I libri più belli, letti nel 2011

E’ arrivato il momento dei libri più belli, letti nel 2011.

Come negli anni scorsi indichiamo i libri che ci sono piaciuti, che ci hanno affascinato, che ci fanno discutere.

Questo post dei “libri più belli dell’anno” è ormai una tradizione del blog; una fonte preziosa di consigli, suggerimenti di lettura, domande, dubbi anche. Ricchezza della quale dobbiamo ringraziare tutti i lettori che partecipano: i lettori, la vera forza di questo blog.

Le regole sono sempre le stesse: i migliori libri letti nel corso dell’anno, indipendentemente da quando siano stati pubblicati. Ma ovviamente valgono richieste di consigli, scambi di pareri, suggerimenti…

Usiamo i commenti.

Pronti via!

1.400 commenti

  1. @ombraviva: ti ringrazio dei molti consigli,che seguirò quasi tutti,ma fra un po’ perché adesso ho una montagna di libri in sospeso e proprio ieri sera ho cominciato 22/11/’63 di Stephen King………..Grazie e buona Befana in ritardo…… 🙂

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  2. “La misura del coraggio” di Ines Desideri (Emil-Odoya editore): una testimonianza di vita vissuta che resta nell’anima.
    Giusy Ferrante

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  3. Ho appena cominciato a leggere “La grande festa ” di Dacia Maraini, non so se mi piacerà o meno; contemporaneamente leggo “La rivincita della donna matura” di Elisabeth Bucham . Ho appena finito di leggere “Mister Gwyn” di Baricco, in questo libro ho trovato molti pensieri che possono far meditare sulla vita. Arrivederci Marisa Abate

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  4. Auguro un felice anno nuovo a tutti gli amici in rete: ho iniziato l’anno con la lettura di
    Nemico,Amico,Amante… di Alice Munro testo che mi ha lasciata abbastanza perplessa, forse perchè non amo molto le novelle. Ora sto leggendo Casa di Marilynne Robinson: ottimo per il momento

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  5. cari amici di lettura Buon anno a tutti!!!

    iniziato l’anno leggendo in treno La figlia dell’aggiustaossa di Amy Tan, non saprei dirvi, più di tanto non mi convince proviamo ad andare avanti
    libro più bello del 2012 Il fucile da caccia è al primo posto, tante ma tante emozioni
    poi l’uccello che girava le viti del mondo, magari un pò pesantino in certi punti ma affascinante
    infine la passione di artemisia, grande storia di donna

    libri abbandonati Detective selvaggi, l’arte della gioia (iniziato ben tre volte ma mai finito), non lasciarmi e le correzioni

    proposito di lettura 2012??? don chisciotte e qualcosa di Stendhal, quale? la certosa di Parma o il rosso e il nero????

    a presto

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  6. Ringrazio carloesse per le informazioni. Sono riuscito a trovare i commenti sul “Cimitero di Praga”. Devo dire che il mio giudizio su Eco non può essere oggettivo, in quanto ne sono praticamente plagiato. Ho letto tutto di lui; addirittura “Kant e l’ornitorinco”.
    Condivido i commenti favorevoli sul romanzo, che al di là dei significati e riferimenti, più o meno espliciti, è godibilissimo come storia.

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  7. proposito di lettura 2012??? don chisciotte e qualcosa di Stendhal, quale? la certosa di Parma o il rosso e il nero????

    Il rosso e il nero.

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  8. Ciao Massimo, io ho letto prima il Rosso e il Nero e poi la Certosa. Ritengo, comunque, l’ordine indifferente in quanto sono due capolavori. Buona lettura

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  9. Sono d’accordo con Massimo: sia la Certosa che Il rosso e il nero sono autentici capolavori.
    Ritengo faccia bene leggere ogni tanto un classico.In particolare a me oltre Stendhal mi intrigano Maupassant e Tomas Mann.

    Saluti,Claudio

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  10. Ciao Claudio, concordo con te che, ogni tanto, vada letto un classico. Io, a dir la verità, li leggo spesso se non esclusivamente. Condivido la tua passione per Mann: meraviglioso La Montagna incantata, uno dei miei preferiti. Te lo consiglio, se non l’hai ancora letto.

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  11. Caro Fausto La montagna incantata è il piu’ bel libro di Mann non potevo certo mancarlo…inoltre sono un patito della montagna….mentre lo leggevo fantasticavo meditabondo tra il lago di Misurina e le Tre cime di Lavaredo….fantastico…..

