Yehoshua Kenaz, Paesaggio con tre alberi

Paesaggio con tre alberi è il titolo di un’incisione calcografica ad acquaforte, presente tra marzo e giugno 2009 a Traversetolo vicino Parma alla Fondazione Magnani Rocca in una mostra sull’arte incisoria (Incontro con Rembrand ). Ma questo quadro è anche il titolo di un breve romanzo (pp.104 ) di Yehoshua Kenaz,  pubblicato da Nottempo e presentato alla Fiera del libro di Torino 2009. Lo scrittore, grande voce di Israele, come dice la sua presentatrice e traduttrice, Elena Lowenthal , oltre che scrittore, è lui stesso un traduttore in ebraico dal francese di opere di Balzac, Stendhal, Mauriac e persino di Simenon, che reputa un vero genio.

Sono i due anni trascorsi in Francia, gli studi alla Sorbona e l’incontro con la letteratura francese-un vero choc culturale – che hanno fatto di lui uno scrittore: ” i grandi francesi mi hanno insegnato a scrivere e il dono della volontà di farlo”.

Un quadro dunque del 1643 del fiammingo Rembrand al centro di una piccola e delicata storia, ambientata negli anni quaranta ad Haifa.

A Elena Lowenthal, che sottolinea la riservatezza di Kenaz nello scrivere e nell’affrontare il mondo, e gli chiede  perché  avesse  ambientato il racconto ad Haifa durante il mandato britannico risponde:     “È stato un periodo molto importante della mia vita. Avevo 5 anni, la mia famiglia si era trasferita dalla provincia rurale perché l’esportazione di arance era stata bloccata dalla guerra e mio padre trovò lavoro in un campo inglese vicino al mare, ad Haifa. Vivevamo in una stanza con cucinino, il bagno era in comune coi nostri padroni di casa. A poco a poco cominciarono ad arrivare le cattive notizie dall’Europa, e noi facevamo del nostro meglio per dimenticarle”.

Queste parole ci dicono dunque chiaramente che in questo romanzo c’è un nucleo autobiografico e che  “il bambino” protagonista della storia è proprio lui Yehoshua Kenaz.

Anche qui, come in un altro romanzo Cortocircuito la storia si svolge in una casa, un condominio, metafora del difficile tema della convivenza, complesso in qualunque società multietnica, ma ancor di più in ambito ebraico palestinese.

Due famiglie di ebrei, che abitano due appartamenti adiacenti con persino il bagno in comune, ma con diverse provenienze e abitudini e soprattutto lo sguardo di un bambino ebreo che osserva  senza pregiudizi il mondo degli adulti. Si parla di lui semplicemente come” il bambino” e rare volte si ricorda il suo nome emblematico, Salomon: è il  figlio di  una giovane coppia,di Harry e di Becky. Hazon è,  invece, il nome dell’altra famiglia di origine egiziana con tanti figli ed: il padre parla arabo e fuma il narghilè, la madre parla il francese. Tutto, colori profumi sapori abitudini, attrae il bambino che ama soprattutto sedersi sui tappeti di agnello sparsi per terra in quella casa, anche se la madre, piena di paure e preconcetti, teme che proprio lì si annidino i pidocchi che deve più volte  estirpare dalla testa di Salomon.

Il bambino guarda, osserva, ascolta, ride con i personaggi di questa famiglia

E’ bello sentir parlare e discutere in quella famiglia, anche quando usano l’arabo o il francese, ridere con loro anche quando non si capisce quello che si stanno dicendo, scoprire il sapore dei loro cibi sconosciuti, diventare quasi uno di loro.

Mentre, al di fuori del condominio e di Haifa, la situazione politica si fa sempre più complessa,  il bambino ebreo vive tranquillo il suo rapporto  con la  famiglia Hazon. E allo stesso modo osserva un soldato inglese, Franck che si trova per caso a frequentare la sua casa. Siamo ai tempi del mandato britannico e il soldato, triste e solo in una realtà che gli è ostile, ricopia, prima a matita  poi a inchiostro, con rigorosa precisione l’incisione di Rembrand. Il soldato è affascinato dai  numerosi particolari del quadro che scopre via via e che gli farà dire “Sono come i particolari della nostra vita”

A riproduzione terminata, il quadro sarà poi ragalato alla famiglia del bambino. E solo allora, al di là della bravura di chi lo ha disegnato, si coglie una visione  più tragica, più angosciante di quella di Rembrand,

Il cielo di Franck in effetti era più opprimente, la vita sulla terra lì sembrava quasi schiacciata sotto il suo peso: la scena pastorale sotto il cielo di Rembrand ricordava invece, in quello di Frank, una specie di regionr desertica, con i tre alberi piantati in cima alla collina simili a tre sentinelle armate.

Eppure  Kenaz fa dire ai genitori del “bambino” che quelli furono i giorni più belli della loro vita

Una microstoria non-storia, in cui non accade nulla di importante, ma di significato profondo rispetto all’incontro di culture diverse, soprattutto se lo sguardo è quello ingenuo di un bambino.

Ma c’è anche la Storia sullo sfondo , che alla fine si riassume nelle parole di un certo Herz, che torna, dopo essere stato prigioniero dei tedeschi, e dice quasi sottovoce: “Laggiù hanno sterminato tutti gli ebrei- e tu con la tua vita privata”. Il piccolo libro di Kenaz è più complesso di quanto non sembri e merita una lettura approfondita.

Concludo ricordando le parole di Kenaz a Torino:

In tutto ciò che ho scritto c’è un nucleo autobiografico. Non posso pensare d’iniziare senza questo nucleo da tenere in mano. Ma l’arte non è solo questo. E’ quel tessuto di avvenimenti e personaggi che gli si costruisce intorno. E’ questa la grande avventura della letteratura”.

Yeososhua Kenaz, Paesaggio con tre alberi, Nottetempo, marzo 2009, pp.103, euro 13

3 commenti

  1. Di Kenaz ho letto un libro, “The way to the Cats” in inglese, e l’ho adorato. E’ ambientato in una casa di riposo, molto stranamente, e parzialmente in un condominio. Nonostante questo è bellissimo, molto delicato e profondo. Purtroppo non ho più trovato un libro di Kenaz in libreria, nè in Italia nè in Inghilterra. Si dovrebbe fare più pubblicità a questo scrittore meraviglioso (il libro l’ho letto per un corso di letteratura ebraica e quindi conosco un po’ le trame di altri libri di Kenaz, tra cui “Cortocircuito” che vorrei leggere molto).

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  2. Ciao Stefania…un pò di anni fa, più di dieci certamente, ho letto ” Voci di muto amore”, che è il titolo italiano di “The way of the Cats”.Ora è stato ristampato da Giuntina, sempre con questo titolo.
    Un romanzo molto bello, delicato e profondo appunto.

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  3. cercherò i libri di questo autore in libreria e in biblioteca.

    sono tra la’ltro alla ricerca di un bel libro da proporre per le letture pubbliche all’aperto che facciamo io e il mio gruppo (vedi nostro blog).

    questa estate a luglio abbiamo letto pobby e dingan di ben rice, un altro piccolo gioiello che consiglio a chi non lo ha letto.

    devo ringraziare comunque questo blog perchè mi stimola da morire facendomi scoprire autori e libri

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