I libri più belli, letti nel 2018

William James Glackens, 29 Washington Square, 1911
William James Glackens, 29 Washington Square, 1911- Wikiart

Ripartiamo. Ripartiamo con lo spazio nel quale si esprimono le anime pubbliche dei lettori di questo blog. Anche quest’anno devo ringraziare tutti coloro che generosamente e con assidua pazienza dialogano con gli altri lettori a proposito di letture fatte e desiderate. Con molto senso critico ma anche rispetto per le opinioni di tutti.
Spero che tutto ciò si ripeta anche per il 2018.

La regola/invito è sempre la stessa: ci occupiamo, descriviamo, giudichiamo, consigliamo letture e libri che abbiamo letto e riletto nel corso di questo 2018.

Grazie ancora a tutti e buone letture!

Qui trovate comunque le 55 pagine di discussione del 2017, quasi 2800 interventi

1.397 commenti

  1. Approfitto dell’abbrivo per dire che il 2018 è incominciato con alcune riletture che mi hanno confermato l’idea dell’importanza decisiva della *rilettura*, anche a distanza di anni.
    Trenta sono passati dalla prima lettura di “Delitto e Castigo” e potete immaginare cosa significhi il confronto fra questo Dostoevskij, letto a 27 e riletto a 57. Non intendo annoiarvi, dirò solo che ora ho apprezzato soprattutto la “tecnica” di F.D. nel far esprimere, parlare lasciar liberi i personaggi sulla scena; cosa che allora avevo messo a fuoco grazie a Bachtin, ma più in modo teorico che di esperienza diretta sulla pagina. Meno interessante il discorso ideologico-politico e morale di D., la sua polemica con i rivoluzionari dell’epoca, e soprattutto la sua critica giusta ma – a questo punto – scontata al superomismo morale di Raskalnikov. La scrittura invece continua a sembrare stupefacente. Le scene corali con i lunghi monologhi che si sviluppano in dialoghi, nei quali il pensiero dell’altro è sempre presente, tenuto a paragone, e guida.
    Poi ho riletto anche il Calvino di “Se una notte…” e questa volta la distanza dalla prima lettura è stata più breve, 15 anni. Anche in questo caso però è stata un rilettura molto significativa e più critica, circondata da una lettura delle interviste lasciate da Calvino sulla sua opera più “ideologica”, insieme piegata sulla forza-analisi del ruolo del lettore (quasi teorica l’analisi, in alcune pagine) e insieme dello scrittore. Ma anche sulla possibilità di scrivere un romanzo-riflessione, insieme metaletterario e destinato a un “lettore medio”, che legge per la trama.
    Infine, fra le letture rilevanti, “Il nipote di Wittgenstein” di Thomas Bernhard, memorir allucinato e a tratti rabbioso, del rapporto di Bernhard con Paul Wittgenstein, appunto il nipote del grande filosofo, che anatomia di una amicizia assai particolare, e ritratto di una relazione dell’autore con l’Austria, con Vienna, con il mondo letterario e borghese. In alcune pagine la rabbia e il livore di B. sono riscattate solo dalla scrittura esteticamente incomparabile e originalissima, affilata come un rasoio, alla quale si è ispirato indubbiamente W.G. Sebald.
    Infine, I saggi di Hannah Arendt raccolti in “Responsabilità e giudizio”, sui quali spero di tornare un’altra volta.
    Ciao a tutti

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  2. @Tutti @Cristina
    Cristina! Sarà anche stato irritante lo stile in cui è scritto, ma non si può dire che il libro di Rollo “Un’educazione milanese” non abbia saputo fare breccia! Quanti ricordi!

    Ho sentito tanti lettori chiedere testi, di narrativa e di saggistica, sul “’68”, di cui ricorre nel 2018 il cinquantenario. Mi dirai che le ricorrenze sono spesso occasione di travisamento e di prosopopea, io invece dico che tutto dipende da come si affrontano le cose, in pratica, da cosa e da come si legge. Visto che la temperie cui fai cenno nel tuo appassionato commento di oggi, l’ultimo sull’articolo dei libri più belli del 2017, mi sembra proprio quella in cui il “’68” è maturato, mi permetto di chiederti se puoi metterci qui qualche titolo, non necessariamente attuale, magari un testo che avevi letto allora.

