I libri più belli, letti nel 2017

Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925
Edward Hopper, Interior (Model Reading), 1925

Ricominciamo: la prima regola è semplice ed è sempre la stessa: si parla dei libri più belli, letti nel corso del 2017.

Conta che il libro sia stato letto nel corso di quest’anno, non conta quando è stato pubblicato o scritto

Altra regola fondamentale: il rispetto per gli altri.

Ci piace molto il confronto, la discussione, anche la contestazione dei giudizi altrui; non viene apprezzato, e nemmeno tollerato, l’insulto.

Ogni anno, questo post sui “libri più belli” è una fonte di preziosi consigli (anche contro qualche libro), di analisi, di serenità, di dubbi, di speranze, di riflessioni.

Grazie, come sempre, a tutti coloro che parteciperanno.

Abbracci

2.739 commenti

  1. @tutti
    rientrata ieri da una toccata e fuga in Puglia (Lecce), dove vivono alcune ex colleghe ormai sorelle. Ho portato con me Achebe, Le cose crollano.
    Molto bello. Grazie di averlo consigliato. Le “cose” non sono ancora crollate, ma è godibilissima la forma semplice che guida il lettore nel mondo, pregno di simbologie ancestrali, della tribù in cui vive il protagonista.
    Vi farò sapere il seguito.

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  2. Achebe, un grandissimo, sono ciontenta Jezz!

    Mari e per tutt/i, ho trovato questo lungo elenco su FB, mi è piaciuto e ve lo metto ( è OT, ma non importa vero?
    Ecco qui 100 cose da fare a Milano se ci vivi, o anche:

