I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

195 commenti

  1. Ciao a tutti.
    Sto leggendo LA VITA ATTRAVERSO LE LETTERE, lettere di Pavese a cura di Lorenzo Mondo prese dal mio super libraio prima della quarantena (sono introvabili, solo usate si possono reperire). Le trovo bellissime perché ci restituiscono un Pavese integro nelle sfaccettature della sua personalità complessa. La sua vena ironica (in piemontese si direbbe un desbela,termine intraducibile di cui lui riderebbe )viene fuori bene solo qui. Neanche ne Il mestiere di vivere emerge così bene, non parliamo poi dei romanzi e tantomeno delle poesie. Questa sua arguzia simpatica rende le lettere capolavori estremamente godibili e sono un buon metro per misurare la sua grandezza.
    Non vedo l’ora di poter tornare a condurre i suoi lettori/ ammiratori per le stanze in cui è nato e dove trascorreva le sue estati di ragazzo. Quando mi aggirò lì da sola, aprendo porte e finestre sento sempre una sottile emozione su un sottofondo di gratitudine

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  2. @Domenico Fina
    Grazie Domenico del tuo bell’intervento. una piccola lezione di letteratura.,ricordando Lalla Romano, Magris, Pontiggia, Bufalino,I Sillabari (da cui trasse un suo speciale l’attore e creatore bravissimo, il magnifico biondino indimenticabile) giù fino alla bravissima autrice di CASA Madre, e altri romanzi e racconti deliziosi come Lettizia Muratori ecc. Grazie
    Ho scoperto libri a me ignoti fino ad ora di Magda Zabo’, di cui conoscevo il celebre LA PORTA. Una grande bella sorpresa, un altro grande scrittre uscita dai regimi comunisti. Grazie ancora per tante belle letture “quasi dimenticate” nel frastuono di letture non sempre indovinate (da me ovviamente) Questa Szabo per me nuova la trovo magnifica. Un saluto. Cam

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  3. @Dani

    Che bel post su Cesare Pavese che hai mandato. Sapevo che Pavese non era affatto un depresso (da una sua studentessa). Ma tu dove passeggi ora conducendo i suoi lettori. Una bella immagine, tu che ti aggiri nelle stanze….. Come mai seil “in quelle stanze? Scus ma sono molto incuriosita. Un abbraccio. Cam

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  4. Camilla,
    anch’io trovo Magda Szabó una grandissima scrittrice; come si dice per i grandi calciatori, “sapeva fare tutto” 😊 raccontare, costruire con metodo e pazienza il personaggio, indovinare finali perfetti, misurare esattamente le parole e il ritmo, da lei si impara molto. Ha scritto almeno quattro grandi libri, La porta, La ballata di Iza, L’altra Eszter, Via Katalin. Tutti meravigliosi. La porta è un capolavoro formidabile, in crescendo. Via Katalin ha uno sviluppo di storie incrociate geniale, “L’altra Ester” ci mostra uno dei personaggi più irresistibilmente perfidi della letteratura recente. Tuttavia il mio preferito, che trovo perfetto dalla prima all’ultima pagina, per sapienza compositiva, cura dei dettagli e finale, è “La ballata di Iza”.

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  5. Magda Szabo’ tutto è bello, ma La porta è davvero un grandissimo capolaoro. Imprescindibile direi.
    Ho abbandonato Scibona e arranco – per mia colpa – In Valeria Luiselli Archivio dei bambini perduti. Promette, ma ve ne parlerò a tempo debito.

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  6. @tutti, La porta ed Emerenc, personaggio indimenticabile.

