Ciao Nanda!

Fernanda Pivano e Allen Ginsberg
Fernanda Pivano e Allen Ginsberg

Non saprei proprio dire con quale coraggio un mattino di tanti anni fa telefonai a Fernanda Pivano.
Ero un’adolescente innamorata della letteratura americana, e avevo saputo che la Nanda avrebbe partecipato ad un incontro in una libreria Feltrinelli la sera stessa. Non potevo perdermela ma – non chiedetemi perché – avevo bisogno di una conferma, sapere che avrei davvero potuto scambiare qualche parola con lei.
Così mi sono procurata il suo numero di telefono e l’ho chiamata.
Uno dei tanti ricordi che Fernanda Pivano mi lascia è quella conversazione di mezz’ora, perché lei era fatta così: era capace di dedicare il suo tempo a una ragazzina che con voce tremante la ringraziava per aver tradotto e diffuso le migliori voci della sua generazione, e oltre.

La Pivano era esattamente ciò che scriveva: incontrava spesso e volentieri i lettori e concedeva tantissimo di se stessa e della sua esperienza, perché le piacevano le persone e la vita.
Qualcuno dice che scrivere, raccontare, è vivere due volte. Ma io credo che Fernanda abbia vissuto innumerevoli vite portando in giro per il mondo le storie dei suoi amici artisti.

Il suo libro preferito era Beat Hippie Yippie, una preziosissima raccolta degli articoli scritti negli anni.
Il libro che amava di più in assoluto, quello che lei definiva perfetto sotto ogni punto di vista, era Il grande Gatsby di Fitzgerald.

Nanda, grazie per tutte le cose belle che ci hai regalato: ora saremo noi a portare in giro le tue storie.

Fernanda Pivano con Henry Miller
Fernanda Pivano con Henry Miller

[Le fote sono rubacchiate, ma sono sicura che lei non se la prenderebbe]

10 commenti

  1. Grazie davvero a Fernanda Pivano, grande innamorata dell’America e che ha fatto innamorare anche noi delle voci di questo grande paese, permettendoci, letterariamente, di girarla in lungo e in largo… grande traghettatrice di parole che, senza le sue capacità e la sua sensibilità, avrebbero risuonato in maniera meno densa e significativa , grande voce lirica e sempre giustamente ribelle che ci ha permesso di conoscere la cultura On the road in tutte le due espressioni, che ha dato dignità ai cantautori che amava e che amiamo, “i poeti di oggi”, come li chiamava lei, dimostrandoci di essere proiettata generosamente nel futuro. Personalmente le sono grata soprattutto per la traduzione dell’Antologia di Spoon River, libro che mi ha spalancato nuovi orizzonti , parole che hanno penetrato la mia pelle come un bisturi e che mi fanno ancora compagnia .
    Deve aver vissuto una vita ricca di sentimenti, di ricordi, di affetti…una persona bella che, anche attraverso il freddo schermo televisivo- purtroppo ho potuto conoscerla solo così- riusciva a trasmettere calore, entusiasmo e pienezza.
    Un grazie pieno di amore e gratitudine, “Nanda”…

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  2. Cara Silvana,
    al solito mi sorprendi, nonostante le vicende di vita quotidiana riesci sempre a trovare il tempo ed il modo di interessarti a tutto. Anche questa volta non posso fare a meno di associarmi al tuo saluto a ” Nanda”. Ebbi modo anni fà di contattarla per lettera in merito alla tesi di laurea di mia moglie che riguardava il parallelismo letterale e non solo, fra Jean Giono e William Faulkner. Chi meglio di Fernanda Pivano poteva raccontarci qualcosa su Faulkner, facemmo il tentativo e con grande sorpresa, fummo contattati rapidamente e con entusiasmo dalla Pivano. Solo un piccolo episodio, per raccontare della sua gentilezza, umiltà e amore per la letteratura.
    Grazie Fernanda.
    Ciao Silvana

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  3. Bellissimo ricordo, allora, da coltivare amorevolmente. Ti invidio, sai, per aver conosciuto questa persona straordinaria, coltissima e “umile” come tutti i grandi.
    Era una donna appassionata ma colma di grazia… comunicava molto entusiasmo e mi è sempre piaciuto il suo continuo cercare ( e trovare) talenti nei nuovi scrittori americani che anch’io amo molto …e poi il suo grande amore per la musica, dalla realizzazione di quel capolavoro assoluto con De Andrè fino al remake di Morgan … Se n’è andato un pezzo importante della nostra storia ed un paese culturalmente poco vivace come il nostro ha sicuramente perso molto.

    Agnostica tenace, mi sento di dedicarle questo( suo) pensiero: “Che i suoi adorati scrittori americani la accompagnino durante l’ insondabile viaggio facendole coraggio con le loro storie”.

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  4. Io l’ho ‘conosciuta’con JukeBox all’idrogeno. Non sapevo né chi fosse Ginsberg né chi fosse Fernanda Pivano, avevo 16 o 17 anni. Furono entrambi una rivelazione: mi si aprì un mondo; il libro lo prestai alla mia prof di italiano che me lo vide sotto il banco, al liceo, col risultato che, poi, all’esame di maturità, fui costretto a sostenere una chiacchierata assolutamente fuori programma, e in lingua, col prof. di inglese, fanatico estimatore della beat generation.
    Le traduzioni della Pivano sono qui in giro e il ‘suo’ Grande Gatsby l’ho riascoltato qualche tempo fa, durante una serie di viaggi in macchina.
    E’ di sicuro una di quelle persone che hanno pesato sulla mia formazione.
    Chapeau.

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  5. Come per Silvana, anche per me “Non al denaro non all’amore né al cielo” fu un disco di iniziazione. Ero adolescente e per la prima volta mi immergevo in un fiume di parole scelte, distillate come gocce di acqua purissima. Mi affacciavo del tutto impreparato sulla strada della poesia, che finalmente mi si presentava senza la veste rassicurante delle filastrocche ripetute a memoria. Potenza della musica di de Andrè, potenza della parole tradotte da Fernanda Pivano che fu l’anima di quel disco. Comprai subito l’”Antologia di Spoon River” e la lessi con profonda passione e un po’ anche per sembrare più ‘in gamba’, come tutti quelli che allora leggevano Edgar Lee Masters (per dirla con Guccini). Si apriva un mondo e così cominciò il mio viaggio oltre le Colonne d’Ercole della cultura prefabbricata della scuola.
    Ricordo la polemica, tutta generazionale, con il mio professore di greco, sulla superiorità della poesia americana sulla lirica antica. Avevo torto, è ovvio. E alla maturità fui costretto a portare l’”Antologia Palatina” a confronto con l’”Antologia” di Masters. Dopo la maturità regalai il libro a quel professore, cui non smetterò mai di essere grato, per aver accettato il dialogo e per non aver messo a tacere le mia presunzione . Che bei tempi, però, quando era possibile confrontarsi e scontrarsi sul valore della lirica antica, della poesia scritta e della poesia in musica, come se fosse l’urgenza più assoluta.

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  6. Ciao Suzupearl
    che fortuna! Hai scritto un bellissimo ricordo.
    Ero all’estero quando è morta, e mi sono persa tutto quello che è stato scritto su di lei in ricordo.
    Le tue parole mi hanno fatto vivere una forte emozione.
    Ciao
    *giuliaduepuntozero

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  7. ancora mi sento di augurarle buon viaggio, mi piace ancora immaginare che quel giorno l’abbiano vista prendere il primo Greyhound per il cosmo

    grazie Nanda

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