*Info: Leggere per raccontarsi *Gruppo di lettura Grandi libri *Gruppo Un racconto

Alice Munro, “Scherzi del destino”

Gli scherzi del destino nelle trame delle nostre storie vorremmo che fossero sempre spiegabili. L’unico rimpianto che resta a Robin è che non ha potuto spiegarlo a Danilo.

Vorrei dire un paio di cose che hanno lasciato il segno dopo le prime letture di Scherzi del destino (Tricks), racconto di Alice Munro incluso della raccolta In Fuga, uscita nel 2004 e pubblicata da Einaudi. La raccolta in originale si intitola Runaway. La traduzione italiana è di Susanna Basso.

Intanto, c’è una forte sensazione di essere in una narrazione vicina a Cechov. In particolare, la storia di Robin ricorda un poco la vicenda di Mar’ja Vasil’evna nel racconto Il carro

Solo che Munro decide di giocare con la trama, cosa che Cechov raramente fa con i suoi personaggi. 


ATTENZIONE: Il gruppo di lettura Un racconto discute di Scherzi del destino martedì 28 luglio 2026 alle 20:45 su Zoom.


Il gioco di Munro – che è richiamato nel titolo del racconto: Tricks, Scherzi del destino – è un gioco che fa pensare a un intento quasi beffardo, un trucco, un ammiccamento enigmatico a chi legge: propone una possibile svolta nella vita di Robin che però, in un apparente effetto sliding door tanto caro alla narrativa di quei primi anni del nuovo secolo – che nel caso del racconto prende la forma di una vera porta, la shop door del negozio-laboratorio di Danilo – è una porta che le viene chiusa in faccia. 

Ecco, pensiamo, la vita di Robin non è cambiata come lei aveva anticipato avvicinando quel momento: è fallito il nuovo incontro con Danilo, un anno dopo il primo. 

Veniamo accompagnati alla spiegazione, apparente, di ciò che è avvenuto: il fratello-gemello di Danilo nel negozio proprio quando arriva Robin, la porta che si chiude, la fuga verso casa, la vita che continua come prima, amara, nessuna trasformazione.

La narratrice però ci riempie di segni che complicano la questione: per primo c’è l’inquietante analessi nella prima riga: 

“Morirò, disse Robin, una sera di tanti anni fa.” 

L’adesso della storia è un tempo in cui quasi tutto è già avvenuto. 

Subito alla prima riga abbiamo la sensazione del rimpianto, della malinconia per un passato compiuto e nel quale si è perso forse qualcosa che non è mai più tornata. Se non ci fosse quel “tanti anni fa” della prima riga, tutta la storia risulterebbe diversa, aperta e piena di aspettative, mentre è una storia già passata, pare  un’analessi mesta che parte da un presente che appare troppo condizionato dal passato.

Ma non basta. Munro – meglio: chi Munro ha designato come narratrice – ci dice che potremmo dispiacerci per il destino di Robin e per gli scherzi che il destino le ha tirato quel giorno quando Danilo ha lasciato per qualche minuto il fratello nel negozio, ma anche per lo scherzo di ritrovarsi quel fratello di Danilo in ospedale, anni dopo, dove Robin lavora part time nel reparto psichiatrico. 

Quest’ultimo è un incontro che la costringe a ritornare su quel momento cruciale della sua vita, ciò che poteva essere – un storia d’amore, un matrimonio e il resto – e che invece il caso – pardon, il destino – ha impedito. 

Ma se si fermasse qui Munro ci deluderebbe: un gioco della trama narrativa per dare senso sia alla vita effettivamente vissuta che alla vita mancata di Robin. 

Invece la storia, per come ce la racconta la narratrice di Munro, sembra dirci che in fondo, la questione è più complicata. 

Certo, si è curata di sua sorella Joanne per molti anni ancora dopo quel giorno all’inizio del racconto e dopo quell’anno di attesa del secondo incontro con Danilo; ed è stata designata e additata dalla comunità come la ragazza e poi la donna senza marito, quella un po’ strana, tutta dedita al lavoro e al caregiving. 

Ma poi la narratrice ci stuzzica, ci insinua altri pensieri: in fondo oggi, nel presente della narrazione, ci viene da pensare che Robin non stia poi così male, e in ogni caso non è detto che con Danilo sarebbe stata meglio. 

Certo non si è sposata, ma ora è più attraente delle donne sposate del posto, su di lei sono circolate molte voci, ma la sua vita sessuale probabilmente è stata interessante, ha avuto proposte di matrimonio che a lei non interessavano, ha anche avuto relazioni intime con qualche ex paziente sposato. Adesso la vita nel suo paese è più vivace e lei non frequenta nessuno di coloro che ha conosciuto da bambina e da ragazza. Una vita diversa. E si è risparmiata anni di convivenza e assistenza congiunta alla sorella e al fratello di Danilo. Insomma, lo scherzo del destino potrebbe essere sì stato un piccolo regalo. 

Anche perché  nella storia con Danilo tutto si guastò così in fretta, e quando avviene così velocemente è più facile da sopportare. 

Certo Robin si strugge ancora per l’occasione perduta.

Ma adesso, finalmente, davanti al corpo e alla mente malata del fratello di Danilo, Robin ha scoperto come sono andate le cose, perché sono andate così: ha a disposizione una bella spiegazione, una spiegazione per quello scherzo del destino. E come i suoi pazienti che sostengono che le scarpe vadano sempre riposte orientate dalla parte giusta, e gli spazzolini da denti e i pettini nell’ordine stabilito, lei può pensare che tutto sia andato storto quel giorno per colpa sua per un suo errore: aveva indossato il vestito del verde sbagliato, colpa anche di quel bambino malato e della madre alla tintoria. Così sì che è chiaro. Gli scherzi del destino nelle trame delle storie si dovrebbero poter sempre spiegare.

L’unico rimpianto che le resta è che non ha potuto spiegarlo a Danilo.


Leggere per raccontarsi: un corso online – Per informazioni


Scopri di più da GRUPPO DI LETTURA

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Commenti

Lascia un commento

Scopri di più da GRUPPO DI LETTURA

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere