I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

493 commenti

  1. Queneau è troppo difficile,è un opera mastodontica con riferimenti continui dall’antichissima sapienza Cinese alla filosofia greca , Platone a una enorme ricchezza di citazioni …dottissime. Io lo avevo ….avuto ,assieme a Zazie nel metro per via del mio attaccamento a Calvino …Italo.Ma non Era roba per me. Troppo troppo…Buon divertimento. Cam
    Per Cristina

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  2. @Cristina @Tutti
    Cristina! Stiamo leggendo lo stesso libro! Anzi io l’ho stancamente finito questa sera! Anch’io non apprezzo quel genere di romanzo e infatti non mi sono proprio divertita leggendolo, anzi …

    Come fare a descrivere questo libro? Continui salti temporali, situazioni paradossali, cavalli che parlano, scene che vorrebbero spiazzare o forse vorrebbero far ridere. In pratica, c’è un conte che viaggia nel tempo, parte dal Medioevo, passa per il Concilio di Basilea (nel XV secolo), attraversa gli Stati Generali e approda nel ‘900. Però c’è anche un altro personaggio, che dalla sua chiatta non si muove mai, è Cidrolin.

    Sarà un limite, ma proprio i libri scritti così non mi piacciono, sarà un imperdibile del XX secolo, ma a me non ha regalato piacere di lettura, proprio per niente. Faccio presente che, anch’io, ho cercato di leggerlo lentamente, dedicandogli molta attenzione, proprio non fa per me.

    Ciao,
    Mari

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  3. Mah Queneau fa boutade su boutade, a me importa un ficosecco se sono o meno citazioni, NON mi diverte e credo che quekl genere di scrittura abbia fatto il suo tempo. Forse faceva ridere all’epoca, ma oggi… boh. é in minorissimo un genere paragaddiano, ma quanta inconsistenza rispetto a Carlo Emilio!

    Mai lo avrei letto aggiungo, se non fosse che me lo ha regalato la mia adorata maestra di coro. giovane ragazza maravillosa e non mi capacito che lo abbia messo fra i 10 libri per lei da segnalare maggiormente.
    Comunque arranco, arrancando

    Mi è invece capitato di leggere perchè prestato ( la mia Biblio è s emichiusa e fa i capricci) un libro di Almudena Grandes La figlia ideale. Fosse ridotto di un terzo sarebbe anche un libro mica male,ma santiddio è prolississimo!
    Da l’idea dek clima della Spagna franchista usando il paradigma della psichiatria e dei manicomi, ma nel mezzo ci sono alcune storie d’amore, e storie di ebrei e di integralismi religiosi.
    Avete letto qualcosa di questa scrittrice? Non scrive male, ma non mi è venuta voglia di leggere un altro libro. Sbaglio?

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  4. @Tutti@Domenico Fina

    “La straniera” di Claudia Durastanti e un bel libro che devo al consiglio di Domenico Fina, l’ho finito qualche settimana fa e mi sento di consigliarlo a mia volta.

    Nella prima parte del libro è la storia dei genitori a predominare e devo dire che mi ha impressionata la vicenda della sordità della madre, che in qualche modo condiziona pesantemente anche la vita della figlia. Poi subentra l’autobiografia della scrittrice, pendolare tra New York e la Basilicata. È molto ben scritto, la scrittura è trascinante, Giusto per affibbiare un’etichetta, io l’ho incasellato nel genere dell’autobiografia.

    Brava, questa scrittrice, e vedo che come traduttrice si è occupata di libri, che, perlomeno a giudicare dal titolo, sembrano tutti molto interessanti, da cui si rileva l’interesse di Durastanti per l’antropologia.

    Di scrittrici italiane ne conosco proprio poche, dei consigli di Domenico, non ho ancora esplorato Rondolini, però adesso sono si altri lidi, Cristina, lidi francesi!!

    Ciao

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  5. @ Cristina. Ho finito e archiviato il simpatico libro di Milena Agus,sempre originale e dolce.sto per iniziare
    Pimpernel. di Maurensig.E un bel po’ che non incontro …….un capolavoro. Spero nei vostri consigli.
    CamA

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  6. ah Camilla, capolavori…nix. nisba. nada de nada. Tempi difficili.

