Che cosa facciamo (costruiamo) con le nostre letture

Quando ci interroghiamo sulla condivisione della lettura in uno spazio pubblico – spazio pubblico di qualche tipo, ancora non lo abbiamo precisato né esattamente delimitato; spazio che creiamo quando raccontiamo e discutiamo con altri lettori di quel che leggiamo – ci balocchiamo un po’ con l’idea che ci sia una volontà esplicita dei lettori di tessere questo spazio. Tuttavia per osservare bene e capire è probabilmente più realistico un procedere diverso.

Nikias Skapinakis, Botequin, 1973

*Che cosa intendi?
Vorrei dire che in fondo qui ci dovremmo occupare invece di come i lettori usano la lettura per fare delle cose, espressione volutamente generica, ma utile, perché sottolinea l’aspetto creativo e di prassi – rivolta a un pubblico, magari di una sola persona, magari immaginario –  delle attività che sono possibili per chi legge e per il quale l’esperienza della lettura è stata un’esperienza significativa. 

Dal momento in cui comincia a pensarci,  il lettore è pronto a usare l’esperienza della lettura, a usarla per parlare, per generare relazioni, anche solo per esibirsi o inscenare una piccola commedia umana, per tenere un comizio, per far colpo su un partner, per calmare un bambino spaventato, per prendersi cura e tenere compagnia a una persona anziana; per parlare con un’amica lettrice, o anche per  partecipare a un gruppo di lettura, certo; o, almeno per tenere un monologo, magari anche solo un monologo silenzioso, dentro se stesso, ma già pronto per essere presentato a qualcuno. Potremmo fare un elenco letteralmente infinito delle cose che si possono fare con la lettura che abbiamo terminato o che stiamo ancora conducendo. Sembra banale, lo so. E in parte lo è. Ma ai bordi, ai confini, troviamo uno spazio interessante da sperimentare, da coltivare, da osservare e descrivere.

*In che senso?
Nel senso che finalmente ci libereremmo delle domande sul perché leggere e se si legge per motivi utilitaristici o solo per il piacere o per chissà cosa. Domande interessanti ma che stanno un po’ lontano, appunto, dalla prassi del lettore dopo la lettura, o, in realtà, anche durante la lettura, fra una seduta di lettura e la successiva. Semplicemente, spostiamo l’attenzione, prendiamo la questione da un altro lato e cerchiamo di capire cosa fanno le persone con la lettura. Scopriremo, lo sospetto, che la maggior parte delle cose che fanno i lettori hanno a che fare con le relazioni sociali, l’interazione con altre persone, che siano lettori oppure no. Ed è qui che dobbiamo indagare e scavare e raccontare le storie di queste cose fatte dai lettori con le loro letture.

*Indagare come?
Nel modo più semplice, chiedendolo ai lettori e osservandoli (quindi chiedendolo anche a noi stessi e cercando di osservarci). Facendo domande ai lettori e ascoltandone le risposte per individuare le pratiche dell’uso della lettura. Vorrei che diventasse l’agenda per i prossimi mesi, per arrivare alla preparazione di un lavoro con le voci sull’uso della lettura del quale abbiamo parlato in precedenza. Dovremmo parlare con lettori diversi, che vivono condizioni diverse e che usano la lettura in modi diversi.

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