    @Camilla io sono nata a Santo Stefano Belbo e sulle colline di Pavese sono cresciuta, le sue opere le ho lette e rilette dall’adolescenza. Conoscevo l’amico Pinolo, il Nuto de La Luna e i Falò, il falegname suonatore di clarinetto che accompagnavo strimpellando la chitarra quando andavo a fargli visita. Ora collaboro con la Fondazione Pavese nelle visite guidate al Museo, alla Casa Natale, alla falegnameria di Pinoli, morto nel ’90.
    Tornando alle lettere, che mi rapiscono per l’ennesima volta, ci restituiscono un uomo conscio del proprio destino di grande scrittore. Bello il carteggio con Fernanda Pivano: introspettivo all’inizio, fin troppo, poi più distaccato ma più disinteressatamente amorevole nel dispensarle consigli che la equipaggiano per la vita, di donna e intellettuale. Decisamente consiglierei le lettere per la conoscenza dell’uomo e del letterato. Nel Mestiere di vivere (più pesante) si avvita un po’ su se stesso. L’interlocuzione delle Lettere fa trasparire meglio la sua arguzia, il suo modo originale e geniale di rapportarsi con l’altro. Interessanti le parti che raccontano i guai con la censura, rompiscatole anche su questioni stilistiche. Duro lavoro quello dei letterati in epoca fascista, stancante…appunto 🙂
    Buonanotte a tutti
    Spero di aver evitato cavolate da correttore e telefonino, ho scritto di getto

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  7. Ci scriviamo ma non so nulla di voi cari tutti. Grazie della risposta e su Pavese. Me ne aveva tanto parlato Fernanda Pivano sua allieva e anche amica. Grazie comunque, sei ara e gentile.
    @domenico Fina. Grazie ancora, su Szabo sono rimasta a La Porta, sto leggendo Affresco. E poi leggerò il resto a me finora sconosciuto. Chissà perché. Grazie mille. Camilla

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  8. Segnatevi questo nome: Aglaja Veterani e il suo libro PERCHÉ IL BAMBINO CUOCE NELLA POLENTA. Romanzo credo autobiografico, che sembra raccontato dalla voce di un bambino. Ma nelle frasi brevi, solo apparentemente semplici, vengono raccontati fatti duri, che fanno rabbrividire. Un’infanzia difficile, da esuli circensi e raminghi, con strappi violenti che segnano la psiche della protagonista. Graficamente, pagine quasi interamente bianche (giusto due righe a volte, o neanche quelle) sembrano voler sottolineare con una pausa il peso di una rivelazione.
    Pensate che la scrittrice a 15 anni era ancora analfabeta!! Purtroppo ci ha lasciato solo due libri perché è morta suicida a 40 anni. Libro notevole, edito da Keller.

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  9. @Dani. Il bambino nella polenta mi è sembrato uno dei testi più originali e “tragico divertenti”, se si può dire, si dimostra anche quanto sia umano e… straziante il mondo variopinto di chi vive ai margini, strettissimi, sul baratro. E si capisce quanto sia più vicino e… fratello di quella parte di società. che si ritiene assolutamente”altro”. E si può, credo, riconoscere la”grande”bellezza di questo romanzo speciale. Di cui tu hai detto parole bellissime ciao. Cam

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  10. @Tutti @Domenico Fina @Camilla

    Domenico, sono riuscita, finalmente, nonostante il periodo non giovi neppure alla lettura, a leggere Letizia Muratori: ho terminato “Spifferi”, da te citato. Sono cinque racconti molto efficaci, veri, scritti in modo semplice e diretto. Mi sono piaciuti tutti, in particolare, ho trovato molto intensi quello dei due fratelli immigrati e quello di Pietro, l’amico originale ed intransigente, votato all’ecologismo radicale. Grazie.

    Ciao,
    Mariangela

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  11. Grazie Mari, per la fiducia, Letizia Muratori non piace a molti, purtroppo 🙂

    Io ho riletto un libro secondo me bellissimo, ma che non si trova più né in cartaceo, né come ebook, bisogna cercarlo nelle biblioteche o usato, semmai:

    Questo è il mio post, a riguardo, pubblicato sulla mia pagina FB:

    Intervistatore: “Può dirci quanto è stata importante la collaborazione di sua moglie per lei?”
    Nabokov: “No, non posso”
    (The Listener, 23 ottobre 1969)

    «Véra. Mrs Nabokov». Questo splendido libro, scritto da Stacy Schiff grazie a una borsa di studio della Fondazione Guggenheim, ha vinto il Pulitzer nel 2000 per la categoria biografia. Ma non è una biografia, ammesso che la categoria biografia possa esistere. È la storia di due vite, memorabili, osservate con una speciale brillantezza, da tutti i punti di vista. È stato pubblicato da noi nel 2003, per la Fandango libri a cura di Luca Scarlini, (illustrazione dell’incantevole copertina di Gianluigi Toccafondo) ed è introvabile, sia in cartaceo che in ebook. Si può reperire in biblioteca, ma non nella mia, che ultimamente sta allestendo l’opera omnia di classici come Fabio Volo, tralasciando l’acquisto dei testi di autori emergenti quali Goethe e Nabokov.

