Altai, Wu Ming

Leone di San Marco. Foto di pietro46

Mi aspettavo di più dall’ultimo romanzo di Wu Ming, “Altai”, ed. Einaudi Stile Libero; lo aspettavo, dieci anni dopo lo straordinario “Q“.

Non ho ritrovato quella energia, quella visione, quella  scrittura forte, secca, tagliente, che aveva caratterizzato Q.  Un romanzo un po’ di maniera, in cui traspare, forse troppo, il mestiere dello scrivere.

E’ comunque un romanzo di ottima lettura, ben scritto, una vicenda interessante, tanti personaggi e motivi, anche di attualità.

Alcuni temi e vicende, in particolare, mi hanno colpito e interessato.

Il sogno di Jossef Nasi, l’ebreo favorito dal sultano, grande nemico di Venezia, di fare di Cipro uno stato libero, in cui dare rifugio agli Ebrei e a tutti i perseguitati della terra.

Il tema delle frontiere culturali, del rapporto tra le tre religioni monoteistiche del Mediterraneo, delle differenze e della necessità di convivenza fra le diverse comunità religiose.

I luoghi e le città: Venezia, Dobro Venedik, la Venezia buona come i turchi chiamavano Ragusa, Salonicco,

la città era splendida come una sposa, distesa su alture verdi chiazzate di colori sgargianti, rosso, giallo, indaco, sotto un cielo che il vento di nordovest rendeva terso e blu profondo.

Costantinopoli, umida e nebbiosa e i suoi quartieri, e poi Tiberiade, il luogo dove Gracia Nasi, madre di Jossef, ha scelto di andare a morire e ancora Mokha, città del caffè, crocevia conteso e condiviso (il tema della tolleranza) da arabi, turchi, abissini, portoghesi.

Il Divano, il Consiglio dei ministri ottomano, il Gran Visir Sokollu, un serbo convertito diventato il più potente dell’impero ottomano dopo il sultano Selim II, gli intrighi di corte, le donne dei potenti tramano nell’ombra.

L’assedio di Famagosta, l’orrore e l’assurdità della guerra, la crudeltà di Lala Mustafa, il generale turco, il supplizio e le torture inflitte a Bragadin, veneziano rettore di Cipro.

Ripeto, un libro che si può piacevolmente leggere, non il capolavoro che era stato Q.

7 commenti

  1. Compralo pure, è comunque un libro che vale la pena di leggere. Il mio voleva solo essere un confronto ed un rimpianto per la forza di Q.

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  2. Mi riesce difficile essere obiettivo sui Wu Ming… 🙂
    In tutti i loro libri c’è, come dire, una accuratezza, una serietà (nella riceca storica, nella scelta dei temi, etc.), che ogni volta mi fa sospirare un “…avercene di mancati-capolavori così…!” 🙂
    Ciao

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  3. Ho appena finito di leggere “Altai”.
    Il libro mi è piaciuto.
    Non ho letto “Q„ (colmerò presto la lacuna) e non posso fare confronti.
    Io apprezzo molto i libri che narrano una vicenda all’interno di una grande Storia.
    Interessante la storia della presa di Cipro da parte degli Ottomani e la successiva loro sconfitta a Lepanto.
    De Zante – Cardoso ci fa vivere le atmosfere, i colori e gli odori di Salonicco e Costantinopoli.
    In queste città si sviluppano intrighi, complotti: miserie, crudeltà, violenze.
    Si riscontra una mancanza di consapevolezza che ci riporta alle nostre vicende attuali.
    La storia nella sua diversità si ripete in modo impressionante.
    La convivenza fra etnie e religioni diverse rappresenta un’utopia che il consigliere ebreo Nasi vuole realizzare, macchiavellicamente, con l’uso del potere e della forza.
    Il ritmo della narrazione è incalzante anche se, a volte, alcune divagazioni risultano un po’ erudite e non aggiungono molto al romanzo.
    È un libro da leggere.

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  4. Ho letto anche io *Altai*, e il mio giudizio è positivo. Concordo che *Q* era un capolavoro, ma *Altai* è riuscito a tenermi avvinta alle sue pagine fino alla fine.
    Concordo con pietro46 che il romanzo sia un po’ di maniera, è scritto bene e facendo notare, non so se mi spiego, la propria abilità.
    Nonostante questi tratti quasi un po’ forzati, un bel libro e una bella storia.
    *giuliaduepuntozero

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  5. ho letto in breve tempo sia Q che Altai: una differenza di contenuto e di scrittura, che risalta agli occhi di qualunque lettore. Altai è una sorta di finestrella di Q, un’appendice abbastanza povera non c’è che dire. Mi aspettavo lo stesso entusiasmo nella lettura che ho provato per Q, invece niente,un po ‘troppo descrittivo,un ritmo molto veloce e poco profondo, non sono rimasta avvinghiata al testo come speravo. Non mi è piaciuto, o meglio, non mi è piaciuto come Q

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