    100 Cose Che Devi Dimostrarmi Di Aver Fatto Tutte Prima Di Frignare Che Milano è Brutta

    1) I fenicotteri nel giardino di Villa Invernizzi
    2) La Milano borghese di FAI – Villa Necchi Campiglio
    3) Un Negroni guardando Piazza Duomo dall’alto, per esempio dalla Terrazza Aperol
    4) Una visita guidata gratuita al Cimitero Monumentale Milano
    5) Un giro dei verdurai cinesi di via Paolo Sarpi, anche solo per dire Oh e Ah di fronte alla frutta esotica
    6) Il Museo del Novecento anche solo per guardare Il Quarto Stato al primo piano – è gratis
    7) Mangiare un vero risotto alla milanese, ad esempio al Ratanà o alla Trattoria Masuelli S.Marco
    8) Un giro dei cortili segreti della città, nei giorni in cui aprono grazie all’Associazione dimore storiche italiane
    9) Una Ghisa al BirrificioLambrate
    10) Una matinée in un giorno feriale in uno dei cinema del centro, per esempio l’Odeon
    11) Comprare (o quantomeno concupire) una borsa personalizzata di Fontana Milano 1915 nel laboratorio artigianale di via Trebbia
    12) L’ Orto Botanico di Brera, nascosto in piena vista come la lettera rubata di Poe in fondo a via Fratelli Gabba
    13) il trompe l’oeil del Bramante nella Chiesa di Santa Maria presso San Satiro
    14) Il Cenacolo Vinciano, insomma L’Ultima Cena
    15) I chiostri bramanteschi dell’ Università Cattolica del Sacro Cuore, in particolare il cosiddetto Giardino delle Vergini (non è richiesto attestato)
    16) Passeggiare tra le guglie del Duomo cercando di scovare la statua che ritrae il pugile Primo Carnera
    17) Una visita guidata al Museo Branca, inventori del celebre Fernet
    18) Un derby Milan-Inter allo Stadio San Siro
    19) La cappella dei teschi nella chiesa di San Bernardino alle Ossa
    20) Fare una corsa la mattina presto – o leggere un bel libro, a seconda dell’inclinazione personale – in una fresca giornata estiva nei giardini Indro Montanelli
    21) Gli affreschi di Bernardino Luini nella chiesa di San Maurizio in Corso Magenta, la “Cappella Sistina” di Milano
    22) Un’opera al Teatro alla Scala, per chi può. Oppure, trovare un maxi schermo che la trasmette
    23) La fioritura della magnolia dietro l’abside del Duomo che annuncia la primavera
    24) La Nuova Darsena Milano
    25) Il Bacio di Hayez e gli altri capolavori della Pinacoteca di Brera
    26) La Cappella Portinari nella Basilica di Sant’Eustorgio
    27) Il Resegone sullo sfondo di Viale Tunisia nelle giornate in cui soffia il Föhn
    28) Il Giardino di villa Reale, dietro al PAC, dove si può entrare solo accompagnati da bambini
    29) Indulgere al giardinaggio chic all’Orticola
    30) I chiostri dell’ Università degli Studi di Milano
    31) La Ca’ Brutta di Giovanni Muzio, che tanto dispiacque ai milanesi quando fu costruita
    32) La nuova skyline delle vie e case del quartiere Isola
    33) La palazzina Liberty del Parco Vittorio Formentano, l’unica struttura rimasta del Verziere, il mercato ortofrutticolo chiuso nel 1965
    34) Il singolare palazzo dell’architetto Luigi Moretti in Corso Italia
    35) La Chiesa di Sant’Alessandro in Zebedia, capolavoro barocco del Richino
    36) Farsi umiliare a bocce da uno degli anziani che giocano nel campetto di via Morgagni ogni giorno
    37) La wunderkammer della Fondazione Achille Castiglioni
    38) La ca’ dell’uregia, edificio liberty con un citofono a forma di orecchio, in via Serbelloni 10
    39) Una mostra, si può scegliere a caso, all’ HangarBicocca
    40) I Chiostri Dell’umanitaria
    41) Prendere il 2 da Porta Genova per un giro sui vecchi tram
    42) La casa museo della poetessa Alda Merini, in via Magolfa 42
    43) Osservare con gli occhiali da saldatore il muro ricoperto di foglia d’oro della Fondazione Prada dai tavoli del Bar Luce, disegnato dal regista Wes Anderson
    44) Il Chiostro di Santa Maria delle Grazie quando è in fiore, obbligatorio giocare con le fontanelle a forma di rana
    45) La pista da ballo Sala Venezia, affollata degli anziani più snodati al mondo
    46) Il tramonto all’ Abbazia Cistercense Di Chiaravalle
    47) Un pomeriggio d’inverno al Planetario di Milano, a scoprire le costellazioni
    48) Una lunga passeggiata nel frutteto del Boscoincittà
    49) Le Gallerie d’Italia di Piazza della Scala
    50) Origliare le conversazioni delle signore, o in milanese delle sciure, nella pasticceria Cucchi
    51) Le ballerine su misura di Porselli