    A proposito di Goethe, sapete cosa pensava Véra del Faust?
    “Io considero il Faust la pièce più vuota che sia mai stata scritta”.

    Stacy Schiff, scrive che Véra Slonim e Vladimir Nabokov avevano la stessa «idiosincratica passione per l’espressione diretta», spesso affiorante in giudizi sconvenienti. Entrambi giudicavano Dostoevskij, un autore dalla prosa appena sufficiente, di Tolstoj amavano incondizionatamente Anna Karenina, ma non subivano nessun fascino da Guerra e Pace, amavano Puskin e Gogol’ dal quale avevano appreso la lezione secondo cui nel ricostruire una vita e nel creare un’opera vanno lasciate fuori solo le parti cruciali.
    E Véra ci riesce alla perfezione, non si saprà mai quanto abbia contribuito all’opera di suo marito, di certo ha scritto insieme a lui le lezioni che entrambi tenevano negli anni Cinquanta alla Cornell University. Nabokov era un uomo che aveva bisogno di preparare quasi a memoria le lezioni, e sua moglie che lo assisteva in prima fila era la sua memoria visiva, il suo conforto, il suo suggeritore ipotetico. Lo accompagnava in auto, Nabokov non riuscì mai a imparare come si guida un’auto: «non si fidava delle automobili, cosa non sorprendente in un uomo che proclamava di essere intimidito dai temperamatite elettrici, ma comunque strano per l’autore del più originale ‘road novel’ mai scritto». Véra risponderà alle lettere. Assumerà il matrimonio come una professione. “Elevò ad arte il ruolo di moglie”. Lasciò che tutte le sue velleità sfumassero per dedicarsi a suo marito con un vero e proprio culto della cancellazione. Quando Nabokov cercò di incendiare il manoscritto di Lolita gettandolo in un cassonetto, Véra andò a recuperarlo e lo salvò. Era una donna esile e molto bella, a trent’anni aveva quasi tutti i capelli bianchi.

    A Berlino, mentre nella stessa città Kafka vive i suoi ultimi giorni con Dora, si incontravano per la prima volta Vladimir Nabokov e Véra Slonim. Lei ha 21 anni e Nabokov 24. Véra lascia intendere di non aver avuto altre storie, Nabokov confessa di aver avuto già “16 infatuazioni serie e 18 superficiali”. Si conobbero nel maggio del 1923. Egli confonde le acque ai biografi, come sempre, raccontando la storia che si sono incontrati a un ricevimento mondano l’8 maggio e hanno ballato assieme; questa è la biografia fittizia che Nabokov ricostruisce dal momento in cui ha stabilito che il loro primo incontro sia avvenuto l’8 maggio. In realtà Véra aveva notato Nabokov in diverse letture pubbliche, e in un giorno imprecisato di maggio lo aveva fermato per strada, abbigliata con una mascherina, per non farsi riconoscere e impostare il loro primo incontro principalmente sulle parole.
    L’anno prima il padre di Nabokov era stato ucciso in un agguato pubblico, in un raduno politico. Per proteggere un amico, al quale era diretto il proiettile, morirà lui. Afflitto Nabokov si fidanzerà con una donna molto bella che amerà, ma lei non sembrerà corrispondere come vorrebbe. Quando si lasceranno l’anno successivo Nabokov farà la conoscenza di Véra. È confuso, scrive lettere d’amore ampollose, non sa se rivolte alla sua ex o a Véra Slonim. Il contrasto tra la lucidità di Véra che risponde facendo spallucce e il traboccare romantico di Nabokov è significativo. Véra sarà davvero tutto per lui, fino alla sua morte nel 1977.

    Erano entrambi cromestesici, «per entrambi le lettere sulle pagina, le parole a mezz’aria, erano in technicolor. Due cromestesici possono avere conversazioni spinose, parlando del colore del lunedì, del sapore di un mi bemolle».

    Dopo 12 anni di matrimonio, nel 1937, Nabokov ebbe una sbandata tremenda per una certa Irina Guadanini, una sua acuta lettrice. Furono mesi turbolenti e dolorosi.
    «Stava scoprendo di persona quello che Emma Bovary gli aveva insegnato: l’adulterio era un modo perfettamente convenzionale di elevarsi dal convenzionale».

