I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

558 commenti

  1. Dani, ho finito L’arte di perdere di Alice Zeniter.
    Sono contenta di averlo letto perchè affronta una tematica per noi bianchi occidentali difficilissima da comprendere : lo spaesamento dello sradicamento e l’impossibilità di tornare indietro ma anche di andare avanti per gli individui che hanno dovuto sradicarsi e migrare, è uno stare a metà -non sei più algerino ma non sei nemmeno francese, sei nulla e nessuno e non ci sono specchi che rimandino la tua vera immagine.
    Una situazione vissuta da migliaia in Francia e spiegata qui con mano delicata e profondità ammirevole..

    Non potrei mai paragonarlo però a Patria che ritengo un capolavoro, mentre qui la scrittuira spesso si aggroviglia in lunghi periodi senza punteggiatura e incisi che fanno perdere il filo.
    (la traduzione mi pare non abbia aiutato, semmai il contrario).

    La storia delle tre generazioni ha il suo epicentro migliore nella parte centrale, mentre il viaggio finale in Algeria mi ha lasciata perplessa e mi è sembrato anche troppo frettoloso come conclusione.

    Più che per le riisposte questo è un libro meritevole per le domande che apre e ti spalanca in faccia.

    Come libro di conoscenza sull’immigrazione algerina in Francia, sull’orribile opera della colonizzazione e anche su come un movimento di liberaZIONEpuò comunque essere odiato dal suo stesso popolo è più che utilissimo.

    Molto coraggiosa in questo l’autrice. nel descrivere i ruoli, le donne, i maschi, le sottigliezze del potere e dell’elusione, i sommovimenti politici, le conseguenze, i terrori, gli spiazzamenti e la fuga definitiva.
    Ci sono personalità d escritte in modo vivido, appese ai ganci tremendi della storia e straziate dall’impossibilità di svincolarsene.

    E’ un libro di autofiction, quasi un lungo diario e non assurge a letteratura vera e propria – secondo me – ma accanto a pagine poco utili e di pura digressione ha diverse parti profonde e belle, che rendono la lettura avvincente e mai davvero noiosa.

    C’era da fare dell’editing, però, a mio avviso.. ma lo consiglio anche io,
    Sono vicende vicinissime e sconosciute, vanno conosciute e comprese.

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  2. e comunque L’arte di perdere mi ha raggiunta con una coincidenza di quelle belle e significative ( una mostra da organizzare, un catalogo, una introduzione da scrivere nel libro) che danno da pensare.

    Infatti,, cari amici e care amiche, appena sta pandemia del tubo me lo consentirà, organizzerò una mostra dei disegni e dei quadri di mio figlio – che sono molto belli e “forti” – e naturalmente voglio fare un catalogo ( foto, biografia, intro).

    Ovvero, quando i libri ti parlano di persona, proprio a te e alla tua vita.

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  3. Già Cristina, a volte è proprio così. Speriamo davvero che questo tunnel raggiunga una fine. Magari riusciremo a vedere anche noi questa mostra. Intanto hai tempo per pensarci e scrivere qualcosa di bello.

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  4. @ cris. Sono molto curiosa di vedere la mostra sull’artista. Troveremo il modo. Il romanzo sull’Algeria che lessi io anni fa era di Mauvigner e era davvero molto bello e terribile Ricordo sempre un personaggio che chiamavano “feu de Boi. la vicenda del colonialismo fracese in Algeria è molto forte.
    Sto finendo il libro di Peter Cameron, sempre molto buono e i teressante.
    @domenico Fina :ti scrivero due righe a lettura finita. Comunque è un romanzo… che vale la pena. Ciaociao tous le monde. Cam

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  5. Camilla!!!!! sto finendo appunto di leggere Degli uomini, il romanzo di Mauvigner sull’Algeria di cui dici tu, guarda le coincidenze come si attraggono, come calamite!

    Dani leggilo, è un’altra voce sulla stessa vicenda, uno stile diverisssimo, un romanzo breve ma altrettanto forte.

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  6. solo qualche riga sull’ultimo libro di cui già diceva Camilla.

