I libri più belli, letti nel 2018

William James Glackens, 29 Washington Square, 1911
William James Glackens, 29 Washington Square, 1911- Wikiart

Ripartiamo. Ripartiamo con lo spazio nel quale si esprimono le anime pubbliche dei lettori di questo blog. Anche quest’anno devo ringraziare tutti coloro che generosamente e con assidua pazienza dialogano con gli altri lettori a proposito di letture fatte e desiderate. Con molto senso critico ma anche rispetto per le opinioni di tutti.
Spero che tutto ciò si ripeta anche per il 2018.

La regola/invito è sempre la stessa: ci occupiamo, descriviamo, giudichiamo, consigliamo letture e libri che abbiamo letto e riletto nel corso di questo 2018.

Grazie ancora a tutti e buone letture!

Qui trovate comunque le 55 pagine di discussione del 2017, quasi 2800 interventi

1.397 commenti

  1. @Tutti @Camila
    Ernaux mi è piaciuta ne “Il posto” e in “Passione semplice”, ma non ne “Gli anni”.

    @Tutti @Camila
    Conoscete Dušan Veličković? Io ho finito ieri il suo “Serbia hardcore” e sono rimasta favorevolmente impressionata. Si tratta di una raccolta di racconti, schizzi più che altro, in parte scritti nella Belgrado bombardata del 1998. Sono pagine molto intense a metà tra l’autobiografia, il saggio e l’articolo giornalistico; viene fuori la Serbia asserragliata tra i bombardamenti NATO e un nazionalismo becero che esclude qualsiasi diversità. Ci sono considerazioni sulla vita, sull’amore, tante citazioni dotte e, soprattutto, sentimenti contrastanti per il proprio paese.

    Alcuni riferimenti devo ancora andarmeli a venere su Internet perché della ex Jugoslavia non conosco niente. Più volte viene citato l’omicidio del presidente della Republica Serba Zoran Djindjic, ucciso nel 2003 e amico personale dell’autore. Una bella scrittura, veramente, un piglio che mi piace.

    Di Dušan Veličković qualcuno ha per caso letto “Balcan pin-up”?

    Mariangela

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  2. Mari,
    Dusan Velickovoc Serbia Hardcore letto almeno 5-6 anni fa nell’altro mio Gdl. Si, era quel gruppi di lettura tutto suilla ex yugoslavia e avevamo letto anche lui come scrittore serbo.
    Lui è simpatico ma rispetto alla grandiosità delle scrittrici trovate, sembra un minore. Se vuoi titoli te li do volentieri. Per noi era stato un anno di sofferenza ( le guerre nell’ex yugoslavia sono state terribiuli) ma anche di scoperte incredibili.

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  3. @Tutti @Cristina
    Ti ringrazio se mi dai i titoli delle scrittrici e, se li hai a portata di mano, anche degli scrittori della ex Jugoslavia che avete letto assieme al tuo GdL; io, da parte mia, sto cercando anch’io di capire qualcosa di più sulle letterature balcaniche, aiutandomi con un libro (il libro è utile come fonte, ma a me interessa la vostra opinione!).

    La scrittura di Dušan Veličković è scattante, come scrivi tu, giornalistica, ma anche introspettiva, profonda quando racconta di fatti più autobiografici. Mi sembra inoltre un intellettuale onesto, coi suoi lettori e con se stesso. “Serbia hardcore” può sembrare frammentario, costituito com’è da racconti brevissimi (su Anobi qualcuno lamenta una mancata elaborazione di questi pensieri che rimarrebbero però a livello di abbozzo), io penso invece che questi appunti, quasi un diario, siano molto efficaci proprio per la loro istintività e concisione. Poi ci gioca il gusto personale, come in tutte le cose: a me piace la scrittura autobiografica e apprezzo i capitoli brevi, leggibili in modo indipendente gli uni dagli altri, ma al contempo tra loro interrelati.

    Ciao,
    Mariangela

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  4. SerBia Hardcore è un libretto di impressioni scritte a caldo ogni giorno sotto la guerra,e con ironia, non gli si può chiedere di più credo. Restituisce un clima, e una personalità. Un libretto impressionista, diciamo così.

    Appena posso ti do altri titoli – intanto Piccola guerra perfetta di Elvira Dones – imprescindibile.
    Era un gruppo di letture al femminile per cui leggevamo prevalentemente scrittrici… ma che scrittrici!

