I libri più belli, letti nel 2022

Eccoci di nuovo con il post che raccoglie i libri migliori letti nel 2022 dai lettori del blog.

La regola è sempre la stessa (la ripeto per chi arriva per la prima volta: i nuovi arrivi sono sempre benvenuti e preziosi):

1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2022. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.

2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo, per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto (in passato) si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2021 si possono leggere qui:

L’immagine è: August Macke, Promenade, 1913 (Wikiart)


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107 risposte a “I libri più belli, letti nel 2022”

  1. Mi scuso per il ritardo nella pubblicazione di questo post che ormai è un classico; per quanto mi riguarda credo che nel 2022 i miei preferiti, fino a oggi, siano due riletture: Joyce, Ulisse; e Consolo, Il sorriso dell’ignoto marinaio. Lascio a voi la palla da giocare e vi ringrazio di cuore per lo splendido contributo che anno dopo anno viene offerto da chi ci parla qui delle sue letture. Abbracci

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  2. Anch’io voto per “Il sorriso dell’ignoto marinaio” di Vincenzo Consolo.

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  3. Per me al momento sono: Abbacinante di Mircea Cartarescu e Ombre sullo Hudson di I. B. Singer

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  4. Molto bello” Bella Green” di Alexandra Lapierre, una storia vera, incredibile

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  5. @tutti
    buongiorno e tanti auguri di buona Pasqua.

    Per quanto io sia affezionata ai “vecchi”, mi fa piacere vedere interventi di persone nuove.

    Un abbraccio a tutti e l’augurio di trovare piccole cose positive in ogni dove.

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  6. @tutti @Jezabel
    Jez, lo stesso vale per me: do il benvenuto ai nuovi lettori e auspico che gli abitués continuino ad intervenire anche nell’articolo del 2022!

    Degli autori che citate conosco solo Mircea Cărtărescu, ho letto il suo “Travesti”, circa tre anni fa. Libro impegnativo, inquietante, sconsigliatissimo a chi soffra di aracnofobia: negli incubi del protagonista incombono spesso ragni giganti. Mi ricordo che, come nei quadri degli espressionisti, nel romanzo i colori giocano un ruolo importante.

    Mi piace citare ancora una lettura di cui vi ho scritto anche sull’articolo del 2021, vi dicevo che stavo ascoltando il libro di Cantarella, ho qui anche la versione a stampa:

    ► Eva Cantarella, “L’amore è un dio. Il sesso e la polis”, Feltrinelli, 2007

    Uno di quei libri che non sai come classificare: in questo libro c’è tanto, storia sociale, mitologia, storia dei costumi sessuali, letteratura antica; è un saggio ricco e ben scritto, ma quello che secondo me maggiormente rileva, come vi dicevo l’altra volta, è la capacità di interpretare il mito con occhi diversi, mi verrebbe da dire, di saperlo leggere dalla parte delle donne.

    Ciao,

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  7. Cari tutti, a Marian in particolare ho tanti libri in ballo ma oggi ho iniziato STALINGRADO di VasiljGrossman, un centinaio di pagine, scritte meravigliosamente, ne parlerò. Affettuosamente. Cam

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  8. @Camilla
    Ciao Camilla, mi fa piacere risentirti! Appena puoi, parlaci di “Stalingrado”!

    @tutti
    Non sapevo dove postare questo mio commento, forse avrei potuto scegliere uno degli articoli del blog dedicati alle biblioteche, ma avrei ingenerato l’idea di una lettura per soli addetti ai lavori, qualificazione che il libro appena finito, per l’ampiezza dei temi trattati, certamente non merita:

    ► Chiara Faggiolani, “Come un ministro per la cultura: Giulio Einaudi e le biblioteche nel sistema del libro”, Press, 2020, XIX, 347 p.

    Come commemorare un padre defunto e per di più un padre che è stato presidente della repubblica? Una statua? Una lapide? Niente di tutto questo, Giulio Einaudi in memoria del padre Luigi, decide di regalare al Comune di Dogliani una biblioteca: la speranza è che che funga da modello per altre bibliioteche.

    Non rendo l’idea del gesto se non specifico innanzitutto che siamo agli inizi degli anni ’60, periodo in cui le biblioteche destinate ad un pubblico generalista sono ancora cosa rara, periodo di forte sviluppo economico non accompagnato – questo il cruccio dell’Editore – da un adeguato sviluppo umano.

    Per dare conto dell’indagine del libro, si deve poi almeno specificare che Giulio Einaudi non si è limitato a regalare una biblioteca, ad organizzarla e a fornirla di un patrimonio (invitando anche altri editori a donare), è necessario aggiungere che, conformemente al suo concetto di editoria intesa come servizio pubblico, sui temi della pubblica lettura ha intrattenuto stretti contatti con bibliotecari e politici per molti anni. Come immaginare lo sviluppo economico in assenza di un adeguato sviluppo culturale che allarghi la cerchia dei lettori? Come concepire il sistema libro se non in sinergia con i diversi attori, quindi tessendo relazioni anche tra editoria e mondo bibliotecario? Perché vedere antagonismo tra editoria e biblioteche quando proprio queste ultime potrebbero contribuire a formare il lettore?

    Per tutto il resto (ed è tanto), non posso che rimandare al libro che, a mio parere, si può leggere come libro di storia della cultura.

    Ciao,
    Mari

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  9. Aggiungo Daniel Mendelsohn, “Tre anelli. Una storia di esilio, narrazione e destino”, Einaudi, che mi ha davvero folgorato; l’ho cominciato perché uno degli eroi di questo libro è W.G. Sebald, per poi scoprire che in fondo a Sebald sono dedicate meno pagine di quel che avrei voluto.
    Ma è l’intero impianto del libro, il suo respiro, le storie e le forme di scrittura implicata che ti avvolgono e che non vorresti lasciare: Erich Auerbach che da Istanbul, rifugiato, ci mostra i capisaldi della letteratura occidentale, o Fénelon che interpreta nel modo più creativo le possibilità delle digressioni. In fondo è proprio un libro sulle digressione nelle nostre storie, anche nelle nostre vite. Imperdibile.
    Tra l’altro nelle pagine è forte l’eco dei libri precedenti di Mendelsohn, soprattutto “Gli scomparsi”, le cui ricerche hanno segnato in modo profondo e per lungo tempo l’autore. Queste pagine sono anche un memoir dell’autore e, credo, un possibile modello cui guardare per chi vorrebbe provare a scrivere sé, tenendo insieme eventi della vita e le letture che in essa ha incontrato.
    abbracci

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  10. @Camilla @tutti @Cristina

    Ciao Camilla, mi spiace moltissimo per il brutto periodo, tuo e della tua cara amica. Spero che le cose si assestino presto, tu, comunque, scrivici come va.

    Cristina, Dani, tutti voi, su questo blog ci mancate tanto!

    Camilla, Capisco il tuo blocco emotivo con “Stalingrado”.

    Visto che ci avevi scritto che stavi leggendo Grossman, io ho ripreso la sua biografia che avevo già segnalato nell’altro articolo (l’avevo accantonata solo per sovraccarico, non perché non meriti)

    ► John e Carol Garrard, “Le ossa di Berdičev: la vita e il destino di Vasilij Grossman”, Marietti 1820, 2009, 487 p

    Del romanzo che stai leggendo tu non so ancora nulla, posso però assicurare che l’esperienza dell’autore sovietico come corrispondente di guerra, a Stalingrado durante l’assedio, è particolarmente toccante (e anche istruttiva per scegliersi altri suoi scritti!).

    A Grossman, che si era arruolato come soldato semplice nonostante la possibilità di evitare il fronte, viene chiesto di scrivere per la Stella Rossa. Molti testimoni gli hanno riconosciuto coraggio ed audacia, non si limitava a trascorrere al fronte qualche ora, lui coi soldati rimaneva a lungo e con loro discorreva con calma, facendo emergere le loro storie e il loro vissuto.

    Leggo che sul fronte orientale, tra la Wehrmacht e l’Armata Rossa, non operavano corrispondenti occidentali e che i suoi resoconti sono gli unici, articoli da cui molti hanno poi attinto.

    Sono mesi durissimi, ma nel comune sforzo di sopravvivere, nel momento della resistenza estrema contro l’invasore tedesco, lui percepisce la fratellanza con quanti, come lui, si stanno opponendo al nemico. Per un momento l’infingardaggine della società sovietica sembra superato e l’insegnamento marxista rinverdito: tutti lottano contro la comune minaccia.

    Ovviamente, non tutto venne edito ai tempi (troppo scabrose alcune tematiche!), molto è confluito nei suoi taccuini che verranno pubblicati sono dopo il crollo dell’URSS. Io leggerò senz’altro il suo “Anni di guerra”, Chi l’avesse già letto e volesse raccontarmi qualcosa, è il benvenuto!

    Un abbraccio,
    Mari

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  11. @Mariangela e @tutti
    Coraggio @Camilla (di cui non vedo alcun messaggio oltre quello in cui dice di leggere Stalingrado)!!!!
    Mi è tornato in mente un “Formiche a Stalingrado”, attinto dalla fornita libreria della mami moltissimi anni fa.
    Volevo indicarvi l’autore, che non ricordavo, e così ho scoperto che è di Romain Gary. Pazzesco!!!
    Mi sono sorpresa tantissimo.
    Andrò a rileggerlo appena posso. Per ora a spizzichi e smozzichi leggo L’Opera di Zola.
    Che bellezza! I classici aiutano sempre…
    BUONA FESTA DELLA LIBERAZIONE dal regime fascista (io la aggiungerei la dicitura, visto che la gente non sa più cosa festeggia!!!!)
    Buonasera

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  12. Ciao carissima Jez, Zola è una gran bella lettura, divisa in periodi , I PIÙ ……tragici, TIPO GERMILALE, ASSOMOIR ECC, e quelli meno tragici, tipo Il paradiso delle signore. o quello di LOURD, ecc. Io , molti ann.i fa li ho letti tutti ma ora non mi ricordo tutti i titoli. Mi hai presa (!) alla sprovvista .A presto , ciao. Cam

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  13. Quest’anno ho riletto “Un indovino mi disse” di Tiziano Terzani. L’aspetto per me più interessante di questo bellissimo libro risiede nel fatto che l’autore, per seguire la profezia di un indovino, decide per un anno di non prendere mai aerei o elicotteri, di non volare mai. Questa scelta lo porta a rallentare molto il ritmo della sua vita e a poter osservare con più calma e attenzione ciò che lo circonda. Un insegnamento per quelli come me che per molti anni hanno vissuto di corsa.

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  14. A. Mezzo Attorno a Zola
    Ho tanti aneddoti attorno a Zola ( cose di tantissimi anni fa)se ti pare te li scrivo, non sono cose importanti , forse curiose, per ma “nostalgiche”) se vuoi te ne mando un paio. Cam

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  15. Errata corrige A jazz

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  16. @Camilla
    Cam! Scrivili a tutti noi, gli aneddoti su Zola, li leggiamo volentieri!

    Ciao,
    Mariangela

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  17. A Marian. Un paio ricordi , che ho sempre in mente quando si accenna al grande ZOLA, sono questi : avevo 11. anni, prima media. Era successa una disgrazia sul lavoro in una miniera, io scrissi nel mio tema , Che Zola aveva descritto una simile disgrazia in un suo romanzo Germinal.
    Successe un putiferio, vennero chiamati e sgridati i miei genitori perché lasciavano incustodito un simile libro.
    Un altro motivo che mi lega tanto a Zola è questo, molto serio e triste : La mia mamma (molto molto anziana ma lucidissima)stava malissimo e era in ospedale. Appena mi vide le venne da piangere ma subito smise, sorrise e disse “ e pensare che proprio stanotte rileggevo quella pagina di Zola, e adesso piango e ti faccio soffrire.E non si lamentò più..Sono passati tanti,tanti anni ma non sono riuscita a indovinare quale .””pagina e quale romanzo di Zola le avesse dato tanta serenità ,malgrado il dolore fisico e la certezza della fine. Cam

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  18. @Camilla @tutti
    Grazie per questi ricordi, Camilla! Vedo che sei stata lettrice precoce, e che libri potevi leggere! Anche se non ce lo avessi raccontato, da questi aneddoti si capisce bene che avevi a disposizione, già da bambina, una vasta gamma di libri, e qui mi ripeto: non è una fortuna da poco, non era da tutti, anzi, temo di dover dire, non è tuttora da tutti, crescere circondati dai libri!

