I libri più belli, letti nel 2014

Con qualche settimana di ritardo rispetto alla stagione, eccoci con il post che dovrebbe avviare la discussione sui libri più belli, letti nel corso di questo 2014. Anche il post dello scorso anno, come e più di quello degli anni precedenti, è stato un grande successo. In particolare, in quello del 2013 si è accentuata…

L’immagine è di Christopher Myers, presa in prestito dal sito web del “New York Times”, pagina delle opinioni del 16 marzo 2014

Con qualche settimana di ritardo rispetto alla stagione, eccoci con il post che dovrebbe avviare la discussione sui libri più belli, letti nel corso di questo 2014.

Anche il post dello scorso anno, come e più di quello degli anni precedenti, è stato un grande successo.

In particolare, in quello del 2013 si è accentuata la tendenza a generare flussi di discussione laterali e autonomi rispetto al corso principale. Digressioni che in realtà hanno reso la discussione decisamente ricca e varia: una specie di gruppo autonomo di analisi e autoanalisi delle letture, degli autori, dei lettori. E forse delle vite coinvolte.
Insomma, grazie a tutti.
Speriamo che anche questo 2014 ci porti letture, libri e discussioni memorabili.

Come sempre, usiamo i commenti

Un abbraccio

Aggiornamento: comincio a citare qui autori, titoli dei libri citati dai lettori nei commenti. Portate pazienza perché sono talmente tanti che ci metterò un po’ a mettermi al passo. Li elencherò in ordine alfabetico di autore.

Elias Canetti, “La lingua salvata”
Eugenio Corti, “Il cavallo rosso”
Mathias Enard: “La via dei ladri”
William Hopson, “I mocassini di sangue”
Stephen King, “L’ ombra dello scorpione”
Irene  Nemirovskyi, “Il Signore delle anime”
John Williams, “Stoner”

 

 

 

Commenti

2.606 risposte a “I libri più belli, letti nel 2014”

  1. Avatar wwayne

    @Mariangela: Su ebay mettono all’asta anche i calzini. Spero nuovi! : )
    Tra l’altro, ebay è una miniera d’oro per i libri fuori catalogo, ed essendo tutti usati anche i più rari rimangono su un prezzo che varia dai 2 ai 4 euro. Poi ci sono i venditori che invece di fissare una cifra indicono un’asta, e a quel punto ovviamente le cifre possono gonfiarsi (cosa comunque rara, soprattutto d’Estate quando nessuno sta al computer).
    Per quanto riguarda Steinbeck, il titolo originale è Tortilla Flat, quindi la traduzione è ineccepibile. E infatti l’ha fatta nientepopodimeno che Elio Vittorini. Un libro della premiata ditta Steinbeck – Vittorini a 2 euro è un super colpaccio.
    Oltre ai 3 libri che ho citato, sempre su ebay ho comprato “Goodbye, Chicago” di William R. Burnett e “Sulle tracce degli apache” di William Hopson, ma devono ancora arrivarmi. E dato che questa è la settimana di Ferragosto e che quella dopo sono in vacanza, mi sa che li leggerò a Settembre. Grazie per la risposta! : )

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  2. Avatar Stefano1
    Stefano1

    Mariangela: Adesso sto leggendo L’amore normale di Alessandra Sarchi. Buon ferragosto a tutti.

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  3. Avatar Dani

    @Falco, felice che ti sia piaciuto La Famiglia Karnovski. Quando si legge un grande libro si ha l’urgenza di condividere con altri l’emozione e per fortuna vi sono posti come questo dove seminare sensazioni, qualcuno raccoglie e semina a sua volta.
    Io ho da poco finito TUTTO SCORRE che mi ha confermato la grandezza di Grossman (Vassilj): direi che se si vuole conoscere l’orrore dell’ideologia comunista degenerata nel sistema sovietico si può ricorrere a questo libro che, in forma condensata, è all’altezza di Vita e Destino. Quello era un grandioso affresco, ricco di particolari e sfaccettature, questo una piccola tela preziosa, entrambi degni di essere conosciuti. Io proporrei Tutto scorre come lettura obbligata, con Primo Levi, ai nostri adolescenti imbottiti di tecnologia inutile: chissà che lo scossone non ne faccia rinsavire qualcuno! (scusate lo sfogo di mamma di adolescenti a volte un po’ sconfortata, so che vi sono eccezioni, ma sono poche).
    Bene, dopo questo libro cerco nella mia biblio Viaggio in Italia, di Ceronetti. Un mese fa circa ho assistito ad una lettura “recitata” di alcune sue parti, da parte di Luca Mauceri, peraltro bravissimo! Ceronetti era presente, ha raccontato qualche aneddoto introduttivo sul libro e poi ha raggiunto a piccoli passi l’ultima fila e ha condiviso con noi la lettura. Purtroppo il Viaggio non c’era e ho ripiegato su LA PAZIENZA DELL’ARROSTITO. Beh, che ripiego! Sono a metà ma non è il caso di aspettare la fine per dirvi che, in questo venerdì ferragostano, mi sto godendo questo peregrinare per l’Italia e i suoi dintorni. Come una barchetta mi lascio trasportare in alto, davanti alla contemplazione di alcune meraviglie che resistono eroicamente nello sfacelo che le circonda, molto più spesso sprofondo davanti alle brutture che sono schiaffi alla bellezza e alla decenza, qualche volta mi perdo davanti a considerazioni complesse che fatico a comprendere (ma non importa). Si passa dalle targhe dei vicoli, alle lapidi cimiteriali, dai teatri di provincia a conventi sconosciuti. Considerazioni sul vegetarianesimo e racconti sulla sofferenza del nostro Sud, filosofie orientali e pensieri sull’arte si intrecciano in un libro che non può essere definito, se non come un monologo dove un pellegrino molto attento esterna la sua personale contemplazione della vita. Bisogna solo lasciarsi trasportare e godere la lettura. Ripeto, non l’ho finito, ma non ho nessun dubbio nel dirvi che val la pena leggerlo.
    Buon giorno dell’Assunta, sarà sicuramente una giornata a cui dedicheremo tutti un po’ di tempo ad un libro. Ciao