    Ciao,Claudio

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  12. Il libro che ho preferito nel 2011 è stato: ” Che tu sia per me il coltello” di David Grossman.
    Un libro che delinea un uomo dal carattere vero , senza falsi pudori, onesto..e una storia coinvolgente…

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  13. @sabrina – E’ vero che è un libro bellissimo ma l’uomo “onesto e senza falsi pudori”, è un pazzo scatenato . Ma ti rendi conto che lotta contro un bambino piccolo facendolo quasi morire per una stupidissima ripicca?….Insomma , Che tu sia per me il coltello è un vero thriller della follia. O no?

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  14. “Che tu sia per me il coltello” aveva, per l’edizione italiana, una splendida copertina.
    Quel volto di donna Anni ’40…
    Fu proprio guardando quella copertina che ahimè, anni fa, la sventurata sottoscritta rispose allo specchietto per allodole ed acquistò il volume.
    Lo acquistò anche perchè la sottoscritta ha un particolare debole per i romanzi epistolari, e dunque tutta lieta e giuliva si accinse a leggerlo pregustando delizie e profondità di esplorative carotaggini psicologiche.
    E invece.
    Libro che parte da un’idea spettacolare, con una prima lettera che è strepitosa, le seguenti cinque-sei (ma va là…. magari arrivo a quindici) ancora splendide.

    Poi il tutto si sfilaccia, frana, tracima e sbraca, i due appaiono sempre più isterici e psicolabili, l’esaltata corrispondenza diventa assurda ai limiti dell’illeggibilità. Il finale poi è talmente delirante da risultar persino esilarante (che fa pure rima).

    …Ma so, so bene che questo libro gode, a leggere i commenti sul web, di enormi masse di estimatori.
    La qual cosa ci avrà pure un suo perchè.

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  15. Gli individui psicotici sono interessanti, perché a piccole dosi ciascuno di noi “contiene” spunti nevrotici, qualche volta al limite della psicosi, ma da qui a dire che uno psicotico è un uomo vero ed onesto ce ne corre. Forse si può essere d’accordo su “senza falsi pudori”.
    Per il giudizio letterario mi trovo perfettamente d’accordo con gabrilu.
    @ Sabrina chiederei cosa penserebbe del protagonista se fosse la moglie.

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  16. penserei che preferisco 1000 volte un uomo sincero che nn si nasconde dietro nulla piuttosto che condivere la vita con uno dei milioni di uomini che sono solo parole. Poi che “tutto si sfilaccia”..ecc ecc è un pensiero tuo( gabrilu) , isterici e psicolabili? non so quale libro tu abbia letto..non ho capito se qui si esprimono opinioni o si scrivano sentenze .

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  17. @ sabrina: forse abbiamo letto due libri diversi! In quello che ho letto io un uomo sposato con figlio cerca di creare un rapporto di intimità estrema con una donna praticamente “angelicata”. Se questo comportamento si legge solo dalla parte della donna angelicata, è anche affascinante la ricerca di un rapporto di un’intimità estrema. Se si legge il comportamento nella sua completezza, non si può non rilevare la patologica ambivalenza, al limite della schizofrenia. E questo senza dare giudizi sulla sua irresponsabilità e incapacità genitoriale nei confronti del figlio….

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  18. @Sabrina: opinioni, qui si esprimono opinioni; di ogni tipo, spesso in contrasto. Ma sempre opinioni. Le sentenze non esistono. Ma le opinioni a volte sono anche decise e un po’ ruvide, ma restano sempre opinioni.
    Basta che non si insulti nessuno, ogni opinione ha diritto di cittadinanza. Ovvio.

    abbracci

    ciao ciao

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  19. @Sabrina, ognuno è libero di preferire il tipo di uomo che le pare. Ci mancherebbe.

    Non volendo entrare nei gusti personali e cercando di mantenere il discorso in ambito letterario, per quanto riguarda il personaggio del libro, mi permetto di dire sommessamente che a me non pare che il personaggio del romanzo sia uomo che non si nasconda. Si nasconde eccome: si nasconde dietro le lettere, le valanghe di parole, la pretesa di dettare le regole del gioco, di escludere (a parole) la corporeità dalla relazione. Il suo è un comportamento crudele ed egoistico.
    Myriam accetta tutto questo? Le piace? Le sta bene? Buon per lei. Ne siamo lieti. Anche se noi lettori non possiamo non capire velocemente che da tutto questo non potranno venir fuori altro che guai.
    A un certo punto infatti persino Myriam è costretta ad accorgersi che l’uomo sbiella completamente (o ricordo male?) tanto da irrompere nella sua vita reale (o ricordo male?). Le conseguenze le leggiamo nelle ultime pagine del libro. Non entro nei dettagli per non essere accusata di spoileraggio (orrenda parola).

