La regina dei castelli di carta, Stieg Larsson

E’ uscito il 9 gennaio, ma l’ho letto solo ora, un po’ perché in famiglia era molto ambito, un po’ perché è molto lungo (quasi 900 pagine) e ultimamente il tempo è un bene più che scarso, un po’ perché, sapendo che era l’ultimo volume della serie, volevo tenerlo da parte il più possibile. Poi dovunque mi girassi fra amici, colleghi e persone incontrate per caso mi imbattevo in lui, e non ho più resistito.

alcuni dicono larsson abbia scritto romanzi da sala daspetto... (text img hosted on flickr)
alcuni dicono larsson abbia scritto romanzi da sala d'aspetto... (text img hosted on flickr)

E così qualche settimana fa mi sono lanciata su *La regina dei castelli di carta*, terzo _e come detto_ ultimo volume della Millennium Trilogy di Stieg Larsson, edito da Marsilio.

Bellissimo, inutile dirlo. Ero rimasta affascinata subito da *Uomini che odiano le donne* e ancora più conquistata da *La ragazza che giocava con il fuoco*. Il primo ti prende, il secondo ti avvince, conosci ormai i personaggi, ti sei affezionata a loro, Lisbeth era diventata la mia eroina.

Non ha senso leggere il terzo volume senza aver letto prima gli altri due. *La regina* incomincia dove *La ragazza* finisce _non lo dico per non guastare la festa ai _pochi_ che ancora non li avessero letti_ dove vediamo come Lisbeth e gli altri riescono a togliere le castagne dal fuoco.

All’inizio la lettura è stata per me un po’ faticosa, nelle prime 150 pagine si dilunga in storie complicate di spie e servizi segreti, fra Svezia e Russia (a chi piacesse il tema, consiglio i libri di Leif GW Persson, sempre pubblicati da Marsilio), ma poi è un crescendo continuo fino all’epilogo. Sono un po’ sensibile in questo periodo, ma ammetto di aver avuto le lacrime gli occhi nelle ultime pagine al pensiero di non ritrovare più questi personaggi, queste storie e queste atmosfere, per cause di forza maggiore (morte di Stieg Larsson, com’è ben noto).

Ma tutti hanno parlato di questo libro, e quindi non mi dilungo su trama e commenti. Voglio però citare un articolo che mi ha colpita, uscito sulla rivista free press Satisfiction, scritto da Gian Paolo Serino, che potete leggere qui: *Il fenomeno Stieg Larsson e la morte della critica letteraria*.

Come si può capire dal titolo dell’articolo, il giornalista sostiene che la critica letteraria non esiste più, tutte le recensioni si equivalgono e rivestono la funzione della pubblicità. Prova ne è, secondo lui, il successo di Larsson, che definisce uno scrittore che

ha prodotto libri da aeroporto, romanzi di linea: assolutamente prevedibili e, solo come nella fiction può accadere, sempre perfettamente in orario. Perché sai già che in quel punto, in quella pagina, troverai esattamente quello che vuoi trovare.

De gustibus non disputandum est, io non sarò una fine lettrice e un morto e un mistero mi attirano sempre, però non li ho trovati prevedibili, non li ho trovati costruiti, non li ho trovati in orario. Ok, non gli darei il nobel per la letteratura _per quello candido sempre Joyce Carol Oates_, ma i libri di Stieg Larsson fanno il loro onesto lavoro, e anche egregiamente.

L’impressione che ho avuto è stata che questo cantare fuori dal coro saltando addosso allo scrittore svedese sia più che altro per far sentire, in qualche modo, la propria voce, che così chiude l’articolo:

Con il silenzio e il consenso di una critica letteraria che dovrebbe difenderci da simili trabocchetti e che, invece, se ne sta immobile, silente, paralizzata. Una critica letteraria che, come scriveva Honorè De Balzac in Papà Goriot, “da vecchia parassita dei festini letterari è scesa dal salotto per andarsi a sedere in cucina, dove fa impazzire le salse prima ancora che siano pronte”. La critica letteraria è morta. Le pile di Larsson aspettano lettori da divorare.

Cosa ne pensate, voi che li avete o non li avete letti?