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  4. Avatar carloesse
    carloesse

    E infatti io l’ho dedicata a leggere l’ultimo libro di Murakami: L’INCOLORE TAZAKY TSUKURU E I SUOI ANNI DI PELLEGRINAGGIO.
    Mi soffermo a commentarlo, dato che l’autore è stato uno tra i più citati qui negli ultimi anni, e ha trovato anche qui tra noi i suoi “aficionados” e i suoi detrattori.
    I suoi temi saranno ripetitivi (la solitudine, l’insicurezza, i legami affettivi, i conti con il proprio passato, la memoria e l’oblio e i loro effetti sul presente), gli ingredienti bene o male sempre gli stessi (un protagonista introverso, timido e solitario, una donna più determinata di lui che diventa chiave-motore della vicenda, un mistero da sciogliere, il Giappone occidentalizzato, lo sradicamento, il senso del viaggio, un tema musicale conduttore- qui “Le Mal du Pays” di Franz Liszt, dalla raccolta di sonate per piano “Années de pèlerinage”, che lo stesso titolo del libro riecheggia-), tuttavia Murakami riesce ancora ad incantarmi, sia che utilizzi gli elementi del sovrannaturale e del fantastico, sia che come qui, o come in “Norwegian wood” (o “Tokio Blues” in una precedente edizione dal titolo arbitrariamente tradotto), vi rinunci (quasi) del tutto.
    Mi immergo nelle sue pagine che riescono ancora a coinvolgermi totalmente sin dall’inizio e poi a trascinarmi sino alla fine con una immediatezza e una scorrevolezza che trovo raramente in altri autori contemporanei. Per quanto ormai lo conosca bene, lui e tutti i suoi trucchi di mestiere, è raro che ne esca deluso e questo è un merito (dovuto in a parte anche ai suoi traduttori, in questo caso Antonietta Pastore, in altri Giorgio Amitrano, e ad entrambi va il mio elogio) che non posso non riconoscergli appieno.
    C’è chi, pur avendolo apprezzato sulle prime, si è dichiarato stanco di continuare a seguirlo. Io non mi unisco a questi e aspetto fiducioso anche la sua prossima uscita.

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  5. Avatar carloesse
    carloesse

    Credo che adesso mi accingerò a leggere YOSHE KALB di Israel Singer. Dopo avere letto “I Fratelli Ashkenazy” e “La Famiglia Karnosky”, entrambi grandissimi romanzi, vedo necessario conoscere anche questo per completare il quadro su questo grandissimo autore, rimasto per troppo tempo in ombra del fratello minore Isaac, che ebbe la fortuna di vivere molto più a lungo di lui, fino a giungere al Nobel.

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  6. Avatar cristina
    cristina

    sto finendo LA CASA TONDA di cui magari dirò qualcosa a libro chiuso…

    ma ora mi chiedo…un libro Feltrinelli, ma come è possibile che la traduzione permetta tre volte un (dialettale) “ebbimo” ??? e che la redazione non dica nulla e stampi? una traduzione orrifica per certi versi, c’è da non crederci.
    Anch con altri libri mi è successo, recentemente ( in quel caso dialettismi toscani assolutamente non italiani) ma la casa editrice era minore e comunque che sciatteria insopportabile! voi ch dite/pensate a proposito?

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  7. Avatar wwayne

    @Cristina: Come sai, lavoro per una casa editrice, e una delle mie mansioni è proprio quella di correttore di bozze (faccio anche l’editing e la traduzione dall’italiano all’inglese): di conseguenza, in merito a questo argomento posso darti una testimonianza di prima mano.
    Quel che posso dirti è che, quando si arriva a correggere il manoscritto (lo chiamiamo così, ma ovviamente è scritto a computer), spesso ci si fa coinvolgere così tanto dal contenuto da non riuscire a mantenere sempre alta l’attenzione anche sulla forma: così un uso non corretto della punteggiatura, un errore di tastiera e altre minuzie di questo tipo possono sfuggire. Proprio per questo è opportuno che l’editore controlli il lavoro del correttore di bozze, oppure, se non ne ha il tempo, che dica al correttore di bozze di leggere il romanzo una seconda volta.
    E’ più difficile che ci sfugga un errore più appariscente, come appunto un’inflessione dialettale. In questo caso probabilmente o non c’è stata una seconda lettura, oppure il correttore di bozze non aveva la cultura necessaria per distinguere i toscanismi dall’italiano. O tutte e due le cose.
    Comunque, credo che siano mancanze sopportabili: a mio giudizio sono altri i dettagli che fanno la differenza tra un libro ben fatto ed uno che non lo è.