    Ma cmq.
    Al di là dell’opinione che ciascuno/a di noi può farsi del comportamento di questo Yair (mi pare si chiami così), per quanto riguarda il libro nel suo complesso, ho solo cercato di argomentare (nei limiti di uno spazio-commenti di un blog) perchè a me non sembra un gran romanzo. Non ci sono riuscita? Pazienza.
    Lontanissima da me l’idea anche solo di tentare di convincere qualcuno.
    Ho solo espresso il mio parere, così come tu hai espresso il tuo.

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  20. Ebbene, per me i pareri sono una cosa diversa e non si esprimono in questo modo.
    Mi sarebbe piaciuto leggere dei “punti di vista” , e Luiginter, mi dispiace ma nelle risposte date a me nn li trovo, non leggo opinioni ma solo quelle che io ho definito sentenze, e sono abituata da anni a partecipare a discussioni del genere. Buon proseguimento.

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  21. @sabrina — Per quanto mi riguarda amo molto D. Grossman, anche in questo romanzo dal titolo kafkiano. Il romanzo è bellissimo, i personaggi sono descritto meravigliosamente. La donna, come spesso succede a Grossman, è una figura salvifica, tutta presa dalla sua maternità , dal figlio bisognoso di cure , dal desiderio profondo di avere un altro figlio e dal desiderio di essere amata.Il suo innamoramento per Y: è più che comprensibile e la figura di questo giovane padre e marito “modello” , doppio e bugiardo, fragilissimo e nevrotico, è descritta stupendamente.E Myriam, quando si accorge di essere di nuovo incinta del marito Amos, sente rinascere in sè tutta la sua forza che si stava esaurendo nel rapporto appannato col marito, nella fatica quotidiana di madre e nella delusione del suo amore epistolare con l’uomo “speciale” che l’aveva incantata. La conversazione telefonica tra M. e Y. , col piccolo bambino di Y in pericolo per le bizze psicotiche del padre è un pezzo straordinario di letteratura. Ma un simile uomo, cioè Y. sarà abbandonato da tutte e due le “sue” donne. Forse se rileggi le ultime pagine del bellissimo libro , forse ti verranno i brividi di terrore nei confronti di Y. Il romanzo che tu sia per me il coltello è magnifico. Semplicemente uno dei protagonisti principali è, come minimo, superstressato e fuori di testa.Ma se ti affascina va bene così, non devi arrabbiarti se piace a ben pochi, Y. intendo, non certo un bel romanzo.ciaociao

    p.s. finalmente si discute dentro un libro.

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  22. @Camilla, tu scrivi:

    “La conversazione telefonica tra M. e Y. , col piccolo bambino di Y in pericolo per le bizze psicotiche del padre è un pezzo straordinario di letteratura. Ma un simile uomo, cioè Y. sarà abbandonato da tutte e due le “sue” donne. Forse se rileggi le ultime pagine del bellissimo libro , forse ti verranno i brividi di terrore nei confronti di Y.”

    Sottoscrivo tutto, Camilla.
    Anche perchè il mio Super-Io mi ha imposto, questa mattina, di andarmi a rileggere perbenino tutta l’ultima parte del romanzo (per la serie —-> magari ho scritto cavolate? Mi sono fidata/affidata troppo alla memoria? Andiamo a controllare)

    Le mie personali conclusioni sul tizio rimangono però le stesse che ho esposto sopra. ‘sto Yari qui, psicolabile mi pareva allora e psicolabile continua a parermi adesso. Uno di quelli che per una donna sarebbe meglio perdere che incontrare.

    Poi, per carità, eh. Sappiamo tutti che il mondo è pieno di donne che non chiedono altro che di cadere tra le braccia di tipi come questo.

    Mi dichiaro però disponibile a riconsiderare il mio giudizio complessivo sul romanzo.

    In effetti, la storia di questo psicolabile e di questa donna straordinaria (Myriam) che alla fine se ne frega di tutto e, nonostante sia incinta, si mette in macchina sotto la pioggia per andare a vedere se quel bel tomo non abbia ammazzato il suo (di lui) figlio è molto ben scritta, e forse l’esaltazione e l’enfasi dello stile di scrittura (dico forse) chissà non sia stato proprio voluto da Grossman per sottolineare la patologia di questo tipo di relazione.

    Ciaociao

    P.S. Il titolo: sappiamo che è tratto da un brano delle lettere di Kafka, ed anche questo ci dice molto: Kafka infatti è stato uno scrittore eccelso, ma non possiamo ignorare (e Grossman per primo lo sa) che i suoi rapporti con le fidanzate furono … diciamo… ehm… molto particolari.