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  12. @Domenico Fina grazie. Devo proprio trovare questo libro introvabile. La tua presentazione lo rende irresistibile. Eh…. Non tutti i bibliotecari sono all’altezza del loro compito. Qualche Fabio Volo può pure starci, ma il resto non può, non deve mancare. Poi, un buon bibliotecario dovrebbe, con vari strumenti, aiutare ad alzare l’asticella. Gdl e soprattutto buoni consigli ai frequentatori più assidui

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  13. @Domenico Fina. Ho già cercato e an he trovato il prezioso libro tra l’usato. L’ho ordinato immediatamente e spero che mi arrivi. Ti saprò dire. Se riesco a trovarlo non saprò come ringraziarti. Cam

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  14. @Danj. Il marchese di iRoccaaverdina di Luig Capuana a me sembra obsoleto, triste nei confronti di una cultura “demoniaca” e, forse, drammatizzata dallo stesso autore.Non ricordo nessun altro racconto siciliano “diabolico ” senza una logica. Penso per es. a Dostoevskij, dove ogni nefandezza è sempre strettamente legata alla sua origine “umana”. (Ho letto cento anni fa’Capuana. e mi è sempre piaciuto. Ma questo marchese…. Booh. Ciao ciao Cam

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  15. Camilla grazie per la fiducia, è un libro di quelli ben fatti, in grado di raccontare storie utili e inedite ma con la brillantezza che molti anglosassoni hanno, e noi forse ancora meno, le nostre biografie sono spesso ‘ingessate’.

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  16. @Cam e Mari l’ho finito ora. Quello che dici di Dostojevski Camilla succede esattamente anche qui. Il tormento demoniaco che si insinua nel protagonista portandolo alla pazzia è conseguenza del suo gesto, un omicidio dettato da passione, da una gelosia insana. Ora, nel libro secondo me ci sono pagine notevoli, personaggi ben delineati (Zosima, giovane nobile decaduta che il marchese sposa nella speranza di una normalità, che gli sarà preclusa), il cugino che oscilla tra ateismo e religiosità, e altri…Non posso dire che la lettura sia tra le mie preferite, no. Tuttavia il capitolo che racconta la confessione del Marchese al parroco è grande letteratura: i tumulti che accompagnano il racconto sono riecheggiati dal vento che attraversa i vicoli, fa sbattere porte e imposte e ulula nelle strade. La natura tormenta il villaggio già straziato da lunga siccità così come l’anima del marchese è percossa dai tormenti per l’azione compiuta, senza neanche il contrappunto di un minimo pentimento. Disperazione pura e aridità.
    Ciao

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  17. @Tutti @Dani
    Sì ero io che lo caldeggiavo e leggo che, almeno in parte, l’hai apprezzato anche tu.

    Almeno sulla carta, mi trovo anch’io su un’isola, ma questa volta non è la Sicilia, questa volta, no. Una cinquantina di pagine ancora, e finisco un librone, un gran libro, veramente, un romanzo di cui non so da che parte iniziare a parlare, ci penso su da tre giorni, ma come mi capita in queste occasioni, mi sento inadeguata.

    Ciao
    Mariangela

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  18. @Mari, visto che sono curiosa, azzardo: sei x caso in Sardegna? E stai leggendo Satta?
    Se così fosse…sappi che sto per iniziarlo. Sarebbe una bella coincidenza 😄

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  19. @Tutti @Dani
    Dani! Sì, è lui,sto leggendo anch’io “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta!

    Alla fine di aprile vi avevo scritto che mi sarebbe piaciuto leggere qualche autore italiano, non di quelli famosissimi, però, ma qualcuno di quegli scrittori di cui si sente parlare un po’ meno, e quindi dal mio listone ho pescato Salvatore Satta. Potrei finirlo a giorni, comunque una cosa la posso già dire: sono d’accordo con quelle recensioni (non poche!) che lo definiscono un capolavoro!