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  8. Avatar carloesse
    carloesse

    @mariangela
    Mi sento in colpa per averti mandato su Anobii: mi sembra che per te sia peggio del labirinto di Cnosso. Uno di questi giorni ti incollerò qui la mia recensione della LADRA DI LIBRI, per farmi perdonare.
    @wwayne
    PIAN DELLA TORTILLA fu il primo libro di Steinbeck che lessi, tantissimi anni fa. Lo ricordo poco, ma ricordo che servì a farmi leggere ancora altri suoi romanzi, non senza gran soddisfazione.

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  9. Avatar wwayne

    @Carloesse: Ecco, adesso sono ancora più determinato a leggerlo! Grazie per il parere positivo! : )

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  10. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Carloesse @Tutti
    Non preoccuparti. Almeno ho appreso dell’esistenza di Anobii.
    Su Murakami mi ero ripromessa ti tornare, poi, felicemente travolta dagli italiani, ho lasciato perdere. Tanto non scappa.

    @Tutti @Cristina
    Ho finito Bianciardi (il suo libro “La vita agra”, non ho ancora preso la biografia); una bella penna, graffiante, efficace. Quando parla dei suoi ritmi lavorativi e della precarietà della sua condizione di lavoratore autonomo, anche qui come con Sciascia, ho avuto un tuffo al cuore: l’autore sta parlando dei primi anni sessanta, ho sta riferendo di qualcosa che registra oggi?

    Ciao,
    Mariangela

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  11. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Dani @Carloesse @Cristina @WWayne @Tutti

    Intanto che siete lì, vi chiedo: conoscete il giallista Massimo Carlotto? Avete mai letto qualcosa di suo? Non mi sembra di averlo mai visto citato nelle nostre conversazioni, ma potrebbe essere stata distrazione mia perché, scientemente, mi sono imbattuta nel suo nome solo oggi.

    Ciao,
    Mariangela

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  12. Avatar wwayne

    @Mariangela: Purtroppo non lo conosco.

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  13. Avatar Dani

    @Mariangela. Nemmeno io posso esserti di aiuto

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  14. Avatar cristina
    cristina

    Carlotto ha una storia molto singolare . la sua biografia è a dir poco…. straordinaria.
    Ho letto credo un suo libro, come pure uno di Carofiglio…niente di che a mio parere, inferiorissimi rispetto a Vagas e a Camilleri. Giallisti, o sono fantastici, oppure boh, tempo quasi perso a mio parere.
    @wayne, eh no un verbo cannato tre volte, eh no! la lingua italiana bistrattata? imperdonabile. Vero, c’è di peggio, ma come si sa, al peggio non c’è fondo

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  15. Avatar carloesse
    carloesse

    @Mariangela: Neanche io ho mai letto Carlotto, pur essendo un nome ben conosciuto tra i giallisti (una volta leggevo molti gialli, oggi raramente). Il suo nome del resto era noto già prima di iniziare a scrivere, per vicende di cronaca.
    Senza farla lunga, se ti interessa clicca qui sotto:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Massimo_Carlotto

    (ma tu non usi mai wikipedia ?)

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  16. Avatar cristina
    cristina

    Dunque, stavo riflettendo su LA CASA TONDA di Erdrich e … paf mi accorgo, che, ma tu guarda, anche il penultimo libro che ho letto IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI etc ha – proprio come la CAsa Tonda – come protagonista un ragazzino di 13 anni.
    Coincidenza? ( anche La vita davanti a sè se non ricordo male) .Non ci credo alle coincidenze.cioè c credo molto, ma questo è un altro discorso.

    Ma che avrà questa età “al limite” fra infanzia e adolescenza per attirare tanti scrittori? sembra una zona franca in cui tutti gli sviluppi sono possibili…dove tutto- in direzione del futuro – è allo stato nascente quindi puro, incontaminato, trasparente.
    Sarà questo il suo atout narrativo? ( certo, io che sono notoriamente malandrina, pensavo, con delle 13 enni femmine non sarebbe stato uguale, di sicuro la polpa narrativa sarebbe cambiata sostanzialmente, non dico in meglio,… dico cambiata)

    E quindi – LA CASA TONDA.
    Siamo in una riserva di nativi americani. in un posto molto freddo. E’ un libro pieno di ciccia, e di pugni allo stomaco. E di ammirazione.
    Per questa famiglia, per questo ragazzino, per i suoi inossidabili amici ( quelli si che sono VERI amici!!), per il suo incorruttibile padre, per la famiglia allargata, per la bellissima zia Sonja, per questi uomini troppo inclini al bere (c’è un nonno assolutamente esilarante e mitico), per la vita nella riserva dove tutti i ragazzi vanno a mangiare in tutte le case del vicinato che per loro sono sempre aperte e pronte a sfornare pane, e salsicce, e biscotti e burro di arachidi e stufato di carne al peperoncino e porcherie di ogni genere, perchè evidentemente la comunità sente questi ragazzi come figli di tutti..

