I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

309 commenti

  1. Ho quasi finito Figlio di Lupo dì Romana Petri, biografia di Jack London e non ho mai letto colui di cui si parla. Vi dirò che si sottolinea talmente il fatto che lui scriveva per vocazione, sì, ma anche per un inesauribile bisogno di denaro (motivo per cui non si dedicò mai alla poesia, che non rendeva) che mi è passata la voglia di tentare. Qualcuno ha letto Jack London?
    E con un balzo geografico-temporale vi chiedo un suggerimento. Vorrei affrontare Guido Morselli, che mi consigliate?
    Ciao, buon 2 giugno, senza patate militari che bellezza!

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  2. Dani, Jack London l’ho letto da ragazza e non l’ho più riletto, per cui non so se il consiglio di cominciare leggendo Martin Eden sia ancora valido. Avrò senz’altro letto anche Zanna Bianca e il Richiamo della foresta, ma forse in edizioni ridotte per ragazzi, non ricordo. L’amore era però scoccato con Martin Eden.
    Ho poi due suoi saggi, ancora da leggere: “Il senso della vita (scondo me)” e “Pronto soccorso per scrittori esordienti” pubblicato quest’ultimo da Minimum fax. Mi interessano perché parlano di scrittura. Sono quasi gli unici saggi che riesco a leggere: quelli che parlano di libri (romanzi) e di scrittura.

    Belle le “patate militari”, mi associo a quanto dice Cristina. Noi tutti, come i blues brothers, odiamo i fascisti dell’illinois e non solo quelli.

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  3. @Tutti @Cristina @Dani
    Cristina, sulla letteratura francese hai ragione, io avverto la mia lacuna: dopo Hugo, tutti gli autori dell’800 francese che hai citato mi stanno aspettando; adesso, però, con la lettura individuale, sono molto attirata dagli autori italiani, da quelli poco citati, quelli che hanno perlopiù lavorato nella seconda metà dell’900, come vi avevo scritto. Infatti, Dani, “Dissipatio H.G.” di Morselli era nel mio elenco di qualche settimana fa, però è successo questo: ho letto l’anteprima, e ho capito che in quel momento lì (eravamo ancora in fase di piena emergenza) avevo bisogno d’altro, quindi l’ho rimandato. Dicono che sia da leggere, assolutamente.

    @Nonnaci
    Grazie a te per l’attenzione!

    Ciao,
    Mariangela

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  4. non so perchè, ma non leggerei Morselli nemmeno con una pistola alla tempia.
    Caspita con tutti i Moravia, Pasolini, Gadda, Morante, Lalla Romano, Ginzburg, Levi e ne mancano decine….proprio Morselli? Ma perchè??

    Angela Carver invece…divertente!

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  5. erano i nazisti dell’illinois probabilmente… io l’ho interpretato a modo mio. Mi spaventa il nazi-fascismo di ritorno.

    Un libro di racconti di Angela Carter l’ho comprato e, insieme ad altri 150, vuole farsi leggere.

    Dani, il film Betty Blu l’ho visto tanti anni fa, ma mi è rimasto impresso. Ho letto anche il libro scritto da Philippe Djian, del quale ho comprato e letto tutto il pubblicato in italia (da Voland). Però non so chi sia Luca Marinelli, io mi ricordo di lei, interpretata da una stupenda Beatrice Dalle, che non ho mai più vista in altri film per cui l’associo al personaggio di questo film. E anche il protagonista maschile non era male…
    Fammi sapere le tue impressioni del film, se lo vedi a distanza di anni…

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  6. @Bettiblu ricordo bene il film, rivisto un annetto fa. Storia bella e dolorosa, che tratta un tema terribile, la malattia mentale, dell’anima. Una grande storia d’amore e anche di amicizia. Bravi tutti gli interpreti e quella musica, fantastica, usatissima per spot TV, spettacoli vari. Vero Beatrice Dalle non l’ho più vista neppure io.
    Luca Marinelli è un giovane attore, romano credo, bravo e anche bello. Alcuni film in cui dà il meglio: Lo chiamavano Jeeg Robot, Una questione privata (dal romanzo di Fenoglio) e appunto, Martin Eden (è il protagonista). Per dirti i primi che mi vengono in mente…

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  7. @Tutti @Cristina @Dani
    Certo che ci sono autori più famosi di Morselli, però mi sto sempre più convincendo che ci sono anche tanti scrittori poco considerati; ovvio, tu citi i grandissimi, e nessuno sta dicendo che non siano da leggere, però non ci sono solo loro.

    A questo punto conviene chiarire cosa io intenda per “scrittori poco considerati”, perché forse sto generalizzando la mia ignoranza. Per quello che ho capito io, ci sono scrittori italiani che a suo tempo hanno avuto sì un discreto successo di critica (non Morselli!), ma ben raramente ho trovato i loro titoli negli elenchi dei libri discussi nei gruppi di lettura, inoltre sono autori i cui libri sono presenti nei sistemi bibliotecari in pochissime copie, senza contare che, per quello che vedo dagli OPAC, le loro opere non sempre vengono riedite dalle case editrici. Io mi sto solo chiedendo da cosa dipenda questo oblio. Posso fare un esempio: finito Satta e momentaneamente accantonato Morselli, ho deciso di continuare con un autore di cui non avevo mai incontrato il nome (ripeto, forse è ignoranza mia): ho letto “Il disertore” di Giuseppe Dessì e l’ho trovato notevole, meritevole di essere letto. Non so, è un mio tentativo di allargare le mie possibilità di scelta quando decido di iniziare un libro.

