Jean-Claude Izzo, Casino totale, Erodoto, l’identità e il filo fra le letture

La notte di sabato non riuscivo a dormire.
Una brutta notizia a proposito di un amico mi aveva molto turbato. Avevo bisogno di un libro con dentro molte storie, o una storia intensa che fosse in sintonia con quella sensazione.

Allora ho guardato nella pila di libri sul comodino. E ne ho notato uno che era lì da qualche mese, Jean Claude Izzo, Casino totale (edizioni e/o), il primo romanzo della trilogia noir di Izzo.
Me lo ha prestato la nostra amica Giulia (giuliaduepuntozero).

Come l’unico altro libro di Izzo che ho letto (Marinai perduti) anche Casino totale è uno di quei romanzi che ti sta attaccato, che culla le tue tristezze, che ti porta davanti un bel po’ della durezza che può avere la vita e lo fa in un’atmosfera che si sente vicina, totalmente a noi contemporanea.
Di questo libro mi piace soprattutto il tono noir che mostra i personaggi in un intreccio serrato, spesso con poche speranze vere di riscatto (come nella tradizione del genere); e il formidabile effetto emotivo che ti porta dentro il loro mondo.
Un intreccio marsigliese popolato da malavitosi, ragazze figlie di immigrati che credono nella forza del meticciato, sbirri cresciuti fra i delinquenti, ragazze rom amate da tre uomini con destini simili e scelte opposte, librai anarchici che passano i libri a bambini-ladri; un mondo di tenerezze infinite e di amore e di violenza estrema; di bellezza e di squallore. Insomma la vita.
Un mondo nel quale viviamo o che sfioriamo quotidianamente e che richiede evidentemente categorie descrittive che raramente coloro che provano a spiegarci il mondo alla tv o sui giornali riescono ad applicare. La complessità delle nostre città e dei luoghi di lavoro e della scuola e dei quartieri dove immigrati e locali si incrociano in mille rivoli di relazioni di ogni tipo viene troppo spesso spiegata con categorie povere e inutili: scontro di civiltà religioni di guerra, religioni di pace, abitudini ecc.
Il filo che qui si tende raggiunge naturalmente la lettura di Amartya Sen in, Identità e violenza, che uno dei nostri gruppi di lettura sta leggendo. Ma raggiunge anche la riunione di giovedì scorso su Kapuscinski, In viaggio con Erodoto.
Insomma, ancora una volta, una lettura completamente individuale può specchiarsi nelle letture dei Gdl.

Un commento

  1. Caro Luigi,
    è interessante osservare come le letture dei componenti del gdl spesso si incrocino e si sovrappongano.
    Stefano, durante il gdl della scorsa settimana, ha proposto di leggere – come gdl – Il Sole dei morenti, sempre di J. C. Izzo. La proposta è stata rifiutata, almeno momentaneamente, proprio perchè il libro è tragico e volevamo qualcosa di più lieve (almeno questa era la mia intenzione).
    Quando ho letto i suoi libri (anch’io ho avuto il mio periodo Izzo in cui ho divorato uno dopo l’altro tutto quello che ho trovato) non riuscivo a staccarmi di dosso la sensazione suscitata dalle storie di queste persone che hanno quasi sempre in comune il fatto di essere dei “perdenti” e me le portavo dietro come una specie di ombra. A questo punto la tua mail rilancia Izzo e mi fa venire voglia di leggerlo come gdl.
    Cosa ne dite ?
    Anna

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