    Anch’io cerco spesso di risalire agli autori che sono stati frequentati dai miei genitori, ma a parte qualche rara traccia (tre vecchi libri di letteratura russa che sono appartenuti a mia madre) e qualche sua indicazione (mi parlava di Cronin), non mi è facile dire con certezza cosa le piacesse.

    Per mio padre, poi, brancolo nella semioscurità: si diceva lettore accanito di gialli, ma non ho memoria di un titolo o di un nome che possa aiutarmi a ricostruire i suoi gusti. A causa di una lettura fatta un paio di anni fa, mi piace pensare che si sia imbattuto in Augusto De Angelis, ma è un’ipotesi molto azzardata, frutto di una congettura affettiva e non di ricostruzione storica.

    Ciao
    Mari

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  19. @Camilla e @ Mariangela
    belli i vostri aneddoti e il desiderio di ricostruire le letture dei vostri amati genitori.
    Anche a me è capitato di dover “giustificare” la citazione di un libro troppo adulto per me. Com’è triste anche solo pensare di dover censurare un pezzettino… Nel mio caso la cosa non è arrivata ai miei genitori che purtroppo tenevano tanto all’occhio sociale quando ero bambina e ne sarebbe scaturita una noia infinita per la lettrice accanita che ero.
    Per ora leggo questo libro di Zola che mi hanno regalato (la gente vuole buttare i libri e, presa da senso di colpa, me li regala), poi non so. Non amo leggere di seguito lo stesso autore, ma faccio tesoro dei consigli.

    Buonanotte

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  20. @tutti@Dani

    Più leggo, più mi accorgo con dispetto di non essere del tutto immune alle presentazioni editoriali, neppure alle poche righe proposte dai risvolti di copertina. È quanto mi è successo con il romanzo appena terminato, capolavoro assoluto, che devo più ai commenti di questo blog che non al mio intuito di lettrice:

    ► Israel J. Singer, “I fratelli Ashkenazi”, introduzione di Claudio Magris, traduzione di Bruno Fonzi, Bollati Boringhieri, 2011, XXIII, 759 p.

    Scrittura fluida e scorrevole; personaggi disegnati in modo accurato e credibile; perfetto dosaggio di elementi storici ed elementi di invenzione. Sono le caratteristiche che ne hanno fatto per me una lettura speciale, più di tutto, però, ha inciso la descrizione psicologica dei protagonisti (ci sono un paio di figure femminili che non si dimenticano!)

    La cosa che voglio subito dire a proposito di questo capolavoro, prima di ricordare che è effettivamente un importate affresco storico sugli ebrei orientali e sulla Polonia, è che propone un bella storia, da leggere in quanto tale, una vicenda famigliare che incanta e appassiona (veramente però, non come tanti mattoni di “romanzi famigliari” che ci sono in giro!!)

    Torno ai condizionamenti di cui dicevo all’inizio: per anni ho avuto timore di iniziare questo libro perché temevo qualcosa di pesante, la dizione “romanzo storico” mi spaventava (e forse a mia parziale discolpa si può ipotizzare che sotto questa etichetta venga ultimamente affastellata un po’ troppa roba), adesso che l’ho finito, invece, me ne dispiaccio perché, come alla fine di ogni romanzo che per noi è stato decisivo, vorrei continuare a vivere in quell’atmosfera e condividere la vita dei suoi personaggi!

    Mariangela

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  21. @Tutti

    Finita lettura che consiglio: “L’oro del Mondo” di Sebastiano Vassalli.

    L’Italia del dopoguerra, un paese che sta cercando la sua strada verso la modernità, uno scrittore che scrive della sua vita e che, dando corso ai ricordi infantili, prova a scriverne le abitudini, le aspirazioni e le meschinità. I venditori ambulanti della domenica che riempiono il borgo di pentole a pressione, la televisione ai suoi inizi, coi suoi intenti pedagogici e commerciali, il tentativo di sottrarsi al padre, figura terribile che incombe su tutto il racconto. Ci parla della sua vita,Vassalli, perché in questo libro, ove emergono tratti della nostra identità e il mancato superamento del fascismo, c’è anche una forte componente autobiografica, dolorosamente autobiografica.

    L’ho trovato molto interessante anche perché, inframmezzate alle vicende dell’io narrante, emergono quelle del libro e più in generale un fatto importante della storia dell’editoria italiana: per questo suo scritto Vassalli aveva già ricevuto il rifiuto da parte dei suoi interlocutori all’Einaudi, a salvare il romanzo interviene il “consulente editoriale” Giulio Einaudi che lo fa invece pubblicare. Giulio Einaudi, “l’Editore”, di cui ho appena finito di leggere in un altro bel libro, è ora consulente della casa editrice che lui stesso ha creato decenni prima. Scrive Vassalli: “La realtà stava imitando la finzione o, al contrario, era il romanzo che imitava la realtà in forme grottesche?”

    Non è un caso che questo titolo io lo debba a “I mestieri del libro” di Gatta (testo utilissimo per chi voglia scovare libri che parlano di libri) che lo segnala, appunto, nel capitolo dedicato agli editori.

    Mari

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  22. Carissima Marian,mi sono talmente legata ai libri che nascono dai libri che sono legata (molto volentieri) a almeno sette altre opere d’arte letteraria,omero, Fenelon,Hauerbach , Mimesis in due volumi….e poi salta sempre qualcos’altro da controllare…..insomma dal piccolo volume TRE ANELLI, sono scoppiati come fuochi un grande gruppo di libri.Importanti, interessanti che mi danno una visione diversa anche del tempo attuale , la guerra, lUcraina la diversa e complessa visione del nostro vivere.Ora intuisco tanto che prima non immaginavo. Ciao carissima. Cam

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  23. @Tutti@Luigi@Camilla

    Luigi, Camilla, tanto avete detto su “Tre anelli” di Daniel Mendelsohn che l’ho letto anch’io e vi ringrazio!

