I libri più belli, letti nel 2019

Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919
Henri Matisse, The Innatentive Reader, 1919

Eccoci anche quest’anno al post dedicato ai libri più belli, letti nei dodici mesi. L’appuntamento è diventato quasi un caso di studio: un vero gruppo di lettura esteso, un fiume di idee e consigli; a volte anche di schermaglie, quasi sempre confronti ricchi di stimoli e argomenti.
Ricordo le regole per chi non avesse mai partecipato:
1) scriviamo nei commenti i libri che ci sono piaciuti (ma anche quelli che vogliamo stroncare) e che abbiamo letto nel corso del 2019. Ovviamente è possibile mettere anche considerazioni, recensioni, fare domande.
2) Importante che ci si occupi di libri e cultura; evitiamo per favore, digressioni fuori luogo e tema, soprattutto digressioni di propaganda politica che ogni tanto si sono manifestate e che hanno generato un certo disagio.

Per leggere i commenti del 2018 (sono 28 pagine in tutto):
https://gruppodilettura.com/2018/03/25/i-libri-piu-belli-letti-nel-2018/comment-page-1/#comment-74568

742 commenti

  1. @Cristina su Lucia Berlin non mi trovi d’accordo. Comprati, letti, rimasta delusa. Ora la mia memoria è traballante, ma per quel che ricordo la varietà di sentimenti, situazioni, sfumature, ambientazioni ad esempio di Alice Munro in Lucia Berlin proprio non ci sono. (Susanna Basso le ha riassunte con un “mirabili architetture”). Non so se esistono più raccolte, io lessi LA DONNA CHE SCRIVEVA RACCONTI, e lo ricordo monotematico, avvitato su se stesso, ossessivo. Per carità, tutto lecito vista la sua difficile esistenza, ma ciò gli impedisce di elevarsi dall’autobiografismo e guardare e raccontare la vastità del mondo nella sua bella e dolorosa complessità.
    Ma del resto in fatto di racconti se non ti piacciono quelli di Cecov siamo distanti anni luce. Quelli so’ perfetti.
    Su lunghezze diverse cara Cri hai sempre la mia fiducia 😀😀
    Leggerò a breve il libro di Olga…aiuto quel difficilissimo cognome polacco.

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  2. @Jezabel
    Scrivimi qui che a salutarti in Centrale di vengo davvero!

    @Jezabel @Cristina @Tutti
    Jez, la “vuotezza di progettualità”, come ben la definisci tu, è un dato di fatto e c’è un nesso con i brutti tempi di cui parla Cristina. Ignoranza e incultura non favoriscono certo la disposizione d’animo che vuole nutrire cuore, intelletto e corpo con libri, cinema, buone conversazioni, attività fisica o ludica, si tratti di musica o del gioco delle bocce.

    Pensavo a questa nostra conversazione quando, oggi, mi capita sotto mano questo passo di Levi che mi ero segnata anni fa (può essere che qui l’abbia già trascritta):

    ► “far dono a se stessi di un’attività gradevole e priva di uno scopo immediato è un lusso che costa poco e rende molto: è come ricevere, gratis o quasi, un oggetto raro e bello” (“L’altrui mestiere”)

    Cristina, il tuo è un elenco impegnativo, mi sembra; comunque anche sulla mia strada potrebbe esserci Annie Proulx.

    @Cristina @Dani @Tutti
    Anch’io non sono riuscita ad apprezzare “La donna che scriveva racconti”, non so, sono storie che non mi hanno presa. In fatto di libri importanti, tra l’altro, ho avuto un’altra mezza delusione da un librone che voi qui avete apprezzato, ma prima tento di finire, poi dico.

    Mariangela

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  3. @Dani, leggo in velocità e non ho il tempo di intervenire, ma hai nominato due grandissimi super meravigliosi inarrivabili autori/autrici di racconti!!!
    Cechov maestro sublime e così incredibilmente attuale !!! assolutamente da isola deserta 🙂
    e po Alice Munro, super !!!!
    ciao a tutte

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  4. @cris @tutte
    A proposito di OlgaTokarczuc e del suo premiatissimo. I VAGABONDI io proprio non sono. riuscita a leggerlo. Sarà l, eta’. Quel tono di”rivelazione”, che rimane sempre sospesa e si trascina con la massa del moto perpetuo del grande fiume.i pellegrinaggi continui in cerca di beatitudine..,l’incomprensibile disprezzo per chi non viaggia “a modo suo”, la “stupidità” intrinseca di una forma di divisione perpetua tra chi “parte” in continuazione”beato” e chi si ferma” barbaro”, insomma una roba difficilissima da inghiottire, per la mia stanziale barbarie. Sarà la vecchiaia.
    Abbracci. Cam

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  5. @Tutti
    Nel rispetto dei gusti altrui, dico la mia su “Metà di un sole giallo” di Chimamanda Ngozi Adichie. Per sfinimento, devo rinunciare ad ultimare ora le penultime 50 pagine, devo rimandare. Sono contenta di averlo letto perché l’ho trovato citato così tante volte che andava letto, ma a me questo libro non mi ha coinvolta.

    Gli avvenimenti storici (la vicenda del Biafra) ci sono, ma io non ho rinvenuto l’elemento di invenzione, o meglio, ho trovato la trama molto debole, annacquata tanto che ho perso il filo. Della stessa autrice ho trovato decisamente migliore “Americanah”.

    Ciao,
    Mari

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  6. Mariangela, no comment.
    Ani si comment

    Americanah è un saggio stralungo e noioso.
    Metà di un sole giallo,,, quasi capolavoro.Universalmente la si pensa così, faccio umilmente notare.
    Meno male siamo lontanissime se no a volte ci metteremmo le dita negli occhietti

    Non ti capisco ( Ernaux no, Chjimamanda no, Rodoreda no, ma che cavolo piace a te ? solo i tre mopschjìettieri? ahah faccio per dire eh)

    Mari, a te piacciono i saggi praticamente poco la letteratura-.

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  7. @. Marian /supermarian
    La Chimamanda Adichie oggi è diventata una saggista, una persona importante nel panorama politico americano e non solo. Quindi non saremo né tu né io a poterne giudicare la saggistica. Ma i suoi primi 2 romanzi di molti anni fa sono dei piccoli perfetti capolavori. Metà di un sole giallo è un racconto indimenticabile proprio per la universalità del dolore e del vivere in tempo di guerra. Potrebbe essere ambientato in Europa o in tutti i Paesi del mondo Senza perdere nulla. Io sto sempre aspettando che la bellissima sorella spunti dalla strada ma temo che non la rivedrò mai più. I due romanzi sono indimenticabili, almeno per chi ha un “corazon”, palpitante. Ciao ciao Cam

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  8. Cam,
    ma figurati, però Americanah andava sfrondato, è troppo lungo e ripetitivo! Peraltro non è nemmeno sotto forma di saggio ma di romanzo, un’opera strana, ibrida
    Le altre sue cose che conosco sono superlative, anche in tema di riflessione socio culturale sul razzismo e il patriarcato.

