I libri più belli, letti nel 2020

Caricature by Cappiello of Cyclist Jacquemin Published in "le Rire"
Leonetto Cappiello
Caricatura di Jacquemin pubblicata in “le Rire”,
Leonetto Cappiello, 1903

Ci risiamo. Ricominciano con un nuovo giro di giostra: i libri più belli letti nel corso di questo 2020. La comunità formata attorno a questi post resiste, si rinnova; a volte esita, in altri momenti si entusiasma. Il 2019 ha generato meno commenti degli anni precedenti, ma ha anche trovato un equilibrio più maturo. I commenti mi sono parsi ancora più ricchi, più profondi. Siamo davvero un esempio di gruppo di lettura in rete, autoregolato.

Grazie ancora a tutti voi e, ovviamente, la discussione è aperta a tutti, anche a chi non ha mai partecipato, che è particolarmente benvenuto.

Le regole sono sempre le stesse:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Gli interventi/commenti del 2019 si leggono qui: (https://gruppodilettura.com/2019/03/06/i-libri-piu-belli-letti-nel-2019/comment-page-1/#comments)

195 commenti

  1. @cristina non me vado perché amo molto questo blog, mi piacciono tutti, apprezzo moltissimo Luigi Gavazzi, e apprezzo te Cristina. Non apprezzo le polemiche sui gusti di chiunque. E resto qui.

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  2. Camilla i gusti sono gusti. appunto stai su quelli. Non sul successo immeritato o meno. Io sono entrata nel merito e tu hai risposto male. In modo sciocco e offensivo. ti capita ogni tanto ed è sorprendente e irritante.

    fossi in te rifletterei un attimo prima di fare Invio…. rileggiti, ogni tanto benedetta donna

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  3. Sulle letture di questo periodo è questione estremamente personale, molti sostengono di non riuscire a leggere niente, magari di preferire la musica, oppure il bricolage. Io ci sto provando, sia con libri divertenti o di altro genere, ma poi mi dico che non esiste il libro adatto a essere letto in questo momento, secondo un’ottica precisa, l’unico è quello che si fa leggere. Per cui ho riavvicinato «Guerra e pace», nell’ultima traduzione Einaudi di Emanuela Guercetti. Avevo letto questo capolavoro solo per brani antologici e mai per intero, e lo sto leggendo per intero (non so se riuscirò nell’impresa, ma spero di sì; tifo per me).

    Allo stesso tempo mi diletto con libri recenti, brillanti e umoristici. “Tempo variabile» di Jenny Offill è di questo tipo, una bibliotecaria che si diverte a osservare le paranoie americane, comprese le sue e dei suoi familiari. Mescola frasi sue, barzellette, frasi che arrivano dall’aria, dialoghi strampalati, paranoie americane su cibo, ambiente, millenarismi… cose che negli USA (vedi maestro DeLillo) sanno trattare alla perfezione. Ecco alcuni passaggi:

    Una donna sui quarant’anni va dal medico, e lui le dice che deve curarsi di più e cominciare a correre, tre chilometri al giorno. Le chiede di farsi sentire dopo un paio di settimane. Due settimane dopo la donna lo chiama. «Allora, come sta?» chiede il medico. «Benone» fa lei. «Ma sono a quarantadue chilometri da casa».

    La mia paura numero uno è l’accelerazione dei giorni. A quanto pare non esiste una cosa del genere, ma giuro che la sento.

    Penso a quando Sylvia ha intervistato quel famoso futurologo. Gli ha chiesto cosa sarebbe successo e lui ha ripetuto la sua previsione più nota: Gli anziani, nelle grandi città, avranno paura del cielo.

    («Tempo variabile», Jenny Offill. NN Editore, 2020, trad. Gioia Guerzoni)

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  4. Per chi frequenta i social, suggerisco la pagina Facebook di Gianni Cuperlo, interessante sia per i post che scrive giornalmente sia per gli interventi video (di una decina di minuti l’uno) in cui – in questo periodo di vicissitudini sospese e casalinghe – illustra un libro significativo che ha gradito e nel farlo divaga con intelligenza e affabilità sull’oggi. È un ottimo oratore, in rete in questi giorni ho ascoltato video di presentazioni di ogni genere, Cuperlo è tra i più bravi nel fare un discorso ampio, pertinente, solidale e serio. Lo fa partendo da testi più disparati, da un saggio di Cataluccio a Tolstoj, da Eduardo De Filippo a saggi di economia, di politica, oppure romanzi dimenticati di inizio Novecento, ma sempre con l’intento di parlare dell’oggi.

    Buona giornata a tutti 🤸‍♀️☀️💚

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  5. @Mariangela tu avevi letto Hrabal? Avrei bisogno del vostro parere e mi sembra tu ne avessi parlato. Ma magari mi sbaglio, in questo periodo confondo i giorni e non solo, aimé.
    Ciao ciao al gruppo

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  6. Domenico confermo,
    i video di Gianni Cuperlo sono intelligenti, profondi ma non noiosi, affabili, di ampio r espiro e brillanti.
    Anche se tempo che NOn leggerò mai nessuno dei libri che suggerisce… chi lo sa.
    Ora no, nessun libro mi resta in mano, ne ho già aperti tre e no, non riesco ad andare avanti, l’urgenza dell’oggi mi spinge via.

    Hrabal… devo aver letto qualcosa parecchi anni fa cara Dani e NON mi è rimasto nulla, solo un vago fastidio di fondo, del tutto infondato perchè non ho ricordi, ma persistente chissà come funzionano le nostre teste e le nostre memorie…

    Ciao!!!

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  7. @Tutti @Dani@Camilla
    Ho letto Hrabal nel giugno 2018 e il suo “Una solitudine troppo rumorosa” mi era piaciuto, l’avevo definito onirico, un po’ spiazzante e carico di significati simbolici. In quell’occasione Camilla sottolineava l’importanza di questo libro.