    DEGLI UOMINI di Laurent Mauvignier.
    Stessa storia, ma vista dall’altra parte, di L’ARTE DI PERDERE.
    qui sono contadini francesi tornati dalla guerra in Algeria (perduta) che si scontrano con la rimozione dei fatti e dei misfatti di quell’esperienza orribile e terribile.
    Una scrittura spezzettata, interrotta, smembrata ( e all’inizio quasi fastidiosa ), di un fratello ai margini, a una festa di parenti, una messa al bando del barbone, le accuse, le insinuazioni, la violenza,una storiaccia, una lite, un ricomporsi di un puzzle di errori ed orrori faticoso, poi il libro decolla sulla storia di Feu de Bois, reduce dalla guerra algerina, straziato da quell’esperienza, e la ricostruzione si inanella in modo colloquiale ma magistrale.
    E noi si resta a bocca aperta,perchè l’orrore questo fa, ti lascia ad occhi asciutti e a bocca aperta.

    Leggetelo. E’ un pugno nello stomaco, ma leggetelo.

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  7. ciao @tutti
    avete letto sicuramente Scurati (sono io che tendo [e tengo] all’antico).
    Io ho iniziato adesso. Mi capitano notti agitate in questo periodo e così ho iniziato Il tempo migliore della nostra vita.
    Già Leone Ginsburg mi attirava come figura, adesso lo adoro!

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  8. Grazie Dani per aver detto che M è brutto, non lo leggerò, mi fido del tuo giudizio.
    Mi sentivo un po’ in colpa a non averlo letto perchè si dovrebbe conoscere il proprio “nemico”, e il brigante musolino (come mia zia chiamava M), e tutti quelli come lui, sicuramente sono nemici, ma non ne avevo proprio voglia.

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  9. @Bettiblu l’avevo iniziato con le migliori intenzioni, compresa quella che dici. Non si può non conoscere chi è stato Mussolini. E sono andata avanti un bel po’, poi no, non ce la potevo fare. C’erano si parti interessanti ma soffocate e sommerse da pagine inutili, ripetitive. Illegibile. Meglio il libro su Ginzburg, ma Scurati non mi prende proprio.

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  10. Scurati poi non ha nemmeni il dono della simpatia…Io manco in mano lo prendo quel librone.

    Io sto leggendo /rileggendo dei libri di Julian Barnes.(altermati a racconti di Stephen King)

    Lo humour inglese a volte è destabilizzante ma in genere lui – se parla delle cose essenziali – è profondo .
    Naturalmente voglio rileggere i libri su e dopo la morte della moglie, il perchè è ovvio.

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  11. Io dovrò decidermi a leggere King, ma ho sempre tanta roba a cui alla fine do la precedenza.
    Ora sono alle prese con I MIEI GIORNI NEL CAUCASO di Banine.
    Una chicca, delicato, ironico, una scrittura leggera come una piuma che danza su un contesto storico serio e greve. Non è da tutti saper fare questo. Non l’ho ancora finito, ma mi piace tanto.

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  12. A cristina Dani. Mezzo. ecc
    Ho letto che Enard (il grandissimo, aurtore di Zona e Bussola ecc) ha pubblicato un nuovo romanzo che sembra interessantissimo . Ciao ciao. Cam

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  13. Ogni tanto succedono pasticci nello scambio di parere .Allora “smanetto “ e riesco a spedire trafficando a vanvera, spero di risolvere questa strana situazione. Vorrei mandarvi qualche riga tratta da un romanzo di Enard, tanto per ricordare questa scrittura speciale che riconoscerete. A caso :
    ,,,,,La notte non comunica con il giorno,Ci brucia dentro.All’alba la portano al rogo.Insieme con le sue creature, i bevitori,i poeti,gli amanti……….

