Annie Ernaux Premio Nobel per la letteratura 2022

Vittoria (parzialmente) a sorpresa per la grande scrittrice francese Annie Ernaux (nata nel 1940 a Lillebonne), anche se da anni era fra i “favoriti”. Quest’anno in molti si aspettavano Salman Rushdie (poi ci torneremo).

È un premio all’arte della scrittura autobiografica, in varie intonazioni, trasformata in esperienza universale; dice la motivazione: “per il coraggio e l’acutezza clinica con cui ha svelato le radici, gli straniamenti e i vincoli collettivi della memoria personale”.

I libri di Ernaux sono pubblicati in Italia da un piccolo editore, L’Orma, fondata da Lorenzo Flabbi che è anche il traduttore della grande scrittrice.

Ernaux è probabilmente una delle migliori e più disincantate incarnazioni di un nuovo genere letterario: una sorta di romanzo meticcio che unisce il memoir, la riflessione sociale ed estetica, la filosofia, la critica culturale e del linguaggio, che che alcuni critici fanno risalire a Roland Barthes e che Robbe-Grillet ha chiamato, “Nuovo, nuovo, nuovo romanzo” (per parafrasare il superamento del noto “nouveau roman”).

I titoli più tradotti nel mondo e i più noti sono probabilmente Gli anni, L’evento, La vergogna e Il posto.

Quest’ultimo, in particolare, è forse il primo da leggere, per entrare nel suo mondo letterario. Così la scheda dell’editore sulla quarta di copertina: “La storia di un uomo – prima contadino, poi operaio, infine gestore di un bar-drogheria in una città della provincia normanna – raccontata con precisione chirurgica, senza compatimenti né miserabilismi, dalla figlia scrittrice.
La storia di una donna che si affranca con dolorosa tenerezza dalle proprie origini e scrive dei suoi genitori alla ricerca di un ormai impossibile linguaggio comune.
Una scrittura tesissima, priva di cedimenti, di una raffinata semplicità capace di rendere ogni singola parola affilata come un coltello.
Il posto è un romanzo autobiografico che riesce, quasi miracolosamente, nell’intento più ambi­zioso e nobile della letteratura: quello di far assurgere l’esperienza individuale a una dimensione universale, che parla a tutti noi di tutti noi.”

Questa invece la scheda di La vergogna:
«Ho sempre avuto voglia di scrivere libri di cui poi mi fosse impossibile parlare, libri che rendessero insostenibile lo sguardo degli altri.»
Romanzo dell’infanzia e dei suoi abissi, La vergogna ricostruisce con spietata lucidità una presa di consapevolezza: quella di una bambina di dodici anni testimone della «scena» spartiacque, rimasta a lungo indicibile, che le fa scoprire di colpo di essere dalla parte sbagliata della società. Inventariando i linguaggi, i riti e le norme che delimitavano il suo pensiero e la sua condotta di allora, Ernaux sprofonda nella memoria intima e collettiva – fatta di usanze, espressioni e modi di dire – e scompone l’habitat del mondo in cui era immersa: la scuola privata, i codici della religione cattolica, il culto della «buona educazione», le leggi non scritte ma inviolabili della gerarchia sociale.
Come nessun altro, Annie Ernaux riesce a mettere a fuoco con bruciante distacco – da esemplare «etnologa di se stessa» – la più indifesa delle età, raccontando quel violento e reiterato sconcerto che è l’ingresso nella vita adulta.

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