    52) Vedere un airone alzarsi e volare via, pedalando lungo il Naviglio Martesana
    53) I murales di Millo nel Giardino delle Culture in via Morosini
    54) Caffè e bignè al bancone in ottone della Pasticceria Marchesi
    55) Un fritto misto all’ Arci Bellezza, in mezzo ai murales che inneggiano alla lotta proletaria
    56) Un viaggio nella mente creativa dello stilista Giorgio Armani, al Museo Armani / Silos
    57) Il il nuovissimo MUDEC – Museo delle Culture
    58) Gli orsi imbalsamati e polverosi del Museo Civico di Storia Naturale di Milano a Palestro
    59) I Bagni misteriosi, la fontana di Giorgio De Chirico nel giardino de La Triennale di Milano
    60) Una corsa in mezzo alle libellule lungo il Naviglio
    61) La casa disegnata da Giò Ponti in via Domenichino
    62) Un drink nel bicchiere di plastica alle colonne di San Lorenzo, sì che siete ancora giovani, certo, garantisco io
    63) La basilica di Sant’Ambrogio, santo patrono della città
    64) I marron glacé della Pasticceria Galli
    65) Una domenica sera nel salone della Stazione Milano Centrale a guardare le persone partire, arrivare, la fretta, l’amore, i baci, il lavoro, le valigie, gli addii e gli arrivederci
    66) Un giro senza meta di notte, in bicicletta
    67) Una partita dell’Olimpia Milano
    68) Una cena con tavolo a bordo pista a La Balera Dell’ortica
    69) L’Abbazia di Santa Maria Rossa in Crescenzago, quasi inghiottita dalle case circostanti
    70) La Pietà Rondanini di Michelangelo al Musei del Castello Sforzesco
    71) Fare un cenno di saluto al Scior Carera, anche noto come Omm de Preja (cioè Uomo di Pietra), l’antica scultura romana sotto i portici di corso Vittorio Emanuele, al civico 13
    72) Le case a igloo dietro la Maggiolina, un villaggio dei puffi cittadino
    73) La meraviglia della Galleria Vittorio Emanuele, che adesso si può ammirare anche grazie ai binocoli
    74) Bere alla fontanella pubblica, il Drago Verde, col metodo giusto cioè alla “milanese”, tappando la parte sotto per far spruzzare il getto
    75) Salire sulla Torre Branca in una limpida giornata d’autunno
    76) Puntare la sveglia per essere i primi, di sabato mattina, al mercato di viale Papiniano dove trovare capi firmatissimi per pochi euro
    77) Per i signori: barba e baffi all’ Antica Barbieria Colla
    78) Per le signore: la Fabbrica Dei Cappelli di Via dei Piatti
    79) Andare “a Baggio a suonare l’organo” (che però è solo dipinto), e fermarsi a pranzo all’ Osteria Alla Grande – Baggio
    80) Le casette arcobaleno del quartiere Lincoln, la “città ideale” della fine dell’Ottocento
    81) Il Dito medio dello scultore Cattelan in Piazza Affari
    82) Una gita fuori porta tra Cascine, marcite e abbazie al Parco Agricolo Sud Milano
    83) Le Chiuse di Leonardo di via S. Marco, per ricordare le vie d’acqua del centro cittadino
    84) Portarsi la schiscèta per un picnic improvvisato nei Giardini della Guastalla
    85) La Loggia dei mercanti, dove basterebbe togliere il McDonald’s per sentirsi nel Medioevo e, sull’altro lato della piazza, il bassorilievo della Scrofa Semilanuta, primo simbolo della città di Milano, sul Palazzo della Ragione
    86) Una serata di cabaret allo storico Zelig in viale Monza
    87) Il giardino segreto in pieno centro del Museo Vigna di Leonardo
    88) Fare merenda con michetta e salame da Taglio
    89) Il sommergibile Toti al Museo della Scienza e della Tecnologia
    90) Fare skate (ma vale anche solo guardare) alla Stazione Centrale di Milano
    91) Guardare la gran moda, in vetrina e per la strada, in via della Spiga nel Quadrilatero
    92) Una corsa intorno all’Idroscalo
    93) Una fetta di panettone in un pomeriggio d’inverno, per esempio da Pavè
    94) Immaginare la campagna lombarda dell’Ottocento negli struggenti quadri di Segantini alla Galleria d’Arte Moderna
    95) Due chiacchiere di fronte a un bicchiere di vino con amici vecchi e nuovi alle Le Cantine Isola, sempre aperte anche ad agosto
    96) Permanente: farsi tatuare da pietro sedda. Temporaneo: almeno andare a vedere una sua mostra
    97) Riflettere sul concetto di kitsch al Mercatino delle Pulci di Piazzale Cuoco (prima a San Donato)
    98) L’ Ippodromo del Galoppo – Milano San Siro: all’esterno un’infilata di murales, dentro palazzine anni Trenta e tanto verde
    99) Un concerto indie al Magnolia
    100) Un giro da Peck, per metà salumeria e per metà museo

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  3. Grazie Cistina…..Io sono _Torinese e ho sempre pensato che Milano fosse solo “cemento e negozi”….NATURALMENTE semplificando tutto….buono a sapersi…..

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  4. Christina tutti jezabel
    Grazie x le cose da fare a Milano, il fatto è che jezabel non è una fan della capitale lombarda, se non ricordo male.

    Ti dico quello che farei io, senza fare la visita guidata al relativo museo (pur interessante, mi dicono) consiglio di andarsi a vedere la fernet Branca su viale Jenner in una sera di gennaio, con la nebbia: ti dico, un po’ il clima, un po’ lo smog, un po’ l’oscurità, quella per me è Milano!

    Mariangela

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  5. immagina Mariangela che il contino BRanca è stato …mio cliente ( nel senso che facevo ricerche sull’immagine e l’advertising del brand,così parlo come dovevo parlare allora, una scema), ma io andavo nella sede di Via Broletto, chic e classista come poche e lui, uno stronzetto che si dava delle gran arie

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  6. @tutti
    eh sì, sono un po’ discola ma proprio Milano è una toccata e fuga tutte le volte.
    Continuo ad appassionarmi alle vicende di Okwonkwo, protagonista del libro di Achebe.
    Ciao.

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  7. @tutti @Cristina @Jezabel
    “101 cose da fare a Milano” è il titolo di più di un libro, sono quelle guide che piacciono tanto a me, le ho infatti tutte in lista e potete stare sicuri che prima o poi riuscirò a vederle tutte!

    Certo, Jezabel, non saranno le mie indicazioni di ieri a farti cambiare idea in merito a Milano. La Fernet Branca, non la sede amministrativa di cui dice Cristina, io dico proprio la fabbrica, è ubicata tra viale Jenner e la circonvallazione e, vista d’inverno, in una sera in cui la nebbia ti fa indovinare appena la ciminiera (pur coloratissima) non è in effetti un’immagine da cartolina. L’edificio si intravvede dietro le sagome invernali dei platani spogli e, se il traffico delle ore di punta è già diminuito, tu sei lì a guardarti attorno, e percepisci Milano. Ma penso che per provare una qualche attrattiva per questo posto, Milano bisogna proprio amarla e soprattutto – qui divento perentoria – non si debba essere cresciuti sotto il cielo terso di Sicilia.

    Ciao,
    Mari

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  8. ho trovato l’itervista CHE mICHELA mURGIA HA FATTO A cHIAMANDA nGOZI aDICHIE A Mantova.
    PS e’ SOLO AUDIO, è LUNGA, MA PURO GAUDIO DI INTELLIGENZA. sO CHE A QUALCUNA FARà PIACERE!

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  9. @
    Cristina Jezz. Editalara. Nonnaci, Marian, Artemisia e Claudio e tutti
    1 oggi Repubblica riporta un documento. breve e interessante sulla questione della cultura maschile, che tanti attira anche le femmine . Perché. e’. secolare, o perché le donne , giudicate comunque ” inferiori. o diverse in senso pregiudiziale”ritengono, alcune di esse, che l’uomo sia davvero superiore,o perché qualcuna e’. affetta da un “mammismo” adorante per tutta la vita.Insomma perché. le donne sono complici troppo spesso del mostruoso. pregiudizio maschilista ? Voi cosa ne pensate?R.S.V.P. Cam

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  10. @Camilla
    scusa, continuo a scrivere cavolate (e non manco di dirne e di farne)
    Volevo dire : puoi dare il link? Vorrei darlo come tema a scuola e sto raccogliendo materiali!!!
    Adios

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  11. @tutti
    Avevo già linkato il sito di ARAB.Lit http://www.arablit.it/homeitalia.htm perché mi ero fidata del nome di Isabella Camera d’Afflitto (è un’arabista che ha curato e tradotto molte opere di letteratura araba) poi però non ho resistito alla tentazione di rivolgermi anche al libro stampato (non è un’edizione recente, ma rimedierò a breve):

    ► Isabella Camera d’Afflitto, “Letteratura araba contemporanea. Dalla nahdah a oggi”, Carocci, 1998

    Chi volesse avvicinarsi alla cultura araba o approfondire le proprie conoscenze in fatto di letteratura extraeuropea o anche solo pescare qualche consiglio di lettura, si procuri subito questo libro e se lo gusti!

    Saluti,
    Mariangela

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  12. @Camilla: Io sono uomo, ma il maschilismo (così come qualsiasi forma di discriminazione) lo odio con tutto me stesso. Non a caso, pur di combatterlo mi sono ridotto a difendere perfino la Boldrini.

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  13. @ jezz. scusami jezz. ero su un altro computer per un certo documento e ho voluto scriverti. da lì facendo un gran casino.

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  14. Ho terminato una settimana fa I FRATELLI OPPERMAN di Lion Feuchtwanger, pubblicato nel 1933 da editore portoghese e mi spiace far passare questa lettura senza dir nulla perchè notevolissima. Mai come qui ho trovato una narrazione precisa del dilagare crescente dell’odio nazionalsocialista, di quel mostro che allargava i suoi tentacoli nella società tedesca, investendola in tutte le sue sfaccettature e attività. I fratelli sono ebrei: un medico di grande fama, un proprietario di un’antica azienda di mobili, un intellettuale con mogli e figli inseriti nella scuola e una sorella sposata a un capitalista americano. I nazisti sono inizialmente un gruppo ristretto, che in un contesto di crisi sfrutta il malcontento e si inserisce subdolo nelle città, nei paesi, insinuando il tarlo dell’ebreo come nemico da combattere, perchè detentore delle ricchezze e di un potere di cui ci si vuole riappropriare. (Ma quali ricchezze poi, quale potere? Quante analogie con il nostro tempo). Sono pochi, sono ignoranti, brutali, grossolani (altre analogie) e tuttavia nel giro di mesi acquistano un potere che lascia attonita la comunità ebraica, incapace di ammettere che il paese di Goethe, di Beethoven abbia potuto cadere preda di un serpente che si allunga senza sosta. Feuchtwanger lo racconta minuziosamente, avendo vissuto tutto questo, e altrettanto bene descrive le reazioni alla brutalità: vi è chi coglie subito il pericolo e fugge, chi non può farlo per mancanza di denaro, chi oppone alla violenza cieca l’orgoglio della propria cultura (povera, schiacciata, indifesa), chi non si rassegna a lasciare attività costruite in anni di lavoro, insomma si è portati nel clima di quegli anni ed è tutto, naturalmente, triste e opprimente, angosciante, ma scritto molto molto bene.
    Primo Levi cita il libro ne “Il sistema periodico” dicendo, “Lo avevamo letto, creduto per metà, e già bastava”, questo molto prima della guerra. Al termine del libro si riporta una lettera in cui Arnoldo Mondadori, nel ’34, sottoponeva il libro a Galeazzo Ciano per un permesso alla pubblicazione. Va da sè che non arrivò mai e I FRATELLI OPPERMAN fu pubblicato molti anni dopo.
    Mi ha ricordato la Famiglia Karnovski e devo dire che questo autore, che non conoscevo, ha dato un grosso contributo alla narrazione di quei fatti tragici, alla pari dei Singer e di altri autori. Da leggere, assolutamente da leggere.
    Sono anch’io alle prese con PATRIA. A un terzo del libro credo di potermi associare al coro dei consensi e non aggiungo altro, dovendolo finire, se non che, tra le altre cose, adoro quello stile fatto di frasi brevissime, basiche, che lo rendono estremamente incisivo. Tradotto da Bruno Arpaia, che scrive bene, quindi presumo abbia fatto un buon lavoro.
    Ciao ciao
    PS X Mariangela, mi sono segnata Ho visto Ramallah, voglio leggerlo, grazie del consiglio

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  15. @dani. quanto dolore priviamo rileggendo i libri sulla strage degli ebrei.E non deve sembrarci un fatto digerito dalla Storia . E’ tutto ancora incandescente questo oceano di dolore che continua , in sordina, e a volte apertamente, a minacciare non solo gli ebrei ma tutti coloro che le società regredite nel rifiuto feroce delle diversità , odiate con la stessa ferocia.Eppure le destre razziste sono in agguato e troppa gente le vuole. Mi fa male vedere che nulla e ‘ servito in tutto quella sapienza di grandi scrittori di meravigliose e terribili narrazioni, il mondo è sempre lo stesso e ogni giorno l’ odio divora esseri umani nella indifferenza e spesso col plauso e l’appoggio elettorale. E’ orribile . Cam

