I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

195 commenti

  1. Dunque dunque, lancio un appello ai lettori silenti. So che ci siete, che qualche volta sbirciate questo blog magari in cerca di consigli per nuove letture. Forza, fatevi avanti, raccontateci cosa state leggendo, cosa avete letto, cosa vorreste leggere. C’è bisogno di nuova linfa. Coraggio 😉

    "Mi piace"

  2. @dani. Speriamo di ritrovare la via per poter stare nel blog. Ci sono alcuni argomenti che vorrei comunicare. Cam

    "Mi piace"

  3. Cristina. Su Robinson di sabato c’è un paginone su Mercé Rodoreda. Ti interessa se ti racconto un po? A presto Cam

    "Mi piace"

  4. Si c’è un libro ancora sconosciuto (da me e da tutte del blog credo) La morte e la farfalla. ultima traduzione e unica credo, editrice la nuova Frontiera. Ne ho letto su Robinson di sabato. firmato da Melania Mazzucco e credo che per me, e per moltissime lettrici e lettori sia una rara occasione, una vera sorpresa. È a te Cristina che mi rivolgo compagna di grandi letture imperdibili, questa qualche anno fa mai dimenticato. Camilla

    "Mi piace"

  5. Camilla, ma funziona tutto come al solito, che problemi hai? non capisco

    Devo averlo la morte e la farfalla, ma ora non ricordo. Quandop esco comprero’ Robinson che non ho avendo deciso di NON comprare più Repubblica dopo gli ultimi eventi burrascosi causati dalla nuova proprietà FCA.

    Ma tu scrivi, Camilla, che tui leggo super volentieri

    "Mi piace"

  6. A CRISTINA
    Non puoi averlo perché e stato pubblicato per la prima Volta, dopo tanti anni dalla scomparsa di Rodoreda.
    È stato un periodo che non dimentico e la lettura dei suoi libri mi ha sempre,,, entususmata. Quel suo mondo ombroso poetico me l’hanno fatta amare. Mi dispiace di non trovare in te almeno il ricordo
    di una stagione per me molto bella. Un abbraccio. Camilla

    "Mi piace"

  7. Ma certo che ce l’ho questo libro di Rodoreda, Camilla – e da anni, nell’edizione PRECEDENTE a questa ultima, ovvero Sellerio 2004 a cura di Mirella Servidei.
    Il titolo comunque è La morte e la primavera (non la farfalla!!).

    In casa ho praticamente TUTTI i libri disponibili sul mercato di Mercè Rodoreda, tanto l’ho amata che ho dato la caccia a ogni cosa sua pubblicata in Italia, anche con qualche fortunata caccia al libro su Fahre.
    Come sarebbe che NON ricordo quella stagione?? cosa te lo fa pensare? ce l’ho in mente più che BENISSIMO! continua in qualche affetto reale e duraturo e in alcune autrici piantate al centro del cuore.

    DUnque anni fa ho provato a leggerlo questo suo ultimo libro non finito e me ne ritrassi spaventata. E’ un libro s emplicemente impossibile, un libro di delirio gotico e di scrittura incandescente e fluviale in cui tutto si avvita e si perde, un libro lontanissimo dalla Merce’ Rodoreda che ho amato, un libro ..non buono anche..

    Per amore di lei, per rispetto di come ho amato i suoi due grandi libri e gli altri minori ho posato quest’opera impossibile e ho chiuso il libro senza rimpianti.
    Ne avevo parlato credo con Valeria …che mi aveva detto di aver avuto la stessa mia reazione.

    Donna avvisata….

    "Mi piace"

  8. Vorrei aprire un post che riguarda AUTRICI e AUTORI ITALIANI contemporeanei di narrativa , cioè dei nostri anni, i cosiddetti “giovani” ( che orrore!!) che hanno pubblicato insomma negli ultimi 20-30 anni max.

    Purtroppo me ne vengono in mente pochi/e di validi/e e leggibili, per i miei gusti sia ciaro ( gialli e saggistica a parte, che considero categorie letterariamente diverse)

    Vi dico quali – fra quelli che ho letto – sono quelli/e che a mio parere meritano (elenco MOLTO soggettivo dunque)

    Marco Peano
    Michela Murgia (non tutto)
    Romana Petri
    Paolo Cognetti
    Milena Agus
    Giulio Angioni
    Claudio Soriga
    Filippo Timi (Tuttalpiùmuoio ,imperdibile)
    Marco Balzano
    Rosella Postorino
    Simonetta Agnello Hornby
    Elena Ferrante che fa caso a parte.

    Al momento non me ne vengono in mente altri/e.

    So che Domenico Fina ad esempio ama altri/e autori/autrici che ho anche provato a leggere (come Letizia Muratori) ma a me non erano piaciuti.