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  5. Mariangela eccoti altri titoli importanti del percorso fatto sulla ex yugoslavia ( 6 anni fa)

    Il ministero del dolore – di Dubravka Ugresic Garzanti ( molto bello)
    E se Fuad avesse avuto la dinamite? di Elvira Mujcic – Ed Infinito 2009 ( sarà dura trovarlo mi sa)

    Balkan Express di Slavenka Drakulic Il Saggiatore 1993- molto bello – è purtroppo introvabilissimo

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  6. @Tutti @Cristina
    Ti ringrazio per i titoli.

    Mi spiace tu definisca il libro di Dušan Veličković “libretto impressionista”. “Serbia hardcore” non è un romanzo, questo no, e so che nei GdL si preferiscono i testi di narrativa, ma sminuire questo scritto non è giusto. Tra l’altro può essere della massima utilità a chi voglia avvicinarsi alla storia dei Balcani, conoscendo un autore nuovo e divertendosi leggendo.

    Mariangela

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  7. @Marian l’ultima atroce guerra dei Balcani e’ uno dei tanti mostruosi fantasmi che fluttuano minacciosi sull’Europa , specialmente. di questi tempi di sciagurato “sovranismo” separatismo, intolleranza verso ogni tipo di cultura, chiamata oggi ( di élite.). Se tu sei interessata alla Storia troverai TUTTO in una qualunque biblioteca o in qualche eventuale SERIO convegno. Ti prego di parlare d’altro: questa orrenda vicenda ( che è. sempre pronta a rialzare la testa) non dovrebbe , secondo me, essere materia di chiacchere da blog.Non è una fiction, io per es. ancora devo piangere un grande amico che volle, come tanti altri, cercare di fermare il massacro.Ti prego di parlare di libri e di lasciar stare tragedie che meritano rigore, PROFONDA informazione, PRECISIONE, COMPETENZA.. Su simili tragedie, così vicine e ripetibili se l’Europa viene negata ,non è il caso di fare del gossip.Persino l’ Italia andò. a bombardare la Serbia. Bombardare capito? Camilla

    Ti prego vivamente di giocare con altre letture, magnifiche e non pericolose.

    .

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  8. Camilla, scusa tesoro, ma che cosa ti prende? Mariangela ha letto un bel libretto ( è piccolo) di un autore serbo che descrive Belgrado bombardata e NON sta dalla parte dei serbi aggressori. Io ho letto per un anno letteratura fondamentale e di alta qualità sulla disgregazione yugoslava (craoata, slovena, albanese, etc) e sui suoi prodotti letterari ( altissimi).
    Quindi perchè mai Mariangela non dovrebbe leggere queste cose che io ho letto ( con dolore, stupore, meraviglia indignazione) per un anno nel mio ex GdL??

    Ma CAmilla, stai scherzando? Lì parlano i/le testimoni, scrittori/scrtttrici che raccontano ciò che è stato, che hanno vissuto, visto o saputo della loro gente:

    Rileggiti Camilla, ti prego, non so che velenuccio ti sia venuto fuori, ma guarda, te lo dico col cuore, non va bene, secondo me hai frainteso.

    Mariangela è curiosa di qualcosa che non sa (quella vicenda così vicina e così intricata e iscura per noi impermeabili vicini) e vuole leggere letterariamente ( e di materiale libresco ce n’è tantissimo): a che titolo starebbe giocando con tali letture e a che titolo tu la preghi di parlare d’altro e di stare zitta?

    Camilla, è come con la lotta basca. Qualcosa che hai conosciuto e ti ha fatto male personalmente si erge a dire NO agli altri. Però non si può, gioia mia.

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  9. @ Cristina.
    Ribadisco che di fronte a un enorme e caotico massacro di tutti contro tutti, centinaia di migliaia di morti, deportati, massacrati, centinaia di migliaia di donne stuprate e un caos indecifrabile tra decine di Paesi in lotta feroce gli uni contro gli altri non mi pare il caso di fare le solite chiacchiere. Ci vorranno decenni di studi prima di cominciare anche solo a capire. Io ho chiesto a Mariangela di evitare la semplificazione di complessità inspiegabili e spaventose. La citazione e lettura di libri di singoli scrittori o giornalisti , anche se tutti validi e ” interessanti, non può minimamente far conoscere uno dei fenomeni politici, etnici, religiosi , razziali più
    feroci della storia europea degli ultimi anni. E potrebbe tornare. E poi io dico quello. che penso e non trovo simpatico che una amica mi tratti come una cretina con gentilezze come gioia mia. Rispettiamoci a vicenda. Non ho trattato con ironia Marian, nonl’ho chiamata gioia mia, le ho chiesto di non conversare con qualche citazione di ” letture” di una piaga ancora aperta che forse tra cento anni sarà spiegabile dagli studiosi e dagli storicisti di epoche future. Cam

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  10. Camilla, quando non vuoi capire non capisci.

    Ma che iron ia! Io se dico gioia mia – a te – è perchè lo penso -e su questo non ammetto fraintiendimenti.. Ero accorata, non ironica!

    Ciò detto, fai come credi, secondo me sbagli, modo e tono. Che quella sia una tragedia immane lo sanno tutti/e, suppongo.

    Poi le solite chiacchiere…,ma quali? letteratura del dolore è quella, non chiacchiere.

    La letteratura è semplificazione? a mio parere è un modo di leggere la realtà, uno dei modi. A me questi libri hanno insegnato moltissimo, mi hanno squarciato l’anima.

    E qui – ricordando che qui nessuno ha la verità in tasca e la bacchetta in mano e che questo è un luogo di dialogo e confronto – , mi taccio.

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  11. @Camilla
    in effetti, Camilla, rileggendoti forse ti accorgeresti che sei stata ingiusta con Mariangela, che se vuole ha anche il diritto di informarsi “poco” (che poi chi è che stabilisce quanto è il poco, quanto è il tanto, quanto è il tutto?) – se vuole – di qualcosa oppure leggere un libro e non interessarsi più della materia.
    Naturalmente non è un rimprovero da parte mia, ma una sollecitazione cordiale.
    Ciao.

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  12. @Mariangela
    mi sovviene il mio periodo “jugoslavo” degli anni ’90 fatto soprattutto di film (registi particolarmente ispirati, opere indimenticabili); ai libri sono arrivata in un secondo momento.
    Buona lettura
    PS Grazie per i consigli, che disattendo con gioia!
    🙂 🙂 🙂

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  13. @ permettetemi di rimanere nella certezza che semplificare ciò che complesso( in questo caso inestricabile) e’ sempre negativo e fuorviante. In generale.
    Ma basta così. Ognuno pensi come crede. Un fatto certo e’. che fa ieri sono diventata BISNONNA e mi dovete…rispettare. Ho un bel bimbo che si chiama Zeno.
    😎 ciao

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  14. Per tutti noi, per le bisnonne 🙂 nonne , mamme, papà, per le nuove vite come Zeno, per chi cerca parole che leniscano l’angoscia, per chi vuole camminare lieve i pochi passi che ci sono concessi ma con amore verso gli altri, sè stessi, le creature di questa Terra preziosa, futuro dei figli :

    Sii dolce con me. Sii gentile.
    E’ breve il tempo che resta. Poi
    saremo scie luminosissime.
    E quanta nostalgia avremo
    dell’umano. Come ora ne
    abbiamo dell’infinità.
    Ma non avremo le mani. Non potremo
    fare carezze con le mani.
    E nemmeno guance da sfiorare
    leggere.
    Una nostalgia d’imperfetto
    ci gonfierà i fotoni lucenti.
    Sii dolce con me.
    Maneggiami con cura.
    Abbi la cautela dei cristalli
    con me e anche con te.
    Quello che siamo
    è prezioso più dell’opera blindata nei sotterranei
    e affettivo e fragile. La vita ha bisogno
    di un corpo per essere e tu sii dolce
    con ogni corpo. Tocca leggermente
    leggermente poggia il tuo piede
    e abbi cura
    di ogni meccanismo di volo
    di ogni guizzo e volteggio
    e maturazione e radice
    e scorrere d’acqua e scatto
    e becchettio e schiudersi o
    svanire di foglie
    fino al fenomeno
    della fioritura,
    fino al pezzo di carne sulla tavola
    che è corpo mangiabile
    per il mio ardore d’essere qui.
    Ringraziamo. Ogni tanto.
    Sia placido questo nostro esserci –
    questo essere corpi scelti
    per l’incastro dei compagni
    d’amore. nei libri.

    Mariangela Gualtieri

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  15. sto rileggendo alcuni testi di Mercè Rodoreda , ad esempio ALOMA scritto nel 36 prima dell’esilio e rivisto dopo la guerra, che prelude e allude a molte tematiche successive. Lo stile già c’è, incredibilmente, cristallino, misteiorso, implacabilmente capace di far trasparire tutto.

    Poi sto leggendo un bel libro su C.E. Gadda del cugino Piero Gadda Conti – Le confessioni di Carlo Emilio Gadda – davvero interessantissime anche perchè costellate di lettere autentiche (gustose e sincerissime) del grande scrittore che racconta i suoi guai di denaro, di lavoro e salute e cita le sue frequentazioni ( fra cui – salto per aria – Montale e la Mosca e Carlo Bo ( questo era il rettore della mia università!!) e vittorini e e e, insomma tutto il mondo delle Giubbe rosse e di più, ah altra Italia altra personalità, cultura e caratteri).

    Bè io lombarda sono, ma dovrebbe interessare a tutte/i quel mondo fra gli anni 30 e i 50 dove si è forgiata la nuova grande letteratura italiana del dopo guerra.

    E si citano Longanesi, Bobi Bazlen, Giansiro Ferrata, insomma tutti tutti tutti. Mio dio, alzo lo sguardo e lo scoramento abissale aumenta.

    Riabbasso gli occhi che è meglio

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  16. @Cristina @Tutti
    Sono andata a vedere sull’OPAC i nomi che non conosco tra quelli che hai citato (ormai lo sapete che quando non so, lo dico, a costo di fare una figuraccia) giusto per capire di cosa si siano occupati:

    • Giansiro Ferrata si è occupato di Hemingway, Vittorini, D’Annunzio, Cardarelli e vedo che è stato curatore di innumerevoli opere letterarie

    • Piero Gadda Conti ha scritto il libro da te citato, “Le confessioni di Carlo Emilio Gadda”, ma vedo che era anche un esperto di cinema; di romanzi deve averne scritti, ma non penso siano stati rieditati

    • Bobi Bazlen ha fatto parte della Einaudi dei tempi d’oro, assieme a Calvino, Vittorini, Manganelli e altri mostri sacri della nostra letteratura

    Dico la verità, Cristina, intuisco che sono stati importanti per la nostra letteratura, ma io questi tre nominati li ho sì sentiti nominare, ma sinceramente non i conosco; mi sa che devo procurarmi qualcosa. Qualcuno ha qualche idea?

    Ciao,
    Mari

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  17. Quando ero giovanissima ho frequentato per 2 anni circa casa Vittorini ( era viva la vedova, donna superlativa e vigorosa, Ginetta Vittorini – una casa piena di quadri bellissimi di Guttuso) in Viale Gorizia a Milano ( la cita in una canzone Ivan della Mea, quella casa). L’ si parlava di questi amici intellettuali, quelli che nel primo dopoguerra hanno creato e fatto la letteratura in Italia, Critici, scopritori, editori coraggiosi, traduttori. il fior fiore di un’intellighenzia meravigliosa che ha aperto le porte dell’Italia soffocata dal fascismo ai venti del mondo.

    Di e su Bobi Bazlen – figura specialissima, uomo di confine, triestino, viveva in pensioni ( senza una casa cioè, singolare no?), non scriveva di suo, ma sapeva tutto di chi scriveva e aveva valore, consulente editoriale di grande acume e prestigio – ha scritto un intrigante romanzo, Lo stadio di Wimbledon,- quel grande scrittore che è Daniele del Giudice ( sulla cui vita restano aperti misteri dolorosi della malattia):
    . Ai tempi lessi anche un epistolario molto affascinante fra Vittorini e Bazlen che descrive il fermento e le idee di quell’Italia rinata e rifiorente.

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  18. @Cristina @Tutti
    Cristina, grazie, di casa Vittorini ci avevi raccontato ma Bazlen non l’avevi mai citato.

    Anch’io, qualche anno fa, leggendo “Uomini e no”, che pur trovai decisamente inferiore a “Conversazione in Sicilia”, incontrando Vittorini dopo tanti anni, ho trovato istintivo paragonare quel fermento culturale con i tempi attuali …

    Ciao,
    Mari

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  19. Ho conosciuto – incontrato in lettura cioè – un disegnatore francese oggi. Joann Sfar di cui ho letto il libro – delizioso, profondo, commovente, buffo, e tragico insieme – Se dio esiste (ed Rizzoli Lizard 2016).
    Lui è del giro Charlie Hebdo – il libro è una serie di pensieri riflessioni e soprattutto disegni dopo l’uccisione a Parigi della squadra satirica e nei due giorni successivi dei deliri estremisti.

