Perché il lettore dovrebbe scrivere un diario

(specialmente il lettore di un gruppo di lettura)

I diari di lettura ci accompagnano e ci aiutano a rafforzare la nostra partecipazione alla vita, sono l’incarnazione evidente della natura espressiva e rivolta agli altri esseri di qualsiasi considerazione e emozione ci susciti la lettura, anche la più intima e condotta nell’isolamento.

Konstantin Yuon Podmoskovnaya youth. Ligachevo (1926) Fair Use, WikiArt
Konstantin Yuon Podmoskovnaya youth. Ligachevo (1926) Fair Use, WikiArt

Il Premio Pieve Saverio Tutino 2018 è andato a Luca Pellegrini, autore del memoir “Il mare insegna”. Il Premio è assegnato ogni anno dalla Fondazione Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (Arezzo), “La città dei diari”.

Chi è passato da questa cittadina toscana e ha visitato il “Piccolo museo del diario”, si è fatta un’idea del lavoro bellissimo fatto dall’Archivio diaristico per raccogliere e valorizzare e rendere visibile e leggibile il patrimonio di scritture personali che vengono raccolte a Pieve. Scritture personali – diari, memorie, lettere – che tutti possono inviare.

Il premio Saverio Tutino (giornalista e scrittore che ha contribuito in modo decisivo alla costituzione dell’Archivio) ogni anno premia le opere giudicate più interessanti e di valore universale, ma ha anche una grande importanza perché facilita l’avvicinamento al patrimonio dell’Archivio e al Museo, quest’ultimo vera porta aperta e di divulgazione di questo patrimonio.

Il vincitore del 2018, Il mare insegna di Luca Pellegrini, viene così descritto dagli amici dell’Archivio e del Piccolo museo di Pieve: “Le avventure per mare che ci ha lasciato Luca Pellegrini sono pervase da uno spirito critico straordinario, unica chiave che, anche nel mondo contemporaneo, possa dirsi valida per indagare il proprio tempo vivendolo da protagonista.” (La motivazione completa della scelta la trovate alla fine di questo articolo nella nota**).

Diario, memorie

Scrivere di sé, della propria vita e di quella dei propri cari, amici o nemici, è una pratica che aiuta a capire e orientarsi nel mondo in modo più consapevole e attivo, a volte consolatorio, altre volte capace di trasformazioni della propria condizione.

Quando si scrive sul proprio diario – o si appuntano memorie, manoscritte o anche dattiloscritte o su un file elettronico – per avere una traccia del passato da leggere nel futuro, è come se ci si preparasse anche a raccontare ad altri – anche se solo virtualmente, anche se in molti casi non permetteremo a nessuno di leggere quel che scarabocchiamo sul nostro quaderno – di sé e della vita che facciamo, delle nostre esperienze importanti; per argomentare le scelte che abbiamo fatto, per rimpiangere o giustificare gli errori; per narrare gli amori abbracciati e gli amori perduti; per raccontare chi siamo stati e chi forse saremo o saremmo stati, in circostanze differenti.

Il diario del lettore

Il lettore che include le proprie letture fra le “esperienze” molto rilevanti della vita, è spesso alle prese con forme specifiche di diario: i diari di lettura, che sono poi le annotazioni su quel che legge, magari messe solo al margine della pagina letta, a volte sui fogli candidi del proprio diario o quaderno privo di date stampate, oppure sul file di un computer.

La pratica intensa della lettura diventa una pratica di scrittura soggettiva, che quasi sempre, specie nelle forme più complesse, intreccia la lettura con il proprio vissuto.

Il che, pensandoci bene, ricorda molto quel che facciamo nei gruppi di lettura, quando condividiamo quel che abbiamo letto.

Note di lettura

Ciò che scrive il lettore a proposito delle proprie letture si colloca in un continuum che va dalla semplice nota a margine del libro fino alla vera e propria analisi strutturata di quel che ha letto, intrecciata al come l’ha letta e soprattutto alle reazioni soggettive. Nel mezzo poi ci sono le trascrizioni di parti del libro o del racconto letto, come promemoria ma anche come partenza per ragionamenti e argomentazioni, racconti di lettura.