*giuliaduepuntozero

29 commenti

  1. Lessi ” Uomini che… ” pochi giorni dopo la recensione sul domenicale del sole24ore, dicembre 07. Ne rimasi così colpito – per la pochezza e prevedibilità – che il mio stupore davanti non tanto al successo di pubblico ( le ragioni del mio disgusto sono LE ragioni del gusto corrente ) quanto alle ulteriori favorevoli critiche che Larsson ha via via ricevuto. Forse la storia dell’autore ha aiutato, forse il suo grado di semplicità è così alto che sono io a sbagliare nel non saperlo cogliere. Fatto sta che non ho letto gli altri due. Prima o poi ( i miei dis-gusti artistici mi incurioscono più dei gradimenti ) rileggerò. E se avrò ambiato idea sarà una bella cosa, che vi dirò. Per il momento, però, posso dire che vale di più un “Bassotto” a caso di ogni Larrson edito. ciao g2.0

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  2. Da lettrice posso solo dire che avevo letteralmente divorato i primi due capitoli dela trilogy, che ho atteso spasmodicamente il 9 gennaio – nella libreria del mio paeselo Larsson è arrivato puntuale – e che con “La regina dei castelli di carta” mi sono arenata, tristemente , dopo un centinaio di pagine ; non ho capito ancora perchè….ma per me è accaduto quello che succede a certi amori estivi che si consumano in fretta, purtroppo .
    Ciao e bentornata Giulia!

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  3. Ho impiegato parecchio tempo per riuscire a leggere tutto questo terzo volume. Ha messo un po’ di pagine di troppo a parer mio. Le ultime cento su LIsbeth valgono da sole tutto il romanzo. Che tristezza sapere che non ne seguirà un quarto.

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  4. Da lettrice di gialli nordici (Mankell, Sjöwall-Wahlöö) non ho resistito a lungo a Stieg Larsson. Ma… mi sto già annoiando nel *primo* volume della trilogia. Sono a pagina 300 circa. E’ molto grave?

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  5. La scorsa settimana, alla riunione del gruppo di lettura di Cologno, un lettore, in una digressione su Larsson, diceva che la lettura della trilogia lo aveva a tal punto avvinto da fargli pensare addirittura al possibile pericolo di “una lettura così coinvolgente che non si può fare quasi altro e che ti tiene alzato quasi tutta la notte”. E mi ricordava come anche Beppe Sebaste in _Panchine_, raccontasse un’esperienza simile con i libri di Larsson (Sebaste non vi vedeva nessun pericolo però…)
    Sono tentato di leggere Larsson, per vedere se anche su di me avrà un effetto dirompente; anche se per ora non mi attira molto. Vorrei però mettermi alla prova.

    buona settimana a tutti 😉

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  6. Io adoro i gialli. Prima di Larsson, ero gia’ “cliente” di un paio di svedesi, tra cui il Mankell e il suo mitico Wallander.
    La trilogía e’ un bel tris di gialli, non c’e’ dubbio. Sulle parole di Gian Paolo Serino io sarei d’accordo se parlassi di un’altro libro, tipo “L’eleganza del riccio”, ma sui libri di Larsson no, pare che il signore non li abbia letti.

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  7. In effetti la prima parte di questo libro è una spy story un po’ complessa ma dalla seconda parte tutto diventa scorrevole come per i primi due tomi….cmq per me è il meno intrigante della trilogia…Ciao,Claudio

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  8. Probabilmente la scintilla potrà rinascere….forse mi ha limitato il fatto che, ultimamente, sto leggendo molti libri che trovo estremamente interessanti.
    Ciao!

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  9. Anche Carlo Fruttero ,sulla Stampa, ha parlato del primo volume della M.T. definendolo «Una noia… aggiungendo che sembra scritto non con il computer, ma dal computer. Una brodaglia che ricorda le antiche minestre che pare servissero nei collegi dei bambini poveri, tanti anni fa, una prosa senza scrittura, le stesse mestolate della stessa roba, una dopo l’altra». La mia stima per C.Fruttero è sufficiente a farmi credere che non sia l’invidia per un successo così stellare a farlo parlare, anzi la sua stroncatura è divertente e contiene qualcosa di vero sullo stile di Larsson. Questo stile , però, è probabilmente uno dei motivi dello straordinario successo della trilogia. Larsson scrive senza pretenziosità , sembra quasi mettersi da parte per non ingombrare la sua scrittura con brillanti acrobazie verbali.

