I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

309 commenti

  1. A Domenico Fina. Mi hai fatta morir dal ridere. Il povero Renard bastonato
    da mia mamma (100 anni fa)
    I racconti di Flannery O Connor letti con un raro gusto pieno di humour, insomma sei davvero un lettore straordinario. Sono molto contenta di poterti leggere. Coltissimo ma anticonformista. Camilla

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  2. @Tutti
    sullo scaffale degli omaggi della mia biblioteca ho trovato “Vogliamo tutto” di Nanni Balestrini. Non solo era in lista dal 2018, quando l’avevo trovato citato in occasione del Cinquantesimo del ’68, ma cade bene adesso anche perché come sapete sono concentrata sulla letteratura italiana del secondo ‘900.

    Potrebbe sembrare più una cronaca che un’opera narrativa, scritto com’è in brevi paragrafi di 15/20 righe, invece è proprio un romanzo, anzi, per certi versi è proprio un romanzo di formazione. È scritto in un italiano volutamente sgrammaticato, raccontato in prima persona, sembra di sentir parlare un giovane uomo dal forte accento meridionale. Non è solo la vicenda di un singolo, è la nostra storia degli anni ‘60: la sottoccupazione al Sud, l’emigrazione al Nord, la fabbrica fordista, con la sua dose di alienazione e sfruttamento, gli scioperi e le lotte. Particolarmente riuscita, secondo me, la parte degli interventi in assemblea, il linguaggio è spontaneo, vero.

    Le pagine centrali mi sono parse forse appesantite da una relazione minuziosa delle azioni di protesta che si sono svolte alla FIAT, ma è proprio da qui che emerge bene il carattere autogestito di quelle lotte e il rifiuto del sindacato. Forte l’attacco a tutto il sistema capitalistico e allo sviluppo italiano che drena manodopera a basso costo dal Sud a favore del “boom economico”.

    Io devo ancora finirlo, ma posso già esprimere un giudizio positivo. Lo avete letto?

    Ciao
    Mariangela

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  3. A tutti. Vi volevo chiedere se conoscete Echenoz (Ravel, Lampi ecc.)e Muriel Sparks Memento morì ecc. Io li trovo formidabili, li ho riletti dopo anni. Ciao Camilla

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  4. Nanni Balestrini, il suo libro sul 68, quasi obbligatorio per la mia generazione dell’epoca. Lui, milanesissimo, neoavanguardia etc etc eh.
    Non potrei ora, proprio no, un’epoca davvero passata alle spalle, i cui libri “politici” a me sembrano improponibili oggi, ma vedi mai?
    Sorprendente Mariangela, credo tu sia l’unica in Italia a leggere questo libro oggi. Ti darai anche a Porci con le ali? sarebbe una bella accoppiata…

    Cam, Echenoz mai letto, Muriel Sparks forse ma non ricordo nulla, memoria coi buchi come sempre

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  5. @tutti@cristina

    Non mi piace parlare di libri che non ho letto, però l accostamento di “Vogliamo tutto” a “Porci con le ali” potrebbe essere irriverente nei confronti del primo (detto da una che non approva del tutto l’estremismo dei metodi descritti nel libro di Balestrini).

    Comunque questo filone degli autori italiani del secondo ‘900, meno noti, mi sta regalando molto. Cristina, perché non leggerlo, oggi, Balestrini?

    Dovrò leggere anche “porci con le ali”, ma ho come l impressione che gli abbia giovato la censura che ha subito.

    In effetti di romanzi sul ‘ 68 in Italia io non ne conosco altri. Vi viene in mente qualcosa?