    La povera Felice Bauer si dovette sciroppare (proprio come Myriam) quintalate di lettere di grande amore = ——–> voglio essere del tutto sincero = ——-> nuvole bollite al suono della fanfara “tu sarai per me il coltello”.

    Che Grossman abbia pescato il titolo del suo romanzo dalle lettere di Kafka a Felice Bauer a me sembra cosa non solo non irrilevante ma anche (scusatemi, eh) anche molto divertente.

    Ri-ciaociao

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  23. Non entro nel merito di un libro che non ho letto. Però sono pienamente d’accordo con la conclusione di Camilla: “finalmente si discute dentro un libro”.
    Se ne discute con toni accalorati, e capisco la passione di chi vuole difenderlo, ma mi interessano anche le ragioni di chi intende stroncarlo, specie se motivate. Come farmi altrimenti un’idea se un libro possa interessarmi?
    Ma francamente non vedo il motivo di prendersela troppo sul piano personale, se offese personali non vi sono (e io non ne vedo).
    Pareri, sentenze, che cambia?
    L’importante è sapere ascoltare anche le voci dissenzienti e (per chi è fuori dal gioco) poter vedere chiaramente le discordanze di opinione. Che sono il sale di ogni discussione.
    Saluti

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  24. Faccio un esempio esplicativo, proprio intorno alla discussione su questo libro: che tizio, o caio o sempronia passino di qui e lo esaltino lo posso notare, ma non so se è sufficiente a a farmi venire voglia (o meglio: curiosità) di leggerlo (salvo forse il caso non siano proprio tanti, o che qualcuno non lo proponga illustrando per benino il perchè lo abbia così tanto amato).
    Poi viene Pincopallo, o Pincapalla, che invece lo stronca. La mia curiosità obiettivamente potrebbe scemare, specie se gli argomenti di stroncatura sono forti.
    Ma se altri ancora subentrano nella discussione, che si accende (anche di tono) con qualche cenno di analisi e motivazioni, sia da una parte che dall’altra, indubbiamente la cosa si fa interessante, e la mia curiosità sale di molto: alla fine mi viene voglia come minimo di prendere il libro tra le mani la prossima volta che passerò in libreria e leggerne qualche pagina, oppure cercare su internet qualche recensione, per decidere se vale potrebbe valere la pena di spendere dei soldi e leggerlo.
    E questo è il caso.
    PS: La cosa è ben nota del resto anche agli esperti di marketing, e talvolta sono loro stessi ad accendere apposta una vera (o finta) rissa…..

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  25. @ Camilla hai scritto tutto quello che avrei voluto spiegare io e concordo in assoluto. Non mi arrabbio minimamate se piace a pochi anzi in verità ho letto di molte persone a cui è piaciuto e ne hanno fatto un’analisi pressochè identica alla tua/mia . Quello che a me nn piace è come qualcuno dice le cose, la maniera in cui si erge al di sopra degli altri non già per esprimere una sua opinione ma per stroncare quella altrui come se fosse la verità assoluta . Non ti è piacuto, ti ha fatto tremendamente schifo? Ottimo ma scrivere:”Poi il tutto si sfilaccia, frana, tracima e sbraca, i due appaiono sempre più isterici e psicolabili, l’esaltata corrispondenza diventa assurda ai limiti dell’illeggibilità. Il finale poi è talmente delirante da risultar persino esilarante (che fa pure rima).”. come se fossi il maggior critico letterario non solo è ridicolo e fuori luogo ma fa passare la voglia anche solo di replicare il motivo per cui uno la pensa diversamente. ..e queate sono sole alcune righe che riporto. Iil dialogo e il confronto io lo cerco con chi sa dare una sua opinione ( contrastante con la mia va benissimo, nemmeno a me piacciono tutti i libri che voi avete letto) ma non con chi afferma quella che poi è solo la sua personalissima visione della cosa senza dare spazio allla minima possibilità di interpretazione o di dibattito. E’ veramente un peccato .

