I libri più belli, letti nel 2022

Eccoci di nuovo con il post che raccoglie i libri migliori letti nel 2022 dai lettori del blog.

La regola è sempre la stessa (la ripeto per chi arriva per la prima volta: i nuovi arrivi sono sempre benvenuti e preziosi):

1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2022. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.

2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo, per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto (in passato) si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2021 si possono leggere qui:

L’immagine è: August Macke, Promenade, 1913 (Wikiart)

22 commenti

  1. Mi scuso per il ritardo nella pubblicazione di questo post che ormai è un classico; per quanto mi riguarda credo che nel 2022 i miei preferiti, fino a oggi, siano due riletture: Joyce, Ulisse; e Consolo, Il sorriso dell’ignoto marinaio. Lascio a voi la palla da giocare e vi ringrazio di cuore per lo splendido contributo che anno dopo anno viene offerto da chi ci parla qui delle sue letture. Abbracci

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  2. @tutti
    buongiorno e tanti auguri di buona Pasqua.

    Per quanto io sia affezionata ai “vecchi”, mi fa piacere vedere interventi di persone nuove.

    Un abbraccio a tutti e l’augurio di trovare piccole cose positive in ogni dove.

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  3. @tutti @Jezabel
    Jez, lo stesso vale per me: do il benvenuto ai nuovi lettori e auspico che gli abitués continuino ad intervenire anche nell’articolo del 2022!

    Degli autori che citate conosco solo Mircea Cărtărescu, ho letto il suo “Travesti”, circa tre anni fa. Libro impegnativo, inquietante, sconsigliatissimo a chi soffra di aracnofobia: negli incubi del protagonista incombono spesso ragni giganti. Mi ricordo che, come nei quadri degli espressionisti, nel romanzo i colori giocano un ruolo importante.

    Mi piace citare ancora una lettura di cui vi ho scritto anche sull’articolo del 2021, vi dicevo che stavo ascoltando il libro di Cantarella, ho qui anche la versione a stampa:

    ► Eva Cantarella, “L’amore è un dio. Il sesso e la polis”, Feltrinelli, 2007

    Uno di quei libri che non sai come classificare: in questo libro c’è tanto, storia sociale, mitologia, storia dei costumi sessuali, letteratura antica; è un saggio ricco e ben scritto, ma quello che secondo me maggiormente rileva, come vi dicevo l’altra volta, è la capacità di interpretare il mito con occhi diversi, mi verrebbe da dire, di saperlo leggere dalla parte delle donne.

    Ciao,

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  4. Cari tutti, a Marian in particolare ho tanti libri in ballo ma oggi ho iniziato STALINGRADO di VasiljGrossman, un centinaio di pagine, scritte meravigliosamente, ne parlerò. Affettuosamente. Cam

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  5. @Camilla
    Ciao Camilla, mi fa piacere risentirti! Appena puoi, parlaci di “Stalingrado”!

    @tutti
    Non sapevo dove postare questo mio commento, forse avrei potuto scegliere uno degli articoli del blog dedicati alle biblioteche, ma avrei ingenerato l’idea di una lettura per soli addetti ai lavori, qualificazione che il libro appena finito, per l’ampiezza dei temi trattati, certamente non merita:

    ► Chiara Faggiolani, “Come un ministro per la cultura: Giulio Einaudi e le biblioteche nel sistema del libro”, Press, 2020, XIX, 347 p.

    Come commemorare un padre defunto e per di più un padre che è stato presidente della repubblica? Una statua? Una lapide? Niente di tutto questo, Giulio Einaudi in memoria del padre Luigi, decide di regalare al Comune di Dogliani una biblioteca: la speranza è che che funga da modello per altre bibliioteche.

    Non rendo l’idea del gesto se non specifico innanzitutto che siamo agli inizi degli anni ’60, periodo in cui le biblioteche destinate ad un pubblico generalista sono ancora cosa rara, periodo di forte sviluppo economico non accompagnato – questo il cruccio dell’Editore – da un adeguato sviluppo umano.

    Per dare conto dell’indagine del libro, si deve poi almeno specificare che Giulio Einaudi non si è limitato a regalare una biblioteca, ad organizzarla e a fornirla di un patrimonio (invitando anche altri editori a donare), è necessario aggiungere che, conformemente al suo concetto di editoria intesa come servizio pubblico, sui temi della pubblica lettura ha intrattenuto stretti contatti con bibliotecari e politici per molti anni. Come immaginare lo sviluppo economico in assenza di un adeguato sviluppo culturale che allarghi la cerchia dei lettori? Come concepire il sistema libro se non in sinergia con i diversi attori, quindi tessendo relazioni anche tra editoria e mondo bibliotecario? Perché vedere antagonismo tra editoria e biblioteche quando proprio queste ultime potrebbero contribuire a formare il lettore?