    @Tutti @Domenico Fina
    Domenico, non volevo parlarne perché ho letto poco più del dieci per cento dell’opera, e anch’io non so se riuscirò a portare a termine questo poderoso romanzo, però ho recentemente iniziato anch’io “Guerra e pace”.
    Proprio le prime impressioni: Tolstoj è bravissimo a descrivere una società che sembra incancrenita, troviamo gli aristocratici chiusi nel loro ambiente un po’ asfittico, l’aria fresca spira quando entra in scena la giovane generazione, sono personaggi che hanno tanta voglia di vivere, su tutti spiccano secondo me Pierre e Natascia. In questi primi capitoli ho già incontrato nuovamente il tema delle morte, già esplorato in Tolstoj con il superbo “La morte di Ivan Il’ič, e riconosco la sua penna.

    Non è il momento migliore per le grandi imprese perché abbiamo tutti i nostri motivi per essere snervati, però spero di riuscire e di non abbandonare e continuare questo libro celeberrimo.

    @Cristina
    Dicci quali libri hai iniziato (se vuoi).

    Ciao,
    Mari

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  8. Pierre di Guerra e pace (immenso romanzo, un monumento della letteratura mondiale) è uno dei personaggi che in assoluto ho amato di più. Finite le letture che ho in casa potrebbe essere il momento giusto per rileggerlo.
    Io questa volta con Terzani sto facendo un po’ fatica… Troppi indovini mi stancano, ma tra uno e l’altro scorci di grande interesse. Questo Oriente cinesizzato e cementificato da un materialismo e una corsa alla ricchezza sfrenata lo abbatteva (Terzani) e abbatte anche me.
    Cito due righe “È ovvio che, a vedere il mondo rotolare sempre più ciecamente verso il materialismo, si rafforza in alcuni l’idea che solo qualcosa di orribile, come una pestilenza o una grande carestia, possa rimettere ordine fra le cose e ridare agli uomini il senso della vita”.
    @Mari, te lo già scritto: “Sei la nostra memoria”. Grazie

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  9. Letture. Io mi sto rileggendo il primo volume de la Recherche. E” affascinante la figura di Swan, e i Verdurin, che tengono sotto la loro”protezione Odette, Cafoni ricchi e ignoranti,che alla fine diverranno…… Insomma le madalein, Marcel bambino una pacchia Proust. che dura tutta la vita. Vale una intera biblioteca. Nel primo libro appare anche ODETTE,SOTTO l’ala protettiva di madame Verdurin che cerca di “sistemarla con il fascinoso Swan. Bello Proust, stupisce sempre. A tutti un saluto affettuoso. CAM

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  10. Buongiorno a tutti
    grazie innanzitutto per i vostri affettuosi messaggi. mi avete restituito un piccolo pezzettino di papone, quello che ho distribuito qua.
    Il papone letterario (pur sempre frutto del mio filtro), storico (per motivi anagrafici: oggi infatti avrebbe compiuto 90 anni) e anche bambino degli ultimi tempi.
    Non so che rapporto avessi: per ora è un groviglio di …grovigli, cara Dani.
    Capirò meglio col tempo e forse creerò un’immagine idealizzata, come ho visto subito fare a mia mamma e a mio fratello in queste settimane. Li guardo come in una sorta di anestesia.
    Li guardo? Sarebbe meglio dire li ascolto, visto che siamo a km e km di distanza. Ognuno nella sua bolla.
    Da Nord a Sud si cucina, si fa ginnastica, si passa dal divano alla sedia al tappeto, ma sempre per stare davanti ad un video, ahimè.
    Sto leggendo adesso : LA FANTASTICA STORIA DELL’OTTANTUNENNE INVESTITO DAL CAMIONCINO DEL LATTE. Umorismo esilarante, un po’ english, molto attuale per le citazioni televisive e cinematografiche. Dolorosamente cinico.
    Non ho molti libri. Non ho i miei libri, non essendo a casa mia, ma rifugiata politica davanti al lago di Garda.
    Cosa preziosa essere in compagnia, in questo momento, comunque. Cosa avrei fatto nella mia valle tanto funestata e piegata da infiniti lutti.
    Internet però c’è. Mi permette di riprendere la connessione con i lirici greci. Ogni giorno poi ne metto uno sullo stato di w.app per dare un modestissimo contributo agli amici. Contributo non culturale, ma psicologico. I poeti antichi sono robusti, spesso affranti, ma mai depressi. Almeno così pare a me! E poi sono io che scelgo le poesie 😉

    Nota dolente: internet mi permette pure la didattica a distanza, sulla quale stendo un pietoso velo.
    E qui si stende anche il mio saluto, perchè appunto oggi tocca Leopardi alla 4^ (le produzioni più felici, tranquilli, o miei 25 lettori) e Ungaretti alla 5^.

    Ciao.

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  11. @Tutti @Camilla@Dani
    Camilla, questo libro era piaciuto anche a te, anche per il fatto di averlo trovato tra i tuoi migliori di un paio di anni fa mi sono decisa a leggerlo: parlo de “Gli anni della leggerezza” di Jane Howard.

    Visto che non sono in grado di dire qualcosa di nuovo su un libro di cui si è scritto molto, metto qui solo la parola che mi è venuta in mente mentre lo sentivo: ipocrisia! Perché quella che l’autrice descrive in questo romanzo è una società ipocrita e conformista che rischia di riuscire a piallare e modellare gli individui fin dalla più giovane età. Però, latenti e mai sopiti, in ognuno dei protagonisti, sotto la cappa delle convenzioni, le aspirazioni, i sentimenti e le debolezze sono sempre vivi.

