La nuova legge sulla lettura

Scontro sul tetto degli sconti al 5%, ma nella norma c’è anche altro

Charles Rennie Mackintosh "Le dessin de Mackintosh de la 'House for an art lover", 1901 (WIkiart)
Charles Rennie Mackintosh “Le dessin de Mackintosh de la ‘House for an art lover”, 1901 (WIkiart)

Il 5 febbraio 2020 è stato approvata in via definitiva al Senato la cosiddetta legge sulla lettura (Disposizioni per la promozione e il sostegno della lettura, sul sito del Senato il testo completo in pdf).

Prima di parlare degli sconti

Diciamo subito che fra le varie disposizioni interessanti, l’unica della quale si parla parecchio è la faccenda degli sconti sui libri, che divide molto e della quale ci occupiamo dopo aver visto il resto.

Promozione della lettura

La legge viene definita dai promotori un importante passo in avanti per la promozione della lettura nel nostro paese: e contiene numerose disposizioni promettenti che dovrebbero appunto favorire la lettura, su tutti i piani, sia commerciali-privati sia pubblici non economici. La legge dovrebbe dunque aiutare a:

diffondere l’abitudine alla lettura, come strumento per la crescita individuale e per lo sviluppo civile, sociale ed economico della Nazione, e favorire l’aumento del numero dei lettori, valorizzando l’immagine sociale del libro e della lettura nel quadro delle pratiche di consumo culturale, anche attraverso attività programmate di lettura comune.

(Da notare questo accenno alla “lettura comune”)

Le biblioteche pubbliche e librerie

Per questo fra gli obiettivi delle disposizioni c’è anche quello di

promuovere la frequentazione delle biblioteche e delle librerie e la conoscenza della produzione libraria italiana, incentivandone la diffusione e la fruizione”, oltre a quello di “prevedere interventi mirati per specifiche fasce di lettori e per i territori con più alto tasso di povertà educativa e culturale, anche al fine di prevenire o di contrastare fenomeni di esclusione sociale.

I patti per la lettura

La promozione passa dunque anche attraverso i cosiddetti “patti locali per la lettura” per “coinvolgere le biblioteche e altri soggetti pubblici, in particolare le scuole, nonché soggetti privati operanti sul territorio interessati alla promozione della lettura”.

Capitale italiana del libro

Ogni anno, inoltre, verrà scelta una “Capitale italiana del libro”: la selezione avviene sulla base dei progetti presentati dalle città che si candidano al titolo, e “i progetti della città assegnataria sono finanziati entro il limite di spesa di 500.000 euro annui a decorrere dall’anno 2020”.

Per le librerie indipendenti con meno di 20mila euro di fatturano annuo ci saranno incentivi fiscali; e verrà compilato per le “librerie indipendenti di qualità”.

I soldi

E con quanti soldi si dovranno fare queste cose? La nuova legge istituisce un Fondo – in dotazione del Centro per il libro e la lettura – per l’attuazione del “Piano nazionale d’azione per la promozione della lettura”, di 4.350.000 euro annui a partire dal 2020.
Non sono molti soldi, ha ammesso Flavia Nardelli Piccoli (del Pd), prima firmataria della legge. A Simonetta Fiori di Repubblica ha detto che “è una legge poco finanziata, ma con capitoli di spesa già aperti e questo rende più facile rifinanziarli”.

Una legge che divide

Tuttavia, a leggere e ascoltare i protagonisti del mercato del libro si capisce che la legge, almeno per ora, divide radicalmente i protagonisti della filiera del libro fra i favorevoli e i contrari a una norma in particolare fra quelle contenute nella legge: la norma che regola gli sconti.

Gli sconti

È in sostanza previsto dall’articolo 8 che il tetto massimo di sconto praticabile sia del 5% sul prezzo di copertina, mentre fino a oggi era del 15%. È una norma molto apprezzata dalle librerie indipendenti che da sempre sostengono che la politica indiscriminata di sconti sia un’arma nelle mani delle grandi catene di librerie e di Amazon per strangolare la concorrenza dei piccoli librai. I quali, sostengono, impedendo sconti che noi non possiamo permetterci, la partita sul mercato si gioca in modo più equo, favorendo tutto il movimento della lettura.

Contrari sono invece quasi tutti gli editori, che sostengono che meno sconti equivalgono a prezzi più alti e quindi a meno lettori.
Su Repubblica, Fiori ha citato Riccardo Levi, presidente della Associazione italiana ediotori (Aie): sostiene che il settore perderà 75 milioni di euro con duemila posti di lavoro a rischio.
Gli editori chiedono ora detrazioni fiscali sull’acquisto di libri e il rafforzamento del “bonus cultura” per i diciottenni.

I librai a loro volta ribattono: cari editori, finitela di fissare prezzi di copertina più alti del dovuto per poi promuovere i vostri libri nelle catene e su Amazon praticando immediatamente dopo l’uscita del libro sconti selvaggi che ci tagliano fuori dal mercato.

Ancora sul ruolo di librerie e biblioteche

Sempre su Repubblica Alessandro e Giuseppe Laterza hanno sostenuto il valore della legge dicendo, in sostanza:
– non è il prezzo del libro che determina il livello di lettura in Italia;
– dipende invece da fattori strutturali come i bassi investimenti nella scuola e nel sistema pubblico e privato della cultura;
– bisogna valorizzare la funzione delle librerie, riconoscendone la capacità di far crescere culturalmente il territorio circostante;
– va sostenuta la “battaglia” per le “piazze del sapere”, vale a dire le biblioteche pubbliche, “che animano mille iniziative, diventando luoghi di incontro privilegiati del quartiere e della città”.

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