Di alcune di queste note di lettura –  ha scritto per esempio Luca Ferrieri nel suo fra l’ultimo libro letto e il primo nuovo da aprire (Olschki Editore, 2013), nel capitolo sulle “Tracce di lettura”, l’ultimo del libro. Ferrieri si concentra sulla forma “marginalista”, e quella “estrattiva” (le trascrizioni di parti del testo letto) delle tracce di lettura lasciate dal lettore. Scrive Ferrieri: “Il modo e il luogo della traccia non sono mai neutrali (se no la traccia non sarebbe una traccia) e ciò che la traccia (sia marginalista che estrattiva) fa, non è tanto ricordare i testi, ma la reazione del lettore ai testi.” (I grassetti sono miei).

Questa “reazione del lettore ai testi” è dunque – mi sembra – lo spazio in comune fra il diario del lettore e il gruppo di lettura (qualsiasi configurazione assuma la “condivisione della lettura”). Va da sé che più la nota (traccia) è complessa e ragionata e più si configura come elaborazione del lettore, che nasce già per essere comunicata ad altri. Cosa che, in fondo, come detto, vale per tutti i diari, anche quelli destinati a stare sempre nel cassetto della scrivania di chi li scrive. (Del resto, la storia dell’Archivio di Pieve e la dimensione pubblica che assumono i diari che vi entrano, sembra fatta apposta per togliere l’illusione della natura “in essenza” privata della scrittura diaristica).

Per questo ho qualche dubbio che la nota di lettura, forma di “«lettura scritta» e ibrida” come dice Ferrieri, sia “destinata originariamente a non aver altri lettori che il lettore medesimo”. La mia esperienza personale e alcune conversazioni sulla questione mi fanno invece pensare che la nota di lettura, sia quella al margine, sia quella estrattiva, ma soprattutto la forma più strutturata e complessa, sia sempre anche pensata per qualcun altro che troverà quella traccia, o al quale faremo trovare quella traccia.

Quando lascio una nota al margine penso per esempio a un famigliare o un amico che legga il libro dopo di me (cosa che è in effetti successa più volte ed è stata occasione di dialogo); e quando ne trovo una su un libro che altri hanno letto prima – un amico, un famigliare ma anche un lettore anonimo che ha scritto su un libro della biblioteca – non la leggo mai come un segreto violato, ma come una comunicazione, nata per arrivare ad altri lettori, quindi anche a me.

Se poi pensiamo invece a veri propri appunti di lettura, ai quaderni che li ospitano e che contengono molteplici diari dedicati a vari libri (o anche alla lettura quotidiana dei giornali o di

saggi su riviste o sul web), ecco che troviamo già configurati i diari del lettore, che spesso confluiscono o completano diari su altri aspetti della vita, nella quale comunque la lettura entra da protagonista.

In questi diari troviamo l’abbraccio reciproco fra il libro letto e il lettore e la vita del lettore, ma anche fra il lettore e il mondo.

Chiunque ha visto lettori all’opera su questi diari, anche in spazi pubblici come le biblioteche, gli incontri di un gruppo di lettura, ma anche i caffè e gli altri locali dove le persone si fermano a leggere e a osservare il mondo attorno.

Leggiamo per esprimerci

I diari di lettura ci accompagnano e ci aiutano a rafforzare la nostra partecipazione alla vita, sono l’incarnazione evidente della natura espressiva e rivolta agli altri esseri di qualsiasi considerazione e emozione ci susciti la lettura, anche la più intima e condotta nell’isolamento.

Forza, tutti dovrebbero scrivere il proprio diario di lettori, che è un diario ricco come la vita.

——————

*Nota

Il mare insegna di Luca Pellegrini, vincitore del Premio Pieve Saverio Tutino 2018

Nato nel 1806 in una famiglia agiata, dopo l’improvvisa morte del padre notaio deve rivedere le sue prospettive di vita. Abbandonati gli studi, a 16 anni si imbarca come mozzo su un piccolo veliero. Dal golfo di Trieste arriva a Smirne e a Costantinopoli, naufraga, riparte per l’Africa e il Sud America. Segue in prima persona il progresso tecnico che porta dalle navi a vela a quelle a vapore, e in soli quattordici anni diventa capitano di una delle prime che solca il Mediterraneo.

