Un po’ di tempo senza far nulla, a conversare su un tappeto

Un articolo di Enzo Bianchi su Repubblica del 26 luglio, la sua column settimanale, si occupa del “non far niente”, quel tempo che la vacanza, ma non solo la vacanza, potrebbe concederci ma che spesso ci fugge, presi dalla furia di organizzare il tempo, che sia un tempo ostaggio o un tempo, appunto, libero. 

Potrebbe invece essere quel tempo lasciato vuoto, con spazio per pensare, per porsi delle domande solitarie. E, in altri momenti, per conversare.
In effetti, mi viene da dire, il tempo delle vacanze, più dei tempi occupati (da cosa?) ci offre minuti e ore per conversare; non conversazioni banali o di esibizionismo narcisista, ma conversazioni che ci avvicinino alla persona con la quale parliamo e che lascino che essa si avvicini a noi: a costo di affaticarci entrambi, perché avvicinandosi si percorrono a volte anche strade irte di ostacoli.

Parlare di un libro con un lettore che conosciamo o con il lettore sconosciuto può davvero essere come la tessitura di un tappeto sul quale entrambi ci si accomodi e quel che si dice su quel tappeto potrebbe davvero rivelarsi un’esperienza indimenticabile.

(immagine: Menez, Sem Titulo, 1988)

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