    Qualcuno riconosce il celebre libro………….?Abbracci. Vs.Cam

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  14. Finito Banine. Viva viva la semplicità, le emozioni esposte senza arzigogoli o vivisezioni psicologiche, le descrizioni liriche, ammirate dei paesaggi. Bello davvero. La fanciulla ricorda infanzia e adolescenza in una delle repubbliche caucasiche al tempo del passaggio all’Urss. Vi sono dei passaggi di grande delicatezza nell’esporre i sentimenti di un’adolescente, molta ironia nel ritrarre alcuni personaggi, lo struggimento nel visitare un’ultima volta i luoghi di un’infanzia dorata. Si conclude con l’arrivo a Parigi che promette una nuova fase della vita raccontata in un altro libro forse non ancora tradotto.

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  15. Ciao. Vi farò sorridere. Ho preso in prestito alla mia biblio L’ARTE DELLA FUGA di Frederik Sjoberg, autore svedese. Così, senza troppo pensarci, convinta di leggere di musica, di J.S. Bach, compositore che amo follemente e di apprendere con la lettura tutto sulle celebri fughe di Bach. Se avessi letto i risvolti di copertina o mi fossi soffermata sull’illustrazione (un ramoscello di pino) qualche dubbio mi sarebbe venuto e magari non lo avrei letto. E sarebbe stato un vero peccato perchè mi è piaciuto moltissimo.
    In effetti la fuga è letteralmente un andarsene dal paese di origine del protagonista, Gunnar Widforss, pittore svedese della seconda metà dell’800, poco apprezzato in patria e molto amato in America dove divenne celebre per i suoi acquerelli del Gran canyon e altri parchi (in effetti notevoli, guardateli su Google). L’autore stesso è un personaggio particolare, entomologo, collezionista e gran conoscitore di mosche. La scrittura è altamente ironica, un’ironia che personalmente a tratti trovavo quasi triste, un po’ da buontempone che racconta per divertire gli amici e distrarsi da una pena. Chissà perchè mi dava questa sensazione… Avete presente quel sentimento nostalgico che lascia un film come Amici miei di Monicelli? Comunque al di là di quella che è un’impressione assolutamente personale ciò che ho amato molto è la costellazione di digressioni che arricchiscono il libro. Episodi della vita di Widforss danno a Sjoberg la possibilità di parlare di Chewing gum, di cammelli importati in America, di consumi calorici legati ai balli e di molto altro, senza far perdere mai il filo della storia principale. Non mancano considerazioni sul clima e sul futuro della terra, sull’opinione (condivisibile) che l’autore ha delle riserve naturali.
    La storia del pittore, affascinante, con qualche punta di mistero svelato sul finale, si intreccia con quella dell’autore che intercala la narrazione con ricordi personali e annotazioni sul viaggio che intraprende sulla scia di quello di Widforss. Le fuga quindi è duplice.
    Insomma questo libricino di 187 pagine nel formato lungo e stretto Iperborea è stato una vera scoperta che mi sento di consigliarvi con tutta la convinzione che posso trasmettere in forma scritta.
    Buffe le strade che portano alla lettura. Questa è stata un sentiero preso per sbaglio, ma per fortuna l’ho imboccato.

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  16. Grazie Dani, di Fredrik Sjöberg avevo letto con molto piacere il primo pubblicato da Iperborea, “L’arte di collezionare mosche”, è un divagatore eccentrico di quelli che si fanno leggere con un certo trasporto. Iperborea è una casa editrice che dà molte soddisfazioni. Leggerò, appena riesco, anche questo. Ciao

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  17. @tutti

    Ciao a tutti, non scrivo ma vi leggo sempre volentieri. Spero voi stiate tutti bene.

    Jez, a me il libro di Scurati “Il tempo migliore della nostra vita” su Ginzburg era molto piaciuto e l’avevo trovato anche utile per conoscere un intellettuale che altrimenti avrei ignorato. Non conosco “M”, ma la mole mi scoraggia!

    La situazione non migliora e, come a primavera, la lettura ne risente. Con i romanzi vado più a rilento del solito, tendo a distrarmi, traggo invece sollievo da quei testi che si piazzano a metà strada tra la guida turistica e i libri d’arte, soprattutto se parlano di Milano, non so, forse un desiderio di passeggiate (che quest’estate non ho potuto fare) oppure l’eco di conversazioni con amici lettori sulla mia città.

    ► Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, “La Ca’ Granda: da ospedale a università: atlante storico-artistico” Officina libraria, 2017¸ 191 p.