    Voi quali conoscete e apprezzate ?
    Mi piacerebbe anche sentire l’opinione del nostro caro Luigi, se fosse possibile…

    "Mi piace"

  9. Buongiorno Camilla , vedo un po’ di tuoi commenti nei quali dici di non riuscire a pubblicare;
    tuttavia i tuoi commenti *sono* pubblicati e visibili; non ci sono commenti in sospeso per approvazione; come ho spiegato più volte non ci sono filtri automatici ai commenti, tranne quando ci sono più di due link: ed è un filtro che consigliano tutti per evitare i commenti dei bot che servono a seminare link di pubblicità.
    Per il resto tutto viene pubblicato.
    Se invece il problema è diverso, fammelo sapere che proviamo a risolvere.

    grazie

    ciao ciao

    luigi

    "Mi piace"

  10. @Cristina, rispondendo al tuo invito così, a bruciapelo (ma poi ci penso con calma) aggiungerei al tuo elenco FILIPPO TUENA. Erede di famiglia di antiquari romani sa frugare nelle vestigia del passato e con una bella veste nuova porta a nostra conoscenza storie interessantisdome. La famiglia Reinach, il musicista Schumann, l’esploratore Scott. Autore da leggere, tutto.
    Di Romana Petri sto leggendo proprio ora FIGLIO DEL LUPO, biografia di Jack London. Non eccezionale, ma non male. Sicuramente intressante.
    Ah, si può aggiungere all’elenco Donatella di Pietrantonio.

    "Mi piace"

  11. Cristina, molti degli autori che citi li ho letti; ci aggiungo che pochi giorni fa la rivista “l’Indiscreto” ha pubblicato un elenco di libri italiani importanti degli ultimi 20 anni:

    https://www.indiscreto.org/classifica-di-qualita-voto-speciale-narrativa-2000-2019/

    Stessa cosa facemmo tra lettori (su Goodreads) un anno fa; i primi nomi sono di autori noti come Walter Siti con “Troppi paradisi” (autore che, parere personale, trovo sopravvalutato), Francesco Pecoraro con “La vita in tempo di pace”, libro che mi piacque nella prima parte poi si perde un po’ in storie quasi macchiettistiche, Michele Mari con “Leggenda privata” che trovo il suo libro più bello, Giorgio Vasta con “Il tempo materiale” (che non ho letto) etc etc…

    Tra i libri che ho amato c’è “La furia del mondo” (Feltrinelli, 2006) di Cesare De Marchi, passato purtroppo quasi inosservato. Autori che hanno scritto i loro libri migliori in tarda età, penso a Starnone, che in “Lacci” e “Scherzetto” ha scritto forse le sue cose migliori. Da ricordare Edoardo Albinati, con “La scuola cattolica” testo dalla prosa elegante ma spropositatamente lungo (1300 pagine), tema che avrebbe potuto sviluppare con 300/400 pagine anziché 1300.
    Riguardo alle generazioni più giovani mi sono piaciuti “La straniera” di Claudia Durastanti e alcuni libri di Letizia Muratori (“La casa madre”, “Il giorno dell’indipendenza”, “Animali domestici”). Un autore dalla prosa raffinata è Edgardo Franzosini, di lui ho apprezzato molto un testo dolente che si intitola “Questa vita tuttavia mi pesa molto” (Adelphi 2015), poi ci sono autrici che avrebbero potuto dare molto ma si sono in qualche maniera arenate, non ripetendosi a certi livelli, penso a Ornela Vorpsi (“Il paese dove non si muore mai”, 2004), Simona Rondolini (“Dovunque, eternamente”, 2014).
    Elena Ferrante, pur non essendo nelle mie corde, ne riconosco le meritate ragioni del suo successo.
    Tra i libri che resteranno va citato Roberto Calasso e i suoi saggi anomali e divaganti. Penso al libro su Kafka a quello sul Tiepolo, su Baudelaire…

    Estendendo agli ultimi trent’anni quale sia il nostro miglior libro, be’ per me resta “Il cardillo addolorato” (1993) di Anna Maria Ortese, una prosa mai più raggiunta dopo di lei. Altri due libri memorabili sono “Microcosmi” (1997) di Claudio Magris e lo splendido, incantevole “Il bottone di Puskin” (1995) di Serena Vitale.

    Come vedi Cristina non ho fatto molti nomi “giovani” a parte Durastanti e Muratori (e aggiungo Nadia Terranova) del resto anche a livello internazionale i libri che in questi ultimi venti anni mi hanno più entusiasmato sono di autori affermati e di una certa età (oppure morti prematuramente come Sebald), penso a Coetzee, Munro, DeLillo, Vila-Matas, Antunes. Ci aggiungo Elizabeth Strout e Yasmina Reza, tra le generazioni immediatamente “più giovani”.

    Finisco con una raccolta di prose di Giovanna Zoboli (nata a Milano nel 1962, scrittrice di storie per bambini ed editrice in proprio con la sua benemerita Topipittori) che ha pubblicato lo scorso anno una raccolta di bellissime prose “per noi grandi” dagli argomenti più disparati (“Fuori da noi” Nuova Editrice Berti, 2019) e di cui ho già scritto anche qui.

    Buona giornata,

    Domenico

    "Mi piace"

  12. Domenico, grazie prima di tutto.

    Alcuni di questi autori e autrici che citi li devo aver letti negli anni passati proprio su tuo impulso, ma la mia memoria ricorda solo …vagamente , delle delusioni.

    Invece grazie per aver citato Serena Vitale, grandissima studiosa, il cui Bottone di Puskin mi aveva incantata a suo tempo.

    Sono in disaccordo con te su Ortese – ma lì è proprio questione di gusti, io la trovo indigesta – comunque il mio post voleva riferirsi a una generazione d ecisamente successiva.