    Ditemi se mi sbaglio, forse sono l’unica che non aveva mai sentito nominare Dessì!.
    Mariangela

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  8. dunque Mari,
    ovviamente tu devi fare e farai come diavolo ti pare e dove ti porta il naso. come hai sempre fatto – e fai benissimo.
    MA.
    se di una letteratura una/o non conosce ( o conosce poco) i massimi/i maggiori, ma perchè diavolo cominciare dai periferici e dimenticati o poco considerati come dici tu? per ragioni di originalità ? in che contesto lo metterai Morselli se non conosci la letteratura a lui contemporanea ? ci saranno forse delle ragioni per cui Morselli è meno considerato ( e non solo editoriali o di potere ) ??

    Certo non ci sono solo i grandissimi.
    Ma quelli – a mio avviso – sono tassativi, o dovrebbero esserlo, a mio modestissimo parere.
    Sono – sempre a mio modestissimo parere – l’Orsa maggiore e quella minore, che consentono ai naviganti di orientarsi.

    Poi, per l’amor di dio, ognuno/a è liberissimo/a di leggere come vuole, chi vuole, e quando vuole. Tu forse hai l’anima dell’eploratrice dei mondi emersi, e va bene così.
    Ma il nostro tempo di lettura è un tempo non infinito e, io almeno, non ho più tempo o voglia di spigolare negli angoli letterari più in ombra.
    Dessì mai sentito. E non mi sento in colpa…

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  9. colgo l’occasione di questo post di Mariangela per chiedermi – e chiedervi:
    come scegliamo i libri che leggiamo? come ci orientiamo? cosa ci fa prendere in mano quell’autrice/autore piuttosto che un altro a un certo punto della nostra carriera di lettrici e lettori?

    Provo a rispondere brevissimamente per quanto riguarda me.
    sono favorita – e certo influenzata – dal fatto di aver studiato lingue e letterature straniere sia al liceo e che all’università.
    Il mio metodo – diciamo così – è sempre stato quello di affrontare un universo letterario circoscritto e per me nuovo partendo dai suoi punti cardinali – gli autori/le autrici maggiori, cercando di leggere di ciascuno almeno due o tre titoli per farmene un’idea meno estemporanea e sporadica.
    E poi , per cerchi successivi e concentrici, allargando se possibile alle stelle circostanti e meno luminose, per costruire ( almeno ai miei occhi) un tessuto che avesse un minimo di forma,consistenza e coerenza cronologica e ideologica.

    Ma non sempore è facile – ad esempio della letteratura spagnola conosco solo alcuni autori/autrici novecenteschi e poco o nulla dei secoli precedenti, e me ne dispiaccio perchè mi sento carente e ne ho una visione monca.

    Idem per paesi più lontani, India, Giappone, di cui conosco solo alcuni autori e autrici famosi o meno, scelti un po’ a caso.

    Non dico che bisogna per forza di cose avere un percorso organico e da “storia della letteratura”, ma – almeno per me – la curiosità su un autore è anche sempre la curiosità su un paese, la sua cultura, i suoi orizzonti socio-politici e anche storici ed… etnici.
    Ad esempio la letteratura statunitense: gli autori/le autrici coloured servono (anche) per capire cosa succede anche ora,oggi, in quelle strade e in quelle rivolte.

    Ricordo di aver letto a 20 anni I fratelli di Soledad di George Jackson e Biografia di una rivoluzioinaria di Angela Davis e di averne avuta una folgorazione, come uno squarcio nel cielo del mio essere bianca e occidentale.

    Nel mio oramai ex Gdl abbiamo sempre fatto così: affrontando per un anno o due i maggior autori/autrici di un’area geografica ( o di un paese) per ricavarne una visione almeno tentativamente più complessa e organica.

    A voi la domanda….
    ( guardate che non intendo insegnare nulla a nessuno: ho solo spiegato come procedo io e perchè)

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  10. Ciao a tutte e tutti!
    Da quando i bimbi sono rimasti a casa da scuola, ancor prima del lockdown per il carnevale, in poi non ho più avuto il tempo di leggere o scrivere nel blog purtroppo, spero che stiate tutti bene e che vi arrivi il mio saluto caloroso.
    Tra i tanti letti, segnalo un libro molto interessante, che tratta puntuali momenti storici importanti con uno sguardo originale e sorprendente in cui troverete anche molti aneddoti curiosi su molti scrittori!! Una lettura agile che apre a riflessioni importanti : I giorni più lunghi del secolo breve, di Andrea Coccia .
    @Dani , Jack London che scrittore straordinario ! oltre ai romanzi letti in gioventù, proprio nei mesi scorsi su RaiPlay ho visto la miniserie ” Jack London, un’avventura americana”, da vedere ti assicuro!
    Un abbraccio a tutti