    Ciò detto sottoscrivo ogni parola, anche io sto sempre aspettando il ritorno della sorella… un finale straziante,, lirico, sublime

    Ah Mariii, mahhhhhh

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  9. Camilla,
    di Tokarczuc avevo provato a leggere un altro libro e mi ero fermata, proprio delusa e respinta. Non ricordo cosa era.
    Ho riprovato con questo che ho detto – Guida il tuo carro…. e questo MERITA. Prova…

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  10. @Mariangela
    Guarda, direi “come è che non ci abbiamo pensato prima”!!!
    Dopo la convalescenza e la dovuta permanenza in Sicilia, ci mettiamo d’accordo per bene!!!
    Wow

    @ tutti
    Le mie letture stanno di nuovo spaziando, ma con tutto il tempo che ho leggo pochissimo.
    Vado dalle lettere di Paolo e Atti (conoscete i miei interessi storici) a Milan Kundera, LA VITA è ALTROVE.
    Quest’ultimo è decisamente divertente.
    Ma sono certa che avete letto e già tritato e digerito il buon Milan da tempo.
    A presto.

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  11. bella Jezz!
    ai tempi – mille anni fa – avevo molto letto Kundera. Oggi come oggi di lui non mi ricordo nemmeno una virgola. Dannazione il tempo, e la memoria… aaaargh

    Sto leggendo Sorella mio unico amore, mizzica che amarezza senza fondo! Avevate ragionissima

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  12. @cri. La Oates è un scrittrice davvero importante e interessante. La piccola borghesia statunitense è straordinariamente dipinta. Non si legge più :peccato. Ricordo ancora con pena quel povero fratellino strafatto di tranquillanti.E la bimba che doveva vincere i concorsi di bellezza. Baci. CAM

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  13. @Tutti @Cristina @Camilla

    Rispondo solo ora in merito a “Metà di un sole giallo” perché ho avuto una settimana piuttosto impegnata.

    Ho avuto il piacere di discutere questo libro di Chimamanda Ngozi nel gruppo di lettura e le reazioni sono state piuttosto diversificate: qualcuno lo ha apprezzato appieno, lodandolo; altri, come me, l’hanno trovato utile dal punto di vista conoscitivo ma poco coinvolgente e un po’ annacquato come trama; altri ancora lo hanno spietatamente criticato, stroncandolo.

    Non c’è stato bisogno di metterci reciprocamente “le ditine negli occhi” (neppure metaforicamente!) e, visto che non siamo solo un gruppo grande (l’ultima volta eravamo veramente in tanti!), ma siamo proprio un grande gruppo (great!), ognuno di noi ha goduto dell’altrui diversa opinione, convinti che la differente ricezione del libro sia in definitiva il sale della condivisione.

    Ciao,
    Mari

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  14. Ma infatti Mari, mica parlavo del tuo GDl:
    Parlavo di noi ( due) e del fatto che mai uno dei libri che io e Camilla amiamo ti piace. Libri considerati – scusa se ribadisco – universalmente dalla critica davvero grandissimi.

    Poi uno può pure stroncare la Divina Commedia e Dosto, cme lo chiami tu… può ( ma a noi ce ne cale?)

    W i tre moschettieri e I miserabili. ( ti sfrucuglio un po’ dai)

    Boja dè, come direbbero – volgarmente ma vivacemente – i miei vicini livornesi
    Tutto là.

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  15. @Tutti @Cristina @Camilla

    A parte che ho apprezzato quasi tutti i libri consigliati da te, Cristina, e da Camilla, quindi non è vero quello che dici, ma a parte questo, a me viene un dubbio: non è per caso che “I miserabili” l’hai letto in riduzione? Oppure che te l’hanno fatto leggere da piccola, scambiandolo per un libro per ragazzi? Perché, francamente, è la seconda volta che ne parli in modo irridente e mi sto veramente domandando se parliamo dello stesso libro. Può non piacere, come tutte le cose di questo mondo, è un tipo di narrazione a cui non siamo più abituati, e questo lo capisco, siamo abituati ad andare in fretta, ma è un romanzo così denso di considerazioni sull’animo umano, così profondo, così zeppo di riflessioni sulla società, sulle istituzioni, sulla storia, sui rapporti umani che non so come si faccia a considerarlo libro, come hai scritto tu lo scorso anno quando ne parlavamo, che “glu glu, va giù bene”. È il classico libro che ogni tanto devi alzare la testa e non perché il divino non si sia espresso chiaramente – la sua scrittura è limpida e impeccabile – ma proprio per riflettere su quello che lui ti ha appena insegnato, e dico “insegnato” perché a Hugo la statura del maestro la riconosco senza indugio.

    Quando lo hai letto questo libro possente che continui ad affiancare a “I tre moschettieri”? Hai mai pensato di rileggerlo?

    Ciao
    Mari

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  16. @Marian…………. e al suo gruppo di lettura. Un passatempo come un altro. Ce
    ne sono di così ma soprattutto di cosa’(capaci di Tutto!dallo sputtanamento di di Primo Levi, a Victor Ugo, alla faccia della sacra ignoranza post social) Nessuno con una intelligenza media può criticare “i classici”
    che non sono solo libri con dei secoli sulle spalle, ma fior di opere ormai acquisite dalla cultura mondiale. E Kimamanda dai suoi primi romanzi ai suoi saggi di oggi è Senza dubbio una autrice straordinaria. Se non piace (, motivi di mille tipi, ai Leghisti non piace) se non piace basta non leggerla se si “critica” non si capisce niente di Letteratura. CHIEDO SCUSA. CAM

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  17. @Tutti @Camilla @Cristina @Dani

    Non siamo tenuti ad amare i classici in quanto tali, ne avevamo già parlato con Cristina (in quell’occasione si discuteva di Achebe), ed è per questo che peso che chiunque sia libero di dire: non mi è piaciuto, anche de “I Miserabili”, da cui io sono rimasta profondamente colpita. Quello che del giudizio di Cristina non condivido sono semmai le motivazioni. Ma non è questo il punto, adesso.

    E se facessimo un piccolo sforzo per essere un pochino più comprensivi verso le opinioni altrui?

    Dani, meno male! Qui ogni tanto ho l’impressione che il dissenso non sia ammesso!

    Ciao,
    Mari

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  18. È vero Mariangela. Ma tu non ti scoraggiare e continua a condividere i tuoi personali percorsi di lettura. Io sto per mettere in piedi un GDL e non vedo l’ora di iniziare.
    Attualmente sto rileggendo IL MESTIERE DI VIVERE. Non potevo più rimandarlo per ragioni…lavorative. Ma me lo sto gustando pagina dopo pagina.
    Ciao a tutti

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  19. Dunque Mariangela, è vero che non lo rileggo da secoli. Ma essendo Laureata in lingua e letteratura francese, ebbene, I miserabili l’ho letto in lingua originale e non in una riduzione.
    Sigh
    Mi rifiuto di considerarlo un classico alla stregua di altri. E’ un polpettone magnifico, una favolona, un romanzone.Ma i classici non so come a me mi finisconoalle soglie dell’oytocento, no, opure Stendhal, Balzac, ahhh, Ma Victor Hugo è realmente un classico>?
    ( lo spazio che gli viene dato nelle storie delle lettreature non è un granchè)

    Ma insomma,
    a ciascunoil suo

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  20. @Tutti @Cristina
    Neppure io voglio insistere, mi ripeterei.