    Dopo aver letto mesi fa Cambiare l’acqua ai fiori ora sto leggendo Imparare a parlare con le piante di Marta orriols catalana. Tutta sta botanica chissà come mai

    Insomma, librino,carino, piccino, ufff

    Mari, Rondolino piace molto a Domenico, io la trovo ostica…. diciamo così.

    Durastanti credo di non averla mai letta.
    Ma ad esempio sono interessanti le scrittrici italianizzate…Igiaba Scego , Ornela Vorpsi ( con duibbi), Elvira Dones ( lei è brava!!)…

    Sono curiosa di leggere il libro di CHiara Valerio sulla matematica, vedremo.
    Ma a parte Elena Ferrante e Michela Murgia ( Accabadora) e Milena Agus nessuna mipare svettare in modo duraturo e inequivocabile.

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  7. Ciao a tutte e a tutti 😊

    trovo che ci siano scrittrici italiane molto interessanti, Claudia Durastanti è forse la più promettente, è andata in crescendo e La straniera e il suo libro migliore finora (ma ha solo 36 anni, può migliorare). Simona Rondolini che aveva scritto un primo romanzo che mi era piaciuto molto si è un po’ persa con il secondo (non al livello del primo) e con un volume di racconti poco riusciti (il genere racconto a mio avviso è il più difficile, sono pochi gli autori che riescono a scrivere romanzi e raccolte di racconti allo stesso livello). Su Ornela Vorpsi stesso discorso di Simona Rondolini, dopo un esordio aspro e molto interessante “ Il paese dove non si muore mai”, ripubblicato di recente da Minimum fax e in prima edizione da Einaudi, non ha detto molto di nuovo con i successivi.
    Apprezzo anche Letizia Muratori, soprattutto nei volumi che ha pubblicato con Adelphi (La casa madre, Animali domestici) lei è brava anche nella forma racconto (Spifferi). Se dovessi dire un libro degli ultimi venti anni, di una scrittrice italiana, che ritengo un capolavoro direi Serena Vitale, con Il bottone di Puskin. Milena Agnus l’ho letta poco per esprimermi, lessi a suo tempo Mal di pietre e mi piacque. Chiara Valerio è anch’essa una scrittrice di valore ma finora non ha espresso un testo pienamente compiuto, ho letto Almanacco del giorno prima ed è un libro che si muove tra intuizioni interessanti, quasi una sorta di ambizioso Anime morte gogoliane riattualizzato, ma è un libro bloccato, a tratti cervellotico, troppe divagazioni non sempre efficaci che fanno impantanare la storia. Il suo nuovo libro è un saggio sulla matematica (non l’ho ancora letto) ma ho la sensazione che sia sicuramente più riuscito dei suoi romanzi. Anche Nadia Terranova, con Addio fantasmi è una scrittrice raffinata e da seguire. Infine la più giovane, Marta Barone, anni 33, che come Claudia Durastanti ha scritto della sua famiglia, e in particolare di suo padre e del suo dolente destino, nel romanzo d’esordio, Città sommersa, non l’ho ancora letto, ma se ne è parlato con sincera ammirazione. Marta Barone (che ho conosciuto online perché durante il periodo di lockdown ha tenuto un corso – che ho seguito – su alcuni autori Italiani che ammiro, tra questi Landolfi, Romano, Ortese, Dolores Prato) è una scrittrice colta, raffinata, enormemente curiosa. La sua formazione universitaria è sulla letteratura russa ma spazia moltissimo. Tra i suoi libri prediletti c’è Pnin di Nabokov, in proposito ci siamo scritti su Facebook perché anche io amo Pnin, lo trovo un personaggio teneramente incantevole.

    Buona serata e a presto

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  8. Grazie Domenico come sempre fonte di notizie utili .
    Anch’io ho amato Pnin, libro incantevole davvero.
    E concordo anche su Serena Vitale, il cui Bottone di Puskin lessi anni fa con grande piacere.