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  26. Perdonami ancora Sabrina, se mi intrometto: ma a me dire che in un libro “tutto si sfilaccia, frana, tracima e sbraca”, che “i due appaiono sempre più isterici e psicolabili” e che ” l’esaltata corrispondenza diventa assurda ai limiti dell’illeggibilità. Il finale poi è talmente delirante da risultar persino esilarante” continua a parermi del tutto un’opinione di lettura, forte se vuoi, ma personale e diretta al libro, e comunque non verso chi l’ha trovato invece entusiasmante (salvo il suggerire: “cosi ci avranno trovato mai di tanto entusiasmante?” Che è domanda legittima pure questa).
    Perchè dici di non trovare spazio a qualsiasi possibilità di interpretazione o di dibattito?
    Camilla lo spazio l’ha trovato, in difesa dello stesso libro, fino a fare ammettere onestamente a Gabrilù di essere “disponibile a riconsiderare il (proprio) giudizio complessivo sul romanzo”, anche se non sui disturbi mentali del protagonista, che peraltro anche la stessa Camilla mi pare che riscontri senza per questo indebolire il libro, che a questo punto (e sulla base dei vostri pareri, perchè torno a dire che io non l’ho letto) proprio su questi rapporti “disturbati” mi apparirebbe costruito, e proprio per questo potenzialmente interessante.
    La disputa accesa continua a parermi nei binari della civiltà ed educazione, francamente il libro mi incuriosisce sempre più (…ah… le strategie del marketing!!!) e quello che continua a stupirmi è la tua irritazione. Tira invece fuori la tua passione, in difesa di questo libro che ami. E’ il consiglio che mi sento di darti, in tutta sincerità.
    🙂 Ciao

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  27. Mi inserisco: non ho letto “Che tu sia per me…” perchè non mi ha mai attratto, a parte per il bel volto in copertina (devo aver letto da qualche parte che ritrae una signora della borghesia ebraica milanese, anni ’30). Però la discussione mi interessa: scusa Sabrina, ma di chi dovrebbe essere la visione, se non personale? E il dibattito mi sembra ci sia, eccome. Se qualcuno stronca un libro che nella mia biblioteca interiore occupa un posto importante io mi diverto e mi butto nella mischia. E’ vero che i libri che leggiamo, o non leggiamo, specchiatamente, dicono molto di noi. Ma non è tutto così pesante Sabrina, anzi è molto più lieve. Se la pensi diversamente replica, con il tuo stile e i tuoi argomenti.

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  28. Nel 2011 ho letto molto, assaggiato molto, e cioè mollato dopo poche pagine.
    Ricordo, senza considerarli molto belli ma interessanti e letti volentieri
    La cartella del professore di Kawakami Hiromi
    Prenditi cura di me di Francesco Recami
    Nemesi di Philip Roth
    i piatti più piccanti della cucina tatara di Alina

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  29. Vorrei scusarmi con Sabrina se ho espresso un parere in una forma che sembrava una sentenza.
    Ho cercato di esprimere il mio parere sul libro su due binari; il primo era sulla personalità del protagonista del romanzo. Vive una vita reale con la moglie ed il figlio, ed una vita fantastica attraverso le lettere che scrive alla donna “angelicata” (il paragone con gli autori del dolce stil novo non mi sembra per niente fuori luogo). Il secondo è sul mio gradimento del romanzo: pur riconoscendo a Grossman una ottima capacità di scrittura, mi è sembrato che l’idea iniziale, che mi sembrava interessante (la ricerca di un rapporto di assoluta sincerità, lo scavare profondamente nel proprio vissuto senza censure ed accomodamenti da parte del protagonista) non meritasse un finale da Trattamento Sanitario Obbligatorio qual’è quello del romanzo.
    Allora sorgono spontanee alcune domande: (secondo Grossman) la ricerca della verità assoluta è possibile solo in una dimensione irreale? E poi: la ricerca della verità porta necessariamente alla pazzia?
    Dato che mi ero posto questi interrogativi, ho ritenuto estremamente interessante il punto di vista di Sabrina che apprezzava a tal punto la ricerca della verità assoluta da parte di quest’uomo, da definirlo vero e sincero senza sottolinearne l’ambivalenza e la sostanziale schizofrenia.
    Quindi, sempre elucubrando sulla personalità del protagonista, e sul gradimento espresso da Sabrina: una donna può apprezzare il comportamento di un uomo nei suoi confronti anche sapendo che negli altri importanti rapporti che questo uomo ha è del tutto un’altra persona? La cosa mi stupisce un po’, perché nella mia esperienza questa “relatività” di giudizio era quasi sempre una prerogativa del pensiero maschile, mentre la quasi totalità delle donne che ho conosciuto cercavano una personalità a tutto tondo, e non un pezzo di persona, seppur di un certo fascino. Ma evidentemente gli anni passano e tutto, o quasi tutto, cambia.

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  30. perchè dobbiamo per forza innamorarci del protagonista per decretare che un libro è “bello”?
    e allora “l’idiota”? o vogliamo dire che non è un bel libro? comunque sono d’accordo se si considera “che tu sia per me….” non è il migliore Grossman, (ma è pur sempre Grossman). per quanto mi riguarda la ricerca della verità è sempre auspicabile, semprechè non si ferisca la sensibilità, forse non è il termine giusto, di nessuno; il che è quasi mai possibile.

