I libri più belli, letti nel 2021

Ciao a tutti, con un leggero ritardo rispetto agli altri anni eccoci con il nuovo capitolo della serie dei “Libri più belli letti quest’anno”.

Che dire: la lunga serie di commenti è sempre una grande sorpresa, fonte di conoscenza e informazioni ma anche di intelligenza emotiva e affetti. Nel racconto delle letture si intreccia sempre la vita dei lettori oltre a quella dei libri. A costo di ripetermi, come ogni anno ringrazio questa comunità preziosa e civile. Forza lettori!

Le regole sono arcinote ma le ripeto per chi arriva per la prima volta (i nuovi arrivi sono sempre benvenuti e preziosi):

1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto (in passato) si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2020 si possono leggere qui:

I libri più belli, letti nel 2020

(L’immagine è di Oliver Kilbourn, 1950, Station Bridge – Wikiart.org)

163 commenti

  1. Mariangela, ho finito ieri Amsterdam, di mc Ewan ( di cui non leggevo nulla da moltissimo ma che avevo molto apprezzato ai tempi di Bambini nel tempo o il guardino di cemento) e sono …allibita.
    l ho trovato un libro davvero bruttino, scritto con la mano sinistra da un autore capace ma svogliato, che qui non approfondisce nulla e si limita a un plot di mestiere, dove i dilemmi morali diventano quasi delle barzellette. non c’è profondità, ma solo una trama zigzagante ma da metà in poi molto prevedibile. con un finale che più superficiale e tirato via non si poteva, mi sono vergognata quasi per lui.
    mamma mia abbiamo gusti molto molto molto diversi!! èil bello della vita ma a volte sconforta

    Ho letto invece La lezione di anatomia di Phiip Roth. non eccelso come alcuni altri suoi, ho fatto un po’ fatica ma insomma sempre un ottimo libro, Roth scava scava e scava dentro di noi. un tarlo potente.
    baci

    Camilla, ti sento contenta e questo mi fa contenta, io…galleggio

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  2. @tutti ma soprattutto @Mariangela il cui appello a farsi sentire ho ignorato totalmente

    Che dire? Dopo Giuda ho letto solo i raccontini di Makari. Moolto divertenti, molto meglio della stucchevolissima serie che è apparsa in tv in primavera. Quest’estate il mio rapporto con la narrativa è stato peggiore del solito. Il caldo per un mese mi ha segato le gambe, poi finalmente una vera vacanza dopo DUE ANNI dall’ultima esperienza. Sono stata nel Nord del Portogallo e ho letto solo tutte le storie e leggende legate alle varie disifde e duelli tra città e regni. Un’immersione nella storia laica e cattolica d’Europa ma anche un trip nel cibo. Le lunghe camminate quotidiane di sei o sette ore hanno limitato i danni, per fortuna. Ma che bontà! E che gente, aperta e simpatica. Sono stata anche alla fiera del libro di Porto. Non ci ho capito nulla, ma c’ero!

    Mariangela, Mc Ewan per me è insuperabile. Amsterdam effettivamente è molto innovativo. Ma i miei preferiti sono altri, non perchè qui sia meno bravo a scandagliare gli animi, ma semplicemente per un gusto mio personale. Sono appassionata di Espiazione, Bambini nel tempo, Chesil Beach e Cortesie per gli ospiti.

    Ciao a tutti.
    PS vado a nanna per smaltire la vacanza 😉

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  3. @Camilla
    Camilla, sono contenta che sei stata in mezzo ai tuoi cari, chissà che Babele, casa tua, ad Agosto!

    @Cristina @Tutti @Jezabel
    Cristina, che McEwan debba addirittura vergognarsi per avere scritto “Amsterdam”, mi sembra proprio un po’ grossa! Diciamo che è un libro diverso da “I bambini nel tempo” e da quelli che cita Jezabel, è vero, è meno giocato sugli aspetti psicologici, ma non è superficiale o buttato lì con svogliatezza come dici tu, a me è piaciuto molto e torno a consigliarlo.

    @Jezabel
    Jez, hai letto “Viaggio in Portogallo”di Saramago? Io non l’avevo finito nell’edizione cartacea solo per il carattere di stampa, ora però esiste l’e-book ed è in lista per una rilettura, questa volta integrale!

    Mariangela

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  4. a proposito di viaggi e di scrittori, leggete Viaggio in sardegna di Michela Murgia, anche se non dovete andarci, è…bellissimo!!!

