Le librerie del cuore

Ogni lettore ha la propria libreria del cuore, quella in cui acquista titoli altrove introvabili, o in cui c’è un venditore simpatico; altre volte ad attirarlo nella libreria sono gli spazi: c’è chi preferisce le librerie moderne, sempre ben fornite, e chi invece ama i piccoli negozi polverosi, con gli scaffali in legno.
Personalmente, a volte ho difficoltà a consigliare un libro, ma certamente so sia dove indirizzerei un lettore, sia dove NON lo indirizzerei.
E allora perchè non costruiamo una mappa delle librerie del cuore?
Nella mia mappa del cuore, a Genova, io metto queste librerie:
Feltrinelli, , soprattutto perchè ha moltissimi testi scientifici che altrove si sono estinti;
Assolibro, sempre in Via XX Settebre, perchè è gestita da un libraio simpatico e competente;
Assolibro 2, in Corso Buenos Aires, perchè mette le edizioni Adelphi e Einaudi accanto alla porta e i cosiddetti best-seller nascosti in fondo al negozio, e perchè ha una ricca raccolta di piccoli editori locali.

Le vostre librerie del cuore, scrivetele qui

36 commenti

  1. Io non sono mai stato consigliato bene da nessun libraio e quindi tendo a preferire le grandi librerie in cui mi posso perdere cercando, come Feltrinelli o Mel Bookstore (a Roma). Se qualcuno conosce a Roma qualche libreria che vale la pena visitare per un qualsiasi motivo che lo scriva pure, sono sempre a caccia di belle librerie 🙂

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  2. In effetti, pensandoci, non mi viene in mente una libreria di *Milano* che mi faccia impazzire. Anni fa mi piaceva la Feltrinelli di via Manzoni.
    Mi piacciono molto le librerie di usati che si torvano negli Stati Uniti, in particolare a *Seattle* ne ho trovate di meravigliose, ma fatico a ricrdarne il nome e la via. Quindi, mi limito a segnalare la mia *libreria ideale*:

    a *San Francisco, la *City Lights* (è a 261 Columbus Ave.), forse è anche una questione affettiva, per quello che rappresenta nella storia della letteratura americana. Ma è anche effettivamente bellissima. http://www.citylights.com/

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  3. Non sono mai andata a San Francisco, ma quando ci sono stati i miei genitori mi hanno portato una maglietta della libreria *City Lights*, quindi se devo dire la mia libreria preferita di San Francisco, sicuramente mi associo a luiginter!

    *giuliaduepuntozero

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  4. ammetto di amare parecchio le librerie online 😉
    ma a milano bazzico
    “fnac” in c.so mazzini soprattutto per i divanetti comodi e per una notevole parete di gialli e thriller
    “feltrinelli” in duomo per l’ottima selezione e l’apertura di sabato sera, peccato per la mancanza d’aria (è interrata….)
    “libraccio” (vicino a via larga) per la parete dei nuovi a metà prezzo

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  5. Io a san fran ci sono stata e ovviamente sono andata in pellegrinaggio alla libreria di ferlinghetti che, come tutto a san fran, è decadente e scarsamente interessante se non per l’alone nostalgico che può avere per noi europei cresciuti col mito americano della summer of love. Detto ciò la più bella libreria in cui sia mai stata stava a di Roma, si chiamava Asterisco, nel quartiere prati. Li entravi e dicevi “vorrei un libro che parli d’amore, ma in modo perverso, senza famiglia di mezzo, ambientato in europa il cui protagonista si veste sempre di viola” e loro ti trovavano il libro dei tuoi sogni. Avevano letto tutto, non consigliavano mai novità editoriali (non necessariamente insomma), mai una libro sputtanato, mai una toppa. Ovviamente questa libreria ha chiuso schiacciata dal peso di maxicatene in grado di propinare roba come Moccia agli illetterati modaioli o agli schiavi delle classifiche dei best seller. Sono stata abbastanza acida? 😉

