Il gruppo di lettura alla ricerca di un archivio

Robert Rauschenberg, Archive, 1963, Wikiart
Robert Rauschenberg, Archive (particolare), 1963, Wikiart

(Ma davvero vogliamo lasciare tracce?) Note su gruppi di lettura e archivi, Mantova 23 settembre 2019, “Fatticult”

Un giorno una signora dall’aria mite ma decisa e forte mi disse che prendeva nota di tutto quel che le pareva importante delle sue letture e di ciò che succedeva nel suo gruppo di lettura: “scribacchio” disse, e usò questo verbo per sottolineare che non aveva pretese né di completezza né di sistematicità. Mi mostrò un quaderno con la copertina blu, con le pagine a quadretti piene di una scrittura fitta ma che mi parve ordinata, attraversata da linee rosse trasversali alle pagine che terminavano in circoli attorno ad alcune delle parole che aveva scritto.

Le parole della signora erano parte delle parole collettive del suo gruppo di lettura, che, diceva, purtroppo per la maggior parte venivano dimenticate: voleva dunque che almeno rimanessero le sue tracce. Perché non si perdesse tutto, perché “non dovremmo dimenticare quel che ci diciamo a proposito delle nostre letture, in quelle parole c’è un poco della nostra vita”.
Certo, era consapevole, la signora del quaderno, che quegli appunti erano tutti suoi, e di nessun altro, nessun altro li leggeva mai. “Forse nemmeno li capirebbero – aggiunse – scrivo in modo confuso, di getto, il solo tentativo di razionalizzazione che faccio è al momento di riguardare quelle pagine: allora traccio delle righe con una Bic rossa, delle frecce, sottolineo alcune parole, le evidenzio: provo a collegare i pensieri”.

Ho ripensato a questa signora lunedì 23 settembre quando a Mantova si è parlato di “archivi e gruppi di lettura” nella cornice di “Fatticult“, quest’anno intitolata “Quanto dura una verità”, un’intera settimana dedicata agli “archivi del mondo contemporaneo”.

Il tema della discussione – alla quale, oltre a Elena Lucca, archivista,
Elsa Riccadonna, bibliotecaria, e a chi scrive – hanno partecipato molti lettori dei numerosissimi gruppi di lettura della zona di Mantova e Verona – è uno degli argomenti che diedero il via al lavoro del blog ormai quasi due decenni fa: il gruppo di lettura dovrebbe lasciare testimonianza scritta di quel che ha letto e soprattutto di quel che ha discusso e di come l’ha discusso?

Che forma e status devono avere queste note che potrebbero/dovrebbero formare un archivio del gruppo?
Quali informazioni andrebbero incluse?
Chi dovrebbe preoccuparsi di scrivere queste note?

La discussione a “Fatticult” è stata riempita di idee:

– Le informazioni che lascia il gdl sono preziose: per i lettori che frequentano il gruppo; per coloro che vorrebbero ma non possono; per i lettori che si sono persi per strada o persi per una delle discussioni. Ma sono preziose anche per chi osserverà i gruppi di lettura e cercherà di descrivere il fenomeno.

– Tuttavia, che tracce lascia il gruppo? Che cosa è importante scrivere? E devono essere informazioni pubbliche? Come regolarsi per esempio davanti a descrizioni di incontri su libri nei quali alcuni lettori hanno espresso sentimenti e storie personali che forse non vorrebbero leggere su un diario pubblico del gdl.

– Vorremmo un diario ufficiale del gruppo di lettura? Chi dovrebbe esserne l’autore? Non avrebbe più senso un insieme di diari, redatti dai punti di vista parziali di ciascun lettore? (Il che, in effetti, darebbe vita a un diario collettivo, non tanto un diario scritto a più mani, quanto un diario polifonico, anche contraddittorio, che rifletta letture e sguardi differenti).

– C’è poi la questione di ciò che non può entrare in un resoconto scritto: per esempio “la scena” della discussione, i piani di senso che si sovrappongono, le reti di digressioni e di interpretazioni personali, in parte espresse, in buona misura implicate.

– In generale, i gruppi di lettura vorrebbero comunicare di più, farsi conoscere. E tuttavia è anche noto come molti lettori dei circoli non sentano il bisogno di questa comunicazione verso l’esterno, e la intendano invece come trasmissione di conoscenza e emozioni, e idee fra i lettori, spesso fra lettori conosciuti, lettori che hanno letture in comune, i co-lettori.

È dunque una dialettica fra l’archivio necessario o addirittura inevitabile – e il diario personale che, come noto, viene scritto sempre pensando a un lettore attuale o futuro o immaginario ma che quasi mai offriamo in lettura totale a qualcuno. E poi un confronto fra le selezioni che ciascuno di noi farebbe di quel che succede nel gruppo, e che vale la pena raccontare, o magari spiegare.

Un commento

  1. […] Gli appunti ci serviranno nelle ore o nei giorni successivi. Li arricchiremo, elaboreremo il meglio di quelle scritture di getto, limeremo e riscriveremo, in un lavoro che vorremmo ci facesse rivivere i momenti nei quali ci è parso che la lettura ci riportasse magicamente in una scena passata della vita, di gioia o di dolore, o forse anche solo di noia, ma che per qualche motivo, che forse non scopriremo mai, è diventata, appunto, memorabile. Quegli appunti, alcuni di noi lo vorranno, diventeranno, dopo la rielaborazione, un nuovo racconto. Il racconto di una lettura che condivideremo e che in essa custodirà, dopo averla suscitata, una storia nostra che ora, dopo il lavoro di scavo e rielaborazione, siamo pronti a presentare ai nostri co-lettori. Insomma, questa volta diremo loro molto di noi. […]

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