Da ognuno di questi viaggi riporta racconti eccezionali. Lo sguardo curioso di un uomo libero dai preconcetti del suo tempo è la cifra che contraddistingue questa narrazione rispetto a memorie analoghe dell’Ottocento. Mirabili in particolare le considerazioni e la condanna della schiavitù dei neri nelle grandi piantagioni brasiliane, come le riflessioni sulla religione. Senza dimenticare il piglio antropologico con cui si stupisce davanti agli usi e i costumi delle popolazioni che incontra, dal Marocco alla Grecia passando per il Brasile e il Medio Oriente. Non perde occasione, nelle città in cui sbarca, di notare le bellezze artistiche, ma neppure quelle femminili, regalandoci bellissime pagine romanzesche esaltate da un linguaggio vivace arricchito da parole dal forte gusto ottocentesco.

Le avventure per mare che ci ha lasciato Luca Pellegrini sono pervase da uno spirito critico straordinario, unica chiave che, anche nel mondo contemporaneo, possa dirsi valida per indagare il proprio tempo vivendolo da protagonista.

5 commenti

  1. Tengo un diario di lettura da diversi anni. Si è anzi trasformata in una cosa vagamente compulsiva perché per OGNI libro che leggo DEVO scrivere il mio commentino.
    Qualche anno fa mi è venuto in mente di aprire un blog dove utilizzare questi commenti consentendo a chi volesse di fare altrettanto.
    La cosa è venuta abbastanza bene e oggi ci sono oltre 700 libri recensiti.
    Soprattutto attraverso questo scambio io, che mi fido molto più del passaparola tra lettori che dei critici letterari, ho potuto leggere molti bei libri che probabilmente avrei perso.
    Il sito si chiama Asinochinonlegge ed è facilmente reperibile digitandone il nome, ma tutto attaccato, sui motori di ricerca.
    Saluti a tutti e buone letture!
    Poronga

    PS: c’è modo di inserire qualche eccezione anche su gruppo di lettura?

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  2. @ Poroga. Affermare con tanta sicurezza che. ti ” fidi di più dei lettori del blog che dei critici letterari”mifa tristemente pensare alla incredibile alzata di scudi dei comuni cittadini che senza alcun dubbio né comprovata CONOSCENZA in campo medico sostengono che i vaccini fanno male e simili idiozie basate sul sentito dire e su esperienze personalissime. Sono tempi di arretratezza e prepotenza che portano sempre più. lontano da scienza e civiltà e sempre più vicino a maghi e fattucchiere . Io non mi sogno di tenere conto delle ” critiche” dei lettori comuni, le leggo come pareri personali che non possono andare oltre al ” mi piace. / non mi piace.Cerco sempre chi ne sa davvero di letteratura e pratica con vera competenza il delicatissimo e sempre controverso mestiere di critico letterario. Il delirio di onniscienza e’ basato su emozioni. viscerali. Il cervello è. in castigo. Trovo invece bellissimo scambiarsi pensieri, sensazioni personali sui libri.Non giudizi, se le parole hanno ancora un senso. Cam

    Piace a 1 persona

  3. Ma cosa c’entrano i romanzi con i vaccini??? Ovvio che la scienza è degli scienziati, ma la letteratura, come ogni altra forma d’arte, è di tutti.
    Chissà poi perché gli unici legittimati a dare giudizi sarebbero solo i critici, da te identificati in modo per lo meno ingenuo con “chi ne sa davvero”, mentre i comuni lettori non potrebbero andare oltre lo scambio di “pensieri e sensazioni personali” (guarda che comunque sono giudizi anche quelli…).
    Ti genufletti davanti ai critici? Non ti invidio. La critica letteraria italiana è ormai una conventicola penosamente asservita alle case editrici e per lo più dedita a un narcisistico esercizio autoreferenziale: mediamente in una recensione il critico di turno parla per un quarto del libro recensito e per il resto di sé e dei suoi pensieri: pura esibizione personale tipica degli scrittori falliti (sul mio blog sotto la tag “critici letterari” vi sono alcuni esempi).
    Ciò salve poche eccezioni, ad esempio Baricco o Lodoli che, essendo scrittori affermati, non hanno bisogno di riscatto e possono scrivere quello che gli pare.
    Insomma, proprio non ti capisco; a meno che tu non sia un critico letterario. In tal caso una logica in ciò che scrivi ci potrebbe anche essere, per quanto tutt’altro che ferrea e un tantino becera. Secondo me, si intende.

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  4. @ poronga sentirmi dare della becera non mi era ancora successo e mi fa capire quanto possa essere difficile infilarsi nelle ” certezze assolute” . Ciaociao Cam

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