    Difficile da definire, come libro, quale qualificazione scegliere per questo breve scritto che si muove tra autobiografia, critica letteraria e introspezione? Non saprei come descriverlo, se non che il genere è divagante, che il testo, sì, tende alla riflessione digressiva, ma alla fine, l’autore sa dove andare e dove condurci. In fondo è anche un ragionamento sullo scrivere e sul leggere, sul rapporto tra scrittore e lettore, su come la lettura cambi la nostra vita. Forse ha ragione Luigi: potrebbe essere uno sprone a metterla nero su bianco, la nostra vita, a scriverla, o perlomeno a provarci!!

    Lieve e profondo assieme, è un libro pieno di spunti, di rimandi, regala altre opportunità di lettura, tanti percorsi tutti da esplorare. Camilla, a questo proposito, sono così d’accordo con te, che ti cito alla lettera, “dal piccolo volume TRE ANELLI, sono scoppiati come fuochi un grande gruppo di libri”.

    Mariangela

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    1. Grazie Mariangela, riflessioni profonde e ricche di idee, che guardano anche al futuro

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  24. Grazie Mariangela, riflessioni profonde e ricche di idee, che guardano anche al futuro

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  25. @Luigi Gavazzi
    Intanto leggo, e metto fieno in cascina, poi vedremo …

    @tutti @Jezabel @Domenico Fina
    I debiti si riconoscono quindi dico subito che anche il libro che ho appena finito lo devo a questo blog perché l’ho letto anche grazie ai vostri commenti:

    ►Irène Némirovsky, “Suite francese”, legge Anna Bonaiuto, Emons Italia, 2017, 2 compact disc (MP3) (950 min. complessivi)

    Un romanzo delicato e toccante, scritto con misura, con attenzione per i personaggi, da scrittrice di vaglia (incredibile leggere che è stato “dormiente” per più di sessant’anni: scritto tra il 1941 e 1942, è stato pubblicato solo nel 2004!)

    Il fatto che sia incompiuto non ha avuto conseguenze sulla mia lettura, salvo l’orrore per il destino dell’autrice: di origini ucraino ebraiche, venne deportata e trovò la morte ad Auschwitz, nel 1942.

    Che fosse un libro meritevole Domenico Fina l’aveva scritto qui già nel 2007:

    https://gruppodilettura.com/2006/10/16/irene-nemirovsky-suite-francese-e-cesare-de-marchi-la-furia-del-mondo-di-domenico-f/

    e so che anche Jezabel è una fan di questo libro.

    Mariangela

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  26. Grazie Mariangela per la fiducia, non l’ho scritto solo io che conto meno di un semino di melone 🙂 lo ha sostenuto, tra gli altri, una personalità come Vargas Llosa, secondo il quale Suite francese è da annoverare tra i capolavori del Novecento. La prima parte e la seconda sono piuttosto diverse, la prima somiglia a un film del genere America oggi, un incrocio di esperienze di singole persone, esperienze accelerate dalla guerra appena scoppiata; la seconda parte è una storia ambientata in un villaggio francese preso in ostaggio dagli occupanti tedeschi, con mentalità grette che emergono e nel quale si innesta la storia di una sposa di guerra che aspetta il ritorno di suo marito, frattanto ha la casa occupata da un ingombrante ufficiale tedesco che suona il pianoforte.
    La bravura di Irene Nemirovsky è quella della naturalezza, qualsiasi cosa racconti ha la fluente forza di scrittori come Tolstoj: purtroppo Suite francese doveva essere composto di cinque parti sebbene anche le due che è riuscita a scrivere siano perfettamente autonome e concluse. La prima parte è notevole, ma la seconda a mio parere lo è ancor di più.

    Io leggo in modo saltellante, da un libro a un altro, abbandono, riprendo, attualmente sto leggendo Sally Rooney, il suo ultimo “Dove sei, mondo bello”, mi conferma l’impressione che avevo avuto leggendo il primo dei suoi tre romanzi, ovverosia che Sally Rooney non è sopravvalutata come scrivono sbrigativamente alcuni saputelli distratti, Sally Rooney è originale nello sguardo, nel modo di far relazionare i personaggi, è come se avesse ripreso il modo di agire dei personaggi di Cechov, che conversano di filosofia e di tutto quello che passa loro nella testa, e lo abbia trasposto ai nostri giorni, con figure di donne contemplative e allo stesso tempo dinamiche.

    Sono contento che il libro che mi era piaciuto di Daniela Ranieri (Stradario aggiornato di tutti i miei baci) sia tra i finalisti sia dello Strega che del Campiello, e magari uno dei due premi lo vincerà… Non perché un premio certifichi il valore di un libro, anzi, alcune volte è perfino sminuente perché lo riconduce al mainstream – che oggigiorno non si sa più bene cosa sia, essendo tutto mainstream, ovvero tutto reperibile all’istante – ma nel caso del libro di Daniela Ranieri siamo di fronte a un libro umoristicamente, nevroticamente, letterariamente sorprendente.

    Adelphi ha finalmente ripubblicato “L’assistente” (1908), il terzo e ultimo romanzo di Robert Walser, un gioiello; amo tutto ciò che ha scritto Walser, ma per questo libro ho un particolare affetto.

    Buona estate al forum tutto 😊

    Domenico

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  27. Ed ecco che salta fuori la Nemirovsky (ho vari Nemirovsky, edizioni Adelfi dal 2005), strano ma va benissimo. Ho molto amato la grande Irene e sono contenta che venga ancora letta. Grande scrittrice, vittima del Nazifascismo, la sua dolorosa storia, con i grandi libri scoperti per caso anni dopo la sua morte, sono grandi. Di Nemirovsky ho letto il piccolo delizioso “il Ballo” e tanti altri.

    Sono contenta che sia tornato Domenico Fina. Io sono immersa nell’antico, sto leggendo Mimesis, ( è di Hauerbac ed è legato ai “Tre anelli) dopo aver finito il bellissimo “Le avventure di Telemaco” di Fenelon (1700). Poi proverò a raccontare il piccolo gioiello di Mendelson i “Tre Anelli”.
    Vi saluto affettuosamente. Cam

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  28. @Tutti @Cristina@Camilla

    Ci sono dei grumi irrisolti, dei blocchi che talvolta ci portiamo dentro dall’infanzia. È quello che probabilmente deve essere successo a me con Pasoini: per motivi che ancora non sono riuscita a spiegarmi del tutto, non avevo mai voluto leggerlo, inoltre, un primo tentativo con “Ragazzi di vita” era miseramente fallito qualche anno fa. Il libro di Emanuele Trevi,”Qualcosa di scritto”, ha avuto il grande merito di sbloccare questa situazione, quindi, innanzitutto, grazie Cristina per averne parlato qui un po’di tempo fa.