    @Tutti @Dani
    Dani, mi sa che ti sei andata a prendere un bell’impegno con la conduzione di un gruppo di lettura: mica facile tenere assieme tante teste, e teste di lettori poi, magari di lettori appassionati e come tali un po’ fanatici (fanatici alla romana, però, nel senso buono!).

    Citando “Il mestiere di vivere”, parli di ragioni lavorative, non ho capito cosa intendi dire.

    @Tutti
    Rilettura importante, che non ha sconfessato un amore giovanile, una passione che avevo per Thomas Mann. Ho riletto una perla della letteratura tedesca usando questo supporto:

    ► Thomas Mann, “La morte a Venezia”, letto da Massimo Popolizio, regia Flavia Gentili, Emons Italia, 2015, 1 compact disc (MP3) (238 min.)

    Che dire, che l’autore mi avesse sconvolta quando l’avevo incontrato a circa sedici anni non è da mettere in dubbio: mi rivedo con il volumetto aperto tra le mani davanti allo scaffale della biblioteca rionale (era il Tonio Kroeger, però, non questo), con la indomabile convinzione della lettrice giovane di avere scoperto lo scrittore della vita; ma che l’avessi anche solo parzialmente capito, questo libro (ammesso che i libri debbano essere capiti), quello sì, è lecito revocarlo in dubbio. Mi rendo conto adesso che il pensiero di Mann lo piegavo alle mie esigenze psicologiche, forse anche forzando il significato letterale della storie; plasmavo la scrittura del grande autore tedesco in base ai miei umori. Forse come lettori lo facciamo sempre, ma da giovani ci riuscivamo con maggiore intensità e con un grado minore di consapevolezza razionale rispetto ad oggi.

    Su “La morte a Venezia” non dico niente, cosa dire di un capolavoro?

    Mariangela

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  21. @tutte. Mi sembra che la discussione abbia preso un poco i toni della polemica. Ogni tanto succede di mescolare i fatti con le opinioni. Ed è …subito sera. Nel senso che è difficile tornare al sereno confronto delle idee. Voglio solo dire che le opinioni sono ovviamente legittime, i FATTI sono indipendenti dalle opinioni . Perciò un classico, un’opera riconosciuta come un indiscutibile trionfo estetico, sia in letteratura, che nel cinema , che nella musica in tutte le arti umane diventa un FATTO, se a me non piace è una mia opinione ( opinabile) , discutibile, assolutamente legittima. Senza che nessuno si arrabbi.Certo è che l’opera d’arte resta tale malgrado le più svariate opinioni. Non so se mi sono spiegata. Vi amo tutte/i che siamo /siete lettori , merce rara.
    Abbracci. Cam

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  22. @Tutti @Camilla

    Cam, non mi preoccupa tanto la polemica quanto il rischio di cadere in una discussione oziosa e ripetitiva.

    Ma il punto per me è un altro ancora, penso che tutti noi interveniamo qui per parlare di libri, certo, e per scambiarci suggerimenti di lettura, è ovvio, visto che è un blog dedicato alla nostra passione, ma forse scriviamo qui anche per trovare sollievo dalle brutture di un mondo ignorante e intollerante che non ama le sfumature e le diversità. Lasciamole ai non lettori le frasi apodittiche e inconfutabili, lasciamole a loro le certezze incontrovertibili, noi siamo lettrici e lettori e sappiamo che la lettura ingenera il tarlo del dubbio, che può essere tormentoso rovello, ma anche pungolo e sprone verso nuove scoperte della nostra interiorità e del mondo.

    Mariangela

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  23. @marian. Insomma Marian sei Diventatata veramente in gambissima. Il tuo ultimo post è, per me, una lezione di cui ti ringrazio molto. Equilibrio, saggezza e gentilezza. Un abbraccio. Cam

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  24. @Tutti @Dani @DomenicoFina
    Dani, anch’io ogni tanto mi oriento verso i racconti per motivi di tempo e di stress: ho bisogno di leggere, ma le energie psicofisiche non mi permettono di iniziare un nuovo romanzo, sono quelle situazioni dove ho la necessità di intraprendere letture che inizino e terminino la stessa sera o nel giro di pochi giorni. Ieri, senza dover andar lontano, ho trovato questo articolo nel blog https: https://gruppodilettura.com/2006/12/27/racconti-facciamo-un-elenco-di-quelli-da-non-perdere/ e ho pescato un consiglio di Domenico Fina (ciao Domenico!): mi sono letta un racconto di Faulkner, “Una rosa per Emily”.

    Mi ha fatto impressione, sapete una di quelle storie che appena le hai finite torni indietro a rileggerti avidamente qualche pagina per ricostruire la cronologia e mettere insieme i pezzi e riguastarti tutto? Un po’ lo stile di Faulkner, che coi suoi salti all’indietro ti cala nella vita dei suoi personaggi quasi obbligandoti a percorrerla dall’inizio alla fine e poi ancora a ritroso, un po’ l’asciuttezza del genere (chi è che diceva che il romanzo vince ai punti, mentre il racconto ti stende ko?), vi dico, proprio la lettura che ci voleva: solo dieci pagine digitali ma regalano tanto.

    Il racconto lo trovate, assieme a “Adolescenza” e a “Miss Zilphia Gant”, in questo volumetto:

    ► William Faulkner, “Una rosa per Emily” traduzione di David Mezzacapa e Luciana Pansini Verga, Adelphi, \1997, 99 p

    Ciao
    Mari

    Io ho dato un occhio ai titoli segnalati allora: questo era proprio un buon suggerimento!

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  25. @Mari, ho iniziato una collaborazione con la Fondazione Cesare Pavese e, oltre ad altri compiti, accompagno visitatori (che sono molti) sui luoghi “pavesiani”. Io lì ci sono nata, conosco l’autore e la terra che ha contrassegnato i suoi primi anni con un’impronta fondamentale per il suo pensiero e la sua poetica.. ma sentivo il bisogno di rileggere il suo diario (rileggerò anche le lettere). Letture dell’adolescenza..un po’ lontane nel tempo. Dovevo riappropriarmene

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  26. Tornata dalla Spagna – sempre vivificante! – ho letto L’evento della grandissima Annie Ernaux.

    Se non fosse per altro il libro merita perchè qui come forse non mai Ernaux dichiara la propria poetica e filosofia del narrare.

    “perchè, al di là di tutte le ragioni sociali e psicologiche che posso trovare per quanto ho vissuto, ce n’è una di cui sono sicura più di tutte le altre cose: le cose mi sono accadute perchè potessi renderne conto. E forse il vero scopo della mia vita è soltanto questo: che il mio corpo, le mie sensazioni e i miei pensieri diventino scrittura, qualcosa di intelleggibile e di generale, la mia esistenza completamente dissolta nella testa e nella vita degli altri.”