    Mariangela

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  6. la domanda non è perchè non leggerlo, ma perchè leggerlo oggi Mariangela….
    Nel senso che io ho tempo e voglia solo per cose belle, importanti – letterariamente dico – e forti. Il mio tempo è prezioso e ne ho poco, quindi lo doso e guardo oltre non indietro. La mia strada è questa

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  7. Mi sono molto piaciute le “riletture” di Domenico Fina su Pel di Carota di Renard e sui racconti di Flannery O Connor. Ho pensato che raramente o mai si usa l’umorismo per leggere e commentare un testo. È un modo raffinato e non conformista che trovo prezioso. HO chiesto a tutti se conoscesero qualche libro acuto e spiritoso e divertente dove l’umorismo è la sostanza del gusto della lettura.,citando due autori preziosi di questo tipo: Echenoz, e Muriel. Spark, tanto per nominare un paio. Propongo ancora la domanda. Ciao a tutti. Camilla

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  8. Cara Camilla, la tua domanda sull’umorismo non era stata esplicita e quindi la recepisco solo ora che l’hai illustrata meglio.
    Certo! L’umorismo, dunque…i primi che mi vengono in mente, alla rinfusa

    La mia famiglia e altri animali di Gerald Durrell, ogni volta mi diverto come una matta a rileggerlo.
    Ogni cosa è illuminata di quel genio per me quasi totale che è Jonathan Safran Foer
    alcuni titoli di Colette, ma dovrei andare a vedere quali.
    Diversi titoli di Calvino,Da il barone rampante alla trilogia etc
    L’Adalgisa di Gadda, ma l’umorismo qui è quasi noir.
    La zia Julia e lo scribacchino di Mario Vargas llosa.
    Brunella Gasperini Una donna e altri animali
    Natalia Ginzburg, Milena Agus….

    vabbè, intanto questi.

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  9. Gerald Durrel quante risate mi sono fatta leggendo i suoi resoconti da Corfù. Ecco Cristina, un naturalista, zoologo che sa raccontare ( quando mi riferivo alla vocazione narrativa anglosassone). E allo stesso livello, come ironia e abilità di racconto, tutto tutto James Herriot, letto e riletto.
    Camilla mai letto Herriot? Se hai voglia di storie leggere, allegre, serene, ironiche leggi Herriot, con i suoi animali, fantastici, i burberi allevatori dello Yorkshire in epoca pre-antibiotici, i suoi bizzarri colleghi di lavoro Sigfrido e Tristan, la compagna Hellen. Quei libri li ho letteralmente consumati.
    Poi a trent’anni suonati mi ero persino riletta il Gianburrasca di Vamba, anche lì quante risate da bambina..

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  10. A cris.
    Conosco tutti i bei libri che citi mi piacciono molto quelli che non, intendono fal ridere ma ti fanno ridere, i bellissimi piccoli racconti di Agus (la contessa di ricotta) ola Ginbug gadda è sempre tra il pianto e il riso Safran Foer è sempre coccolissimo. Ecc. Echenoz e Muriel Sparks sono uno francese l’altra inglese e il humor è particolare. Io sto leggendo Spillover, molto importante, purtroppo, ma ho bisogno di alternarlo con libri intelligenti ma estremamente divertente anche se non si può definire comico. Grazie e a presto. Camilla

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  11. @tutti@camilla

    Da ridere, così sul momento, mi viene in mente Bennett, va beh, poi ci sarebbe Philip Roth de “il lamento di Portnoy”, ma so che non ti piace, quindi …

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  12. A mriange. Grazie dei tuoi consigli. Il lamento di Portnoy. è uno primo libri di Roth che ho letto. Non mi sono affatto divertita. mi sono subito annoiata tutta la paccottiglia “sessuale” di Roth, per me non aveva nessun pregio letterario abbiamo letto ben altro sulle ossessioni sessuali. Certo non mi ha fatta ridere. Noioso, come sempre egotico, con le sue “figomanie”, (del resto mai del tutto abbandonate). Col tempo è peggiorato, non cercava nemmeno di far ridere. Grazie comunque dei tuoi suggerimenti di cui molto apprezzo l’intenzione. Per me un classico dello humour, è Il circolo PICKWICK. Pensa un po’. Cam

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  13. @tutti
    Qualcuno di voi ha mai letto Luigi Santucci? Visto che la collana “Invito alla lettura” gli ha dedicato un volume, a me è venuta la curiosità di provare qualcosa di suo e ho scelto “Lo zio prete”, raccolta di racconti.

    La sua è una scrittura ricca, onusta di metafore e descrizioni figurate, una scrittura che qualcuno non esiterebbe a definire desueta, e in effetti non conosco autori che negli anni ’50 scrivessero così, però cambiare registro ogni tanto a me piace, poi è proprio questo italiano d’altri tempi che tira fuori l’umanità dei personaggi, che li coglie con ironia e umorismo.