    Davvero un libro bello, tenero, speranzoso, incazzato, leggetelo!!!! Fa tanto pensare a noi, oggi, che siamo messi anche peggio, ci sono tante cose, riflessioni che ci riguardano assolutamente. E poi fa proprio ridere.

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  20. per dovere del GdL sto leggendo L’arminuta. mi ricordo che a qualcuna qui era piaciuto.

    Mah, per ora sto perplessa, è solo l’inizio ma la scrittura è troppo ricercata nella sua semplicità ( ste scuole di scrittura creativa, quanti guai), ma si sa io sono maliziosa e col naso subito storto

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  21. L’Arminuta di Donatella di Pietrantonio.
    all’inizio la scrittura sembra volutamente ricercata (in una s emplicità costruita) e suona un po’ …finta. Poi il libro scorre. Non un libro fondamentale ma piuttosto bello da leggere, con questo forte sapore di famiglia ritrovata e questi sentimenti primordiali e violenti, laceranti. Forse c’è troppa carne al fuoco ( anche il fratello che la cerca mi pare troppo), ma la storia tiene.
    Senza approfondire troppo la ragazzina esce fuori bene e pure la sorella. DUe bambine a taglio nitido, che mi ricordano altre due bambine, ben più disegnate e approfondite ( lina e Lenu’) nella loro infanzia difficile.
    Certo Ferrante è inarrivabile, ma la brusca ragazzina abruzzese è ben scritta, spigolosa, sofferente, divisa nel cuore.

    Però l’andamento secondo me è più da racconto che da romanzo, se mi faccio capire.

    dove siete tutti/e??

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  22. @tutti @Cristina
    Sono qui, Cristina. In merito a “L’arminuta” concorro con te: un libro che non merita la stroncatura, la cui storia tiene bene. Anche a me l’uso spinto del dialetto è parso forzato.

    @tutti @Dani
    Tempo fa avevo sottoposto a voi amici del blog un elenco di romanzi americani e, tra i tanti, uno era uscito vincitore dal micro sondaggio (Dani, stavolta spero proprio di ricordare bene e di non sbagliarmi, tu eri tra quelli che assicuravano il divertimento): parlo di “Revolutionary Road” di Richard Yates. L’ho finito qualche giorno fa e posso dire che mi è piaciuto.

    È la storia di una coppia di giovani sposi, ex combattente lui, bambina abbandonata (o quasi) lei, hanno due figli, sono giovani e, alla loro maniera, si amano, il problema è che la vita che conducono, siamo alla periferia di NY negli anni ’50, va loro stretta, vorrebbero qualcosa di più. Il recupero dell’infanzia e giovinezza di Frank è meglio spiegato rispetto a quello della donna, fossi stato l’autore avrei anticipato di qualche decina di pagine il flash back della fugace visita paterna che la bimba, che vive con la zia, vive come un’ingiustizia. Ciò che fa deflagrare il disagio psicologico è il fiasco totale di una commedia in cui April ha il ruolo di protagonista.

    Mi è venuta in mente una frase di Dostojeskij che mi ero annotata da ragazza: detta in modo sbrigativo, spesso il matto è quello che ha capito tutto e che paga per avere compreso i mali della società. Torna a pennello per un personaggio di questo libro, il figlio, presunto pazzo, della signora Givings.

    So che certi paragoni non hanno senso, ma vi racconto anche la mia impressione cinematografica perché ho visto anche il film (vivaddio mi è piaciuto!). Bravissimo Di Caprio, ma rispetto al romanzo, nel film, il protagonista maschile è un filo più spavaldo, io dal libro Frank l’avevo inquadrato come una persona sensibile, un sognatore, un uomo forse un po’ timido, Di Caprio, invece, gli conferisce una vena, come dire, più fanfarona.

    Insomma., il vostro consiglio si è rivelato puntuale!