    CHapeau, cara Annie.

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  27. @Tutti @Dani
    Accipicchia! Che bello però, coniugare i ricordi d’infanzia, le letture dell’adolescenza e l’attività professionale di donna adulta; giocatela bene questa opportunità, non dico solo per la carriera, dico per te, per quello che può significare per la tua crescita come essere umano, voglio dire.

    @Tutti @Camilla
    Camilla, figurati, io volevo solo dire di non litigare almeno qui perché cattiveria ce n’è in giro già tanta!

    @Tutti @Cristina@Editalara
    Però, ne fai di bei viaggetti!

    Suppongo che il libro di Ernaux entrerà nei tuoi migliori del 2019, in realtà è già ora di consuntivi (non è un obbligo, ma a me piace farli per riordinare le idee), poi spero che Editalara metta qui qualche titolo che ha condiviso con la sua bambina (sarà un po’ più grande oramai!), che almeno vado a prendermi qualche libro “per bambini”, che a me piacciono tanto.

    @Cla55
    Claudio cosa stai leggendo?

    Ciao,
    Mariangela

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  28. @Mari, ma certo. Poi ti dirò, della carriera non mi è mai importato nulla, meno che mai ora a 56 anni suonati. Ho sempre fatto lavori interessanti e di questi tempi è un privilegio, ora però si aggiunge un’emozione sottile e lavorare è più che un piacere.. Ogni tanto, rimettersi in gioco, fa bene.
    Passando alle letture: qualcuno ha letto M di Scurati? Iniziato da poco (mi interessava l’argomento) ma faccio fatica.
    Ciao belle e belli

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  29. Cara Dani e fai benissimo! Non leggerò Scurati, non so perchè ma qualcosa mi allontana

    Ho appena iniziato Valeria Luiiselli Archivio dei bambini perduti, per ora mi pare interessantissimo. e Sorprendente

    Mi permetto di mettere qui una cosa di Cataluccio, chio io e altri qui stimano. Sono suoi consigli di regali -libri. Non me ne vorrete. Non ne conosco che due ( Bulgakov e Gualtieri, l’adorata) ma credo possano essere interessanti di sicuro:

    CONSIGLI DI LIBRI 2019 per Radio Popolare
    Dodici mie proposte (ma due sono doppie!) per regali o autoregali:

    – Neil MacGregor
    Vivere con gli dèi. Genti e credenze
    Traduzione di Francesco Francis
    Adelphi, pp. 596, euro 49,00
    Dall’autore de La storia del mondo in 100 oggetti (Adelphi 2015), direttore dei più importanti musei di Londra, un’affascinante viaggio, riccamente illustrato, attraverso le immagini più emblematiche delle fedi e delle credenze religiose e laiche che hanno plasmato, attraverso i secoli, la vita dei popoli.

    – Le terre immaginate. Un atlante di Viaggi Letterari
    a cura di Huw Lewis-Jones
    Taduzione di Paolo Bianchi e Laura Serra
    Salani editore, pp. 258, euro 35,00
    In questo libro illustratissimo, e di grande formato, scrittori e disegnatori di fama internazionale ci parlano dei loro “viaggi” passando in rassegna non solo le mappe che compaiono nei loro libri, ma anche quelle che li hanno ispirati e gli schizzi che hanno realizzato durante il processo di scrittura.

    – Pavel P. Muratov
    Immagini dell’Italia (I)
    Traduzione di Alessandro Romano
    A cura di Rita Giuliani
    Con un saggio di Katja Petrowskaja
    Adelphi, pp. 476, euro 32,00
    Il grande storico russo dell’arte Pavel Pavlovič Muratov (1881-1950), autore di questa magnifica opera-viaggio in Italia e nelle sue bellezze, Obrazy Italii (Immagini dell’Italia, 1911-1924), tratta, in questa prima parte, di VENEZIA, PADOVA, FERRARA, BOLOGNA, FIRENZE e delle CITTÁ TOSCANE. Il libro contiene geniali e coltissime pagine soprattutto su Venezia: «Venezia volge verso oriente. Per noi russi è sempre Lei la prima e l’ultima tappa del viaggio in Italia. Non c’è nessun altro posto dove ci turbi con ugual forza il pensiero dell’irrepetibilità dei viaggi passati e allo steso tempo il desiderio di nuove ingnote mete».

    – Clarice Lispector
    Clarice Lispector (1920-1977) è stata una grande scrittrice nata in Ucraina da una famiglia di ebrei in fuga dai pogrom e naturalizzata brasiliana. “Lo sguardo di Lispector coglie l’incongruenza delle cose che sono e la volgarità dei nessi che le tengono insieme. Uno sguardo che tenta di lacerare la pellicola opaca dei gesti degli uomini per carpirne il segreto più intimo: quel segreto che sappia dare senso al tutto insensato che ci circonda e che chiamiamo vivere.” (Antonio Tabucchi).
    a) Tutti i racconti
    Traduzione di Roberto Francavilla
    Feltrinelli, pp. 573, euro 32,00
    «Tutti i racconti» di Clarice Lispector restituisce al lettore l’universo personale labirintico, frantumato e profondo della scrittrice brasiliana del Novecento. Il volume riunisce ottantacinque racconti compresi fra gli esordi e i ritrovamenti postumi, coprendo un arco temporale che assicura l’accesso alla sua intera parabola poetica e formale: dalle tracce della dolorosa matrice biografica attraverso i ricordi della sua infanzia a Recife, fino alla dimensione di intellettuale riconosciuta, venerata ed eletta a vero e proprio culto.
    b) Un soffio di vita
    Traduzione di Roberto Francavilla
    Adelphi, pp. 193, euro 15,00
    Libro postumo, libro testamento – ma anche «intrepido e scherzoso libro di vita», debordante di «frasi sconnesse come in sogno», di «idee allo stato grezzo», formato di «resti della demolizione di un’anima» e di «estasi provvisorie» –, Un soffio di vita mette in scena due personaggi (l’Autore e la sua creazione, o creatura, Ângela) che dialogano affrontando tutti i temi sui quali la Lispector si è incessantemente interrogata: le parole, il tempo, il mondo, la storia, la preghiera, gli esseri viventi e quelli inanimati.

