L’assurda fine della prima guerra mondiale sul fronte occidentale

Questa guerra senza senso, scoppiata in modo assurdo, si concluse nello stesso modo: con morti inutili, fino all’ultimo minuto.

John Singer Sargent, Gassed, 1919
John Singer Sargent, Gassed, 1919

La fine della prima guerra mondiale: l’armistizio sul fronte occidentale divenne effettivo alle ore 11 dell’11 novembre 1918. All’undicesima ora dell’undicesimo giorno dell’undicesimo mese del 1918 finì dunque la catastrofe che uccise in combattimento nove milioni di soldati, che ne lasciò feriti o mutilati almeno altri 21 milioni, oltre a tutti i civili vittime del conflitto.
Questa guerra assurda, scoppiata in modo assurdo, si concluse anche in modo assurdo: con morti inutili, fino all’ultimo minuto.

Come ha ricordato Adam Hochschild sul New Yorker, benché entrambe le parti – i tedeschi da un lato, i franco-britannici-americani dall’altra – avessero deciso di porre fine al conflitto, i combattimenti continuarono, con una certa intensità fino al momento dell’effettiva applicazione dell’armistizio.

I tedeschi chiesero di negoziare la pace cinque settimane prima di quell’11 novembre. In questo mese e poco più si aggiunsero circa 500 mila fra morti e feriti sul fronte occidentale.

Quando poi il 7 novembre 1918 la delegazione tedesca venne finalmente ricevuta in territorio francese sul vagone ferroviario del maresciallo Ferdinand Foch, comandante in capo delle truppe alleate, chiese di sospendere le ostilità mentre veniva negoziata la resa della Germania. Foch rifiutò e invece ordinò ai comandanti alleati di intensificare la guerra.
Questo rifiuto costò, dal 7 all’11 novembre, secondo le ricerche di Joseph E. Persico, 6750 morti complessivi da entrambe le parti e quasi 15000 feriti.

L’ulteriore assurdità viene rivelata dai dati delle vittime fra il momento in cui venne firmato l’armistizio, alle 5 del mattino dell’11, e il termine effettivo della guerra alle ore 11: i numeri dell’11 novembre dicono: 2738 morti e 8206 feriti o dispersi.
Se si tiene conto che la firma avvenne alle 5 e che la stragrande maggioranza degli attacchi della guerra avveniva con la luce del sole, si può supporre che quasi tutti questi morirono o restarono feriti fra la firma sul vagone di Foch e le 11.

Persico ricorda che i termini dell’armistizio vennero comunicati via telefono ai comandanti di tutti gli eserciti immediatamente alle 5. E nondimeno i soldati alleati furono costretti a compiere tutte le azioni di attacco contro i tedeschi già programmate per quel mattino.

Così, il giorno dell’armistizio del 1918 le vittime furono superiori a quelle di tutti i morti – alleati e tedeschi – del D Day, 6 giugno 1944, il giorno dello sbarco in Normandia. L’ultimo americano della Grande guerra venne ucciso alle 10:59, mentre compiva un attacco alla baionetta nel tentativo di catturare una postazione di mitragliatrice tedesca.

Il generale americano Robert Bullard mandò i suoi uomini all’attacco alle 10:30. Comandava la 92esima Divisione, un’unità di afroamericani (l’esercito Usa era rigidamente segregato). Bullard, come tutti i comandanti dell’esercito Usa, era bianco.

La guerra, ha scritto Hochschild, finì nello stesso modo in cui era cominciata: senza senso.

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