    Mariangela

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  29. @Camilla: Anche quest’altro libro è davvero bellissimo: https://wwayne.wordpress.com/2022/06/01/ti-amo-ancora-nova/

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  30. @Tutti

    Mi piace come scrive Emanuele Trevi in ”Qualcosa di scritto”: mischia autobiografia e critica letteraria, esperienze personali risalenti agli anni’90 al Fondo Pasolini di Roma, e l’analisi del romanzo “Petrolio”. Ne escono anche alcune pagine biografiche su Laura Betti, attrice, doppiatrice, amica di Pasolini e responsabile del centro studi.

    Cristina, avevi ragione, “Petrolio”, l’ultimo romanzo di Pasolini, deve essere ben complicato e io penso lo lascerò per ultimo. Tale la statura di questo nostro intellettuale (qualche “lettera luterana” è bastata d’assaggio a farmela percepire), che mi sento di doverlo avvicinare per gradi: sto apprezzando libri e film su di lui e libri fotografici. Oltre al libro di Trevi, ho letto anche “Pasolini in salsa piccante” di Belpoliti, interessante e utile per crearsi un percorso di scoperta.

    Camilla, non ricordo qui tra di noi si sia mai parlato di Pasolini, mi sbaglio io?

    Mariangela

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  31. @Tutti@Camilla

    Ciao Camilla, sono contenta vada un po’ meglio, ti avevo lasciata in mezzo a libroni importanti, tutti “figli” di Mendelsohn. Ero sicura che tu Pasolini, diversamente da me, l’avessi già letto, io penso che il centenario della nascita per (ri)leggersi qualcosa di suo sia una buona occasione.

    Io, parallelamente a qualche articolo corsaro, ho ripreso “Ragazzi di vita”, con cui mi ero scontrata qualche anno fa. Tu l’hai letto? L’avete letto? Vi dirò.

    Ti rispondo su questo articolo de “I libri più belli del 2022” per una questione di ordine.

    Ciao,
    Mari

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  32. ciao a tutte e tutti.
    mi scuso, tantissimo, di avevrvi abbandonati da un po’, non so nemmeno cosa è capitato.
    bè si, sono andata a Milano a portare la mostra di mio figlio a maggio, e mi sono molto stancata, poi ho varie magagne fisiche importanti ( due ginocchia da operare sgrunt sigh sob), esamucci, cataratta, insomma sono una ciofeca, coem capita alle vecchie signore, poi qui si va anche al mare spesso, quindi mi sono persa un po’.

    allora Mari cara, NON ero io ad aver parlato di Qualcosa di scritto di Trevi, che ho letto solo una ventina di giorni fa e che ho trovato libro – scritto benissimo come sa fare lui, – ma a suo modo atroce. io avevo molto amato TRevi in Sogni e favole e Due vite, e di questi soli avevo parlato, sono sicura.
    Questo su Pasolini invece mi ha affaticata, la terribile presenza della strega Laura Betti, e di un Pasolini per me difficile da capire, tutta l’analisi di Petrolio mi ha lasciata distaccata e non mi ha nè emozionata nè attratta. Del resto questo è s empre l’effetto che mi ha fatto Pasolini almeno come regista, quello di non toccarmi mai il cuore, ma solo, e poco, la testa.
    Lo so che è una bestemmia, ma io a Pasolini voglio bene da lontano, la sua arte mi tocca poco.

    Vi avevo detto di aver letto con piacere Meccanica celeste di Maggiani, altri suoi libri invece li ho lasciati a metà, mi pare che lui scriva, gioiosamente, sempre un po’ lo stesso libro e alla fine mi stufo un poco.

    Pure a metà è rimasto un libro Tocarckzuc I vagabondi, divertente, disintegrato, senza un filo e alla fine, no.

    Sto lggendo cosette di minor conto ma divertenti di Marina Morpurgo, che mi fa molto ridere, e ora riprenderò in mano Carrère e un po’ di King che non fa mai male.

    Ho letto colpevolmente tardi, ma con grande piacere, Qualcuno con cui correre del mio amatissimo David Grossman, libro d elizioso sull’adolescenza, i suoi errori, le sue coraggiose avventure, e l’amore per l ‘ignoto.

    medito di leggere prima o poi anche l’altro Grossman ma esito e resisto internamente ,non so bene perchè.

    Ho letto con interesse e parecchia emozione a volte. Piccolo manuale di consolazione di Delphine de Horvilleur, donna rabbino francese . parla di chi muore a chi rimane. molto toccante perchè i casi toccano anche persone morte al Bataclan, e comunque apre spiragli sulla strana religione che è sempre l’ebraismo rispetto a noi. e’ una religione flosofica, diciamo così.

    Ho chiesto in biblioteca Works di Vitaliano Trevisan, morto suicida poco tempo fa e di cui diverso commentatpri e lettori che stimo parlano come di un grande scrittore. so che mi farò male ma lo voglio leggere.

    e prenderò pure i tre anelli di cui tanto avete parlato.

    un abbraccio affettuoso
    cristina

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  33. @Tutti@Cristina
    Bentornata, Cristina! Sono contenta di sentirti, potevi dirci dove eri a Milano, che avrei fatto un salto a salutarti!

    Allora, è da due ore che sto cercando il post di chi aveva parlato qui su questo blog di “Qualcosa di scritto” di Trevi, avrei giurato fossi tu, mentre tu (è vero, ho controllato meglio) di questo autore avevi citato “Sogni e favole”, lo scorso autunno!

