Kazimir Severinovič Malevič, La cavalleria rossa

Joseph Roth, “Fuga senza fine” al gruppo di lettura “Grandi libri”

Il gruppo di lettura “Grandi libri” legge Joseph Roth, Fuga senza fine. Una storia vera. (Adelphi, 151 pagine). La discussione si terrà online – e in presenza alla Biblioteca di Cologno Monzese – mercoledì 18 gennaio 2023, ore 20:45.

La partecipazione è come sempre aperta a tutti, anche a chi  non ha letto il libro, a chi vuole solo ascoltare.
Chi vuole partecipare online e ancora non è nella mailing list del gruppo, può scrivere a gruppodilettura@gmail.com e riceverà il link per entrare nella conversazione.

Fuga senza fine venne pubblicato nel 1927. La fuga cui si riferisce il titolo è quella di Franz Tunda, giovane ufficiale asburgico che durante la Grande guerra viene preso prigioniero dai russi. Riesce però a fuggire e comincia una peregrinazione nella Russia rivoluzionaria e poi nelle città dell’Europa del dopoguerra: Vienna, Berlino, Parigi. Tunda vive il destino del disperso che però raggiunge la quiete dell’essere “senza nome, senza credito, senza rango, senza titolo e senza professione”. 

Come ricorda il risvolto di Adelphi, Roth, “si disegna nell’ombra del suo protagonista” e “avrebbe riconosciuto che la Fuga senza fine conteneva «in gran parte» la propria autobiografia di nomade. Anche per Roth c’era stata un’oscillazione tra la Russia della rivoluzione e la vecchia, amata e disfatta Europa. Ma anche per Roth la scelta era solo apparente: la sola realtà, nel fondo, era proprio la fuga, l’implacabile destino del «disperso».”

L’incipit nella traduzione di Maria Grazia Mannucci:

“Il tenente dell’esercito austriaco Franz Tunda finì prigioniero di guerra dei Russi nell’agosto dell’anno 1916. Arrivò in un campo, qualche versta a nord-est di Irkutsk. Con l’aiuto di un polacco diventato siberiano riuscì a fuggire. Nel triste, remoto, solitario casolare del polacco, ai margini della taiga, l’ufficiale rimase fino alla primavera del 1919.“

E una pagina aperta a caso:

“Un giorno apparve al consolato austriaco di Mosca uno straniero in giubba di cuoio nera, scarpe rotte, con una barba ispida sul viso bruno dal taglio duro, un vecchio berretto di pelliccia che sembrava anche più vecchio di quanto non fosse perché fuori splendeva il primo tepido sole di marzo”.

Ricordo anche che qualche settimana fa abbiamo parlato di Joseph Roth a proposito di una nuova biografia (Keiron Pim, Endless Flight: The Life of Joseph Roth, London: Granta).

(L’illustrazione è un dettaglio da La cavalleria rossa di Kazimir Severinovič Malevič, 1918)

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