    Anche Ornela Vorpsi devo aver letto, ma nella mia mente non è rimasto nulla. Ah la memoria, io poi mai che tenga una lista dei libri che leggo, mannaggia a me…

    Calasso, Rumiz., ecc li avevo esclusi perchè ho volutoo concentrarmi sulla narrativa…chissà se qualcun altro/altra ha delle perle nascoste da segnalare….

    un saluto…vado al mare!!

    "Mi piace"

  13. A Domenico Fina. Leggo tanto volentieri i tuoi post perché mi trovo spesso in sintonia con i tuoi gusti letterari. Da Claudio Magris, a tutti gli altri “quasi classici”. Fino alla brava Elizabeth Strout che migliora a ogni nuovo libro. Amo molto Vila Matas, di cui trovo imperdibili alcuni testi (pagine bellissime sulla lettura e la letteratura) davvero Vila Matas è geniale e a che divertente (penso al famoso giorno dedicato a Ulisse…). Spesso gli autori giovani italiani, maschi Soprattutto, non mi scaldano. Trovo impossibile stilare lassifiche. Intanto ti ringrazio per le “dritte” che ti rubo volentieri. Sto leggendo ora La morte e la primavera, ultimo verdeggiante e tremendo libro di Mercé Rodoreda. ogni pausa dalla lettura di questo fantastico, vivissimo libro tremendo, lascia come quando si esce da un incubo o da un sogno fantasmagorico. Letterariamente sbalorditivo. Ciao ciao Cam

    "Mi piace"

  14. @Luigi Gavazzi. Ti ringrazio per la gentilezza e l’attenzione ai miei strepitanti SOS. Io pasticcio sempre col cell. e non è difficile che mi senta avvilita quando non capisco perche capitino “incidenti” che non capisco. Vivo tra montagnole di libri e continuo a comperane e a leggerne. Troppi, migliaia di libri, tutti amati e spesso presi e sfogliati con affetto e riconoscenza. Mi dispiace di aver fatto casino, non posso essere certa che non accadrà più. Scusa e grazie. Camilla

    "Mi piace"

  15. Cristina, sull’opera della Ortese ho un parere composito che varia da testo a testo, lo stesso discorso vale per Landolfi, li ritengo due autori grandissimi, ma mi sono congeniali sono in alcune delle loro opere, Landolfi nei racconti meno ‘fantastici’, “Le due zittelle”, “La muta”, “Le labrene”. Stessa cosa per Ortese, che apprezzo ne “Il cardillo addolorato” e in alcuni racconti presenti ne “Il mare non bagna Napoli” e in prose varie (penso alla raccolta “In sonno e in veglia”); altri suoi libri celebrati, da “L’iguana” a “Il porto di Toledo” non li ‘reggo’ per un moto di ripulsa, poiché l’aspetto magico prevale sul realistico. Ne “Il cardillo addolorato” invece tutto si tiene, c’è una trama apparentemente realistica, siamo nel Settecento, tre gentiluomini da Liegi si recano a Napoli, a trovare un guantaio celebre, uno di loro si innamora di sua figlia Elmina, che è il personaggio chiave e misterioso del libro, poi si inserisce un cardillo (un cardellino morto) che è il personaggio simbolico…
    È una storia d’amore, seppur dolente, alla Ortese, una storia di illusioni doppie.
    La lingua di Anna Maria Ortese è davvero sorretta da una grazia unica, che Citati ha più volte elogiato
    a proposito di questo testo capolavoro, non c’è autore italiano che si sia avvicinato a queste altezze in questi ultimi trent’anni, a mio avviso. Può non essere congeniale ma la bellezza delle pagine del ‘Cardillo’ credo sia indiscutibile.

    "Mi piace"

  16. Ciao a tutti,
    rispondo all’appello della cara Dani di uscire allo scoperto, anche se non ho molto di interessante da dire e rischio comunque di essere logorroica (e noiosa) quando mi lancio… Non è che voglia far la “vittima”, sono solo tentativi di far ridere di me…

    Alla lista degli autori italiani degli ultimi 20 anni proposta da Cristina, mi piacerebbe aggiungere due autori torinesi, o perlomeno che scrivono a e, a volte, di Torino: Enrico Remmert e Fabio Geda. Aggiungerei anche un altro torinese, Enrico Pandiani, ma scrive gialli. Insomma, sono un po’ campanilista… Quindi consiglio anche Fabio Stassi, che è siciliano, credo. Non so argomentare il motivo per cui questi autori mi piacciono. Leggeteli…!

    A Camilla, che me l’aveva consigliato, dico che ho finalmente comprato “Olive, ancora lei”, di E. Strout, e lo leggerò al più presto e spero di trovare il coraggio di scrivere il mio pensiero sul libro, e di esserne capace, cosa di cui non sono sicura.

    Ora sono impegnata a leggere “I vagabondi” di Olga Tokarczuk, praticamente finito, mi ha lasciata un po’ perplessa, non che non mi sia piaciuto, mi piace il suo modo di narrare, ma l’ho letto molto lentamente perché va assaporato pezzettino per pezzettino. E non tutti i pezzetti sono indimenticabili. Ho poi ordinato un altro suo libro, consigliato da Cristina, mi pare, “Guida il tuo carro…” la cui lettura mi ispira.