    Leggo che “Qualcosa di scritto” non ti ha coinvolta così come non ti coinvolge emotivamente, scrivi, il cinema di Pasolini. Al proposito, se accettate un parere da parte di una che come noto di cinema proprio non si intende e che di Pasolini ha visto due film, due di numero, vi dico che effetto mi ha fatto “Comizi d’amore”, un film inchiesta sulla mentalità degli italiani in fatto di sessualità, film che ho visto qualche settimana fa. Due sentimenti contrastanti: tenerezza per quelle immagini, per quei bambini sulla spiaggia (siamo nel 1963 ed è quasi stato come aprire un album di famiglia); rabbia per il macismo di cui sono intrise alcune delle risposte degli intervistati L’arretratezza di allora è alla base di tanti atteggiamenti che persistono anche oggi!

    Mi ha così colpita, questo film, mi è piaciuto così tanto che ho prenotato il libro:

    ► Pier Paolo Pasolini, “Comizi d’amore”, a cura di Graziella Chiarcossi e Maria D’Agostini, fotografie di Mario Dondero e Angelo Novi, Contrasto, 2015, 199 p.

    Il film voleva essere un contributo contro tabù ed ignoranza, io credo che anche questo libro, che del film è la trasposizione, testimoni dell’originalità dell’idea pasoliniana. Procuratevi questo volume e guardatevi con calma le fotografie e poi ditemi se non sono commoventi!

    Cristina, sembra di farlo apposta! Quello che a te non coinvolge, riesce quasi a fare piangere me!

    Mari

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  34. WORKS di Vitaliano Trevisan. Sono a un terzo ma Consiglio CONSIGLIO CONSIGLIO.

    SARCASTICA E DURA Autobiografia SENZA Sconti DEI SUOI LAVORI E DEL MARCIO DEL NORD EST.
    Grande visione, scrittura nervosa e sferzante, vista acuta.
    Un grande. Un grande dolente

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  35. Buongiorno @tutti
    prendo nota dei vostri libri e riemergo dagli impegni che mi hanno sottratta al contesto.

    Mi sono laureata il 4 luglio, mentre ero alle prese con la maturità dei miei quintini. Se pensate che, oltre alla tesi, dovevo anche sostenere un esame sintetico, potete immaginare quanto io abbia NON letto in questo periodo!!!!!

    Ho tantissima voglia di leggere, tantissima, al punto da guardare la pila che mi ero ripromessa di sfoltire con nostalgia e rimpianto, ma non riesco ad aprire un libro. . .
    Uno di questi è Harari, noto filosofo israeliano. Avete letto qualcosa?
    Mi hanno regalato diversi saggi: Mancuso, Hobsbawm, ma io per ora vorrei tornare alla narrativa.

    Ho preso in mano Anna Karenina, ma ne ho una versione scritta in una misura così striminzita che non riesco a leggere nemmeno un rigo.

    Mi sa che leggerò qualcosa di leggero, passatemi il gioco di parole. Intanto, vi mando un saluto affettuoso, tenetevi lontani dal Covid e a presto (magari nel frattempo avrò ricominciato a leggere).

    Jez

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  36. @Jezabel @Cristina @Tutti
    Jez! Bentornata tra i lettori e sul blog! Non conosco l’autore che citi.

    Cristina, avevo preso nota già sabato di Trevisan, leggo dal tuo commento di oggi che tu lo consigli caldamente, quindi sottolineo il titolo che già attende in lista in mezzo a molti altri.

    @Tutti
    Ho terminato “Ragazzi di vita”, questa volta l’ho finito e ho forse capito perché col precedente tentativo avevo fallito. Probabilmente io cercavo il romanzo, col suo intreccio, mentre questo lavoro di Pasolini non ha una trama vera e propria, anche se un percorso esistenziale di quello che potrebbe essere il protagonista, il Riccetto, c’è, colpisce soprattutto la descrizione di un modus vivendi, di un atteggiamento, quel vivere alla giornata, quel tirare a campare di chi non ha niente e niente si aspetta.

    Leggendo qua e là nei Meridiani dedicati a Pasolini, ho trovato attinente un suo articolo, ne metto qui uno stralcio:

    “Dal centro, il modulo di vita plebea e malandrina, della “dritteria” si irradia intorno, trasformandosi, di variante invariante ha una tipica flessione verso una forma di delinquenza meno simpatica nei centri meno vecchi costruiti per la piccola borghesia in una periferia che man mano si è fatta centrale (…) nelle borgate la cosa si aggrava: ha un salto qualitativo. Lo stesso salto architettonico che fa sì che la borgata sia un fenomeno a sé e si isoli nel lento svolgersi della periferia più squallida ed è disordinata.
    (…)
    L’allegria, il ghigno, l’ironia, la furberia la moina non sono che applicazioni più o meno inventive di un codice non scritto ma che con un po’ di pazienza capacità statistica si potrebbe anche scrivere: con varianti, naturalmente, da zona a zona.”

    “Roma malandrina” in Pier Paolo Pasolini, “Romanzi e racconti”, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, cronologia a cura di Nico Naldin, Mondadori, 1998, Vol. I 1946/1961, (p. 1444/47), articolo già pubblicato su Rotosei del 12/4/1957

    Mari

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  37. Buongiorno a tutti,
    il primo semestre del 2022 mi ha dato l’occasione per un breve bilancio delle migliori letture che ho fatto:
    un posto a parte meritano alcuni libri affrontati nei gruppi di lettura della biblioteca:
    ALVARO MUTIS – LA NEVE DELL’AMMIRAGLIO
    BEPPE FENOGLIO – UNA QUESTIONE PRIVATA
    IRENE NEMIROVSKY – SUITE FRANCESE
    LUIS SEPULVEDA – IL VECCHIO CHE LEGGEVA ROMANZI D’AMORE
    Del prima autore, che non conoscevo, ho voluto leggere tutti gli altri libri seguenti perche’ ormai ero “imprigionato” dalle vicende di Maqroll il Gabbiere. Alvaro Mutis colombiano amico di Gabriel Garcia Marquez ha avuto una vita avventurosa come i suoi libri; poeta ha anche collaborato o meglio ispirato Fabrizio De Andre’ nella canzone “smisurata preghiera” considerata un po’ il riassunto di tante sue opere.
    Di Beppe Fenoglio si e’ scritto anche qui mi pare, e’ un romanzo straordinario ambientato negli anni della seconda guerra mondiale e che vede protagonista il giovane partigiano Milton.
    Il libro che Calvino descrisse come “..il romanzo che tutti avevamo sognato…il libro che la nostra generazione voleva fare” (per inciso c’e’ anche il film del 2017 dei fratelli Taviani con Luca Marinelli che consiglio di vedere)
    Irene Nemirovsky – suite francese: vedo che e’ uscita di recente sempre per Adelphi una nuova versione “tempesta di giugno” che mi procurero’ a breve – Suite francese comunque grande romanzo, ritmo e personaggi avvincenti come altre opere della scrittrice ucraina morta ad Auschwitz.
    Di Luis Sepulveda scomparso purtroppo di recente a causa covid” il vecchio che leggeva romanzi d’amore” e’ anche quello che me lo ha fatto scoprire e per me resta il piu’ bello.
    Altre segnalazioni sparse:
    IL MORO DELLA CIMA di Paolo Malaguti
    PARIS S’IL VOUS PLAIT di Eleonora Marangon
    Invece sono caduto su TRE ANELLI,UNA STORIA DI ESILIO,NARRAZIONE DESTINO lasciato dopo qualche decina di pagine perche’ piuttosto complesso, di difficile lettura e al momento riposto in attesa di tempi migliori……

