaciutovmolto, Milano qui non è solo di sfondo sono proprio la sua cultura e le sue vicende a formare il protagonista, storia della città e storia personale sono inscindibili.  Come avevo previsto, quei
    nomi e quegli ambienti a me non ricordano nulla, sono motivo di curiosità, ma,diversamente che per te, Cristina,  nonsono iscritti nella mia vicenda di vita. Il libro è anche una testimonianza epenso sia prezioso per chi voglia conoscere meglio Milano.

    @Domenico Fina
    Domenico, passa di qui e lasciaci qualche commento, che grazie ai tuoi suggerimenti ho letto dei bei libri!

    Ciao, Mari

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  10. Camilla, cara, che bella notizia! come sono contenta!!!! un abbraccio fortissimo a te e alla tua leonessa L.

    Mari, un’educazione milanese è un libro molto bello, secondo me, davvero milanese al cento per cento, tutte cose, cultura, socialità, idealità che oramai sono polvere secca. ahimè.

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  11. Un abbraccio Camilla, sono contento che le cose si siano messe in modo positivo 🧡

    @Cristina, ciao, il libro di Daniela Ranieri divide molti lettori, io ne ho apprezzato il lato eminentemente erudito, la lingua mobile e elegante, e anche se vuoi il piglio furente; la protagonista è vero è insopportabile, ma anche questo può essere un merito estetico dell’autrice, nell’aver congegnato una protagonista provvista di un io burrasca e respingente.

    Leggo molto, soprattutto libri scritti da donne, o meglio sono quelli che mi stanno piacendo di più tra le ultime cose. Riporto qui più in basso le mie impressioni di lettura che ho annotato su Fb a proposito di “Una vita da donna” (La nave di Teseo) di Letizia Muratori.

    Inoltre sto leggendo a pezzetti sparsi, e da anni, anche attraverso l’ebook, Alla ricerca del tempo perduto. I primi due volumi li avevo letti venti anni fa, l’ultimo lo scorso anno, quelli centrali che riguardano Albertine (forse il mio personaggio preferito di tutto il grande libro) li inseguo sporadicamente da tempo, leggendoli attraverso suggestioni, compresa la funzione ‘cerca’ sull’IPad 🙂

    Vi consiglio i podcast (ancora in corso di pubblicazione, siamo arrivati alla puntata numero 9) splendidi sulla Recherche, presentati di Ilaria Gaspari, scrittrice bravissima e affabile, questo è il link:

    https://omny.fm/shows/chez-proust?fbclid=IwAR3i_xwgFudXto165rcHYDxzdpkONnbjhEIWUlfIMo_T0T05T5FBtUtzTE

    Molti lettori di Proust si dividono su quale sia il suo personaggio preferito, Ilaria Gaspari ama Odette, Patrizia Valduga Il Barone di Charlus, chi ama Swann, chi Albertine… ma forse il personaggio più immortale della Recherche resta il narratore, o meglio la sua immaginazione, per così dire, dopata.

    Leggendo “I saggi su Proust” di Bernard di Fallois, pubblicati da poco da La nave di Teseo si può capire cos‘ha questo libro di 3500 pagine di così unico. La prima cosa da dire è che la Recherche è un libro intimamente comico, perché l’indole dell’autore è quella di esasperare con precisione le sue ansie, immaginazioni, amori, pensieri, suggestioni. Questo capita anche ai personaggi del libro, si aspettano troppo dalle cose, dalle relazioni, finché l’effetto del tempo le, come dire, anestetizza. Proust aveva già concepito nel 1908 all’età di 37 anni settanta pagine che oggi si direbbero una sinossi o meglio una sceneggiatura dell’opera ridotta all’essenziale. L’essenziale è che l’infanzia si tocca e ritocca durante tutta la vita, ma sempre con coloriture diverse; le facce scarnificate e stravolte dell’ultimo volume che l’io narrante fatica a riconoscere sono l’esito del tempo. Lo scrittore russo Aleksandr Herzen, nella sua grande autobiografia (Il passato e i pensieri) scrive che «L’arte e i lampi estivi della felicità individuale, sono gli unici beni che abbiamo», forse Proust sarebbe stato d’accordo. Prendiamo le pagine in cui narratore ricorda i suoi blitz da adolescente ai Champs-Élysées per incontrare Gilberte e si preoccupa fino allo sfinimento se lei non arriva all’appuntamento e inizia mille congetture sul fatto che questa ragazzina sveglia lo sta prendendo in giro, oppure no, oppure è lui storto, oppure altre mille sensazioni, ebbene questo stato mentale non è adolescenziale in Proust: questa è-la-vita-stessa per Proust e la Recherche è il tentativo di rappresentarla tutta tanto a lungo che come accade con un amore adolescenziale il lettore stesso non ricorderà ciò che ha perso vivendo.

    Un caro saluto a tutte e a tutti ✨🤗

    Una vita da donna, Letizia Muratori

    «Del resto leggendo alcune memorie e biografie, ho scoperto che il segreto dei grandi avventurieri non è il coraggio, ma il contrario: uno stato apatico di sottomissione agli eventi»

    Letizia Muratori è una delle nostre migliori scrittrici, dotata di un irrequieto, originale umorismo. Il retro copertina non aiuta, non è un romanzo, né un libro di quattro racconti, è piuttosto l’incursione dell’autrice nel mondo di altre donne che rappresenta attraverso quattro storie diverse fra loro ma accomunate dal titolo. Una vita da donna, compresa la sua. Nelle due storie finali si affacciano anche una sua amica, sua madre, e una persona ‘disturbata’ di nome Lilia.