    Alternavo la lettura dei “Vagabondi” con altri libri, tra i quali “Il sale della terra” di jeanine Cummins e “Macchine come me” di Ian Mc Ewan, molto belli entrambi, e, adesso, con Colson Whitehead, lo scrittore della “Ferrovia sotterranea”, per intenderci, ma sono solo all’inizio del suo “John Henry Festival”.

    Faccio letture molto eterogenee, direi, sono abituata così, mi piace alternare autori diversi tra loro, leggendo molta letteratura contemporanea sono anche obbligata, leggo i libri mano a mano che vengono pubblicati.

    Sono poi innamorata di Karl Ove Knausgard, il tenebroso norvegese che ha scritto di sé in 6 volumi di 600-1000 pagine l’uno. Ho già letto i primi 5, man mano che uscivano, e mi resta da leggere solo più l’ultimo, già comprato ma non ancora “affrontato”, un po’ come quando mangiando ci teniamo il boccone preferito per ultimo…

    "Mi piace"

  17. @Tutti @Dani
    In effetti, Dani, indizi sull’utima mia scoperta letteraria non ne avevo dati, però potreste conoscere il libro, che, assieme alla “Versione di Barney” e a “Il giorno del giudizio”, si colloca tra i iù belli letti finora nel 2020: “Homo Faber” di Max Frisch.

    È un amore impossibile quello che subito si profila all’inizio della storia, ma il protagonista non ha colpe, a un sentimento non si comanda, poco contano l’età o altri “impedimenti”, ma chi legge intuisce che qualcosa di drammatico sta deflagrando. La scena di volo, alla fine del romanzo, è bellissima, realistica e simbolica assieme, una chiusa all’altezza del libro.

    Se non l’avete già letto, prendetelo in considerazione!
    Mariangela

    "Mi piace"

  18. Oilalá che bello, un po’ di vitalità finalmente.
    Ciao Bettiblu, film bello e triste quello a cui rimanda il tuo nickname, con un’indimenticabile colonna sonora che ha avuto più longevità del film stesso nei ricordi di molti. Scrivi ancora, mi raccomando. Credo che GUIDA IL TUO CARRO non ti deluderà. Mi incuriosisce l’autore norvegese che citi. Non lo conosco per nulla, vedrò di approfondire.

    Homo Faber, Mari me lo segnerò. Grazie.

    @Domenico ho letto poco di Ortese. I racconti de IL MARE NON BAGNA NAPOLI folgoranti per me, poi IL CARDILLO con una prosa perfetta ma una storia che si avvita su se stessa e ho terminato a fatica. Se ripenso alla storia del Cardillo, mi viene in mente un minuetto, diligentemente composto, dove bravi ballerini entrano in scena, scompaiono, tornano, in una danza formalmente ben costruita, ma… fredda. Purtroppo la mia memoria (aimé Cristina anch’io fatico a trattenere le letture) non mi consente di dettagliare maggiormente la mia delusione, ma dopo quello non ho più avuto voglia di leggere altro.
    A volte la brevità della forma racconto esalta maggiormente le caratteristiche di un autore e le mie due esperienze con Ortese che cito confermano questa “tesi” (parere personale).

    "Mi piace"

  19. ciao a tutte e a tutti.

    Domenico, solo per precisare, Il cardillo l’ho letto, tutto, parecchi,davvero parecchi, anni fa. Con grande fatica, e arrancando, mi ricordo questo.
    Non è davvero il genere di prosa che sta nelle mie corde, in fondo ognuno di noi ha predilezioni dovute alla propria indole e formazione, e no, Ortese non fa per me.
    Un altro che non riesco a leggere e a gustare ad esempio, è Gesualdo Bufalino.

    Mari, Max Frisch, un grande! Sai che era l’amore di una tormentatissima relazione con Ingeborg Bachmann??

    Bettiblu grazie delle tue citazioni. Fra l’altro mi ricordi un autore, ve ne avevo accennato l’anno scorso, Colson Whithead La ferrovia sotterranea per me è stato un libro molto deludente. Chi lo ha letto? e che ne pensate?

    Camilla,
    ti ammiro per l’impresa in cui ti sei inoltratta leggendo La morte e la primavera. Io proprio non ce lì’ho fatta. E’ stata la stessa sensazione che ho avuto 3 anni fa con Le botteghe color cannella di Bruno Schulz, una letterale impossibilità di proseguire.

    Volevo aggiungere una mia valutazione all’elenco di scrittori/scrittrici italiani che ho messo sopra.
    Non giudico nessuno/a nè imperdibile nè folgorante, alcuni li trovo interessanti, altri godibili o divertenti ma insomma, nessuno/a di loro mi fa sobbalzare dal divano.

    Ho bisogno di polpa ma anche di leggerezza, chissà Vila Matas che non ho mai letto potrebbe fare al caso mio….