    Si mangia e si beve molto in questo libro – come è giusto che sia per una banda di adolescenti scatenati, sempre in bici o nei fiumi o a fare gare, e quindi sempre assatanati di fame. E gira una grande aria di libertà, nonostante tutto. Di rapporti – anche sessuali – di parola, di pensiero, di affetti.
    Ma la tragedia incombe su Joe, lo divora, lo motiva, lo infiamma. Lui non si ferma, vuole scoprire chi è stato – e perchè – quello che ha straziato sua madre rovinando la pace della sua amatissima famiglia.
    C’è una specie di mistero – anche legale – che fa da filo rosso, e sarà Joe il bandolo della matassa perchè è lui l’adolescente ferito che vuole ricomporre l’amore caldo della sua famiglia.
    Un ragazzino intelligente, tenace, molto simpatico, e intorno la comunità, viva e vitale, con le sue magagne, le sue debolezze, i suoi gossip, i suoi riti un po’ polverosi ma identitari, e il territorio da esplorare, misterioso, pericoloso, terra di conquista e terrore.
    Una storia di adolescenza in crescita, che esplora e si mette a rischio, com’è giusto e sano che sia.
    E pensavo ai nostri adolescenti occidentali, chiusi fra cemento e marciapiedi e scuole di ballo o karate, sempre accompagnati…ma che potranno mai sperimentare della natura, degli animali, dei pericoli e di come evitarli ?

    Un libro tradotto male, e non è la scrittura ( fluida e discorsiva, ma nulla di molto più) che lo fa brillare. E’ la storia, che è potente, affascinante, commovente e densa.
    Ho letto delle recensioni molto belle,in rete (tipo quella di Internazionale. quindi la pianto qui.
    Ma è un libro che riempie e, certo,indimenticabile

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  17. Avatar wwayne

    @Cristina: Qualche giorno fa hai scritto che la mia passione per i libri western ti fa tenerezza (affermazione che tra l’altro non ho capito: sono una forma di romanzo storico, genere nobilissimo), e adesso tessi le lodi di un romanzo sui nativi americani. Dì la verità zia, ogni tanto mi punzecchi ma sotto sotto abbiamo gli stessi gusti… : )

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  18. Avatar cristina
    cristina

    Wwayne, gaurda qui di western non c’è nemmeno una sfunatura.
    C’è un’adolescenza , una crescita dolorosa, tante birre e una madre straziata. siamo nel 1988. E’ una storia di clan, di comunità. Nulla di avventuroso,in quel senso là ( si , si ricordano i bufali, ma solo in sogno) se non nell’animo di Joe, che dovrà pendere decisioni gravi.
    Sul western ti cito la frase – memorabile – di un mio amico al ritono d agli States ( è di molti anni fa).
    ” poveracci gli americani per poter fare un museo devono metterci il bottone della giacca di Buffalo Bill, che poi era un buffone a pagamento…..”
    Per me la storia è un’altra cosa, Wwayne, scusa, sai come siamo noi nati dai romani e dagli etruschi, tutti col nasetto all’insù e la puzza sotto il naso… con le nostre migliaia di anni sulle spalle e tutto intorno sotto i piedi
    quattro bovari impolverati non ci fanno nemmeno un plissè (romanzo storico? mmmh vuoi dire Guerra e Pace vero? o Memorie di Adriano?? ) ma continuo con la tenerezza, mio figlio legge ancora fumetti, figuriamoci…

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  19. Avatar wwayne

    @Cristina: In effetti i romanzi sui nativi americani, se ambientati nel ‘900, non da tutti vengono considerati western.
    Lo stesso vale per alcuni romanzi di impianto tipicamente western, come “Non è un paese per vecchi”, che però da alcuni vengono considerati estranei al genere perché ambientati praticamente ai giorni nostri.
    Io invece ritengo che un romanzo, se presenta determinate tematiche, personaggi e ambientazioni, possa essere considerato un western a tutti gli effetti. Un western postmoderno, al limite, ma sempre un western.
    Un altro grande dibattito è quello da te accennato alla fine, sul valore letterario dei fumetti: io considero la maggior parte di essi una forma d’intrattenimento e niente più, ma mi è capitato più volte di ritrovarmi tra le mani un fumetto che era un’autentica opera d’arte, dal punto di vista sia estetico che dei contenuti.
    Per quanto riguarda il genere del romanzo storico, sì, al suo interno ci sono Guerra e pace, Memorie di Adriano e i libri western. Non è che un romanzo per appartenere ad un genere debba per forza essere allo stesso livello dei suoi titoli più rappresentativi. Se ragionassimo in questo modo, allora i gialli sarebbero solo quelli di Agatha Christie e pochi altri, i romanzi di fantascienza sarebbero solo quelli di Asimov & company, eccetera. Invece alla definizione “giallo” appartiene qualsiasi libro in cui ci sia un assassino da scoprire, così come al genere della fantascienza si può ascrivere qualsiasi romanzo in cui venga ritratta una società diversa dalla nostra per scienza e/o tecnologia.
    Grazie per la risposta! : )

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  20. Avatar cristina
    cristina

    @mariangela
    solo per te – su Ferrante – questo l’avvi visto?
    http://www.biblioclick.it/GruppiDiLettura/SebinaYOU.do#24

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  21. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Dani @Carloesse @Cristina @WWayne
    Ringrazio per le vostre risposte su Carlotto. Che storia! Ignoravo la vicenda giudiziaria, il suo nome mi è capitato a tiro ieri perché stavo facendo una ricerca sull’OPAC.

