Il gruppo di lettura secondo Italo Calvino

Sì ho scritto proprio secondo Italo Calvino. Perché in «Se una notte in inverno un viaggiatore», lo scrittore, che ha sempre avuto la lettura e il lettore come oggetto privilegiato di attenzione nel suo lavoro, ha inserito riflessioni che continuamente portano a pensare al rapporto fra il lettore, il libro e altri lettori: al nostro concetto di lettura condivisa, dunque.

Rene Magritte, La Lectrice Soumise 1928 (wikiart.org)
Rene Magritte, La Lectrice Soumise 1928 (wikiart.org)

In questo romanzo-metaromanzo, Calvino ha scritto con efficacia una descrizione dell’animo dei lettori solitari, non salottieri o mondani, che però finiscono per condividere con altri le loro letture, spinti da desideri e motivi differenti, che vanno spesso molto oltre la lettura e i libri oggetti delle letture che condividono.

Il romanzo di Calvino del 1979 è ovviamente molto altro, e anche i lettori che ci propone – il protagonista Lettore senza nome e la Lettrice (Calvino usa la maiuscola con i due lettori protagonisti), Ludmilla – sono assai complessi e ricchi di sfumature, ma certo tra le loro caratteristiche spicca il desiderio di comunicare la lettura, di saldare dialogo ed emotività sui libri letti «insieme».
Forse, ricordando il co-lettore di Bichsel, potremmo dire che «Se una notte d’inverno un viaggiatore» è un romanzo sull’impossibilità di essere davvero, fino in fondo, co-lettori. Anche se vorremmo tanto esserlo: ma i libri ci sfuggono, si trasformano, rischiamo di leggere sempre libri che sembrano gli stessi ma si rivelano diversi (anche quando il libro è effettivamente lo stesso). Ma ci dice anche che d’altra parte l’esperienza della lettura include sempre anche il discorso che ne facciamo con chi ci sta vicino.

Le prime pagine ci introducono al mondo conosciuto del lettore-appartato. L’incipit memorabile, nel primo capitolo del romanzo che è anche il primo della «cornice»:

Stai per cominciare a leggere il nuovo romanzo Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino. Rilassati. Raccogliti. Allontana da te ogni pensiero. Lascia che il mondo che ti circonda sfumi nell’indistinto. La porta è meglio chiuderla; di là c’è sempre la televisione accesa. Dillo subito, agli altri: «No, non voglio vedere la televisione!» Alza la voce, se no non ti sentono: «sto leggendo! Non voglio essere disturbato!».

Quando però il Lettore si accorge che la copia del romanzo che con tanto interesse e avidità sta leggendo è difettosa – un probabile errore di rilegatura impedisce di continuare la lettura – torna nella libreria per farsi dare una copia rilegata bene. Qui scopre che in realtà il problema è più complicato e subdolo: i fogli stampati del libro che pensava di aver iniziato, si sono mischiati con la tiratura di un altro romanzo, un romanzo polacco. Dunque il Lettore ha cominciato un romanzo diverso da quello che pensava di avere per le mani. E adesso però vorrebbe continuare con il romanzo polacco.
Il Lettore sceglie il libro allora, o meglio sceglie di nuovo il libro che vuole leggere. E nella scelta incontra la Lettrice: anche lei infatti, ha avuto la stessa esperienza con il libro difettoso e anche lei ha scelto di continuare a leggere il romanzo polacco inconsapevolmente incominciato.

Ecco dunque la Lettrice fa il suo felice ingresso nel tuo campo visivo, Lettore, anzi nel campo della tua attenzione, anzi sei tu entrato in un campo magnetico di cui non puoi sfuggire l’attrazione. Non perdere tempo, un buon argomento per attaccar discorso ce l’hai, un terreno comune, pensa un po’, puoi far sfoggio delle tue vaste e varie letture, buttati avanti, cos’aspetti.