    "Mi piace"

  20. La Ferrovia Sotterranea comprato, letto, si…apprezzato, ma per me un po’ sopravvalutato.
    @Cristina idem con Bruno Schulz e le sue Botteghe. Non ce l’ho fatta a finirlo. Ma vi dirò, i gusti cambiano, eccome se cambiano. Ad esempio, l’altra sera capito su 8 e mezzo di Fellini, che ho sempre digerito poco e cavolo, non riuscivo a smettere di guardarlo, affascinata dalla storia, dalle immagini, dalle interpretazioni. Cambiamo noi e con noi il modo di vedere e reagire davanti a una lettura. Quindi chissà, magari un giorno riuscirò anche a leggere Il Maestro e Margherita che, detto tra noi, non ho mai potuto leggere. Finora. ..
    A proposito, IL TRENO DEI BAMBINI di Viola Ardone, lasciato dopo due terzi circa, penso non mi piacerà mai. Luoghi comuni a gogò

    "Mi piace"

  21. Cristina, Villa Matas – che a me piace e del quale ho letto tutto – è anch’egli scrittore altalenante, non sempre soddisfacente, questo accade perché è intimamente uno scrittore sperimentale, alle volte esagera negli incastri e nei rimandi di rimandi, il suo più godibile è “Dublinesque” (2010) ti consiglierei questo, altri suoi libri notevoli (penso a “Dottor Pasavento” sono un po’ troppo dolenti). Dublinesque è la storia Samuel Riba, un editore di Barcellona, sessantenne, che come l’autore stesso è alla caccia di non si bene cosa, del lettore ideale, della letteratura autentica… boh; per fare ciò organizza una gita in Irlanda benché non conosca l’inglese (e se ne vanta), in occasione del bloomsday, il 16 giugno, il giorno dell’Ulisse di Joyce; le cose che gli accadono rispecchiano alcuni vicende del libro stesso, con tante altre stramberie che piacciono a Vila-Matas, fantasmi di Beckett, bevute nei pub, incontri mancati, visioni.

    "Mi piace"

  22. Dani, concordo sul fatto che nella seconda parte il Cardillo si avvoltola, e concordo anche sul fatto che le nostre letture congeniali col tempo non le sappiamo neppure più noi quali siano esattamente; insieme a Ortese sto leggendo il miglior Del Giudice quello de “Lo stadio di Wimbledon”, Del Giudice scrittore misurato e misuratore, pragmatico, distantissimo da Ortese, eppure nemmeno tanto se si cambiano le prospettive; faccio un esempio, di Ortese ammiro la sua capacità di far vivere lo sgomento, lei più volte racconta, penso ad alcune pagine de “In sonno e in veglia” di svegliarsi nella notte e non sapere dov’è, all’interno dell’universo, perché Anna Maria Ortese si perde spesso nella contemplazione del cosmo o delle figure più minute e insignificanti, passa da un insetto all’universo e tutto cerca di considerare assieme, congiunto, accarnato, alle volte fa un po’ spavento, ma non posso non ammettere che in questa sua forza sgomentatrice, Anna Maria Ortese sia una scrittrice originale che non appartiene alla nostra tradizione ma è misto di sue suggestioni, talento naturale e letture anglosassoni, tutti gli autori che Ortese cita, sono o americani o inglesi, da Shakespeare a Dickinson, Poe, Hardy, Dickens, Defoe, Stevenson, Shelley, Carroll, Melville, James… e in un capitolo splendido, l’ultimo della raccolta “In sonno e in veglia” – un capitolo in cui inscena una sua autointervista – specifica che gli inglesi e gli americani hanno cantato come nessuno la meravigliosa ‘non realtà’ del mondo che è il vero. E se ci si pensa bene ha ragione, lo stesso Shakespeare, se lo si osserva da un’altra angolazione – come lo vedeva Tolstoj che era uno scettico in questo senso – è uno scrittore che non ha niente di vero. Il suo vero è un nuovo vero eminentemente estetico. Tutto ciò che in arte interessa a Ortese.
    Quando arriva la domanda “per lei c’è qualche cosa di più importante della letteratura, e dell’arte in genere?, Ortese si autorisponde:
    – Di più importante no, di più necessario, sì: la compassione, il soccorso della vita quando sta male.
    Poi narra la storia di un cavallo che ricorda nitidamente fin da quando era bambina, un cavallo che si era impuntato e non voleva camminare, il suo padrone lo fissò con rabbia e gli sputò in un occhio; quella scena – dirà più volte – per lei rappresenta lo schifo dell’uomo ancor più di tutte le atrocità che ha vissuto, guerra, fame, morti premature in famiglia, lei ricorderà quel fatto. La capacità di isolare episodi minimi ma universali, è ciò che fa di Ortese una grande scrittrice, il fatto che troppe volte si infili in un escapismo personale, glielo lascio passare volentieri, come lascio passare a Faulkner alcune sue esagerazioni, i grandi scrittori sono grandi perché ci fanno rientrare nel loro mondo anche se non è affatto il nostro. Anzi, ci stiamo male, nel loro.

    "Mi piace"

  23. @Domenico Fina, chapeau alla tua narrazione di Ortese. In sonno e in veglia sono racconti giusto? Potrei provarci. È un genere che ultimamente ricerco. Fino a qualche anno fa avevo bisogno dell’ampio respiro dei romanzi, delle costruzioni lente, che ti introducono con gradualità nella storia. Ora devo dire che certi racconti, penso ad Alice Munro ad esempio, sono ancor più il metro di misura di grandi scrittori. In poche pagine costruiscono creature preziose, al cui centro non manca mai una perla.
    Concordo con Annamaria Ortese sulla grandezza degli scrittori in lingua inglese. Per loro la scrittura è una vocazione di popolo, e lo stesso vale per i russi. Perdonatemi la generalizzazione grossolana, ma è una cosa che ho sempre pensato.