    Aggiungo al tuo elenco Romana Petri che a me piace parecchio, (Ovunque io sia) ma la sua anima a metà portoghese sembra confinarla ai margini del nostro universo letterario già così…marginale.

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  9. passo un attimo per dire che io a volte vado a vedere. Quindi da stamane ho in mano La straniera di Claudia Durastanti. Ne ho letto 90 pagine, e faccio fatica e mi piace proprio poco. Ma poi dirò a lettura finita

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  10. @cristina
    di Almudena Grandes ho letto Le età di Lulù che ho trovato davvero pietoso.
    Devo aggiungere che per me l’erotismo è altro da quello che spesso intendono coloro che si iscrivono nella categoria “letteratura erotica”. Forse, parafrasando, l’erotismo è negli occhi di guarda.

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  11. Ho capito cosa mi irrita in Claudia Durastanti: ha una scrittura volutamente impressionistica, dove tutto si affastella in impressioni fugaci, “moderne” e scorre via sulla superficie, senza avere nè capo nè coda.
    La narrazione non esiste, resta impigliata in questa accozzaglia di descrizioni apparentemente slegate, a flash, che compongono un patchork effimero e vagamente frenetico. Tanti brividini che scorrono in soggettiva sulla pagina. Mah.

    Avercene di Foster Wallace…

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  12. Ho finito, dandomi dei pizzicotti per continuare – La straniera di Claudia Durastanti.

    Non è un libro inutile ma è – a mio parere – un libro inutilmente irrritante.
    Una autobiografia di una vita strana. la sua, con due genitori altamente disfunzionali . Ci sarebbe stata materia per una storia a tinte forti con risvolti tragici. Ma la scelta stilistica è quella del frammentario e del frammentato ma, soprattutto, del distanziamento dalla materia rovente con una lettura fortemente intellettualistica infarcita di citazioni musicali e letterario/filmiche.
    Insomma, che dirvi? per una scelta così distanziante fra elusioni e allusioni ci vorrebbe un Thomas Bernhard, O Forster Wallace, o meglio ancora un Philip Roth.
    Qui restiamo in un libro che si compone a pezzetti sovrapposti e slabbrati, con sentenziosità a volte davvero fastidiosa, dove la sociologia si coniuga con una psicologia rovesciata ed estremismi ad effetto che fanno intravedere scorsi devastanti s enza però illuminarli.. .
    C’è molto dolore, ma non se ne resta appassionati o colpiti. Ed è un peccato.
    La ragazza è intelligente, anche troppo, forse serve alla vita, ma non sempre alla letteratura.

    Non so se è la mia attuale disposizione d’animo a rendermi così severa.
    Sarei curiosa di sentire altre opinioni.

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  13. A Cristina. Ho finito il libro di Maurensig. Pimpernel. Scritto bene,sulla falsariga di Herry James. Verso la fine mi sono resa conto che è troppo Henry James. Allora leggevo un James autentico!! E così anche Pimpernel mi ha molto delusa. Con i libri non va bene. Ciaociao. Cam

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  14. @Mari, cara Mari. Tempo fa avevi suggerito la lettura di NON VOLEVO MORIRE COSÌ di Pier Vittorio Buffa. Ebbene l’ho letto e ti voglio ringraziare. Molto molto toccante e dolentemente bello.

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  15. @tutti@Dani@Cristima

    Dani, sono contenta ti sia piaciuto il libro su Ventotene, consigliare e accettare suggerimentii sui libri è sempre un rischio: puoi fare un piacere a un amico lettore oppure puoi infliggergli un testo che non apprezza; Cristina, il libro di Durastanti a me era piaciuto, probabilmente non ti sei trovata con la lingua, quando qualcosa non ti suona, non c è niente da fare, è un gusto!

    Ci sentiamo con più calma, ciao

    Mariangela

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  16. Intanto vi do uno sconsiglio: si parla bene in questi mesi sui fogli di recensioni de L’Ottava vita della georgiana Nino Haratischwili (1120 pagine!!).
    Un vero pasticcione confuso, ambizioso senza averne minimamente la stoffa. L’ho mollato a pagina 130, è davvero scritto e pensato male ma male.

