La quarta di copertina ovvero cosa vorrei capire di un libro prima di comprarlo

E’ la carta d’identità di un libro, la prima cosa che si legge (e si rilegge, più e più volte, mentre quel libro è sul comodino) ed è importante. Eppure, è un non luogo, è uno spazio marketing, è uno specchietto per le allodole, alla meglio un copiaeincolla di recensioni, pareri, citazioni alla rinfusa. Perché?

Facciamo degli esempi:

Il Don Chisciotte di Cervantes nell’edizione i Grandi Libri di Garzanti riporta solo: nome dell’autore e titolo, introduzione di e traduzione di. Strabiliante. Si suppone quindi che chi lo prende in mano, sappia in che secolo è stato scritto, di cosa parla, ne conosca lo stile e perfino il genere. Perché secondo voi? L’autore è troppo famoso, talmente famoso che non merita 10 righe di presentazione? Secondo me una buona quarta di copertina deve necessariamente riportare una frase, un periodo del romanzo. Insomma, deve farti capire che aria tira attraverso le parole dell’autore. In questo caso io avrei messo l’inizio del capitoletto LIII:

“Credere che le cose in questa vita debbano durare sempre come sono è credere l’impossibile; anzi, sembra che essa giri tutto in tondo, voglio dire, in cerchio: la primavera segue all’estate; l’estate all’autunno, l’autunno all’inverno e l’inverno alla primavera, e così torna a scorrere il tempo con la sua ruota incessante; solo la vita umana corre verso la sua fine più rapida del vento, senza speranza di rinnovarsi se non nell’altra che non ha termini che la limitino. Questo dice Cide Hamete, filosofo maomettano, perché molti, anche senza la luce della fede, ma dotati di luce naturale, hanno avuto questa intuizione della labilità e instabilità della vita presente, e della durata di quella eterna di cui siamo in attesa; ma qui il nostro autore lo dice per la rapidità con cui terminò, si estinse, svanì, si dileguò come in ombra e in fumo il governo di Sancho Panza”.

Altro esempio: la quarta dei Racconti di Cechov negli Oscar Mondadori riporta cenni biografici e una sintesi della sua poetica che non gli rende giustizia. Io avrei messo piuttosto una parte della bella postfazione di Nabokov allegata all’edizione:

“Ciò che vediamo in tutti i racconti di Cechov è un continuo incespicare, ma è l’incespicare di uno che incespica perché sta guardando le stelle. E’ infelice quest’uomo e rende infelice gli altri”.

Ancora un esempio: nella quarta di Splendori e miserie delle cortigiane di Balzac nell’edizione Einaudi si cita Dostoevskij (“Balzac è grande, i suoi personaggi sono la creazione di un genio universale”) e fin qui ci siamo. Ma poi, nella descrizione della trama, ne esce il profilo di un “giallo incalzante”. E’ orribile, ma soprattutto è falso. Io avrei messo l’opinione del giudice su Lucien de Rubempré:

«Cosa diavolo ha di speciale quello per essere amato così» pensò, come tutti gli uomini che non hanno il dono di piacere alle donne”.

Infine la quarta Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver edizioni minimum fax è una citazione di David Foster Wallace: “Carver non era un minimalista: era un artista” . Irritante, veramente irritante. Io avrei messo la fine di Meccanica per tutti:

“Ma anche lui non voleva mollarlo. Sentì il bambino scivolargli dalle mani e tirò anche lui con molta forza. In questo modo, la questione fu risolta”.

Ora, va da sé che esistono tante quarte di copertina quanti lettori. In sintesi, la mia idea è questa: un brano del libro, brevi cenni biografici e una, ma solo una citazione di uno scrittore/opinionista/critico (meglio se riposa nella tomba, anche se purtroppo per i contemporanei non si può fare). Qual è la vostra?

Agli editori (e ai loro uffici marketing) solo un’avvertenza. Andateci piano con i superlativi. E anche con i consigli, soprattutto se sono consigli di lettura, perché, come dice Athos nei Tre Moschettieri:

“Generalmente non si chiedono consigli che per non seguirli, o, dopo averli seguiti, per avere qualcuno al quale rimproverare di averli dati”.

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59 risposte a “La quarta di copertina ovvero cosa vorrei capire di un libro prima di comprarlo”

  1. Non so se ho impiegato di più a leggere il Don Chisciotte o il tuo post, theleeshore.
    Comunque mi hai convinto. Hai ragione in tutto a parte che… niente di quello che scrive David Foster Wallace è irritante!!!