    "Mi piace"

  24. Alice Munro è un capitolo a parte, per me, credo che sia l’unica vera innovatrice di questo inizio di terzo millennio; rispetto ad Alice Munro anche i celebrati Roth e DeLillo mi sembrano ordinari, non originali,
    risalenti a Bellow (nel caso di Roth) o meglio: più deteriorabili in pochi anni. Munro ha portato la forma racconto verso un nuovo ambito, i suoi racconti non sono assimilabili in tutto e per tutto con gli altri grandi raccontatori americani del Novecento, penso a Hemingway, Flannery O’connor, Cheever, Carver, Salinger. Munro ha un livello di complessità e di variazioni interne che non ha nessuno di loro. È un’altra cosa. Un racconto di Munro, di trenta pagine, penso a “Il ponte galleggiante”, sembra fatto di cento pagine, tante sono le curve interne, curve che alle volte sfibrano il lettore.

    “In sonno e in veglia” è una raccolta di prose varie, sono dieci brani, i primi quattro sono racconti, almeno tre notevoli, poi ci sono prose d’occasione, le ultime due sono meditazioni su se stessa, diciamo così, sul suo modo di veder le cose. È un libro che illustra i diversi talenti della scrittrice, che si esprime al suo massimo nella forma racconto, concordo. Anche Il cardillo è essenzialmente un racconto tirato a lungo nella forma romanzo, e forse avrebbe reso meglio come racconto lungo, tuttavia lo ritengo ugualmente un libro ammirevole.

    "Mi piace"

  25. A CRISTINA.
    Che fortuna cristina avere tra i nostri compagni di blog uno come Domenico Fina. Uno che ci dice che il grande scrittore ci fa entrare nel suo mondo. ancche se non è il nostro, anzi ci stiamo male nel loro. io sto leggendo con gra de interesse e incantamenti, come ci succedeva da piccoli di fronte ad alcuni racconti che facevano paura. Se cerco di immaginare cosa potesse sconvolgere la vita di Mercé. Rodoreda, il regime franchista e come tra l’orrore e il dolore e la paura e lo chifo e il bisogno di descriverlo, come lei fa da grande maestra quale è, ecco che i mostri dipinti di rosa che poi diventano atroce cemento che il padre e gli altri personaggi da incubo nel bosco dello spavento e del mostruoso e devono ingoiare e
    diventare alberi morti pieni di disperazione …. insomma ecco cosa fa L dittatura Franchista e Rodoreda così racconta il mostro. Leggo con emozione e curiosità. e la grande scrittrice racconta l’inimmaginabile. Ciao. Cam

    "Mi piace"

  26. Domenico,
    ti ringrazio perchè sai descrivere bene cosa è per te la letteratura. Anche se magari non è la stessa cosa per me o per altri, questo ci permette di calarci nel TUO mondo interiore-letterario e quindi apre una porta e entra luce.

    Hai interrotto l’analogia ( per me del tutto improbabile, anzi inesistente) fra Daniele Del Giudice e Ortese.

    Daniele Del Giudice – che ho colpevolmente dimenticato nella mia lista – è autore strepitoso e grande e alto: riservatissimo, razionale, amante degli aerei, a volte persino vagamente metafisico, lui a me ricorda più il Primo Levi de La chiave a stella, c’è un’etica della misura nei suoi libri che mi lascia stupefatta. E’ uno che toglie, Del Giudice, come Annie Ernaux, asciuga fino all’osso la prosa, e resta l’essenza.
    Avevo molto amato di lui Staccando l’ombra da terra, Atlante occidentale ma anche Lo stadio di Wimbledon, con la figura di Bobi Bazlen sullo sfondo, il grandissimo, misconosciuto e stravagante personaggio amico di Vittorini e di tutti i grandi scrittori del dopoguerra italiano (esiste un epistolario editoriale fra Vittorini e Bazlen che ti raccomando caldamente).

    C’è anche un motivo extraletterario per cui provo affetto per Del Giudice: mille anni fa ero stata a Venezia molto amica di una ragazza – S.B. – che poi è diventata l’erede di Mittner nella cattedra di germanistica a Ca Foscari. Lei è stata una delle mie levatrici letterarie e politiche ( avevamo vent’anni) ed era stata in seguito per anni la compagna di Del Giudice. Inoltre la malattia di Del Giudice (che lo ha fatto sparire nel silenzio – analogamente a Monica Vitti -) mi ha colpito il cuore in modo dolentissimo.

    Su Alice Munro ho invece idee confuse e altilenanti, forse devo rileggerla e rivedere la mia opinione. L’ultima volta che ho letto i suoi racconti alcuni anni fa non mi erano piaciuti molto e il paragone con Roth – a mio parere uno scrittore di misura strepitosa – secondo me non tiene.
    Ma rileggerò Munro con occhio più benevolo, promesso.

    Camilla,
    non vorrei dire una castroneria su La morte e la primavera, ma Rodoreda è stata donna di passioni bizzarre e capricciose, sferzante e ironica nella sua vita privata, molti suoi libricini minori che ho letto ne stagliano una figura nervosa e orgogliosa, che si divertiva con giudizi irridenti sulla sua cerchia di amici in esilio. La cosa che l’ha segnata di più è stato un amore infelicissimo e contorto in Francia con un esule spagnolo – che però era sposato in patria – col quale ha avuto per decenni una relazione tormentata e altilenante, fonte di grande frustrazione e rabbia. Ne esce una personalità singolare, intelligentissima e amara, parecchio snob e spigolosissima.
    Chissà, forse ne La morte e la primavera più che il franchismo ( o forse insieme a) ha riversato questa sua delusione sul mondo degli uomini (intendo i maschi) tutti.