    Mariangela: di Durastanti per me non è la lingua in sè il problema, è l’approccio di scrittura della vicenda, la struttura scelta, la visione insomma. Credo di averlo spiegato bene, non mi voglio ripetere.

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  17. Grazie per lo ‘sconsiglio’ Cristina. Prendo spunto per fare una considerazione laterale sui libri millepagine: da tempo sto sviluppando una repulsione verso i libri lunghissimi, perché ritengo che quasi sempre non abbiano una ragione sufficiente per arrivare ad estensioni di 800/900/1000 pagine, anche una saga familiare può rientrare benissimo nelle 300 pagine, Faulkner ci riuscì benissimo anche con “Assalonne, Assalonne!” vicenda complicatissima che si snoda per quasi un secolo. Sospetto che l’editoria che alimenta libri interminabili (se ne vedono sempre più) forse ha capito che c’è un genere di lettore che ama libri millepagine. Io non sarò mai tra questi: di recenti capolavori lunghi perfino ad “Underworld” di DeLillo che lo è (un capolavoro), avrei tolto almeno 200/300 pagine. Forse anche per questo amo i racconti, per me un racconto perfetto di 30 pagine, come “Interno familiare” di Anna Maria Ortese, con quel personaggio indimenticabile di Anastasia Finizio, può bastare a rendermi una lettura, un personaggio, un autore, un’autrice, fatali. Se poi si sta parlando di classici del passato, Anna Karenina o Delitto e castigo o I Buddenbrook hanno ragion d’essere libri molto lunghi, per mille motivi, la grandezza estetica e di pensiero che esprimono nella pagina, anzitutto. Tornando alla contemporaneità troppi libri lunghi invece sono lunghi e basta, non hanno altre caratteristiche importanti che sappiano impreziosirli (senza voler generalizzare, è solo un mio parere personalissimo ed estemporaneo, ciao).

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  18. Mah, non so, lungo o corto a me interessa poco, se mi piace, mi prende, mi da gusto…. ci sono libri che avrei voluto non finissero mai e racconti che avrei voluto ancora più corti perchè insignificanti.

    Certo per sostenere mille pagine si deve fare come minimo un mezzo capolavoro… ma allungare il brodo pare scelta dei libroni di lettura facile (W. Smith and co. ma anche i nostrani vespa etc) o sbaglio?

    L’unico a cui lo perdono a priori è Stephen King che ho d eciso di leggere solo da 2-3 anni e che può scrivere quanto e come vuole, per me va sempre bene

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  19. Dunque, ho letto 140 pagine, cioè metà, del libro Città sommersa di Marta Barone. e… smetto.
    E’ la storia della sua ricerca/ricostruzione del padre, che negli anni 68 e oltre aveva fortemente militato in uno dei più deliranti partitini della sinistra extraparlamentare, ossia Servire il popolo di Aldo Brandirali.

    Accusato poi di far parte della struttura eversiva di Prima linea l’uomo aveva fatto anche un anno di carcere, pare ingiustamente.
    La figlia viene a sapere di tutto questo dopo la morte del padre e inizia una ricerca delle tracce fra vecchi documenti di giornali, fra amici dell’epoca, fra città ( roma Milano Torino che riscopre percorse da una marea di giovani storditi dall’idealismo dell’epoca).

    E’ un libro sincero, la storia è autobiografiaca ( ancora e sempre l’autofiction), MA. Io conosco bene quell’epoca ci sono stata dentro ( NOn con Servire il popol) e so moltissimo, e non mi interessa rivangarne le meraviglie, nè i peccati e le deliranti derive.
    La scrittura peraltro non è limpida, le citazioni e le divagazioni sono troppe, e il pathos – che pure c’è e si avverte – non riesce a sostenere la prosa che andava sfrondata e asciugata.
    Questa ricerca del padre ignoto non mi ha conquistata, purtroppo.

