Cominciamo con le cose importanti: “Una sana colazione” di Etgar Keret è la storia di aprile del gruppo di lettura Un racconto. La short story dello scrittore israeliano (nato a Tel Aviv nel 1967) è inclusa nella raccolta All’improvviso bussano alla porta, pubblicata in Italia da Feltrinelli.
L’incontro di discussione di “Una sana colazione” si terrà su Zoom mercoledì 29 aprile alle 20:45. Come sempre la partecipazione è aperta a tutte e tutti, anche a chi non ha letto il racconto. Qui trovate le credenziali Zoom, per partecipare.
Qui invece trovate il pdf con il testo del racconto di Keret.
Keret sul boicottaggio degli autori
Etgar Keret scrive di frequente note, brevissimi saggi e anche qualche racconto sul suo Substack. Il 21 aprile ha pubblicato una breve ironica e acuta osservazione sulla questione del boicottaggio ai danni degli scrittori. Tema sul quale, visto che è israeliano, è particolarmente sensibile. Purtroppo è un pezzo che si può vedere solo pagando. Per fortuna il Corriere della Sera l’ha tradotto e pubblicato in italiano e, credo, in via Solferino non me ne vorranno se lo condivido qui sotto con tutte le lettrici e i lettori del blog:
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«Quando un mio racconto viene boicottato, mi offendo non una, ma due volte: una volta per me stesso, in quanto, da bravo ebreo lagnoso, sono convinto di non meritare un simile insulto, e una seconda volta per il mio racconto. A ben rifletterci, che cosa dice in realtà il boicottaggio letterario, di qualunque specie esso sia? Dice che quando leggiamo un’opera letteraria è come se le facessimo un favore. E che se il suo autore si permette di comportarsi male, il suo lavoro perderà all’istante il privilegio di essere letto e potremo passare agli scritti di qualcun altro, un autore più morale e compiacente. Questo atteggiamento cancella la visione romantica dell’arte come una finestra spalancata sull’esperienza particolarissima del suo creatore, e suggerisce invece che l’opera d’arte altro non è che un ennesimo articolo offerto al pubblico consumo nel supermercato della vita. Nella mente del boicottatore, l’artista è qualcuno che ci fornisce beni e servizi. E proprio come con l’idraulico, il tassista, o il ristoratore, se non ci va a genio un singolo fornitore possiamo procurarci esattamente lo stesso prodotto o servizio da qualcun altro.
«Se fossi vissuto nel mondo virtuoso e intransigente dei boicottaggi, con ogni probabilità non avrei mai letto T.S. Eliot, Louis-ferdinand Céline o Ezra Pound, tre antisemiti dichiarati, i cui libri mi hanno insegnato tanto di me stesso e del mondo, molto di più rispetto a un’infinità di altre opere, scritte forse da uomini migliori, ma il cui pensiero non mi ha colpito altrettanto profondamente. E se avessi girato alla larga da quelle opere illuminanti, per le medesime ragioni moralistiche che sono alla base dei boicottaggi culturali, chi ne avrebbe risentito di più? Sarei stato io a castigare l’arte, o mi sarei semplicemente castigato da solo?
«Qualche anno fa, mio figlio ed io abbiamo accettato la sfida che invitava i più coraggiosi a smettere di leggere, per un anno intero, tutti gli autori bianchi, maschi ed eterosessuali. Ma a farmi perdere la scommessa è bastata una notte oscura, uno spinello piuttosto forte e il desiderio irresistibile di rileggere un racconto di Isaac Babel che avevo letto da ragazzo. Mio figlio, invece, ce l’ha fatta: non ha letto nemmeno un libro per un anno intero. E si è divertito a ricordarmi che era stata la sfida più facile che aveva mai accettato. Ho riso insieme a lui, perché non volevo fare la figura del papà sfigato, ma per me quell’ammissione non era affatto spiritosa. Qualcosa si è interposto tra il mondo della mia giovinezza, in cui l’arte era una nube irraggiungibile che aleggiava sopra di me nel cielo, e il mondo in cui vive mio figlio, in cui l’arte non è tenuta in maggior considerazione di un adesivo per paraurti che qualche vandalo annoiato si diverte a staccare.
«Ripenso a quella strana sfida. Se avessi sfidato mio figlio a resistere per un anno intero senza far uso delle reti sociali di proprietà di vari maschi bianchi pezzi di m…, non avrebbe mai accettato. Rinunciare a leggere un certo tipo di scrittore è possibile, ma rinunciare a Twitter o Instagram per dodici mesi? Sostanzialmente impossibile. Pensateci bene: sareste capaci di restare all’oscuro per un anno intero, senza che qualcuno vi dica quale artista o opera d’arte boicottare?»
(Traduzione di Rita Baldassarre)

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