    – Graham Green
    Henry Graham Greene (1904-1991) è stato uno dei più grandi scrittori inglesi del Novecento: autore di libri di viaggi, agente segreto e critico letterario. Le sue opere esplorano la morale ambivalente e le questioni politiche del mondo moderno. Greene, diceva Mario Soldati, «ha un dono per scoprire la bellezza, una bellezza davvero esistente e non immaginaria, di ciò che tutti, per convenzione, credono e chiamano brutto, storto, sgradevole».
    a) Il console onorario
    A cura di Domenico Scarpa
    Traduzione di Alessandro Carrea
    Sellerio, pp. 442, euro 12,50
    Per un errore, Charley Fortnum, console onorario britannico in una lontana località dell’Argentina, è stato rapito dai ribelli paraguayani invece dell’ambasciatore americano. A questo punto i guerriglieri non possono più tirarsi indietro. E Fortnum è così poco rilevante che nemmeno i governi e gli apparati hanno voglia di fare un passo per salvarlo…
    b) Il treno per Istanbul
    A cura di Domenico Scarpa
    Traduzione di Alessandro Carrea
    Sellerio, pp. 364, euro 12,50
    Un viaggio sull’Orient Express da Ostenda a Istanbul dove si intrecciano vite e destini di un gruppo di passeggeri, esistenze tragiche che corrono sui binari attraverso l’Europa tra le due guerre mondiali. Una ballerina, un medico, un uomo d’affari, una giornalista, un ladro; da uno scompartimento all’altro si intravedono i segreti che ciascuno di loro nasconde in un giallo ad altissima tensione.

    – Lidija J. Ginzburg
    Leningrado. Memorie di un assedio
    A cura di Francesca Gori
    Guerini e Associati, pp. 187, euro 15,00
    Questo libro della grande studiosa russa Lidija Ginzburg (1902-1990) offre al lettore una testimonianza sui novecento giorni dell’assedio di Leningrado durante la seconda guerra mondiale. La Leningrado in cui vive N. (alter ego maschile dell’autrice) è una città trasfigurata dalla guerra e dall’assedio, isolata, attanagliata dal gelo e dalla fame, un luogo di devastazione e di morte, dove la vita quotidiana scorre in circolo e tutte le azioni sono finalizzate alla sopravvivenza. Ma al tempo stesso il legame con Leningrado è indissolubile e la città sopravvive grazie alla resistenza dei suoi abitanti.

    – Mariangela Gualtieri
    Quando non morivo (poesie)
    Einaudi, pp. 128, euro 12,00
    Mariangela Gualtieri (1951), che nel 1983 ha fondato a Cesena, assieme a Cesare Ronconi, il Teatro della Valdoca, è una delle più grandi e intense poetesse italiane. La prima persona plurale del verbo essere: «siamo» è la voce verbale che attraversa questa nuova raccolta di poesie: una voce che parla da non si sa dove e pronuncia l’essere e l’esserci come evidenza e nello stesso tempo come mistero:
    “Subito si cuce questo niente da dire
    ad una voce che batte. Vuole
    palpitare ancora, forte, forte forte
    dire sono – sono qui – e sentire che c’è
    fra stella e ramo e piuma e pelo e mano
    un unico danzare approfondito,
    e dialogo
    di particelle mai assopite, mai morte
    mai finite. (…)

    – Luca Ricolfi
    La società signorile di massa
    La nave di Teseo, pp. 268, euro 18,00
    Una sorprendente e documentata analisi della società italiana. Per la prima volta nella storia d’Italia ricorrono 3 condizioni: il numero dei cittadini che non lavorano ha superato ampiamente il numero dei cittadini che lavorano; l’acceso ai consumi opulenti ha raggiunto una larga parte della popolazione; l’economia è entrata in stagnazione e la produttività è ferma da 20 anni. Tutto questo si basa su 3 nuovi fenomeni di organizzazione sociale: la ricchezza accumulata dai padri; la distruzione di scuola e università; un’infrastruttura di stampo para schiavistico. Un libro molto utile.

    -Umberto Bottazzini
    Istanti fatali. Quando i numeri hanno spiegato il mondo
    Laterza, pp. 176, euro 18.00
    Racconti affascinanti e alla portata di tutti sullo Zero, i Numeri immaginari, la Quadratura del cerchio… Tutti iniziò nel momento in cui uno sconosciuto scriba ebbe l’intuizione geniale che, con lo stesso simbolo astratto, si potesse indicare la stessa quantità di animali o di cose: una coppia di fagiani o un paio di giorni fossero entrambi, ad esempio, espressione del numero 2.

    -Maria Sozzani
    La conchiglia magica
    Edizione bilingue italiano e inglese
    Gattomerlino, pp. 64, euro 15,00
    La poetica avventura di Lily che, in un sabato di pioggia, immagina e vede entrare nella sua stanza il Mare, una Conchigli magica, il riflesso di un precario Castello riflesso in una pozzanghera e, soprattutto, arriva in una Biblioteca che contiene un libro della sua mamma che racconta la sua storia e i libri che lei scriverà per i suoi figli e quelli che loro…

    -Ken Krimstein
    Le tre fughe di Hannah Arendt. La tirannia della verità
    Traduzione di Antonella Bisogno
    Guanda, pp. 240, euro 20,00
    Una bellissima graphic-novel, di un noto cartoonist del “New Yorker”, che è un’ottima introduzione all’avventurosa vita e al profondo pensiero della grande filosofa tedesca (Hannah Arendt, 1906-1975).

    – Michail A. Bulgakov
    Il Maestro e Margherita
    Audiolibro letto da Paolo Pierobon
    2 CD, versione integrale, durata complessiva 19 ore e 57 minuti
    EMONS libri, euro 18,90
    Il capolavoro di Bulgakov (1891-1940), in parte ambientato nella Mosca degli anni venti e in parte nell’antica Gerusalemme, è il sarcastico racconto della comparsa del Diavolo nella caotica e burocratica Russia sovietica. L’attore Pierobon, che ha lavorato con Luca Ronconi e Andrea Segre, recita il testo con un efficace tono a metà tra il diabolico e l’ironico.

    Francesco M. Cataluccio),

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  30. Dani ho letto io M di Scurati data la mia passione per la storia. Bel libro corredato di prime pagine del Corriere della sera che annunciano i misfatti del duce. E’ un libro storico un pochino romanzato per renderlo piu’ scorrevole.
    Per Mariangela: ho appena finito La casa delle voci di Carrisi ma non mi ha intrigato per nulla. Precedentemente avevo letto la Allende e mi è piaciuta molto ho fatto un post alcune pagine fa che puoi rileggere. Ora sto cominciando Marco Vichi L’anno dei misteri con il commissario Bordelli di cui vi sapro’ dire.

    Buone feste a tutti, Claudio

    Piace a 1 persona

  31. @Claudio grazie. Con Scurati procedo, lemme lemme, si il genere è quello e io amo apprendere la storia in forma romanzata. Ma, caspiterina, il ragazzo si dilunga un po’ troppo. Su 200 pagine lette almeno un quarto erano superflue a mio parere. Certi arzigogoli intimistici, rovelli psicologici, peraltro supposti, con il genere c’entrano poco e dilatano il succo che, come tu dici, è storico. Lasciamo quello “stile” ad altri generi altrimenti vien fuori un minestrone allungato poco appetitoso. Ma in fondo è il mio secondo tentativo con Scurati e conferma la delusione del primo. Il libro su Leone Ginzburg (mi sfugge il titolo) non mi era piaciuto.
    @Cri, il saggio di Ricolfi, elencato da Cataluccio , l’ho preso in dotazione per la biblio (pure di quello mi occupo ora, con immensa gioia). Prima o poi lo leggerò.
    Ciao ciao

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  32. @Tutti @Cristina

    Grazie, Cristina, per i titoli di Cataluccio, uno l’ho prenotato in biblio, ma devo aspettare perché è richiesto anche da altri utenti.