    Mi è piaciuto molto, impressionante veramente come sotto l’apparenza di normalità (efficacissimo il linguaggio piano e rilassante) ci venga proposto un mondo di ingiustizie e disparità che vede i meno abbienti e le donne in condizione di forte sfavore (dall’adolescente, per la cui formazione non si è disposti ad investire risorse, alla madre di famiglia, che tenta di riempire la vuotaggine della propria esistenza con le attività più disparate).

    La coerenza psicologica di tutti i personaggi è impressionante,sono tutti credibili ma non prevedibili, anche per questo la lettura prende bene ed appassiona! Modernissima la storia di amore tra donne che coinvolge Rachel.

    Dani, non è vero la faccenda della memoria, questo libro era piaciuto anche ad altri, qui, ma non ricordo chi fosse!

    Ciao,
    Mariangela

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  12. @Jez, ti dico (per esserci passata nel 2005) che occorre tempo per elaborare il lutto della scomparsa del padre. Io ci ho messo un anno, con sentimenti che si avvicendavano. Rabbia, incredulità, dolore e infine un dolce ricordo. Ma ognuno ha i suoi processi interiori, i suoi tempi. La poesia che prepari ai tuoi alunni ti aiuterà un pochino.

    @Mari dicendoti che sei la nostra memoria intendevo che ricordi abbastanza bene gli interventi, chi aveva parlato di un libro….hai sicuramente più memoria di me.
    Mi piace come parli della tua ultima lettura. Potendo uscire me lo procurerei, ma devo rimandare.
    Io inizio ora VINCOLI di Kent Haruf. Per fortuna ho figlie e un figlio lettori e le scorte a casa non mancano.
    Ciao a tutti

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  13. Jezz,
    datti tempo. La morte di un padre è sconvoilgente ma, come dice Dani, poi si tramuta in una dolcezza interiore. Bisogna avere tempo, il lutto ha le sue modalità, la sua lentezza, il lutto stronca ma rimescola tutto. spesso rimette insieme i pezzi.

    Non è la stessa cosa, ovvio, per la morte di un figlio che resta un buco nero su cui affaccarsi è realmente impossibile anche se pure questa morte è centripeta, i pezzi sparsi della mia vita tornano tutti a posto nella mente e nel cuore come in un puzzle che si ricostruisce. .

    E tutta questa morte attorno in questo mese tremendo… eppure i fiori fioriscono e gli alberi mettono le gemme nel silenzio denso della città, e le gatte miagolano nella loro morbida bellezza.

    La morte ci dà il nostro confine e ci ricorda che siamo finiti, fragili e tutto può finire – e finisce – in un attimo.
    Ci chiede chi siamo e cosa facciamo per meritarci la vita, ci sbatte di fronte al nocciolo primo dell’esistenza..
    Ti abbraccio

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  14. @marian. Tu accenni al romanzo di Jane Elizabeth Howard Gli anni della leggerezza. Questo libro fa parte della famosa “saga dei Cazalet”, un’opera grandiosa. Jane E. Howard, ha scritto moltissimo, donna coltissima, dalla vita estremamente interessante (tra l’altro. Moglie di S. Amis, padre di Martin Amis e molto altro). Alcuni romanzi della sua grande produzione li ho letti con ammirazione e un gran piacere. Difficile giudicare una scrittrice così prolifica da un solo libro. Effettivamente LaHoward meriterebbe molta più attenzione per essere valutata come merita. La lettura è una magnifica ossessione che non si accontenta mai di approcci sporadici e frettolosi. L’arte (di ogni genere) richiede attenzione e approfondimenti senza i quali ogni giudizio resta inevitabilmente una “conversazione” dove si parla delle proprie letture sporadiche. Con la musica o la pittura è meno facile che accada ma l’avvento dei social ha modificato molti criteri. A tutte un saluto affettuoso. Cam

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  15. La lettura , cara Camilla, è come ciascuna la vuole, la desidera e la fa.
    Se una/o vuole approfondire approfondisce, se no non lo fa. La lettrice/il lettore sono sovrani.
    Io spesso approfondisco – e di solito l’ho fatto nella mia vita di lettrice – molti autori/autrici, di alcuni ho letto tutto il leggibile, a volte invece no, dipende, dal tempo, dalle età della vita, da altri interessi etc etc etc
    Non ho dogmi nè leggi da dettare agli altri/alle altre, andare in cattedra non serve a nulla e a nessuno.

    Ho letto La vita bugiarda degli adulti di Elena Ferrante. il suo ultimo dopo la fin troppo fortunata quadrilogia delle amiche geniali.
    E’ sempre la solita Ferrante, che a me piace ( anche se meno dei primi tre) sanguigna e incentrata sui suoi topos di sempre: le adolescenze femminili, nelle loro ambiguità etiche e sessuali, nelle loro pulsioni e repulsioni. Fra Napoli alta e Napoli dei bassi, fra amiche che si attraggono e si respingono, con i tradimenti, le bugie, le disillusioni tipiche dell’adolescenza e con adulti sfuggenti, molli, ovvi, deludenti sempre.

    In fondo Ferrante gira tutti i suoi libri – o quasi – intorno alla tematica dello scontro “di classe” fra borghesi e proletari e soprattutto, dell’adolescenza femminile , con le sue amicizie spasmodiche, le sue tensioni della scoperta sessuale anche trasgressiva, il suo rifuggere d al controllo parentale per andare alla scoperta di sè, spesso trovando dentro di sè piccoli mostri e vergogne “di genere” senza fine.
    Ferrante l’affronta di petto, spinta dal vento della passione, della furia esistenziale, dello scontro dei sentimenti. Ferrante narra e trascina unpo’ alla feuilleton. Credo sia per questo che è piaciuta così tanto all’estero.