    Bah, queste giovani narratrici italiane, per ora…. basta!

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  20. Pssst, Domenico, se lo leggerai poi ci saprai dire, ma se questa è la scrittura che desta ammirazione, allora non siamo messi benissimo, dico io

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  21. Carussimi tutti per me in questo periodo la lettura è diventata un mistero doloroso. Ne ho bisogno ma non trovo mai il libro giusto. È un periodo bruttissimo. Mio cognato è morto per covid, L a moglie (persona a me carissima come mio nipote) sono stati contagiati. Paola non sta bene mio nipote è guarito. E poi una altra serie di sfighe, non tanto gravi ma… destabilizzanti, allietano le mie mascherate giornate. Che tempi duri per la miseria!
    Un abbraccio a tutti. Cam

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  22. Camilla ti mando un abbraccio forte mia cara.
    Sono tempi duri fuori e dentro di noi. Invecchiare poi non aiuta certo…

    Credo che non ti piaccia, ma se per caso…io mi sono rifugiata in Stephen King che non solo mi strapiace, ma mi è anche maledettamente simpatico

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  23. Cristina. Stephen King e talmente prolifico che c’è ne è sempre uno… mai letto
    Buona idea. Chiederò a mio figlio di passarmene uno. Comunque oggi mi sono presa l”ultimo vPeter Camerun Una bella lunga recensione su Robinson mi ha ricordato tutti i piccoli capola voti di questo grande scrittore gentle. Ciao a tutti e. grazie Cristina. Cam

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  24. Ciao Camilla. Ti mando un bacio dal nord ovest, che attraversa tutta la pianura padana. Resisti cara.
    Te l’avevo scritto più sopra forse, ma io sono un po’ noiosa e ripetitiva. Leggi L’ARTE di perdere. A me è piaciuto molto.

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  25. Dani. Scusa vorrei sapere se il libro gentilmente proposto da te (L’arte di PERDERE) è ambientato in Algeria. Grazie scusa. Cam

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  26. Ho finito di leggere il libro IL SUSSURRO DEL MONDO consigliato da voi. Notevole! Mi è piaciuto moltissimo, è uno di quei libri che non si dimenticano, che lasciano un segno, come vorrei fossero tutti i libri che leggo.
    Ho acquistato CANONE DEL DESIDERIO dello stesso autore, qualcuno di voi l’ha letto?
    Rinnovo l’invito a leggere LA PARETE di MARLEN HAUSHOFER, che ho trovato bellissimo. Mi piacerebbe conoscere i vostri commenti.
    Grazie, Ciao a tutti

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  27. A Dani. Grazie della risposta su l’arte di perdere. Ho letto tanti libri di Laurent Mauvi gner, sull’argomento della vergogna francese in Algeria. Cercherò comunque anche l’arte di perdere. Ciao. Cam

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  28. @Tutti @Camilla
    Ciao a tutti, sono stata molto presa e non ho potuto scrivere, Camilla, mi spiace, è un brutto periodo, sta mettendoci a dura prova.

    L’avete mai letta Sally Roony? Io ho finito il suo “Persone normali” : molto bello, secondo me, fa capire quanto la rispettabilità sociale possa incidere sulle relazioni, spesso neppure un sentimento intenso e una forte attrazione fisica riescono a sconfiggere le convenzioni.

    Sono due ragazzi, al liceo è lui che non vuole palesare il loro rapporto, pur molto intimo e appagante (lei è considerata bruttina e poco appetibile), all’università le quotazioni sociali dei due giovani cambiano: lei è molto richiesta, ai party, nelle situazioni che contano, lui sconta la sua estrazione non abbiente. Insomma, mi è piaciuto leggerlo e offre spunti di discussione, perfetto per un Gdl, secondo me.