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  6. Justine credo abbia mangiato male a pranzo; (so dove ha mangiato); perchè di solito non è così acida (credo almeno, non la conosco abbastanza bene ma a intuito, ci giurerei). 😉

    A parte che è vero che accetto tutto quel che avviene a San Francisco, ovviamente compresa la summer of love; a parte che amo ferlinghetti e i suo amici; a parte che sono cresciuto e (quasi) invecchiato (a sinistra) con il mito americano (e litigando con gli antiamericani) : detto questo:*city lights* è veramente bella, esattamente come la città. (Peccato che lì la maratona sia sottovalutata e il percorso un po’ sacrificato, altrimenti sarebbe perfetta).

    Insomma, magari se si vuole, evitando il pellegrinaggio (io però ho fatto il pellegrino, ogni volta), ma questa è *la libreria*. Anche se Justine mi prenderà in giro appena mi incontra 🙂

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  7. haha forse devo smetterla con lo yogurt a pranzo 😉 cmq avendo vissuto un anno a San Francisco ho potuto vivere attimo per attimo lo smontamento del mito. Anche io ero esaltata all’idea di vivere la città della rivoluzione culturale, ma nella mia esperienza (non sono l’unica) San Francisco è stata un delusione TOTALE 😦 Sarà che venivo da NY e si dice che chi ama la East Coast non ama la West, ma per quello che ho visto io, SF vive e si adagia su una notorietà durata un decennio, molti anni fa, e oggi non conserva più nulla di interessante (se non ovviamente il ricordo di quei tempi). Insomma è una città morta, decadente, sporca e noiosa.

    Detto ciò sicuramente non ho conosciuto la gente “giusta”, non sono stata nei posti “giusti” etc.. però dopo 2 mesi a NY uscivo mi divertivo, vedevo concerti e ogni w-end andavo a due nuove mostre. A San Fran ho tentato in ogni modo e non è venuto fuori nulla. E non dimentichiamo che c’è sempre la nebbia e piove 6 mesi all’anno…

    Per finirla con questo pippone, la libreria City Lights è sicuramente bella, sono un po’ spocchiosi dentro, ma insomma al mondo ci sono un sacco di librerie altrettanto belle. Magari meno “mitiche” ok ve lo concedo… Luigi vai, uccidimi! 😉

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  8. Detto che mi sembrate un po’ spocchiosi tutti e due 🙂 e anche un po’ snob, mi spiace distogliervi dalle vostre riflessioni east-west, tuttavia il problema qui in Italia – e a Milano dove sto io – è serio. Il tentativo delle grandi librerie italiane (ma che a livello locale rimangono molto piccole e gestite come mini-aziende) di fare il salto e diventare uno spazio social (dove fermarsi a leggere, discutere, incontrare autori e lettori, scambiarsi opinioni) mi sembra miseramente fallito. Il libraio è una figura professionale ormai inesistente su cui non si crede né si vuole investire. Però: in un’intervista su Repubblica del 15 marzo l’editore Giuseppe Laterza ha dichiarato di puntare, come si faceva una volta, ancora e di nuovo sulla qualificazione professionale dei librai. L’idea – dice – gli è venuta dal proprietario della londinese Waterstone che, dopo aver passato anni a tagliare i costi, ha deciso di puntare proprio sulle risorse umane. Che sia una buona idea?