    Ma è – anzi sono – le stesse tematiche di molti libri di Annie Erneaux: solo che lo stile è totalmente dissimile, là fluviale e inarrestabile, raggrumato, tortuoso e rissoso.
    In Erneaux invece l’approccio è raggelato e messo sotto il microscopio di un’analisi millimetrica e implacabile, con una scrittura chirurgica..
    Fra le due la vera intellettuale suprema è senza dubbio Annie Erneaux, ma devo dire che a rifletterci le due scritture su queste tematiche si completano.

    Una vede il mare in tempesta, le onde che schiumano, l’alzarsi dei marosi, la furia dei flutti.
    L’altra si sprofonda sulle correnti sotterranee, le segue, le analizza, le insegue, le esplora e ce le fa conoscere, anzi, ci fa immergere con lei in un’apnea subacquea da cui si ritorna in superficie trasformati per sempre..

    Nessun tentativo , il mio, sia chiaro, di metterle a confronto in termini di valore. Però, queste ragazze…. anzi ragazzine, c’hanno proprio tanto in comune.

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  16. @cristina. Accetto sempre le tue lezioni anche se mi dispiace un po’di riceverne un pochino troppe. Tra Ferrante (che forse è uno o più uomini) e Ernaux non esistono paragoni possibili(per me). Un diamante e una Bigiotteria molto vistosa, Magari bella bellissima ma Diversa. Spero di potermi esprimere liberamente, come tutte /i. Ciao. Cam

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  17. Ciao a tutte (uso la e visto che le donne sono in maggioranza, mi scusino gli amici del blog, ma tutte quelle sbarre, no, non ne ho voglia).
    Cristina, hai scritto una bella recensione dell’ultimo libro di Elena Ferrante. Ci sono tutte le cose che dici più alcune cadute sul finale che “guastano” un paio di personaggi a mio parere. Inoltre, come avevo scritto, sono aspetti, caratteri, situazioni già raccontate meglio altrove, quindi secondo me non è un libro nato da un’urgenza interiore, quella che fa scaturire capolavori, non so se mi spiego. Ecco perché non l’ho apprezzato. Viene il sospetto che voglia cavalcare il successo conquistato (e che la versione televisiva ha enormemente accresciuto) con una pubblicazione uscita più o meno in concomitanza con la seconda serie TV. Giusto un sospetto eh?
    Sto leggendo un libro che mi prende assai, Ve ne parlerò. Ciau, come diciamo noi piemontesi

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  18. Dani, si Ferrante si è “ferrantizzata” per dire cos’.
    . A me non dispiace ma siamo lontani dai primi tre suoi libri potentissimi e fortissimi. Qui si sa più o meno tutto in anticipo e lo scavo è superficiale.
    Però mi interessava accostare quelle due esperienze umane di ragazze adolescenti come snodi focali sia in una autrice che nell’altra.
    IN ERnaux a parte lo stile lìapprofondimento e tutta la maestria c’è in più il senso della vergogna, che in Ferrante è più sotterraneo o sottaciuto, almeno qui.

    Camilla rileggiti ogni tanto, ma davvero, io non do lezioni, diciamo che…. rifiuto le tue,
    ciao

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  19. @Dani.in questo giorni(mesi?… anni?) di ansia e noia leggere mi è indispensabile perciò ti chiedo : qual è il bel libro che stai leggendo? Grazie se mi dai qualche altro titolo di bel libro. Un abbraccio (mi mancano gli abbracci ecc.)CAM😍

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  20. @Cam, volentieri ti parlo della mia lettura, anche se non conclusa. Il libro è meritevole, non tanto per come è scritto, ma per il suo contenuto che definirei antropologico. Si tratta di CHIAMATE LA LEVATRICE di Jennifer Worth, da cui fu tratta una fortunata serie televisiva, Call the Midwife. Vi si racconta l’esperienza lavorativa, ma soprattutto umana, di una giovane ostetrica nel dopoguerra nell’East Side londinese. Zone popolari, povere, case affollate di gente e bambini, miseria, alcolismo. Lei, giovane ragazza piuttosto disinibita per quei tempi, ricorda e racconta con umorismo, comprensione. Niente grande letteratura, sia chiaro, ma capacità nel ritrarre un’umanità operosa, sofferente, ma anche gioviale, il traffico dei Docks del porto, i bassifondi. Per capacità narrativa mi ha ricordato il veterinario Herriot che, come lei, aveva saputo raccontare tutto un mondo prima che scienza e ricerca lo cambiassero per sempre. Per cui ripeto, se cerchi letteratura di un certo livello, non è questo il caso. Se hai voglia di tuffarti in una realtà (perché si narra di cose vissute) lontana da noi, allora lo consiglio. Bei personaggi, davvero. In alternativa puoi guardarti la serie che era fatta decisamente bene.

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  21. Camilla, in questo periodo sto leggendo moltissimo, cose nuove, riletture, ma se proprio dovessi consigliarti qualcosa di notevole, direi che negli ultimi mesi GUIDA IL TUO CARRO SULLE OSSA DEI MORTI sta in vetta a tutto ciò che ho letto. Quella donna di cui di racconta mi si è fissata nel cuore e nel ricordo. Ciao a tutte

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  22. @dani. Grazie cara Dani dei consigli di lettura. Riprendero’ il libro della Nobel POLACCA il nome difficile mi trattiene la mano, anche se l’avevo iniziato e lasciato per una specie di difficoltà (molto stupida) di reazione alla mia aspettativa. Ma il tuo consiglio mi libera da un pregiudizio su”sentimenti” inconsueti. Ciao e grazie. Cam
    P. S. La Storia su Londra l’ho letto e mi è molto piaciuto, qualche anno fa’.