    @Cristina
    Non ho capito cosa vuoi indicarmi su biblioclick circa la Ferrante: il lilnk è mobile e rimane il rimando alla pagina principale del sito, sulla quale non vedo nulla riferito all’autrice.

    Ciao,
    Mariangela

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  22. Avatar cristina
    cristina

    mah, è una recensione -che mi pare interessante – che ho trovato sotto Gruppi di lettura ma sotto La figlia oscura – (e che parla della sua scrittura in generale).. oggi non mi riesce nulla qua così, sarà segno che devo uscire e cambiare aria…

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  23. Avatar lettoreambulante

    per LA CASA TONDA avevo già avuto uno scambio con Camilla e devo dire che sono d’accordo con Cristina ma per me le sue stesse riflessioni valgono in negativo. Grande tema, grande storia, ma non c’è la scrittura che la supporta. E si rischia di vedere solo l’aspetto emotivo della vicenda e non la debolezza della scrittrice. Che è una brava autrice per ragazzi e si sente, perché la figura del protagonista è perfetta. Ed è l’unica cosa che salvo del romanzo.
    Sono poi d’accordo con Cristina sulla sciatteria e la bruttezza anche estetica del libro, come purtroppo ultimamente molto libri feltrinelli. Paradossalmente ora i libri più curati in tutti i sensi sono quelli dei piccoli editori. basti pensare a edizioni come 66thand2nd, L’orma, Playground, Keller e molti altri. E io non transigo su refusi, errori, sbavature, etc..- Un libro deve essere a regola d’arte in tutto. Ma purtroppo è raro trovarne uno senza errori anche in editori come Einaudi e Adelphi una volta molto attenti. Questo perché ormai nell’editoria non esistono più vere professionalità e i giovani non fanno in tempo a crescere e fare nelle redazioni una vera scuola. Ma credo sia un male comune…
    Devo poi confessare a Cristina che IL CLUB DEGLI INCORREGGIBILI OTTMISTI l’ho lasciato a un terzo, dove sono arrivata solo grazie al vostro entusiasmo. Ci ho anche riprovato, ma io io l’ho trovato noiosissimo.
    Invece di Carlotto avevo letto i primi libri e al di là della sua vicenda personale li ho trovato interessanti. Molto duri, sul genere Izzo, ma meno letterari.

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  24. Avatar cristina
    cristina

    @ simonetta … concordo e tutte le critiche sono sacrosante e io le condivido – ma rispetto – che so – alla Ladra di libri, La casa tonda è come Guerra e Pace contro Va’ dove mi porta il cuore.
    Il libro zoppica nella sua fattura in parecchi punti ma la figura di Joe è perfetta e la storia assolutamente indimenticabile. Non è un grande libro? pobabilmente no, ma un libro da leggere assolutamente si, a mio parere.
    Si vede solo l’aspetto emotivo della vicenda? ma guarda, secondo me, a volte, va benissimo anche solo quello.

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  25. Avatar maria-teresa
    maria-teresa

    @WWAYNE,conosci i Racconti di R.MATHESON?Scrittore,sceneggiatore ecc.Li trovo belli ed avvincenti,forse li conosci o puoi averli letti…Saluti a tutti!

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  26. Avatar wwayne

    @Maria Teresa: Purtroppo non li ho letti, ma conosco lo scrittore. Se ti piacciono i racconti di fantascienza, ti raccomando ad occhi chiusi questa raccolta: http://www.fratinieditore.it/volo_su_titano.html. Buona Domenica! : )

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  27. Avatar wwayne

    Ah, tra l’altro proprio adesso sto leggendo un romanzo di fantascienza: “I figli della nuvola” di Audie Barr. Scritto nel 1955 e ambientato nel 1982, anticipa con una precisione inquietante tante evoluzioni della nostra tecnologia e soprattutto della nostra società.
    Tra l’altro ho googlato l’autore, e ho scoperto che è italiano: Audie Barr è uno pseudonimo per Adriano Baracco. Purtroppo ha scritto solo 2 romanzi di fantascienza: a questo punto non vedo l’ora di leggere l’altro.

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  28. Avatar wwayne

    Errata corrige: I figli della nuvola è del 1957, non del 1955.

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  29. Avatar maria-teresa
    maria-teresa

    @WWAYNE,non amo molto i racconti di fantascienza(non ci ho mai capito niente!),ma questi si’,questo autore e’ proprio bravo,secondo me,crea suggestioni,ti avvince.Un esempio di come ,a volte,si cambi genere,si spazi in letture insolite!Squisita la tua gentilezza nel rispondere subito,in bocca al lupo per i tuoi concorsi!

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  30. Avatar wwayne

    @Maria Teresa: Grazie mille e crepi il lupo, ne ho proprio bisogno! : )

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  31. Avatar Jezabel
    Jezabel

    Buona sera, sono praticamente in esilio nella casa al mare dei miei e sto leggendo varie cose per ora senza conseguenze sulle mie riflessioni.

