Viva Marco cavallo

Un cavallo blu di legno e cartapesta, costruito nel 1972, simbolo della liberazione dei «matti». Il sindaco di Muggia lo caccia dalla sua casa. Ma lui continuerà a girare l’Italia parlandoci della rivoluzione di Franco Basaglia

Si parla e si scrive in questo giorni di Marco Cavallo, il cavallo blu di legno e cartapesta costruito nel 1973 nel manicomio di Trieste dalle persone ricoverate, che Franco Basaglia e i suoi stavano liberando dalle catene. Da 50 anni Marco cavallo è il simbolo della rivoluzione della psichiatria.

Marco Cavallo-Wikipedia

La storia di Marco Cavallo è ricostruita in un bell’articolo sul Manifesto da Marinella Salvi. I lavori per la costruzione furono guidati da un cugino di Basaglia, Vittorio che insegnava all’Accademia di Belle Arti di Urbino.

Marco era il nome di un vero cavallo che trainava il carretto della biancheria da lavare. A suo modo, per i «matti» aggrappati alle grate delle finestre, era un esempio di libertà, della libertà che non avevano, che gli era stata preclusa.

Quando arrivò Basaglia arrivò anche la voglia e l’abitudine di raccontare e condividere le storie di ciascuno e di tutti. Anche quella del cavallo Marco, che negli ultimi mesi di vita, quando non ce la faceva più a tirare il carretto, venne accudito e curato nel manicomio.

Così il cavallo della liberazione, una volta costruito, venne chiamato Marco Cavallo in omaggio a quel cavallo e da allora ha girato l’Italia. Ha rappresentato fisicamente e visivamente la voglia di libertà e di nuova umanità di cui parlava e per la quale agiva il movimento di Basaglia. Marco Cavallo, fu ed è ancora «il sogno di una cosa migliore».
Quando non girava per l’Italia, Marco Cavallo riposava in un magazzino comunale a Muggia, un centro vicino a Trieste. Ora di questa cittadina è sindaco un tale della Lega che vuole cacciare Marco Cavallo.

Sfregio vigliacco alla storia, alla libertà, alla speranza che Marco Cavallo ha rappresentato. Come ha detto Peppe Dell’Acqua, psichiatra vicino a Basaglia già nel 1971, citato da Salvi: «Noi, che siamo dalla parte di Marco Cavallo, sappiamo che il cavallo azzurro, che in tanti viaggi ci ha accompagnato, troverà nuova ospitalità. Questo Paese non può permettere che si perdano le straordinarie conquiste che hanno restituito parola, visibilità e diritto ai matti». Per chi volesse farsi un quadro completo della rivoluzione di Franco Basaglia, consiglio il libro di John Foot La “Repubblica dei matti” (Feltrinelli) che ricostruisce senza mitologia ma con molti dettagli illuminanti una vicenda straordinaria per i diritti civili nel nostro paese.

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7 risposte a “Viva Marco cavallo”

  1. Attenzione: l’articolo del manifesto era basato su una voce di Wikipedia piena di errori! leggere la voce corretta, o meglio il libro Marco Cavallo, Einaudi 1976 e ab verlag 2011, per la vera storia

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  2. E soprattutto: Marco Cavallo era un cavallo e non un mulo!

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  3. Cara Brambillaprincipessa, era un cavallo costruito e per costruirlo pensarono allo spirito, per così dire, di un mulo in carne e ossa, il mulo che portava la biancheria lavata al manicomio e prendeva quella sporca da lavare. Ecco il mulo, c’entra anche il mulo. Abbracci

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  4. No, era un cavallo, vero, che i pazienti chiesero non venisse mandato al macello. Vedi Wikipedia e il libro di Scabia, Marco Cavallo, e vari scritto dello psichiatra Peppe Dell’Acqua. In ricordo di quel cavallo, fu costruito poi il pupazzo

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  5. Ah ok, io mi ero fidato della ricostruzione die Marinella Salvi, sul Manifesto di ieri. Grazie della precisazione. Appena ho un minuto correggo. Ciao ciao

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  6. Purtroppo la giornalista si è fidata di una voce sbagliata di Wikipedia (succede spesso che le voci contengano imprecisioni). Ma la storia del mulo non ho idea da dove possa essere nata. Ciao, grazie Massimo Marino (Fondazione Giuliano Scabia)

    Inviato da iPhone

    >

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  7. Ho incontrato Marco Cavallo qualche anno fa, a Montecatini, a un convegno su Basaglia

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