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  23. P. S. @dani. Ho dimenticato di chiederti se, a suo tempo, avevi letto OLIVE Kitteridge. Ora è uscito OLIVE ancora LEI. MI è piaciuto moltissimo. Una vera scrittrice AMERICANA davvero molto brava. ciao. CAM

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  24. Dani, anche a me il personaggio della protagonista di Tocarchuk è rimasta dentro. Una donna potente e…. tutto il resto.
    Ma faccio fatica a leggere. Le notizie drammatiche mi tengono incollata a Tv social network etc. Poi per fortuna c’è il giardino che mi fa muovere le braccia senza troppo pensare. E questo è un bene

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  25. Ciao care tutte, e tutti.
    @Cam Elisabeth Strout è per me una scrittrice meravigliosa. Ho amato follemente Amy e Isabelle e ancora più Olive Kitteridge, ne avevo anche scritto qui. Che capacità di scendere in profondità nell’animo di una donna, nei suoi sentimenti e sommovimenti interiori. I ricordi, il suo dolore, l’inizio di una rinascita e nuove possibilità di vita. Una bella storia raccontata egregiamente. Se questo nuovo Olive è all’altezza dell’altro lo leggerò sicuramente. Grazie
    @ Cristina, mi spiace tu non riesca a leggere. È un problema che hanno in molti. Io per fortuna leggo tantissimo. Forse perché, vivendo in campagna, ho prati su cui passeggiare e vigne da attraversare, una preziosa valvola di sfogo che mi rilassa e mi permette di soffermarmi con attenzione sui libri, amici come non mai ora.

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  26. A Dani. Dal retro di copertina trascrivo da The Washington post:
    “Appassionati di gemme letterarie, gioite…Gustate sulla per sillaba, è un’opera stupefacente….. Prese nel loro complesso, queste storie restituiscono un mondo di splendida, straziante autenticità capace di… creare un’insopportbile dipendenza” OLIVE, Ancora lei. (Elizabeth Strout) Baci. CAM

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  27. in realtà ho iniziato e sto avanzando – arrancando – nel secondo libro di Salvatore Scibona Il volontario. Non so perchè l’avessi comprato a novembre.
    La fine l’avevo letto ma non ne serbo ricordo, quindi non doveva avermi colpita sembrerebbe.
    Boh. Vi saprò dire, forse.

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  28. A CRISTINA. Tanto mi era piaciuto il primo libro di Scibona tanto ho trovato illeggibile il secondo. Una gran delusione, non mi capacito di una Sorpresa così orrenda. Non l’ho finito e non ho voluto pensarci più. Fammi sapere può darsi che io sia rimbambita e non più in grado di leggere un libro tanto difficile. Ciao ciao. Cam

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  29. @ tutte e tutti
    Letture parallele. Powers e Tocarczuk. Due romanzi fondamentali ribaltano le convenzioni del Novecento. E spiegano il tempo presente.. Parecchi mesi fa lessi con grande interesse e “buona volontà”. Il sussurro del mondo di Richard Powers. Ne parlai anche qui cercando qualcuno che potesse aiutarmi a capire a fondo Il sussurro del mondo di Powers ma non aveva interessato nessuno. Invece ha destato qui molto interesse Guida il tuo carro sulle ossa dei morti, diTokarczuk, che sto ggendo, e che diventa il parallelo del Sospiro del mondo. È molto interessante e piacevole leggere questi due importanti libri, di cui ampiamente si racconta su La Lettura di domenica. Chissà se anche Luigi può dirci qualcosa di questo innovativo evento letterario. Ciao a tutte e tutti. Cam

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  30. @Camilla, io non ti avevo risposto su Powers perché non ho ancora letto quel libro. Prima o poi rimedierò. Tuttavia, su tuo consiglio, avevo letto Il tempo di una canzone, libro ricchissimo di temi diversi, tutti ben approfonditi, con alle spalle una seria documentazione. Un autore che meriterebbe una maggior notorietà. Spero che il suo ultimo romanzo contribuisca a farlo conoscere come merita.

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  31. Camilla e tutte/i
    per Scibona sto avanzando arrancando, un po’ dipende da lui ma molto anche da me e dal periodo molto incombente e distraente. Per ora non mollo, la scrittura non mi piace ma sono curiosa di vedere dove vuole andare a parare. La parte sul Vietnam… una palla!

    Tocarchuk- insomma tanto innovativo come evento letterario non è , nel senso che comunque è una che si è presa un Nobel… Però lei scrive in modo avvincente ed è spesso spiazzante in un suo modo geniale e intelligente.
    Una mia amica mi racconta di un altro libro di questa scrittrice in cui si mescolano aforismo, teologia, biologia, filosofia….e viaggi.
    Vedremo.

    Di Richard Powers avevi parlato in modo che a me non era venuta nessunissima voglia di prendere in mano il libro. Nemmeno quello precedente che a te era piaciuto molto.

    Io gli americani li seleziono, per ora nel mio piccolo olimpo ce ne sono solo alcuni: Foster Wallace ( finchè riesco), Steinbeck, Safran Foer, Joseph Roth, Jeffrey Eugenides, qualcosina di Strout, poco di Grace Paley, Lucia Berlin, Louise Erdrich, Emily Dickinson, Mc Cormac e qualcun altro che ora non mi sovviene.

    ho escluso le canadesi per ora perchè pensavo agli States.

    Ciò detto vi faccio un regalo di pasqua (almeno spero sia un regalo)
    E’ un magnifico Concerto del Quirinale – quelli che Rdao3 trasmette la domenica mattina.
    Un concerto sardo del giorno di Pasqua che io ho amato follemente. NON è facile, diciamo che ci vuole orecchio allenato alle voci e alle polifonie sarde e alla loro ipnotica e avvolgente magia.
    ciao

    https://www.raiplayradio.it/audio/2020/04/I-CONCERTI-DEL-QUIRINALE-DI-RADIO3–Boghes-e-Coros—Il-cant

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  32. @Tutti @Cristina @Dani
    Mi aggancio all’elenco di autori USA di Cristina perché ho finito un altro libro di Philip Roth: “Zuckerman scatenato”.