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  11. Cristina e Mariangela, temone dei temoni il come muoversi fra i libri, fra classici, dimenticati, novità, consigli richiesti e non richiesti, liste di lettura, promozioni, iperboli, selfie di libri. Andare a spasso fra i libri, è un’arte, ma (per fortuna) non esiste il libro Adelphi che ne definisce i termini. Ieri ascoltavo alla radio Alfonso Berardinelli, in un’intervista di qualche anno fa; da noi (Italia) ancora non è chiaro chi siano i nostri classici del Novecento, figuriamoci se si possono caldeggiare libri secondo un canone continuamente rivedibile. Inoltre, e questo è un discorso personale – perché se non esprimiamo pareri personali è tutto vago – gli stessi classici deludono, non tutti ma molti, io quando leggo un classico e resto folgorato dalla sua attualità, mi stupisco, perché molti classici parlano con una lingua e di un mondo che non è più il nostro, Moravia delude, nelle sue posizioni di borghese antiborghese – ha detto recentemente Sorrentino che essere anticonvenzionali è ormai ovvio come l’essere convenzionali, bisognerebbe saper andare contro le convenzioni e non farsi vedere in giro (nel senso non far capire che lo stiamo facendo) – Pasolini è prevedibile e piuttosto pedante, Gadda è prigioniero della sua verve linguistica, Pirandello ha una morale troppo evidente che condiziona la sua scrittura, perfino Saramago è prigioniero di schematismi e parabole (tranne in alcuni suoi capolavori come “L’anno della morte di Ricardo Reis”). Ci sono invece libri stupefacenti, penso a “Bartleby” di Melville (anno 1853), che quando lo si legge è come se fosse scritto oggi, alcuni racconti di Cechov fanno lo stesso effetto. Cioè i classici non sono tutti classici, e anche quelli che lo sono indiscutibilmente, penso a Shakespeare, non possono dirci tutto sul nostro mondo, su di noi, sono profondamente in disaccordo sulla tesi di Harold Bloom secondo cui in Shakespeare c’è l’uomo intero in tutte le sue implicazioni, la sua è una sorta di teologia con al centro Shakespeare al posto del creatore, non è vero, è una stupidaggine, perché ci sono atteggiamenti, sfumature, fisime, movimenti mentali che affiorano in modi diversi, e che la letteratura inventa via via (inventa nel senso di rinvenire, ritrovare), cioè il potere della stupidità o della banalità che ha mostrato Flaubert nella sua opera (il kitsch mentale che caratterizza il ragionamento fatto di luoghi comuni e automatismi che ancora è fortissimo oggigiorno) non c’è in Shakespeare, affiora con Flaubert e viene rimodellato da Joyce, Nabokov, Kundera fino a noi. In quest’ottica ci può essere un Dessì, per tornare alla Mariangela esploratrice, che ci dice cose nuove. Anche Canetti leggeva libri dimenticati in biblioteca perché era convinto che un’idea nuova, una sensazione estetica nuova, potessero arrivare anche attraverso un testo remotissimo rivisto attraverso gli occhi di oggi, gli occhi di chi trovava il lettore congeniale per quel testo. C’è un libro di “Anonimo triestino”, alias Giorgio Voghera, “Il segreto” (1961), introvabile, che io ripubblicherei subito, piace molto a Magris e Piperno (che ha scritto pagine molto belle su quel libro, in una raccolta di prose intitolata “Pubblici infortuni”) e potrebbe essere un nostro classico, si muove con una lentezza minuziosa e con un occhio da Proust un po’ ‘nerd’, ma chi lo legge “Il segreto” oggi (vedi Bellow eccetera). Anzi, chi lo pubblica.

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  12. Domenico Fina, non ho capito.
    E quindi ? leggiamo i classici? quali sono? sono ancora validi? leggiamoli ma buttiamoli via? o andiamo così, pirtati dai venti e dai suggerimenti del caso o di mentori illustri, alla mercè delle riscoperte marginali? o tutto va bene, madame la Marchesa?
    Scusa, ma davvero, non ho capito.
    Io ho detto la mia strada ( solo tendenziale). Quale è la tua? come scegli? come ti orienti?
    Perchè io chiedevo non i giudizi – quelli ce li ho anch’io e belli tosti – ma come si sceglie, secondo quale guida o criterio, quale libro/quali libri leggere.

    E poi perchè mai un classico dovrebbe comprendere tutto il nostro mondo ? a me pare già stratosferico che ne comprenda un pezzetto…

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  13. @Tutti @Cristina @Dani @Domenico Fina

    Cristina, è quello che capita anche a me, per la verità penso succeda a tutti di partire dagli autori più famosi, in particolare penso accada per la letteratura italiana, non foss’altro che per il fatto che la scuola fa la sua parte e alcuni dei nomi che hai citato tu li impone come oggetto di studio.

    Un pugno di autori, però, non può rappresentare appieno una cultura letteraria, non possono i soliti nomi, pur insigni ed autorevoli, escludere tutti gli altri che hanno scritto cose meritevoli, anche questi ultimi hanno qualcosa da dirci, anche loro ci fanno capire chi siamo e da dove veniamo, restituendoci parte della nostra identità e storia nazionale. Certo che è giusto leggere i mostri sacri, e quando parliamo di Primo Levi e Calvino la definizione non è ironica, poi però subentra l’iniziativa, la fantasia del lettore (l’eccentricità no, quella non c’entra, forse ha giocato un ruolo in passato, quando mi ha tenuta lontana dalla narrativa, ma in questo caso no).