    A fine lettura si realizzerà che “Una vita da donna” non poteva che essere il migliore titolo possibile, perché l’io narrante non è un mero recriminatore femminista, ma è interessato prima di tutto a esporre la vita (da donna) attraverso tutte le implicazioni, anche le sconvenienti, senza esporlo con affettazione; l’io narrante scrive che «non vuole bene a chi non le risparmia la fatica di vivere in uno stato di ansia perenne. A chi non mi scusa se non alzo il culo per raggiungerlo».

    Storie di identità, di persone esistite ed esistenti, divise in quattro capitoli-racconti ma via via che si avanza tutto si fa più toccante e intimo. Il terzo e il quarto, più brevi, sono anche i più commoventi. Una ragazza decide di rimpicciolire i suoi seni perché questo peso le causa enorme disagio, è forse l’autrice stessa? Una regista di film erotici di terza serie che diventa un’altra alla morte del marito, un uomo che dopo i sessanta decide di diventare donna, viene intervistata dall’autrice stessa. Il terzo racconto riguarda il presente, l’io narrante che deve accudire sua madre che soffre di una malattia neurodegenerativa, nel frattempo scorre la sua vita verso il passato e torna al presente, il suo rapporto infantile con gli uomini che ha trattato da balocchi, rendendoli infelici, la sua solitudine come condizione di indipendenza cercata e patita, fino a quando sua madre – scherzando? – le consiglia di sposare la sua amica Giovanna. Giovanna che non trova pace, come lei.

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  12. Sto leggendo “Quell’altro mondo” di Azar Nafisi (l’autrice di Leggere Lolita a Theran); è una raccolta di utili saggi dedicati ai libri di Nabokov, con approfondimento particolare ai testi americani che Nafisi ammira di più, si tratta di Pnin, Lolita, Fuoco Pallido e Ada e ardore. È una lettura accurata, documentata, snella e brillante. Individua i temi pressanti in Nabokov e segue passo passo i libri che ama, come un lettore giudizioso, uno di questi è Pnin, libro che amo anch’io. Pnin il professore impacciato a suo modo ribelle, un Don Chisciotte che soffre di cuore e che piange lacrime a forma di pera.

    Nafisi individua nell’introduzione anche quello che è il tema dei temi in Nabokov, scrive che le opere di Nabokov sono variazioni sul tema del solipsismo, i personaggi più importanti creati da Nabokov nei romanzi che ho nominato “diventano tutti troppo egocentrici per udire, vedere ed essere capaci di empatia”. E quando si passa Ad analizzare Lolita, Pnin, Fuoco Pallido, compresi i personaggi minori o laterali, si capirà esattamente ciò che intende significare Nafisi per solipsismo. Una tara contemporanea come nessun’altra pressante.

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  13. @Dani

    Bentornata!

    @Luigi
    Luigi, lasciare dei commenti, su qualsivoglia articolo, è molto difficoltoso. Leggo che anche Dani ha la medesima difficoltà, ne evinco che il problema, per una volta, non dipenda dai miei potenti mezzi informatici.

    Ciao, Mari

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  14. A tuti

    Non intendo torna re sul solipsismo di Nabocov.voglio dire una cosa a Domenico Fina su Letizia Muratori, di cui ho piacevoli letture di La casa madre, e qualche altro (che non ricordò,,!!!!!!!)ho comprato,di Letizia Muratori. UN VITA DI DONNA,un romanzo di mortal noia e ovvietà,a meno che il vero romanzo non cominciasse proprio dove io lo ho mollato.Per un bel po’ non. leggerò più romanzetti italiani, on riesco mai a finirli..CAM

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  15. Ciao Camilla, i due libri che ultimamente ho citato, quello di Daniela Ranieri e di Letizia Muratori sono risultati
    illeggibili per te e Cristina, credetemi non lo si fa apposta, capita di avere gusti diversi 🙂

    Alle prossime letture (spero più soddisfacenti), allora ✨

    Ora mi ributto in Proust

    Ah, approfitto per salutare Mariangela, Ciao Mari 🤗

    Domenico

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  16. @Domenico Fina
    Ciao Domenico, ricambio i saluti e invidio la tua costanza con Proust. Io ho letto solo “Un amore di Swann”, però gli audiolibri de “La recherche” mi stanno aspettando! Adesso sono su un altro fronte.

    @Dani @Luigi
    Dani, peccato per i titoli che avevi postato, spero che tu posa, concisamente, riscriverceli brevemente.

    Mari

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  17. @Tutti

    Il tweet di Luigi mi ricorda, aprendo il blog, quello che è accaduto a Salman Rushdie. Ogni giorno sentiamo di eccidi e misfatti terribili, ma quando succede qualcosa a un autore che amiamo, l’impatto è diverso, è come se si trattasse di una persona che conosciamo personalmente. In questo caso, poi, l’assurdità delle cause e l’implacabilità del fanatismo, mi lasciano sbigottita.

    Mariangela

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