    Di tutti i nomi che hai citato ho notato quello di Grazia Cherchi: ho qui un libro che devo iniziare da tempo, si tratta di una raccolta di articoli suoi apparsi anni fa. Chi era Rossana? Parli di Rossana Rossanda?

    Leggevo tempo fa che romanzi sul ’68 ce ne sono pochi, anzi pochissimi.

    Grazie, Cristina!
    Mariangela

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  3. Mari si certo Rossana Rossanda, la madre di tutti…
    Non capisco che libri mi chiedi, puoi spiegarti?
    Comunque questo libro di Rollo a te piacerebbe, penso, perchè si parla molto, davvero molto di architettura milanese e di ponte della Ghisolfa..

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  4. @Cristina@tutti
    Beh, per esempio qualche opera degli autori che hai citato, oppure un libro che avevi letto allora e che trovi attinente al tema del ’68, non so un testo che hai trovato particolarmente formante.

    È una richiesta frequente, vista la ricorrenza e, ripeto, lo so che sono quelle occasioni dove sembra di dover parlare per forza di un argomento per una questione di anniversario, ma con il tuo commento te la sei voluta!

    Ciao,
    Mariangela
    Ripeto, leggevo che x la narrativa c è poco, di solito viene citato “porci con le ali” e poco altro.

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  5. O meglio:

    . Libri sul ’68 (saggistica)

    . Romanzi che raccontano del ’68

    . Libri letti nel ’68 e ritenuti formanti per quella temperie culturale (tu hai citato Marcuse)

    Ciao
    Mariangela

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  6. Mari…romanzi? bohhh Fatiche d’amore perdute di Grazia Cherchi, forse.
    Saggi? bohhhhh,oggi non ne cerco nè mi interessano. Questo di Rollo è sicuramente una testimonianza.

    Libri che ho letto allora? tutto e di più, da Marx ai grandi russi, ai francesi, da Frantz Fanon a Lenin,da Morante a Carlo Levi a Ginzburg a Moravia…. a tutto – ma proprio tutto – il leggibile. Sono gli anni di una formazione intellettuale e politica, perchè si era giovani – si leggeva e si studiava come dei pazzi ( pazze), e io facevo l’università, quindi studiavo anche per lavoro ahah. Non so che dirti di più

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  7. se sei davvero interessata, Mari , sul 68 forse questo potresti leggere

    Il 68. Contro l’universita + il sessantotto. Ediz. illustrata
    Guido Viale
    Editore: Edizioni Interno4
    Anno edizione: 2018
    Pagine: 2 voll., 392 p., ill.

    Io non l’ho letto, ma ho conosciuto bene in un tempo ( successivo) Guido Viale, una delle menti più intelligenti che abbia incontrato

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  8. @ Mariangela Chi c’era in quegli anni e cosa si leggeva. Di tutto , come dice Cristina.
    Con la musica di de André, Bob Dylan, Joan Baez, Leo Ferré, Leonard Cohen ,e moltissimi. altri. Il cinema : mi viene in mente FANNY E ALEXANDRE di Begman, Luchino Visconti con tanti film IL GATTOPARDO e decine di altri, si respirava l’aria di Bertolt Brecht con L’opera da tre soldi , Dario Fo e Franca Rame, e i saggi di Jurgen Habermas e il famoso Wilhelm Reich. E L’ ISTITUZIONE NEGATA di Basaglia…insomma cara Marian si sentiva il formidabile e magnifico profumo , specialmente. per noi donne, di una davvero nuova speranza ( in parte divenuta realtà) di libertà. E Barbiana e don Milani e e e basta. Ma potrei continuare molto a lungo. Ciaociao. Cam

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  9. @Cristina @Camilla @tutti

    Vi ringrazio, Camilla e Cristina!

