Tribeca sunset, Henrik Reher

Tribeca sunset, originally uploaded by halighalie.

Quest’anno ho letto due libri in particolare che dimenticherò difficilmente. Entrambi sono dei graphic novel, e in modo diverso mi hanno segnata fortemente.
Il primo è *Fun Home* di Alison Bechdel, ma di questo ho già parlato.
Il secondo l’ho appena finito, si chiama *Tribeca Sunset*, l’autore è Henrik Reher, la casa editrice Black Velvet (il sito purtroppo al momento non sembra molto aggiornato…).

In due parole, è un romanzo sull’11 settembre.

Nella prefazione, Francesca Rimondi e Silvia Teodossi parlano del rapporto degli scrittori e artisti statunitensi con i grandi fatti della loro storia: la guerra in Vietnam, l’assassinio di Kennedy, l’attacco alle torri gemelle.

Aspettiamo ancora che gli scrittori si risciacquino lo shampoo dalla testa, depongano la palla del fuoricampo sotto vetro e la guardino filtrata da lì, mentre le loro ustioni televisive si rimargineranno, e la forza letteraria ricomincerà a scorrere in contronarrazioni lontane dai reportage, dai dov’ero io quando, dalle telefonate ai parenti in Florida. E’ ormai tempo.

Sì, è ormai tempo, e questo graphic novel di Reher è un’ottima partenza.

Composto da due parti, due episodi strettamente legati: *Tuesday*, il primo libro, racconta in prima persona l’esperienza dell’autore, residente a pochi isolati di distanza dalle torri, mentre assiste allo scontro e alla distruzione in diretta, fugge da New York con il figlio, cerca di ricostruire con la famiglia una vita, al di là della casa inagibile, delle liste di amici morti, della paura. *Tribeca sunset*, il secondo episodio, racconta invece di quattro amici, che si ritrovano per l’addio al celibato di uno di loro, qualche tempo dopo l’attacco, e riflettono sul loro passato e sulle loro vite presenti.

Tante le riflessioni. Ecco una di quelle che mi è piaciuta di più:

– Cos’è la paura?
– Preoccuparsi per le malattie. Solo quello. Il resto per me è irrilevante. Tutto il resto può essere affrontato, ma non le malattie. Pensi se suo nipote avesse una malattia inguaribile…
– Che ti accada qualcosa di violento.
– Non so cosa sia. Sono fortunato, immagino.
– La paura è sospettare di essere mediocre.
– Rendersi conto che non sai nulla.
– La paura è vivere a New York.

Ho fatto un po’ di fatica a trovare questo libro in libreria, però ne è valsa la pena. Lo dimenticherò difficilmente, appunto.

*giuliaduepuntozero

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