I libri più belli, letti nel 2022

Eccoci di nuovo con il post che raccoglie i libri migliori letti nel 2022 dai lettori del blog.

La regola è sempre la stessa (la ripeto per chi arriva per la prima volta: i nuovi arrivi sono sempre benvenuti e preziosi):

1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2022. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.

2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo, per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto (in passato) si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2021 si possono leggere qui:

L’immagine è: August Macke, Promenade, 1913 (Wikiart)

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161 risposte a “I libri più belli, letti nel 2022”

  1. Buon 2023 e speriamo che sia un anno leggiadro, scintillante , soddisfacente per ciò che per noi conta.

    @Mariangela, anch’io ho amato molto i Buddenbrook che ritengo il capolavoro di Mann e uno dei pochi capolavori che superano le 600 pagine che non mi hanno mai trasmesso senso di lungaggine o di pagine da sfrondare (non reggo molto i libri eccessivamente lunghi, salvo rare eccezioni). Anche per me Tony è il personaggio più ampio e che spicca fra tutti; il più memorabile.

    Sulle letture del 2022:

    Ho letto alcuni saggi su Proust eterogenei e interessanti, uno di Piperno (Proust senza tempo), uno sui colori nell’opera di Proust di Eleonora Marangoni, un altro di scritti varî, opera di uno studioso di Proust, Bernard de Fallois (Saggi su Proust); inoltre proseguo con la lettura a balzi e con l’ascolto di audiolibri sulla Recherche, mi vado a cercare parti interessanti, anche seguendo podcast alla Recherche dedicati, quello splendido di Ilaria Gaspari e quello altrettanto ben fatto che Radio3 sta dedicando alla Recherche in questi giorni, a cura di Gianluigi Simonetti.

    Una notevole raccolta di racconti (Racconti romani) di Jhumpa Lahiri (Guanda editore). Jhumpa Lahiri grande scrittrice e premio Pulitzer ha deciso di vivere in Italia e scrivere e pubblicare in italiano da quasi dieci anni, questo dei suoi testi scritti in italiano è il più bello e si inserisce nella tradizione dei nostri migliori autori di racconti (storia che lei ha studiato avendo anche curato una raccolta dei più rappresentativi racconti italiani del Novecento tradotti per gli USA). Ce ne sono alcuni esemplari, titoli come La scalinata, il ritiro, Dante Alighieri che fotografano la Roma attuale (affaticante, violent e tremendamente bella) e più in grande e in modo discreto la contemporaneità.

    Tra le ripubblicazioni da non perdere:

    Il 17 gennaio sarà ripubblicato Rumore bianco (un capolavoro tra i più pressanti e attuali della narrativa americana del secondo Novecento) nella nuova traduzione di Federica Aceto, la precedente è del 1987, opera di Mario Biondi, il libro uscì negli USA due anni prima. La traduzione di Mario Biondi, ben curata, tuttavia introduce e indulge in troppi aggettivi e verbi inusuali, calafata, ponzare… in un testo già di suo brillantemente inusuale.

    Questo è un inverno mite o duro – chiese Steffie.
    – In rapporto a che cosa? chiese Denise.
    – Non lo so.

    Che cos’è rumore bianco? È la storia di una famiglia americana che deve scappare di casa perché sembra stia arrivando una nuvola di smog pericolosa, ma il tema non è la nuvola di smog pericolosa, il tema recondito di Rumore bianco è qualcosa che lo accomuna a Kafka. La retorica non è solo retorica, è uno stordimento necessario, sennò si pensa alla morte. Nel libro si ripetono slogan che arrivano dall’aria, dalla tv, dalle radio, frasi fatte, pubblicità, nuove supposizioni: la nuova corda di canapa da acquistare a Natale, la carta di credito luminescente, le previsioni sul futuro, la terza guerra mondiale sarà dovuta alla mancanza di sale, inviati tv nei luoghi del massacro; il romanzo puntella e segue la storia di un uomo simpatico e strambo, sua moglie e i suoi due figli, strambi anch’essi, ma allo stesso tempo ci sta dicendo altro. L’effetto è straniante; sorridente, anche. Inutile ripetere che Rumore bianco è un libro uscito oggi pomeriggio. Non nel 1985.

    – Ti nascondi? – le chiesi. – Ho lasciato biglietti, messaggi telefonici.
    – Non da te, Jack, né da nessuno in particolare.
    – E allora perché è stato così difficile trovarti?
    – Non è proprio questo il senso del ventesimo secolo?
    – Che cosa?
    – La gente si nasconde anche quando nessuno la cerca.

    Infine un libro raffinato e intrigante che sto leggendo in questi giorni, uscito nello scorso settembre per La nave di Teseo: si intitola “La traversata notturna”, scritto da Andrea Canobbio, editor, traduttore e scrittore torinese, sessantenne. È la storia di suo padre, prima militare poi ingegnere edile di successo nella Torino degli anni ‘50, ‘60 e ‘70, ma è tanto di più, la storia della depressione di suo padre, la storia dell’architettura di Torino e dell’Italia di quegli anni, continui rimandi da lettore che l’autore mentre cammina per Torino fa, rendono benissimo il processo di continua rettifica di chi cerca di capire se stesso, i suoi genitori e in generale il passato. È un libro straordinario (sono a metà – ha 500 pagine), mi sento di dire che è il libro più bello, intenso, ironico, intelligente di quest’ultimo periodo. Vi farò sapere a fine lettura, con più precisione.

    Un caro saluto 🖖
    Domenico

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  2. Buon anno a tutti e grazie ancora per i vostri preziosi commenti e suggerimenti/giudizi sulle letture. Solo due segnalazioni: ho preso in questi giorni dallo scaffale la mia copia anni ’90 di “Rumore bianco” di Don De Lillo, del quale ci ha parlato poco fa @Domenico. Mi fa piacere che si riprovi con una nuova traduzione, anche se quella di Biondi mi sembra riuscita. Al termine della lettura tradotta, proverò con l’originale americano, sempre un buon modo per avvolgere completamente l’opera di scrittori di questa forza e complessità. Tra l’altro, Netflix ha rilasciato proprio da pochi giorni un film tratto da “Rumore bianco”, firmato dal regista Noah Baumbach (“Storia di un matrimonio”, The “Meyerowitz Stories”) che ancora non ho visto, anche se ho letto delle critiche un po’ tiepide, specie sulla parte finale.
    Mi interessa molto il libro, anche questo citato da Domenico, di *Andrea Cannobbio*. Unisce lo *sguardo autobiografico* all’attenzione per i *luoghi*: lo leggerò certamente.
    Grazie ancora a tutti e a presto

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  3. A tutti buon anno con buoni libri. Ai GRANDI Lettori (Domenico Fina p. es.) sto leggendo un libro…… Eccezionale
    Di St. AUBYN. DOPPIO. CIECO. Nel 2012 St Aubyn pubblico LA SAGA DEI MELROSE magnifico, ora con DOPPIO CIECO , si dimostra impareggiabile. Emozionante.
    Camilla Pacher

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  4. @Tutti
    Sono contenta di avere iniziato l’anno con questo libricino:

    ► “I borborigmi di un’anima: lettere a Luciano Anceschi / Giorgio Manganelli”, a cura di Lietta Manganelli, Castelvecchi, 2020, 69 p.

    Bello questo scambio epistolare, ho la sensazione di conoscere meglio Giorgio Manganelli: ritroso, sincero, ai ferri corti con i suoi “nervi spurcissimi”, che talvolta, a suo dire, si manifestano con “chiassosa volgarità”.

    I vocativi con cui Manganelli si rivolge al suo interlocutore sono spesso bizzarri: “Caro Sferoide”, “Caro Ancescone”, “Ancescule carissimo”, tutta questa corrispondenza traspira affetto, ironia e reciproca stima.

    Il “Carissimo Luciano” è Luciano Anceschi, responsabile de “Il Verri”, che ripetutamente sprona il Manga a collaborare con la sua rivista. È lui che per l’amico conia il termine “mangagnifico”.

    Mariangela

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  5. @Domenico Fina
    Grazie, Domenico!

    @Tutti
    Sono contenta di avere iniziato l’anno con questo libricino:

    ► “I borborigmi di un’anima: lettere a Luciano Anceschi / Giorgio Manganelli”, a cura di Lietta Manganelli, Castelvecchi, 2020, 69 p.

    Bello questo scambio epistolare, ho la sensazione di conoscere meglio Giorgio Manganelli: ritroso, sincero, ai ferri corti con i suoi “nervi spurcissimi”che talvolta, a suo dire, si manifestano con “chiassosa volgarità”.

    I vocativi con cui Manganelli si rivolge al suo interlocutore sono spesso bizzarri: “Caro Sferoide”, “Caro Ancescone”, “Ancescule carissimo”, tutta questa corrispondenza traspira affetto, ironia e reciproca stima.

    Il “Carissimo Luciano” è Luciano Anceschi, responsabile de “Il Verri”, che ripetutamente sprona il Manga a collaborare con la sua rivista. È lui che per l’amico conia il termine “mangagnifico”.

    Mariangela

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  6. Luigi, non riesco a postare commenti, sai da cosa dipenda?

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  7. Luigi, scusa, è tutto ok.

    Mari

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  8. @Luigi Gavazzi,

    Il libro di Andrea Canobbio è una sorta di ricognizione in 81 capitoli, nei quali l’autore ripercorre a piedi strade di Torino, e ogni casa, monumento, parco sono occasione per tornare alla vita di suo padre e alla sua da bambino, il metodo è quasi etnografico (infatti inserisce letture di autori che hanno indagato su popolazioni come i Dogon), allo stesso tempo è un saggio sulla labilità della memoria (in questi casi si cita spesso a sproposito Sebald ma qui qualche affinità c’è); la scrittura di Canobbio è misurata, contemplativa, ironica, mai perentoria; risale ai grandi scrittori di area torinese, curiosi e precisi, quali Levi e Calvino.

    Rumore bianco, ritradotto dalla bravissima Federica Aceto, che ha già tradotto altri libri di DeLillo nonché gli splendidi racconti di Lucia Berlin, è un’occasione per far leggere a chi non lo ha letto uno dei capolavori della letteratura americana del secondo Novecento, che per me forma un trio di testi rappresentativi insieme a Herzog di Saul Bellow e Pastorale americana di Roth. Molti DeLilliani preferiscono Underworld a Rumore bianco, io non sono dello stesso avviso, Rumore bianco è più compatto e intenso, Underworld è un testo più sperimentale e divagante, certamente in grande stile, ma io mi sento più attratto da Rumore bianco, che ha ripeto diverse affinità con Kafka, sebbene la verve dialogante sia tutta americana di DeLillo, che è un autore preminentemente teatrale, poiché privilegia il dialogo brillante. Di DeLillo consiglio anche i racconti bellissimi de L’angelo Esmeralda, nei quali sono contenuti capolavori come quello che dà il titolo alla raccolta (che peraltro compare in forma estesa, ma meno efficace e con finale diverso anche in Underworld) e altri due tre racconti notevoli, penso a La denutrita: un uomo trascorre le giornate prendendo la metro da una parte all’altra di New York, per vedere ogni genere di film, entra nei cinema, tra poche persone, in orari insoliti; nell’arco di anni vede migliaia di film, fino a quando un giorno incontra una donna in un cinema che sembra aver la sua stessa ossessione, prende a seguirla…

    Buona giornata ✋

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  9. A Domenico Fina. Mi rivolgo a te perché ormai conosco ,non solo la tua eccezionale “preparazione e c competenza letteraria “ ma anche la tua capacità di affrontare ,con la curiosità del grande lettore, autori e opere poco note in Italia anche se di grande spessore e …successo al di là del nostro Paese. Parlo di DOPPIO CIECO ,di E. St AUBYN. Un libro che io ho trovato molto interessante. mi intreresserebbe moltissimo il tuo parere. Ciao ciao Camilla Pacher

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  10. Ciao Camilla, non conosco il libro, me lo segno e appena posso cercherò di leggerlo, grazie 👋

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  11. Buonasera @tutti
    E buon anno, buon 2023.
    Ci pensate? Sembra ieri che si ragionava sul millenniium bag e …puff, è arrivato il 2023.
    Non ho letto narrativa, eccetto il libro di Cimpanelli, un giallo di cui ho già parlato.
    Sabato mattina, però, in una casa rural/bohemienne in provincia di Cesena, complice il sonno prolungato di tutti, ho agguantato dalla borsa dell’emigrante che torna al Nord, tra marmellate e olive sottolio, uno dei regali di Natale: IL PRIMO MAESTRO di Tschingis Aitmatov.
    Un libretto, un romanzo breve, un capolavoro.
    La 13enne di un tempo, ormai affermata studiosa, ritorna a due cipressi nel remoto villaggio kirghiso in cui è nata e, in una lettera densa di ricordi e di emozioni, ma al tempo stesso asciutta e lucida, cerca di ricucire il rapporto con le sue origini.
    La condizione servile della donna fa da sfondo, ma protagonista assoluta è la relazione educante, lo sforzo di coinvolgere e scagliare in un futuro migliore i propri piccoli allievi, sacrificando se stessi e il proprio io.
    Consigliatissimo!
    Buona serata
    Jez

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