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  10. Non ho letto Larsson ma questa scrittura “brutta” o meglio da alcuni ritenuta tale mi ricorda i commenti ad altri successi editoriali ritenuti malscritti; penso che chi critica lo stile di scrittura o meglio l’assenza di stile, che in sè può essere uno stile, non sia invidioso di un successo ma sorpreso e talvolta scandalizzato.

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  11. Ho apprezzato moltissimo tutti e 3 i romanzi di Larsson e mi sento “persa” senza le vicende di Lisbeth.
    Le critiche di mancati scrittori (frustrati) mi fanno soltanto innervosire.

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  12. io ribadisco, mi sono piaciuti.
    ok, come ho scritto non gli darei il nobel per la letteratura, ma non comprendo tutte le critiche. ognuno ha il suo stile, e ricordiamo che stiamo parlando di letteratura di genere.
    confermo che intorno a pagina 100 circa è un po’ pesantuccio, quando si perde nei racconti di spionaggio, ma assicuro che poi si riprende e non si riesce più a mollare, le ultime centinaia di pagine vi terranno incollati!
    comunque anche per me è il peggiore dei 3.

    luiginter, guarda che anche mio papà li ha letti ed è diventato un drogato di larsson, quindi vai sul sicuro…

    ciao

    *giuliaduepuntozero

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  13. La trilogia mi è molto piaciuta.
    Si divora velocemente. Intrigano il contesto e l’incalzare degli eventi.
    Nel contesto ha rilevanza la buona caratterizzazione dei personaggi. Diventano in breve familiari ed alla fine della trilogia ne senti la mancanza.
    È un capolavoro ?
    Sono romanzi d’intrattenimento che non richiedono e non impongono una profonda riflessione.
    Ti fanno comunque trascorrere qualche mese di piacevoli serate. Aggiungo anche che le dinamiche psicologiche (in redazione, nelle società economiche e nella relazione cittadino / istituzioni) sono ben descritte ed abbastanza realistiche.

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  14. Ecco un altro bel caso di coscienza per un lettore : ogni tanto vado contro il mio intuito e leggo con le migliori intenzioni uno dei romanzi che vanno alla grande nelle classifiche. Se non ricordo male, mai sono stata colpita sulla via per Damasco ( ultima cocente delusione quella …del riccio ): confesso che la trilogia svedese mi spaventa anche per la mole e poi anche perchè nessuno dei lettori entusiasti è riuscito a dirmi nulla di incoraggiante sullo stile, limitandosi a giurare che le storie sono avvincenti. Confesso che sono molto tentata a credere sulla parola a Carlo Fruttero…

    Potrei fare così : farmi fare un avvincente riassunto da un lettore convinto e buon narratore; leggerne 3 capitoli ( come sembra abbia fatto anche Fruttero, mi pare ) e, nel caso di esito incoraggiante, agire di conseguenza. E’ molto disonesto questo metodo, secondo voi? I recensori faranno diversamente? Mah!

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  15. Non vorrei offendere nessuno/nessuna, ma questo Larsson mi sembra un po’ sopravvalutato. Non sono un critico letterario, sono una normalissima lettrice che qualche volta si diverte anche con i buoni gialli (sopratutto quelli nordici). E quello che scriverò in seguito sono solo le mie impressioni personali.
    Ieri sera ho finalmente finito il primo libro della Millenium Trilogy, “Uomini che odiano le donne”. Che fatica però…
    Non è scritto male, stile semplice, scorrevole. Ma non mi è piaciuto lo stesso. Mi sembra che Larsson sia stato pagato “a parole”, più ne scriveva più soldi prendeva. Le prime 100 pagine le ho trovate veramente noiose, poi speravo che la storia partisse. Invece no. Altre 300 pagine di … noia. Tutto mi sembrava tirato per i capelli, pieno di luoghi comuni, molto prevedibile, forse scritto con l’aiuto di uno specialista del “marketing editoriale”. Intorno a pagina 500 mi ha preso anche un po’ questa strana storia, ma poi di nuovo… uff.
    Se Larsson avesse scritto 300 o max. 350 pagine (invece dei quasi 700) “Uomini che…” poteva anche essere un libro/giallo carino secondo me. Ma così mi ha soltanto stufata. E non penso di leggere gli altri 2 libri della Trilogy.