    Ribadisco Amsterdam, un libretto minorissimo e ..inutile. Ah la vie, ognuno la vede a modo proprio

    Ho saputo che è morto Daniele del giudice, scrittore malatissimo da tempo, inghiottito dal gorgo dell’alzheimer. Uno scrittore di grande valore, serio, importante, particolare, rileggetelo, merita!

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  5. @Cristina
    Avevo appunto aperto il blog per vedere se c’era qualche cenno a Del giudice. In libreria l’ho sempre notato, preso in mano, leggiucchiato e poi lasciato. Sarà il tempo di dedicarvisi?
    La Sardegna è l’unica regione italiana che non ho visitato. Può darsi che leggerò questa presentazione della Murgia 😉

    @ Mariangela Saramago per me è un mito. Viaggio in Portogallo l’ho regalato, ma mai letto, pensa un po’…
    A poco a poco !

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  6. @tutti

    Il Tweet di Luigi “People become refugees not by choice, but by circumstance” sembra un invito a parlare del libro che sto per finire: “Il pianista di Yarmouk” di Aeham Ahmad.

    È un ragazzo che decide di suonare il suo pianoforte in mezzo alle macerie delle case bombardate di Yarmouk, vicino di Damasco, un po’ come quando nella Sarajevo assediata i saraieviti si incontravano per leggere poesie. La Siria, la guerra, i patimenti della fuga, l’esilio in Germania, ma prima ancora, la resistenza alla violenza e alle ingiustizie con la forza della musica.

    Libro non leggero, ovviamente, ma tremendamente veritiero, temo. L’avete letto? In questo caso le immagini sono eloquenti, però non metto link perché non vorrei rimanere bloccata dal blog, se volete digitate “Pianista di Yarmouk” e lui vi apparirà con la sua maglietta verde.

    Ciao,
    Mari

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  7. Ciao ragazze e ragazzi,

    non avendo letture recenti da caldeggiare segnalo due uscite interessanti per i prossimi giorni: domani uscirà il nuovo romanzo di Alessandro Piperno e il 21 settembre il nuovo di Michele Mari (Mariangela non demordere con Mari, anche a me non piaceva per nulla, poi ho trovato il modo di avvicinarlo al meglio, restano alcuni testi che non mi sono congeniali, quelli ipercitazionisti, ad esempio “Tutto il ferro della torre Eiffel”, ma i volumi di racconti
    – “Euridice aveva un cane, “Tu, sanguinosa infanzia” – insieme ai testi più ‘autobiografici’ come “Leggenda privata” e “Verderame” sono gran prosa a tutti gli effetti. Interessante è anche Rosso Floyd.

    Su Daniele Del Giudice concordo con Cristina, grande scrittore in particolare ne “I racconti” (raccolti da Einaudi) e ne “Lo stadio di Wimbledon” appena riedito e disponibile anche come lettura via podcast su Radiotre (programma “Ad alta voce”).

    Giulia Caminito con “L’acqua del lago non è mai dolce” ha vinto il Campiello, sono contento perché mi sembra la nostra scrittrice emergente più interessante, attenta alla lingua, autentica nei contenuti, capace di inventare una protagonista irritante fino al midollo, ma che nell’agnizione finale diventa toccante.

    Buon settembre e buone letture ✨

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  8. @Domenico Fina
    Domenico, grazie.

    @tutti
    È la terza volta che cancello la frase perché voglio comunicarvi che ho letto “La strada di San giovanni” di Calvino, ma, come spesso mi capita al cospetto dei grandissimi, qualsiasi esordio mi sembra scontato.

    Sono cinque racconti e, che ci parli del padre o del sacchetto dell’immondizia, che racconti della Resistenza o del cinema americano, Calvino lo fa magistralmente, col suo linguaggio terso, efficace, persuasivo. Niente è fuori posto e, giusto per ripetere cose che vi ho già scritte, con questo incommensurabile della nostra cultura io mi pongo sempre questa domanda: come può un autore, nel nostro giudizio, raggiungere vette eccelse in certe opere e poi risultare illeggibile in altre? Per la cronaca: io “Se una notte d’inverno un viaggiatore” non sono riuscita a leggerlo! Però come ammiro la sua scrittura nei saggi e quanto sono contenta di avere incontrato questi pezzi autobiografici!