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  9. uffa. io putroppo non ce l’ho più una libreria del cuore 😦

    c’era una volta la Libreria del Lungarno a Pisa (giusto giusto sul Lungarno, appunto), dove io andavo sempre anche perché i proprietari erano dei veri fenomeni (potevi chiedere qualsiasi libro, anche “Come si riproducono le formiche rosse del Bengala” e loro in un battibaleno andavano a colpo sicuro allo scaffale giusto).
    Ora la Libreria esiste sempre ma ha cambiato gestione…

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  10. Ciao a tutti!
    per un po’ ho sognato leggendo di mitiche librerie in paesi lontani…
    Rimanendo in Italia, vi vorrei segnalare la piccola libreria “Le Nuvole” a Pescasseroli, nel Parco Nazionale d’Abruzzo: minuscola, ma ricca di testi interessanti. Ci vuole un bel coraggio per tenere Roberto Calasso in vetrina in un piccolo paese di montagna!
    Se infatti bene o male le grandi città hanno sempre una vasta offerta di titoli, appena ci si allontana le librerie anche solo degne di tal nome praticamente si estinguono…tranne qualche preziosa eccezzione. Con buona pace di chi deve arrangiarsi ordinando libri su internet!

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  11. Mi pare di capire che siamo un po’ tutti orfani dei librai (più che delle librerie).

    Vi confesso però che la prima volta che da pischella entrai in una Frac a Parigi restai affascinata dal fatto che permettessero a tutti di leggere i libri per tutto il tempo che si voleva. Io mi lessi quintali di fumetti. Anche quella era una bella cosa che magari nelle piccole librerie non ti facevano fare (alla Fnac di Milano si può? Da Feltrinelli a Roma hanno messo 1 divanetto che ti devi litigare con le sciure affrante dallo shopping di scarpe che cercano rifugio al fresco dell’aria condizionata, ma meglio che niente…).

    Ecco consoliamoci così, i commessi sono forse incompetenti però almeno puoi smanucciare e leggere un po’ di più i libri. E questo era il mio pensiero positivo della serata (oggi niente yogurt a pranzo!).

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  12. Sì Just io sono d’accordo la Fnac rimane tra le meno peggio e all’inizio era così anche in quella di Milano (ora non so, non ci vado da anni) ma in libreria si deve respirare un’altra aria e poi ormai non vi sembrano tutte uguali? (certo, brutte come i multicenter mondadori è dura) ma non so voi, io entro con le idee già chiare, compro e scappo.

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  13. Concordo con Justine: orfani di librai, di persone più che di luoghi. A Milano forse una piccola libreria dove si sente ancora la presenza di chi la gestisce è la Libreria Internazionale “Il libro” di via Ozanam (metrò rossa, fermata Lima). Come si può intuire è specializzata in libri in lingua originale, soprattutto tedeschi, ma non solo. Sono gentili, ti consigliano, se non hanno qualcosa lo procurano, insomma si respira aria buona, familiare.
    (è anche il posto dove ho fatto il colloquio di lavoro forse più rilassante e simpatico della mia vita..)

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  14. Quand’ero studentessa a Venezia, frequentavo quotidianamente una libreria di libri a metà prezzo: i librai erano due signori sulla quarantina, sempre intenti a discutere di libri fra loro, ad alta voce, o ad esprimere opinioni su autori o editori, oppure a parlare di politica. Se chiedevi loro una qualsiasi cosa inerente alla carta stampata avevi una risposta certa e competente. Se avevi bisogno di un libro te lo facevano arrivare, scontato. Era un luogo di incontro di studenti, che appena potevano, mettevano in saccoccia qualche libro non pagato, visto che i due librai erano sempre impegnati in conversazioni accese (allora non c’era ancora il controllo elettronico). Era un ambiente un po’ buffo: a Natale, i librai preparavano dei pacchi dono per la clientela, avvolti in carta da regalo: all’interno c’erano libri, fra i più brutti che potessero esserci al mondo! In pratica i fondi di magazzino assolutamente invendibili. A me, un Natale, è capitata l’opera completa di Kim il Sung. Ricordo con affetto questa libreria che non c’è più, pur essendoci ancora! Era la libreria Toletta di Venezia.

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  15. Ieri ho fatto un salto alla Feltrinelli di piazza Piemonte a Milano. Così, tanto per ribadire il senso di vuoto e di mancanza di una libreria decente, vi dico che ho trovato la solita aria da Ipercoop, casino, libri accatastati, pochissime persone dedicate alle varie aree. Uffa. Se non avessi dovuto essere lì per un motivo diverso dalla pura voglia di entrarci, me ne sarei sicuramente pentita.

