Un mio amico mi ha detto che non gli piace questa storia che ha tirato fuori Repubblica/Robinson delle “recensioni” fatte dai gruppi di lettura. Lui dice due cose:
1) che gruppi di lettura non fanno recensioni; le recensioni chiedono una voce unica, una composizione di differenze. Invece il gruppo di lettura è una polifonia, (quasi) mai ricomposta in una sintesi.
2) gli sembra che l’interesse per i gruppi di lettura sappia sempre più di puro marketing editoriale, non entra (quasi) mai nel merito delle discussioni irrisolte che si svolgono fra i lettori; sembra mostrarci una idilliaca scena da salotto per bene, di felici lettrici e lettori che comprano i libri che gli consigliano sui social le influencer o che qualcuno di presentabile segnala in televisione. È evidente che sono tutt’altro.
Ma forse il mio amico è un po’ frettoloso nei giudizi.
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Quando ho finito di rileggere Leskov, Il viaggiatore incantato, ho capito quel che avevo annotato alla prima lettura, una ventina di anni fa: inafferrabile. Meglio: inafferrabile tranne Ivan, il narratore incantato e che incanta (ma perché è incantato anche lui? ci si è chiesti all’incontro del gruppo Grandi libri).
È la sua strabiliante narrazione pubblica che ci lascia a bocca aperta; è lui l’unico eroe della storia. Narratore secondario ma sempre al centro della scena (del narratore primario sappiamo quasi nulla, solo che era lì sul battello, forse sono sue alcune domande che durante la narrazione vengono poste a Ivan, nient’altro).
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Del resto, il romanzo (racconto lungo, novella?) di Leskov sembra fuori dal tempo, affonda le sue radici più nella leggenda che nella storia.
I personaggi – a parte Ivan che è il vero e unico personaggio del romanzo – si stagliano come figure su uno sfondo impenetrabile, come il fondale di un teatro, lo vediamo ma ci è come estraneo, è misterioso, non ci possiamo entrare.
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Le storie che Ivan racconta agli altri viaggiatori sul battello sono avventure piene di colpi di scena, di decisioni avventate, di rovesci del destino e giravolte del caso, di soluzioni sorprendenti e improbabili. Dei vari personaggi evocati ci restano immagini sfuggenti, poche righe, qualche parola, quasi nessun tratto psicologico complesso.
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In un articolo uscito negli anni Ottanta un critico americano dice che la scarsa popolarità e conoscenza di Leskov in Occidente è da attribuire al fatto che la sua scrittura non ha nulla di ciò che in Europa ci siamo abituati ad aspettarci dagli scrittori russi dell’Ottocento: spiritualità, introspezione, rimuginio e ruminazioni interiori, ritratti psicologici complessi.
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In Europa Leskov è più noto per ciò che ne ha scritto Benjamin, in Il narratore, che per una lettura diretta delle sue opere. Eppure Leskov è considerato un maestro della letteratura. In particolare affascina la sua capacità di darci la sensazione dell’oralità popolare nella voce che racconta. Questa sensazione è il frutto di una tecnica raffinata (Skaz) che già Gogol fra altri, per esempio, aveva messo all’opera. Davanti al racconto di Ivan siamo incantati proprio perché ci possiamo illudere di essere lì sul battello sul lago Ladoga ad ascoltare un narratore della tradizione orale.
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Ivan. Lo si immagina, enorme, sul ponte del battello, che narra, inventa, modula le storie in base alla reazione dei compagni di viaggio. Il suo racconto, mi sembra, non è frutto del disegno di chi osserva il suo passato e in esso intravvede un destino. Ivan è come se rivivesse ogni volta le storie che racconta lì, addosso agli avvenimenti. Compreso il finale agghiacciante con il presagio fortissimo della guerra che incombe. Ivan non ha il privilegio dei romanziere, il senso che garantisce alla storia la conoscenza di come va a finire (Il senso della fine, Kermode. Il senso di una fine, Barnes).
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Chi ha partecipato mercoledì 2 aprile alla discussione sa che le idee uscite dall’incontro sono infinitamente più ricche di queste. Io ho provato a mettere in fila, con un po’ di confusione, solo le mie. Se qualcuno dei partecipanti vuole aggiungere, sarò ben felice di metterle a disposizione di tutti.
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Per chi ancora non lo sapesse, il nuovo libro del gruppo Grandi libri è Thomas Bernhard, Il soccombente, ecco come partecipare.
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