    Guardando l’OPAC vedo che i testi di nuova pubblicazione dedicati al ’68 sono tanti, ma mi fa piacere sentire delle vostre letture di allora: quei nomi che hanno fatto epoca forse andrebbero (ri)letti, adesso, nel XXI secolo! Intanto penso mi procurerò qualcosa di Guido Viale, poi … non fatemi fare il solito piano quinquennale che poi non riesco a rispettare, poi … vedrò.

    Ciao,
    Mariangela

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  10. Non so se vi puo’ interessare ma sulla “La Stampa” qualche giorno fa c’era un’intervista a Viale sul 68, andando sul sito on line la potete leggere..
    di Rossana Rossanda avevo letto la sua autobiografia , le motivazioni delle sue scelte politiche “La ragazza del secolo scorso”
    Buona serata ..

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  11. @luigi gavazzi. Ti ringrazio per il post collettivo., sobrio e gentile, come sempre. Io potrei essere tua madre e le mie riletture sono state,ovviamente, molteplici ma non mi e’ mai successo di ” rifiutare” una rilettura , anzi ho sempre aggiunto luce per me e gratitudine. per i grandi scrittori.
    Condivido le riletture di cui hai scritto , alcune opere non le ho “rilette” più ma alcune ho continuato a riprenderle e tra queste c’è Dostoevskij , così. diverso ogni volta e così. “umanizzato” . Ho cercato di leggere romanzi (non parlo di saggi) dove questo strano genio al di là del bene e del male, mi affascina sempre di più.Ultimo romanzo dove Dostoevskij /personaggio e’ irresistibile e’. IL GIARDINO DEI COSACCHI di Brokken. Un D. sorprendente in un libro pieno di affetto e ammirazione da parte di Brokken , che lo ha studiato per anni. Se per caso ti capita e se non l’hai già. letto te lo consiglio vivamente. Grazie per il tuo stile sempre ammirevole e semplice.
    Cam

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  12. @Tutti @Cristina@Dani @Camilla
    Ho poi finito “Città aperta” di Teju Cole e confermo che per me è un gran libro, scritto in modo scorrevole ma forbito, ricco di riferimenti culturali e di temi attualissimi che investono appieno la società del XXI secolo: migrazione, razzismo, 11 Settembre, sono solo alcune delle tematiche proposte.

    C’è solo un episodio, di importanza notevole al fine di comprendere il protagonista narrante, che secondo me non è sviscerato, ma temo non se ne possa discutere senza rischiare lo spoileraggio a danno di chi ci legge; quindi taccio. Cosi averne, comunque, di libri così, altro che!

    Ciao,
    Mariangela

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  13. Ho letto due libri meritevoli di menzione.Georgiana di Amanda Foreman; la vita di Lady Georgiana Spencer,nobildonna inglese della seconda metà del 1700.Ricca,bellissima,affascinante,femminista,bugiarda,giocatrice ,intrigante,sostenitrce del partito Wing.Affascinante spaccato della società e degli intrighi politici(quanto simili a quelli odierni!)
    L’altro libro è Lasciami andare madre diHelga Schneider.L’autrice narra l’ultimo incontro avuto nel 1998 con la madre che l’aveva abbandonata a 4 anni per entrare nelleSS nel 1941.Da allora l’aveva vista una sola volta nel 1971.Coinvolgente e terribile.Timore,speranza,tenerezza,disprezzo,disperazione,nausea…
    Ricerca disperata di una madre che non ha mai avuto e impatto con la cruda realtà.
    Buone letture

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  14. @ nonnaci conosci la bellissima Saga sui Tudor. scritta dalla Hilary MANTEL? Ha avuto il Booker Prize (?) per due anni consecutivi sul suo bellissimo. lavoro su Enrico ottavo.Libroni da migliaia di pagine ma scritti da storica oltre che da ottima scrittrice.
    Ho letto la Schneider in due romanzi. Ma poi basta.
    Grazie ciaociao.