    Vi leggo sempre anche quando non posso intervenire,

    Mariangela

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  29. chissà che idee hai di cosa debba leggere un Gdl Mariangela… mi pare che tu cerchi libri con argomenti /tematiche interessanti.
    Io non ho mai pensato in questi termini ( pur legittimi…). Solo in termini di letteratura: buona, o meglio ottima, qualunque fosse l’argomento. Oppure di conoscenza di un paese, qualunque fosse l’argomento.
    A meno che un Gdl vada per tematiche sociali, ma esiste e… ha senso ? ( si lo so tutto è legittimo però…)

    Dani, sono a un terzo del libro da te consigliato, non mi esprimo per ora.

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  30. Sally Rooney ho letto il suo primo (“Parlarne tra amici”) e la ritengo una scrittrice tra le più interessanti in circolazione per come riesce a fa evolvere una storia che sembra banale tra personaggi irritanti e quasi superficiali e invece non lo sono affatto. Tutto torna nel finale. Non ho ancora letto il secondo forse perché se ne è già parlato troppo, con annessa serie tv e clamori, bisognerebbe aspettare per valutarla in modo più preciso.

    Domani assegneranno il Nobel, tra i favoriti ci sono la poetessa canadese Anne Carson, la scrittrice Maryse Condé, francese nata a Guadalupa, il keniota Ngugi wa Thiong’o, Murakami, Atwood e altri. DeLillo lo meriterebbe, per me, ma forse più di tutti António Lobo Antunes. Sarei contento anche se lo vincesse un italiano a sorpresa come Roberto Calasso.

    Sto leggendo un raccolta di saggi/reportage appena pubblicata da Adelphi, si intitola “Le civette impossibili” ed è opera di uno scrittore americano che si chiama Brian Phillips, nato nel 1976. È il suo primo libro ed è uscito negli USA nel 2018. Lo trovo mirabolante per come sviluppa temi eterogenei con una grazia, come dire, americana ma anche non americana, quasi cechoviana. È capace di scarti di lato e digressioni da gran scrittore. Capace di scrivere delle vicende intorno a una affascinante ereditiera vissuta nella sua cittadina di nascita, Tonga city, in un ultimo capitolo molto toccante. Oppure di famoso regista di animazione russo che in trent’anni ancora non è riuscito a realizzare un cortometraggio ispirato a Il cappotto di Gogol, per via della sua ansia di perfezione. Di una viaggio assurdo in Alaska per seguire una corsa tra slitte. Un saggio raffinato sui lottatori di sumo, un altro sulle tigri indiane, uno sul fatto allucinatorio che molti americani vedono astronavi ovunque. Il tono è lieve e interessante, la sua bravura è seria e profonda, sono storie vere che si muovono quasi come racconti alla Alice Munro. Cioè, per intenderci, Phillips non è uno scrittore di viaggio, uno dei tanti, a lui non interessa il viaggio in quanto tale, non aveva voglia di andare in nessuno dei luoghi in cui ambienta le sue storie, Phillips è scrittore di scrittura, di idee, di intuizioni interne, se così si può dire.

    Ciao, buona serata e buone letture ✨

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  31. @Luigia
    Grazie per i tuoi suggerimenti. Ho segnato LA PARETE, magari mi piacerà quanto LA PORTA a cui l’ho immediatamente associato. Chissà perché!

    @Mariangela
    è uno strano caso quello che si sta verificando: una mia amica mi ha scritto qualche settimana che aveva letto Mauriac, GROVIGLIO DI VIPERE. Le è piaciuto un sacco e, siccome sono il suo mentore librario 🙂 , mi ha subito contattato per il nostro consueto dibattito.
    Sta andando avanti con LA FARISEA ed ora non ricordo più quale. Insomma, il nostro in questo periodo va alla grande.

    Buonanotte a tutti.