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  16. @Camilla: Dei regimi totalitari è ancora tremendamente attuale non soltanto l’aspetto del razzismo, ma anche quello che riguarda il culto del capo. Ad esempio, io non dimentico che un partito adesso molto popolare in Italia ai suoi inizi ruotava in modo totalizzante attorno alla figura del proprio leader, e il rapporto che c’era tra lui e i suoi elettori somigliava in modo inquietante a quello che un santone crea con i membri della propria setta. Immagino che tu abbia capito perfettamente a chi mi riferisco. Potrei toglierti ogni dubbio facendo nomi e cognomi, ma preferisco non farlo: non per vigliaccheria, ma perché siamo in campagna elettorale, e quindi potrei venire tacciato di strumentalizzare il tema dell’Olocausto per fare propaganda contro questo o quel politico.

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  17. @wwwww confondi un giovane politico cattolico, assertivo unico e primo in Italia a far rispettare per es. gli omosessuali ,vittime da sempre delle destre, europeista. convinto con il presidente degli Stati Uniti. Incredibile..

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  18. Dani, s e leggerai Ho visto Ramallah poi ci terrei a conoscere la tua opinione.

    La lettera di cui parla Camilla firmata da moltissime attrici a me ha fatto rabbia: tardi, troppo tardi e pure male secondo me.

    così commenta la suddetta lettera Giulia Blasi ( da seguire Giulia Blasi!!):
    Fra le firmatarie di questa lettera ci sono diverse persone che conosco, e ad alcune voglio anche molto bene. È quindi con un sincero sforzo di apertura che chiedo: a voi questa lettera sembra sufficiente?
    Credete a Miriana Trevisan, ad Asia Argento, alle ragazze che hanno denunciato Fausto Brizzi? Siete disposte a mettervi in prima linea per difenderle, al di là dei cenni trasversali?
    Sono passati quattro mesi da quando #quellavoltache si è preso la conversazione in Italia, #metoo in America. In questi quattro mesi abbiamo visto Miriana abbandonata a se stessa, mentre le truppe cammellate correvano in soccorso della persona che lei ha apertamente accusato di averla molestata. Abbiamo visto Asia e le ragazze che hanno parlato degli abusi subiti attaccate e trascinate nel fango, senza che nessuna delle firmatarie – che io sappia – si esponesse per loro. Ora questa lettera, che non fa i nomi, perché non si vuole puntare il dito “sul singolo molestatore”.
    Facciamo finta che non siano passati quattro mesi, quindi. Che abbiamo appena cominciato. Che una battaglia che durerà anni stia ancora contando i suoi soldati.
    Dite di voler cambiare il sistema.
    Come volete farlo?
    Da dove intendete cominciare?
    Come possiamo aiutarvi?

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  19. @tutti
    Sull’attualità non riesco a seguirvi; suggestionata però dalla vostra conversazione, ho scelto di leggere un capitolo, del libro di Camera d’Afflitto che ho sotto mano, che è in tema col vostro argomento: l’emancipazione della donna.

    Mi appassionano queste pagine che ci raccontano di intellettuali coraggiose che, all’inizio del secolo scorso e nel mondo arabo, hanno scritto e combattuto per i diritti delle donne:

    1. Wardah al-Yāziğī (1838-1924), Libano

    2. Zaynab Fawwāz (1846-1914), Libano

    3. Malak Ḥifnī Nāṣif (1886-1918), Egitto
    (più nota con lo pseudonimo Bāḥiṯaẗ al-bādiyaẗ, cioè, colei che cerca nel deserto)

    4. Hudā Shaʿrāwī (1878-1947), Egitto

    [“Le prime donne impegnate nel movimento di emancipazione”, in Isabella Camera d’Afflitto, “Letteratura araba contemporanea. Dalla nahdah a oggi”, Carocci, 1998, pp. 182/95]

    Quello che precede è un elenco ristrettissimo rispetto a tutti i nomi che ho trovato nel libro; non dice molto, ma vorrebbe essere un piccolo tributo a donne che alla causa hanno dato molto. Lo pseudonimo “colei che cerca nel deserto” deriva dal fatto che Malak Ḥifnī Nāṣif fu portata dal marito al limitare del deserto, appena sposata, quando si rese conto di essere la sua seconda moglie. Indefessa fu la sua battaglia contro la poligamia.