    Sembra un’autobiografia o forse è solo un’illusione, sta di fatto che il protagonista sembra proprio l’impersonificazione di Roth appena pubblicato “Il lamento di Portnoy”: è un autore ebreo accusato di avere infangato l’onore della propria gente per avere scritto un libro vergognoso.

    Ci sono degli sprazzi divertenti, ma il libro nel suo insieme secondo me è inferiore agli altri di PR che ho letto, diciamo che mi ha abituata troppo bene. Il divertimento maggiore però viene sempre dalla descrizione della vita familiare, la famiglia ebraica nei libri di Roth appare sempre costrittiva, asfissiante.

    Dani, a te che Roth lo apprezzi molto, volevo chiedere cosa pensassi di questo libro.

    Ciao,
    Mariangela

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  33. @Mari di Roth non ho letto moltissimo. Solo Pastorale americana, Indignazione, Patrimonio (belli belli) e La macchia umana. Quelli che citi mi mancano all’appello per ora.
    Io sto leggendo Janet Frame, VOLTI SULL’ACQUA. Mamma mia quanto dolore, che sofferenza in quelle cliniche psichiatriche…piuttosto dei lager direi, con personale spesso cinico, ai limiti del sadismo. Elettroshock, lobotomie, disumanità, diagnosi frettolose e superficiali fatte sulla pelle di individui semplicemente fragili. Devo procedere adagio nella lettura.

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  34. Mariangela, Roth e la famiglia ebraica…
    Sempre costrittiva e asfissiante?
    Si, in gran parte, ma anche no.
    Spesso è sostegno solidale, forte e solido tessuto di legami culturali e affettivi, riferimento della personale costellazione psicologica umana,rituale e…economica. Patrimonio lo illustra benissimo.

    MOLTO di più di quanto dici, se no se ne fuggirebbero tutti/e e stop, ti pare?
    Il parallelo più consono e vicino mi pare Woody Allen….
    l’appartenenza a una famiglia ebraica è – spesso – nei suoi intellettuali, di segno profondamente ammbivalente e… polivalente.
    Ciao

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  35. @dani. Leggo che stai leggendo Janet Frame. La sua vicenda tristissima ricorda quanto sia stato facile e orribile dare diagnosi di schizofrenia fino a qualche anno fa’. (ricordiamo tra i molti la Alda Merini p. es.). La Frame si salvò per merito del film Un angelo alla mia. tavola. Ma quanta sofferenza per.unghi ‘” anni. Ciao. Cam

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  36. Ho amato Un Angelo alla mia tavola, sia il libro di Janet Frame sia il film di Jane Campion. Le storie di persone considerate, troppo facilmente, pazze mi interessano molto. Forse perché sono un po’ border line? Ora che sto invecchiando le trovo un po’ troppo dolorose però, anche se non è che legga sempre roba facile: sto leggendo Requiem per un sogno, di Hubert Selby jr, tanto per non farmi mancare niente quanto a pugni nello stomaco…
    Ciao a tutte voi carissime, e a quei pochi uomini che ancora scrivono qui, ma che magari sono molti di più e stanno nell’ombra, come me.

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  37. @tutt e e tutti. Le famiglie ebree tengono molto alla tradizione e tutte le famiglie ebree che sono oggetto di letteratura ci raccontano le loro storie. Penso STORIA D’AMORE E DI TENE BRE di Amos Oz e alle centinaia di famiglie descritte da Grossman e da ogni scrittore e scrittrice ebrea. La stessa Ginsburg ha parlato tanto della famiglia, non solo in lessico familiare. Ma non è una tale “stranezza”, wudi Allen è in una grandissima compagnia di grandi scrittrici e scrittori ebrei. È ben difficile che la tradizione ebrea non… Parta dalla famiglia. Da millenni. Saluti affettuosi.

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  38. E’ proprio esattamente come dice Camilla.
    In particolare qui si parlava delle femiglie ebree fuori da Israele, quindi degli scrittori americani di origine ebraica. ecco perchè non ho citato Oz Grossman etc.

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  39. @,betty blu. Certo che Umbert Selby jr. non è la migliore compagnia per i momenti difficili, e questo lo è per tutti noi. Occorrono scrittrici/ e scrittori amici. Io mi sono molto rasserenata col seguito di OLIVE KITTERIDGE, OLIVE ANCORA LEI. Bello e molto intelligente diverte con la sua profonda vicinanza con l’umano sotto ogni suo aspetto. Ciao ciao. Cam

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  40. @Tutti
    Spero stiate bene, io so di non potermi lamentare (c’è chi sta peggio sia sotto il profilo sanitario che dal punto di vista economico, penso a chi ha perso la propria fonte di sostentamento), però lo clausura pesa molto.

    @Tutti @Cristina @Dani@Camilla
    Dani, i libri di Roth che citi tu sono quelli che avevo letto io (con l’esclusione di “Patrimonio”) prima di iniziare “Zuckerman scatenato”: un’altra cosa, tutti libri di altissimo livello.

    Non so, Cristina, a me sembra che la famiglia nei romanzi di F. Roth venga spesso percepita come elemento un po’ soffocante, però, forse è giusto definirla “ambivalente”, come dici tu.

    @Camilla@Dani
    Di Janet Frame avevamo parlato qui quando Domenico Fina aveva suggerito “Gridano i gufi”, romanzo quanto mai doloroso, anche li la malattia era elemento centrale. Brava, mi era piaciuta questa autrice neozelandese.