    Per tutto il resto (ed è tanto), non posso che rimandare al libro che, a mio parere, si può leggere come libro di storia della cultura.

    Ciao,
    Mari

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  6. Aggiungo Daniel Mendelsohn, “Tre anelli. Una storia di esilio, narrazione e destino”, Einaudi, che mi ha davvero folgorato; l’ho cominciato perché uno degli eroi di questo libro è W.G. Sebald, per poi scoprire che in fondo a Sebald sono dedicate meno pagine di quel che avrei voluto.
    Ma è l’intero impianto del libro, il suo respiro, le storie e le forme di scrittura implicata che ti avvolgono e che non vorresti lasciare: Erich Auerbach che da Istanbul, rifugiato, ci mostra i capisaldi della letteratura occidentale, o Fénelon che interpreta nel modo più creativo le possibilità delle digressioni. In fondo è proprio un libro sulle digressione nelle nostre storie, anche nelle nostre vite. Imperdibile.
    Tra l’altro nelle pagine è forte l’eco dei libri precedenti di Mendelsohn, soprattutto “Gli scomparsi”, le cui ricerche hanno segnato in modo profondo e per lungo tempo l’autore. Queste pagine sono anche un memoir dell’autore e, credo, un possibile modello cui guardare per chi vorrebbe provare a scrivere sé, tenendo insieme eventi della vita e le letture che in essa ha incontrato.
    abbracci

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  7. @Camilla @tutti @Cristina

    Ciao Camilla, mi spiace moltissimo per il brutto periodo, tuo e della tua cara amica. Spero che le cose si assestino presto, tu, comunque, scrivici come va.

    Cristina, Dani, tutti voi, su questo blog ci mancate tanto!

    Camilla, Capisco il tuo blocco emotivo con “Stalingrado”.

    Visto che ci avevi scritto che stavi leggendo Grossman, io ho ripreso la sua biografia che avevo già segnalato nell’altro articolo (l’avevo accantonata solo per sovraccarico, non perché non meriti)

    ► John e Carol Garrard, “Le ossa di Berdičev: la vita e il destino di Vasilij Grossman”, Marietti 1820, 2009, 487 p

    Del romanzo che stai leggendo tu non so ancora nulla, posso però assicurare che l’esperienza dell’autore sovietico come corrispondente di guerra, a Stalingrado durante l’assedio, è particolarmente toccante (e anche istruttiva per scegliersi altri suoi scritti!).

    A Grossman, che si era arruolato come soldato semplice nonostante la possibilità di evitare il fronte, viene chiesto di scrivere per la Stella Rossa. Molti testimoni gli hanno riconosciuto coraggio ed audacia, non si limitava a trascorrere al fronte qualche ora, lui coi soldati rimaneva a lungo e con loro discorreva con calma, facendo emergere le loro storie e il loro vissuto.

    Leggo che sul fronte orientale, tra la Wehrmacht e l’Armata Rossa, non operavano corrispondenti occidentali e che i suoi resoconti sono gli unici, articoli da cui molti hanno poi attinto.

    Sono mesi durissimi, ma nel comune sforzo di sopravvivere, nel momento della resistenza estrema contro l’invasore tedesco, lui percepisce la fratellanza con quanti, come lui, si stanno opponendo al nemico. Per un momento l’infingardaggine della società sovietica sembra superato e l’insegnamento marxista rinverdito: tutti lottano contro la comune minaccia.

    Ovviamente, non tutto venne edito ai tempi (troppo scabrose alcune tematiche!), molto è confluito nei suoi taccuini che verranno pubblicati sono dopo il crollo dell’URSS. Io leggerò senz’altro il suo “Anni di guerra”, Chi l’avesse già letto e volesse raccontarmi qualcosa, è il benvenuto!