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  15. Pasqua e’ voce del verbo ebraico “pesah”, passare.
    Non e’ festa per residenti, ma per migratori che si affrettano al viaggio.
    Allora sia Pasqua piena per Voi che fabbricate passaggi dove ci sono muri e sbarramenti, per Voi apertori di brecce, saltatori di ostacoli, corrieri a ogni costo, atleti della parola Pace..
    Erri De Luca..
    Serena Pasqua a tutti/e….

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  16. @ Laura grazie di questo bellissimo augurio di Erri De Luca.E’ stato un pensiero gentile e mi ha fatto tantissimo piacere. Un abbraccio e tanti auguri. Cam

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  17. @Tutti

    “La patria delle visioni celesti” è una frase tratta da “L’uomo senza qualità”, ma è anche il titolo di un racconto (50 p.) dell’autore libico Ibrahim al-Koni. Lo scritto è onusto di simboli e di rimandi (alla Bibbia, al Corano, alla cultura araba classica, ma anche a quella occidentale), è permeato di misticismo e di filosofia tuareg: amore per il deserto e rifiuto della società stanziale. Io ne ho tratto una lettura esistenziale: l’attraversata del deserto con i suoi miraggi illusori è una parabola della vita. Mi è piaciuto pur nella consapevolezza di non avere capito tutto, è un racconto particolare, tanto lontano dalla nostra cultura e dalle mie letture abituali.

    Come vi avevo scritto, avevo trovato “La patria delle visioni celesti” nella “Top ten dell’arabista” sul sito Editoriaraba, che mi aveva già regalato buone letture: https://editoriaraba.com/2012/11/29/la-top-ten-dellarabista/ .

    Buona Pasqua a tutti voi, anche se per qualcuno non sarà una Pasqua di pace e serenità: a proposito di mondo arabo, ho sentito cosa è successo a Gaza.

    Ciao,
    Mariangela

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  18. Mari, vengo a sapere che esiste una filosofia tuareg…acci, mica lo sapevo. E comunque l’attraversata te la perdono perchè domani è pasqua, anche se io preferisco la gita di pasquetta… ciao bella ( ridici su)

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  19. @Cristina @Tutti

    “Essi rifuggono (l’oro) come male supremo, lasciandolo ai sedentari che da quel metallo prezioso si fanno traviare al punto di commettere qualsiasi genere di misfatto. Ed è lo stesso deserto a regalare all’uomo il massimo dono cui possa aspirare: la libertà di cui si inebriano i tuareg che, orgogliosi della loro indipendenza, rifuggono da qualsiasi cosa li renda schiavi da un luogo, soprattutto dalle case di fango e di mattoni, simbolo dell’asservimento dell’uomo.”

    [“La patria delle visioni celesti e altri racconti del deserto”, Edizioni E/O, 2007, dall’introduzione di Isabella Camera d’Afflitto, p.7]

    Anche questa è una filosofia, magari in senso lato, non canonizzata, ma pur sempre una filosofia di vita.

    Ciao,
    Mariangela

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  20. mariangela, grazie, ho amici (davvero amici) tuareg… si, una volta era così, poi man mano le cose cambiano, e diventano più difficili, sfumate, ondivaghe. Ma come mi ha detto uno di loro: nel deserto non ci sono moschee.
    e questa sì che mi è piaciuta moltissimo

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  21. Ciao a tutte/i, ma che belle letture e considerazioni sul deserto, mi riportano alla mia breve ma intensissima esperienza nel deserto del Marocco la scorsa estate..ricordi di una bellezza così struggente e di una realtà così dura, forte e libera, da farmi male..una nostalgia e un antico richiamo difficili da spiegare. Del deserto se ne potrebbe parlare per ore per poi accorgersi che il silenzio è l’unica vera voce che possa spiegarlo.