    Ciao
    Mariangela

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  23. @Mariangela, no, anche questa volta non ero io ahah. Mai letto, ho visto il film, bello.
    Scusate, non riesco molto a partecipare. Ho così poco tempo..
    Comunque vi racconto due pensieri sulla mia lettura attuale. IL GRANDE GUALINO. Scritto maluccio, qualche fastidioso errore ortografico, pazienza. Tutti saprete chi era Riccardo Gualino, imprenditore, ricchissimo, attivo in diversi settori (tessuti, cemento, cuoio, finanza, trasporti ecc ecc), grande mecenate. Due considerazioni: la ricchezza, a quei livelli, si sporca sempre le mani e pesca nel torbido. Secondo: nonostante la prima considerazione la cultura, vera, autentica, disturba il totalitarismo. Gualino fu messo al tappeto da Mussolini (con l’aiuto di Agnelli) e perse tutto. Case, castelli, una collezione d’arte privata ingente, denaro, le sue fabbriche. Naturalmente quella non era l’unica ragione. Gualino era fortemente critico riguardo alla rivalutazione della lira voluta dal duce perché avrebbe danneggiato le esportaxizioni con danni all’economia del Paese. Vi consiglio di leggerlo, non mancherà di suscitarvi riflessioni.
    Una curiosità. Il teatrino privato della ricca casa Gualino era frequentato anche da persone come Sion Segre, Gobetti, Massimo Mila.
    Ciao a tutti

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  24. @tutti @Camilla

    “Revolutionary Road” è a mio parere un buon libro, in certi punti, dove alla tragicità della situazione l’autore sa mischiare l’ironia, divertendoci, addirittura un ottimo libro, un romanzo da leggere senz’altro, ma mi fermo qui e non solo perché non sono in grado di fare paragoni con tutti i più importanti romanzi americani del ‘900. Se proprio devo fare classifiche, per quel poco che conosco io di letteratura americana, Philip Roth rimane per ora ineguagliato.

    Paradossalmente, io che col cinema ho poco a che fare, ho ricevuto maggiori stimoli alla riflessione dal film, che non dal libro. Trovo che sulla pellicola venga fuori meglio il travaglio di April, personaggio che sulla carta non mi ha convinta del tutto.

    Però, è giusto segnalarlo, questo libro, ci mancherebbe!

    Ciao,
    Mariangela

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  25. ognuno/a legge come può, come sa, come riesce, come ha bisogno. Sacrosanta verità

    Non so perchè sto leggendo ( quasi finito in 3 ore) Storia della mia ansia di Daria Bignardi. Leggero ma non troppo, divertente, si legge volentieri e si impara qualcosa sulla chemio. E sulla vita. Leggero, , trascurabilissimo, ma meglio di alcuni gialletti. La vita vista dal punto di vista della malattia. Poi lei – a me – è simpatica.

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  26. solo per le/gli addicted di Mercè Rodoreda:

    sto rileggendo Lo specchio rotto.
    non mi ricordavo bene, quanta follia, delirio, vagheggiamento in questo libro! modernissimo sotto una crosta quasi ottocentesca, è tutto un cangiante moto di animi e un’indagine delle malinconie persistenti nei cuori.
    Come ben dice la quarta di copertina: Utilizzando sapientemente gli ingredienti del feuilletton classico Rodoreda va oltre questo schema ottocentesco e arriva a costruire un romanzo di grande modernità, la cui chiave di lettura è la “nostalgia per tutto ciò che è stato vissuto intensamente e che è finito”.

    Inoltre in questo libro – donatomi generosamente anni fa via Fahrenheit da Anna Nadotti, (nientemeno che) – c’è una corposa prefazione di Mercè Rodoreda che spiega il suo lavoro, le sue manie, le sue trasfigurazioni, la sua passione per gli angeli e le metamorfosi, l’ingenuità dei suoi personaggi, e il suo piacere di scrivere. Insomma svela in parte il “meccanismo” della sua scrittura. Magica Rodoreda, come non stra adorarla?

    Eccovi una delle perle:

    “Fare un romanzo è difficile. La struttura, i personaggi,lo scenario…questo lavoro di scelta è esaltante perchè ti costringe a vincere molte difficoltà. Ci sono romanzi che si impongono. Altri bisogna tirarli fuori da un pozzo senza fondo. Un romanzo è parole. Vorrei far vedere i lentissimi spasimi di un germoglio quando esce da un ramo, la violenza con cui la pianta espelle il seme, l’imobilità selvaggia dei cavalli di Paolo Uccello, l’immensa espressività del sorriso androgino delle vergini di Leonardo, oppure lo sguardo provocante, lo sguardio più provocante del mondo, di una dama di Cranach, senza sopracciglia, senza ciglia, un cappello con piume di struzzo, i seni fuori dal corpetto.
    Non sono arrivata a tanto. Scrivere bene costa fatica. Per scrivere bene intendo: dire cose essenziali con la massima semplicità. Non sempre ci si arriva. Dare rilieo a ogni parola: le più anodine possono splendere abbaglianti se si collocano al posto giusto. Quando mi viene una frase con un giro diverso ho una piccola sensazione di vittoria. Tutta la grazia dello scrivere è fondata sull’indovinare il mezzo di espressione, lo stile. Ci sono scrittori che lo trovano subito, altri ci mettono molto tempo, altri ancora che non lo trovano mai.”