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  32. Grazie jezabel …
    Ho finito di leggere “GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI”, stupendo, vi devo proprio ringraziare per i vostri suggerimenti. Naturalmente ho acquistato un altro libro di Olga Tokarkzuk, NELLA QUIETE DEL TEMPO. Lo conoscete?
    Ciao a tutti

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  33. A Domenico Fina, Come sempre leggo con piacere e attenzioneione i tuoi interventi. Non so se tu conosca il gentile (gentile mi sembra adatto a questo scrittore così speciale) che riesce a fare di ogni suo lavoro un avvincente e misterioso romanzo uno scrittore a parte.il libro si INTITOLA COS’È CHE SUCCEDONO LA NOTTE.Cam
    Inviato

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  34. No, Camilla, Cameron non l’ho letto. Come non avevo mai letto la poetessa Louise Glück che oggi ha vinto il Nobel, peraltro premiata e apprezzata negli USA ma da noi quasi ignota. Ho letto alcune sue poesie attraverso la rete e la trovo una gran scelta, aspetteremo le traduzione dell’opera per farcene un’idea più compiuta.
    Nel frattempo ho terminato la lettura del libro che mi ha colpito di Brian Phillips e di cui aveva scritto sopra: “Le civette impossibili”, Adelphi 2020, trad. di Francesco Pacifico. A proposito di gentili (e intelligenti), Phillips lo è.

    Qui due passaggi del libro:

    Per tutta la vita mia nonna conservò una delicatezza che non ebbe mai del tutto senso nel posto in cui viveva. Era paziente. Si avvicinava al mondo con simpatia e una specie di nervosa gentilezza, due qualità la cui frequenza di solito nemmeno lambiva lo spettro percettivo di mio nonno, ma in lei le amava.
    (“Ma non la solita storia d’amore”)

    Non era difficile immaginare una tigre avvicinarsi silenziosa alla bancarella delle magliette, perché in presenza di una tigre ciò che colpisce più di tutto non è la stazza, o la forza, e nemmeno la bellezza, ma è la sua capacità di scomparire. Nei programmi sulla natura avrete sentito dire che le tigri sono furtive. Non è un’informazione che può prepararti a come sono davvero. Non vedrete mai una tigre che non abbia deciso di farsi vedere. […]
    Ecco come arriva una tigre: prima non c’è niente; poi c’è una tigre. (“Mangiatrici di uomini”)

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  35. Camilla, io ho appena comprato COSE CHE SUCCEDONO LA NOTTE di Peter CAMERON, devo ancora leggerlo, l’ho comprato a scatola chiusa perché è un autore che mi piace molto. Ho perfino due suoi libri autografati e devo dire che mi ha scritto delle dediche molto carine e, appunto, gentili. Mi fa piacere che tu apprezzi questo scrittore e ne abbia scritto qui.

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  36. io sono smemorina e smemorata, devo aver letto almenoi 2 se non 3 titoli di Cameron e no, non mi è rimasta nemmeno un’impressione, o forse solo quella, lontana ed effimera, delicato, vagamente crepuscolare… ma il resto no nulla.
    Invecchio… o un libro mi colpisce la pancia ( e la testa, che in me vanno insieme) o anche se bello e buono succede che mi scivola via. uff,
    capita anche a voi getting old?

    Dani, sono a 3/4 del libro L’arte di perdere.
    All’inizio ero esitante, lo devo dire, ora sono contenta di aver seguito il tuo consiglio. Ha grandi percezioni di profondità. per fortuna un libro dove nulla è solo bianco o nero, qui tutto è cangiante

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  37. @Cri immaginavo potesse piacerti. Non so perché ma in qualche modo mi faceva ripensare a Patria di Aramburu. Diverse storie, contesti, personaggi, diversa scrittura, ma qualcosa lì accomuna. Forse un dolore con radici profonde, per certi versi immotivato, difficile da accettare. Faccio un po’ fatica a spiegare cosa intendo. Io ho visitato due volte l’ Algeria negli anni 80 attraversandola da nord a sud e passando attraverso l’Atlante. È un Paese splendido, pieno di sorprese ma non conoscevo benissimo quella storia del passaggio dalla situazione di colonia a paese…”libero” (?). Quindi oltre all’appello emotivo di pancia, come dici tu, ho apprezzato l’arricchimento che mi ha offerto. E poi grande storia di ascese, cadute, adattamenti più o meno difficili, tabù, traumi, qualche riscatto. Un pozzo di cose interessanti e bei bei personaggi.
    Io ora sono immersa tra le rose, quasi come la fanciulla di American beauty 😄
    Sto leggendo con grande interesse e godimento Il romanzo della rosa di Anna Peyron che romanzo non è. Ma è un bel libro che parla di rose, storie di rose, giardini di rose, persone che coltivavano e coltivano rose. Sono inebriata insomma.