    Volevo scrivere qualcosa di “Cavalli selvaggi” di McCarthy ma aspetterò di finire anche “Oltre il confine” che fa sempre parte della sua Trilogia della Frontiera.
    McCarthy è un grandissimo! assolutamente da approfondire; non scrive degli infiniti spazi d’America, lui scrive degli infiniti spazi dell’animo umano.
    La sua Frontiera terrena è una Frontiera dello spirito.
    Ci tornerò su, intanto vi riporto una frase di Baricco che rende perfettamente la sensazione che danno i suoi romanzi: “C’è qualcosa nella sua scrittura che ricorda l’autorità che hanno le pietre. Come una umanità pietrificata. Passato che è diventato terra, indurito dal tempo ma non ucciso. Memoria fossile. Scrittura nel senso più alto,e carismatico,e sacro.”

    Tasto dolente invece, perdonami cara @Cam 😦 “La spiegazione dei fatti” di Banville.
    Uno scrittore splendido a dire il vero, unico, maestro nella scrittura, nell’introspezione, nella descrizione, e profondissimo.
    Eppure a metà romanzo medito di mollarlo. Non riesco a provare per il protagonista il benché minimo interesse! mi annoia, se va bene qualche volta mi irrita, ma non suscita in me alcuna curiosità, nulla mi interessa della sua vita e delle sue vicende. Vorrei finirlo per amore e rispetto tuo Camilla che lo ami , dammi un consiglio, uno spunto per non lasciarlo 🙂
    Forse potrei passare direttamente a Isola con fantasmi, lasciando questo a metà? mmm..non credo.

    Un caloroso buon weekend a tutti 🙂

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  22. EDit, Cormac Mc Carty vero? mi sa che li leggerò, tanti anni fa La strada mi aveva colpita moltissimo.

    Ehi qualcuna/o ha letto per caso Fair PLay di Tove Jansson, finlandese?

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  23. @Cristina sì, Cormac, anche per me La strada fu un’esplosione in pieno petto!
    La Trilogia però è tutta un’altra cosa, anche se la solennità Delle sue parole, sempre misurate, mai ridondanti, la sua essenzialità è la stessa .

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  24. @ Editalara. ciao carissima, molla il libro che non ti fa stare bene. Leggere Banville e’. affrontare il disincanto, non c’è. mai un eroe né. un ambiente. da contemplare né, mai, una storia ” vera” su cui commuoversi senza …alcun sospetto. Nulla di simile alla STRADA. o a storie ” concluse” dall’ Autore. Che sono magnifiche ma diverse.Il caos che dentro ogni essere umano ribolle. : questo è. B.

    @ Cristina. conosco i libri di Tove Jansson, molto particolari e per me molto belli. L’Iperborea sforna spesso storie speciali, spesso magnifiche. Animi nordici. un abbraccio. a tutte/i. cam

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  25. @tutti
    Questa perlustrazione di massima che sto facendo nella letteratura araba del ‘900 sta presentando delle belle sorprese, ma anche qualche libro un po’ ostico: dopo “La patria delle visioni celesti”, testo affascinante ma non facile, ho terminato anche “La commissione” di Sonallah Ibrahim”.

    Giocato sul surreale e su situazioni paradossali (la quarta di copertina lo definisce romanzo kafkiano), racconta di un uomo che vuole affrontare una commissione e rimettersi al suo giudizio a proposito di un tema da lui scelto. Sceglie di parlare di un leader politico, ma le sue ricerche gli provocheranno un sacco di guai.

    Non so, è un testo che forse dovrei lasciare decantare prima di esprimermi, io ho capito che c’è la critica al potere governativo di Nasser (ma potrebbe essere una qualsiasi altra nazione araba) e che il libro è un atto di dissenso dell’intellettuale che rivede in modo critico la storia recente del suo paese. Il significato c’è, quello che mi è mancato è il piacere della lettura, non so, non voglio tranciare giudizi, ma per pare i kafkiani, secondo me, bisogna chiamarsi Franz Kafka.

