Un altro insettaccio 

Fernand-Leger-Pylons
Ancora digressioni autobiografiche, da Anghiari (Variazione n. 2)

Cara Milena, questa volta non posso rimediare. Stamane mi sono svegliato nella mia camera a pensione presso la Signora Berger e ho scoperto di essere diventato un insetto, un mostruoso, enorme insettaccio.

Eccomi con otto orribili piccole zampe articolate in modo bizzarro, attaccate a un corpo molle e peloso, protetto da una corazza che scricchiola e provoca disgusto e brividi. 

Muovermi mi causa una gran pena.

Ho faticato fino allo sfinimento per scendere dal letto e vestirmi e recarmi in sala da pranzo dove ho consumato la colazione che la Signora Berger mi ha lasciato, come ogni giorno, sul tavolo apparecchiato di tutto punto. 

Ho mangiato il pane con il burro e bevuto il caffè, ma senza mai alzare gli occhi per osservare il Signor Bauer che ho tuttavia salutato educatamente, ma sempre a capo chino. A quell’ora Bauer è regolarmente al tavolo della sala da pranzo e so bene che è sprezzante verso chi egli giudica scostumato ed io ero molto timoroso e preoccupato di versare il caffè sul panno della giacca, che peraltro è come deformata dalla mia corazza nera, o sulla tovaglia ricamata con motivi floreali, credo siano fiori di pesco, della Signora Berger. 

Come puoi immaginare, cara Milena, ero angustiato perché è davvero faticoso e estenuante armeggiare con tazza, forchetta e coltello servendosi di queste ridicole e mostruose zampette piegate, curvate dovrei dire, verso il corpo. 

Bauer, tuttavia, come ho avuto modo di spiegarti nelle mie lettere precedenti, mi pare persona degna e discreta e non ha neppure accennato alla mia trasformazione, sebbene – ne sono certo – fosse disgustato dalla corazza nera che protegge il mio corpo peloso e che produce un’orrenda vibrazione quando urta qualche oggetto. Forse Bauer è anche in pena per me, avendo veduto l’impaccio che mi causano i più semplici movimenti.

Mia cara amica Milena, ora sono tornato in camera. Ho infatti deciso di non andare in ufficio, oggi. Devo programmare bene gli spostamenti, anticipando il momento di uscita dalla casa della signora Berger e prendere la tramvia di buonora, quando non è ancora troppo affollata. Giusto per trovare posto in fondo alla carrozza ed evitare che il mio corpo di insettaccio attiri troppo l’attenzione dei monelli che vanno a scuola o delle signorine che potrebbero impressionarsi.

Tuttavia, anche se oggi non mi vedranno in ufficio, non credo che nessuno si stupirà o sarà in pena per la mia assenza alla scrivania. 

Anche se un poco mi spiace. 

Devi sapere, Milena, che la signorina che lavora all’Ufficio del personale venerdì per la prima volta mi aveva sorriso e mi aveva anche chiesto se gradissi di prendere un caffè con lei. 

Mi è parsa gentile, anche se, cara Milena – ci ho pensato a lungo in questi due giorni trascorsi da allora – sono quasi certo che lo abbia fatto per compassione e non per vera simpatia nei miei riguardi. 

Sai, è quella compassione facile e di poco impegno che a volte le persone mi riservano; è la compassione che si dedica agli uomini adulti senza grazia, che appaiono soli al mondo e privi di speranza. Eppure alcune anime pietose vedono in noi un po’ di bontà e non ci canzonano e non ci insultano. Semplicemente ci lasciano in pace, soli, dopo un piccolo e delicato sorriso. Ma questo non credo possa succedere con un insettaccio: ciò che sono ora diventato. Quindi anche questi piccoli momenti di gioia, per quanto modesti, sono andati per sempre.

Eppure, ho pensato a lungo – da venerdì fino a domenica notte – alla signorina dell’Ufficio del personale. 

Ci ho pensato almeno fino a quando mi sono svegliato questa mattina e ho visto il mio corpo trasformato, deformato. 

Questi due giorni prima della metamorfosi (credimi è solo mostruosa questa metamorfosi, niente di mitologico, nemmeno una metafora, per quanto volgare) sono stati giorni tristi e solitari ma un poco addolciti con melanconia dal pensiero del sorriso di questa giovane donna, della quale per altro non so nulla e che, prima di venerdì, non solo non mi aveva mai rivolto la parola, ma sembrava proprio ignorarmi, neppure mi vedeva, per lei ero invisibile.

Così dopo il caffè di venerdì ho pensato a lungo: chissà forse le potrò parlare ancora, le potrò chiedere il permesso di offrirle io, questa volta, un caffè. E invece eccomi qui: un nero mostruoso insettaccio. Nessuno, nemmeno la signorina dell’Ufficio del personale mi vorrà nemmeno guardare o se lo farà lo farà per mostrarmi il suo orrore.

Credo, cara Milena, che da questa condizione di insettaccio nero non possa più, per così dire, guarire. Resterò per sempre un insetto nero, per tutto il tempo che vivrò. Lunghi anni da uomo-insetto recluso dove mi lasceranno stare. Sempre che il signor Bauer non si consulti con la signora Berger e insieme decidano di chiamare la polizia che mi ucciderà o, forse, mi farà rinchiudere in un reparto per bestie strane che, come sai, c’è ormai in ogni prigione del nostro paese che ha in odio i mostri come me.

Prima di concludere, cara Milena, posso permettermi di farti una domanda che temo sia molto indiscreta e forse volgare?

È la seguente: il signor Franz ti ha mai spiegato come fu che il signor Gregorio Samsa si fosse trasformato in quel modo? Come avvenne quella metamorfosi che lo portò presto alla morte?

Ti confidò, forse, il signor Franz intendo, se il Signor Samsa avesse mai avuto la minima possibilità di salvarsi? O se fosse stato condannato a quella morte così umiliante sin dalle prime parole che il signor Franz  scrisse, quando scrisse la storia del signor Samsa?

Per me è importante venire conoscenza di questi fatti per i motivi che certo puoi capire, cara Milena.

Con affetto, tuo

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2 risposte a “Un altro insettaccio ”

  1. […] Leggi anche: Un insettaccio – Un altro insettaccio […]

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