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  38. @Jezabel @tutti
    Jez, forse ne hanno parlato anche alla Tv (devo recuperare il pezzo) e poi non c’è niente da dire Mauriac è bravo e leggerlo è un piacere!

    @Cristina @tutti
    Igruppi di lettura possono decidere di leggere quello che vogliono, è però una realtà di fatto che certi libri offrono alla discussione maggiori spunti di altri,può addirittura avveire che un libro così così faccia scaturire un dibattito più arricchente che non un capolavoro. In fondo è il bello della condivisione, non sai mai cosa possa venir fuori dal dibattito sul libro

    @Luigia @tutti @Dani @Luigi
    Luigia, non conosco il titolo che citi, però di Olga Tokarkzuk ho letto quest’estate “Vagabondi”, suggerito qui da Dani e da Luigi e mi è piaciuto. Confermo che è un libro molto frammentato, costituito da racconti brevissimi, pochissimi superano le dieci pagine, non sono racconti del tutto autonomi, però non c’è un fil rouge, non è neppure un romanzo a mosaico, come “Olive Kitteridge”, insomma, può spiazzare, eppure almeno due elementi aggreganti ci sono: lo spostarsi, quindi il tema del viaggio, e poi c’è una attenzione particolare per le tecniche di conservazione del corpo umano. Bellissime le descrizioni dedicate ad alcuni organi interni immortalati nella plastinazione.

    @Domenico Fina
    Grazie del consiglio

    Ciao a tutti
    Mari

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  39. Dani, ho finito L’arte di perdere di Alice Zeniter.
    Sono contenta di averlo letto perchè affronta una tematica per noi bianchi occidentali difficilissima da comprendere : lo spaesamento dello sradicamento e l’impossibilità di tornare indietro ma anche di andare avanti per gli individui che hanno dovuto sradicarsi e migrare, è uno stare a metà -non sei più algerino ma non sei nemmeno francese, sei nulla e nessuno e non ci sono specchi che rimandino la tua vera immagine.
    Una situazione vissuta da migliaia in Francia e spiegata qui con mano delicata e profondità ammirevole..

    Non potrei mai paragonarlo però a Patria che ritengo un capolavoro, mentre qui la scrittuira spesso si aggroviglia in lunghi periodi senza punteggiatura e incisi che fanno perdere il filo.
    (la traduzione mi pare non abbia aiutato, semmai il contrario).

    La storia delle tre generazioni ha il suo epicentro migliore nella parte centrale, mentre il viaggio finale in Algeria mi ha lasciata perplessa e mi è sembrato anche troppo frettoloso come conclusione.

    Più che per le riisposte questo è un libro meritevole per le domande che apre e ti spalanca in faccia.

    Come libro di conoscenza sull’immigrazione algerina in Francia, sull’orribile opera della colonizzazione e anche su come un movimento di liberaZIONEpuò comunque essere odiato dal suo stesso popolo è più che utilissimo.

    Molto coraggiosa in questo l’autrice. nel descrivere i ruoli, le donne, i maschi, le sottigliezze del potere e dell’elusione, i sommovimenti politici, le conseguenze, i terrori, gli spiazzamenti e la fuga definitiva.
    Ci sono personalità d escritte in modo vivido, appese ai ganci tremendi della storia e straziate dall’impossibilità di svincolarsene.

    E’ un libro di autofiction, quasi un lungo diario e non assurge a letteratura vera e propria – secondo me – ma accanto a pagine poco utili e di pura digressione ha diverse parti profonde e belle, che rendono la lettura avvincente e mai davvero noiosa.

    C’era da fare dell’editing, però, a mio avviso.. ma lo consiglio anche io,
    Sono vicende vicinissime e sconosciute, vanno conosciute e comprese.

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