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  31. Dopo questa bella discussione sul bel romanzo di David Grossman, sicuramente ispirato a F. Kafka come diceva Marilù, vorrei accennare al primo romanzo iniziato e finito nel 2012 .CORPI ESTRANEI di Cynthia Ozyc –Bonpiani ed.– Anche questo romanzo è ispirato a un celebre romanzo di Henry James, ma vive, eccome se vive, e respira e soffia rabbioso e graffia tanto che non si rimpiange neppure il grande ispiratore. E’ una storia di solitudini: La protagonista principale è Bea, una donna di mezza età, un’insegnante che vive a New York ma d’un tratto, si mette in viaggio, alla ricerca dei suoi nipoti sconosciuti, alla ricerca di una cognata dell’alta società californiana, mai vista e ,ora, in una casa di cura in California. Anche alla ricerca di un marito , da decenni ormai lontano. Un marito che suonava il pianoforte, che era un musicista, forse un grande musicista.E conoscere questa zia Bea, i suoi nipoti Iris e Julian, lilli, piena di piaghe , non solo sul corpo, e Parigi, una Parigi anni ’50 è stato interessante e un poco malinconico. Conoscere il padre di Iris e Julian, un uomo odioso, Marvin, e Leo, e un mondo dai cupi suoni, mi ha tenuta avvinghiata al bellissimo romanzo. E mi piacerebbe molto, dentro il libro, come apprezza anche Carlo.s, scambiare impressioni, umori e visioni di questa storia. ciaociao

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  32. ciao Camilla,
    sia proprio telepatiche! lo sto leggendo anch’io! appena lo finisco scrivo.
    ho seguito con interesse lo scambio di opinioni su Grossman e mi pare ricalchi quelli che vanno in scena nei gruppi di lettura. Forse non vedersi faccia a faccia può creare qualche malinteso, ma la discussione era davvero dentro il libro e molto interessante. Proprio ieri al gdl di mn c’è stato un vivace confronto dove la maggior parte era rimasta delusa dal libro e solo un paio di lettrici l’avevano invece molto apprezzato. Sembrava un po’ il gioco delle freccette, con i due bersagli che però si sono divertiti molto anche nel controbattere alle critiche al libro, non certo a loro.

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  33. I libri che mi hanno colpito nello scorso anno direi che sono 3:

    Troppa felicità di Alice Munro – l’ultimo libro di racconti della scrittrice canadese pubblicato nel 2009 e in Italia uscito lo scorso anno. È uno dei suoi migliori.

    Quel Marcel ! di Mario lavagetto. Un percorso narrativo attraverso le lettere e l’opera di Proust che mostra mirabilmente come l’io di Proust persona non sarà mai identificabile con quello che ha scritto la Recherche perché un romanzo ha la sua irriducibile unicità.

    Berlinesque di Enrique Vila-Matas. La storia di un editore in pensione che ha un’idea di letteratura seria e che per cercare lo scrittore vero intraprende un viaggio bizzarro con due suoi amici a Dublino sulle tracce di Joyce e beckett.

    Ciao e buona giornata
    Domenico Fina

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  34. Ultimamente,come già molti di voi sanno,mi sono interessato a Stephen King,ed ho scoperto che ha scritto IT,un libro dove l’ antagonista è Pennywise,un pagliaccio mangia-bambini,idolo della mia infanzia……..qualcuno di voi l’ ha letto?

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  35. @domenico fina-Interessante il libro di Lavagetto su Proust. Per quanto riguarda Doublinesque di Vila Matasa, che ho letto l’anno scorso (anzi, nel 2010, dopo aver incontrato VilaMatas a Sarzana) ti assicuro che è uno di quei libri che, di tanto in tanto, si riprendono per leggerne alcuni eccezionali pezzi sulla scrittura, sugli scrittori, soprattutto sulla lettura e il lettore. E’, per me, uno dei libri più maneggiati e sottolineati e usati (per esempio nel gruppo di lettura) insomma, a mio parere, è un libretto intelligntissimo e “necessario” a gente che legge molti libri. Inoltre è tutto giocato su un paio di capitoli di Ulisse.
    @lettore ambulante. ti sono sempre grata per i tanti buoni consigli di lettura che ho trovato sul tuo sito. Hai letto la bambina di neve? Mi è molto piaciuto e lo trovo adatto al tuo elenco di consigli. ciaociao

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  36. @Camilla e @Domenico Fina
    Anche io ho letto Dublinesque di Vila-Matas nel 2010. E’ un libro interessante, ma piuttosto complesso: i percorsi mentali-letterari dell’editore protagonista sono piuttosto tortuosi e in buona parte costruiti sull’ Ulisse di Joyce, fino a diventare ossessivi, benchè filtrati da un umorismo grottesco e indubbiamente geniale.
    Mi riprometto di rileggerlo dopo una buona immersione dentro all’Ulisse stesso (lettura che ancora mi manca), per assaporarlo appieno.