    Sospendo il giudizio. Conoscete il libro o l’autore?

    Mariangela

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  26. @ Mariangela non conosco ancora Sonallah Ibraimh. Ero tentata di leggerlo ma comincerei con WARDA (titolo esatto?) che sembra essere molto interessante sul concetto del ruolo delle donne nella politica ecc.Ciaociao Cam

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  27. @Tutti @Camilla @Cristina
    Il titolo “Warda” è giusto, ma di questo romanzo di Sonallah Ibrahim non so proprio nulla, avevo letto che l’autore ha scritto anche libri per bambini (temo non tradotti in italiano), ma nulla più.

    Cristina, è vero che, come mi hai scritto tu, le cose cambiano, è quello che penso io debba tenere presente quando rifletto su questi romanzi arabi, non recenti, che sto leggendo. Molti sono stati scritti negli anni ’60 e ’70, quando oramai la disillusione in merito all’indipendenza e al panarabismo erano palesi, non voglio dire che non abbiano più nulla da dire, dico che secondo me vanno calati nel contesto. Non sono sempre letture agevoli, e non solo per la diversità di cultura o per l’ignoranza della storia di quei paesi, ma proprio per la struttura, per come sono scritti. Diciamo che quando si sperimenta, si va incontro a letture di qualità e di natura diversa, non sono tutte rose e fiori, ma anche questo è un esercizio di adattamento necessario, credo, se si vogliono scoprire autori nuovi.

    Ciao,
    Mariangela

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  28. Mari, a me la letteratura piace buona e bella.
    Se un libro è datato, nella lingua, nella struttura, nel lessico, bè mi annoio e lo mollo, quindi – a meno che non debba fare uno studio specifico o un esame- il piacere della lettura, quello lo esigo.
    L’ho già detto. i libri “dei paesi arabi che ho letto mi hanno affascinata poco, anche molto poco, proprio per un certo modo affabulatorio e affastellatorio di raccontare, sempre troppi giri, troppe parole, troppi sbiechi, preferisco i diritti, le righe asciugate, la ridondanza mi annoia a morte.
    ma tu hai un altro modo di leggere e cerchi nel leggere cose diverse da quelle che cerco io. Io non voglio imparare un bel niente, voglio gioire, e anche apprendere se è il caso, ma in bellezza.

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  29. Ho appena finito il libro HOTEL SILENCE dell’islandese Audur Ava Ólafsdóttir.
    Un bel libro che narra la storia di un cinquantenne dalle mani d’oro, che sta vivendo un periodo molto complicato della sua vita. Ha appena divorziato dalla moglie che gli rivela che l’amata figlia non è in effetti sua figlia, ha la madre in stato di demenza, vive un’esistenza orribile minata dal ricorrente pensiero del suicidio. Ma non vuole che a ritrovarlo morto sia la figlia, quindi decide di trasferirsi in un paese appena uscito da una guerra civile fratricida. E qui, conoscendo nuove storie, si affranca dal suo esistenzialismo negativo e capisce che le sue tragedie sono il nulla rispetto ai drammi vissuti da personaggi che sono veramente gli ultimi. La parte finale ha un messaggio di speranza che ti riscatta della solitudine, della sofferenza e del dolore dei protagonisti. Consigliatissimo.

    Saluti, Claudio

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  30. @claudio. qualche anno fa’ mi piacque. ROSA CANDIDA, dopo lessi LA DONNA È. UN’ISOLA , non mi piacque e non badai più. a Olafsdottir. Perciò. ti ringrazio molto e leggerò HOTEL SILENCE. Mi piacciono lo stile e l’ eleganza di questa scrittrice. Ti saprò. dire. Cam

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  31. @tutti @Cristina
    Io sto leggendo alcuni libri di autori arabi che, lasciatemeli definire alla mia maniera, secondo me sono i “classici moderni” del XX secolo della letteratura araba. Questi sono i titoli a cui facevo riferimento io nel mio commento di ieri (ad alcuni non a tutti): possono essere un po’ ostici e talvolta involuti e figli del loro tempo, ma tra questi libri ho anche trovato testi pregevoli e consigliabili e comunque ho letto ancora poco per dire.