    Gradevolissimo anche solo da sfogliare per via delle belle fotografie, è un libro che sa raccontare l’opera d’arte nel suo divenire, spiega le trasformazioni del passato e l’utilizzo nei tempi più recenti, fornisce anche indicazioni pratiche, indicando l’attuale luogo di conservazione di opere d’arte non più rinvenibili in loco, e invoglia alla visita informata. Oramai lo sapete, i libri di questo tipo, che mischiano con intelligenza arte, storia e immagini, mi prendono sempre.

    Certo che sti milanesi, col Filarete ce l’avevano proprio su, mi sa che i miei concittadini architetti per il loro collega fiorentino super pagato provavano un po’ di invidia! Sto buttandola in ridere io, ma nel libro le tendenze artistiche sono spiegate in modo serio, altroché!.

    Cristina, te la ricordi la Statale?

    Ciao a tutti. 

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  18. Mari, ti pare che non mi ricordo la Statale? non ho studiato lì, ma c’ero quasi tutti i giorni nel 68-69 e dintorni.
    Bellissima la Ca’ Granda, cortili fantastici, luogo di silenzi e incanti

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  19. @Cristina @tutti

    Sul libro infatti c’è anche una foto del 1971, scattata da Uliano Lucas, quella coi celerini che lanciano lacrimogeni all’entrata dell’ateneo che dà sulla via Francesco Sforza. Per descrivere quell’avvenimento, vengono citate le parole dello stesso reporter il quale riferisce che gli addetti alle forze dell’ordine, entrati a forza nell’ateneo, “trasformarono il grande cortile in un improvvisato campo di concentramento”.

    ► Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa, “La Ca’ Granda: da ospedale a università: atlante storico-artistico” Officina libraria, 2017,”Il ‘68”, p. 123

    Lo sapevo, Cristina, che non avevi studiato alla Statale e immaginavo anche che conoscessi il contesto universitario nei giorni delle lotte studentesche. A te e alla Camilla chiedo sempre: quello che per noi è “solo” lettura per voi è anche ricordo (ma non solo!).

    Ciao,
    Mariangela

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  20. A Marian. Cara Marian io non ho finito gli studi perché mi sono sposata a 17 anni e ho avuto subito la mia prima figlia.Ho fatto tanta politica, il femminismo che nasceva: anni ruggenti,bellissimi e …durissimi.Un abbraccio. Cam

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  21. @Camilla
    Grazie, Camilla, quando ci raccontate qualcosa di quel periodo, ma, in generale, dei tempi addietro, a me fa sempre piacere.

    @Tutti
    Biblioteche chiuse! Secondo voi è giusto?

    @Tutti
    Una felice scoperta fatta su LiberLiber: Augusto De Angelis, giallista che ha ambientate molti suoi romanzi a Milano. Il libro che sto ascoltando è questo: https://www.liberliber.it/online/autori/autori-d/augusto-de-angelis/lalbergo-delle-tre-rose-audiolibro/

    Milano, tardi anni ’10 dello scorso secolo, piove di quella pioggia che va a mischiarsi alla nebbia, il freddo è quello di dicembre, la zona è quella di via Pontaccio, Garibaldi, quelle parti lì. Sono quasi alla fine, è scritto benissimo, per me il giallo è un genere poco frequentato, ma adesso, un bel giallo è quello che mi ci vuole.

    Lo conoscete? So che poi dai libri di De Angelis hanno tratto anche dei film per la tv con Paolo Stoppa

    Ciao,
    Mariangela

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  22. Cara Marian,quel periodo è quello della giovane età e i ricordi sembrano sempre”sbarluscenti, come dicono a Milano.
    Oggi sto leggendo un libro di Guadalupe Nettel che di solito mi piace molto. Te ne parlerò. State tutti bene. A presto . Cam

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  23. Sulla scia del libro di Zeniter sono tornata in Algeria con LA LIBRERIA DELLA RUE CHARRAS di Kaouter Adimi, giovane scrittrice algerina. Vi si racconta l’esperienza di Edmond Charlot e della sua libreria/casa editrice/biblioteca. In pochi metri quadri tutto questo e vi partecipavano Gide, Camus, Saint Exupery. Da conoscere