    Volevo soltanto salutare tutti e dichiarare tutto il mio disprezzo per le case editrici che – forse per risparmiare??? – non curano la forma.
    “Ebbimo”???
    Perchè non “dissimo”?
    O anche “io avei”?
    Vogliamo ricordare a chi si occupa di correzione (lavoro che ho svolto io stessa) che ha a disposizione tanti supporti tecnologici che rendono ancora più intollerabili errori di tal genere? Errare è umano, ma la professionalità è ben altro.

    Ne approfitto per consigliare a chi non lo avesse ancora letto STORIA DELL’ASSEDIO DI LISBONA di Saramago. Parla di un correttore di bozze con la tentazione della modifica. Quando la tentazione diventa cosa fatta, anche la sua vita cambia completamente.
    Ciao ciao.

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  32. Avatar wwayne

    @Jezabel: Io sono un correttore di bozze, ma non uso supporti tecnologici. Stampo il manoscritto, lo correggo a mano e alla fine modifico il file seguendo passo passo i segni rossi sulle pagine. Potresti dirmi quali sono questi supporti tecnologici che mi faciliterebbero il lavoro?

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  33. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Cristina,
    ti ringrazio per il link sulla Ferrante, non ho letto “La figlia oscura”, ma la recensione, nei termini generali in cui parla dell’autrice, sembra attendibile.

    @Tutti @Carloesse
    Ieri vi chiedevo di Carlotto perché sto facendo una ricerca sul genere del giallo (giusto per conoscere almeno i nomi dei più famosi giallisti e non cadere dal pero quando li nominate). Mi sto aiutando con alcuni articoli di questo blog di @Lettoreambulante e di @Giuliaduepuntozero e con l’aiuto di altri siti.

    Ti chiedo, Carlo, non leggi più i gialli perché i tuoi gusti sono cambiati oppure perché, da quando il genere è stato sdoganato, esce di tutto ed è molto facile, più che per gli altri generi, beccare la fregatura? Quest’ultima è una mia congettura del tutto priva di riscontri empirici da parte mia perché il (presunto) giallo della Vargas è il primo che abbia letto da più di vent’anni a questa parte. Non sono ancora riuscita a vedere “Almost Blue” di Lucarelli che tu dicevi non essere male.

    @Tutti @Jezabel
    Quando si gioca al ribasso, tra esternalizzazioni, tagli e presunti risparmi il risultato non può che andare a detrimento della qualità e delle condizioni lavorative dei soggetti coinvolti.

    Ciao,
    Mariangela

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  34. Avatar cristina
    cristina

    @Jez…ah – Storia dell’assedio di Lisbona! lo abbiamo letto nel mio Gdl. Io l’ho gustato moltissimo, a quasi tutti gli altri è parso pesantissimo nelle parti storiche. Libro raffinatissmo e non facile. Saramago è Saramago, non ce n’è, dà molto ma pretende molto
    E a Carloesse a cui piace Saramago, ma come gli può piacere anche la Ladra di libri? bah ci sono arcani misteri in ogni lettore/lettrice.

    Ho passato qualche ora a ileggere il blog dal maggio del 2013. era meglio se non l’avessi fatto…..bof paf sgrunt sigh

    Mio nonno (toscano) diceva andavimo… si ma ebbimo è insopportabile in modo assoluto.

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  35. Avatar Jezabel
    Jezabel

    @WWayne
    scusa se sono stata brusca, ma appunto abbiamo a disposizione il computer. Ti pare poco stampare ciò che è corretto e rivederlo? Non siamo amanuensi del Medioevo. Mi riferivo a questo.
    Bacio.
    Approfondirei la questione, ma sono in tensione per la presenza di alcuni gechi, animali che suscitano in me il panico.
    Vi prego, non ditemi quanto sono belli e utili e non so cosa. Sto cercando di curarmi!!!!

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  36. Avatar wwayne

    @Jezabel: Ma no che non sei stata brusca! Fidati, so per esperienza diretta che le persone brusche sono altre. : )
    Hai ragione, dovrei lavorare interamente al computer: così facendo risparmierei tempo, perché correggerei gli errori direttamente sul file, senza dover fare una correzione in due tempi (prima sulla carta e poi sul computer). E poi, oltre al tempo risparmierei anche un sacco di carta.
    Tuttavia, non potrei cambiare metodologia di lavoro neanche volendo: leggere un libro al computer mi stanca molto di più rispetto a quando lo leggo in formato cartaceo, e ovviamente più sono stanco e peggio lavoro. Grazie per la risposta! : )

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  37. Avatar cristina
    cristina

    Jez… i gechi non fanno male a nessuno e sono belli e tranquilli. lasciali solo stare e ammira le loro zampette a ventosa, meravigliose…
    è un animale considerato portafortuna in tutto il mediterraneo del sud, un motivo ci sarà,non credi? Quindi butta via lonano le dicerie stupide e consideali con serenità, non verranno mai a toccarti, stanno lì imbambolati in attesa di moscerini. e zanzare.
    buenas noches

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  38. Avatar Jezabel
    Jezabel

    Grazie, Cristina. Ma credo che tu abbia frainteso.
    Non bado a nessuna diceria e non so nemmeno a cosa ti riferisci, visto che qui tutti amano i gechi. La mia ahimè! è una fobia vera e propria. Riesco a convivere tranquillamente con tutto il resto del creato e vivendo in una casa terranea – ti assicuro – ho fatto le esperienze più disparate.
    I gechi non posso vederli nemmeno stampati.
    Permettimi di contraddirti sul fatto che stiano imbambolati. Ho un video eloquente sul geco chiamato Tarzan (come vedi cerco di superarla con l’ironia) e generalmente noi del Mediterraneo, quando riapriamo le case di villeggiatura, le troviamo ovunque, cassetti compresi.
    @tutti
    scusate se mi sono soffermata su un argomento assai lontano dalla lettura, ma dopo aver richiesto espressamente di NON dirmi quanto sono utili i gechi (perchè lo so benissimo)….