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    1. Mi aggancio a quanto scritto da Giulio per qualche suggerimento su Fenoglio. Secondo me l’apice della sua scrittura si trova nel romanzo (postumo) “La paga del sabato” e nei racconti. Fra questi, “Il gorgo” è un capolavoro di due pagine che tra l’altro potete trovare in rete in versione integrale. Buona lettura e buona estate.

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  38. Mi aggancio a quanto scritto da Giulio per qualche suggerimento su Fenoglio. Secondo me l’apice della sua scrittura si trova nel romanzo (postumo) “La paga del sabato” e nei racconti. Fra questi, “Il gorgo” è un capolavoro di due pagine che tra l’altro potete trovare in rete in versione integrale. Buona lettura e buona estate.

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  39. @Giulio@Gfortina

    Grazie, prendo nota!

    @Tutti@Cristina@Camilla

    Le letture apparentemente disordinate, quelle più istintive, sono quelle che in tanti casi regalano di più. Usando il Meridiano che la Mondadori ha dedicato agli scritti sull’arte di Pasolini, saltabeccando qua e là, ho letto qualche sua recensione letteraria: “La storia” di Morante, “Delitto e castigo” di Dostoveskji, “Mauricie” di Forster e altre (unico criterio di selezione: che avessi letto il romanzo). Nonostante la mancanza di metodo e le poche pagine lette, non ho dubbi: di Pasolini ho apprezzato il romanzo, certo, ma è senz’altro la saggistica, il modo di scrivere che palesa in questi articoli che mi ha incantata, in certi punti scioccata, per capacità di analisi e chiarezza di espressione.

    Questo il pezzo che più mi ha colpita:

    ►“Alessandro Manzoni, I promessi sposi” in Pier Paolo Pasolini, “Saggi sulla letteratura e sull’arte”, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, con un saggio di Cesare Segre, cronologia a cura di Nico Naldin, Mondadori, 1999, Tomo Secondo, pp. 1861/66.

    L’articolo era stato pubblicato su Tempo del 26 Agosto 1973 col titolo “Inchiesta parlamentare sui personaggi de “I promessi sposi””. È incredibile quante cose Pasolini riesca a dire in poche pagine: la tensione omoerotica che percorre tante relazioni nel romanzo; il rapporto del Manzoni col suo protagonista maschile, Renzo; il commento sulle scelte di alcuni parlamentari che, rispondendo a un breve questionario sul romanzo nazionale, hanno indicato i loro personaggi preferiti; la critica alla periferia ignorante e bigotta pur esaltata nei ricordi scolastici degli intervistati. Tra tante riflessioni sferzanti impressiona quella sull’umorismo del padre della patria: Manzoni è una delle forme che ha assunto l’Anticristo perché “niente è stilisticamente più contrario al Vangelo che l’umorismo”. Inutile e riduttivo riassumere, questo scritto qui è da leggere.

    Mi sono sempre scagliata contro i Meridiani per il carattere di stampa troppo piccolo, ma non sarebbe onesto sottacere che in questo caso mi hanno aiutata molto.

    Mari

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  40. @Cristina@Camilla @Tutti

    Selezionando qualche articolo dal Meridiano che raccoglie i saggi di Pasolini su politica e società, mi sono imbattuta in un suo articolo apparso su Il Tempo, nell’agosto del 1968. Si tratta del caso Braibanti, una vicenda tremenda, che ignoravo del tutto, un chiaro caso di persecuzione omofobica che ha causato ingiusta carcerazione e cure psichiatriche forzate:

    ► “Il caso di un intellettuale”; “Il rifiuto di Braibanti”; “Il delitto di essere solo”; “La paura dello scandalo”; “La riforma dei codici” in Pier Paolo Pasolini, “Saggi sulla politica e sulla società”, a cura di Walter Siti e Silvia De Laude, con un saggio di Piergiorgio Bellocchio; cronologia a cura di Nico Naldin, Mondadori, 1999, pp. 1100/1103

    Camilla, Cristina, ho bisogno della vostra memoria! So che voi e altri lettori di questo blog c’eravate, vi ricordate di questo fatto? Braibanti, intellettuale omosessuale, fu sbattuto in prigione con l’accusa di plagio, il suo compagno, rinchiuso in manicomio e sottoposto ad elettroshock.

    Quale la colpa di Braibanti? Nitida e coerente la risposta di Pasolini: Braibanti aveva rifiutato qualsivoglia idea comune di intellettuale, sia quella di intellettuale cattolico, sia quella di intellettuale comunista, Braibanti era un uomo debole e solo e, se davanti a una qualche forma di scandalo supportato dall’opinione pubblica istituzionalizzata gli italiani piccolo-borghesi perdonano, davanti allo scandalo dell’individuo solo, davanti al terrore di questo scandalo, condannano, condannano a cuor leggero, e senza remissione. Anche in questo caso, per apprezzarne la profondità e la ricchezza di contenuto, l’articolo è da leggere per intero!

    Proprio adesso, vedo in rete che recentemente la storia di Braibanti è stata trasfusa in un documentario di Carmen Giardina e Massimiliano Palmese che ha anche vinto dei premi.