    Quale metodo uso? Ricerche in rete, incrociate con informazioni tratte da libri; un po’ di curiosità dettata dagli interessi personali; una buona dose di istinto che dipende dall’umore del momento. Ha ragione Domenico, “andare a spasso tra i libri è un’arte” e può portare gioie, ma anche frustrazioni, uscire dai soliti canali – mai portati dal vento, però – può non essere remunerante, ma è l’alea insita nella scoperta. Passeggiare tra i libri è un lusso che solo raramente posso concedermi, purtroppo.

    Posso dire? Ma, alla fine, è poi una cosa così strana decidere di leggere Guido Morselli come avevamo deciso di fare Dani e io? Cristina, non è una rissa, Domenico ha solo detto la sua, che io traduco alla mia maniera: “classici o no, famosi o meno noti, i libri vanno affrontati senza pregiudizio e, soprattutto, prima di giudicare, bisogna leggerli!”.

    Ciao,
    Mariangela

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  14. Cristina cercavo di fare un ragionamento ampio, visto che a Mariangela dicevi che si può cercare i minori o i dimenticati ma bisogna saggiare prima i maggiori, chi ci dice che lei non la abbia fatto, ad esempio io dei francesi del’ottocento ho letto tutti i nomi che hai fatto ma quelli che amo sono due, Flaubert e Stendhal, e magari a me un Renard (minore) resta impresso più di Balzac. In altre parole volevo dire che mi avvicino a tutti i libri che potenzialmente mi interessano, ovviamente tenendo in considerazione classici e non e le letture che di loro hanno fatto i critici, poi però nel mio cerchio di letture predilette può capitare di non includere mostri sacri che per me non dicono più molto; Mariangela ha capito il mio ragionamento che non è un assioma, è una banalità, cioè mi muovo in modo personale, come tutti.

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  15. Come scegliamo le nostre letture? Non posso rispondere. Troppi gli stimoli, impulsi, curiosità, desiderio di colmare grosse lacune che mi portano verso un libro. Sicuramente, tra le varie motivazioni, conta molto il suggerimento di un lettore affine, di cui ho stima. Ed è per questo che mi annoto il libro di Andrea Coccia, suggerito da Edita.
    Edita ciao, bellissimo leggerti!
    Scrivici più spesso, dai che la scuola sta per finire e la tua piccola sarà in vacanza.
    Ma alla fine, di Morselli, cosa mi suggerite?

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  16. Cara Dani è cari tutti, sto leggendo (!!!!!!!) con sofferenza e p a u r a, Spillover diDavid Quammen. Credo che, purtroppo, sia indispensabile, leggerlo come primo passo, necessario, per cominciare a capire la nostra condizione ima.

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  17. Quanto al modo su come arrivo a interessarmi di un libro, a conoscerne l’esistenza, oggi ci sono moltissimi canali, Radiotre, social, contatti che leggono e mi sono congeniali, forum, amici su Goodreads, Anobii, gruppi di lettura. Scrittori e critici che ammiro. Curiosando tra le nuove pubblicazioni degli editori che preferisco, magari leggendo le prime pagine attraverso ebook e se mi interessano lo acquisto. Leggo molto in ebook perché le novità costano meno e perché l’ebook permette di reperire testi che in cartaceo sono scomparsi dalla circolazione. Inoltre l’ebook consente la ricerca per parole e se si legge un librone, che so “La Recherche” l’ebook consente la ricerca di parole chiave, ad esempio, penso ad “Albertine” e quindi leggerlo attraverso una luce diversa, ossia tutte le volte che nel romanzo irrompe Albertine.

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  18. Mariangela e chi fa risse? eddai, su.

    Domenico,
    nella nuova formulazione che fai concordo assolutamente con te.
    Figurati a me Moravia Pasolini ora come ora, stanno abbastanza sul piloro, ma appunto, i cosiddetti ( o veri) grandi sono imprescindibili. Come si fa a non aver letto in Italia Vittorini, Calvino, Levi, Gadda( ah io lo stra amo), Pavese,Morante, Tommmasi di Lampedusa ecc ecc.? e NON sono un pugno di autori…

    Quindi se uno/a non ha letto ancora Balzac o Flaubert o Stendhal o Maupassant ( che io adotro) perchè buttarsi su una figura francese minore ( e ce ne sono di validissime e interessanti, questo lo so bene anche io insomma).

    Morselli? ma certo che si può leggere Morselli, tutto si può leggere, io mi chiedevo se,nelle vostre scelte, avete una qualche sorta di bussola interiore – ma organica in qualche modo – o se andate di fior in fiore … così a caso o per varietà e diletto.

    Il discorso è ampio e lo so, ma ognuno di noi che non siamo più negli anni verdi, ha certo seguito unpercorso di letture formanti, diciamo, che hanno permesso al nostro gusto e alla nostra sensibilità di formarsi, consolidarsi, per consentire un giudizio, un orientamento, una predilezione, un piccolo sapere insomma..
    Dicevo come affronto io le letterature altre da quella italiana.ad esempio.

    E si può giudicare un libro senza averlo letto? Certo che no, ovvio, infatti, ma siccome abbiamo un tempo di vita e di lettura finito, e non possiamo leggere tutto, ognuno segue percorsi e strade e suggerimenti…ed ero curiosa…
    Io ad esempio ho avuto per decenni una ostilità preconcetta verso Philip Roth, e poi 3-4 anni fa ho scoperto due libri folgoranti e ho dovuto ricredermi stupefatta ( e incavolata con me stessa e i miei pregiudizi).