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  24. @ tutti
    @Mariangela

    Concordo, leggere è difficile.
    In realtà, non faccio altro che leggere, ascoltare seguire in video. Un periodo assai culturale. Ma il relax del pomeriggio autunnale sul divano con il libro in mano è un sogno irrealizzabile.
    Sono molto interessanti i commenti di tutti ed io prendo appunti per future letture. Ma con Mariangela ci troviamo tanto su varie questioni. E, allora, fantastico. Forse un giorno faremo una passeggiata chiacchierando dei libri che ci sono piaciuti. Magari in Sicilia, neeee? (periodo nostalgico, a dire il vero; manca il mare)

    Sono in zona rossa e anche ferita dal recente passato. Siamo tutti molto attenti, ma c’è tanta natura e si riesce a fare un giretto intorno alla casa. Guai a vivere in quartieri asfittici di città in questa fase.
    Per fortuna, posso andare a scuola, a fare DAD dalle aule.
    Seguo incontri on line, soprattutto quelli della fondazione Corriere della Sera che vi suggerisco.
    Coi ragazzi abbiamo seguito il confronto Trump – Biden e ci siamo appassionati come se fossimo perfetti giovani USA. Purtroppo, loro sono dietro uno schermo e, tra l’ora ridotta a tre quarti, la connessione che non è sempre a posto e le “furbetterie” varie, il mio modo di essere insegnante è trasformato in modo sicuramente peggiorativo.
    Non voglio si pensi che sia una mia egocentrica visione, anzi! Ritengo che i ragazzi stiano perdendo troppo, sommersi dalla burocrazia e dalle carenze di ogni genere.

    Buona serata.

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  25. @ tutti @Jezabel,
    Cara Jezabel, non me ne parlare, guarda, tu pensa, con Bookcity in corso, siamo qui chiusi in casa. Ok, si può seguire on line, ieri ho sentito Zadie Smith e adesso sto quasi seguendo Safram Foer, ma è un’attenzione flebile, come dire, non riesco a partecipare veramente. Poi io di solito a BC vado a sentirmi le conferenze meno acclamate, magari quelle di piccole associazioni, comunque preferisco incontri più raccolti che non quelli affollati di cui parlano i giornali. Va beh, non ho diritto di lamentarmi, in effetti.

    Finirà, finirà e faremo tutti il raduno del blog, un gruppo di lettura dal vero, non importa se sotto il sole di Sicilia o nella nebbia di Lombardia, ma lo faremo!

    Grazie per il suggerimento su Fondazione Corriere della Sera¸ quando avevo avuto la possibilità di seguire le loro iniziative a Milano, mi ero trovata bene.

    Ieri Zadie Smith ha concluso il collegamento con un’affermazione ardita su Dickens e Jane Austen, li ha definiti “Childish”.

    Ciao a tutti
    Mariangela

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  26. @ tutti
    un romanzo, però, l’avevo sì finito qualche settimana fa, non un brutto libro, ma con un non so che che non mi ha convinta. Mi sembra invece che voi ne aveste parlato più che positivamente forse un anno fa. Sto parlando de “Le assaggiatrici” di Rosella Postorino.

    È il racconto romanzato, peraltro scritto bene, della storia vera di una donna tedesca che, novantenne, ha deciso qualche anno fa di rivelare la sua storia: nei suoi vent’anni era stata assaggiatrice di Hitler nella Wolfschantze, in Prussia Orientale.

    Il romanzo è scritto in prima persona, al presente, come se la protagonista stesse ancora vivendo i fatti, ma i contenuti della storia, le conclusioni che la donna fa sue sono quelli che si possono formulare solo a distanza di tempo, non a dittatura ancora in corso, nel pieno di un guerra, in pratica, a parlare, secondo me, non è una donna tedesca del 1941. Inoltre, anche nella rappresentazione della relazione con la SS, rapporto drammatico e diseguale, la scrittura non mi è parsa all’altezza. Viene istintivo di pensare a “Suite francese”, che qui mi avete detto essere superlativo. Io non posso fare paragoni perché non ho letto il romanzo di Némirovsky.