    Spero che la mia Biblioteca prima o poi riapra, per ora sono orfana di libri.
    Mi sa che vado a rileggermi Del Giudice (con lui ho dimenticato nel mio elenco Tabucchi e il primissimo De Luca, ma è vero che la fascia anagrafica è anteriore).

    "Mi piace"

  27. Una mia amica ha letto due libri di Clarice Lispector e ne è rimasta folgorata.
    Qualcuno/a la conosce? io non ne so nulla di nulla

    "Mi piace"

  28. Grazie Cristina dei tuoi sentiti ricordi personali, Del Giudice sì ha smesso troppo presto, per via della sua malattia…

    Del Giudice ha scritto libri esatti e minuziosi con un procedimento quasi opposto a Ortese, ma l’inquietudine che trasmette, è metafisica, penso ad alcuni racconti contenuti in “Mania”, dove c’è un senso di sgomento panico che lo accomuna a Ortese, in questo volevo accostarli. Qui inizia e finisce la loro comunanza, per il resto sono scrittori molto diversi, Del Giudice e più affine a Primo Levi, dici bene. “Lo stadio di Wimbledon” (1983) è un gioiello e a mio avviso resta il suo capolavoro. L’ho ascoltato di notte via podcast e l’ho riletto di giorno via ebook, non trovandosi purtroppo più in cartaceo.

    Munro e a Roth praticano due forme e competizioni diverse (il mio accostamento si riferiva alla novità introdotta), come se Munro corresse i diecimila e Roth la maratona, racconto e romanzo a seconda delle lunghezze; tuttavia Munro nel suo ambito è una innovatrice, non lo dico io lo dicono in tanti, da Franzen a Citati, Roth invece riprende la lezione dei grandi quali Saul Bellow, non è un innovatore, e a dirla tutta molti critici considerano la lingua di Bellow migliore di quella di Roth. Per quanto mi riguarda, dal mio piccolissimo preferisco Bellow a Roth. Forse il Roth che resterà è quello dolente di Patrimonio e di Pastorale americana. DeLillo invece è più inventivo e creativo e stimolante di Roth, ai mie occhi. Ma su questo i posteri sapranno dirci di più. Questi sono soltanto miei estemporanei pareri.

    Clarice Lispector. Ho letto alcuni suoi romanzi raccolti da Feltrinelli, è difficile giudicarla, non so se potrebbe piacerti, anche in Lispector ci sono mostri metaforici che si insidiano nelle sue storie, “Vicino al cuore selvaggio” il suo folgorante esordio a 23 anni, nel 1943, è un libro eccentrico, i pensieri talvolta deliranti di una ragazzina di nome Joana, una sorta di personaggio alla Salinger ma precedente allo stesso scrittore americano. Alcuni ci trovano affinità con Marguerite Duras, con l’intensità straniante di quest’ultima. Non saprei cos’altro dire, a me non ha entusiasmato ma è scrittrice stimata da molti.

    "Mi piace"

  29. Aggiungo solo alcune considerazioni su Roth, perché per esperienza (gruppo lettori Anobii e Goodreads) è un tema spinoso e litigioso 😊; molti quando si afferma che Roth è forse (forse) sopravvalutato ti guardano come a dire ‘ma questo che sta dicendo’, io rispondo con una semplice considerazione, basti pensare che Bellow che è stato il maestro di Roth, e che come lui e prima di lui aveva creato una mitologia ‘Bellow’, Nobel della letteratura nel 1976 e per almeno trent’anni (dagli anni ‘50 agli ‘80) indiscusso miglior scrittore americano, oggigiorno lo leggono in pochi, ma non perché sia sorpassato ma perché oggigiorno la letteratura americana (che è quella dominante) tritura a meraviglia se stessa. A molti ammiratori di Roth, qualche anno fa, quando era ancora vivo, ho domandato se per loro fosse il miglior scrittore americano contemporaneo, e con sorpresa di molti di loro stessi, mi dicevano ‘ho amato Pastorale americana, Patrimonio, Il teatro di Sabbath, Il lamento di Portnoy’ ma il mio americano preferito è DeLillo o McCarthy o Pynchon. Insomma Roth era arrivato al punto da essere tutti gli anni osannato come scrittore grandissimo e ingiustamente non premiato con il Nobel e negli stessi USA a lui molti (non solo lettori ma critici) preferivano altri scrittori. Per cui quando sento dire, dai rothiani più accesi, cose come Roth è una specie di Tolstoj o Dostoevkij dei nostri tempi mi viene un po’ da sorridere. Ripeto, si può fare una prova di lettura confrontando i migliori libri di Bellow (Herzog, Il dono di Humboldt, Il pianeta di Mr Sammler) scritti venti anni prima di Roth (quello di Patrimonio, Il teatro di Sabbath, Pastorale americana) e ritrovare gli stessi temi, nevrosi, sesso, paura della morte, atteggiamento clawnesco, folleggiante verso il mondo. Penso a un personaggio come Herzog che secondo me raggiunge vette di complessità che non si toccano con i personaggi di Roth, ebbene, tornando al discorso di partenza chi lo legge oggi Herzog?