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  16. Oltre alle librerie del cuore si può anche fare una lista di quelle da dimenticare?
    Sono entrata oggi sventuratamente in una libreria all’interno del Centro Commerciale Carrefour di Limbiate: l’unica attenuante per questa idea sconsiderata é che ci passavo davanti e cercavo un libro specifico che giá avevo in mente da regalare ad una persona domani.
    A parte la presenza di due comode poltroncine (manna dal cielo per le gambe di mia nonna ultranovantenne che almeno per un po’ si é riposata mentre io mi dedicavo alla mia ricerca infruttuosa..) e il fatto che tra i vari negozi del centro commerciale fosse forse l’unico a non essere preso d’assalto, non ho trovato motivo alcuno per tornarci.
    I commessi sono pochi e non sembrano avere la minima idea del loro ruolo, probabilmente vedono i libri come una merce qualsiasi e avrebbero potuto anche lavorare nel vicino co.import o intimissimi. Quindi inutile chiedere consigli, al massimo possono consultare il pc per vedere se hanno ancora copie del libro richiesto. Per di più fingono di darti attenzione, ma poi mentre aspetti fiducioso che ti stiano cercando quel che ti serve forse in un magazzino nascosto, in realtà invece già fingono di dar retta a qualcunaltro.
    Ma forse sono abituati a frequentatori da centro commerciale: una ragazza davanti a me cercava il libro della Franzoni…

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  17. Leggendo l’ultimo commento di *fenice* mi è venuto in mente che forse c’è una connessione diretta fra la difficoltà di trovare la *libreria* e il fatto che, ormai da un po’, il sabato passo una mezz’oretta, fra gli scaffali della biblioteca: guardo, consulto, prendo, riporto.
    In generale, ci sto molto meglio che in qualsiasi libreria

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  18. Luiginter mi sa che hai proprio ragione!
    Mi hai fatto venire in mente che invece io in una biblioteca è davvero da tempo che non metto piede. Non per snobismo o per altri motivi. Non me ne ero neanche resa conto fino a due minuti fa. Già, le ultime frequentazioni risalgono ai tempi dell’università, ok non sono secoli fa ma nemmeno l’altroieri.
    Dovrò rimediare…

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  19. Personalmente amo le biblioteche ma non mi ci sento a mio agio. Dover chiedere i libri, aspettare, doverli ridare. Non so, e poi non puoi bere il thé mentre leggi, se trovi un libro che ti piace non te lo puoi tenere. Insomma non fanno per me. Invece mi piace stare nelle librerie dove i libri te li puoi anche leggere per intero giorno dopo giorno, senza che nessuno ti rompa (succede in USA da Barnes & Nobles) e se però alla fine (come spesso succede) il libro ti è piaciuto e te lo vuoi portare via – proprio quella copia li – te lo compri e via.

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  20. Ammetto di non amare moltissimo le biblioteche, per due motivi: amo possedere i libri, e soprattutto sono allergica alla polvere…tutte le volte che apro un libro di biblioteca è crisi!

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  21. Appassionanti questi scambi! Belli siete!
    La libreria preferita non ce l’ho o meglio non ce l’ho più.. era la *Feltrinelli* di Genova.. ma non quella di adesso, quell’altra vicina a via Balbi.
    La conosci *Saretta*??
    Poi è scomparsa e, come molti, l’ho rimpiazzata con l’altra Feltrinelli a cui mi sono affezionata cmq… più che altro perché l’associo a un bel periodo di letture abbondanti e felici (aaah! le gioie di fare la trenopendolare).
    Ehm.. una confessione: l’ho fatto anch’io il *City Lights* pellegrinaggio. E, su consiglio di un manipolo di artisti pazzoidi, vi acquistai una serie di libri assurdi che non ho mai letto. Ma li conservo da qche parte; si sa mai nella vita…
    Ci sono andata da ignorante (tanto per cambiare).. La cosa che mi ha colpita di più?
    CHE PICCOLA!!! Anche se ora ho guardato le foto online e non mi pare così piccola… beh. la mia percezione fu di piccolezza e raccoglimento.
    Cmq si, ero emozionata, fin impacciata: ho cercato pure di attaccare bottone con qualcuno là dello staff, ma con scarsi risultati, mi pare.

