Gruppi di lettura, quei giudizi senza argomentare

Lajos Tihanyi, Chatting (1928)
Lajos Tihanyi, Chatting (1928) – Wikiart

Dovremmo usare i prerequisiti suggeriti dalla critica letteraria per rendere la conversazione nei gruppi di lettura coraggiosa, ricca e aperta, fondata sulla collaborazione ma anche sull’originalità del pensiero di ciascun lettore.

Da quando frequento i gruppi di lettura mi chiedo di cosa sia fatta la materia che occupa i discorsi dei lettori seduti attorno al tavolo. Di cosa parliamo esattamente?

Critica letteraria e gruppi di lettura

Lunedì 17 giugno su la Repubblica, Filippo La Porta, scrivendo di un nuovo libro del critico letterario Matteo Marchesini, mi aiuta un po’ in questo viaggio dentro il «Di cosa parlano i gruppi di lettura?».

La Porta dice che la critica letteraria non solo non è morta ma è più che mai necessaria perché potrebbe rispondere a una necessità urgente di «argomentare, al contrario delle della maggior parte delle recensioni nei social, meramente esclamative, prossime all’invettiva o allo sfogo narcisistico».

Marchesini ha appena pubblicato Casa di carte (Il Saggiatore) nel quale «pungola con acume la nostra letteratura contemporanea e ci offre alcuni ritratti di classici novecenteschi». La Porta rimprovera a Marchesini un «eccesso di sicurezza e divertita spavalderia» ma la sua «superbia intellettuale viene disinnescata grazie a una passione oltranzista per la verità dell’esperienza».

Ma quel che interessa davvero a La Porta è il fatto che i giudizi di Marchesini – non tutti condivisi – vengano «articolati attraverso un ragionamento problematico che non somiglia a una dimostrazione geometrica ma rivela il suo modello segreto: la conversazione (all’origine del saggismo moderno)».

Anche se la figura dell’esperto è oggi screditata, se non è il caso di «difendere la “casta” dei critici professionali», va sottolineato in rosso che «scrivere recensioni è una pratica artigianale che richiede non tanto una metodologia quanto alcuni prerequisiti: aderenza all’oggetto, alla sua specificità (un’opera è pur sempre fatta di parole), etica della comunicazione e identificazione di un pubblico, un buon orecchio (frutto di molte e intense letture), onestà intellettuale nel fare le citazioni giuste dal testo, visione della società, abilità nel riassumere la trama, capacità di mettere in relazione i libri e la vita.»

• → Leggi anche: Che cosa ci piace dei libri che ci piacciono?
• → Leggi anche: Perché i gruppi di lettura devono essere ambiziosi

Sono prerequisiti che una volta messi alla prova sul campo – nel caso nostro specifico, sottolineo io, nei gruppi di lettura disposti a interrogarsi su come leggere in gruppo e come soprattutto, discorrere dei libri letti, in gruppo – potrebbero addirittura, dice La Porta, aiutare oltre il contesto specifico della critica letteraria e della domanda su come giudicare i libri.

Luoghi per la riflessione

«La società attuale» – dice ancora La Porta – «ci offre una illimitata libertà di consumo (consumiamo merci, immagini, relazioni, idee…) e ci permette di chattare disinvoltamente e in fretta su qualunque argomento, ma disabitua ai tempi e alle pause di una conversazione autentica, e scoraggia la riflessione, per la quale non esistono più luoghi specifici».

Un metodo del pensare

«La critica letteraria», continua, «liberata dalla estemporaneità liquida del Web 2.0 e dal karaoke della recensione, dall’equivoco falsamente democratico che “uno vale uno” (pericoloso nelle cose della cultura e della scienza), potrebbe svolgere una preziosa funzione di supplenza, e insegnarci perfino un “metodo” del pensare. Un pensare diverso da quello filosofico, poiché si impegna innanzitutto a descrivere altre “descrizioni” (i libri di letteratura, secondo Pasolini), e a giudicarle. Non si esercita partendo da questioni speculative astratte. Forse così chiedo troppo alla critica. Però ogni volta una buona recensione snida quel bisogno umano di riflettere – con libertà immaginativa e coerenza logica – che nessun sofisticato algoritmo riuscirà a eliminare del tutto. E può avere un effetto virtuoso di contagio».

Una conversazione autentica

Ecco, come ho provato a dire qualche settimane fa, il gruppo di lettura dovrebbe essere il luogo dove la relazione con il libro che si legge e il discorso che ne viene fatto in pubblico sia (auto)regolata da alcune linee guida indispensabili a una discussione davvero aperta e collaborativa, per esempio la disponibilità ad argomentare sempre i propri giudizi, la coerenza nell’uso dei criteri con i quali si giudica, l’aderenza all’oggetto (perché per quante letture diverse possano essere fatte di un libro, l’opera è una sola, esiste concretamente e con essa, con il suo testo bisogna fare i conti). Il gruppo di lettura dovrebbe e potrebbe essere sempre uno di quei «luoghi specifici», quegli spazi sociali e psicologici dove, per usare il lessico di La Porta, si svolgono attorno ai libri ma in generale attorno alla vita, quelle conversazioni autentiche, con i tempi propri e le pause, dove si riflette, anche a lungo.

Critica letteraria preziosa

In questo senso la critica letteraria davvero risulta preziosa per i gruppi di lettura, che, come sappiamo da anni, non dovrebbero scivolare nell’imitazione della critica ufficiale, dovrebbero emanciparsi da tutti i maestri – coordinatori/dominatori e bibliotecari compresi –  ma nemmeno possono permettersi derive con discussioni nel quale tutto è sullo stesso piano, il ragionare argomentato e fondato sulla conoscenza del libro letto equiparato al giudizio senza ragioni e senza appello e fondato solo sul mi piace/non mi piace.

I prerequisiti suggeriti dalla critica letteraria ci possono dunque aiutare a rendere la conversazione nei gruppi di lettura coraggiosa, ricca e aperta, fondata sulla collaborazione ma anche sull’originalità del pensiero di ciascun lettore.

Un commento

  1. @Luigi Gavazzi
    gentile Luigi, ho seguito con molto Interesse i tuoi interventi sui GRUPPI DI LETTURA e

    Gentile Luigi Gavazzi, ho letto con interesse i tuoi ultimi interventi sui gruppi di lettura e una lettura consapevole.
    In questi giorni ho due libri particolarmente importanti e per uno dei due ,mi trovo in difficoltà.Il libro più difficile per una lettrice di lungo corso, onnivora come me e’ l’ ultimo romanzo di Richard Powers, dal titolo italiano IL SUSSURRO DEL MONDO. titolo originale The Overstory. Ho cercato aiuto in alcuni brani dello scienziato Stefano Mancuso, rimanendone affascinata e molto più attratta dalla lettura del romanzo di Powers. Avevo appena letto un bel libro di Jonathan. Franzen, LA FINE DELLA FINE DEL MONDO, nulla di simile e tuttavia la tendenza della grande letteratura contemporanea mi sembra interessata più. che all’interiorità umana Da Freud in avanti, Kafka ecc., a ciò. che circonda l’ umano , poco consapevole di quanto stia già avvenendo. Si parla di “antropocene”. Franzen e Powers sono scrittori molto noti, americani di grande successo ma nulla di più , cosa ne pensi tu che sei un po’. il nostro “””pastore?”””
    Scusa se ti ho importunato, non ho resistito a ” confessarti” ciò. che tra i lettori del blog sembra. improponibile. Grazie comunque. Camilla Pacher

    "Mi piace"

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