    Ciao,
    Mariangela

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  20. @Mari ho indovinato 😄
    Appena finisco Lettera a una professoressa (un fantastico rivoluzionario Don Milani) lo inizio anch’io. Faremo uno scambio di opinioni a bocce calde. Ciao Mari buona giornata.
    P.S. Ci sono dei preti più di sinistra, di tanta gente che di sinistra su professa senza esserlo. Penso anche a Don Gallo ad esempio…che poi insomma, il loro interesse vero, pratico, attivo, altro non era che Vangelo vissuto.

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  21. “Il giorno del giudizio” più che letto, l’ho ascoltato su “Ad alta voce” nella lettura di Toni Sevillo, avvenuta circa quattro anni fa, e ancora ascoltabile su podcast; mi ricordo di una scrittura colta, elegante, affascinante, in una sardegna di inizio novecento, ricostruita in ricordi sparsi, con figure mitizzate dalla mente della voce narrante.
    Sì, molto bello.

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  22. Allora faccio il mio elenco:
    L’ultima canzone di Nicholas Sparks
    La casa degli Spiriti e Eva Luna di Isabel Allende
    La ragazza della Luna (Le sette sorelle) di Lucinda Riley
    La caduta dei Giganti di Ken Follett
    Verso l’Infinito di Jane Hawking
    I leoni di Sicilia
    La ragazza con l’orecchino di perla
    Madame Bovary
    L’opera al nero

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  23. I questi ultimi tempi mi sono interessata molto più di prima della natura che pure come dimostra il virus sarebbe una vera necessità. Sono usciti molti libri sull’argomento (Richard Powers p. es.). Ho letto alcuni libri di Stefano Mancuso, celebre botanico, dove la natura esige di essere ascoltata, (con molti altri scienziati e SCRITTORI) che ci portano a riflessioni spesso molto più avanzate che sconvolgono… tutto il nostro immaginario che solo da poco la letteratura ha affrontato. Ormai credo che sia ora di non accontentarsi della fantascienza e di capire davvero dove è come stiamo vivendo. Ormai il Pianeta stesso è messo sottosopra E, tranne eccezioni.,si continua a raccontare storie d’amore o di delinquenza, o di complicazioni legate alla famiglia. Il virus è la pandemia ci portano lontano e la letteratura deve venirci in aiuto. Ormai si parla di antropocene. Cosa pensate? Cam

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  24. Il giorno del giudizio.. l’ho letto tipo 5 o 6 anni fa, in una mia foga di letteratura sarda di cui questo libro è a detta di molti un grandissimo capostipite.
    Ammetto: non mi ricordo quasi nulla, se non un grande affresco cupo e severo, un’ottima scrittura e una sensazione di soffocante e rigida chiusura. Ma nella mia testa ho un appunto: libro molto bello.

    Invece ho finalmente finito sempre arrancando Valeria Luiselli Archivio dei bambini perduti. Ne è stato detto molto bene.
    Mah.
    La storia è quella di una famiglia che viaggia da new York verso arizona e texas con un duplice scopo, cercare i territori apache (il marito) e cercare le tracce dei bimbi messicani e latino americani che viaggiando da soli sui treni vengono poi catturati e perduti dietro il confine statunintense (la madre, che cerca due bimbe perdute da una sua amica messicana).
    La loro vicenda personale – coi loro due bambini di 10 e 5 anni – si intreccia in questo lungissimo viaggio in macchina a mappe, racconti indiani, esitazioni di coppia, lettura di libri, soste in motel, pasti strani, visite a cimiteri apache e intato serpeggia una crisi che sta probabilmente per dividere la coppia, e si vedono le risonanze con cui i due bambini recepiscono e riecheggiano i divergenti interessi adulti.
    E’ un libro sui sentimenti dei genitori verso i figli, sulla ricerca di senso d elle proprie esistenzse e sulla legittimità di perseguire le propie passioni . Un’america s econdaria ne viene fuori in controluce.
    Non è un libro appassionante per come è scritto, è spesso appesantito dal flusso continuo del viaggio ininterrotto.
    Le storie personali di questa famiglia e soprattutto dei due bambini si itrecciano alla storia tragica dei bambini perduti oltre la frontiera e detenuti illegalmente, sopesso morti o rispediti in patria lontani dalle famiglia immigrate negli States.