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  2. Grazie *theleeshore*per la bella occasione di discussione…
    ultimamente non guardo nemmano la 4a di copertina,apro il libro,(chiedo di togliere la plastica sigillante se chiuso) e leggo,qui e là…

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  3. Wow, non mi ero mai posta il problema in questo termini. Ok, lo confesso: spesso io mi lascio incantare dalla copertina, soprattutto se si tratta di autori nuovi che non conosco. Adesso, ogni volta che comprerò un libro, non soltanto leggerò con cura e devozione la quarta, ma soprattutto mi verrai in mente tu, theleeshore, e il tuo bellissimo post.
    Beh… la citazione di Wallace per Carver è perfetta, però. Quella che tu proponi avrebbe contraddetto lo spirito ‘carveriano’, troppo lunga! 😉

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  4. per *Maria*:ecco,hai focalizzato una differenza,secondo me…
    per una prima edizione c’è “una sola”4a di copertina….
    per libri stampati in più edizioni,come i cosiddetti “classici”,ci sono tante 4e quante sono le edizioni…

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  5. Intrigante articolo, “TheLeeShore” (che bel nick, ha tutta l’irruenza della burrasca). Non ho mai fatto molto caso alla quarta, anche perché quelle americane riportano piu’ spesso commenti enfatici di quotidiani e magazines. In tanti anni che acquisto libri ammetto aver letto qualche 4^, sopratutto di libri editi dalle piccole case indipendenti. Ma, alla fine, come “marinaforlani scrive, io apro un libro, leggo un decina di righe della prima pagina, una decina della 40^ e la pagina finale. Poi acquisto. A dire il vero, ormai, compro e leggo cio’ che pochi e fidati amici commentano.

    Fubar / 070120

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  6. Io come leggo, si, la quarta di copertina ma mi fido solo di quello che leggo aprendo a caso due o tre volte il libro. Se il contenuto è interessante allora lo compro se no, non lo compro. Le quarte di copertina come dice bene Theleeshore sono solo specchietti per allodole create dai reparti marketing che invece di infarcirle di cavolate farebbero bene a leggere il libro e a citarne parti interessanti. Se mi dovessi fidare delle quarte di copertina non avrei comperato molti libri che ho e che apprezzo.

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  7. Scusate l’errore iniziale. Volevo dire: “Io come Mariaforlani e Fubar leggo…”

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  8. Prima di acquistare un libro io ne leggo l’incipit e delle pagine all’interno, a caso..mai l’ultima. Spesso leggo anche la quarta di copertina ed è così che ho preso alcune delle “sole” più grandi della mia vita!:-(((
    Devo dire che l’ultimo “pacco” che ho preso – un autore alla sua prima oppera in una casa editrice che spesso propone novità e, nello stesso 2006 una novità era stata una piacevolissima sorpresa per me – mi ha fatto riflettere sull’abilità di chi, all’interno della casa editrice, scrive la quarta di copertina e riesce ad avere uno stile “convincente”. Chissà se qualcuno che fa quel mestiere avrà mai voglia di raccogliere con altri colleghi quello che ha veramente pensato dei libri “introdotti”..
    JO

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  9. Alzi una mano chi non ha mai preso dei pacchi a causa di una quarta di copertina!
    Tornando ai classici, anche io trovo molto fuorvianti certe quarte di copertina, che danno qualche notizia sull’autore… ma niente sui contenuti del libro. Eppure basterebbe un breve riassunto. E così magari leggiamo le ultime novità editoriali ma certi classici (che sono in fondo alla libreria e non in bella vista) rimangono lì.
    Questo più che un commento, è un lamento….forse perchè ho preso troppi pacchi dalle cosidette novità editoriali e dai critici entusiasti: anche a loro bisognerebbe chiedere se hanno mai letto certi libri che commentano!

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  10. …divertiamoci un pò…sono convinta che ogni “lettore forte und smaliziato”sia in grado di fare una 4a di copertina comprami&leggimi anche per libri che ritiene di scarsissimo valore…

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  11. Nel post leggo.
    In sintesi, la mia idea è questa: un brano del libro, brevi cenni biografici e una, ma solo una citazione di uno scrittore/opinionista/critico (meglio se riposa nella tomba, anche se purtroppo per i contemporanei non si può fare).

    le case editrici con cui ho avuto a che fare (quattro) ragionano così.
    chedono all’utore un brano del libro, oppure scelgono loro (le mie proposte, per i miei libri, sono sempre state bocciate).

    secondo le ultime indicazioni (per esempio a un recento corso di editoria svolstosi a roma l’anno passato, ma non è una novità) le case editrici puntano gran parte della loro attenzione quasi ed esclusivamente sulla copertina.
    per alcuni una buona copertina incide per l’80 per cento sulle vendite.
    qui mi fermo perché il discorso si fa lungo…

    Nel post c’è anche scritto:
    Agli editori (e ai loro uffici marketing) solo un’avvertenza. Andateci piano con i superlativi.