    Due racconti mi sono parsi un po’ ingenui, bozzettistici, ma il racconto che dà il nome alla raccolta è da leggere, dieci paginette che valgono il libro. Sotto accusa qui c’è la religione di facciata, convenzionale, quella che si ferma all’esteriorità: un degna famigliola si coltiva lo zio prete per assicurarsi una facile assoluzione in confessionale. Gli strali di Santucci colpiscono nel segno: la denuncia è chiara.

    I libri più famosi di Luigi Santucci sono “Orfeo in paradiso” e “Il velocifero”, io l’ho incontrato in questo breve racconto, il resto deve aspettare.

    Milano, a Luigi Santucci ha recentemente dedicato una piazza.

    Ciao,
    Mariangela

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  14. Tre piccoli grandi capolavori italiani del Novecento, per Mariangela

    Vite di uomini non illustri – Pontiggia
    Il gioco dei regni – Clara Sereni
    Il bottone di Puskin – Serena Vitale

    qui hai ciccia per i tuoi dentini

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  15. Mari aggiungo altri tre nomi italiani validissimi: secondo Novecento eh

    Daniele Del Giudice
    Fausta Cialente
    Paolo Maurensig

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  16. Dani, di Del Giudice ho apprezzato molto il suo primo libro, “Lo stadio di Wimbledon”, un romanzo breve, di cento pagine, in cui domina l’attenzione. È un viaggio tra Trieste e Londra, quartiere di Wimbledon, attorno alla figura enigmatica di Bobi Bazlen. Esiste anche una bella lettura recente su “Ad alta voce” Radiotre.
    Anche i suoi racconti sono notevoli.

    Sul comico in letteratura si aprirebbe un mondo, molti titoli citati sono di mio gradimento, aggiungo che il comico ha una miriade di sfaccettature tanto da includere o sfiorare grande parte della letteratura. Il primo romanzo moderno, Don Chisciotte, è comico… saltando secoli fino ad arrivare a Gadda e Bernhard che a modo loro (collerico, linguistico, e per le situazioni che inscenano) sono comici anch’essi.

    “Un umorista vero è anche un ottimo scrittore, di solito. Ha un grado di attenzione maniacale a quel che gli accade intorno”, scrive Giovanna Zoboli, in un libro di splendide prose, pubblicato lo scorso anno, che riconsiglio vivamente (l’ho già fatto qui e altrove), si intitola “Fuori da noi”, Nuova Editrice Berti.

    Buona giornata 🤸‍♀️

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  17. Vecchi libri trovati in soffittaa : Policarpo ufficiale di scrittur oppure la famiglia de Tappeti. È comico come certi russi sanno. Essere. Gogol per. es. ‘Luigi Arnaldo Vassallo. Detto Gandolin, eramente gigoliano e comico quanto basta. Cam

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  18. Dani,
    per me di Del Giudice tutto, ma soprattutto Atlante occidentale, il primo suo che avevo letto. Ma anche Staccando l’ombra da terra. La sua è una scrittura misurata e trattenuta, “fredda” diciamo, ma molto bella.

    Di Paolo Maurensig mi era molto piaciuto Canone inverso.

    Fausta Cialente ha scritto vari bei libri. Il suo più famoso è Le quattro ragazze Wieselberger

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  19. Pensavo che buffo: Fausta Cialente e Paolo Maurensig sono del nord est, Daniele Del Giudice è romano ma come ho già detto, ha a lungo frequentato Venezia . La periferia dell’Impero sembra terra fertile letterariamente…

    Due domande:

    Ma a voi Gogol e i russi “comici” – come vengono definiti – fanno ridere? perchè a me mettono una tristezza senza fine.

    Camilla scusa se te lo chiedo, hai letto Patrimonio di Philip Roth?

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  20. @tutti @Cristina
    Cechov e Gogol? Umoristici, sì, ma è l’umorismo che spesso nasce da dolore e disperazione.

    @Cristina@Tutti
    Ti ringrazio x gli autori italiani.