    Ciao,
    Mariangela

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  20. @ Cristina veramente l’articolo che ho segnalato mi sembrava interessante proprio perché usciva dall’ ambito delle molestie sessuali e delle signore dello spettacolo ( che hanno TUTTA la mia considerazione e indignazione e totale solidarietà per Asia Argento e Trevisan e tutte le altre, fin dall’ inizio della vicenda “attrici”, ci mancherebbe!!!!)cercando di affrontare le difficoltà reali millenarie perché gli uomini capiscano che è. un fatto di loro esclusiva pertinenza di rimettere in discussione la arcaica convinzione di essere in qualche modo ” diversi per superiorità”. In Italia e nei Paesi latini, anche evoluti e moderni, le donne stesse vivono a volte un terribile equivoco accettando alcune volte questa follia scientifica, morale, antropocentrica relativa al genere maschile. La maternità spesso ci frega verso il figlio maschio che viene educato , adorato,e…considerato un “dono” di maggior valore. ciao

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  21. Camilla, ma io non ti considero affatto una scema, e tanto meno totale. Ho riportato parole ,non mie, che mi sembrano da condividere.

    Mariangela il femminismo con il movimento di emancipazione delle donne oggi nulla ha a che vedere, scusa eh

    ma abbiamo bisogno di un imbecille qua in giro?

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  22. @Tutti @Cristina
    Che i movimenti per l’emancipazione femminile del secolo scorso nulla c’entrino con il femminismo di oggi, stento a crederlo. Comunque, se a qualcuno interessasse sapere come è andata nel mondo arabo, può rivolgersi al libro di Camera d’Afflito citato sotto (ripeto, penso valga la pena procurarsi l’edizione aggiornata).

    Di tutte le protagoniste femminili ricordate nel libro, in italiano, ho trovato per il momento quanto segue:

    • Nawal al-Sa’dawi, “Firdaus. Storia di una donna egiziana”, Giunti, 1986, 115p. (letto anche dal GdL di Cristina)

    • Laṭīfa al-Zayyāt,“Carte private di una femminista”, Jouvence, 1996, 126 p.

    [“Le prime donne impegnate nel movimento di emancipazione”, in Isabella Camera d’Afflitto, “Letteratura araba contemporanea. Dalla nahdah a oggi”, Carocci, 1998, pp. 182/95]

    Leggo che alcuni racconti delle femministe arabe sono rinvenibili in una raccolta che io ancora non conosco (sempre curate da Camera d’Afflitto, lo vedo dall’OPAC, esistono però anche raccolte più recenti):

    • “Narratori arabi del Novecento”, a cura di Isabella Camera d’Afflitto, R.C.S., 1994, 2 volumi

    Ciao,
    Mariangela

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  23. conosco il libro di Camera d’Afflitto, ma sarò scema, una con un cognome così mi fa scappare da ridere ogni volta, poverina, si lo so, sono scema ihih
    Tutto sta cambiando nell’universo delle donne, anche nei paesi arabi, per fortuna

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  24. @Cristina @Tutti

    Quale libro conosci di Camera d’Afflitto, l’antologia (“Narratori arabi del Novecento”), oppure quello che potrebbe essere considerato una sorta di manuale di letteratura (“Letteratura araba contemporanea. Dalla nahdah a oggi”)?

    Ciao,
    Mari

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  25. @Dani
    Fammi sapere cosa pensi di “Ho visto Ramallah” e, in qualsiasi caso, fatti sentire ogni tanto!!!