    Bacione

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  39. Avatar cristina
    cristina

    yuppi!! ha riaperto la Biblio… era ora. Ho prenotato” Il figlio ” di Meyer e Livelli di vita – di Julian Barnes.
    La mia Biblio ha un sistema intercomunale per cui se un libro è – che ne so -a Pontedera o a Volterra o in una delle Biblio collegate alla mia città ( che son parecchie) tu lo prenoti e dopo alcuni giorni un pulmino te lo porta alla tua Biblio. Clever no?

    @jez infatti NON ho detto che sono utili… ma basta là. ognuno ha diritto alle proprie fobie. Anche io ne una con una sola betsiola ( le altre le amo e le tocco tutte), colpa della paranoia della mamma quand’ero piccola …come quasi sempre eh eh

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  40. Avatar carloesse
    carloesse

    @Mariangela
    Ho cominciato a leggere gialli che ero un ragazzino. Credo che il primo fu Sherlok Holmes di Conan-Doyle, e presto mi appassionai ai grandi giallisti “classici” inglesi e americani: Agatha Christie, S.S Van Dyne, Edgar Wallace e Philo Vance, Chandler, Nero Wolf di R. Stout.., fino a che la TV in bianco e nero e Gino Cervi non mi fecero innamorare di Maigret e di Simenon. Fu poi la volta del commissario Beck degli svedesi Sjowall e Walhoo (negli anni 70 li pubblicava Garzanti, non ne perdevo uno, e recentemente li ha ripubblicati meritoriamente Sellerio).
    Un altro classico che merita grande rispetto è lo svizzero Friedrich Glauser, con il suo sergente Studer.
    Infine arrivarono finalmente gli italiani, e Loriano Macchiavelli fu il principale che iniziai a seguire con interesse: negli anni 90 iniziò anche a scrivere a 4 mani con Francesco Guccini una serie nuova ambientata nell’appennino tosco-emiliano, con un maresciallo napoletano lì trasferito per punizione in epoca di fascismo, per troppo blanda adesione al partito: una serie cui ogni tanto si aggiunge un nuovo volume con misurata parsimonia.
    Negli anni 80-90 gli italiani iniziarono a spopolare: mi piacque il Lucarelli di Almost Blue, ma mi deluse con altri suoi romanzi; non mi attirò mai Faletti, e, mentre leggevo i casi di Kay Scarpetta della Cornwell (i primi 4 o 5 volumi mi appassionarono), cominciai a stufarmi di un genere che cominciava a essere troppo inflazionato e spesso ripetitivo. Poche eccezioni: Il commissario Montalbano di Camilleri (almeno i primi 5 o 6 casi, poi cominciò a venirmi a noia per eccesso di produzione), l’investigatore Beppe Pagano di Bruno Morchio (perché e ambientato a Genova, che è la mia città di nascita e della mia infanzia) , e più recentemente il napoletano Maurizio De Giovanni, conosciuto attraverso un blog per un caso molto particolare che ci mise faccia a faccia all’epoca del suo esordio, e poi conobbi di persona, avendo modo di confermarmi la gentilezza e la pacatezza di uomo mostrata già come creatore del sensibile Commissario Ricciardi nei suoi casi ambientati nel periodo del consolidamento del regime fascista, e più recentemente con il contemporaneo ispettore Lojacono. Nel frattempo è passato dalla scuderia Fandango a quella Einaudi.
    E naturalmente la premiata ditta Guccini & Macchiavelli (se mai tornerà insieme: l’ultimo è del 2007).
    Perché solo loro ? Forse solo per l’ambientazione e l’umanità delle loro storie, e le particolari atmosfere che riescono a creare, ben al di là dell’impianto poliziesco delle trame. Esattamente le stesse ragioni che mi fecero innamorare, da ragazzino, di Simenon e del suo Commissario con la pipa.
    Ciao.

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  41. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Carloesse ,@Tuggi
    Sto prendendo nota di tutti i nominativi che mi hai scritto di cui ti ringrazio moltissimo.

    Se mai dovessi decidermi a leggere Simenon, difficilmente l’interpretazione di Gino Cervi potrà non inficiarne la lettura: la visione dei telefilm, ove, magistralmente, assieme a quell’attrice straordinaria di cui non ricordo il nome che faceva la parte della moglie, interpretava Maigret, è un ricordo troppo legato all’infanzia, ai genitori, ai primi programmi televisivi visti assieme, difficilmente, dicevo, la lettura di Simenon potrà mai passare indenne al filtro della memoria. Gli esperti ci spiegano che è normale, l’esperienza della lettura mischia presente e passato, ma non so se sono pronta a quel tipo di riviviscenza (so di sembrare un po’ tragicona, ma è così). Non aggiungo che la RAI, una volta, faceva delle cose con le quali quelle di adesso non si possono neppure paragonare (salvo forse, come diceva Felice Celato proprio parlando di gialli, la serie di Montalbano), perché non voglio sembrare quella che rimembra i bei tempi andati.