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  16. Sono una lettrice appassionata di gialli nordici (Mankell,Fossum,Holt)e ritengo che i tre romanzi di Larsson siano veramente insuperabili. Certo è necessario leggere i primi due per comprendere la storia narrata nel terzo volume perchè i romanzi compongono una trilogia,ma Lisbeh Salander per me è veramante un’eroina difficile da dimenticare.

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  17. Cara Bianca V. un consiglio da una che un po’ ti conosce:evita di leggere la trilogia (comunque non l’avresti fatto…)non è proprio il tuo genere. Cerco di farti una sommaria presentazione:Stieg Larsson è una sorta di Ken Follet del terzo millennio,ugualmente avvincente,ma un po’ più pulp,anzi, direi molto più pulp. I due protagonisti sono caratterizzati da: Avventura (il più delle volte decisamente non credibile) Senso morale (anche se molto soggettivo) Etica professionale (apprezzabile) Amore libero (d’altronde siamo in Svezia…) e,ovviamente sono entrambi invincibili. Lisbeth Salander, la protagonista femminile (forse il personaggio più originale e accattivante ) è una ragazza minuta e apparentemente fragile, asociale e con gravi difficoltà di apprendimento che, al momento giusto, si rivela essere piu’forte e violenta di Rambo, più intelligente di Einstein e più scaltra di Lupin;in più con un computer in mano diventa praticamente onnipotente. Se proprio dovessi fare una trasposizione cinematografica, vedrei bene come protagonisti Angelina Jolie(lara croft)e B. Willis (die hard), regia di Q.Tarantino con la supervisione di I.Bergman.(neanche il Dr.Frankestein avrebbe potuto immaginare qualcosa di più terrificante.) Insomma, cara Bianca, se proprio hai qualche ora da riempire, vuoi rilassarti o estraniarti dalle beghe quotidiane, la Trilogia è perfetta : disattiva i neuroni e lasciati coinvolgere dalle avventure di Lisbeth e Mikael e non rimarrai delusa. Se invece vuoi arricchire il tuo cuore e la tua mente,continua ad acquistare i tuoi libri dal PARNASO AMBULATE, rilassati sul tuo DIVANO ROSSO e prendi un tè con EMMA ridendo assieme delle strampalate avventure dell’HIDALGO o piangendo sulla triste sorte di LOLITA o, perchè no, spettegolando su Mr. e Mrs.RANSOME. Con affetto estima P.S. dopo questo pistolotto confesso che io li ho letti avidamente e, con sommo godimento, ho tirato le ore piccole per finirli…

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  18. Ragazzi veramente ci si sta infognando su discorsi che non stanno ne in cielo ne in terra…
    Io ho divorato tutti e tre i libri senza stare a contare 100 o 900 pagine ma che importanza hanno le pagine? Si tratta (io non credo che le persone che hanno scritto abbiano tutte realmente letto i libri…) di una storia che di prevedibile non ha assolutamente nulla, altrimenti se fossimo capaci di “prevedere” saremmo tutti scrittori no?
    Lisbeth è una vera eroina, e non si puo non amarla da subito..
    Un po di informazione magari prima di parlare no eh?

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  19. Mi sono imbattuta per caso nella lettura dei libri di Stieg Larsson. Ho ricevuto in regalo “Uomini che odiano le donne” per il mio compleanno. Sono una fan del giallo, abituata tuttavia ai classici come Conan Doyle e Agatha Cristie. Fino ad oggi mi ero rifiutata di leggere Patricia Cromwell o altri libri che, secondo me, non hanno nulla a che vedere con i classici che ho citato.
    Ad oggi ho letto (anzi divorato) i primi due volumi della trilogia e mi sono piaciuti. In particolar modo il primo e’ molto piu’ ricco di colpi di scena e povero di scene di azione del secondo. Sara’ perche’ Stoccolma mi e’ sempre piaciuta e ci sono andata da poco: reputo molto interessanti le digressioni sui luoghi in cui e’ ambientato il romanzo nonche’ sulle abitudini dei personaggi. Non mi sembrano pesanti. Sinceramente parlando, pero’, non mi hanno convinto del tutto le scene d’azione (molte inverosimili) come l’ultima di Lisbeth Salander nel bosco (2° volume).
    Leggero’ sicuramente il terzo libro e, forse, i vari Faletti e Patricia Cromwell che ho sembre snobbato…
    Avete mai letto Lucarelli? Ve lo consiglio: i suoi libri sono scritti molto bene e penso che vi piacerranno.