    Cialente mi è stata consigliata anche da un’altra lettrice che mi ha suggerito anche Michele Prisco, assicurandomi l’alta qualità letteraria delle sue opere. Lo conosci?

    Mariangela

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  21. Bernhard sì, Cristina, è prevalentemente tragico, ma un tragico che sconfina nell’invettiva vagamente comica, anche autoironica, penso a libri come “I miei premi”, come per certi aspetti accade in Beckett; questo per dire che il comico ha mille sfumature (non di grigio 😊).

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  22. Da molto tempo col blog non sempre sono sugli stessi libri, le stesse letture intendo. Trovo sempre più spesso citazioni che mi lasciano stupita (mai letto……) eppure leggo tantissimo ma credo ormai di essere su un altro Pianeta.
    Mai un confronto con Thomas Mann, mai un accenno a Javier Marias, mai è stato possibile leggere come gruppo un Jhon Banville (grandissimo scrittore irlandese, carico di, una z
    premi e in odore di Nobel) Mai presa in Considerazjone la splendida Marie NDiaie,, mai il meraviglioso Ishiguro (altro Nobel), oppure Jhon Fante, mai Fitzgerald o Jpnatha Franzen, o in Marquez…., neppure più David Grossman o un Houellebdcq, un Jones o. Doris Lessing o Cormac Mc Carthi. Un Henry Roth.
    Una Zadie Schmidt, mai un Saramago………… È chiaro che un piccola parte dei miei libri non conta niente ma mi devo scervellare su nomi che, per mia ignoranza, non so neanche
    chi siano. Questa diversita mi rende difficile intervenire con voi e me ne dispiace. Ciaociao

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  23. Camilla, NON mi hai risposto.
    Ma ti rispondo io:
    ho letto molto di Saramago, quasi tutto di Doris Lessing, Cormac mc carthy come no, David Grossman è il mio tesoro e lo sai, Marquez roba di troppi anni fa per me, Ishiguro qualcosa ho letto, John Fante letti due o tre libri due anni fa, Marie Ndiaie letta grazie a te, Javier Marias ho letto tutto, credo proprio tutto!

    Ma insomma, Camilla, ma di cosa ti lamenti di grazia?
    si sta parlando di letteratura italiana del s econdo novecento da un po’, perchè divaghi invece di dire la tua ?

    io non ti capisco e le tue lamentele mi sembrano …inopportune. Scusa eh

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  24. Non mi sono accorta di Margaret Atwood
    W YSTAN AUDEN.!!!
    PAUL AUSTER
    JAMES BALARD
    qualche Baricc
    JSamuel, Beckett
    Julius Barnes

    Saul Bellow. (che sto confrontando con p. Rhot per cui sono molto grata a Domenico Fina)
    T. Bernhard
    Karen Blixen
    ROBERTO BOLANO
    JOVIS BRODSKIJ
    ALBERT AMUS
    IAS CANETTI
    TRUMAN CAPOTI
    EMMANUEL CARRERE
    Ora sospendo perché ho daffare. Questa è u a parte dei miei amat
    i libri ma c’è ne sono tanti altri.
    Ce’, ne sono tanti altri nella mia biblioteca.
    Cara Cristina non voglio nulla è che leggere Porci con le ali o libri ancora…… acerbi mi sembra uno spreco. Ma sicuramente mi sbaglio. Cam

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  25. Camilla, Porci con le ali era un suggerimneto “provocatorio” a Mariangela che stava leggendo Nanni Balestrini
    . Figurati se leggo Porci con le ali oggi, ma ti pare? ma nemmeno sotto tortura

    . santiddio Camilla, ma leggi i post benedetta ragazza mia prima di lanciarti in invettive fuori posto.
    che barba però, a volte

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  26. INVETTIVE, CRISTINA? MAI USATO INVETTIVE!

    “Lo credo bene che non legga Porci con ali. Era solo per dire che dovrebbe servire oggi una simile citazione. Guarda che io sono sempre la stessa che ti vuole una montagna di bene. Ciao. Cam
    .

