Nel gruppo di lettura c’è l’esperienza del mondo

Discorso articolato all’incrocio fra la vita dei lettori e il mondo del libro

A fine maggio di quest’anno, in un bel pomeriggio quasi estivo, la biblioteca di Misano Adriatico ha ospitato un incontro dedicato ai gruppi di lettura al quale ho avuto il privilegio di partecipare, raccontando un po’ dei risultati di questi anni di osservazioni del fenomeno della lettura condivisa e delle azioni dei lettori. Dopo mesi di relazioni dominate dagli incontri online, specie quelli con persone sconosciute, è stato un enorme piacere questo contatto diretto, se pure a una certa distanza, un poco sparpagliati sul prato.
Fra i motivi piacevoli e ricchi di idee di questi incontri, il desiderio dei lettori di raccontare, spiegare, farci immaginare le esperienze di ciascun gruppo riesce sempre a sorprenderci, ad andare oltre quel che ci si aspetta, oltre il programma.

È proprio su questo racconto dei gruppi e dei lettori nei gruppi che la nostra attenzione si concentra, il racconto di come la lettura cambi – nei modi più diversi – l’agire del lettore, che in questo caso diventa anche un agire pubblico, a suo modo.

La lettura muta l’agire

Paul Ricoeur In Tempo e racconto (I) dice che compito dell’ermeneutica è ricostruire “l’insieme delle operazioni grazie alle quali un’opera si eleva sul fondo opaco del vivere, dell’agire e del soffrire per esser data dall’autore ad un lettore che la riceve e in tal modo muta il suo agire” (1).

In quel “muta il suo agire” attribuito al lettore, mi sembra si possa immaginare molto di quel facciamo noi lettori dopo la lettura o fra una sezione di lettura e l’altra. E lì che troviamo anche e forse soprattutto quel che facciamo nei gruppi di lettura: usiamo in modo consapevolmente relazionale la nostra lettura. Le parole che diciamo sulla nostra lettura, il dialogo che intessiamo è parte importante di quella mutazione dell’agire.

Il filosofo francese ci tiene a marcare la differenza fra la sua ermeneutica e la prospettiva semiotica, secondo la quale, invece, “l’unico concetto operativo è quello del testo letterario”. Insomma, Ricoeur sembra volerci dire (e noi confermiamo), che è inevitabile che la lettura vada oltre i confini del testo e chiami in causa il resto della nostra vita e delle relazioni che si tessono nella nostra vita e questo non solo per come interpretiamo il testo, ma ben oltre, anche per ciò che facciamo poi con il testo.

La nostra ricerca sui gruppi di lettura

Credo sia dunque proprio in questo spazio di mutazione dell’agire, determinata dalla lettura, che si debba collocare la nostra ricerca sui gruppi di lettura, per lasciare che l’attenzione esca dai confini del testo e chiami in causa anche la questione della referenza; chiami in causa, per semplificare parecchio, la vita. Ci inoltriamo nell’intersezione tra il mondo del testo e il mondo dell’ascoltatore o del lettore” (2). Il gruppo di lettura è un luogo privilegiato di questa intersezione: perché qui essa si vede, si ascolta, si manifesta, a volte è detta esplicitamente, e tale intersezione è un crocevia di relazioni sociali; qui l’intersezione fra i due mondi di cui parla Ricoeur è ancora, mi sembra di poter dire, più messa a fuoco, esplicita, quasi organizzata, più piena. Più suscettibile di sviluppi.

Un’esperienza nuova

Relazioni. Questo è l’ulteriore passaggio da sottolineare. Ricoeur parte da lontano, ma credo ci aiuti parecchio. Perché il primo presupposto dell’intersezione tra il mondo del testo e quello del lettore, spiega, è “il rapporto tra senso e referenza in qualsiasi discorso”. Senza approfondire troppo per non dilungarsi, l’apertura “verso un referente del discorso è strettamente contemporanea al suo carattere di evento e al suo funzionamento dialogale. È l’altro versante dell’istanza di discorso. L’evento completo non consiste solo nel fatto che qualcuno prenda la parola e si rivolga ad un interlocutore, ma anche nel voler portare a linguaggio e condividere con altri una esperienza nuova” (3).

Insomma, la lettura condivisa non fa che sottolineare quel che succede con qualsiasi discorso: “Per il fatto che noi siamo nel mondo e segnati da situazioni, tentiamo di orientarci secondo il modulo di comprensione e abbiamo qualcosa da dire, un’esperienza da portare a linguaggio e da condividere”. 

In fondo non si tratta di nulla di così speciale: è dentro la nostra esperienza di umani e di umani lettori nello specifico: “Ogni referenza – scrive Ricoeur – è co-referenza, referenza dialogica o dialogale. […] Ciò che un lettore riceve non è solo il senso dell’opera ma, attraverso il suo senso, la sua referenza, cioè l’esperienza che l’opera porta a linguaggio, e in ultima analisi, il mondo e la sua temporalità che l’opera dispiega dinanzi a sé”. (4)

Ricoeur analizza anche gli altri presupposti dell’intersezione fra il mondo del libro e il mondo del lettore, presupposti più specifici dell’opera letteraria tra gli atti di discorso e delle opere narrative tra le opere letterarie. Non è il caso qui di entrare nel merito, ma il ragionamento mi pare rafforzi e apra spazi ulteriori all’idea che parlare dei libri sia un’ulteriore espressione del modo in cui le opere letterarie portano esperienza nell’esperienza delle persone che leggono.

——

1. Paul Ricoeur, Tempo e racconto, vol.I, Milano, Jaca Book, 2016, pag. 92. I corsivi li ho aggiunti io.

2. Ivi p. 126.

3. Ivi p. 127, il corsivo è di Ricoeur.

4. Ivi pp. 127-128.

(Illustrazione: di Aleksandra Ekster, 1910)

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