    Si può leggere, non è un libro brutto e l’argomento è lancinante, ma lascrittrice la tira davvero troppo in lungo, secondo me. E più che narrativa è quasi un libro-documentario. Mah

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  25. @Tutti @Dani @Domenico Fina @Cristina
    “Il giorno del giudizio” di Salvatore Satta è un romanzo scritto in una lingua colta che stupisce subito per la sua raffinatezza e profondità. L’andamento della narrazione è lento perché lo scrittore ci tiene a soffermarsi con dovizia di particolari sulle descrizioni tipografiche e fisiche di Nuovo a cavallo tra ‘800 e ’900, di quella Nuoro dove la vita, questo sembra essere il succo del romanzo, non fa sconti a nessuno, proprio come la morte.

    L’io narrante, procede divagando, apparentemente senza meta, ma la storia lentamente affiora, ed è una storia familiare dove il rapporto coniugale, che certo non assicura conforto e sostegno, diventa una dimensione claustrofobica, onusta di recriminazioni e rancore. Lo scrittore interloquisce col suo lettore e si rimprovera prolissità, ripetizioni, mancanza di oggettività: ammette che quella da lui riportata è la descrizione dei fatti così come sono apparsi a lui, ma potrebbe essere un’altra se a parlare fossero i suoi protagonisti. Così disquisendo, l’autore continua il suo amaro racconto che non conosce un momento di apertura alla speranza o ad un pur cauto ottimismo.

    Cristina, mi ritrovo con quanto scrivi a proposito di questo libro, che per me è stata una rivelazione (forse di Satta non avevo neppure mai sentito parlare!). Domenico, grazie di avere segnalato il podcast RAI (io filo sempre i formati audio, ma questo mi era sfuggito).

    Ciao,
    Mari

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  26. @Mari scusami, ho saltato il tuo commento perché temevo di trovarvi anticipazioni sulla trama e preferisco leggere senza sapere nulla. Ma lo leggerò appena finito il libro.
    A Camilla vorrei chiedere scusa se non ho commentato il suo ultimo post. Quella che poni è una questione ENORME, non riesco ad affrontarla in un post scritto sul cellulare. Scusami cara

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  27. Dani
    Sto cercando di risponderti da qualche giorno. Dopo che si è intromesso wordpress nel nostro blog non riesco più ad utilizzarlo. Non so se queste due righe le potrai leggere, non so so se questa lettera partirà.
    Comunque dopo l’ultima tuo post del 10 maggio non riesco a leggere niente di nuovo:perché??

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  28. @Camilla non leggi nulla perché più nessuno ha scritto.
    @Mari eccomi, ora ho letto il libro e il tuo commento.
    Questo di Sanna è un affresco, l’affresco di Un giudizio universale appunto. Splendido, stilisticamente impeccabile. Vi sono pagine di una bellezza incredibile, come ad esempio la descrizione di un appezzamento di terreno con vigne e uliveti e un monumentale pino centrale su cui giocano i bambini. Un affresco in cui non mancano demoni e santi, i folli, i buontemponi, i miserabili, gli ignoranti e i superstiziosi. La vicenda procede lentamente, molto succede ma nulla sembra succedere e alla fine, nonostante i personaggi siano tanti, il protagonista sembra essere il tempo che trascorre, fino a una morte che tutto accomuna. Indubbiamente un capolavoro che tuttavia mi lascia un po’ indifferente. Credo anche di capire perché Cristina non lo ricordi. Ogni capitolo si sofferma su un personaggio o una vicenda che in quelle poche pagine si conclude. E per tutto il libro mi aspettavo un inizio di intreccio, di svolgimento, che non arriva mai. Forse perchè si è proprio scelto di dipingere un affresco, bello, ma statico nella sua eternità.
    In fondo Mari concordo con te, ma non credo di apprezzarlo come l’hai apprezzato tu perché mi ha emozionata solo qua e là.
    @Domenico andrò sicuramente ad ascoltarmi qualche capitolo letto da Servillo, sarà una meraviglia.
    Odio scrivere in questo riquadrino del cellulare…dove è difficile rileggersi. Spero di non aver scritto stupidaggini. Ciao a tutti

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  29. @dani. La domanda che. ponevo e che hai definito “enorme” oggi è all”ordine del giorni da stampa, radio ecc. Baci. Cam

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  30. @dani. Perché la letteratura (tranne alcuni scrittori) non. mette al centro la avventura umana dei cambiamenti climatici, non prende esempio da scrittori come Amitav Gosh ecc. È essenziale io penso. Ciao. CAM