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  27. Camilla!
    la citazione di Porci con le ali era un piccolo sfottò cordiale a Mariangela che legge titoli secondo me
    superatissimi sul 68 ( e naturalmente è libera di farlo, ognuno/a impiega il proprio tempo come meglio crede).
    sei tu che ti lamenti che sei su un altro pianeta che qui nessuno cita i libri che a te piacciono nè autori/autrici che a te piacciono… rileggiti, Camilla cara. Mai dici, mai questo mai quell’altro, mai x y z… e a parte che NON è vero, ma insomma, si parla di tutto e di più quando e come capita.
    Se stai nel discorso vedrai che non ti senti sulla Luna. Se non ti interessa non scagliare i tuoi Mai di superiorità.

    Il tutto nel bel mezzo di una (semi) discussioni su autori/autrici del novecento italiano che è precipuo interesse di Mariangela.
    A cui sia io che Domenico abbiamo risposto con le nostre competenze e conoscenze. sgrunt

    se mi vuoi bene come dici esci dalla bolla del pregiudizio e leggiti Philip Roth Patrimonio o Pastorale americana, così la smetti di bollarlo con un vecchio clichè inadeguato e ingeneroso di figomane, ad esempio, che è così riduttivo, fastidioso e pure sciocchino

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  28. A tutte e tutti. Certo tutti amano il Poet WYSTAN AUDEN Se ne hanno letto qualche poesia. È uscito nuovo nuovo all’inizio del 2o20 un bel libro. È di Polly Clarke e si Intitola LARCHEFIEL. ED. ATLANTE. Se conoscete Isherwood e avete voglia di un “colore” nuovo ve lo consiglio vivamente. Tanto per avere un libro nuovo molto piacevole.
    LARCHEFIEL è stato una Scuola.
    Abbracci. Cam

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  29. @Camilla @Tutti
    Camilla, io non ti capisco, quante volte ti ho ringraziata per aver consigliato qui Banville o Barnes? Quante volte ho riconosciuto che i consigli di Cristina, soprattutto all’inizio della mia frequentazione di questo blog, sonno stati preziosi? Quando mai ho negato di avere tratto da qui, per due anni buoni, quasi in esclusiva, preziosi suggerimenti di lettura? Però se ogni tanto mi permetto di chiedervi se conoscete qualche nome in cui mi sono imbattuta, devi capire che anche quella è voglia di condividere: si condividono i libri già letti, ma si condivide molto anche con lo scambio di informazioni di questo tipo.

    Camilla, ho letto il tuo elenco di autori e ho visto un nome che mi incuriosisce da tempo: cosa mi dici James G. Ballard?

    Ciao,
    Mariangela

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  30. A. Marian. Carissima Ballard è stato, fino a anni fa un innovatore nel campo della fantascienza. Poi la fantascienza ha avuto un grande cambiamento, e Ballard
    almeno per me ha perso interesse. Inoltre la visione bruttissima della vita in B. non mi è sembrata più accettabile.
    L’ho nominato perché ha evidenza tra i miei libri. Oggi non lo leggo più da tempo. Mi complimento come sempre con te per la tua continua ricerca e bella curiosità. Mi
    spiace di non aver nulla da dire di meglio su Ballard. Un abbraccio. Cam

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  31. @Camilla@tutti

    CAM, grazie, in effetti adesso per uno scrittore come Ballard, che penso essere straniante, non avrei predisposizione: ho bisogno di qualcosa di più “normale”, non dico rassicurante perché potrebbe sembrare che cerchi letture consolatorie (non che ci sarebbe qualcosa di male, intendiamoci), ma ho bisogno di quella normalità che ancora non possiamo ritrovare nella vita quotidiana. Inoltre con gli italiani del secondo ‘900 mi sto divertendo tanto e mi stanno dando tanto. Altro che letture superate: più cerco di confrontarmi in merito a questi autori, più mi convinco che sono troppo poco letti. E pensare che sulla storia patria fanno capire tanto!

    Ciao a tutti e buona domenica!