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  20. Premessa: non credo che il testo seguente costituisca spoiler riguardo la trilogia Millennium di Stieg Larsson, ma affronterò alcuni temi generali trattati nei testi dello scrittore svedese. Chi non volesse proprio saperne di avere anche la minima anteprima, non legga il testo sottostante. Per gli altri, buona fortuna. E soprattutto, bentrovati.



    Ho finito di leggere la trilogia ieri. L’ho letta tutta per intero, senza interruzioni, come se fosse un libro solo. Ho letto la notte, in bagno, nelle sale d’aspetto, in macchina (nei parcheggi, non mentre guidavo): insomma, ho totalmente rivalutato il concetto di “tempi morti”. L’ho voluto (potuto) fare e mi è andata bene: ho conosciuto i personaggi di Larsson, alcuni mi sono piaciuti, altri mi hanno fatto schifo (ma credo che fosse l’obiettivo dell’autore). Anch’io – come tanti altri – ho provato un senso di angoscia quando ho realizzato che stava per finire questa “immersione”, e che Larsson era scomparso non misteriosamente, ma purtroppo per davvero e davanti a decine di testimoni. Non conoscevo la Svezia – al massimo ero arrivato in Danimarca – né gli scrittori scandinavi. Quindi ho cominciato con Larsson e mi sono divertito. Mi è piaciuto il suo modo di scrivere: le ambientazioni che ha saputo creare (urbane ed extraurbane, gli interni domestici come gli uffici, i bar, i ristoranti); i quadri sociali (la borghesia intelligente scandinava, l’imprenditoria scaltra o meschinamente compromessa, il giornalismo professionale e impegnato, ma allo stesso tempo l’immigrazione dai paesi dell’est, il trafficking, il dramma dell’istituzionalizzazione di persone ritenute non autosufficienti, lo sfruttamento dei lavoratori-schiavi nei paesi del terzo mondo, ecc.); mi sono piaciuti i personaggi davvero completi, ben scolpiti e rivelati progressivamente (magistrale – a mio avviso – come viene modellato il personaggio di Lisbeth, di cui viene svelato il significato di Tutto il Male che le è accaduto in un crescendo angosciante); mi è piaciuta la capacità di affrontare alcuni temi-chiave delle nostre società, come il sessismo (nelle sue infinite gradazioni), il classismo nei confronti di soggetti incapaci non tanto di intendere e di volere, quanto di difendersi dai soprusi, il rapporto tra società democratiche e teorie della sicurezza nazionale, il ruolo delle borghesie nei processi democratici, il rapporto di paesi-frontiera come la Svezia con lo sfacelo delle società ex-sovietiche negli anni di quella che sarebbe dovuta essere la prosperità post-comunista.
    Insomma, sarà che non ho letto molto altro, ma questa trilogia mi è sembrata davvero carica di temi, messaggi e segnali! Non voglio attribuirgli valori eccessivi, voglio solo dire che mi è piaciuto il modo in cui questo uomo, giornalista d’assalto fino alla stesura del primo volume, ha calato la sua esperienza professionale nei suoi testi romanzati.
    Infatti a metà del terzo volume sono andato a cercare di più su Larsson, forse tanto per cominciare per essere sicuro che la sua morte non fosse una specie di mistero magari a lieto fine (parentesi: forse questa trilogia ha concimato un tantino la mia tendenza paranoica e complottista?).
    La prima cosa che ho scoperto è stata che Larsson non solo non c’è più, ma che la sua dipartita ha provocato una molto-reale guerra giudiziaria sui diritti d’autore tra la famiglia (padre e fratello) e la compagna di fatto (non moglie) Eva Gabrielsson, a cui la tanto democratica Svezia non garantisce alcun diritto. Poi ho scoperto che Larsson per anni aveva svolto il mestiere di giornalista occupandosi principalmente di movimenti di estrema destra e fondando la rivista antirazzista Expo, ancora attiva e in gran forma. Insomma, un bel tipo, dal mio punto di vista. E questo non ha fatto che aumentare il mio disagio, perchè avrei voluto leggere le altre inchieste di Kalle Blomkvist ooops! di Stieg Larrson (è un lapsus freudiano oppure forse forse Larsson ha creato un personaggio che un pò gli assomiglia? bah, forse questa è una banalità…). Credo proprio che un giornalista così fecondo sarebbe stato capace di regalarci altri gustosi volumi carichi di temi molto attuali, visti dal punto di osservazione della borghesia illuminata scandinava: infatti pare che il progetto di Larsson fosse un decalogo, e che nel suo computer (ah, quante fantasie sul suo computer…) ci siano 200 pagine del quinto volume (e non del quarto). Ma non sarà più così. Quindi non ci resta che prendere queste angosce, buttarle nella pattumiera e pensare a queste tante pagine che abbiamo letto e cosa possono significare; ma soprattutto farlo se ci sono piaciute!