    Poi certo alcuni/e seguono consigli, blog letterari, siti critici, inserti letterari, fiere del libro ecc. ma la curiosità interiore….nel nostro personale firmamento, quali stelle ci attraggono di più?

    Camilla, NON dici nulla dell’ultimo libro di Rodoreda, sei davvero riuscita a finirlo??? dicci

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  19. @Dani@Tutti
    Dani, di Morselli io pensavo di leggere “Dissipatio H.G.” Non ora.

    @Cristina @Tutti
    Cristina, forse posso soddisfare la tua curiosità perché mi sono ricordata da dove avevo tirato giù i titoli dell’elenco che avevo postato qui settimane fa, quello che io ho definito degli “autori meno noti di quello che meriterebbero”:

    https://ilrifugiodellircocervo.com/lista-dei-100-migliori-libri-italiani-degli-ultimi-200-anni/

    Mi sono concentrata sulla seconda metà del ‘900, ho tolto i titoli già letti e ho pescato quelli che in questi anni non avevo mai sentito nominare, o quasi. Faccio presente che il link mi è parso credibile anche perché molti dei libri che elenca sono stati spesso citati qui, da voi (vi tengo in alta considerazione). Voglio dire, avere scelto Satta e Dessì e avere messo in lista Morselli non mi sembra poi una scelta così marginale! Scusatemi!

    Mariangela

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  20. Ho cercato di leggere il vostro dibattito letterario e mi guardo bene dal mettere anche la mia voce …flebile.Siete molto bravi. ). Cerco con gran difficoltà di rispondere a Cristina sul libro (terribile e spettacoloso di Rodoreda. La morte e la primavera.) io ho apprezzato questo libro disperato e umanissimo. Con le parole la grande scrittrice ha dipinto un male assoluto. Ho pensato a opere di grandi pittori ,Pollock per es, per dirne uno,che forse mi può aiutare a dire la grandezza dell opera di Rodoreda. Non è piacevole…No non lo è affatto. Qui il piacevole non esiste. Scusami se non ti ho risposto meglio ma mi è venuto solo “questo “.Cam

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  21. @cristina. Non ti dovresti seccare se LA MORTE E LA PRIMAVERA mi ha dato molto e lo ho apprezzato molto. Baci Cam

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  22. Leggere i 200 titoli italiani è c0me fare una passeggiata in una biblioteca.Certo alcuni titoli sono davvero affascinanti perché dimenticati.Per es il poco amato D Annunzio.ha scritto ,meravigliosamente alcuni libri presente nel elenco di Marian ho trovato Le vergini delle rocce. , davvero affascinante nel suo riferimento pittorico,anche L innocente. è un bel romanzo. Importante il terribile La pelle. di Malaparte e un’altra dozzina di titoli : Primo Levi, Natalia Ginsburg e altri che al momento non ricordo. Certo è che i capolavori non mancano. Sono libri che un italiano dovrebbe conoscere.Ciao a tutti. Cam

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  23. Camilla, ..scusa tesoro mio, ma .hai le traveggole? §
    io mi seccherei se la Morte e la primavera ti ha dato molto? te lo sei sognato per caso? tale pensiero nemmeno mi ha mai sfiorata… da doive giunge tale tua affermazione?

    Capita sempre più spesso che io non ti capisca Camilla, sigh

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  24. Mari e tutte,
    ho letto i 100 titoli del link che hai postato, soggettivi di quel bloh, quindi opinabili, quindi a gusto e preferenze.e quindi ok bene tutto,
    io ne ho letti forse la metà o poco più. due o tre nomi nemmeno mai sentiti.

    Una cosetta sola: su 100 titoli SOLO 14 sono di scrtttrici donne.

    Senza parole, no comment

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  25. Cristina. 1. Hai ragione
    2 temo i tuoi giudizi. Per il resto hai ragione

    Elenco. Scrittori di Marian Chi ha fatto l elenco con 14 donne è un ignorante. Come minimo. Se le cerchiamo le troviamo e sono molte. Alla prossima Un abbraccio mia Cri
    Cam

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  26. @tutti
    Vi dicevo di avere apprezzato “Il disertore” di Giuseppe Dessì e infatti l’ ho trovato di altissima qualità letteraria, denso di sentimenti e tensione morale.

    Siamo in un paesino della Sardegna appena finita la Prima Guerra Mondiale, le solite divisioni tra povera gente e benestanti, l’avvento dello squadrismo, e il dolore di una donna che ha perso due figli. È prete Coi che la guida e la consiglia, però succede qualcosa di non previsto e Mariangela saprà dare prova di tutta la sua tenacia e cocciutaggine.

    Prete Coi non viene presentato come un eroe, però se ci pensiamo bene, pur senza eclatanza, il suo comportamento è eroico.

    Poche pagine che rimangono impresse. Come ha spiegato Domenico Fina, grazie agli ebook è possibile leggere libri quasi spariti dalla circolazione, questo libro è stato recentemente riedito in versione digitale. L’ultima edizione cartacea di questo gioiellino, se ho visto bene, risale al 1998!

    Ciao
    Mariangela

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  27. @tutti@Cristina

    Cristina, mi hai chiesto a quale metodo io mi affidi per le mie ricerche, ti rispondo spiegando come mi stia muovendo, ora, per scovare altri autori italiani ” meno noti di quello che meriterebbero”.