    Mariangela

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  32. A proposito di normalità, muoio dalla voglia di leggere l’ultimo libro di Anne Tyler “un ragazzo sulla soglia”. Le sue storie di gente comune, ma non banale, sono sempre una sorpresa per me.
    Ballard mi ricorda un amico che lo leggeva avidamente, per me era un po’ troppo catastrofico, credo di aver letto solo un suo libro: parlava di una pioggia torrenziale che non aveva fine, i sopravvissuti vivevano su barche di fortuna… A casa sempre di Ballard, ho comprato da un po’ ma è ancora da leggere: “fine millennio, istruzioni per l’uso”. Mi incuriosisce, ma altri mi incuriosivano di più, per cui è ancora lì sullo scaffale dei libri che leggerò prima o poi… Non riesco a tenere il ritmo: solo oggi ho comprato 5 libri: oltre ad Anne Tyler, Margaret Atwood: “tornare a galla”; Kent Haruf: “la strada di casa”; Olga Tokarczuk: “guida il tuo carro sulle ossa dei morti” e infine il buon Gianni Minà con “storia di un boxeur latino”…

    Piace a 1 persona

  33. @tutti
    Ho fatto mio il vostro consiglio di leggere Lalla Romano, complice, anche, il suggerimento di un titolo specifico fornito da un’assidua lettrice: ho finito “l’ospite”, racconto in cui l’autrice parla della sua esperienza di cura del nipotino.

    La nonnitudine, come la maternità, è argomento che presenta la trappola del compiacimento e della retorica, ma Lalla Romano non incorre in melensaggini. Studia “Il suo Mantegna” nei minimi particolari, ricorre alle sue conoscenze di linguistica e si antropologia, lo paragona ora a un Buddha, ora a un guerriero, ma sa benissimo, questa nonna, di non essere obiettiva: a dispetto dell’erudiZione con cui descrive Emiliano, e nonostante l’apprensione di doversi occupare di un bimbo molto piccolo, ogni pagina trasuda amore incondizionato.

    Molto bello, fuori dagli schemi, per essere una nonna.

    Mariangela

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  34. Se di Lalla Romano – parere personale (l’ho già detto e lo ripeto) – si pubblicassero tutti i libri migliori da “La penombra che abbiamo attraversato” passando per “Una giovinezza inventata”, “Le parole tra noi leggere”, “Inseparabile”, fino a “Nei mari estremi”, verrebbe fuori una sorta di Recherche italiana, originale e sottilmente ribelle come lo era Lalla Romano. Mariangela, se hai letto “l’ospite” leggi (se ti va) anche “Inseparabile” (1981)
    che è la continuazione, Emiliano cresce ma subentrano problemi…

    Qui le mie impressioni di lettura riprese (da Goodreads) e riviste adesso:

    “In seguito Emiliano fu, come sempre, allegro. Fa la pipì poi si leva una scarpa e la mette nel bidet, poi leva una calza e la getta in alto: ride, felice. Ma anche la gentilezza, è gioia di vivere?”

    “Inseparabile” uno dei migliori, più attuali e pressanti libri di Lalla Romano. Racconta negli anni ’70 di lei sessantenne e della nascita del suo nipotino Emiliano. Il libro è un resoconto preciso, secco, sulle relazioni e sulla inseparabilità, ciononostante. Piero, il figlio di Lalla Romano si separa da sua moglie, dice di non essere fatto per essere padre, gira l’Europa con una nuova partner, il bambino passa il tempo con sua madre, col nuovo compagno di lei, con i nonni. Seguiranno liti familiari, per il bimbo, per le proprietà. Scelte sbagliate, il nuovo uomo della madre è uno mezzo svitato. Lalla Romano è scrittrice che intimamente suscita contrasti, lo era nella vita e anche in quello che scriveva. La scrittura era un’arte maledettamente seria, per lei. Pretendeva di raccontare con precisi tocchi pittorici le vicende private di se stessa e degli altri familiari con una naturalezza che rasentava l’irresponsabilità. Lei lo chiama sconvenienza, nel senso nobile di dire le cose con una naturalezza che danneggia se stessi, ma salva la ‘naturalezza stessa’. La sua forma mentis è flaubertiana. La cosa che ammiro moltissimo in Lalla Romano è tutta DENTRO quelle righe estemporanee in cui si capisce la sua grandezza, e che riscattano il resto, apparentemente distante e severo. Ad esempio nel libro tra le liti varie c’è una pagina comico drammatica in cui il nuovo compagno della nuora si presenta in casa dei nonni (Lalla Romano e suo marito) e inizia a sbraitare dicendo che suo figlio, Piero, voleva menarlo: poi sbatte sul tavolo il volume “Le parole tra noi leggere”, in cui è descritto il rapporto difficile di Lalla Romano con suo figlio Piero.
    La cosa comica è che questo tizio vuole sapere se in quel libro c’è scritta la verità. Piero, colui che voleva aggredirlo, chi è? Lalla Romano non risponde, interviene nel frattempo suo marito e dice: “In un libro tutto è vero, niente è vero.”
    Lalla Romano che vive la pressione delle cose, l’amore per il nipotino e tutto lo scombussolare delle relazioni familiari che stanno sfaldandosi, scrive: “Mentre lui parlava, io pensavo: quando andrà via, uscirò e camminerò tutta la notte per le strade, fino a domani…” Queste sono le frasi che ammiro in Romano, che danno un senso, di compassione spossata, al tutto.
    Quando da nonna telefona a sua nuora Marlène (che conosce da quando era bambina) e le chiede se può avere il nipotino nel week end e riceve la risposta che non può averlo, Lalla Romano scrive: “Nella notte penso: Bisogna imparare a morire (a staccarsi dalle persone amate).”