    Le domande che mi sono rimaste in testa all’indomani della lettura della trilogia sono le seguenti, per ora. Se ne verranno altre magari ritornerò sull’argomento.
    Tanto per cominciare, sarei curioso di sapere cosa pensano le organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne sulla battaglia di Larsson. Sì, perché un giornalista come lui, per anni impegnato sul fronte dell’antirazzismo dedica la trilogia ad un tema marcatamente antisessista, con una sfilza di soluzioni “riparatrici” di tutti i tipi pensabili ed anche impensabili e sorprendenti. E la denuncia è assai articolata, e va dalle responsabilità del traffico di schiave del sesso ai “semplici” (ma per questo non meno gravi) episodi del cosiddetto stalking. Un contributo maschile ad una battaglia di civiltà che deve essere di tutti, sottolineata dall’intensità di personaggi femminili dotati di determinazione assai “amazzone”. Mi piacerebbe chiedere alla sua compagna Eva che tipo di uomo fosse Larsson, quale visione avesse del problema nella vita di tutti i giorni.
    Seconda questione:questa capacità dei personaggi (femminili e maschili) di battersi malgrado tutto e tutti, malgrado la dimensione del problema contro cui si combatte, di vincere anche se profondamente e irrimediabilmente feriti, ha istillato in me due sensazioni contrastanti: in un primo momento una smisurata fiducia nelle capacità umane di battersi fino alle estreme conseguenze, ma in un secondo momento la paura che i personaggi di carta spesso sono tanto lontani dalle debolezze di carne, ossa e cervello di noi umani. E’ vero che i personaggi di Larsson tutto sono tranne che puri, ma sappiamo che nella vita reale non si vince sempre (e si perde spesso!). Ma comunque sia, è giusto che alla letteratura sia concesso questa speranza di vittoria per l’ultima battaglia.
    Terza questione: i mezzi con cui combattere. Larsson basa le vittorie dei suoi personaggi principalmente su due pilastri. Uno è costituito dalla brillantezza e l’intelligenza con cui loro affrontano i problemi che gli si pongono innanzi. L’altro è costituito dalle infinite strade spianate dagli strumenti informatici, più illegali che legali, quasi che essi siano una specie di “oggetto magico” con cui stravolgere situazioni apparentemente senza uscita o scoprire segreti inviolabili; una funzione che lo studioso del folklore Vladimir Propp individuò come una delle basilari della morfologia della fiaba. Hacker republic come la bacchetta di Harry Potter?
    Infine una domanda senza risposta. Ma con una premessa. Mentre mi avviavo a concludere il primo volume non seppi resistere a sbirciare su internet per avere qualche informazione su Larsson. Mi resi conto subito di rischiare lo spoiler, ovvero di avere svelate conclusioni e colpevoli. Poco prima di chiudere in fretta e furia le mille pagine che mi si presentavano sull’argomento, ne lessi una che criticava l’eccesso di particolari con cui Larsson descrive scene e personaggi. Mi sono quindi chiesto se effettivamente questo modo di scrivere mi desse così tanto fastidio. La risposta? No, non mi danno fastidio i mille caffè, i duemila clic dei mouse, le tremila bocche storte, ecc. In generale ogni elemento, anche se ripetuto più e più volte, mi è sembrato utile allo scrittore-scultore per smussare e levigare luoghi, personaggi e situazioni di questa trilogia. Ma c’è stato un fatto che non ho capito. In “Uomini che odiano le donne” ad un certo punto si fa riferimento ad un aumento in parte inaspettato degli abbonati alla rivista Millennium. E si aggiunge che in particolare stessero aumentando le donne. Vi sembrerà patologico, ma mi aspettavo che a questa affermazione seguisse una spiegazione, che però o non è mai arrivata o me la sono persa… Mi aiutate a capire? Per il resto, tutto mi è sembrato al suo posto. Insomma, queste “enne” pagine me le sono godute (“100 o 900 pagine ma che importanza hanno le pagine?”), e francamente mi dispiace non potermi godere i frutti ormai proibiti delle sinapsi di Larsson. Ma questo vale per la maggior parte degli scrittori, o no?