    Ogni tanto in biblio mi imbatto in qualcuno dei volumi della collana ‘ Invito alla lettura”. A dispetto dell’aria un po’ vetusta e ingiallita di questi volumetti, ho trovati quelli che ho letto godibilissimi; voglio dire, probabilmente sono anche utili a chi deve preparare interrogazioni e verifiche, ma io li leggo per il mio divertimento. Ho quindi deciso di prendere spunto dagli autori proposti dalla collana nella sezione italiana; cosa fare quindi se non una ricerca con OPAC?

    https://fondazione-learning.litmos.com/?loginkey=A9156AD7-C924-44BC-8E50-4A30EDF4850A

    Onestamente, ci sono nomi che non avevo mai neppure mai sentito nominare, eppure …

    Ciao
    Mariangela

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  28. @dani
    Provo a postare per vedere se riesco a lasciare un commento

    @Cristina @Tutti
    Cristina, eclatante o no, “Il disertore” di Giuseppe Dessì è da leggere!

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  29. Grazie Mariangela per Dessì, alcuni lettori su Goodreads ne hanno apprezzato il valore, mi incuriosisce, come ebook si trova tutta la sua opera tranne “Paese d’ombre”. Appena riesco leggerò “Il disertore”.
    Ora sono alle prese con i racconti straordinari di Flannery O’Connor, ho letto quasi tutti i suoi racconti comprese le lettere e le lezioni di letteratura. Avevo letto alcuni suoi racconti anni fa, ma non ne avevo colto la grandezza, evidentemente come dice Calasso alcuni libri vanno acquistati e lasciati decantare. Poi ne parlerò con più ampiezza. Ciao 😊

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  30. Ciao a tutti.
    Ancora una volta Sebald mi ha totalmente assorbita e coinvolta, come già con Austerlitz, ma ancor più Gli Anelli di Saturno e questo libro, GLI EMIGRATI. Quattro storie, quattro personaggi che hanno in comune la vita in un Paese che non è quello della loro nascita: un chirurgo, un maestro, un maggiordomo, un pittore. Se negli Anelli di Saturno le passeggiate sfociavano in fascinose digressioni nel tempo e nello spazio, dando a Sebald l’occasione per riflettere, raccontare in modo apparentemente casuale su fatti diversissimi tra loro, qui direi che i confini sono netti. Non più narrazione labirintica, ma un tema ricorrente: la malinconia, il vagheggiamento del passato, il desiderio di dimenticare, il ricordo, l’incapacità di accettare la perdita che porta il personaggio alla scelta di un auto annientamento fisico o puramente mentale. Che tristezza direte! No, non esattamente. Triste l’aria di decadenza che avvolge il racconto, ma in fondo leggere Sebald è sempre come aprire un cassetto, una scatola polverosa dei ricordi, come quelle dove i bambini collezionano conchiglie, sassi, insetti morti, azione che può essere malinconica o suscitare curiosità, meraviglia. Inoltre la pacatezza della narrazione getta sul racconto una velatura di serenità. Non so perchè, ma mentre leggo mi pare di udire nella mente una voce narrante fuoricampo che racconta a bassa voce e aiuta l’immaginazione a proiettare sullo schermo mentale i paesaggi, le stanze con mobili e suppellettili, le espressioni dei personaggi. Leggere è come guardare un vecchio film in bianco e nero, dai contorni sfumati, come le foto, piccole e poco nitide che Sebald inserisce nei suoi libri. Foto vere, false? Non si sa, ma suggeriscono, offrono spunti per immaginare, sognare. Qualche pennellata di humor molto british, qua e là, riesce anche ad alleggerire fatti di una certa durezza. In generale comunque la narrazione rapisce ed è di una bellezza che toglie il fiato.

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  31. Perfettamente d’accordo con te, Dani, ho letto tutto Sebald e quello che preferisco, anche più di Austerlitz, è
    “Gli emigrati”. Un libro, a suo modo, indimenticabile.

    In quei quattro racconti perfetti Sebald porta all’estremo il tema del tempo e dei ricordi, i personaggi del libro (realmente esistiti) vorrebbero stordirsi per non pensare più, uno di questi il prozio dell’autore Ambros Adelwarth, che verrà sottoposto a elettroshock, sembrava accondiscendere alla terapia; Sebald scrive: “Tale arrendevolezza dipendeva in verità, e già allora avevo cominciato ad intuirlo, dallo struggente desiderio […] di veder distrutti in sé, nel modo più radicale e irrevocabile, il raziocinio e la memoria.”