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  31. @Cam non saprei dirti in fatto di narrativa, ma ci penso con calma. L’argomento, direi il più urgente del nostro tempo, è però ampiamente trattato da diversi saggi. Safran Foer l’ha affrontato. Io ho letto da poco UN GREEN NEW DEAL GLOBALE di Jeremy Rifkin, che ipotizza una secondo lui probabilissima nuova rivoluzione “verde”. Io non ho condiviso tutto ciò che scrive, ma il saggio è comunque interessante. La conversione verde sarà per lui inevitabile, anche per ragioni di convenienza economica.
    Comunque mi sa che presto affronterò Powers.

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  32. Due libri insostituibili sulla
    pandemia. SPILLOVER di David Quammen e e tra pochi
    giorni, ma aggio)L’albero intricato. sempre di Quammen. Ciò. Cam

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  33. Dani ciaoi cara.
    Di Sanna hai detto benissimo un affresco ma statico. Ma. a parte che ho sempre avuto cattiva memoria, oggi la mia vita è stata squartata da tale sommovimento che tutto a volte sparisce.

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  34. Di ecologia, dei destini del mondo si occupa abbastanza Paolo Cognetti in Italia.E Paolo Rumiz.
    Mi aveva cominciato a piacere Franco Arminio ma ho avuto delusioni cocenti, pubblica a raffica fluviale pensieri e cosette e no, il suo approccio al s esso , NON mi piace e mi sembra egocentrico e troppo narciso. Mah.
    .
    Tokarcuk se ne occupa in ogni suo libro. Ma è vero, sono pochi, pochissimi gli autori/autrici che ne fanno argomento dei loro libri.,

    E ora che accadra’ con questo liberi tutti/e senza di fatto regole? oimmei, come dicono dove abito

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  35. @Tutti @Dani
    Dani, molto azzeccato il tuo commento! A te è piaciuto meno che a me, “Il giorno del giudizio” di Satta, perché è sempre una questione di gusti, però lo stile è veramente, come dici anche tu, impeccabile!

    Forse, se il fiuto non mi inganna, ne sto finendo un altro di libro molto bello!

    @Tutti @Cristina
    Non ho capito bene a cosa ti riferisci quando scrivi “Ma è vero, sono pochi, pochissimi gli autori/autrici che ne fanno argomento dei loro libri”.

    Ciao,
    Mariangela

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  36. @cristina. Ciao cri, da tanto tempo non comunichiamo. Io mi oztno a usare il cellulare per tutto. Mettermi al computer o usare il tablet mi stufa prima ancora di cominciare. Certo col cell. è un casino di errori, ma mi piace avere in tasca questo oggetto e usarlo ovunque, dalla cucina al bagno, soprattutto dal mio vecchio divano arca di Noè dove tengo i libri in lettura i giornali e pagine che strappo dalle riviste che mi interessano. Inoltre acqua minerale, biscotti e altre “utili” cianfrusaglie. E poi la radio ecc.
    Spero che tu stia bene e ho nostalgia dei nostri chiacchericci. sule letture. Un abbraccio.
    . Cam

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  37. @ciao a voi tutti/e.
    @Cam mi sono visualizzata il tuo angolino con le utili cianfrusaglie (mi fa pensare a Gozzano) e te lo invidio. Io leggo dove capita, pur avendo una grande casa in campagna. Ora però ho piazzato un’amaca in punto panoramico che promette benissimo, se colori e rumori della natura non distraggono troppo.
    Ho per le mani IL TRENO DEI BAMBINI di Viola Ardone e mi chiedo da tre giorni se iniziarlo o no. Un po’ troppo pubblicizzato, spinto…. Vedremo. L’alternativa è un saggione (ATLANTICO) su questo oceano.
    A proposito di letture sul problema del clima ecc..avevo completamente rimosso di aver partecipato alla presentazione di LA BIBBIA DELL’ECOLOGIA di Roberto Cavallo. Lui è un ambientalista, abile divulgatore, ma il libro staziona non letto sul comodino dall’autunno. Si parla di ambiente utilizzando richiami dalle sacre scritture.
    @Cri i colpi che hai subito giustificano la sospensione o le scarse letture.
    @ Mari aspetto di vedere che ci racconti. Stavolta non ho indizi per indovinare.

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