    Sono perfettamente d’accordo. I lettori non sono un branco di imbecilli.

    complimenti al blog e a tanti interventi

    (scrittore anonimo per non farmi pubblicità; credo che l’iP posso comunque confernare ai gestori del blog che sono uno scrittore)

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  12. rileggendo i precedenti commenti.

    fino a poco tempo ero anche io un assertore della lettura a caso di alcuni brani di un libro, a caso, escludendo il finale.
    ho cambiato idea.
    ho toppato alcuni acquisti, è il primo motivo.
    ora sto leggendo due libri (uno è di elena ferrante) che sfogliati a caso non mi dicevano un granché ma che invece meritano, è il secondo.

    per quanto riguarda le case editrici.
    ricordatevi che alla fin fine ragionano né più né meno come un supermercato.
    i superlativi si usa metterli partendo dal presupposto che anche gli altri li mettono.
    così tutti i libri sono capolavori.

    blog come questo e altri favoriscono invece una corretto scambio di informazioni.
    buon sabatoa tutti.

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  13. è una bella discussione! io sono lettrice, lavoro da molti anni in una libreria e collaboro anche con degli editori: nonostante questo anch’io rimango ingannata dalle quarte di copertina, dal consiglio di un autore che amo, da una bella copertina e anche da un inizio promettente. per non parlare delle rencensioni! per questo trovo utilissime le biblioteche, naturalmente quello ben fornite e aggiornate. posso testare i libri e poi, se non posso farne a meno, li compero. E anche i gruppi di lettura sono ottimi spacciatori di buoni consigli. anche se a volte controversi. Però è già qualcosa…

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  14. Premesso che anche per me uno dei modi più efficaci ed onesti di invogliarti a leggere un libro è citarne un passo chiave, ritengo che quello della stesura della quarta di copertina sia un bell’esercizio di stile che dà modo di mettere alla prova la propria capacità di cogliere ed esprimere l’essenziale. Non sarebbe male lanciare una sfida ai lettori di questo blog invitandoli a inventarsi la migliore quarta, magari scegliendo proprio uno dei tanti classici che ne risultano cosi spesso sprovvisti… brava t.., le tue idee risvegliano la mia mente dal letargo invernale…

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  15. Beh, intanto grazie a tutti per i puntuali interventi. Vorrei tirare le somme su quello che avete detto. Marina, il punto è proprio questo: i classici (e proprio i classici!) non meritano più una quarta di copertina?Ma i giornali non hanno appena finito di dire che se ne leggono meno? Allora forse sarebbe il caso di rimetterci le mani… Bella la tua idea della quarta comprami&leggimi in mano al lettore. Vi invito a farlo, soprattutto per le novità ediroriali che sommergono le librerie… A me rassicurerebbe molto un vostro passaparola, una controquarta dei lettori! Potrebbe diventare uno spazio fisso (una cosa come: la controquarta della settimana o del mese…) Riguardo agli altri interventi mi sembrano allineati nel sostenere che, appunto, la quarta è terra di nessuno (Fubar e whitelight non la leggono, Sara e jomarch se ne lamentano…) Un grazie particolare a a-nonimo, perché la sua voce “dall’interno” può aiutarci a capire il delicato equilibro tra un consiglio di qualità, una promozione marketing e un invito (subliminale ma non troppo) all’acquisto. Indicativo poi che proprio le proposte dell’autore non vengano mai accolte… Ne approfitto per chiedere a tutti: è così importante la copertina? Hanno ragione gli editori? io non ne sono così convinta. E voi?

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  16. Caddy sì, abbiamo avuto la stessa idea! Siete d’accordo?

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  17. a volte le vere “sole” sono proprio le quarte di copertina… anche nel caso riportassero solo una frase o un periodo del romanzo, questi sarebbero scelti ad hoc per far acquistare il libro
    la scelta del libro per me è un guazzabuglio di leggiucchiate qua e la’, sentito dire, letto sul blog, ma soprattutto una voglia irrefrenabile del libro di essere letto da me.
    A nessuno capita di comprare un libro solo perchè sì?
    perchè a volte i libri si fanno prendere dagli scaffali senza tante motivazioni o scuse.
    Fulvia