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  22. cito fenice”I commessi sono pochi e non sembrano avere la minima idea del loro ruolo, probabilmente vedono i libri come una merce qualsiasi e avrebbero potuto anche lavorare nel vicino co.import o intimissimi. Quindi inutile chiedere consigli, al massimo possono consultare il pc per vedere se hanno ancora copie del libro richiesto. Per di più fingono di darti attenzione, ma poi mentre aspetti fiducioso che ti stiano cercando quel che ti serve forse in un magazzino nascosto, in realtà invece già fingono di dar retta a qualcun altro”.
    Brava fenice: questo è esattamente il ritratto dei commessi-tipo delle librerie italiane. Mi chiedo: in base a cosa le librerie assumono i propri dipendenti? Fanno una gara al ribasso? Vince la zucca più vuota?
    Se le librerie assumessero persone più preparate culturalmente, forse dovrebbero anche garantire loro uno stipendio più alto: che sia questo il motivo di tanti commessi semi-analfabeti?

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  23. Cari tutti,
    non credo che la colpa sia tutta dei commessi, ma del tipo di contratto che viene normalmente offerto di questi tempi. Se sai che sei “a progetto” e che il tuo contratto viene rinnovato ogni 3-6 mesi, non hai neanche il tempo e/o la volontà di affezzionarti ad un lavoro.
    Non so voi, ma tutte le volte che entro nelle grandi librerie noto che i commessi hanno facce tese, stanche…Una volta mi è anche capitato di sentire un “superiore” redarguire pesantemente un ragazzo perchè i libri impilati non erano perfettamente in ordine. Sinceramente, dato l’andazzo generale, credo che se uno di questi poveri ragazzi si attardasse con un cliente, verrebbe preso a calci.
    D’altra parte in generale assistiamo ad una tendenza al ribasso: paradossalmente, è sicuramente aumentata l’offerta di cultura, ma sembra che tutti facciano a gara a chi propone “le peggio cose”, anche fra i libri. Figurati se poi c’è qualcuno che ha interesse a formare le persone….Una persona preparata la devi pagare e te la devi tenere stretta….

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  24. Per *pepeneropepebianco: mi ricordo vagamente la Feltrinelli vicino a via Balbi, ma non l’ho mai frequentata moltissimo perchè era fuori dai miei giri.
    Ricordo invece benissimo quando inaugurarono la Feltrinelli grande, in via XX settembre: avevo 11 anni, mi piaceva leggere e finalmente avevo un posto dove poter gironzolare e scegliere con calma che cosa leggere, senza avere nessuno che mi stava dietro con il fiato sul collo. Ho ancora in mente lunghi sabato pomeriggio passati a scegliere il libro da portare a casa, facendo i conti con la mia misera paghetta. Sono persino arrivata a “spacciarli” in casa di nascosto, per non sentirmi dire “Ancora libri???” da mia madre.
    Pensa a che punto deve arrivare un povero lettore…deve comprtarsi come un tossico 🙂

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  25. Una volta ho anche lasciato un cv alla feltrinelli di largo argentina a roma. Devo dire che in quella libreria i commessi sono abbastanza vecchi, stanno li da prima che feltrinelli diventasse una grande catena, ma effettivamente se 15 anni fa ti cagavano e davano anche consigli ora li vedo più stressati e meno disponibili. che il passaggio da libreria a supermercato dei libri abbia prodotto effetti negativi sul tempo dei lavoratori? O gli hanno fatto il lavaggio del cervello?

