Una morale della condivisione della lettura

Siamo tutti d’accordo che l’esperienza della lettura sia per i lettori davvero importante: per molti fra le esperienze ripetute più importanti della vita. Ed è la sua “importanza” soggettiva per ciascun lettore che rende questa esperienza meritevole di una sua trasformazione in una sorta di narrazione da fare ad altre persone, possibilmente comprensive, empatiche e, co-lettori: lettori che leggono lo stesso libro.

Georgia O'Keeffe, East River from the Thirtieth Story of the Shelton Hotel
Georgia O’Keeffe, East River from the Thirtieth Story of the Shelton Hotel, 1928 (Wiki Art, Fair Use)

Questa narrazione di esperienza diventa anche una “auto-narrazione”, assume forme e contenuti specifici e propri per ciascun lettore, che tengono insieme il pensiero e le “cose” che stanno dentro il libro e i modi, i tempi, le reazioni emotive, i filtri, le interpretazioni, le digressioni che il lettore, aggiunge e comunica, dice  – o scrive – ad altri.
È una attività che estende il soggetto che legge, portandolo in uno spazio di relazione, a volte quasi pubblico (nel caso di un vero gruppo di lettura) per quanto protetto. È un atto volontario, che consapevolmente modifica, almeno in parte, la propria condizione di lettore, “solo”. [1]
Si incontra qui, credo, anche una dimensione quasi etica della condivisione della lettura, che aiuta a estendere in modo spontaneo, pragmatico, la cerchia di relazioni “famigliari” ai co-lettori che entrano spesso in una relazione di cura reciproca tipica dell’amicizia. [2]
Conversare con impegno e sincerità a proposito di una lettura, di un autore, di un libro, mi sembra che crei un piccolo spazio comune di interazione cognitiva, emotiva e anche affettiva; uno spazio nel quale si dipanano fili di storie e di emozioni che – se pure per un tempo limitato – connettono le persone, le tengono vicine e attivano flussi affettivi, stimoli intellettuali che attirano reciprocamente le persone. Non sono relazioni necessariamente durature, se si fondano solo sulla lettura comune. Ma sono potenzialmente importanti, predispongono all’amicizia, se si attivano anche altri fattori emotivi.
Credo si possa anche sostenere che occuparsi di libri e lettura insieme ad altre persone chiami in causa in modo forte anche “l’immaginazione morale» – della quale ha scritto Laura Boella –, con i suoi presupposti di strumento, di “capacità della mente che più di ogni altra porta al limite di ciò di cui possiamo avere esperienza diretta, e al tempo stesso connette, tiene insieme, intesse la pluralità di sguardi e riconoscimenti del mondo alla luce dei quali si forma il senso della realtà”. [3]

La condivisione della lettura attiva questa forma di immaginazione, che ha

i tratti  dell’esplorazione e insieme quelli dell’esercizio di attenzione, dello scrutare un particolare e metterlo in costellazione con altri elementi, anche disparati. La sua qualità ‘pittorica’ o figurativa, il suo peculiare uso del linguaggio, delle metafore, la predilezione per le storie e per i racconti che ognuno costruisce (o legge o ascolta) sul mondo e sulla vita propria o altrui, il suo irrequieto rapporto con la realtà, libero da vincoli dei fatti e capace di comparazione, di guardare le cose da più lati, di effettuare passaggi tra piani diversi, consente di accedere alla realtà contingente con la capacità di distinguere, di sincronizzare elementi eterogenei, rendendo visibili cose che prima non lo erano.
L’immaginazione, dunque, non è solo proiezione e costruzione della mente, ma ha un rapporto di aperto confronto con la realtà. È la capacità di misurarsi con i diversi profili, spesso difficilmente afferrabili, veri e falsi, vicini e lontani, attraverso i quali le cose e le persone si presentano a noi. […]
Ogni percezione sensibile è intrisa di immaginario, perché segno di un destino, traccia di un futuro, istante di sospensione, zona di omissione, di mancato. In questo spazio, ci muoviamo a tentoni e usiamo ciò che sappiamo per arrivare a ciò che non sappiamo, della realtà, delle cose, delle persone, attraverso la mediazione di figurazioni, esperimenti mentali, sintonizzazioni di tipo emotivo, simbolico, narrativo con ciò che è ignoto, incomprensibile e magari impensabile.
[…] Oggi la riscoperta della realtà, banalizzata dall’ipertrofia quotidiana di immagini, di riproduzioni, di simulazioni, è un gesto etico che passa per l’immaginazione e per la sua capacità di ricreare universi di senso, di moltiplicare le possibilità d’essere, e insieme di mantenere lo scarto tra la realtà e la finzione, tra la realtà e l’ideale, tra la realtà e il desiderio. Un’esigenza di ‘realismo’ spiega il ricorso all’immaginazione come ampliamento della mente e del modo di pensare in molte direzioni; aprendo il punto di vista del soggetto singolo alle oscurità di se stesso e al punto di vista degli altri, riconoscendo i limiti del conoscere e dell’agire, superando i tradizionali steccati di filosofia, religione, metafisica, letteratura, economia e politica. (Corsivi miei).

Il lettore che parla della propria lettura lavora alla estensione della propria soggettività, rinnovata, che si fa più ricca, che va oltre i limiti della contingenza quotidiana, imposta; la lettura, la sua appropriazione e la sua socializzazione, condivisione è parte del processo di questo superamento dei confini imposti agli individui, delle identità attribuite, imposte. Parlare dei libri che allargano le nostre vite significa anche contribuire alla creazione di se stessi, della propria personalità, di arricchirla, farla più complessa. [4] In questo quadro si può anche a margine aggiungere che la narrazione e autonarrazione collegata alla lettura può anche avere un effetto di terapia psicologica, che in alcuni casi spiega la partecipazione ai gruppi di lettura.


Reference:

– [1] Ciò è evidentemente differente da forme di condivisione coatte della lettura: uno studente che, interrogato davanti alla classe, dica alcune cose sul libro che gli era stato assegnato o condizioni limite ci ricorda Roger Chartier, come le persone interrogate dall’Inquisizione sulla lettura dei romanzi di cavalleria nella Spagna del XVI secolo, Guglielmo Cavallo, Roger Chartier (a cura di), Storia della lettura, Laterza, 1995, p. 320.
– [2] Sulle “estensioni” della sfera di inclusione attraverso pratiche di condivisione emotive e esistenziali, Richard Rorty, “Ethics Without Principles”, 1994, in Philosophy and Social Hope, Penguin Books, 1999.
– [3] Laura Boella, Il coraggio dell’etica. Per una nuova immaginazione morale, Raffaello Cortina Editore, 2012, pp. 173–175
– [4] Richard Rorty, La filosofia dopo la filosofia: contingenza, ironia e solidarietà, Laterza, 2008, capitolo 2, dedicato al processo di ri-creazione idiosincratica e della propria personalità secondo Nietzsche e Freud.

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