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  18. theleeshore,
    grazie a te.
    ti rispondo subito sull’importanza della copertina. raccontando.
    allora, esce il mio terzo romanzo. la quarta di copertina è un bel biglietto da visita.
    vado al salone del libro, allo stand della mia casa editrice.
    sto lì tutto sabato.
    e vedo.
    vedo gli occhi della gente che sono attratti da certe copertine e da altre no (la mia così così).
    passa giulio mozzi, vede un libro con fotografia e dice che gli piace.
    vado in altri stand.
    parlo con la direttrice commerciale (anima nera) di una grossa catena editoriale.
    le domando della copertina.
    mi risponde: è tutto.
    se ti chiami saramago o eco, no, va bene anche una copertina bianca e il titolo.
    se sei poco noto o eserdiente è tutto.
    fino ad allora, credimi, theleeshore, non pensavo fosse tanto importante; e invece lo è. il lettore prima di arrivare alla quarta di copertina ha, come tappa facoltativa, la prima.
    a disposizione, con cose viste dal di dentro, almeno un po’.
    cose che, una decina d’anni fa, quando ho finito il mio primo libro, non mi immaginavo affatto.
    è una brutta bestia il mondo dell’editoria.
    complesso più che altro.

    sulle quarte di copertina dico ancora questo.
    nele case editrici c’è il direttore commerciale e quello editoriale.
    la quarta dipende dalla sezione editoriale.
    che però deve far bella figura con la parte commerciale.
    insomma: deve vendere (sapete vero che sono pochi i libri che arrivano alle 1000 copie e pochissimi quelli che superano le 3000? e che una belle percentuale di libri editi vende niente? ripeto: niente: solo copie omaggio per giornalisti, più venti capie per parenti ed amici).
    va da sè che l’anima editoriale di una casa editrice patisca, e tanto, l’anima commerciale.
    (in tante case editrici però l’anima è la stessa, specie in quelle piccole).

    scusate se ho fatto strafalcioni ma son di fretta.
    sto rileggendo e correggendo un manoscritto. e ho poco tempo.

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  19. Dunque aggiungo qualche riflessione alla discussione.
    L’importanza della copertina? subito ho pensato noooo, io mai mi faccio influenzare. Ma poi riflettendo sugli acquisti dell’ultimo anno, penso che a volte la copertina giochi veramente un ruolo importante, se non altro per attirarmi in prima battuta. E poi la capacità del libraio di mettere i libri in bella vista. Me ne vergogno un pochino, ma a volte mi succede.
    Ci sono poi libri che chiedono di essere comprati, come “Il mio nome è rosso” di Orham Pamuk, che non è esattamente una passeggiata e infatti lo sto leggendo “a rate”.
    Se insomma devo fare un’analisi introspettiva delle motivazioni di acquisto, bè, sono tante.

    Rilancio comunque l’idea di t. proponendo di scrivere la quarta di un classico insieme alla quarta di una novità editoriale. Io già avrei qualche idea su chi commentare…. 🙂

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  20. …ma anche una 4a negativa potrebbe funzionare per vendere…se quello che non mi piace, piace ad un altro lettore…oplà…

    ne faccio una…

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  21. @ a-nonimo: sara’ mica Pulsatilla?
    Fubar / 070120

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  22. Un esempio della natura ingannevole di molti risvolti e quarte di copertina. Prendiamo questo “interessante” profilo del poeta Sandro Penna, apparso su un’edizione del suo libro “Stranezze” (Garzanti):
    «Di famiglia borghese (il padre commerciante sfortunato; la madre un po’ nobile, un po’ plebea), non sente fino alla maturità le ristrettezze economiche che poi si faranno abbastanza vive, più per una sua completa incapacità di adattamento sociale (addirittura psicologico) che per reali disavventure. Oggi che il suo carattere sarebbe divenuto più limpido, per conservare una sua libertà (ormai obbligatoria) è ugualmente costretto a molte e strane occupazioni»
    Di certo questa non è una biografia fondata sui superlativi, anzi, sembra vagamente dispregiativa, ma soprattutto che c’entra?, che aggiunge, che spiega del contenuto del libro?
    Oppure prendete questa fascetta del libro di N. Williams (Quattro lettere d’amore, Baldini & Castoldi), firmata da Coehlo:
    “Ho appena scoperto Quattro lettere d’amore, una storia stupenda di magico realismo. Una storia sull’Amore”.
    Grazie. Come dire, ho appena scoperto l’acqua calda. Ma l’ha anche letto?
    Le case editrici, tutte prese dalla fregola di vendere di più con una copertina azzeccata e un risvolto intrigante mistificante o propagandistico, dovrebbero sapere che a volte raggiungono esattamente il risultato contrario, come testimonia questo thread. Lettori esigenti ed avveduti prendono in mano un libro e ne vengono respinti dalla superficialità della quarta di copertina (e magari, invece, il libro meritava). Certo i lettori come questi sono forse una minoranza, ma attenti a sottovalutarli, è già successo più volte che siano loro, e non le copertine, a decretare il successo di un libro.
    Anche la qualità dei risvolti, che una volta erano un vero e proprio genere letterario ed erano firmati da Debenedetti Calvino e Vittorini, oggi testimonia dello stato della editoria sotto la dittatura dei bestseller.