    @Tutti @Cla55

    Claudio, sono autori che non conosco perché vedo che ci dedichiamo a generi diversi. Chiedo una cosa: mi sembra che qui non sia mai stato nominato Alessandro Robecchi, voi lo conoscete?

    @Tutti
    Sempre da questo articolo https://gruppodilettura.com/2006/12/27/racconti-facciamo-un-elenco-di-quelli-da-non-perdere/ e sempre su consiglio di Domenico Fina, ho letto un altro dei racconti segnalati: si tratta de “Le voci” di Claudio Magris.

    È un tale a cui piace sentire le voci di donna, ma non dal vero e neppure al telefono in tempo reale, ma solo se registrate nelle segreterie telefoniche. Ho banalizzato, ma è un bel racconto secondo me, racconto che forse avevo snobbato qualche anno fa (la volubilità della lettrice!). Ci ho trovato una bella descrizione della condizione prenatale, la scrittura di Magris, fluttuante e senza peso, dà bene l’idea di un ambiente ovattato e privo di gravità.

    Ah, i racconti …, possono essere un balsamo in certe situazioni!

    Ciao,
    Mari

    "Mi piace"

  33. @Tutti @Cla55
    Claudio, con la dizione “generi diversi”, intendevo dire che di giallisti (perché tu se non sbaglio hai citato autori di gialli) continuo a conoscerne ben pochi, e che di questo mi rammarico perché di un bel giallo ogni tanto che sapesse regalarmi qualche emozione sento la mancanza.

    Il mio papà, che non c’è più, diceva di essere stato in gioventù un divoratore notturno di gialli! Parliamo degli anni ’30 o ’40 del XX secolo: peccato non averlo qui e potergli chiedere quale autori leggesse!

    Ciao,
    Mari

    "Mi piace"

  34. Devo dirvi che mio figlio è morto all’improvviso 2 giorni fa. Sono in uno stato di confusione e disperazione.
    Ma c’è moltissimo amore intorno a lui e a me.
    Natale è un periodo di cacca.

    "Mi piace"

  35. Mi spiace moltissimo Cristina. Che natale sia un periodo terribile lo predico da sempre. Non lo auguro al peggior nemico.

    Ti sono vicino,

    Claudio

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  36. Ciao a tutti,
    ormai non scrivo più da moltissimo tempo sul forum, però non volevo mancare ai tradizionali auguri di Natale, ma ho letto la terribile notizia…così vorrei regalare a Cristina una poesia di Scott Holland. Ciao Cristina, é una riflessione e so che non potrà minimamente lenire un dolore che è immenso, ma mi piacerebbe sperare che possa in qualche modo darti un piccolo conforto.
    Un abbraccio
    Ennore

    La morte non è niente. Non conta.
    Io me ne sono solo andato nella stanza accanto.
    Non è successo nulla.
    Tutto resta esattamente come era.
    Io sono io e tu sei tu
    e la vita passata che abbiamo vissuto così bene insieme è immutata, intatta.
    Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
    Chiamami con il vecchio nome familiare.
    Parlami nello stesso modo affettuoso che hai sempre usato.
    Non cambiare tono di voce,
    Non assumere un’aria solenne o triste.
    Continua a ridere di quello che ci faceva ridere,
    di quelle piccole cose che tanto ci piacevano quando eravamo insieme.Sorridi, pensa a me e prega per me.
    Il mio nome sia sempre la parola familiare di prima.
    Pronuncialo senza la minima traccia d’ombra o di tristezza.
    La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto.
    È la stessa di prima,
    C’è una continuità che non si spezza.
    Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
    Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri solo perché sono fuori dalla tua vista?
    Non sono lontano, sono dall’altra parte, proprio dietro l’angolo.
    Va tutto bene; nulla è perduto.
    Un breve istante e tutto sarà come prima.
    E come rideremo dei problemi della separazione quando ci incontreremo di nuovo!

    Piace a 1 persona

  37. Passo di qui nella notte di Natale, sono al lavoro in turno e scopro del fatto molto triste che ha colpito Cristina,
    mi dispiace davvero, non saprei cos’altro aggiungere se non questi versi di Milosz:

    Abbiamo imparato davvero molto, lo sai.
    Come viene tolto, via via,
    ciò che tolto non poteva essere, le persone, le contrade.
    E il cuore non muore quando sembra che dovrebbe.

    Piace a 1 persona

  38. @Cristina, ti penso molto in questi giorni, anche se non ci conosciamo se non attraverso le parole che lasciamo qui. Spero tu abbia qualcuno vicino che ti abbracci, io, noi, possiamo farlo solo virtualmente, ma credimi ti sono sinceramente vicina.

    @Domenico Fina, si sente la tua mancanza qui, come quella di Carlo. Suvvia, ogni tanto regalaci ancora qualche suggerimento prezioso. Ricordo ancora le tue parole appassionate su Alice Munro, che ho letto di recente.

    "Mi piace"

  39. Domenico! grazie! erano le parole che cercavo da leggere alla cerimonia laica per mio figlio oltre ad alcune di Szymborska la sapiente
    .
    Non conosco il poeta Milosz mi dici qualosa? sono sopraffatta dalle cose da fare e dallo choc e credo di non avere il tempo, SE puoi,

    Dani Mari e tutte, tutte e tutti,
    ci conosciamo di cuore e di testa, anche se non nei volti e nei corpi. E va bene così. Vi ringrazio tutte/i davvero.
    Sono talmente sotto choc che ho scritto questa cosa tremenda e privatissima qui, ed è stato credo una cosa che forse nessuna di voi avrebbe fatto. Ma io sono un po’ strana eh lo sapete

    Ma vi sento come amiche di pensiero e di idee e di dignità.

    E mio figlio – il mio cuore adorato e sfortunato, la mia vita e il mio solo amore – era anche un personaggio pubblico, un graffitista famoso, stra amato nellambito del graffitismo, dei centri sociali e delle lotte per il Rojava e dell’antifascismo. militante.
    Metòà dei centri sociali italiani hanno scritte fatte da lui suyi muri, sventolanno bandiere e lenzuola in mezza Italia con scritto Ciao MIRO ( il suo nome), che la terra ti sia lieve

    Il suo nome d’arte come writer è, no era, END ( Endone- Endrago)- Pensate che nome si era scelto…

    Mi stanno arrivando amore e pensieri, e stima e affetto e vicinanza da ogni parte, in quantità e in modi inimmaginabili.
    Poi crollerò, ma per ora posso solo fargli onore, come si merita il mio splendore.

    Un abbraccio a tutti, il natale va abolito

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  40. Domenico, per favore: ho visto che ci sono stati 2 Milosz, uno era lo zio dell’altro. Questo quale è?