    Ciao,
    Mari

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  41. Cara Camilla, concordo che Hubert Selby Jr. non sia la lettura migliore in assoluto se si tende alla depressione, ma non è il mio caso, non più. Paradossalmente di questo periodo apprezzo la solitudine, che poi sola non sono: a parte internet e la possibilità incredibile di farsi delle videochiamate, ho centinaia di libri con me, dei quali almeno 100 ancora da leggere, perchè sono più veloce ad acquistare che a leggere, ma adesso un po’ sto recuperando, per forza, le mie librerie preferite sono chiuse!
    Olive Kitteridge, l’ultimo, non ho fatto in tempo a prenderlo, però Elizabeth Strout la conosco bene, ho letto tutti gli altri suoi libri. Amo anche i vari libri pubblicati dalla casa editrice NNE, specialmente Le nostre anime di notte di Kent Haruf, del quale purtroppo ho già letto tutto quanto pubblicato in italiano. Però mi consolo, devo ancora leggere la trilogia di Tom Drury e Ritorno a Bull Mountain di Brian Panowich, già acquistati da tempo e in attesa del loro turno…
    Non vorrei sembrare troppo superficiale ed egoista, ma, per non pensare a quello che sta succedendo, preferisco evadere “in mondi paralleli” quando posso, vivere negli incubi degli altri, cioè di quelle meravigliose e vive creature che sono il risultato della scrittura: i libri. Quelli scritti da veri scrittori.
    Tornando a bomba su Hubert Selby, Requiem per un sogno è comunque un libro molto vitale, fa anche sorridere nelle sue situazioni tragi-comiche, specialmente all’inizio, poi verso la fine è un precipitare nell’orrore della droga per il figlio Harry e i suoi amici, mentre per sua madre Sara è l’incubo dell’ospedale psichiatrico dell’epoca (metà anni ’70), epoca vicina a noi ma così distante per tanti aspetti, per fortuna nel frattempo, almeno qui in Italia, c’è stato Basaglia.

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  42. IL FILO INFINITO di Paolo Rumiz entra per direttissima nel mio Panthéon. Ogni paragrafo è un arricchimento, scrittura utile, profetica. Rumiz ha il coraggio di difendere l’Europa in questi tempi in cui l’Unione è quasi indifendibile. E lo fa raccontando di chi l’ha fondata e tenuta insieme (no, non i padri fondatori, ma dei monaci benedettini). Tra le tante cose nel libro si elogia il silenzio, opposto al “frastuono del nulla che ci circonda”, al blaterare dei “pifferai della paura”. I virgolettati sono farina del sacco di Rumiz, di quella integrale, buona, sana, nutriente e sincera.
    Lo scrittore si posiziona sulla linea narrativa di Terzani. Viaggiatori, testimoni, intellettualmente onesti, obiettivi. Libro imperdibile. Vi troverete spunti di riflessione memorabili, di quelli che risuonano nella cassa del cervello ma anche nella pancia, nel cuore, quasi degli aforismi. Personalmente ho trovato nella lettura germi di speranza nonostante il mondo sia minacciato su diversi fronti, quindi libro adatto al momento, ma da tenere poi sempre vivo nella memoria, come un pungolo all’impegno.

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  43. @Tutti @Dani

    Dani, ti ringrazio, Rumiz per me è stato in passato un punto di riferimento sicuro con i suoi viaggi, adesso è ad un po’ che non lo leggo, ma questo “Il filo infinito” me lo segno proprio.

    @Tutti
    Non so chi, qui, abbia in passato citato “Un amore” di Dino Buzzati, io l’ho terminato e posso dire che mi è piaciuto molto.

    Un cinquantenne si innamora di una ragazza molto giovane, lei acconsente a diventare la sua mantenuta. Nonostante il lauto compenso e tutta la libertà accordatale, lei è scostante, menefreghista, forse un po’ crudele. O forse, la questione è un’altra, e sta tutta nel discorso che l’autore fa pronunciare a un’amica della protagonista, quasi alla fine del libro: l’amore non si può comprare.

    Scritto bene, con l’accento meneghino della Laide mi ha portato in giro per la Milano degli anni ’60. Tolta qualche pagina a metà libro un po’ ripetitiva, è un romanzo che merita.

    Ciao,
    Mari

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  44. Un amore….! L’avevo letto credo a 18 anni, mamma mia… Mi ricordo – forse con lo sguardo di ora – un senso di soffocante chiusura, una relazione comunque dispari, un maschio impermeabile… boh.
    Ma com’è che ti leggi Buzzati adesso cara?
    Di lui ricordo come belli alcuni racconti, invece.

    E sto meditando seriamente di mollare questo pallosissimo Il volontario di Scibona, non ne posso più, non capisco nemmeno il senso del libro …una specie di opera morale delirante, mahhh

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  45. @Tutti @Cristina
    Il fatto è che mi sono accorta di avere letto ben pochi autori italiani, da quando ci conosciamo, vale a dire, più o meno, da quando ho ripreso a leggere narrativa; avevo iniziato con scrittori e scrittrici nostrani (Cristina, tra gli altri, tu avevi suggerito Hornby e Murgia), poi tanti anglosassoni, pochissimi francesi e tedeschi, qualche escursione fuori dall’Europa, ma a pensarci non sono mai tornata, se non di sfuggita, alla letteratura italiana. Un mesetto fa ero tutta presa a fare ho il mio elenco “dei migliori romanzi italiani da leggere assolutamente”, spulciavo di qui, guardavo di là, e adesso non vi propino il mio solito listone solo perché non lo trovo più, rimane il fatto che certi titoli vanno letti, non so dirvi quanti me ne manchino!

    “Un amore” di Dino Buzzati è un libro complesso perché tratta sì di prostituzione, situazione che vede la donna alla mercé dell’uomo, ma parla anche d’amore: lui della Laide è innamorato, non ne cerca solo il corpo, ha bisogno di lei, di sentirla vicina. Sa di rendersi ridicolo, ma in certe situazioni accetta di fare il cavalier servente, si umilia agli occhi di amici e colleghi, ma alla sua passione non sa rinunciare, nei due anni in cui ha frequentato la ragazza, riconosce Antonio, non ha mai pensato alla morte e questo deve pur voler dire qualcosa!. Questo non cambia il nocciolo della questione: l’amore non si può ne imporre né comprare.