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  23. Dico che la copertina è DECISAMENTE importante quando uno vaga in libreria dopo avere preso in mano i libri di cui hai letto recensioni sui giornali su siti appositi l’attenzione è attratta da quella che è una copertina “spiccante”…non ho specificato che, riguardo i risvolti di copertina, se proprio non so nulla del libro la nota biografica talvolta ha peso nella scelta..vero Fulvia che si comperino libri così e basta.. il mio è un motivo meramente economico per cui mi sforzo di comperare solo qualcosa da conservare…
    Jo

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  24. Beh, ci sarebbe la casa editrice Untitl.Ed, che fa libri tutti uguali, e non solo senza quarta di copertina, ma pure senza nome dell’autore in copertina (sta solo nel frontespizio), senza immagine, senza colore. Nudi, insomma. E si tratta di libri di esordienti, o di scrittori comunque poco conosciuti.
    E’ stata una sfida. Molti ci dicevano: è improponibile, non funzionerà – e in effetti per molti i nostri libri sono e continueranno a essere respingenti. Però, dopo poco più di un anno di esistenza della collana, ci siamo resi conto che il libro “nudo” non è poi così scandaloso. E c’è più di qualcuno che non si sente affatto in imbarazzo: sceglie (sì, sceglie: aprendo il libro, sfogliandolo, oppure partendo dai nostri appunti di lavoro in rete), e poi acquista, apre, legge, e in molti casi si affeziona.
    Interessante discussione comunque. Noi continuiamo la sfida 🙂

    Untitl.Ed (Untitled Editori)

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  25. Ciao a tutti, ho trovato molto interessante questa discussione. Penso che la quarta di copertina sia un biglietto da visita fondamentale x scegliere un libro. Io la considero molto, ma poi noto che i commenti e le citazioni lì riportate nella maggiorparte dei casi non rendono giustizia al libro e all’autore oppure riportano frasi per me poco significative che a fine lettura avrei sostituito con altre. Mi piacerebbe poter avere uno scambio di commenti sui libri e sarebbe rivoluzionario poter cambiare il sistema e inserire nel quarto di copertina i commenti più significativi dati dal lettori dopo una specie di gra pubblica per invogliare altri lettori ad aprire quel libro,su basi reali, non su consiglio dei critici.
    Per il resto, possiamo continuare a scambiarci idee su siti come questo!

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  26. sono sempre io. Ho sbagliato il link al sito della Untitl.Ed (due commenti più sopra): adesso provo a metterlo giusto…
    (a volte siamo delle vere capre, in termini di autopromozione!)

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  27. Sara e Federicasole, se luiginter (che è il padrone di casa) ci offre uno spazio, assolutamente sì! Marina Forlani (bravissima!) intanto ha già iniziato e ora vado a leggerla… Simonetta, il tuo criterio di selezione di un libro è il migliore: biblioteca e gruppi di lettura, solo che a volte manca il tempo… E poi come dice Fulvia, esistono sempre quei libri perchésì che si comprano di getto (dove però la quarta dovrebbe essere onesta comunque). a-nonimo, perché non fai leggere alle anime nere di cui parli discussioni come queste? Magari potrebbero decidere la copertina insieme ai lettori… egolector, d’accordissimo con te e aggiungo: una volta, Pavese, Calvino, Natalia Ginzburg non scrivevavno solo le quarte di copertina ma lavoravano nelle case editrici e sceglievano i libri e la linea editoriale… Untitled, come vedi i lettori intervenuti qui badano più alla sostanza, quindi mi sembra la direzione giusta…

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  28. theleeshore,
    chi manovra la grande editoria utilizza parametri suoi, che sono piuttosto criptici per gli altri.
    e poi. uno scrittore ha poca voce in capitolo, a meno che non sia eco-busi-camilleri-tamaro-evangelisti-wu ming-mazzantini-carofiglio (da quest’anno) e un’altra venti-trentina.
    ha voce in capitolo, con il proprio editore, chi ha i numeri dalla sua. chi vende.

    però scusate, ho qui accanto a me l’ultimo libro di elena ferrante, “La figlia oscura”. quando lo comprai, ricordo di aver dato un’occhiata alla quarta di copertina.
    veloce.
    ora, leggendo i commenti vostri, sono andato a rileggere.
    … un racconto avvincente
    … questo nuovo romanzo feroce e commovente
    eccetera
    io non ci feci caso, voi ci fate caso? non credo.
    insomma: a me pare comunque che più o meno inconsciamente il lettore, attento o distratto che sia, non si fa prendere per i fondelli: non foss’altro perché son tutti avvincenti, i libri.
    io credo che ormai ci abbiamo fatto il callo.
    è una furbata poco furba: i libri son come i figli, tutti belli sono.
    ecco, magari mi insospettirei se nella quarta di copertina scrivessero
    questo è un libro di cacca, non compratelo.
    direi: dov’è il trucco? perché mi incuriosirebbe.