    So che siete di diverso parere, ma non ricordo esattamente in che termini,
    ciao,

    Mari

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  27. De Le assaggiatrici avevo parlato io molti mesi fa, non ricordo quando. Si un buon romanzo, tutto sommato, ambizioso anche, con qualche se e ma…
    Impossibile fare confronti con Némirosky a mio parere, la quale – anche se io non la amo particorlarmente – ha un afflato epico-storico che a Rosolino manca del tutto.Qui la storia privata sembra mangiuarsi quella più grande e terribile e il rapporto morboso fra i due non è nemmeno spiegato abbastanza. Bastava e avanzava la storia principale per non dovercene infilare una minore dentro penso io

    Sto provando a leggere varie cose ma sono deconcentrata.
    Mi sono accostata a Maria Zambrano, nome che mi ronza nell’orecchio da un decennio – ma sarò che sono vecchia- mi devo pure essere rimbecillita. Non ci capisco una cippa e ho messo giù il libro desolata. Not for me.

    Credo di voler leggere Oliver Sacks… anche io sono in zona rossa ma qui sembrano sentirci poco tutti da quell’orecchio. la gente ha un livello di incosceinza e menefreghismo stratosferico, io non mi capacito e ono sempre più sconfortata.
    Forza a tutti/e noi

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  28. @Tutti@Cristina

    Ricordavo male, mi era parso di cogliere maggiore entusiasmo per “Le assaggiatrici”, invece il tuo giudizio coincide più o meno con il mio. Il paragone con il romanzo di Némirovsky mi è venuto istintivo perché sapevo che anche lì prende vita un rapporto diseguale, drammatico, per molti versi.

    Zambrano l’ho in lista anch’io, ma mai iniziata, un timore istintivo che tu mi confermi (però sappiamo che per poter dire, dobbiamo prima leggere, questa da parte mia è solo una sensazione).

    Accolgo con fiducia il tuo incitamento, ne abbiamo tutti bisogno, per la salute e per il morale.

    Mariangela

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  29. Mariangela, non ho letto “Le assaggiatrici” ma posso dirti che “Suite francese” è un capolavoro, molti critici e scrittori lo considerano tale, penso a Vargas Llosa che lo ha elogiato come testo grandioso. Peccato che delle cinque parti che Irene Nemirovsky aveva in mente è riuscita a completarne solo due, ma il libro è ugualmente compiuto. Suite francese ha una prima parte che si muove con ritmo cinematografico mentre segue i destini di una serie di personaggi che cercano rifugiano dopo i primi bombardamenti che colpirono Parigi all’inizio della seconda guerra mondiale. Sembra un America oggi (il film) scritto da un’allieva di Tolstoj e Cechov. La seconda parte, altrettanto magnifica, anzi forse più della prima, è ambientata in un villaggio francese e segue le vicende di una famiglia costretta ad ospitare un ufficiale nemico, ci sono personaggi tratteggiati con una maestria unica, la sindaca ‘sovranista’ del paese, Lucille la sposa di guerra che aspetta sua marito inviato al fronte e allo stesso tempo è costretta a vivere con un tedesco in casa, amante della musica, in un’atmosfera sensualmente morbosa. Le piccinerie dei paesani e il fatto che in guerra tutto si esaspera e le umane viltà si evidenziano con maggiore precisione. È un libro splendido, aspro e poetico.

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  30. Ciao a tutti
    @Mariangela
    a me la Némirovsky piace un sacco (non a caso, porto il nome qui di uno dei suoi personaggi).
    Dopo aver letto tutto quello che c’era in biblioteca, sei o sette anni fa, più di recente mi sono imbattuta in Suite francese e non l’ho trovato per niente all’altezza del resto. Credo che lei raggiunga l’apice nel romanzo breve. O almeno io l’ho apprezzata di più in quel tipo di prodotto.
    Ciao.