    Ciao,
    Mari

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  46. Mari,
    Calvino, Morante, Palazzeschi, Bassani, Lalla Romano, Natalia Ginzburg, Carlo Levi, Primo Levi, Gadda per stare a quella generazione là…. hai voglia…

    Poi volendo, ci sarebbe anche quacosina di più recente, eh…

    (ps: io consigliato Hornby?? giuro mai e poi mai)

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  47. @Tutti @Cristina

    Mi riferivo ad autori italiani meno noti di quelli che citi tu (che pure in parte devo ancora scoprire) e un po’ più recenti. Per dare un’idea, metto qui l’elenco ritrovato (l’edizione è scelta a caso):

    • Di Lascia Mariateresa , “Passaggio in ombra”, Feltrinelli, 1995, 267 p.

    • Bilenchi Romano, “Conservatorio di Santa Teresa”, BUR, 2006, 242 p.

    • Dessì Giuseppe, “Il disertore”, Mondadori, 1974, 145 p.

    • Delfini Antonio, “Il fanalino della Battimonda”, Lombardi, 1993, 74 p.

    • Bigiaretti Libero, ”La controfigura”, Bompiani, 1968, 175 p.

    • Bigiaretti Libero, “I figli”, Vallecchi, 1974, 225 p.

    • Malerba Luigi, “Il serpente”, Bompiani, 1966, 221 p.

    • Morselli Guido, “Dissipatio H. G.”, Adelphi, 2001, 154 p.

    • Satta Salvatore, ”Il giorno del giudizio”, Illisso, 1999, 267 p.

    • Enzo Striano, “Il resto di niente”, Mondadori, 2016, 370 p.

    • Campo Cristina, “Gli imperdonabili”, Adelhi, 1987, 282 p.

    • Tondelli Pier Vittorio, “Camere separate”, Bompiani, 1989, 217 p.

    • Manganelli G, “Centuria: cento piccoli romanzi fiume”, Rizzoli, 1979, 206 p.

    Uno di questi è già in cantiere, ma è libro troppo particolare per parlarne prima di averlo finito e senza averlo rimuginato.

    Ciao
    Mariangela
    PS. che però tu avessi citato Cristina Campo è vero, giusto? Ricordo bene? (Su Hornby mi sarò confusa)

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  48. Mariangela, dei tuoi “italiani” in programma, Cristina Campo degli “Imperdonabili” è una delizia, ci sono alcune prose mirabili, penso al saggio meraviglioso su Cechov. Cristina Campo è una scrittrice anomala, dalla penna raffinatissima, cresciuta ritirata dal mondo, come Ortese, immersa nelle sue vaste letture appartate fin da bambina, per problemi di salute. Ortese ha più un animo ipersensibile verso la natura tutta, animali, piante, senso panico dell’intero cosmo, Cristina Campo inizialmente si avvicina alle riflessioni sulla “sprezzatura” e sull’attenzione di Simone Weil e di Hofmannsthal, al tempo delle prose contenute ne “Gli imperdonabili”, una forma di religiosità dell’attenzione. Via via diventa sempre più intransigente, ortodossa, col culto delle iconòstasi e dei riti religiosi preconciliari, finisce isolata in posizioni reazionarie, come accadde in vecchiaia per Anna Maria Ortese.

    Tra i nomi italiani della seconda metà del Novecento, meno letti ma importanti, ammiro Lalla Romano, l’opera quasi intera da “La penombra che abbiamo attraversato”, passando per “Le parole tra noi leggere”, “Una giovinezza inventata” fino a terminare “Nei mari estremi”, potrebbe essere un unico libro, una originale Recherche italiana.

    Poi c’e Tommaso Landolfi, un mostro di bravura, di cui ho parlato recentemente, quello di alcuni racconti capolavoro, meno gotici e più “realistici” come La muta, Le due zittelle, Le labrene…

    Goffredo Parise dei “Sillabari”, altro capolavoro del nostro secondo Novecento.

    Silvio D’Arzo e il racconto magistrale “Casa d’Altri”, tra i nostri migliori racconti del Novecento.

    Giuseppe Pontiggia di “Vite di uomini non illustri”, squisito libro di miniature di vite inventate.

    Gesualdo Bufalino di cui ho apprezzato “Argo il cieco”, una storia d’amore che ho preferito agli altri suoi
    libri più celebrati.

    Claudio Magris dello splendido ”Microcosmi”

    Più recentemente Michele Mari in “Leggenda privata”, il suo testo che ho amato di più.

    Un altro libro speciale è “Giù la piazza non c’è nessuno” di Dolores Prato. Una sorta di autobiografia dell’infanzia pubblicato in tarda età, nel 1980, quando l’autrice aveva 88 anni. Una lingua grandiosa, un susseguirsi di ricordi sparsi vagamente comico, a suo modo proustiano, come accade con Lalla Romano.

    Mi piace particolarmente, tra i nostri autori odierni, anche Letizia Muratori, i suoi libri hanno una originale irrequieta comicità. Penso ad “Animali domestici”, “Sole senza nessuno”, “La casa madre” oppure i notevoli racconti “Spifferi”.

    Visto che ci sono scrivo tutto in un post, si parlava di Janet Frame, sì ho letto con commozione “Gridano i gufi” e l’autobiografia, “Un angelo alla mia tavola”; di Frame mi ha impressionato la sobrietà e la naturalezza, si impara molto da lei, perché la sua scrittura mentre affronta temi come il dolore, il disagio, la schizofrenia presunta (ma che le è costata il licenziamento da insegnante) resta sempre misurata, tutti questi temi forti, vengono espressi con una lingua calma, quasi gioviale, mai fuori le righe.

    Ciao a tutti e a tutte 😊

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