A fine settembre ho partecipato a un bell’evento di riflessione sulla Biblioterapia a Laveno Mombello sul Lago Maggiore.
Alla tavola rotonda in cui mi hanno chiesto di intervenire – grazie dell’invito a Alessandra Manzoni, artefice del Festival della Biblioterapia [IG:festivalbiblioterapia] che si svolge ormai da alcuni anni in questa splendida località sul lago – sedevo accanto a esperti del tema, mentre io ero dovevo rappresentare il punto di vista dei lettori che praticano la condivisione della lettura senza entrare in percorsi terapeutici.
Ho cercato allora di girare attorno al quadro della biblioterapia, avvicinandomi attraverso alcune osservazioni sull’esperienza del leggere e del condividere che mi sono parsi più pertinenti e più adatti fornire strumenti di riflessione per chi direttamente lavora attorno-con-su la biblioterapia (o libro terapia, come alcuni preferiscono chiamarla).
M sono dunque limitato a osservare che si rilevano, in relazione alle letture, effetti esistenziali significativi. Solo per citarne alcuni che mi stanno a cuore:
Uno – Per esempio sul piano delle relazioni con gli altri. È abbastanza condivisibile il fatto che comunque la si veda e la si prenda, la lettura è relazionale. Anche se da secoli è un’attività che si conduce silenziosi e stando appartati, possiamo dire che quando leggiamo siamo in una rete di dialogo: dentro il mondo dell’opera con l’autore e il suo narratore, con i personaggi, con il pensiero espresso in quel mondo narrato.
Ma anche con interlocutori del nostro mondo di lettori; amici, compagni, colleghi; lettori casuali incontrati in biblioteca o sul treno. Anche quando non parliamo loro dei libri che leggiamo, essi sono il nostro orizzonte di riferimento nel quale le letture sono sempre calate; dialoghiamo sempre a distanza con qualcuno; persino i chierici nei conventi leggono e dialogano in silenzio, con altri chierici e con un Dio.
In questo senso le pratiche di condivisione della lettura e in particolare i gruppi di lettura sono una manifestazione significativa e molto importante delle potenzialità di tale relazionalità, anche se non sono l’unica manifestazione. Relazionalità che si esprime per esempio nel riconoscimento dell’altro da sé come persona con la quale dialogare, della quale considerare i punti di vista, le idee, evitando l’ingiustizia epistemica che porta a ignorare gli argomenti degli interlocutori. In questo senso la lettura e la sua condivisione è a suo modo una terapia di democrazia.
DUE – Inoltre, la lettura contribuisce a identificare, comprendere e analizzare contesti differenti da quelli nei quali si vive; il mondo dell’opera entra nel nostro mondo favorendo l’identificazione con i personaggi. Ma nello stesso tempo la consapevolezza dell’espereinza del leggere un artificio (il racconto) ci fornisce il distacco ironico, le possibilità di prospettive differenti, spingendoci, obbligandoci forse, a esporci con giudizi morali, a confrontarci con il male e con il bene, ma soprattutto con l’ambiguità, con le ambivalenze, con i dubbi. La lettura è un processo di conoscenza.
TRE – Un terzo aspetto interessante per il nostro tema, e in vario modo legato ai due precedenti, credo sia il fatto che la lettura dei libri ci aiuta a raccontare chi siamo, sia in forma autobibliografica (per così dire), sia in forma direttamente autobiografica, usando in modi diversi storie che leggiamo.
Sicuramente la lettura ci può aiutare a stare nel mondo in modo responsabile e non cinico e il più delle volte credo ci riesca. Importante è non illudersi che la lettura sia di per sé, senza altre azioni e decisioni, una cura contro la solitudine, l’indifferenza, l’ingiustizia, la depressione. Insomma, è il caso che i lettori agiscano dopo la lettura, che esplorino il mondo portandola con sé.
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Immagine: Georgia O’Keeffe, Pink Dish and Green Leaves, 1928, (Wikiart)

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