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  32. A Domenico Fina. Ho dato una occhiata al blog e naturalmente resto piacevolmente colpita dai tuoi post. Quando citi Bartlebi, con i suoi preferirei di no sono divertita perché condivido in pieno. E Moby Dik, misterioso romanzo di mare e illusioni è indimenticale. Il finale!
    Trovo strano il tuo Renard di cui ho letto Pel di carota e altri di cui non mi ricordo più niente. Comunque è sempre originale e interessante il tuo rapporto con i libri. Grazie

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  33. Renard mi piace per la sua ironia espressa nei suoi meravigliosi diari (introvabili in cartaceo ma reperibili sul web) e in altri testi come “Lo scroccone”, ma anche in “Pel di carota”, che è un libro per bambini, ma riletto da adulto è di una ‘atrocità’ che oggi, in epoca politicamente corretta e vagamente scema, potrebbe essere additato come testo antipedagogico 🙂

    (qui allego le righe che ho scritto su “Pel di carota” su Goodreads)

    Sulla rete, in un Blog, ho trovato il racconto di una mamma che vuole leggere “Pel di carota” – il famoso libro di Jules Renard – ai suoi due bimbi. Pel di carota è il libro per bambini meno libro per bambini che esista, nessuno si spiega come sia diventato un libro per bambini. Forse perché nessuno lo ha mai letto. O forse perché i bambini sanno stare allo scherzo. Sia come sia: lo prende in prestito dalla biblioteca, lo sfoglia, si mette a leggere ad alta voce davanti ai suoi due bambini e già alla seconda pagina tentenna.

    Scena
    Pel di carota assiste all’uccisione delle pernici. Sua madre, la signora Lepic, lo avvicina e lo coinvolge. Si deve rendere utile. Pel di carota vorrebbe scrivere sulla lavagna quante pernici saranno uccise, ma per sua madre la lavagna è troppo alta e lui non ci arriva. Quindi Pel di carota propone di spennarle le pernici, ma per sua madre è un lavoro da signorine. Ecco che sua madre gli sta dicendo che deve ucciderle lui le pernici, e non faccia la signorinella. A due a due strozzandole. E mentre le prende e le sta strozzando con le mani, davanti a sua madre, sua sorella e suo padre, La signora Lepic esclama: La verità è che si sta raffinando!

    Pel di carota bagna il letto con la pipì, sua madre gli affonda il viso sulle lenzuola bagnate.
    Pel di carota russa di notte, sua madre lo sveglia con dei pizzicotti sulle natiche, bucandolo con le unghie che gli fanno uscire il sangue.

    Pel di carota vuole mangiare del formaggio, sua madre lo divide con gli altri e quando è il turno di Pel di carota non ne resta niente. Lo consola dicendogli, “Tanto il formaggio non piace neppure a me!”.

    Pel di carota cerca di uccidere una talpa ma non ci riesce. La talpa sbatte e rimbalza su una pietra. Sangue dappertutto. Questa scena è una delle più atroci. Che non ve la dico.

    Pel di carota è il bimbo più vessato al mondo da sua madre. Si sente vicino solo a suo padre che si sente vicino a Pel di carota essendo anche lui vessato da sua moglie.

    Pel di carota pensa, Nessuno mi vuole bene a me!

    Alcuni sostengono che dovrebbero essere i bambini a leggerlo alle mamme. Chi dice che i bambini invece si divertono con Pel di carota, sanno distinguere il racconto di fantasia dalla realtà. Jules Renard scriveva, nel suo immortale Diario:

    “Noi siamo tutti dei poveri imbecilli (parlo per me, beninteso) incapaci di essere buoni o cattivi per due ore intere di seguito”.

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  34. Pel di carota è un libro che stigmatizza ( mette uno stigma) non solo i bambini , ma una certa specifica minoranza – i bambini coi capelli rossi.
    Io da peldicarotina qual ero l’ho sempre odiato per questo.

    (sapete che in tutte le lingue occidentali esistono proverbi di stigma sulle persone dai capelli rossi (che essendo rare sono diaboliche, quindi cattive per definizione)
    (ad esempio in milanese. El pù se bun de’ ross l’ha butà so pader in del foss)

    Sarebbe interessante – almeno per me – fare uno studio paradigmatico sui personaggi coi capelli rossi ( e i loro ruoli) nella letteratura occidentale ( escluso quella irlandese immagino,visto che lì i rossi sono diffusissimi), ci penserò ,forse.

    Del resto leggere un libro in cui il genitore è cattivo e ingiusto può rassicurare : significa che la mia mamma e il mio papà sono …buoni, o che comunque mi poteva andare MOLTO peggio, e comunque io NON ho i capelli rossi… ecc. ecc

    Le fantasia letterarie esorcizzano: così funzionano le favole sugli orchi…e la paura/l’odio provati letterariamente sono un esercizio tonificante, una palestra “sentimentale”. O no?

    Cenerentola, Pollicino, e persino Pinocchio e Alice ( e Incompreso…) sono esercitazioni proiettive per imparare a diventare adulti diffidando/ difendendosi dagli adulti ( anche dai genitori)..

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  35. A Domenico Fina. È molto strano con Pel di carota mi viene in mente la reazione di mia madre quando mi regalarono PEL DI CAROTA. avevo circa 10 anni, il libro lo ricordo ben rilegato, attraente. Ma mia madre mi pregò di non leggerlo. Mai mi era stato sconsigliato un libro, potevo leggere qualunque libro della biblico di casa. Ma mamma lo feceo sparire con parole che mi sono rimaste in testa “quel cattolico di Renard. Io non ci ho più pensato. Era davvero un cattolico fondamentalista? Tu lo saprai di certo. Strani ricordi emergono dalla preistoria.