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  21. Peccato, speravo in qualche replica: mi sarebbe piaciuto discuterne. Solo un’altra cosa. Il titolo originale è “Luftslottet som sprängdes”, che dovrebbe significare più o meno “castelli saltati in aria”, tradotto in italiano “la regina dei castelli di carta” (forse in inglese sarà intitolato “Castles in the Sky”, sicuramente in francese è già “La reine dans le palais des courants d’air”). Ma in italiano ha un qualche significato “castelli di carta”? O è più appropriato “castelli di carte”, ovvero strutture effimere, costruite con le carte da gioco? In italiano ha senso parlare di “castelli in aria”, ma tra questo e quelli di carte c’è differenza: il primo rimanda a progetti difficilmente realizzabili, il secondo a progetti realizzati ma precari. Voi che ne pensate? PS: avete il numero di telefono dell’Accademia della Crusca? …:-)

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  22. Be’ in effetti, Ciccio, anche io immaginavo che la tua analisi del libro di Larsson suscitasse qualche reazione. Ma sai, è un luogo imprevedibile questo, dove a volte le discussioni nascono e crescono attorno a temi che sono i meno popolari immaginabili. E forse è anche meglio. Forse agli affezionati di questo blog il tanto parlare e scrivere attorno a Larsson e alla sua trilogia ha un po’ stufato…
    Io no posso risponderti perché non ho letto i tre romanzi.

    ciao e grazie per i tuoi interventi

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  23. ciao

    Ho aspettato di leggere tutta la trilogia , prima di intervenire in questa pagina.
    E devo dire che sono molto in sintonia con te, caro Ciccio.
    La prima impressione e’ stata che il Nostro avesse uno stile tutto suo, e siccome ho letto pochi nordici ( indimenticabile “Il senso di Smilla per la neve” anche questo una donna indimenticabile e che emoziona in modo unico, scritto da un uomo )pensavo fosse dovuto a un qualche modo di essere legato al linguaggio svedese.
    Non mi dispiace, devo dire , che sia una cosa personale.
    I libri me li sono goduti, tutti e tre, e in modo diverso.
    Cmq mi sono calata in una realta’ parallela che ha cancellato per i giorni ( e le notti) in cui leggevo
    ogni altro possibile pensiero emozionante.
    Non credo che succeda a tutti , visto che non siamo tutti fatti con lo stampino, ma ho notato che succede a molti.
    Mi sono subito chiesta anche io : cosa hanno pensato gli svedesi? Come hanno reagito?
    E poi anche io ho fatto l’associazione : Kalle Blomkvist = Stieg Larrson .
    E anche io ho pensato cvhe “qualcuno” lo avesse eliminato con un comodo infarto.
    E adesso anche io mi trovo in crisi di astinenza, ma ho gia’ visto il primo film, e aspetto anche i due in lavorazione.
    Nessuno ha pensato di pubblicare o mettere in rete i lavori di Larsson come giornalista?
    Ciao , Ciccio
    a risentirci.

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  24. forse non sarò all’altezza o forse semplicemente non ho esperienza, vista la mia giovene età ( 14 ). vorrei solo avvisare il sig. Serino che io da lettrice inesperta ho trovato questo libro tt’altro che prevedibile e in orario. anzi, mi sono pienamente immedesimata nella parte, provando ansia, stupore, paura, emozioni che ben pochi libri penso sappiano trasmettere. come scrive Giulia anche a me è dispiaciuto lasciare lisbeth e mikael, personaggi che ritengo amici e che oserei dire di conoscerli come tali, visto le sorprendenti descrizioni che Larsson ci regala. davvero tre ottimi libri..

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