    PS non sono pulsatilla.
    non sono.
    penso di poter dire cose che migliaia di altri scrittori, che abbiano pubblicato con case editrici serie (regolare contratto più distribuzione nel terriotorio nazionale e un po’ anche all’estero) potrebbero dire.
    e resterò a-nonimo.
    (o finale).
    oppure emigro.
    buone cose a tutti.

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  29. dimenticavo: bella iniziativa (fatta da belle persone) quella di untitled.

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  30. Oggi sono un po’ depresso, quindi il mio commento sara’ noioso e irritante.

    Sinceramente si sono aperte tante tematiche in questi ultimi tre giorni che non so piu’ dove postare.
    Si e’ scritto di quarte e di copertine, di GPL casalinghi e di case editrici minori e maggiori, lettori come elettori, di romanzi e racconti.
    Scivolando in ordine sparso (uso un feedreader per seguire GPL , altrimenti non riuscirei a stare dietro alle decine di interventi) e, cogliendo l’ultimo commento di a-nonimo(*), mi sono accorto che un tema non e’ stato sfiorato: la prevenzione/preconcetto/pregiudizio/presunzione del lettore.
    Forse sono l’unico a soffrirne.
    Io mi sono accorto essere un orrido lettore, grazie anche a voi, poiche’ nella mia vita sono sempre stato prevenuto sui libri di autori italiani contemporanei.
    Proprio non mi vanno giu’; nelle librerie li schivo come fossero blatte.
    Ho letto qualcosa in gioventu’, poco altro in maturita’ (cosa che non equivale certo a saggezza, nel mio caso).
    Fernanda Pivano, con la quale posso vantare un discreto rapporto di amicizia grazie a Tom Robbins, mi ha piu’ volte consigliato autori noti e meno noti. Ma nulla; neanch’ella e’ riuscita in questa impresa.

    Sono un cattivo lettore, pessimo ed infernale; e non so se vantarmene o dispiacermene. E’ una scelta, leggere.
    Io seguo cio’ che mi piace oppure cio’ che devo scorrere: l’Italia rientra in questa seconda categoria.
    Ho perso una occasione, ne sono certo. E ve ne chiedo perdono. Ripeto: forse l’unico a soffrire di tale malattia.

    *
    Caro a-nonimo (con la O). Prego tu possa accettare le mie scuse piu’ sincere.
    Il nome proposto e’ stata una burla tra me e me. In un tuo intervento hai menzionato Giulio Mozzi. Nel suo blog personale si accenna ultimamente a tale, a me sconosciuta, Pulsatilla come fosse un incubo ricorrente.
    Il mio non e’ stato altro che un brain-storming, nel senso letterale del termine.
    Non vorrei mai tu ”emigrassi” causa mia e di siffatta schiocchezza.

    Rgrds / Fubar / 07.01.21

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  31. errata corrige
    Chiedo venia: ho scritto “vantarmene”. E’ stata unamal traduzione di show off. Intendevo “esporlo, metterlo in risalto”. Rgrds / Fubar / 070121

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  32. caro fubar,
    figurati, non ho pulsatille sotto il naso.
    sulla tua prevenzione. penso tu non sia il solo. un’agente letteraria mi diceva che come lettori siamo i più esterofili. che in germania e inghilterra si leggono meno autori stranieri (con meno lavoro per i traduttori). forse a ragione, chissà.
    (e poi: io un nome, che non è il mio, proverei a fartelo. e ti direi: leggi, e se non ti piace ti rimborso io. solo che non posso. in rete si sa che un certo scrittore è amico mio, e quindi mi sgamerei da solo).

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  33. Credo che non si desideri possedere tutti i libri che si leggono con piacere.
    Credo che anche i piccoli editori pubblichino,tra libri interessanti,libri di scarso valore narrativo.
    Credo anche di aver creduto abbastanza,per stasera!

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  34. Mai letta una quarta di copertina. Anzi, se la leggo e c’è scritto che è un libro avvincente, divertente, splendente, irriverente, lo rimetto al suo posto. Ce ne vuole di tempo perchè lo riprenda, diffidente ( per l’appunto) in mano. Francamente credo che le quarte di copertina siano scritte per chi non legge o quasi.
    Circa il discorso sugli autori italiani, anche io ho qualche difficoltà a leggerli di questi tempi, nonostante tutte le buone intenzioni[che non riguardano la sopracitata pulsatilla. Le buone intenzioni]. Ad esempio ho letto ultimamente Saviano, ma dovessi dire che proprio mi ha preso, direi una bugia. Interessante, per carità, ma sul piano della tenuta “narrativa” lascia un po’ a desiderare.
    Ma il tema “letture italiane” è un tema di interesse che proporrei di rilanciare. A bientot. ( ci vuole il circonflesso, ma dove lo trovo?)