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  36. Camilla non credo affatto che fosse fondamentalista, era un mezzo borghese autoironico remissivo di campagna, aveva svolto anche l’attività di sindaco nel suo piccolo paese, ti copio un passo splendido del Diario, molto indicativo per capire il tipo:

    Sono sempre più egoista: non c’è niente da fare. Devo sforzarmi di essere felice solamente perché rendo felici gli altri. Ho avuto troppa paura di ammirare tanto i libri quanto le azioni degli uomini. Che mania, dire alle persone delle battute spiritose quando invece si vorrebbe abbracciarle. Ipocritamente ho chiesto ai miei amici troppi elogi per «Pel di carota». Ho mangiato troppo, ho dormito troppo, ho avuto troppa paura dei temporali, ho speso troppo. Ho disprezzato troppo i consigli altrui nelle questioni gravi, e ho chiesto troppi consigli per delle frivolezze. Devo uscire con questo soprabito? Sta per piovere, ma io non prendo l’ombrello perché ho un bel bastone e voglio farlo vedere.
    Mi sono troppo compiaciuto a impietosirmi sulle disgrazie degli altri. Ho preso abusivamente il tono di un uomo sicuro di sé. Ho guardato troppo nei chioschi dei giornali per vedere se c’era la mia caricatura. Ho letto troppi giornali per vedere se il mio nome era citato. Ho mostrato troppo di amare i miei bambini per recitare la parte del buon papà, e ho sbandierato troppo la fondamentale indifferenza del mio cuore per quanto riguarda la mia famiglia. Mi sono troppo intenerito per i poveri ma a loro non ho dato nulla con il pretesto che «non si sa mai».
    Ho parlato troppo di me, troppo! troppo! Ho parlato troppo di Pascal, di Montaigne, di Shakespeare e non ho letto abbastanza né Shakespeare, né Pascal, né Montaigne. Ho detto troppe volte ai miei amici: «Se muoio prima di voi, ricordatevi che voglio essere seppellito a Chitry-les-Mines e che sulla mia tomba desidero soltanto un piccolo busto con i titoli delle mie opere, nient’altro che il titolo»; per aggiungere bruscamente: «D’altronde, vi seppellirò tutti».

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  37. Ho finito i racconti di Flannery O’Connor, ho letto anche le lettere e le sue splendide lezioni agli studenti dell’università della Georgia, sulla lettura e sulla scrittura (racconti pubblicati da Bompiani, scritti vari pubblicati da Minimum fax, fra i quali uno magnifico sui pavoni).
    Per ogni autore vale la regola, leggilo per conto tuo e fatti un’idea indipendente, poi magari approfondisci con
    le parole degli altri. Per Flannery O’Connor, in virtù delle fumisterie di molti critici, che richiamano “il trascendentale” la regola vale ancor di più. Cioè intendo dire che se si leggono troppi articoli, quarte di copertine, suggerimenti e saggi si finisce per leggere un altro libro, mai scritto da Flannery O’Connor.

    In una lettera del maggio 1956, Flannery O’Connor scrive: “Henry James non si preoccupa affatto di evitare la volgarità. James è un maestro di volgarità. Tutti i suoi libri per buona parte, e molti dei racconti nella loro interezza, sono studi sulla volgarità.”
    Flannery O’Connor era una persona spiritosissima, si capisce dalle lettere e dalle lezioni. Le sue storie sono anzitutto uno studio comico sulla volgarità di tutti, perfino verso chi non crede di esserlo. Anzi è per questo tipo di persona che scrive.
    Prendiamo uno dei suoi racconti migliori, “Punto Omega” (1961). Un ragazzo, Julian, e sua madre. Lei ha deciso di seguire un corso di dimagrimento e lui la sta accompagnando poiché ha paura di andare in giro da sola. Escono da casa e salgono sull’autobus. Il racconto è giocato sulle opinioni rilassate che escono dalla bocca della madre, e che escono in generale; nonostante sia cresciuta con una bambinaia nera, ha l’opinione dei neri come di gente chiassosa abituata a rotolarsi sull’asfalto, che in fondo stava meglio quando era sotto schiavitù. Ha l’idea che una come lei debba distinguersi attraverso particolari come un cappello. Un cappello lo indossa la gente che conta. E infatti indossa un cappello. Un cappello orrendo, scrive Flannery O’Connor. Continuano a discutere, anche sull’autobus, madre e figlio, anche se Julian cerca di dosare le parole perché sua madre si agita di continuo, va in escandescenza e soffre purtroppo anche di cuore. Non vuole farla stare troppo male. Nei racconti di O’Connor c’è spesso qualche giovane uomo o donna, che non si ritrova nelle cose che lo circondano, nelle conversazioni che circolano, magari hanno studiato filosofia e non amano gatti, cani, natura, né i giovanotti della loro età (come Joy, la ragazza nel racconto splendido “Brava gente di campagna”). Nell’autobus sale gente, salgono negri, madri con bambini. Una di queste donne nere indossa lo stesso cappello orrendo della signora. A questo punto la signora inizia a scherzare con il bimbetto figlio della signora nera che ha il suo stesso cappello, ma la signora nera non può soffrire i modi della bianca, la sua degnazione. Scendono dall’autobus e la signora vuole dare una monetina al bimbo, sua madre non accetta tale gesto e colpisce in viso la donna con una borsata. La donna cade a terra, tutto il mondo le cade addosso… si rialzerà e andranno a casa, “mamma non devi comportarti come se fosse arrivata la fine del mondo, perché non è vero”.
    (Non continuo per non sciupare il finale toccante in cui, c’è poco da fare, si piange).

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