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  31. dI NEMIROWSKY AVEVO LETTO I 3-4 TITOLI PIù IMPORTANTI. una decina di anni fa direi,
    cON LEI MI SUCCEDE COME CON mARGUERITE dURAS (ops scusate il maiuscolo), so che è brava, anche molto brava, ma non mi tocca mai il cuore, non mi appassiona, non mi coinvolge.
    E’ una scrittuira che sento lontana, fredda, distante.
    E mi dispiace, giuro.

    Mari, di Postorino che dire? secondo me è comunque un libro che merita di essere letto, il mio giudizio non è così negativo, direi critico piuttosto.

    Mi sono rifugiata nei primi titoli gialli di Carofiglio per far passare questi giorni sospesi in cui le nubi nere si addensano sui nostri incerti destini. Insomma, dai, si legge ma non è tutto sto granchè nemmeno lui

    Ufff mai appagata ( Camilla cara, ho smesso anche l’ultimo di Milena Agus, mi annoiavo…)

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  32. io , la Milena Agus la amo molto, la apprezzo e molto la ammiro per il suo stile rarissimo ,misto tra stile personale unico forse tra le scrittrici italiane, è molto simile invece a qualche anglosassone straordinaria, da Barbara Pym a Elizabet Tajlor e centinaia di altre che noi latine forse non possediamo , a una dolcezza unica , tutta sua.Percio io no che non mi annoio, anzi mi diverto moltissimo. La grande Irene Nemirowski , per me , è una a grande , indiscutibilmente. A tutte un affettuosissimo saluto.Cam
    ,

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  33. Camilla Mi sono annoiata con l’ultimo di Agus. ( quello sugli stranieri…) conGli altri mai.
    Nè miroswsky è una grande., Certo. a me non smuove il cuore però, posso dirlo?

    Sto rileggendo I fratelli Karamasov, chissà se ci riuscirò o mollerò.

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  34. Cara cri certto. che leggerai i karamasov.E difficile non perdersi con Dowstojeskj,, è uno scrittore magico e così ‘ simile ‘. al llettore che lascia sbalorditi. Buna lettura. Cam

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  35. Conoscete “Le strade di polvere” di Rosetta Loy? Io l’ho finito un po’ di tempo fa e ho detto: finalmente un bel libro!

    Romanzo familiare ad ambientazione storica, è ambientato nel Monferrato del XIX secolo eparla dei semplici, ma non in modo brutalmente realistico: con un linguaggio aulico e veloce, presenta dei personaggi che uno si porta dentro, quasi li avesse conosciuti davvero, a partire dalle due sorelle, la Maria e la Matelda, così diverse nel fisico e nel carattere, i due fratelli, il Pidrén e il Giai, gran lavoratore il primo, più contemplativo il secondo, poi tutti i ragazzi della generazione successiva, tutti coerenti, vivi, pieni di umanità.

    Tante sono le storie d’amore che Loy ci racconta: amore matrimoniale, amore adulterino, attrazione tra persone dello stesso sesso e, persino , in embrione e represso sul nascere, un intenso sentimento incestuoso. Chi l’ha detto che solo alle classi alte sia lecito concedersi rapporti “non normali”? Penso che l’autrice volesse dirci anche questo: anche gli umili hanno i loro ghiribizzi amorosi, anche loro non sempre viaggiano nei ranghi stabiliti per loro dalla società.

    Brava, la Rosetta Loy! Sono contenta di averla incontrata!

    Ciao,
    Mari

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  36. Una scrittrice piacevole e brava, anche se non folgorante. A me era piaciuito di Rosetta Loy La cioccolata da Hanselmann.

    Ora mi dedico in parallelo ai karamazov ( proseguo, in una traduzione un po’ spenta…) a Fortini da un lato ( da riscoprire assolutamente) e all’ultimo Zerocalcare . l’alto e il basso, il sopra e il sotto, il nero e il bianco. si, dai

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  37. @Mariangela @Cristina
    ho letto entrambi con molto piacere.
    La mia amica olandese continuava a sollecitarmi: “Hai letto la Loy? Fantastica!”

    da ieri la neve, che bello!

    Tra scuola e università, seppur nell’isolamento del mio paesello montanaro, non ho tempo di prendere in mano un libro. leggo molto i giornali sia su cartaceo, su internet. E dormo. . .

