Il gruppo di lettura populista

Charles Demuth, Buildings Abstraction, Lancaster (1931)- Wikiart
Charles Demuth, Buildings Abstraction, Lancaster (1931)- Wikiart

Nel gruppo di lettura può spuntare una specie di populismo del lettore? I lettori dei gruppi di lettura – e in generale tutti i lettori – rivendicano giustamente il diritto di giudicare i libri che leggono, di scegliere i criteri con cui li giudicano, di non dichiarare quali siano i criteri applicati per stabilire quando apprezzano un libro o quando invece non piace.

Nessuno si sognerebbe mai di negare questi diritti del lettore, per fortuna.
D’altra parte, però, dietro questi diritti si annida il seme spiacevole del «vale tutto», che implica il «tutto è opinione». È una pianta sgradevole, che ha qualche somiglianza con il rifiuto degli esperti, il fastidio verso i punti di vista autorevoli, la pretesa dell’«uno vale uno» nelle conoscenze e nella competenza, che si sono radicati nel dibattito pubblico.

Così crea disagio ascoltare in incontri dei gruppi di lettura, giudizi grossolani e non argomentati, se non con l’espressione convenzionale: «Avrò diritto di esprimere la mia opinione?».
I lettori che si emancipano dalla critica ufficiale, dalle recensioni sui giornali possono essere un grande patrimonio culturale, una forma di capitale sociale prezioso. Il caso, che abbiamo ricordato alcuni giorni fa, dell’accoglienza dei lettori a La Storia di Elsa Morante, in palese contrasto con quasi tutta la critica e i recensori della metà degli anni ’70, fu un esempio molto bello di questa autonomia dei lettori.

D’altra parte però, questa forza autonoma nel giudicare il lavoro degli scrittori e nel decidere cosa ha valore e cosa no, può fondarsi solo sul gusto? Non sarebbe meglio usare criteri di giudizio che aiutino a dare coerenza argomentativa?

Entrambe le scelte evidentemente sono rischiose. Quest’ultima, da una parte, può condizionare molto, se non affrontata con senso critico, l’autonomia e la libertà del lettore.
L’altra però può costruire opinioni fondate sul nulla, sul sentito dire, che finiscono con lo svilire la discussione sulle letture portando a tanti rivoli autoreferenziali, soliloqui più che condivisione, in una versione pseudo colta delle discussioni superficiali delle bolle social.

Che cosa facciamo dunque? La via migliore è mantenere la propria assoluta autonomia di lettore, sforzandosi però di argomentare, di fornire esempi concreti, sulla pagina, di usare il senso critico nei confronti dei propri giudizi e commenti – meglio se si sono formati leggendo critici raffinati –, di non essere assiomatici. Lo spazio sociale autoregolato del gruppo di lettura funziona se ciascun partecipante apporta contributi originali, che possano però essere rilevanti per gli altri partecipanti.
Non è tanto fra l’espressione di pareri soggettivi e oggettivi che vanno fatte le scelte. Anzi in questi contesti le letture soggettive sono sicuramente più interessanti e originali. Ma devono prestarsi al ragionare, devono essere articolate, devono intrecciarsi con il ragionare degli altri, devono essere aperte al dubbio, alla modifica indotta dal pensiero degli altri.