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  27. ed ecco altre due righe oindamentali – sempre Rodoreda dice):
    ” Ogni romanzo è convenzionale. La grazia consiste nel fare in modo che non lo sembri. non ho scritto mai nulla di così lambiccato come LA PIAZZA DEL DIAMANTE. Nulla di più irreale, nulla di più ricercato. La sensazione di qualcosa di vivo è data dalla spontaneità, dalla chiarezza dello stile, UN romanzo è parole.”

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  28. @ Cristina. finalmente un grande romanzo, pieno di vita e di oggetti di colori di bellezza misteriosa e fugace. Che bello LO SPECCHIO INFRANTO di Rodoreda, forse dire che è. il più bello non ha alcun senso perché e’ una grande scrittrice e i suoi romanzi sono tutti splendenti.Lo stile di R. e’ inconfondibile , misterioso, sorprendente. Niente di ciò che scrive ( SCRIVE ) è prevedibile , sfugge continuamente alla “logica” del lettore spocchioso che si permette di giudicare , solo perché non comprende, non conosce , non sa nulla di arte , l’ arte magnifica della letteratura. Rodoreda non scrive ” per soddisfare il lettore” scrive come una. artista, come dipingono, Matisse, o Modigliani o Tamara de Lempika, crea con fatica e amore le sue creature che vogliono vivere con passione ogni evento delle loro vite. Baci. Cam

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  29. @tutti
    Visto che avevo apprezzato “Serbia hardcore”, di Dušan Veličković mi sono procurata anche il suo “Balkan Pin-up”, anche questo costituito da capitoli molto brevi, di taglio giornalistico e con una qualche tendenza alla pagina autobiografica. Ho qui ritrovato alcuni temi accennati anche in “Serbia hardcore”, ma più sviluppati e maggiormente dipanati.

    Il libro è del 2013, quindi si arriva a raccontare avvenimenti temporalmente più vicino alla nostra contemporaneità.
    La protagonista è la Serbia, anzi, mi correggo, la protagonista indiscussa è Belgrado, tanto che questo libro, se non proprio una guida, potrebbe essere un’ottima lettura per preparare o per rammemorare una visita alla capitale serba (bellissimo andarsi a prendere i libri su un posto dopo che l’hai visitato, è come rivivere il viaggio!)

    Mi mancano pochissime pagine, ma sono ormai certa che Dušan Veličković è stata una bella scoperta

    Ciao,
    Mariangela

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  30. @tutti
    Visto che avevo apprezzato “Serbia hardcore”, di Dušan Veličković mi sono procurata anche “Balkan Pin-up”, anche questo costituito da capitoli molto brevi, di taglio giornalistico e con una qualche tendenza alla pagina autobiografica. Ho qui ritrovato alcuni temi accennati anche in “Serbia hardcore”, ma più sviluppati e maggiormente dipanati.

    Il libro è del 2013, quindi si arriva a raccontare avvenimenti temporalmente più vicino alla nostra contemporaneità. La protagonista è la Serbia, anzi, mi correggo, la protagonista indiscussa è Belgrado,tanto che questo libro, se non proprio una guida, potrebbe essere un’ottima lettura per preparare o per rammemorare una visita alla capitale serba (bellissimo andarsi a prendere i libri su un posto dopo che l’hai visitato, è come rivivere il viaggio!).

    Mi mancano pochissime pagine, ma sono ormai certa che Dušan Veličković è stata una bella scoperta

    Ciao,
    Mariangela

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  31. a parte che siamo a marzo ( LUIGI,mio caro, marzo 2019).

    Sto leggendo un libro che mi sta destabilizzando molto – non saprei come dire meglio – è in parte un memoir, un’autobiografia, una considerazione sul mondo, una preghiera laica sulla morte,

    riesco ad avvicinarlo solo ad Annie Ernaux – ma solo per la crudezza con cui l’autore mette il suo corpo la sua vita i suoi genitori sul tavolo della letteratura a farcene consumare la sostanza insieme a lui ( stile e visione sono diversissime da Ernaux, è solo il coraggio della nudità esposta che me lo fa avvicinare).

    Autore Manuel Vilas – In tutto c’è stata bellezza,il titolo ( Ordesa in spagnolo) libro boom in Spagna l’anno scorso, di cui dicono benissimo Sia Aramburu che Javier Cercas e moltisimi critici di vaglia.

