Così il governo italiano deumanizza le persone che migrano

Il «carico residuale» di Matteo Piantedosi e altre riflessioni dai giornali, dalla rete e dal resto – 10.11.22

Il “male da scrivania” da Eichmann a Piantedosi. Ilaria Urbinati, Domani, 101122
Dalla Banalità del male di Hannah Arendt tutti sanno cosa sia «la capacità di inumana crudeltà da parte di ordinarie persone, di funzionari e amministratori, rispetto al male concepito da altri».
[…]
«Da allora, l’attenzione al linguaggio usato nella descrizione e giustificazione di decisioni e lo zelo dei funzionari pubblici nell’obbedire ordini, destano comprensibile sospetto.»
I recenti casi di respingimento hanno disonorato la Repubblica italiana, E rientrano in questa ombra grigia di inumanità.
Il linguaggio usato dal ministro dell’interno Matteo Piantedosi è questa ombra. Quando persone sono deumanizzate – descritte come “carico residuale” – non ci si accorge di loro né del male che a loro si fa. E certo, nemmeno chi perpetra quell’arbitrio si mostra al mondo come inumano perché “un carico residuale” non soffre né respira: come un sacco di patate o uno scarto.

Il governo Meloni usa anche le scuole per riscrivere la storia – Davide Maria De Luca, Domani, 101122
Ci voleva uno storico come il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per resuscitare il dimenticato Giorno della libertà, la festa istituita per legge dal secondo governo Berlusconi per commemorare la caduta del Muro di Berlino. Ma sulla marcia su Roma fascista e sul nazismo c’è solo silenzio.

Chi è straniero – Gabriele Romagnoli, Repubblica 101122
Torna in libreria, con l’introduzione di Hisham Matar, “Amy Foster” romanzo sui migranti di Joseph Conrad. E l’intolleranza che porta a respingerli è sempre la stessa

IMBRATTARE (IL VETRO) LE OPERE D’ARTE
Gli attivisti sfruttano la forza dei reati simbolici – Tiziano Scarpa, Domani 101122
Pochi militanti che imbrattano opere d’arte possono avere un impatto maggiore di migliaia di persone che manifestano: perché rischiando il carcere mettono in gioco sé stessi. E perché sanno ancora dare scandalo.

Marilyn Monroe su Netflix
Blonde. Come muore una stella – Veronica Vituzzi Doppiozero

«Nel 2000 Joyce Carol Oates, prolifica autrice americana, dà alle stampe Blonde, un romanzo visionario, oggetto esplicito di finzione, basato sulla vita della celebrità americana.
Quest’anno dal libro è stato tratto un film presentato al festival di Venezia per la regia di Andrew Dominik. Distribuito da Netflix, già a giugno il teaser aveva fatto assaporare, in un solo minuto, le possibilità di un’opera intensa, perfettamente ragionata. L’accoglienza finale è stata però al contrario deludente se non addirittura indignata da alcune specifiche scelte di regia; il che rivela come la chiave, nonché il problema stesso del film sia proprio il suo consapevole punto di vista narrativo su Marilyn, a partire dalle pagine di Joyce Carol Oates. O meglio, alcune sue pagine.»

Il calcio senza diritti – Emanuela Audisio, Repubblica 101122
«È giusto chiedersi se si può giocare con chi non mette mai in campo i diritti umani. Ma bisogna anche domandarsi: perché i soldi degli sceicchi sono buoni quando aiutano i club italiani (Inter, Milan, Napoli) a sopravvivere comprando giocatori come Icardi, Donnarumma, Cavani per più di 200 milioni di euro e sono invece cattivi quando costruiscono Truman Show che ufficialmente ci fanno schifo, ma in cui tutti recitiamo una parte? Facciamo finta di ignorare che si è giocata la finale di Coppa Campioni in un Heysel insanguinato (in Belgio, Europa) e che nel ‘72 a Monaco per la strage il Cio ha ritenuto opportuno non fermare i Giochi. Il tedesco Jurgen Klopp, allenatore del Liverpool, ha detto: «Perché chiedete ai calciatori di protestare e non a chi decide le scelte mondiali?». Giusto. Perché lo sport non decide un codice qualificante per le candidature? Se non rispetti le libertà civili e personali non puoi chiedere di far giocare il mondo. Non ne hai diritto, ti tolgo il pallone.»

Resurrecting the Poets of Tbilisi – Maya Jaggi – The New York Review of Books – November 24, 2022 issue
La distruzione sovietica dei poeti e scrittori georgiani
A new museum tells the story of the Soviet taming of Georgia’s intelligentsia. The echoes today are growing louder.
La distruzione sovietica dei poeti e scrittori georgiani
«Upstairs, in a darkened room of the Museum of Repressed Writers, visitors circle four quadrants of a display whose crisp text charts successive waves of purges between 1921 and 1960, when 140 Georgian writers were executed or deported. During the Great Terror alone, seventy writers were shot, along with at least 12,000 other Georgians—and as many sent to the Gulag. No female writers were executed, the novelist Tamta Melashvili told me, because they were “so marginalized they didn’t even count,” but the publisher Lida Gasviani was arrested and shot.»

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