    Se parliamo di autori arabi contemporanei, quelli che scrivono adesso, il discorso è diverso, secondo me, bisogna proprio “provare” per poter dire, non c’è generalizzazione che tenga. Io avevo provato “Palazzo Yacubian” e “L’attentatrice” e non ero riuscita a finirli, ma non mi capacitavo che di quell’area culturale nessun libro potesse piacermi. Io il dubbio ce l’ho, non volevo dirlo, ma invece lo dico: siamo sicuri che gli autori arabi contemporanei più conosciuti, quelli nei quali più facilmente ci imbattiamo, siano veramente i più meritevoli?

    Anch’io leggo per il piacere della lettura, per divertirmi: non devo preparare esami e – lo giuro – non lo faccio per lavoro; ma se voglio scoprire autori nuovi, che non siano sempre gli stessi, se voglio spaziare rispetto ai soliti titoli che, gira che ti rigira, mi portano sempre ai soliti nomi, come potrei fare? È chiaro che leggere quello che già ci piace sia psicologicamente più remunerante, perlomeno in prima battuta, ma cambiare autori, perlomeno, provarci, prendersi il rischio di azzardare qualcosa di nuovo, è anche un modo per mettersi in gioco, come lettori e come individui.

    Ciao,
    Mariangela

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  32. @tutti
    Mollare il libro è sempre legittimo, abbandonare l’autore, pure (per quanto, talvolta controproducente), ma generalizzare addirittura su scala geopolitica, a mio parere, no, al fine di fare belle scoperte, no che non lo è, legittimo! E non perché il lettore voglia o, tanto meno, debba “imparare” (senza negare il valore conoscitivo dei romanzi), ma proprio per il gusto della scoperta!

    Il mondo arabo va dal Maghreb al Golfo Persico, include decine di paesi, presenta scrittori che scrivono in arabo e altri che scrivono nelle lingue europee, autori che vivono in Africa o in Medio Oriente e altri che, per lo più a causa delle vicende politiche, vivono in esilio in Occidente; può, dico io, in questa varietà, quella mezza dozzina di libri che ho letto portarmi al saldo convincimento che non ci sia niente di “divertente”?

    Certo la sperimentazione richiede tempo ed energie, ma invidio chi la può praticare intensamente, non tanto perché quel lettore può imparare più di me, ma perché, se concederà fiducia ai nuovi autori incontrati, vivrà nuove avventure!

    Mariangela

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  33. ma certo mariangela, ma certo!
    Io ho letto alcuni scrittori e scrittrici arabe, di quelli e solo di quelli parlo.
    Peraltro a me Palazzo Yacubian era proprio piaciuto abbastanza.

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  34. @ tutte/i @ Cristina @ Mariangela
    in libreria per dare un’occhiata a HOTEL SILENCE, ho trovato un nuovo libro di Annie Ernaux UNA DONNA che inizierò. oggi.
    Per me questi sono libri/esperienze molto arricchenti, sorprendenti che , sicuramente , mi fanno capire qualcos’altro su di me e sulla vita. Più ne leggo, di Ernaux, e meglio sto. ciao ciao Cam

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  35. @Tutti
    Sempre di letteratura araba, ho finito anche “San Giorgio guardava altrove” di Jabbour Douaihy.

    I genitori naturali di un bimbo conoscono un periodo di difficoltà economica, così, due coniugi ricchi senza figli cominciano ad occuparsene: senza esplicitare più di tanto l’adozione, il bambino si ritrova con due famiglie, musulmana quella di origine, cristiano maronita quella di adozione. Siamo in Libano e quando scoppia la guerra civile la doppia religione diventa un arma a doppio taglio …

    Il libro è scritto molto bene, non presenta difficoltà di lettura o di struttura e non conosce le asperità de “La commissione”; la storia non conosce intrecci particolari, in certi punti può sembrare poco coinvolgente e forse convince poco il personaggio della madre naturale, nel complesso, secondo me, è un buon libro.

