Ruggine americana, Philipp Meyer

Deserted - foto: aussiegall, flickr
Deserted - foto: aussiegall, flickr

Selezionato dal New Yorker fra i 20 migliori scrittori sotto i 40 anni _ne abbiamo parlato qui_. Collabora con McSweeney’s, con cui io personalmente ho un intricato rapporto di amore-odio. Copertina accattivante, foto a tutta pagina, colori rosso-arancione-grigio, paesaggio di pura desolazione, un ragazzo e una ragazza a mano di spalle _non che c’entrino molto con la storia, ma tant’è_, la citazione “Sarà sempre peggio, amico mio. Le buone azioni non restano impunite”. Ambientato in una sconsolantissima provincia americana, più di preciso in Pennsylvania.

Tutti questi ingredienti mi hanno portato a comprare appena è uscito *Ruggine americana* di Philipp Meyer, ed. Einaudi. Premetto che mi risulta un po’ difficile parlarne ora, perché sto leggendo *Acciaio* di Silvia Avallone _non ancora finito_, e ci sono diversi aspetti che mi ricordano i due libri. Non ho però ancora finito il libro della Avallone, per cui rimando a un post successivo i miei commenti.

Torniamo invece a *Ruggine americana*.

Buell, Pennsylvania, provincia americana, un tempo sede di acciaierie, ora duramente colpita dalla crisi.

Presero a nord lungo il fiume, verso Pittsburgh; a sud era foresta demaniale e miniere di carbone. Dal carbone veniva l’acciaio. Passarono davanti a un’altra vecchia fabbrica, alle sue ciminiere, non si trattava solo di acciaio, c’erano decine di industrie minori che dipendevano dalle acciaierie: utensili e stampi, rivestimenti speciali, attrezzature minerarie, l’elenco non finiva più. Formavano un sistema intricato e, quando le acciaierie avevano chiuso, era andata in crisi tutta la valle. L’acciaio era il cuore. Chissà fra quanto la ruggine avrebbe divorato tutto e la valle sarebbe tornata allo stato primitivo. Solo la pietra sarebbe durata.

Due ragazzi, Isaac English e Billy Poe. Il primo intelligente, un QI sopra la media, appassionato di astrofisica, fatica a socializzare, forse anche per la difficile situazione famigliare: madre morta suicida, la sorella maggiore è fuggita per studiare all’università e cercare di dimenticare la sua origine grazie a un ricco marito, il padre paralitico a cui Isaac fa da infermiere. Billy Poe, invece, è tutto l’opposto: fisico prestate, campione di football, non molto sveglio e poco intelligente, ma sempre pronto a menar le mani e a mettersi nei casini, conteso da tante università pronte a offrirgli una borsa di studio pur di averlo nella loro squadra di football, ma lui rifiuta per spirito di contraddizione, e per rimanere a casa con la madre.

Fino a quando un bel giorno Isaac si rompe di tutto, ruba 4.000 dollari al padre, e se ne va, deciso a raggiungere la California e iscriversi all’università. Convince Billy ad accompagnarlo per un pezzo, finiscono in un capannone abbandonato, dove trovano tre brutti ceffi e l’incontro va a finire parecchio male. Isaac continua la sua fuga, per Billy il legame con la madre e con l’amore è troppo forte.

Il libro, che qualcuno ha definito noir, è strutturato in tanti capitoli, brevi, ciascuno con la prospettiva di uno dei protagonisti: Isaac, suo padre Henry e sua sorella Lee, Billy, sua madre Grace, il poliziotto Bud Harris. Una costruzione corale, che mette ancora più in evidenza la solitudine disarmante che pervade la storia. C’è un filo di speranza, alla fine? Forse sì.

Vide un accampamento di vagabondi nel bosco lungo i binari e guardò se si vedevano fuochi. Il ragazzo se la caverà, pensò. Re dei serpenti e principe dei vagabondi. Guardò una luce guizzare nel cielo, in alto sopra la sua testa. Un satellite. Compagno dei mercanti arabi e degli astronauti. Tutti girovaghi.

Bello.

*giuliaduepuntozero

5 commenti

  1. @Mr Montag: com’è *Un giorno*? Mi ha attirata da quando è uscito, ma per un motivo o per l’altro alla fine non l’ho mai preso. Qual è la lista di cui parli di Hornby? Una di quelle che pubblica su Internazionale? Sono parecchio interessata, mi piace un sacco…. Grazie, ciao
    *giuliaduepuntozero

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  2. La lista è immaginaria, fatta in base alla rubrica di internazionale ma anche agli “strilli” che mi capita di leggere sui libri.
    Un giorno lo straconsiglio. Una storia bella anche se non particolarmente originale, due personaggi a cui ci si affeziona, un’idea molto bella: seguire i due protagonisti solo attraverso il racconto del 15 luglio di ogni anno, dall’88 ai giorni nostri (più o meno).
    Qui ne ho parlato più diffusamente, comunque…
    http://www.maryblogging.com/index.php/2010/10/03/em-e-dex-dex-e-em-un-giorno

    ciao

    "Mi piace"

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