    All’inizio non capivo,ero disorientata e anche infastidita, ora comincio forse a capire questa liturgia laica di onore ai genitori morti, la perdita, la memoria, il fondamento della vita, il ricordo, la sua decostruzione, e tutta la tua infanzia, la loro malattia, tu bambino, le fotografie, tutto scorre a infilzare l’eternità dell’amore..
    Libro antisentimentale, paradossale spesso, barocco come il barocco è:che corteggia la morte che è la cosa che fa più merito alla vita ( cit),

    mi tiene incollata e penso che abbia dentro della grandiosità, anzi no, della grandezza.

    Sono solo a metà. Ma un libro così,giuro, non assomiglia proprio a niente.

    Per favore che qualcuno/a lo legga

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  32. Ecco, ho finito Manuel Vilas IN tutto c’è stato bellezza.

    Un libro che non riesco a definire, sconvolgente, struggentissimo, incazzoso, blasfemo, un inno delirante ma vero a suo padre e a sua madre, al suo amore per loro. Un libro sulla loro mancanza, sulla loro indispensabilità, sui loro corpi e sui loro cadaveri, sui loro fantasmi, sull’esclusività dell’amore filiale.
    Mai letto un libro di questo genere, il cui delirio ti manda in delirio. Potente, acuminato, delirante.
    Ripeto che qualcuna/o lo legga, ho bisogno assoluto di confronti.

    ah, a me ha bruciato il cuore – e il cervello, per dire.

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  33. Cristina è fantastico quando una lettura ci sconvolge a tal punto, conosco il titolo del romanzo ma per ora non ho il tempo di aggiungerlo alla lista, oltretutto credo proprio di non essere pronta ad affrontare quel tema.. grazie però della condivisione.

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  34. Non per darmi peso o arie, ma solo perchèsui questo libro ho bisogno di sentire altre voci e mi dispiace che scompaia il suo esistere e la sua citazione riprendo un mio post ultimo dell’anno 2018 ( e di fatto di un giorno fa) e lo riposto qui.
    Perchè di Manuel Vilas si parli e si discuta , please…
    ——————————————–

    1- Sto leggendo un libro che mi sta destabilizzando molto – non saprei come dire meglio – è in parte un memoir, un’autobiografia, una considerazione sul mondo, una preghiera laica sulla morte,

    riesco ad avvicinarlo solo ad Annie Ernaux – ma solo per la crudezza con cui l’autore mette il suo corpo la sua vita i suoi genitori sul tavolo della letteratura a farcene consumare la sostanza insieme a lui ( stile e visione sono diversissime da Ernaux, è solo il coraggio della nudità esposta che me lo fa avvicinare).

    Autore Manuel Vilas – In tutto c’è stata bellezza,il titolo ( Ordesa in spagnolo) libro boom in Spagna l’anno scorso, di cui dicono benissimo Sia Aramburu che Javier Cercas e moltisimi critici di vaglia.

    All’inizio non capivo,ero disorientata e anche infastidita, ora comincio forse a capire questa liturgia laica di onore ai genitori morti, la perdita, la memoria, il fondamento della vita, il ricordo, la sua decostruzione, e tutta la tua infanzia, la loro malattia, tu bambino, le fotografie, tutto scorre a infilzare l’eternità dell’amore..
    Libro antisentimentale, paradossale spesso, barocco come il barocco è:che corteggia la morte che è la cosa che fa più merito alla vita ( cit),

    mi tiene incollata e penso che abbia dentro della grandiosità, anzi no, della grandezza.

    Sono solo a metà. Ma un libro così,giuro, non assomiglia proprio a niente.

    Per favore che qualcuno/a lo legga

    2-Ecco, ho finito Manuel Vilas IN tutto c’è stato bellezza.

    Un libro che non riesco a definire, sconvolgente, struggentissimo, incazzoso, blasfemo, un inno delirante ma vero a suo padre e a sua madre, al suo amore per loro. Un libro sulla loro mancanza, sulla loro indispensabilità, sui loro corpi e sui loro cadaveri, sui loro fantasmi, sull’esclusività dell’amore filiale.
    Mai letto un libro di questo genere, il cui delirio ti manda in delirio. Potente, acuminato, delirante.

    Ripeto che qualcuna/o lo legga, ho bisogno assoluto di confronti.

    ah, a me ha bruciato il cuore – e il cervello, per dire.

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