    Ciao,
    Mari

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  9. Grazie Mariangela, cercherò “La strada di San Giovanni”, come te con Calvino non ho un trasporto costante e convinto, ho apprezzato alcuni suoi racconti, come La giornata di uno scrutatore e Palomar, ho abbandonato “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, peraltro è un mio limite, forse, il non saper apprezzare testi patchwork, pieni di link prima che arrivasse il link, penso anche a narratori simili e coevi a Calvino come Perec o il Cortazar del gioco del mondo. Calvino credo si sia espresso al meglio nei saggi e nei racconti, è un mio convincimento che la nostra migliore narrativa del Novecento stia non nel romanzo ma nel racconto, nella prosa saggistica e nella poesia (compreso il cinema con le sue sceneggiature mondiali), nella forma breve penso a Ortese, Landolfi, Calvino, Levi, Buzzati, Bassani, Parise, Del Giudice. Nel romanzo salvo rare eccezioni, Svevo, Morante, Gadda (sebbene incompiuti i suoi testi) e ci aggiungo anche la mia cara Lalla Romano non stiamo al passo con i migliori delle altre letterature (mio immodestissimo parer 😊).

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  10. @tutti @Domenico Fina
    Domenico! Forse hai ragione, ma … allora … e “Il gattopardo”?

    Mariangela
    Ps: attenzione, stiamo parlando del “mio libro”!

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  11. la strada di San Giovanni è una delle cose migliori di Calvino. l ho letta e riletta e riletta.
    buon autunno, io faccio fatica, ma oramai sarà così per sempre

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  12. Grazie Cristina e Mariangela, La strada di San Giovanni me lo sono procurato, o meglio acquistato come ebook, lo leggerò.

    In questi giorni sono stati pubblicati 16 racconti di John Cheever con introduzione e scelta dei racconti di Julian Barnes; Cheever è uno scrittore umanissimo i cui racconti più belli si leggono con commozione e contentezza (per come scorrono naturali), per chi volesse avvicinarlo consiglio la raccolta completa, pubblicata da Feltrinelli.

    «e mi domando perché, in questo mondo così prospero, equo e vincente – dove persino le donne delle pulizie nel tempo libero si esercitano sui preludi di Chopin – debbano avere tutti un’aria così delusa». (La morte di Justina)

    Cheever ha guizzi d’entusiasmo (comico disperato) che possono ricordare Lucia Berlin, e viceversa.
    Nei suoi racconti migliori è essenziale, concentrato, non c’è una riga non interessante, spesso avvengono improvvise metamorfosi non senza punte di puro sottile umorismo. Un personaggio non ha paure particolari, anzi si stupisce di chi ne ha, e di colpo ecco nascere in lui la paura di attraversare i ponti in automobile, la paura imminente di un crollo. L’immaginazione che lo vivifica allo stesso tempo gli inventa apprensioni. Questo accade in un racconto splendido intitolato “L’angelo del ponte”.
    I racconti più famosi e citati di Cheever sono “Il nuotatore” e “Una radio straordinaria” ma non sempre i racconti più famosi sono i migliori, non trovo che siano i suoi in assoluto più rappresentativi, vi sono racconti più memorabili e perfetti, a mio immodestissimo avviso. Penso a “Stagione del divorzio”, “I dolori del gin”, “La morte di Justina”, “L’angelo del ponte”, “L’accelerato delle cinque e quarantotto”.
    “Stagione di divorzio”, ad esempio, è un racconto teso e circoscritto a descrivere una moglie, un marito e Trencher, un loro conoscente, che prende una cotta quasi grottesca per lei, mentre suo marito reagisce come può e mentre a lei risovviene il non vissuto.

    «Per la prima volta la situazione mi sembrò grave, perché mi resi conto che Trencher, nella sua impotenza, poteva aver risvegliato un insondabile sentimento che Ethel ha in comune con alcune altre donne, l’assoluta incapacità di essere sorda alle grida di aiuto, di non prestare ascolto alle voci che hanno un suono lamentoso. Non è un sentimento razionale e avrei quasi preferito che lei lo desiderasse quell’uomo, piuttosto che compiangerlo»
    […]
    «Sembrava il culmine dell’anno, un giorno maledetto per le gastriti, le sinusiti e le malattie respiratorie e, ricordando altri inverni, le tracce di luce mi convinsero che quella era la stagione dei divorzi».

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  13. Ciao a tutti, Cristina, grazie di avere scritto, mi spiace per la fatica e il resto, se puoi scrivi, noi ti pensiamo sempre.

    Io sono di corsa, ma vi diro dei libri di queste settimane: testi sulla Milano dell’ 800 e sul
    Risorgimento, Cristina, so che tu non ami molto la pittura di quel periodo, ma a me piace e la coniugo con le mie letture.

    Ciao a tutti, ci sentiamo con più calma,

    Mariangela

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