    Polacchi, accidenti a loro!
    E se è quello Premio Nobel la coincidenza con Wislawa Szymborska che avevo già deciso di leggere per mio figlio è singolare. Tutti e due di Cracovia, città che ho molto amato ( e odiato, Auschwitz è lì accanto)

    Sono giorni pieni di coincidenze e costellazioni di coincidenze.

    Continuate a pensarmi, un briciolo di intelligenza e di umanità ovunque sia contribuisce a renderce un pelo migliore questo mondo di cacca.
    Comunque il natale va abolito

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  41. @cristina
    Non ti suggerisco brani o poesie sublimi.Non ci riesco proprio . Non faccio che pensarti come una madre che dal primo momento della nascita di un figlio si dispera , e poi si consola vedendo il figlio che cresce , nasconde a se stessa quelll’orrore , quella paura “ gli ho dato la vita ma potrei sopravvivergli”,e quando non accade , quando i figli lasciano la vita abbandonandoci, restiamo mutilate per sempre. Noimadri, sappiamo che la perdita, sempre temuta, è irreparabile, non possiamo continuare la stessa vita. Non c’è consolazione possibile , il senso di colpa, sempre latente ad ogni malattia ad ogni segnale di pericolo per il figlio ,si scatena tutto in una volta togliendoci le forze. Non siamo strutturate per sopportare questo dolore, non saremo mai più le stesse.. Ti abituerai mia carissima a tirare avanti senza quella parte di te . Ti abbraccio forte , ti farò compagnia, tutti gli amici ti faranno compagnia, per quel che vale , cercheremo di dimenticare , spero che tu possa ricordare di lui la genialità, la preziosità dell’artista , era un uomo di cui andare fieri, fragilissimo di fronte alla vita , troppo dura per lui.

    . Ti abbraccio. Tua Camilla

    Piace a 1 persona

  42. Cristina, i versi sono di una poesia del 1962 di Czeslaw Milosz, grande poeta, Nobel 1980. Si intitola Elegia per N.N. È una lunga poesia molto bella, come tante tra i capolavori del poeta polacco lituano. Oscar era un suo zio poeta rilevante anch’egli. Da noi pubblicati entrambi da Adelphi.

    Elegia per N.N.

    Dimmi se per te è troppo lontano.
    Saresti potuta correre sopra le onde corte del Baltico,
    e oltre la pianura di Danimarca, oltre il bosco di faggi,
    girare verso l’oceano, e là ecco già
    il Labrador, bianco in questa stagione dell’anno.
    E se a te, che sognavi un’isola solitaria,
    fanno paura le città e lo scintillìo delle luci sulle strade,
    avevi un sentiero proprio in mezzo al deserto dei boschi,
    sul lividore delle acque sgelate con le impronte dell’alce
    e del caribù,
    fino alle Sierre, alle miniere d’oro abbandonate.
    Il fiume Sacramento ti avrebbe guidata
    Fra colline coperte di querce spinose.
    Ancora un boschetto di eucalipti e saresti giunta da me.

    È vero, quando la manzanita è in fiore
    E la baia è azzurra nei mattini di primavera
    Penso controvoglia alla casa fra i laghi
    E alle rezzuole trascinate sotto il cielo lituano.
    La cabina dove riponevi la gonna prima del bagno
    Si è mutata per sempre in un astratto cristallo.
    C’è là un’oscurità di miele vicino alla veranda
    E piccole civette buffe e l’odore delle corregge.

    Come si potesse vivere allora, neppur io lo so.
    Stili e abiti vibrano indistinti,
    non autonomi, tesi al finale.
    Che importa il nostro anelare alle cose in se stesse?
    La consapevolezza del tempo che passa ha bruciacchiato
    I cavalli davanti alla fucina
    E le colonnine sulla piazza del mercato della cittadina
    E le scale e la parrucca di mamma Fliegeltaub.

    Abbiamo imparato davvero molto, lo sai.
    Come viene tolto, via via,
    ciò che tolto non poteva essere, le persone, le contrade.
    E il cuore non muore quando sembra che dovrebbe.
    Sorridiamo, sulla tavola ci sono tè e pane.
    Solo il rimorso di non aver amato
    le povere ceneri a Sachsenhausen
    di un amore assoluto oltre misura d’uomo.

    Ti sei abituata a nuovi, umidi inverni,
    alla casa dove il sangue del proprietario tedesco
    fu lavato dai muri ed egli non tornò mai.
    Anch’io ho preso solo ciò che è possibile, e città e paesi.
    Non si può entrare due volte nello stesso lago
    su un fondo imbottito di foglie di ontano
    spezzando una stretta striscia di sole.

    Le colpe tue e mie? Piccole colpe.
    I segreti tuoi e miei? Segreti da poco.
    Quando legano la mascella con un fazzoletto e fra le dita
    infilano una croce
    e da qualche parte abbaia un cane e brilla una stella.

    No, non perché sia lontano
    non sei venuta a trovarmi quel giorno o quella notte.
    Di anno in anno cresce in noi fino a dilagare,
    come te l’ho compreso: l’indifferenza.
    Berkeley, 1962

    Piace a 1 persona

  43. @Mariangela, @Dani, @Gruppodilettura
    (restando al tema delle letture, anche se è difficile in queste occasioni, mi rendo conto)

    quest’anno ho letto alcuni racconti memorabili, uno su tutti “Le due zittelle” (1946) Tommaso Landolfi, non tutto Landolfi mi è congeniale ma alcune sue storie sono una folgorazione; penso appunto a Le due zittelle o a racconti più brevi come La moglie di Gogol’, e siccome un autore si giudica dalle folgorazioni, ossia dalle vette che tocca e non dalle medie che ottiene, be’ non saprei cos’altro aggiungere: leggetevi se vi va, se non lo avete mai letto, “Le due zittelle“(1946). Uno spasso e una botta in testa in tutti i sensi.
    “In uno scuorante quartiere d’una città essa medesima per tanti versi scuorante” vivono due zittelle, con due t, come zitte, come frittelle, vivono con la loro vecchia madre e con una scimia, con una m.
    La loro casa muffosa sa di vite non vissute, consumate accudendo la vecchia madre. “Dominate, come lo erano sempre state, dalla sua volontà, sgomente di sentirsi scoperte, fin nei loro mènomi divisamenti.”

    Ma Landolfi non è prettamente un inventore o risumatore di parole desuete, mi avrebbe personalmente stancato, se solo così fosse, direi che Landolfi è uno che sa veramente raccontare e impressionare, egli stesso mentre racconta si ammonisce, si stufa se la frase sta prendendo una piega retorica, e se lo scrive da solo, scrive cose come ‘ora mi faccio serio’. Quindi arriva il momento in cui introduce la scimmia che le zitelle tengono in gabbia, questa scimmia, scardina il nottolino, di notte esce di casa e inizia a fare dispetti pericolosi…
    Ho letto grosso modo tutti i racconti più belli italiani, da Bassani a Calvino all’Ortese, Silvio D’Arzo, Delfini, Buzzati, la splendida raccolta capolavoro di Levi, “Il sistema periodico“ in cui tutti i racconti si tengono insieme in una meravigliosa armonia, ma un singolo racconto, di questa forza e bellezza forse non lo avevo ancora letto. Cioè “La due zittelle”, credo sia il racconto italiano più bello del Novecento. Il più impressionante.
    Devo ancora leggere gli altri, di Landolfi, penso a “Le labrene” o “Tre racconti” ma se lo stesso Landolfi giudicava “Le due zittelle” il suo libro migliore, come faccio a non essere d’accordo con lui?