    Un abbraccio,
    Mari

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  8. @Mariangela e @tutti
    Coraggio @Camilla (di cui non vedo alcun messaggio oltre quello in cui dice di leggere Stalingrado)!!!!
    Mi è tornato in mente un “Formiche a Stalingrado”, attinto dalla fornita libreria della mami moltissimi anni fa.
    Volevo indicarvi l’autore, che non ricordavo, e così ho scoperto che è di Romain Gary. Pazzesco!!!
    Mi sono sorpresa tantissimo.
    Andrò a rileggerlo appena posso. Per ora a spizzichi e smozzichi leggo L’Opera di Zola.
    Che bellezza! I classici aiutano sempre…
    BUONA FESTA DELLA LIBERAZIONE dal regime fascista (io la aggiungerei la dicitura, visto che la gente non sa più cosa festeggia!!!!)
    Buonasera

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  9. Ciao carissima Jez, Zola è una gran bella lettura, divisa in periodi , I PIÙ ……tragici, TIPO GERMILALE, ASSOMOIR ECC, e quelli meno tragici, tipo Il paradiso delle signore. o quello di LOURD, ecc. Io , molti ann.i fa li ho letti tutti ma ora non mi ricordo tutti i titoli. Mi hai presa (!) alla sprovvista .A presto , ciao. Cam

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  10. Quest’anno ho riletto “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani. L’aspetto per me più interessante di questo bellissimo libro risiede nel fatto che l’autore, per seguire la profezia di un indovino, decide per un anno di non prendere mai aerei o elicotteri, di non volare mai. Questa scelta lo porta a rallentare molto il ritmo della sua vita e a poter osservare con più calma e attenzione ciò che lo circonda. Un insegnamento per quelli come me che per molti anni hanno vissuto di corsa.

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  11. A. Mezzo Attorno a Zola
    Ho tanti aneddoti attorno a Zola ( cose di tantissimi anni fa)se ti pare te li scrivo, non sono cose importanti , forse curiose, per ma “nostalgiche”) se vuoi te ne mando un paio. Cam

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  12. A Marian. Un paio ricordi , che ho sempre in mente quando si accenna al grande ZOLA, sono questi : avevo 11. anni, prima media. Era successa una disgrazia sul lavoro in una miniera, io scrissi nel mio tema , Che Zola aveva descritto una simile disgrazia in un suo romanzo Germinal.
    Successe un putiferio, vennero chiamati e sgridati i miei genitori perché lasciavano incustodito un simile libro.
    Un altro motivo che mi lega tanto a Zola è questo, molto serio e triste : La mia mamma (molto molto anziana ma lucidissima)stava malissimo e era in ospedale. Appena mi vide le venne da piangere ma subito smise, sorrise e disse “ e pensare che proprio stanotte rileggevo quella pagina di Zola, e adesso piango e ti faccio soffrire.E non si lamentò più..Sono passati tanti,tanti anni ma non sono riuscita a indovinare quale .””pagina e quale romanzo di Zola le avesse dato tanta serenità ,malgrado il dolore fisico e la certezza della fine. Cam

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  13. @Camilla @tutti
    Grazie per questi ricordi, Camilla! Vedo che sei stata lettrice precoce, e che libri potevi leggere! Anche se non ce lo avessi raccontato, da questi aneddoti si capisce bene che avevi a disposizione, già da bambina, una vasta gamma di libri, e qui mi ripeto: non è una fortuna da poco, non era da tutti, anzi, temo di dover dire, non è tuttora da tutti, crescere circondati dai libri!

    Anch’io cerco spesso di risalire agli autori che sono stati frequentati dai miei genitori, ma a parte qualche rara traccia (tre vecchi libri di letteratura russa che sono appartenuti a mia madre) e qualche sua indicazione (mi parlava di Cronin), non mi è facile dire con certezza cosa le piacesse.

    Per mio padre, poi, brancolo nella semioscurità: si diceva lettore accanito di gialli, ma non ho memoria di un titolo o di un nome che possa aiutarmi a ricostruire i suoi gusti. A causa di una lettura fatta un paio di anni fa, mi piace pensare che si sia imbattuto in Augusto De Angelis, ma è un’ipotesi molto azzardata, frutto di una congettura affettiva e non di ricostruzione storica.

    Ciao
    Mari

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  14. @Camilla e @ Mariangela
    belli i vostri aneddoti e il desiderio di ricostruire le letture dei vostri amati genitori.
    Anche a me è capitato di dover “giustificare” la citazione di un libro troppo adulto per me. Com’è triste anche solo pensare di dover censurare un pezzettino… Nel mio caso la cosa non è arrivata ai miei genitori che purtroppo tenevano tanto all’occhio sociale quando ero bambina e ne sarebbe scaturita una noia infinita per la lettrice accanita che ero.
    Per ora leggo questo libro di Zola che mi hanno regalato (la gente vuole buttare i libri e, presa da senso di colpa, me li regala), poi non so. Non amo leggere di seguito lo stesso autore, ma faccio tesoro dei consigli.