    (Chiudo la parentesi Roth 😊 semmai dovessi attirarmi strali)

    Soltanto un’ultima annotazione su Alice Munro, ad alcuni non piace, ci mancherebbe, ma all’interno della forma racconto contemporanea non si trovano ‘epifanie’ altrettanto complesse che si realizzano con tanta maestria soltanto nell’ultima riga, questo sottolinea – su Munro – Pietro Citati, la capacità di inscenare un enigma che si risolve soltanto all’ultima riga è capacità che hanno avuto – nel racconto Inglese – i grandi come James; penso a un racconto impressionante come “Bambinate”, contenuto in “Troppa felicità”(2009); la verità del racconto è evidente fin da subito, fin dalla prima pagina, eppure chi lo legge lo scopre soltanto all’ultima riga. E anche quando ti dicono che è così, ce lo spiegano e tu lo leggi anche un po’ scocciato perché ti hanno fatto uno ‘spoiler’ ti accorgi che Alice Munro non si può spoilerare, perché leggendola si rientra nel suo mondo e si perdono le coordinate: per cui il finale di Munro è SEMPRE a sorpresa anche se ce lo svelano prima. Lo stesso si può dire di un racconto lungo, il suo più lungo, un capolavoro enigmatico di circa 80 pagine, che si intitola “Una donna di cuore” (dalla raccolta “Il sogno di mia madre”, 1998). Non si capirà niente di niente fino all’ultima riga. Il problema di Munro è che alcuni lasciano la lettura prima di terminarlo, sfiniti dai passaggi laterali. Io prima di accettare e capire il suo stile, ne ho abbandonati tre di suoi libri, ripresi solo dopo alcuni anni.
    Penso a racconti come “Nemico, amico, amante…” altro racconto di atmosfere che durante la lettura sembra sfiancante, fuori dal flusso storico, interminabile… ma che nasconde (alla fine) una bellezza che soltanto i grandi sanno concepire e comporre. Alla prima lettura l’avevo lasciato dopo venti pagine e pure abbastanza imbufalito.
    Oppure “Scherzi del destino” (dalla raccolta “In fuga”, 2004) che per me è il racconto più bello (e botta in testa) del mondo.

    Ciao a tutte e tutti,

    e viva la letteratura (e viva pure Roth, che in fondo in fondo mi sta simpatico)

    Domenico

    "Mi piace"

  30. @domenico Fina. Un lettore che osa trattare Philip Roth con ragionevoli e convincenti argomenti e non corre nel rifugio antiatomico cosparso di cenere mi riempie di soddisfazione. Amo molto la letteratura americana, ricchissima e innovativa, con tante grandi e generose scrittrici e scrittori che rendono tutta la sua anima a questo Paese così difficile e ricco. Io non oso citare autori e autrici. Mi fermo alla prolifica Joi Carol Oates e al vecchio Doctorow. Due giganti
    tra i giganti. Ciaociao. Camilla

    "Mi piace"

  31. Ah Domenico,
    Saul Bellow!
    l’avevo molto amato, Herzog in particolare, ma, avendolo letto circa 30 anni fa, confesso che non mi ricordo quasi nulla. Non sono quindi in grado di fare paragoni, nè ho tesi sistematiche da sostenere.
    Vanno bene tutti, per me, gli scrittori e le scrittrici che ci piacciono, che ci commuovono, che ci accendono la testa e il cuore, che ci toccano con la loro verità umana e con uno stile acuto, elegante, profondo, adeguato..

    A te (così mi pare) in letteratura interessa anche l’aspetto dell’innovazione, caro Domenico, a me forse no, credo di avere un approccio assai più “sentimentale” alla letteratura.
    Se un libro mi entra dentro, se mi stupisce lo stile, la forma, la scrittura, l’invenzione della narrazione, che sia classica o innovativa, per me va sempre bene.

    Di Munro 3-4 anni fa avevo proprio riletto Nemico, amico amante ( la raccolta in cui c’è questo racconto) e ricordo solo che proprio l’ellissi finale, sorprendente, a me era parsa – pur nell’acutezza della narrazione precedente – monca, poco svolta, “tirata via”.
    Ma ripeto, mi riprometto di rileggerla.

    cara Cam., di Doctorow Homer and Langley è un libro lancinante, commovente, tenerissimo, indimenticabile, che avevo letto grazie a te.

    "Mi piace"

  32. A CRISTINA. dici che non potresti leggere IL Mestro e MRgherita. Hai mai letto La rivolta degli angeli, di Anatole. France, che puoi leggere in francese, anche se ovviamente ci sono traduzioni italiane, ultima credo di Roberto Savia no, tanto per parlare di angeli e diavolo. A. France si legge con piacere. Domenico Fina è davvero bravissimo sono contenta che scriva con noi. Ho tante di quelle cose da chiedergli. Ciao cara Cristina. Cam

    "Mi piace"

  33. Camilla, Anatole France? che idea strana… no, non l’ho mai letto.

    Il maestro e Margherita l’ho letto nel 1973 a Parigi, e all’epoca mi era piaciuto molto. Ho provato a ri-leggerlo, mi pare 4 o 5 anni fa e non ci sono riuscita.
    Non siamo mai le stesse persone nè le stesse lettrici.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.