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  37. Salve a tutti. Io sono nuova in questo blog ma lo trovo molto interessante già. Ho iniziato l’anno leggendo ” Il mio nome è Rosso” di Orhan Pamuk. mi sta piacendo parecchio, è coinvolgente e divertente, è un modo di scrivere del tutto nuovo, uno stile personale e affascinante che racconta le contraddizioni della Turchia tra le tentazioni di modernizzazione e le vecchie tradizioni collegate comunque alla religione. Lo consiglio volentieri 😉

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  38. @carloesse- Non credo che Dublinesque possa influire sulla lettura di Ulisse. E’ un libro sulla lettura, sugli scrittori; c’è un elenco spassosissimo di scrittori che il nostro editore avrebbe voluto tra i suoi amici-clienti. E’ tutto da leggere e viene da chiedersi quali tra questi scrittori noi conosciamo. A me è piaciuto molto ritrovare negli “eletti” qualche scrittore che amo e altrettanto mi è piaciuto andarne a cercare altri. Non sono tanto d’accordo con l’innamoramento del nostro editore per la coppia di notissimi scrittori americani, Paul Auster e consorte: non li trovo così eccelsi–non al livello degli irlandesi, per esempio. Avrai notato quanto il nostro citi il film di Cronenberg Spyder, che diviene uno dei fili più importanti nella concitata narrazione dei suoi dolori, della sua paura di vivere, delle sue “disperazioni” e mi sono stupita che non citi l’autore letterario di Spyder , il grandissimo Patrick mc Grat. chissà perchè? Insomma Dublinesque non è ,secondo me, un libro che si legge dall’inizio alla fine e poi si mette via. E’ un manuale di intelligenza, e, a suo modo, anche di letteratura, eccezionale, coltissimo.

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  39. @Carloesse @ Camilla

    Anch’io come Camilla non credo che sia necessario leggere l’Ulisse per apprezzare Dublinesque. Il libro di Vila-Matas è un romanzo nel senso che indaga sui movimenti mentali del protagonista. Romanzo ispirato, per molti tratti divertente, visionario, malinconico.

    (aggiungo le mie impressioni di lettura pubblicate su Leggere e scrivere del Corriere online)

    Samuel Riba è un editore di Barcellona che ha visto la sua casa editrice andare alla malora, ha una moglie che da poco si dedica alla pratica del buddhismo mentre lui si dedica ossessivamente a navigare sulla rete come quei ragazzi giapponesi “kikikomori” che si chiudono nella loro cameretta per anni. È infuriato con gli scrittori ma ancora più con i lettori, lo hanno deluso i lettori che si aspettano di trovare nei libri “la conferma del fatto che il mondo è come lo vedono loro”.
    È come se in un libro di Kafka che nega il movimento cercassero personaggi che si spostano da una città all’altra come nei film. Oppure in Beckett. Samuel Riba è un io plurale; riflette in modo spesso divertente passando attraverso moltitudini di scrittori, ne nomina un’enormità.

    Si costringe a darsi una scossa e convince tre suoi amici ad andare a Dublino il 16 giugno nel giorno del bloomsday in cui si rievoca l’Ulisse di Joyce ma per commemorare la morte dell’era Gutenberg. Inzia una serie di avventure pratiche e mentali senza confine tra loro. Scorge un ragazzo che assomiglia a Beckett e credendolo morto partecipa al funerale dando le condoglianze ai genitori. Per Samuel Riba Joyce ha condotto la letteratura in un punto massimo di vitalità e Beckett il continuatore di Joyce ha preso la strada opposta quella della condizione scalza, dell’impoverimento, dell’afasia. Beckett aveva anche cambiato lingua dall’inglese al francese per rendersi la vita scomoda ed essere costretto ad esprimere l’essenziale. Egli Samuel Riba ama New York e Dublino ma non ha mai voluto imparare l’inglese. Il libro è ricco di righe memorabili e di definizioni da sottolineare, una ragazza colpisce Samuel Riba per il suo «viso di mela». Nell’orazione funebre vorrebbe leggere una lettera di Flaubert ma poi la fa leggere ad una donna, si sente parte in causa nell’accusa di Flaubert: «Ai nostri giorni, la letteratura sembra una grande fabbrica di orinatoi. Di questo odora la gente più che altro ! comuque verrà un tempo in cui tutti si saranno trasformati in un uomo d’affari e un imbecille» (Riba si sente imbecille). Grazie a Dio sarò morto concludeva la lettera di Flaubert. Eppure Riba va ancora a caccia dello scrittore geniale, per la precisione della sua ossessione di letteratura. Vive di questa ossessione, se non ha ossessioni ricomincia a bere e sua moglie diventa una furia. Il buddhismo non può nulla.