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  26. Penso sia plausibile l’ipotesi di Justine. Io infatti non mi sono infastidita per i commessi della libreria del centro commerciale, cioè non per le persone, ma per l’ambiente, che con la gioia e la curiosità del leggere non ha purtroppo nulla a che fare.
    E’ chiaro che in un supermercato dei libri, i libri sono merce e i commessi addetti a sistemarli sugli scaffali, a battere il prezzo alla cassa e basta. Non c’è spazio per la passione.

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  27. sono da tempo assente nella scrittura, ma vi leggo sempre. mi scuso e, luiginter, non mi sono dimenticata l’impegno che ho con te sulla critica. Però questa discussione sulle librerie mi è più urgente. Intanto per la mia storia: perché ho avuto un vitale rapporto con le biblioteche che amo ancora tantissimo però sin da ragazzina ho avuto anche una libreria del cuore a Mantova che si chiamava Nicolini che aveva una vecchia poltrona su un soppalco dove mi sedevo a scegliere e dove i librai erano come quelli che voi rimpiangete. Ci sono ancora, la libreria no, è stata sostituita da un più grande e io ci ho lavorato 15 anni. Quindi diciamo che posso triplicarmi in questa discussione come lettore, libraio e amante delle biblioteche, per le quali ora lavoro. Embè? Avete ragione su molte cose, ma non credete di essere isolati. Vi porto come esperienza quella del coordinamento delle librerie per ragazzi (http://www.librairagazzielibri.it/) che unisce librai indipendenti e soprattuto veri librai, che fanno davvero un lavoro incredibile e coniugano le due anime della libreria, quello commerciale e l’altro, che fa essere la libreria diversa da un qualsiasi altro luogo di vendita. Vi invito quindi, tre volte sempre, ad andare sul sito e recarvi nelle librerie del coordinamento perché sono sicura saranno perfettamente in linea con quello di cui sentite la necessità e la mancanza.
    Poi sono d’accordo sulle considerazioni sulle catene, sui commessi (sigh, io lo sono stata per tanto tempo e non è un lavoro facile, anche se può essere bellissimo) ma quello che manca in Italia è la legge sul libro che così bene hanno invece fatto in Francia. E’ quindi un problema politico che però magari insieme possiamo tentare di risolvere. Intanto candidiamo ferrieri, luiginter, fenice, saretta e gli altri del blog a ministri del libro: che dite?
    un saluto affettuoso a tutti, tre volte!

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  28. ancora un’ultima considerazione. le librerie che vi dicevo sono per ragazzi con in testa quella storica di roberto e gianna denti, dei maestri indiscussi e poi quella di anna parola a torino. di miste ci sono quella del mitico guido affini di pavia, molti lo conosceranno e se no pavia e dintorni colmate la lacuna! e quella di mantova animatrice anche del festivaletteratura. Ma al di là di questi caposaldi nel coordinamento ho conosciuto dei giovani, anzi giovanissimi, veramente bravi! Vedi per esempio mestre e genova. Quindi c’è speranza…. librai veri e lettori unitevi!

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  29. Caro lettore ambulante, ho controllato il sito…c’è anche una libreria a Genova! E pensa che recentemente me ne ha parlato benissimo una mia amica! …penso proprio che cu farò un giretto…. 🙂 grazie per la dritta!

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  30. La mia libreria preferita in assoluto è la LIBRERIA BECCOGIALLO.
    La potrete trovare ad Oderzo provincia di treviso in via Umberto I.
    E’ una chicca, se passate in veneto merita una visita, sia per i libri che si possono trovare che per il personale!
    Romina

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  31. a Chieti libreria De Luca: la leggerezza delle sospensioni aeree e un’architettura marina ne fanno uno spazio a misura di foresta dei libri
    da visitare a Chieti!!!!

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