    Buonanotte

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  15. @tutti@Dani

    Più leggo, più mi accorgo con dispetto di non essere del tutto immune alle presentazioni editoriali, neppure alle poche righe proposte dai risvolti di copertina. È quanto mi è successo con il romanzo appena terminato, capolavoro assoluto, che devo più ai commenti di questo blog che non al mio intuito di lettrice:

    ► Israel J. Singer, “I fratelli Ashkenazi”, introduzione di Claudio Magris, traduzione di Bruno Fonzi, Bollati Boringhieri, 2011, XXIII, 759 p.

    Scrittura fluida e scorrevole; personaggi disegnati in modo accurato e credibile; perfetto dosaggio di elementi storici ed elementi di invenzione. Sono le caratteristiche che ne hanno fatto per me una lettura speciale, più di tutto, però, ha inciso la descrizione psicologica dei protagonisti (ci sono un paio di figure femminili che non si dimenticano!)

    La cosa che voglio subito dire a proposito di questo capolavoro, prima di ricordare che è effettivamente un importate affresco storico sugli ebrei orientali e sulla Polonia, è che propone un bella storia, da leggere in quanto tale, una vicenda famigliare che incanta e appassiona (veramente però, non come tanti mattoni di “romanzi famigliari” che ci sono in giro!!)

    Torno ai condizionamenti di cui dicevo all’inizio: per anni ho avuto timore di iniziare questo libro perché temevo qualcosa di pesante, la dizione “romanzo storico” mi spaventava (e forse a mia parziale discolpa si può ipotizzare che sotto questa etichetta venga ultimamente affastellata un po’ troppa roba), adesso che l’ho finito, invece, me ne dispiaccio perché, come alla fine di ogni romanzo che per noi è stato decisivo, vorrei continuare a vivere in quell’atmosfera e condividere la vita dei suoi personaggi!

    Mariangela

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  16. @Tutti

    Finita lettura che consiglio: “L’oro del Mondo” di Sebastiano Vassalli.

    L’Italia del dopoguerra, un paese che sta cercando la sua strada verso la modernità, uno scrittore che scrive della sua vita e che, dando corso ai ricordi infantili, prova a scriverne le abitudini, le aspirazioni e le meschinità. I venditori ambulanti della domenica che riempiono il borgo di pentole a pressione, la televisione ai suoi inizi, coi suoi intenti pedagogici e commerciali, il tentativo di sottrarsi al padre, figura terribile che incombe su tutto il racconto. Ci parla della sua vita,Vassalli, perché in questo libro, ove emergono tratti della nostra identità e il mancato superamento del fascismo, c’è anche una forte componente autobiografica, dolorosamente autobiografica.

    L’ho trovato molto interessante anche perché, inframmezzate alle vicende dell’io narrante, emergono quelle del libro e più in generale un fatto importante della storia dell’editoria italiana: per questo suo scritto Vassalli aveva già ricevuto il rifiuto da parte dei suoi interlocutori all’Einaudi, a salvare il romanzo interviene il “consulente editoriale” Giulio Einaudi che lo fa invece pubblicare. Giulio Einaudi, “l’Editore”, di cui ho appena finito di leggere in un altro bel libro, è ora consulente della casa editrice che lui stesso ha creato decenni prima. Scrive Vassalli: “La realtà stava imitando la finzione o, al contrario, era il romanzo che imitava la realtà in forme grottesche?”

    Non è un caso che questo titolo io lo debba a “I mestieri del libro” di Gatta (testo utilissimo per chi voglia scovare libri che parlano di libri) che lo segnala, appunto, nel capitolo dedicato agli editori.

    Mari

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  17. Carissima Marian,mi sono talmente legata ai libri che nascono dai libri che sono legata (molto volentieri) a almeno sette altre opere d’arte letteraria,omero, Fenelon,Hauerbach , Mimesis in due volumi….e poi salta sempre qualcos’altro da controllare…..insomma dal piccolo volume TRE ANELLI, sono scoppiati come fuochi un grande gruppo di libri.Importanti, interessanti che mi danno una visione diversa anche del tempo attuale , la guerra, lUcraina la diversa e complessa visione del nostro vivere.Ora intuisco tanto che prima non immaginavo. Ciao carissima. Cam

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