Letteratura Working class secondo Alberto Prunetti

«Lo spettro di una letteratura che racconta il mondo del lavoro dall’interno, fatta da scrittrici e scrittori di estrazione proletaria o appartenenti alla nuova classe lavoratrice precaria»

Alcuni lettori del blog hanno segnalato e invitato a leggere Works di Vitaliano Trevisan (Einaudi), lettura che ho fatto anche io ma non è di questo che vorrei parlare oggi.
Perché, a proposito di lavoro, prima vorrei segnalare un paio di iniziative molto interessanti che ruotano attorno alla scrittura di Alberto Prunetti.
Per chi non lo conoscesse, Prunetti è uno scrittore nato nel 1973, autore di alcuni libri che entrano in tackle sul tema: Amianto. Una storia operaia (Alegre, 2014) 108 metri. The new working class hero – (Laterza 2018) e Nel girone dei bestemmiatori. Una commedia operaia (Laterza  2020). Nel 2022 ha invece pubblicato Non è un pranzo di gala (minimum fax, 2022). Prunetti inoltre, dirige la collana di narrativa «Working class» dell’editore Alegre. (Alegre: «Sgonfiare le favole dei potenti e raccontare altre storie»).


Sull’ultimo libro di Prunetti, Non è un pranzo di gala, è uscito su Il Tascabile un bell’articolo di Silvia Gola (che è anche attivista di Redacta).
Scrive Gola: 

«Con questo libro, Alberto Prunetti propone un gesto di verità, consapevole del fatto che “l’intellettuale è sempre al bivio tra solitudine e allineamento”, perché finalmente in un testo si mette a nudo tutto il classismo che aleggia dietro e dentro il mondo del libro. In forma anfibia, tra indagine sulla letteratura working class, analisi dell’industria editoriale, racconto in prima persona (“saltando dalla padella alla brace ero finito a fare il cleaner e il magazziniere a Bristol, senza prendere nessun ascensore sociale”) e critica letteraria, Prunetti sviluppa il nocciolo concettuale racchiuso in una nota stilettata di Audre Lorde: “una stanza tutta per sé sarà pure un requisito per scrivere prosa, ma altrettanto necessarie sono risme di carta, una macchina da scrivere e grandi quantità di tempo”.

Si tratta di riconoscere dunque che chi dispone di tempo – per formarsi, leggere, e scrivere di sé – può farlo solo perché qualcun altro non può (“Loro inventano mondi perché siamo noi a pulire i loro piatti”); e chi del tempo viene derubato sembrerebbe destinato a fare la sua vita senza passare dal via dell’autorappresentazione:

Persone che non riescono a raccontare la propria storia perché troppo occupate a fare tre lavori […] Persone che puliscono le case delle persone che scrivono libri o che pubblicano libri”.»

Su Pulp, Prunetti ha anche raccontato le idee dietro la collana «Working class» di Alegre.

Questa la quarta di copertina di Non è un pranzo di gala:

Uno spettro si aggira nel mondo delle lettere. È lo spettro di una letteratura che racconta il mondo del lavoro dall’interno, fatta da scrittrici e scrittori di estrazione proletaria o appartenenti alla nuova classe lavoratrice precaria. Una letteratura che può avere forme, lingue, strutture e scopi diversi da quelli perpetuati nelle scuole di creative writing. È la letteratura working class.

Alberto Prunetti prova a definirne i tratti e ne ripercorre l’evoluzione, rendendo manifesto il legame tra le storie che siamo disposti a leggere e ascoltare e le condizioni materiali dell’industria che a queste storie gira intorno. Questo libro – che se ne frega della compostezza e delle buone maniere, che è saggio ma anche pamphlet, memoir, analisi critica – parla all’aspirante scrittore working class, ai lavoratori dell’editoria e ai lettori di qualunque classe, e ci ricorda che i libri che riempiono i nostri scaffali sono scritti, scelti e pubblicati da un pezzo piccolissimo di mondo: è ora di fare spazio anche a tutto il resto.

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