    “Io vivo di parole, con gli esseri umani: mi sembra sempre che si parli troppo poco; e questa capacità più che beckettiana di tacere con naturalezza, è forse troppo moderna, per me”.

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  35. @… Domenico Fina. Rimango sempre ammirata e stupita dei tuoi commenti sugli scrittori: approfonditi, motivato, originale Come tutti i lettori di una certa età , italiani, Lalla Romano è stata presente e vivace. Forse, pur apprezzando il talento di Romano e non solo quello, sono sempre entrata con disagio in quel continuo tormento, in quella forma di “durezza”, severità specialmente nei rapporti familiari (le parole tra noi leggere) anche l’ambiente spesso legato alla famiglia, a qualche bisogno negato e come… deluso, ho sentito sempre. In Romano una forma di severità e di somiglianza… col modello familiare che io avevo sempre trovato difficile e da superare. Ti chiedo scusa per il mio pressapochismo (non leggo Romano da secoli e non ho suoi libri nelle mia biblio e penso che il “modello’familiare sia totalmente diverso. Ciao Ciao

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  36. @tutti
    Bello il libro che sto finendo, anzi molto bello, finora uno dei migliori del 2020! Mi mancano 40 pagine x terminare “Perché essere felice quando puoi essere normale?” di Jeanette Winterson, la stessa autrice di “Non ci sono solo le arance”.

    La famiglia, sia quella naturale che quella adottiva, può essere un luogo coercitivo che ti consegna un pesante fardello, soprattutto se uno dei genitori, nel caso del libro la madre adottiva, è a sua volta vittima di depressioni e ossessioni. Jeanette, però, decide di scappare, e i problemi non mancano, ne quelli economici né quelli psicologici.

    La salvezza viene dai libri, sono lettura e scrittura che aiutano la protagonista ad acquisire consapevolezza. È determinata, lucida, nutrita da letture potenti che corroborano la sua volontà e la sua capacità di resistenza. Femminismo e.lesbismo giocano in ruolo importante, insomma a qualche decina di pagine dalla fine, la mostra sta ancora lottando contro le conseguenze dell'”educazione ricevuta nei sedici anni che ha.vissuto in famiglia.

    Conoscete l’autrice?

    Mariangela

    "Mi piace"

  37. A Marian. Non conosco l”autruce che citi. Avrei anche
    voglia di un Bel libro, rasserena te. Ho letto solo libri troppo tremendi ultimamente e vorrei trovare qualcosa di lieve e gentile. Ma bello. Ciao ciao. Cam

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  38. @Marian anche io non la conosco.
    @Cam conosci Paolo Rumiz? IL FILO INFINITO è sicuramente la migliore lettura fatta durante la mia reclusione da Covid (e ho letto e riletto molto ).

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  39. @Dani. Si lo conosco. Come stai? Come stiamo tutti quanti?
    Sono un po Incasinata con i libri. Ne maneggio tantissimi ma non leggo col solito piacere. Abbracci. Cam

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