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  35. Anche io *non mi preoccupo quasi mai della quarta*. In realtà qualche anno fa, quando leggevo molti noir ed ero sempre alla ricerca di qualche autore nuovo, ho preso fregature dalla quarta e dalla copertina. Poi basta, cerco altrove ispirazioni e suggerimenti.
    Certo rimane il problema dell’abuso e dell’uso dolosamente ingannevole che spesso ne viene fatto, anche peggio forse la sciatteria con cui vengono redatte.

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  36. Trovo molto interessanti i suggerimenti di *a-nonimo* sui meccanismi interni alle case editrici, sarebbe bello se ci regalasse altre indicazioni: naturalmente *restando anonimo*. garantisco! (ho io le chiavi del blog)

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  37. luiginter, grazie.
    di tutto.
    precisazione: l’anonimato penso sia una questione di correttezza; mi spiego: sono credibile, spero di essere credibile, finché e se non mi faccio pubblicità.

    marinaforlani, hai ragione.
    la piccola editoria non è sempre sinonimo di qualità.
    in alcuni casi, però, è sinonimo di passione e di coraggio.

    la quarta di copeertina io la guardo: la guardo quando il titolo e il nome dell’autore non mi dicono molto. a volte ho preso fregature. a volte no. izzo, tanti anni fa, l’ho conosciuto leggendo la quarta di copertina. non rammento se c’era scritto che il libro era avvincente. c’era scritto che parlava di marsiglia. e delle sua atmosfere. dei suoi colori.

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  38. …d’accordo *a-nonimo*sulla passione e il coraggio di certa piccola editoria…
    e mi accodo a *luiginter*nel chiederti di dirci ancora ed altro…

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  39. ok, marina

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  40. Sono un redattore di casa editrice e, pertanto, mi è capitato di scrivere qualche quarta di copertina di tanto in tanto. La tendenza è tutta rivolta al marketing del prodotto. La quarta di copertina, come la copertina del resto, è una sorta di specchietto per le allodole. Deve indurre a comprare. Non ha quindi alcuna pretesa d’essere informativa né esauriente. Questo è quel che mi si chiede quando ne devo scrivere una. E a me, francamente, non dispiace sia così.
    Viva te!

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  41. Balthazaar, come puoi invece leggere dagli interventi dei lettori, noi siamo un po’ stufi di questa no man’s land in cui gli editori hanno relegato questo spazio. Soprattutto perché non induce a comprare (non tutti almeno). Ci fa piacere che tu sia amante del tuo lavoro ma io credo che un lettore abbia il diritto invece di una quarta onesta (sul come deve essere puoi leggerti gli interventi qui sopra). E comunque, felici di proporti delle controquarte dalla parte di chi poi i libri li deve leggere… 😉

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  42. Theleeshore, se la quarta di coperta non induce a comprare significa che non è riuscita nel suo intento oppure che – più semplicemente – è capitata nelle mani di un potenziale lettore non compreso nel target cui era diretta.
    Voglio essere franco. Odio il marketing e tutta la perversione che questa pseudo-scienza ha portato nelle redazioni. Ne sono una vittima io stesso. Ma se vogliamo campare, se vogliamo ci siano ancora case editrici e librerie, bisogna che il prodotto libro venda. E’ il triste risultato della nostra società. Non volevo arrivare a discutere dei massimi sistemi, ma in fondo è questa la ragione che sta dietro alla faccenda.
    Personalmente, tornando all’argomento in esame, ho scoperto che quando vado in libreria mi colpiscono molto (per quanto ne so io è un’usanza di origine anglosassone) le recensioni positive tratte dai giornali. Sono assai debole. Mi sciolgo di fronte a queste provocazioni e compro il libro.
    Viva tutti voi!

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  43. Sì balthazaar ma è appunto quello che intendo: per come generalmente viene scritta, non riesce nel suo intento ( e ti ripeto, basta leggere i commenti di cui sopra). Invece, dovrebbe. Perché una quarta di qualità non significa per forza che sia respingente per il lettore, perché non viene mai in mente agli editori? Invece di queste quarte urlate (meraviglioso, fantastico, imperdibile, il libro dell’anno e chi più ne ha più ne metta), non sarebbe meglio un estratto del libro e qualche cenno biografico? Meglio un’opinione sussurrata da una fonte autorevole che il tamburo battente dei quotidiani. E sì, certo quella a cui ti riferisci è una tradizione anglosassone, ma che da noi non ha alcun senso. Ti faccio un esempio. La quarta del nome della rosa di Umberto Eco è un susseguirsi di recensioni di quotidiani e riviste inglesi, francesi e americane. Ma perché a me dovrebbe dire qualcosa? Conosco esattamente il posizionamento di questi quotidiani o riviste? Ne conosco il lettore tipo? Posso identificarmi? Io no. Allora, invece di battere sempre sulla grancassa, sarebbe meglio abbassare il volume.