    E inutile dirvi che sto leggendo un giallo.

    Ciao a tutti,
    Mariangela

    Ps: mentre scrivevo mi è venuto in mente un’altra memorabile miniserie televisiva con Alberto Lupo “Un certo Harry Brend”, ho letto adesso da Wikipedia che la sceneggiatura è stata tratta da un romanzo di Francis Durbridge. Voi lo conoscete? Vi ricordate che giallo e che paura?

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  42. Avatar cristina
    cristina

    @marian…. non ea Rina Morelli? (non voglio controllare sul web, voglio solo ricordare e sbagliare …a memoria).. comunque “tuggi “mi è proprio piaciuto

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  43. Avatar carloesse
    carloesse

    Qualche risposta:
    1) La signora Maigret era la bravissima Andreina Pagnani.
    2) Di Francis Durbridge la RAI sceneggiò diversi gialli, tutti in diverse puntate, tra i quali (oltre a quello che tu citi) La sciarpa (1963), Melissa (1966), Giocando a golf una mattina (1969), Lungo il fiume e sull’acqua (1973). Di alcuni ricordo anche le sigle d’apertura, una cantata da Donovan (non ricordo il titolo), un’altra era la bellissima Vincent (delicata ballata dedicata a Van Gogh, di Don McLean). Durbridge era già famoso da anni per la serie di gialli con protagonista Paul Temple.
    3) Tra i grandi “classici” avevo dimenticato alcuni nomi imprescindibili di grandi autori americani: Dashiell Hammett, Ed McBain, James Ellroy (e forse qualcun altro…)

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  44. Avatar carloesse
    carloesse

    E… tornando a a parlar di sigle TV, come non dimenticare “Un giorno dopo l’altro” di Luigi Tenco? Quando in qualche serie successiva dello stesso Maigret-Cervi fu sostituita (non ricordo con cosa), mi fece male come un’amputazione…

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  45. Avatar cristina
    cristina

    CARLO qual era il filmato che aveva come sigla Vincent ( bellissima .- e commoventissima – ma io l’ho scoperta solo 6 anni fa sul web!!) ? possibile mi sia scappato?

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  46. Avatar carloesse
    carloesse

    Ti rispondo qui:

    (…per tutti i collezioniosti di sigle)

    Ciao
    😉

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  47. Avatar cristina
    cristina

    grazie Carlo! ( ma come sai spippolare bene…che invidia) si che mi era scappato! una canzone che mi fa venire da piangere ogni santa volta, vedi tu…
    E Tenco con Maigret, che raffinati che erano questi della Rai di una volta…non volgare e stupida come ora…

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  48. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Carloesse
    Grazie!

    @Tutti @Cristina
    Leggo che stai aspettando un libro di Barnes, solo rileggendoti ho compreso che ti riferisci a Julian Barnes di “Il senso di una fine”.

    Io l’ho finito forse un mese fa, mentre progettavo la scaletta per gli italiani, e l’ho trovato bellissimo (Cristina, non vado in confusione quando leggo più di un libro alla volta; se fossero fornelli da cucina con altrettanti tegami da sorvegliare, non potrei darti torto, qualche preoccupazione sarebbe lecito, anzi doveroso, nutrirla, ma con i libri spero di potermi ancora fidare della mia attenzione e ricettività).

    Devo riprenderlo perché c’erano delle frasi che volevo segnarmi, tanto le ho trovate dense e pregnanti, possono essere considerate frasi assolute; è un libro di pura introspezione; sono quei libri dove l’autore non può giocare con gli effetti speciali, con l’intreccio con altre furberie per attirare il lettore, lì l’autore deve essere bravo, deve coinvolgerti senza poter contare più di tanto sugli avvenimenti della sua trama, ma puntando proprio sullo scandaglio psicologico. (Lo so che una trama c’è, nel libro, ma non l’ho percepita come la cosa più importante, l’essenziale per me è stato cogliere la profondità della sua analisi emotiva).

    So che sul blog ne avete già parlato, ma, per quanto melo fossi ripromessa, non ho ancora fatto la ricerca per leggere le vostre impressioni. Dopo provvedo. Voi conoscete anche altri libri di questo autore?

    Ciao a tutti,
    Mariangela

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  49. Avatar Felice Celato
    Felice Celato

    Mariangela, per pura curiosità, che vuol dire “frase assoluta”?
    Fc

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  50. Avatar Mariangela
    Mariangela

    @Felice Celato
    Frase assoluta nel senso di frase aforismatica, proposizione che può venire estrapolata dal contesto e mantenere un significato.
    Mi sembra di ricordare che ho trovato questa espressione, usata appunto nel senso di frase sentenziale, in un saggio su Enri De Luca di Scuderi Attilio (Cadmo, 2012).

    @Tutti
    Ho visto che su “Il senso di una fine” ci sono su questo blog ben due articoli, vedo che è piaciuto a molti; molti sono i commenti in cui mi ritrovo.

    Ciao,
    Mariangela

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