Gruppi di lettura e partecipazione civile

Vorrei proporre e approfondire un’interpretazione del fenomeno dei gruppi di lettura che ne metta in luce un carattere spesso ignorato e lasciato in secondo piano: essi sono spazi pubblici di partecipazione civile, espressione della cittadinanza democratica.

Come sappiamo bene, i gruppi di lettura sono gruppi sociali a partecipazione libera e spontanea, nei quali si conversa in modo di un libro scelto in precedenza e letto da ciascuno separatamente.

Viene dunque salvaguardata la dimensione libera, individuale e privata della lettura. Questa lettura però, su decisione del lettore, ha poi anche un esito pubblico o semi-pubblico, fondato sulla conversazione dialogica democratica a più voci.

Conversazione che non subisce forzature per ricercare a tutti i costi accordi o mediazioni o un’interpretazione condivisa. Il conflitto sulle interpretazioni è invece parte importante dell’attività. Quel che conta è il riconoscimento reciproco dei partecipanti come agenti legittimi del discorso sulla lettura comune.

Per questo, un gruppo di lettura è differente da una attività didattica nella quale viene esposta una tesi sulla quale si presume ci sia un accordo cognitivo attorno al vero o al falso.

Partecipazione civile

In Italia i gruppi di lettura sono nati e si sono diffusi grazie alle iniziative delle biblioteche pubbliche che li hanno usati soprattutto come strumento efficace e creativo di promozione della lettura.

Anni di attività e il moltiplicarsi di queste iniziative hanno prodotto un fenomeno complesso che – basta frequentarne qualcuno per rendersene conto – è una manifestazione concreta e leggera di azione pubblica, non lontana probabilmente da alcune sfumature dell’”azione” della quale ci parla Hannah Arendt in Vita Activa. In essi si pratica una sorta di democrazia fondata sul dialogo che richiama anche l’etica del discorso di Jürgen Habermas.

Questo tipo di partecipazione si configura soprattutto nei gruppi che svolgono la loro attività in luoghi accessibili e pubblici o quasi-pubblici: come le biblioteche, le librerie, i centri sociali, i circoli culturali, i caffè.

Inclusione sociale

Ma il gruppo di lettura fondato sul dialogo libero e democratico è un fenomeno che si va via via adattando a contesti differenti, più circoscritti, nei quali viene usato come agenzia di partecipazione per sostenere percorsi di inclusione sociale. Si pensi alle esperienze nelle carceri o nei centri di accoglienza di persone fragili. O anche, in ambito differente, nelle aziende e nelle organizzazioni, dove viene introdotto come esperienza per rafforzare il lavoro di squadra e il senso di appartenenza. Non è certo questa l’occasione per entrare nel merito di queste esperienze, per le quali è importante valutare di volta in volta se i gruppi di lettura non rischiano di diventare anche strumenti di produzione di consenso e ordine sociale.

Ipotesi di lavoro

Vale però la pena di fissare come ipotesi di lavoro lo studio e l’analisi delle esperienze concrete dei gruppi di lettura come occasioni, in ambiti diversi, di democratizzazione e arricchimento della vita civile. Torneremo presto sull’argomento.

(Immagine: Allan Kaprow, 1956, WIkiArt)


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2 risposte a “Gruppi di lettura e partecipazione civile”

  1. Molto condivisibile anche se leggere sembra un puro fatto personale per migliorare la prestazione. Meglio per includere anche se l’ego è sempre in agguato 👍

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  2. […] si parla di partecipazione sociale e civile democratica e di gruppo di lettura è forse opportuno precisare che non ci si riferisce a qualche attività di addomesticamento della […]

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