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  44. Theleeshore, credo che le quarte non siano dirette a VOI, inteso come lettori abituali e – lasciamelo dire – già piuttosto ‘sgamati’.
    Ti faccio un esempio sciocco che spero possa chiarire il mio punto di vista. Tempo fa alla tivvì davano lo spot di una rivista maschile, credo si chiami Men’s Health. Io sono un uomo, eppure quello spot non mi ha convinto a comprare la rivista. Il tipo di richiamo non si attagliava per nulla a me, ai miei desideri, ai miei bisogni. Ma è perché mi ritengo abbastanza ‘sgamato’ da non acquistare una rivista in cui mi si spiega come avere dominali perfetti o come fare impazzire la mia lei a letto, o altre amenità di questo genere.
    Ciò detto, mi sembra che il vostro tam-tam sulle letture sia molto più efficace di qualsiasi quarta di copertina. Mi sembra un’ottima idea. Complimenti!
    Viva voi.

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  45. […] in italia Gennaio 22nd, 2007 — pessimesempio Su gruppo di lettura si è aperta una discussione interessante, che piano piano dal punto di partenza si è andata […]

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  46. pessimoesempio, ti ho risposto sul tuo blog. La questione è molto interessante (e invito tutti ad andarsela a leggere). Proseguendo in questa direzione (l’editoria e gli autori italiani) sarebbe bello avere uno spazio (lo posterò lunedì, luiginter ci darà uno spazio in home) dove tutti i lettori possano scrivere la propria quarta di copertina. Per capire (per me sarebbe utilissimo) cosa vale la pena di leggere o meno (prescindendo certo dai gusti e idiosincrasie soggettive). Mi sembra su un’ottima domanda su cui aprire un dibattito, grazie.

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  47. io davvero non lo so valutare se la quarta meriti o meno di essere considerata un genere a sé stante. posso dire però che ho trovato la lettura di “Cento lettere a uno sconosciuto” di Calasso un esempio molto gradevole che va in tale direzione

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  48. […] di copertina scrivetela voi Inserito Gennaio 29, 2007 di theleeshore Ne abbiamo parlato qui negli ultimi giorni e da quasi tutti gli interventi è emerso che il risvolto di copertina non […]

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  49. mi capita spesso di comperare il libro di un autore sconosciuto in base alla quarta di copertina che ne riassume il contenuto, perché la trama mi interessa o mi attira per qualche motivo, alcune volte sono rimaste delusa ma piuttosto raramente.
    Vorrei anche dire due parole sugli autori italiani e l’editoria. In effetti devo ammettere che i libri più belli che ho letto ultimamente erano tutti di autori stranieri. Ho provato a leggerne un paio di autori italiani contemporanei piuttosto conosciuti e mik sono accorta che non prendono per niente. Spesso usano uno stile troppo artificioso, la cosiddetta “scirtttura creativa” che è spesso un tentativo di sopperire alla mancanza di creatività o di capacità espressiva.
    Inoltre, credo che uno dei motivi della assenza sulla scena internazionale di autori italiani di rilievo ( a parte Eco) dipenda ancora una volta dal malcostume che regna nel nostro Paese anche nel campo (ahimé) dell’editoria privata.Gli autori che riescono a farsi leggere e pubblicare sono troppo spesso raccomandati oppure hanno un nome già noto per qualche motivo che non a niente a che vedere con la letteratura ma che gli garantisce una certa visibilità. Gli editori non si sforzano minimamente di trovare nuovi autori validi, semmai traducono libri che hanno già avuto successo all’estero. E’ un peccato, perché ci sono sicuramente molti autori italiani che meriterebbero di essere scoperti.

    Trishia

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  50. Trishia, io sono assolutamente d’accordo sulla tua analisi sugli autori stranieri e sugli autori italiani (purtroppo).
    Saggistica a parte, confesso di non ricordare più quando ho letto un autore italiano e, come tu dici, non credo che dipenda dal fatto che in Italia non ci siano bravi scrittori emergenti ma solo da un mercato viziato e autoreferenziale… E dalla “scrittura creativa” a cui tu hai accennato (magari si può fare un post con esempi precisi, qualcuno mi è già venuto in mente, bell’idea!)

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