    Ciao,
    Mariangela

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  36. Altra novita’ in libreria..”All’ombra di Julius” scritto da Elizabeth. J. Howard..ho molto amato la saga dei Cazalet..

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  37. Ma allora ci siete!! Da diversi giorni entravo nel blog e vedevo commenti fino al 29 marzo, pensavo foste spariti tutti. E invece eccovi pieni di idee e spunti di letture interessanti. Peccato io non legga nulla. Mi capita spesso in questa stagione: primavera mi chiama fuori. Comunque ho sul comodino Kent Haruf, sono molto solleticata da Cormac mcCarty, da Elusabeth Jane Howard, naturalmente da Annie Ernaux e dal Medio Oriente di Mariangela, ma confido che mi aspetteranno pazienti. Ciao a tutti

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  38. “Laura il nuovo libro di Elizabet Jane Howard non fa parte dei (bellissimi Casalet), ed è singolo? . Grazie tantissimo per la preziosa segnalazione in ogni caso. cam

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  39. @ laura. grazie .
    @ Cristina @ Dani
    Sto finendo UNA DONNA di Annie Ernaux, voglio. lasciarmene qualche pagine per questa sera tardi. E’ magnifico anche questo libro. Non ho parole per definirne la perfezione stlistica, la perfezione sentimentale , il talento per la
    sua reinvenzione dell’autobiografia. come strumento acuminato. di indagine esistenziale, politica e sociale. Ernaux e’ un classico contemporaneo. ciaociao Cam
    .

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  40. Cam,
    non vedo l’ora di leggerlo, ma ERnaux davvero è affilata come un coltello, che opera, la sua, e che vita! un coraggio da leonessa

    Per le gattare segnalo un libro fondamentale:
    Dizionario bilingue italiano-gatto,
    titolo molto cretino, libro invece estremamente utile per chi ha gatti in casa.
    Nonostante io credessi di sapere tutto o quasi sui gatti ho imparato molte cose utilissime e anche parecchie sbagliate che facevo. Scritto agilmente, un libro intelligente e pratico ( sui comportamenti, sulle malattie, sulla pulizia sui segnali, sul cibo etc etc etc)

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  41. Seguirvi nell’ombra e poi, d’improvviso, sentire il bisogno di farsi “accarezzare” da un raggio di sole. Leggervi, significa trovare calore (e letture). Ho iniziato un percorso di “classici”, se così posso permettermi di definirlo senza che risulti “meccanico”. Seguo il cuore. “Orgoglio e pregiudizio”, “Nemico, amico, amante…”, “Il deserto dei Tartari”, “Lo straniero”, “Cent’anni di solitudine” e da ieri “Un uomo” di Oriana Fallaci. Non so quale sia il confine che delinei un romanzo, da un “classico”. So che queste letture menzionate, meritano l’eterno. Prossima scelta? Credevo “Il conte di Montecristo” o “Le notti bianche” o “L’insostenibile leggerezza dell’essere”.
    “Una vita come tante”, letto qualche mese fa, resta sulla pelle. Davvero un mosaico di personaggi che manca. Manca da morire.
    A presto, lettrici e lettori a cui devo un bagaglio ricchissimo.

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  42. @Chiara ciao e benvenuta. Siamo contenti di una nuova voce che arricchisca questo blog con consigli preziosi. I classici tutti sono un porto sicuro. Io vi torno sempre dopo una lettura deludente per annullarne l’ effetto e ogni Natale me ne leggo o rileggo uno. È un autoregalo che mi faccio e che mi gusto nella calma delle vacanze, magari davanti al caminetto accesso. Piacere sublime 🙂
    @Cri l’ho iniziato, CANTO DELLA PIANURA. In effetti notevolissimo e avvincente, ma sono all’inizio.
    Buone letture belle donne

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