8 commenti

  1. Apertura agli altri, argomentare dialogante, dubbi: sì, sono questi alcuni dei criteri che ogni gruppo di lettura dovrebbe darsi per non scadere in somma di monologhi autoreferenziali dove ogni lettore mette in scena se stesso e non sa “scambiare” nulla con gli altri. Aggiungerei: modestia, assenza di presunzione, senso della propria fallibilità. E poi soprattutto ironia, anche nel senso di autoironia, cioè consapevolezza dei propri limiti. Avete mai notato come l’autoironia sia una qualità del tutto assente da qualsiasi discorso populista? La presenza di autoironia è il metro per valutare e discriminare l’assolutismo greve e presuntuoso della mentalità “populista” e distinguerla dal discorso democratico. Infine aggiungerei: da un gruppo di lettura mi aspetterei che rifletta anche sulla pratica della “lettura” in generale, sul fatto che sia dialogo: innanzitutto con uno scrittore e poi con gli altri lettori, pratica sociale che presuppone sempre, anche solo in maniera potenziale, il dialogo con gli altri. E dialogo implica non solo aprirsi agli altri ma anche sapere che non si finisce mai di imparare a “leggere”, a interpretare. Bisogna anche sapersi confrontare con gli “esperti”, con la letteratura critica. Non è mettendo a tacere gli esperti, ignorandoli volutamente, che si impara qualcosa. Non c’è vera lettura se non c’è questa consapevolezza. Sotto questo profilo, la pratica della lettura implica un’attitudine che è l’esatto opposto della tracotanza populista. In conclusione: ogni gruppo di lettura implica potenzialità ma anche il rischio di una deriva “populista”. Ma ogni autentico lettore dovrebbe sapere che quell’esito finisce per essere l’annullamento della essenza delle lettura. Un gruppo di lettura non dovrebbe quindi servire proprio per imparare questo e metterlo in pratica?

    Mi piace

  2. Grazie Pierfranco, soprattutto per l’aggiunta delle altre caratteristiche che ci evitano di scivolare verso derive da lettore “populista. Il confronto con gli “esperti”, confronto consapevole e aperto, è il passaggio decisivo. E insieme l’ironia: che è davvero il presupposto di ogni lettura creativa.

    grazie ancora

    Piace a 1 persona

  3. @ Pier Franco Minsenti
    Sono totalmente. d’accordo con te. Penso anche che a dare comunque. a rafforzare quel bisogno represso di autoaffermazione , forse senza volere o forse no da parte del dei social, blog ecc,dei simboletti ” divertenti “,pollice verso, mi piace -non mi piace che ci siamo. affrettati a usare come piacevolissimi alibi di fronte alla ” fatica ” di spiegare perché. un libro ci sia piaciuto o no.Si afferma spesso che ognuno ha il DIRITTO di non doversi mai preoccupare della critica degli esperti che, anzi, irritano il populista inconscio. Grazie Pierfranco. Camilla

    Piace a 1 persona

  4. Concordo anche io. E se un libro viene lodato dai critici (quelli validi, e ce ne sono) io, in genere, mi faccio venire un dobbio e prima o poi lo leggo.
    Come ho detto spesso, è l’ascolto della visione altrui che spesso mi costringe a rivedere in un Gdl le mie idee sulle persone e sul mondo.
    Non sul libro -che di solito giudico in modo i personale e deciso- anche se il confronto con quello che ci hanno trovato gli altri/le altre spesso è esilarante, avvilente e raramente di autentico arricchimento “letterario”. Ma in un Gdl di fatto è la tolleranza rispetto agli altri che viene esercitata, anche se talora con grande fatica.
    Insomma è molto spesso più che altro un esercizio sociale, sui propri limiti e su quelli altrui.

    Chi viene a dire ma me ne faccio un baffo se piace ai critici, a me no, ha di solito la mia incomprensione, anche se la libertà del lettore di essere impermeabile e poco capace di intendere e capire un certo testo dovrebbe valere sempre. A volte però mi viene da battere la testa sul muro…

    O no?.

    Mi piace

  5. @ Cristina non capisco questa “libertà” del lettore di potersi fregare populisticamente ( per citare quel che acutamente ha osservato Pierfranco.) E’. chiaro che ognuno fa quello che gli pare, anche non vaccinare i bambini, credere che la Terra sia piatta , usare la violenza verso chi è più debole ecc. ecc.. confondendo disastrosamente la propria ignoranza con la libertà che è una conquista preziosa e consapevole dei propri limiti .La parola libertà e’ sacra e non va confusa . Cam

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.