    Altri due raccolte di racconti bellissimi sono “L’angelo Esmeralda” di Don DeLillo, contiene storie scritte dagli anni ‘90 fino al 2011, pubblicato da noi nel 2013 e tradotto dalla bravissima Federica Aceto, per Einaudi.
    Il racconto che dà il titolo alla raccolta è un capolavoro, anch’esso:

    …Una suora anziana, Edgar, insieme a una suora più giovane, si occupano di portare del cibo e dei beni di prima necessità, con un furgoncino, a persone derelitte del Bronx, vengono coadiuvati da un gruppo di writers, costoro hanno l’abitudine di disegnare sui muri le persone disgraziate, morte in quel quartiere al limite dell’umano. Le due suore un giorno vedono una bambina dodicenne, Esmeralda, correre da sola nei prati fatti di ammassi di carcasse, non si sa chi sia, così facendo rischia la vita, vogliono salvarla… (L’Angelo Esmeralda)

    “Una ragazza sconosciuta” di William Trevor, autore che ammiro particolarmente; sono racconti splendidi scritti negli ultimi anni della sua vita (è morto nel 2016), usciti postumi e da noi pubblicati da Guanda. Anche in questo libro vi sono molte perle, il racconto del titolo, ad esempio.

    Ho apprezzato molto, inoltre, nelle letture di quest’anno, “La straniera” di Claudia Durastanti, libro sulla storia dei suoi genitori e anche un po’ della lei attuale (è una ragazza giovane, ha 35 anni); finalista allo Strega, e che forse meritava la vittoria.

    Un libro incantevole che si intitola “Fuori da noi” di Giovanna Zoboli, pubblicato dalla Nuova Editrice Berti. Sono 15 prose scritte con una lingua premurosa, elegante, curiosa, si tratta di racconti di vita, di ricordi sparsi e suggestioni del presente: un viaggio a Cracovia, sulle orme di Wislawa Szymborska e di altre suggestioni, una visita in una casa che ha delle stanze cinesi, una visita in un museo di meteoriti, gli anni magici della scuola elementare, un viaggio in treno, una gita in bici sull’Appia antica. Giovanna Zoboli (nata a Milano nel 1962) è una scrittrice per l’infanzia, studiosa della forma fiaba, nonché animatrice della casa editrice Topipittori, questo è un suo primo testo per adulti, e si dimostra una meravigliosa scrittrice, per grandi e piccoli, spero vivamente che continui.

    E infine, visto che ricorre l’amata Szymborska, suggerisco “Nulla di ordinario” di Michal Rusinek, Adelphi 2019.

    Wislawa Szymborska dopo l’inatteso Nobel (1996), sentì il bisogno di un segretario che la proteggesse dal mondo invadente delle domande. Si rivolse a Michal Rusinek, un giovane studioso di letteratura che pochi mesi prima l’aveva invitata a un convegno sui limerick. WS era appassionata di limerick e collage di foto e cartoline, che inviava agli amici; anche la foto in copertina è un suo collage. In questo libro Rusinek ripercorre gli anni che vanno dal 1996 al 2012, anno della morte della poetessa.

    Tra le tante cose indimenticabili ci sono le sue risposte, o meglio le non risposte che si trasformano in aneddoti o miniracconti. Quando le fanno domande che richiederebbero un lungo ragionamento, divaga, aggiunge che la domanda è una buona domanda ma necessita di tempo, ci deve pensare, “ripassi in autunno” disse in un’intervista. Alcune volte risponde che la domanda è talmente complessa che necessita di una poesia, perché per lei rispondere con una poesia è la massima premura verso un tema serio, come per un romanziere rispondere alle domande complesse con un intero romanzo. E intanto cita aneddoti. Quando le viene rivolta una domanda inopportuna Wislawa Szymborska cita un aneddoto su Gombrowicz, il quale alla domanda «come va?», avrebbe risposto: «Si controlli, per favore!». Oppure aggiunge che sul tale tema ha già rilasciato un’intervista nel 1975, e da allora non ha niente di nuovo da dire.
    Quando le dicono che la sua è una poesia ironica, precisa che a lei l’ironia non interessa, cioè le interessa la vita con tutte le sue implicazioni buffe, ma lei vuole stare nel quadro delle implicazioni buffe, non le interessa meramente osservare e riferire, ma come Pickwick viverci dentro. “La mia ironia è terra terra…. è democratica” e racconta a tal proposito una storia. Due suoi conoscenti – lui scrittore e lei traduttrice – avevano una domestica, la quale un giorno disse loro che se ne sarebbe andata. Le chiesero se era per via della paga. No, la paga era buona. Le domandarono se per caso si sentiva trattata male. No, la trattavano benissimo. E allora perché voleva lasciarli?
    «Non ce la faccio più a stare in una casa così ironica» rispose la donna. E se ne andò.

    Un giorno WS venne intrappolata in una presentazione che la imbarazzò molto, si trovò a dover leggere delle poesie a dei bambini affetti da gravi disabilità. Molti erano non vedenti. Fu l’unica volta che venne vista piangere in pubblico. Da chi poteva vederla. Quando tornò a casa pensò a come rendere la dolente giornata attraverso una poesia. E scrisse una delle sue tante poesie meravigliose con un titolo altrettanto perfetto. Questa:

    La cortesia dei non vedenti

    Il poeta legge le poesie ai non vedenti.
    Non pensava fosse così difficile.
    Gli trema la voce.
    Gli tremano le mani.
    Sente che ogni frase
    qui verrà messa alla prova dell’oscurità.
    Dovrà cavarsela da sola,
    senza luci e colori.

    Legge – perché ormai è troppo tardi per non farlo –
    del ragazzo con la giubba gialla in un prato verde,
    dei tetti rossi, che puoi contare nella valle,
    dei numeri mobili sulle maglie dei giocatori
    e della sconosciuta nuda sulla porta schiusa.

    Vorrebbe tacere – benché sia impossibile –
    di tutti quei santi sulla volta della cattedrale,
    di quel gesto d’addio al finestrino del treno,
    di quella lente del microscopio e del guizzo di luce dell’anello
    e degli schermi e degli specchi e dell’album dei ritratti.
    Ma grande è la cortesia dei non vedenti,
    grande la comprensione e la generosità.
    Ascoltano, sorridono e applaudono.
    Uno di loro persino si avvicina
    col libro aperto alla rovescia,
    chiedendo un autografo che non vedrà

    Buone cose a tutti 💚

    Domenico

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