    Ciao.

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  38. Ciao amici di cui mi fido assai.
    Mi date un parere su Il TAMBURO DI LATTA?
    Mai letto, ma sto pensando di dedicarvi le vacanze di Natale. Faccio male? Faccio bene?

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  39. @Dani @Tutti
    Dani, non ho letto quel libro di Grass, è il classico testo che se ascolti i giudizi, fai come me, non lo inizi più! Passa per libro piuttosto “difficile”!

    @Jezz @Tutti
    La tua amica olandese ha capito tutto, su Rosetta Loy!

    @Domenico Fina @Camilla
    Quel titolo di Nemirosky è in lista e c’è anche la versione in audio!

    @Tutti
    “La ferrovia sotterranea” di Colson Whitehead è un libro che mi ha colpita ed impressionata, può essere definito un romanzo storico sullo schiavismo anche se è distopico perché non è mai esistita nessuna ferrovia che permettesse agli schiavi neri di raggiungere gli stati del Nord. Mi è piaciuta la figura della protagonista, che alla sua condizione non si arrende, più di tutto ho apprezzato la capacità del libro di fare ragionare sulle diseguaglianze negli USA, oggi.

    @Cristina
    Non vorrei ricordare male anche stavolta, ma mi sembra che “La ferrovia sotterranea” non ti avesse entusiasmata, se mi sbaglio, perdonami: è la memoria!

    Un caro saluto a tutti (spero stiate bene!)

    Mari

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  40. Si Mari ricordi bene, un libro molto faticoso in cui ho arrancato come una matta.Non mi era proprio piaciuto a causa della lunghezza edella mancanza discorrevolezza narrativa, L ho trovato pesante, purtroppo

    Ho letto ieri un commento non so piu di chi sull’antipatia per le versioni audio che condivido massimamente, Tu leggi col tuo ritmo, ti fermi rileggi, torni indietro, rallenti etc. Con le versioni audio tutto ciò è impossibile ti passivizzi al ritmo voluto da chi legge, alle sue inflessioni pause e accenti, e sottolineature.

    Not for me, malgrado alcuni siano anche parecchio gradevoli, ma non è leggere quello. Leggere è tutta un’altra cosa

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  41. @Cristina@tutti

    Su “La ferrovia sotterranea” di Whitehead la pensiamo diversamente.

    Cristina, lo so che l’audiolettura non ti piace e convengo che con l’audiolibro deleghi molto all’interprete perché sarà lui a dettare il ritmo e a dare il tono, io li trovo più adatti per sentire i lunghi classici ottocenteschi perché aiutano a superare l’andamento più lento della scrittura, a cui non siamo più abituati, in ogni caso, per me sono una ogni volta una sorpresa.

    Proprio per soddisfare l’esigenza di ascoltare un libro, due settimane fa ho fatto una scelta certo poco adatta a questo periodo greve, nonostante sapessi che Simenon non sia “leggero”, ho iniziato ad ascoltare questo audiolibro:

    ►Georges Simenon, “Il piccolo libraio di Archangelsk”, legge Claudio Santamaria ; regia Flavia Gentili, Emons Italia, 2013, 1 compact disc (MP3) (279 min.)

    Vi dico, il libro meno adatto se uno è già giù di morale, cupo, senza riscatto, da caragnare (per dirla in milanese), però un gran libro davvero, scritto divinamente, in modo semplice ma efficace. Il dolore non è urlato e forse è proprio per questo che per il libraio ho provato subito simpatia. Nella sua vicenda ci gioca anche la diffidenza razzista antiebraica. Bravo Simenon, l’estrema solitudine del suo personaggio non fa solo piangere: fa anche pensare!

    Ciao,
    Mariangela

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  42. @Cristina@tutti
    Cristina, hai visto il concerto della Scala in sostituzione della prima di Sant’Ambrogio? Lo chiedo a tutti, ma a te per prima perché so che sei milanese in terra toscana e poi perché ha parlato Michela Murgia che ha parlato del melodramma a difesa dei diritti (non riesco a mettere qui il link).

    Ciao,
    Mari

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