Il disperso tra noi

Il Gruppo di lettura su: Il disperso di Marburg, di Nuto Revelli

Il nemico umanizzato, l’etica della resistenza e l’esemplare ricerca storica nel libro letto dal Gdl in giugno. Non mancano però le critiche e i giudizi severi di due gidiellisti

Sintesi parziale delle tante voci del Gdl (naturalmente come le ho sentite, filtrate e capite io)

Commovente lo sforzo di dare un volto al nemico da parte di Nuto Revelli ne _ il disperso di Marburg _, il libro uscito a met� degli anni Novanta e scelto come lettura dal Gdl in giugno. Sforzo per strappare l�ufficiale tedesco, ucciso da un gruppo di partigiani o forse di sbandati nelle vicinanze di Cuneo, lungo un torrente quasi secco in un mattino d�estate, dall�oblio dei senza nome e volto inghiottiti dalla seconda guerra mondiale.

Addirittura Revelli viene frenato dai suoi amici storici, quando sembra cadere nell�illusione romantica che quello fosse veramente un �tedesco buono�. La ricerca, rigorosa come sempre, dimostra invece che Rudolf Knaut non era altro che un uomo normale perso nell�implacabile tragedia inutile della guerra, un�altra �vita sprecata�. L�amico Carlo ricorda a Nuto che �il disperso� era in un battaglione impiegato esclusivamente in azioni repressive antipartigiane e nelle rappresaglie, quindi partecipava a una guerra sporca, dalla parte del torto.

Ma per Revelli � cos� importante, quasi un�ossessione � a distanza di anni � dare un nome a quel disperso, come per una voglia assoluta di pace che lo spinge ad avvicinare e toccare e scoprire l�umanit� di chi stava dall�altra parte, uno sforzo di conoscenza, primo passo per il rifiuto della guerra.

Lo sforzo di Revelli, � stato ricordato nella discussione del Gruppo, l�1 luglio, � quasi metastorico nella volont� e desiderio di umanizzare il nemico: una volta che ha un nome ed � un individuo, non si colloca pi� semplicemente nella categoria generale �nemici�, categoria sempre alla base di ogni guerra. Disumanizzazione che � dunque da evitare anche quando si combatte una guerra giusta, come era quella partigiana. Un tema, � stato anche sottolineato, quasi �revisionistico�, non nel senso comune che colloca i combattenti della guerra partigiana sullo stesso piano morale (perch� certo per Revelli non ci sono dubbi su chi fosse dalla parte della ragione e della civilt� e chi fosse dalla parte della morte) ma nel senso coraggioso di chi si pu� permettere guardare in volto il nemico e capirne e cercarne, comunque, l�umanit�.

Del resto il tema della moralit� della resistenza e gli sforzi per fare della guerra partigiana sempre una guerra giusta e necessaria, sono al centro di tutti i lavori di Revelli sulle �due guerre�, oltre che della sua condotta di comandante partigiano, anche nella pratica della violenza: come ricorda Claudio Pavone nel suo _ Una guerra civile. Saggio storico sulla moralit� della Resistenza (Bollati Boringhieri) _, proprio nel capitolo dedicato alla violenza.

La forza emotiva del _ disperso _ non � certo nel suo stile un po� dimesso e diaristico (il diario di una ricerca storica) ma proprio nella grandezza del suo tema, di straordinario interesse storico, ma di valore, come detto, anche metastorico.

Altra caratteristica emersa nella discussione del Gdl su questo libro: la capacit� di suggerire, allacciare collegamenti e legami con altri autori e storie: si � parlato di quanto scritto e detto da Primo Levi, da Rigoni Stern, da Pavoni, ma anche lo Tzvetan Todorov di _ Di fronte all�estremo. Quale etica per il secolo dei gulag e dei campi di sterminio? _, in particolare quanto dice nel prologo a proposito della responsabilit�:

_ non basta credere in una cosa perch� la sua attuazione rechi vantaggio a tutta la comunit�. Bisogna anzi prevederne le conseguenze, tener conto dello svolgimento reale degli eventi, e non di quello auspicato. _

Argomento perfettamente calzante con le considerazioni che i partigiani dovevano decidendo le azioni contro i reparti tedeschi, per valutare le possibili conseguenze delle rappresaglie tedesche sui contadini. Revelli nel _ disperso _ accenna a come, durante la guerra e anche dopo, ci si sia chiesto come i contadini giudicassero i partigiani e come nel loro giudizio amichevole e affettuoso ci fosse per� anche suggerita la possibile critica di azioni le cui conseguenze sui civili non erano state sempre considerate dagli uomini delle bande.

C�� poi chi nel Gdl ha anche apprezzato e sottolineato come _ il disperso _ sia anche una buona descrizione di come si conduce una ricerca storica.

Infine non si pu� tacere il parere di chi invece non ha apprezzato per nulla il libro: giudicato un �prodotto editoriale� suggerito dall�editor di Revelli per scopi commerciali, visto che i temi pur validi non sono stati sviluppati; oppure giudicato per nulla interessante e decisamente scontato, persino superato nella tematica fondamentale sull�umanizzazione del nemico, visto che, � stato detto, � ormai chiaro che l�umanit� � capace di ogni tipo di bestialit�.

Le voci del Gdl (presenti) hanno anche espresso un voto ciascuna sul _ Disperso di Marburg _ � (da uno a dieci):

4 � 5 � 7 � 8 � 8 � 8 � 7 � 8 � 8

ciao a tutti

_L

Gli interventi precedenti su Il disperso di Marburg:

Antonio

Luigi

2 commenti

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