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  40. @domenico fina– Bello il tuo post sull’amico Riba. Mi sono divertita “…… e la moglie diventa una furia. Il buddismo non può nulla” e i suoi genitori? Deve raccontare tutto a mamma e papà. ciaociao

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  41. Mi sono dimenticato di aggiungere un’altra autrice molto interessante: Ornela Vorpsi. I suoi 3 libri finora sono stati pubblicati da Einaudi. Nel 2010 è uscito “Bevete cacao van Houten”. Libro formato da quattordici ritratti di persone, conosciute, trasognate, inventate dalla Vorpsi.

    Nata nel 1968 in Albania scrive in italiano, è andata via dal suo paese all’età di 23 anni, a Milano dove ha studiato all’accademia di Brera e a 29 anni si è trasferita a Parigi. E’ molto bella e quand’era in Italia ha dovuto arrangiarsi anche come cubista. Lo dico perché la bellezza nei suoi libri ha importanza. Alla Vorpsi interessa quello che avrebbe potuto essere delle nostre vite, la famosa possibilità della Dickinson, una casa più bella della prosa.

    In un racconto molto toccante lei si reca a far visita ad un personaggio strano, siamo in Albania, è il pittore Petraq, lo prendono a sassate i ragazzi e quando lo colgono in testa sono perfino contenti, si dice che a un matto le sassate non fanno nulla, “le generazioni più grandi così avevano convinto i più piccoli”. Dipinge solo in bianco e nero e per la DONNA oggetto dei suoi quadri utilizza il rosso per le pupille e per le unghie. Il rosso è un colore che riserva solo in questi casi e per disegnare il contorno della cartina d’Albania. Le DONNE che dipinge sono talmente grandi che escono alle volte dal quadro. Dice alla Vorpsi, “Mi sembra che tutto accada di notte, come se crescesse, quando mi sveglio è fuori tela, ci credi tu ?”. “Si, ci credo”.
    Alle volte si dipinge accanto alla DONNA e dipinge solo la sua testa piccina in un angolo che quasi galleggia nell’aria. Un giorno un mattone rosso lo prende in testa e lui cade, il racconto prosegue con le parole del fratello di Petraq, secondo il fratello non possono essere stati i ragazzi a colpirlo, lui aveva spiegato a loro perché Ornella Muti in un film prende a schiaffi un uomo; lo prende a schiaffi perché aveva indovinato i suoi desideri. Da quel giorno i ragazzi non lo hanno più preso a sassate. Il fratello soccorre Petraq, avranno forse voluto rubargli la pensione, lo trasporta in ospedale, sorreggendolo (“un po’ se lo caricava dietro la schiena, un po’ lo teneva fra le mani come la sposa il giorno delle nozze”), certo la vita è strana Petraq, quando ti sarai rimesso ci faremo un sacco di risate, dice al fratello, certo che la vita è strana Petraq.

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  42. Non volevo dire che lo ritenessi utile, tanto meno necessario o indispensabile. Ma avendo in programma (da tempo) di leggere l’Ulisse, ero curioso di vedere se una rilettura ex post anche di questo libro poteva aggiungere qualche piacere supplementare (es: il ripercorrere le stesse strade di Dublino in occasione del funerale).
    PS: Il Riba succube di mamma e papà è proprio un aspetto umoristico fino al grottesco cui avevo accennato anche io, e che ho molto apprezzato di questo libro.
    PPS: grazie a Domenico Fina anche per la segnalazione della Vorpsi. Non conosco, ma mi pare già molto interessante. Cerchero in libreria.

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  43. Sono d’accordo con carloesse e trovo molto piacevole il modo di entrare nel libro di domenicofina.
    Segnalo Un nuovo libro, davvero speciale. della scrittrice giapponese Julie Otsuka VENIVAMO TUTTE PER MARE Bollati Boringhieri, 133 pagine meravigliose. e’ un cantico di voci femminili sublimi. Il romanzo racconta la storia di giovani donne giapponesi emigranti negli Stati Uniti, e sposate su fotografia, nei primi anni del ‘900. Le storie dei migranti sono tutte cariche di dolore, umanità e speranza, ma questa storia è davvero unica nel suo genere. “”Questa è l’America, ci saremmo dette, non c’è niente di cui preoccuparsi. E ci eravamo sbagliate””E uno di quei libri che ti si incidono nella mente. ciaociao.

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