    @Tutti
    Ho terminato l’ascolto di “Jane Eyre” di Charlotte Brontë e dico subito che ne sono rimasta entusiasta. Ho trovato una grande scrittrice e un bel personaggio femminile: Jane è una ragazza che sa il fatto suo e che, alla fine, nonostante le difficoltà, sceglie l’amore e l’indipendenza. È un carattere a tutto tondo, con una sua coerenza, niente a che vedere, nel mio giudizio, con la mutevolezza dei personaggi di Jane Austen (Dani, Camilla, so che non sarete d’accordo, ma il paragone mi è proprio venuto istintivo!).

    La tenuta di un romanzo la cui lettura sia stata preceduta dalla visione della versione cinematografica non è affatto scontata, anzi, nella mia esperienza il film ha sempre “rovinato” il libro, ma questa volta la parola scritta ha scaturito comunque il suo effetto ammaliante; a questo proposito devo dire di avere rivalutato l’opera di Zeffirelli: è molto fedele al libro, ma cassa proprio i capitoli più pesanti (la seconda parte del romanzo è un po’ lenta o comunque meno sferzante della prima).

    Molti lettori, pur riconoscendo i meriti delle sorelle Brontë, ne denunciano la drammaticità a tinte forti: perlomeno per quanto riguarda Charlotte, la scrittura, secondo me, non è mai sopra le righe e non scade nel melodrammatico.

    La pubblicazione dei libri delle sorelle è avvenuta sotto falso nome (maschile, si intende): onore a una donna che, a quei tempi, ha saputo lasciarci questo bellissimo romanzo!

    Saluti,
    Mariangela

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  26. @Mari ci proverò. Leggo molto ma sono poco ispirata a scriverne. E dire che ho letto cose belle, come Il Mago di Dublino di I. B. Singer, Il Ballo in maschera di Magda Szabo, mi è abbastanza piaciuto (ma senza entusiamo) Nel guscio di McEwan, idea singolare far raccontare da un feto, ma un po’ forzata, straniante. Quell’esserino non nato che filosofeggia non è sempre simpatico. Ma se leggo un libro che davvero davvero merita lo segnalo, come i Fratelli Opperman.
    Per Ho visto Ramallah devi aspettarmi..In biblio non lo trovo e devo procurarmelo in libreria, mi sa che dovrò ordinarlo. Poi ho una pila di strenne natalizie e di compleanno che mi strizzano l’occhio dal comò.
    Ciao a tutti

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  27. Stasera intervengo a spizzichi tra una minestra e un’insalata preparando la cena. Mariangela il carattere forse più mutevole di Austen è Emma, ciò che affermi non è valido x tutte le sue donne che, casomai, rivalutano posizioni impetuose. Elisabeth Bennet non manca di coraggio e determinazione nei binari consentiti da quell’epoca, quella società che alle fanciulle davvero lasciava poco spazio e non solo in termini economici. Poverette, dalla famiglia di origine al matrimonio senza possibilità alternative, a meno che non si appartenesse a ceti nobiliari. Poi Charlotte Bronte nasce quando Jane Austen muore e forse, forse, qualcosa iniziava a cambiare. Personaggio fantastico Jane Eyre, sensibilità e determinazione, una femminista vera, leggerei il romanzo mille volte. Ti consiglio anche la versione più recente del film, con una bravissima Mia Wasikowska e Michael Fassbender. Questo corre un po’ nella prima parte, quella della scuola, ma il risultato nel complesso è buono e il carattere di Jane emerge in modo superbo

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  28. @Dani @Tutti
    Dani, parlavo in generale, naturalmente, quando ti invitavo a scrivere, non volevo sollecitare un giudizio specifico su “Ho visto Ramallah” solo perché io l’ho apprezzato, tanto più che magari, anche a te, come a Cristina, potrebbe non piacere. So, però, che il tempo talvolta è tiranno.

    Avevo visto che tra Austen e Charlotte Bronte ci corre una generazione, e poi il fatto è che io ho letto proprio solo “Emma”, forse avrei dovuto iniziare con un altro libro.

    Ciao,
    Mariangela

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