La Lettrice dimostra subito, direttamente in libreria, l’attitudine alla condivisione; appena scopre che entrambi hanno letto l’incipit sbagliato, ma tuttavia lo stesso incipit, di un altro romanzo, e prova a offrire il suo parere:

Un po’ troppo sfocato come modo di raccontare, per i miei gusti. A me il senso di smarrimento che dà un romanzo quando si comincia a leggerlo non dispiace affatto, ma se il primo effetto è quello della nebbia, temo che appena la nebbia si dirada anche il mio piacere di leggere si perda. […] 
Preferisco i romanzi - aggiunge lei, – che mi fanno entrare subito in un mondo dove ogni cosa è precisa, concreta, ben specificata. Mi dà una soddisfazione speciale sapere che le cose sono fatte in quel determinato modo e non altrimenti, anche le cose qualsiasi che nella vita mi sembrano indifferenti.

Il Lettore nello scambio è invece più passivo, più riservato, meno creativo. Tanto che il narratore lo incita, persino, palesandosi, in un certo senso, come partecipante allo scambio di idee sul libro: «Sei d’accordo? Diglielo, allora. – Eh, quei libri lì, sì che val la pena.»
Il Lettore però ha lo slancio per chiedere il numero di telefono alla Lettrice, prima che si separino uscendo entrambi dalla libreria con la copia – che pensano rilegata bene – del romanzo polacco. «Ecco, l’hai detto. Cosa c’è di più naturale che tra Lettore e Lettrice si stabilisca tramite il libro una solidarietà, una complicità, un legame?»
A questo punto, dunque, nulla è come prima, almeno per il Lettore, per quanto ci viene detto ora.

Chi tu sia, Lettore, quale sia la tua età, lo stato civile, la professione, il reddito, sarebbe indiscreto chiederti. Fatti tuoi, veditela un po’ tu. Quello che conta è lo stato d’animo con cui ora, nell’intimità della tua camera, cerchi di ristabilire la calma perfetta per immergerti nel libro. Allunghi le gambe, le ritrai, le riallunghi. Ma qualcosa è cambiato, da ieri. La tua lettura non è più solitaria: pensi alla Lettrice che in questo stesso momento sta aprendo anche lei il libro, ed ecco che al romanzo da leggere si sovrappone un possibile romanzo da vivere, il seguito della tua storia con lei, o meglio: l’inizio d’una possibile storia. Ecco come sei già cambiato da ieri, tu che sostenevi di preferire un libro, cosa solida, che sta lì, ben definita, fruibile senza rischi, in confronto dell’esperienza vissuta, sempre sfuggente, discontinua, controversa. Vuol dire che il libro è diventato uno strumento, un canale di comunicazione, un luogo d’incontro? Non per ciò la lettura avrà meno presa su di te: anzi, qualcosa s’aggiunge ai suoi poteri.

Corriamo ora rapidamente ai capitoli undicesimo e dodicesimo della «cornice» del romanzo di Calvino. Il Lettore è in una grande biblioteca. Ci è entrato per trovare tutti i libri che nel corso del romanzo ha incontrato ma che per cause differenti e complesse – vicenda che è una delle anime del romanzo – non è riuscito a leggere. Richiede i vari libri, ma il personale della biblioteca fatica a trovare i volumi. Il lettore allora attende, «seduto a un tavolo insieme ad altri lettori più fortunati, immersi nei loro volumi». Mentre aspetta, osserva questi e lettori e ben presto si parla fra lettori. Sono scambi di modi di leggere, di domande che ciascuno fa ai libri abitualmente, interrogazioni a se stessi sulla lettura. È una sorta di gruppo di lettura sulla lettura, nel quale ciascuno dichiara il proprio modo di leggere. Idealmente, potremmo dire, è la preparazione a un gruppo di lettura vero e proprio che, potenzialmente potrebbe formarsi, ma che probabilmente non si formerà mai.
Un gruppo di lettura che dovrebbe almeno accordarsi per leggere uno stesso libro (anche se esistono probabilmente gruppi anomali nei quali non tutti leggono il medesimo libro) e mantenersi integro anche se ciascuno legge in un modo diverso, caratteristica tipica di quasi tutti i gruppi di lettura, naturalmente.
Il romanzo si conclude, nell’undicesimo capitolo che chiude la «cornice», con la Lettrice e il Lettore, a letto, sposati, che chiudono la serata di letture, leggendo libri differenti, ma – lo si capisce – abituati a parlare delle proprie letture.

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