    Fatevi sentire!
    Mari

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  41. colpevolmente, cara Mari non ricordo nulla del caso Braibanti, ma la mia memoria è un cmolabrodo, mi dispiace.

    invece vorrei ribadire su Trevisan.

    Ve l ho già consigliato di leggere WORKS di Vitaliano Trevisan ??
    mi ripeto volentieri .

    Opera poderosa e monumentale sul lavoro destabilizzato e destabilizzante nel nord est ,( paradigma di tutto il paese) attraverso l infinita serie di lavori precari o meno, al nero o legali, intellettuali o manuali che Trevisan ha fatto in un ventennio o più .
    C’ è un epopea del geometra e dei capannoni che da sola, merita il libroi intero, tragedia e commedia insieme.
    Storia della destrutturazione dei diritti, della mancanza di una società sana, di droghe e pericoli sui tetti, di padroncini stronzi e di lavoratori castrati e usati come muli. E di sghei, questo veleno che traina morti, cocaina, sballi , discoteche macchine fuoriserie, furti e poi…. l ORO
    .il distretto dell’ oro del nord est, tutto casseforti, vetri blindati e pistole faidate, altra epopea del marcio italico .
    si capisce perfettamente la Lega e tutti gli ultimi 40 anni a leggere Works!!

    Bellissimo lo stile usato, un perenne discorso indiretto, lucidissima l analisi, sferzanti i giudizi e tremendi ( quando non anche risibili) i fatti .

    Trevisan è bravissimo issimo issimo, uno dei migliori libri italiani degli uttimi 10 anni.

    Che brutto averlo conosciuto solo ora. Mi sento in colpa , se così si può dire.

    PS Vitaliano Trevisan è morto nel gennaio scorso, suicida e nel libro, il dolore c’è, sottotraccia, ma molto opercepibile..

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  42. Da tempo trascuro questo straordinario “blog” ma nelle nostre vite fragili capitano eventi difficili da vivere, insopportabili davvero e tutto il vissuto si incanala nella paura del peggio.
    Ho una figlia malata di quella malattia che si ha paura a nominare. E la vita si ferma lì in quel circolo vizioso che si lega solo a una parola, per sopravvivere, la speranza; in questo momento trovo descritti avvenimenti del passato, del mio passato. La tragedia di un Paese arretrato incivile dove accadevano infamie come il caso Braibanti ecc. per lottare contro le crudeli arretratezze si faceva politica, si rischiava e molti pagarono troppo per il loro coraggio. Brutti tempi, ma non è cambiato molto. Il Paese è ancora molto arretrato, un ottimo Draghi è stato appena tolto di mezzo. Abbiamo avuto la malattia del catto fascismo e non siamo più guariti. Cam

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  43. @Camilla
    Camilla, cara, come trovare le parole giuste, come dirti che ti sono vicina in questo momento difficilissimo? Non aggiungo altro, anche se vorrei dire tante cose senza saperne esprimere compiutamente alcuna.

    @Cristina@Camilla @Tutti
    È vero, quella del caso Braibanti fu un’infamia. Al proposito ho letto anche due articoli apparsi a suo tempo su Quaderni Piacentini. Spiego però l’antefatto: sentivo citare questa rivista senza averne mai letto nulla, quindi mi sono procurata una raccolta che ne ripropone i numeri:

    ► “Quaderni piacentini: antologia”, a cura di Luca Baranelli e Grazia Cherchi, Gulliver, 1977/78, 2 voll.

    È frustrante rendersi conto che non tutte le nostre curiosità trovano terreno fertile per essere recepite in modo adeguato, talvolta la concorrenza tra letture è ingiusta, però i due articoli sulla vicenda Braibanti sono tra quelli che sono riuscita a leggere:

    ► Piergiorgio Bellocchio,“Perché è stato condannato Aldo Braibanti”, in Quaderni Piacentini, n. 35, Luglio 1968

    ► Giovanni Iervis, “Una lezione di violenza”in Quaderni Piacentini, n. 36, Novembre 196)

    Lucidi e puntuali entrambi, ma a me ha impressionata la conclusione di Iervis: il sistema psichiatrico, nel suo agire nei confronti del giovane compagno di Braibanti (dichiarandolo, prima, malato di mente, quando la necessità giudiziaria lo imponeva, e attestandone poi l’integrità) non si è limitato a schierarsi con il potere, ma ha dimostrato di esserne parte integrane.

    Anche qui, se volete raccontarmi la vostra esperienza con questa rivista, mi fa piacere.

    Mariangela

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  44. Camilla, tesoro, ti abbraccio fortissimo. Non ci sono parole, solo speriamo con molta forza.

    Mari, i Quaderni erano un… “faro” molto intellettuale, come pure Fortini Rossanda, insomma per una elite direi.
    il padre di mio figlio aveva avuto a che fare con loro e tutto il gruppo di Piacenza ( Bellocchio, Fofi, Grazia Cherchi ecc) molto prima che io lo conoscessi ( tipo el 62-63) e di una di loro era diventato anche il marito.
    Fini male, con gli uni che rubarono la cassa e il nome del gruppetto filocinese agli altri. Che squallore. Lui peraltro era insopportabile

    a me la crisi di governo m’ ha fatto venire i vermi e mi sono incazzata di brutto come non mi capitava da tempo.

    vi abbraccio da lontano, che fa caldo.

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  45. Camilla leggo solo ora il tuo ultimo post visto che ero in ferie. Mi spiace moltissimo e spero in una pronta ripresa di tua figlia. Ti sono vicino.

    Claudio

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  46. Anch’io ti abbraccio forte, cara Camilla.

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  47. Posso permettermi di segnalarti Il Madremoto? Un saluto a tutti.

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  48. Luigi, non riesco a postare commenti e non capisco da cosa dipenda.

    Ciao, Mari

    "Mi piace"

  49. @luigi@tutti

    Mi scuso per i disguidi tecnici, ma, a tratti, non mi riesce di postare commenti.

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  50. @tutti

    Non l’ho letto nel 2022, ma oggi mi è tornato in mente:

    ►Annamaria Rivera, “Regole e roghi: metamorfosi del razzismo”, Dedalo, 2009, 254 p.

    Mari

    "Mi piace"

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