Gioconda Belli: La pergamena della seduzione

Tre post in tre mesi per parlare di Gioconda Belli sono troppi- dirà certamente qualcuno!

  • Il primo come invito per conoscere a Mantova più che la scrittrice la pasionaria-guerrigliera sandinista
  • il secondo per dire che l’incontro dal vivo non era stato affatto deludente
  • e questo terzo…dopo avere letto l’ultimo romanzo pubblicato da Rizzoli LA PERGAMENA DELLA SEDUZIONE, che è, nonostante le quasi 400 pagine- un’opera che si fa leggere in fretta, perchè ti coinvolge con la storia di un personaggio vero del Rinascimento: Giovanna la Pazza ( 1479-1555)

Quante volte mi è capitato di leggere, scrivere, parlare, raccontare pagine importanti della storia come quella di Carlo V con il suo ancor più famoso impero… su cui non tramontava mai il sole e dare… freddamente notizie per inquadrare la sua genealogia: Carlo V, figlio di Filippo il Bello e di Giovanna la pazza, figlia a sua volta di Ferdinando d’Aragona e di Isabella di Castiglia, i sovrani della Reconquista, quelli delle caravelle a Cristoforo Colombo ecc.ecc.

Ma chi si era mai fermata ad approfondire chi fosse questa Giovanna, accompagnata indissolubilmente dall’epiteto di “loca” o “pazza “in italiano?

Ebbene il romanzo di G. Belli riempie questo vuoto e ti fa desiderare di saperne di più. E non è un caso che, a lettura ultimata, sia già andata in biblioteca a procurarmi un altro testo di una giornalista, scrittrice e saggista esperta di biografie come EDGARDA FERRI : Giovanna la pazza. Una regina ribelle nella Spagna dell’Inquisizione. MONDADORI 1996 pp.292.

Ma torniamo al romanzo della Belli, romanzo, non saggio di storia, e, come lei stessa dice nelle ultime pagine, ” se la struttura narrativa..è frutto di fantasia, la storia di Giovanna non lo è. I fatti che si narrano sono stati ricostruiti su dati esistenti tratti da fonti storiche e dalla vasta bibliografia di studiosi. E a garanzia di questo fornisce la bibliografia che è stata fondamentale per la ricostruzione dell’epoca e della vita di Giovanna.

Gioconda Belli ha seguito per questo romanzo lo schema narrativo già utilizzato per il suo primo romanzo LA DONNA ABITATA, storie parallele di due donne che vivono in tempi storici diversi (1500/1900 ), ma che, senza saperlo, senza conoscersi compiono scelte uguali.

E così in La pergamena della seduzione Lucia, una giovane diciassettenne americana, orfana di genitori, ospite di un collegio a Madrid, vive dentro di sè la sua vita e quella di Giovanna. Come dice la quarta di copertina, Lucia come Giovanna, passa dalla solitudine del convento alla malia di un un uomo affascinante e pericoloso: Manuel, quarantenne professore di storia, ossessionato dalla figura della regina pazza, e discendente dai marchesi Denia, che nel 500 furono i carcerieri di Giovanna.

Pura fantasia la storia di Lucia e Manuel, ma originale la corrispondenza con la storia di Giovanna e il modo in cui si dipana la vera storia della regina, fatta passare per pazza, sacrificata alla ragion di stato da una madre,Isabella, da un padre,Ferdinando, da un marito,Filippo Il Bello e alla fine anche da un figlio, il futuro Carlo V.

Eppure Giovanna, educata da Beatrice Galindo, ” la Latina”, una delle filosofe più brillanti del Rinascimento, è donna colta, che scrive in latino e in francese, amica anche di Erasmo da Rotterdam.

Pazzia o depressione? causa o effetto della lunga prigionia di 46 anni nella fortezza prigione di Tordesillas con la figlioletta Caterina, appena nata,( la sesta in 10 anni ) che uscirà di lì molti anni dopo per diventare regina del Portogallo?

La conclusione della Belli è che qualsiasi donna con la piena coscienza di sè, messa davanti agli arbitri e ai soprusi che ha dovuto affrontare, si sarebbe almeno depressa. E la depressione anche cronica non ha nulla a che farte con la schizofrenia.

La principale colpa di Giovanna è di essere stata una donna anticonformista, che rifiutava le pratiche religiose, la confessione in particolare, nei tempi in cui Torquemada e la santa Inquisizione, in nome della religione, compivano efferati delitti contro ebrei, morisquos e gli stessi cristiani.

Nel esergo al romanzo la Belli riporta parole di V. Wolf da Una stanza tutta per sè…”qualsiasi donna che fosse nata nel sedicesimo secolo, con un grande talento, sarebbe sicuramente impazzita, si sarebbe uccisa o avrebbe concluso i suoi giorni in qualche capanna solitaria un po’ fuori del villaggio, per metà strega, per metà maga, temuta e derisa.”

Nel romanzo non c’è solo il tema della pazzia, ma , al centro, soprattutto della prima parte, la passione amorosa. e non è difficile scoprire in Lucia e soprattutto in Giovanna la stessa Gioconda. Del resto lei stessa ha dichiarato ” Giovanna la pazza sono io. Noi donne siamo tutte Giovanna la pazza. Basta dare spazio a una vena di sfida, di ribellione e sempre ci catalogheranno come pazze”

Gioconda- amante appassionata dai tanti amori- madre tenerissima di cinque figli, quella che conosciamo attraverso l’autobiografia IL PAESE SOTTO LA PELLE, vive in Giovanna, nel suo disperante amore per Filippo il Bello che però la tradisce ripetutamente ed è pronto a segregarla nella sua pazzia per questioni di potere, anche se la morte stroncherà la sua giovane vita a soli 30 anni.

La passione di Giovanna e di Lucia sono descritte senza rinunciare ad una certa carica di erotismo, quella che Gioconda ha liberamente espresso in certe poesie che fecero in passato scandalo.

Il romanzo , la cui lettura scorre veloce nella prima parte e rallenta un po’, quando sono descritti gli infiniti intrighi di palazzo, per togliere il potere a Giovanna, che doveva essere alla morte della madre legittima sovrana, ha una sua misteriosa conclusione, forse un po’ affrettata e fragile per la parte romanzesca che riguarda Lucia e Manuel. Agli eventuali lettori la scoperta del misterioso finale!!!

Anche se ho già scritto troppo… non resisto alla tentazione di copiare una delle poesie di Gioconda Belli, che ci aiuta a capire la sua identificazione con Giovanna la pazza:

NON MI PENTO DI NIENTE

Dalla donna che sono/mi succede , a volte, di osservare nelle altre, la donna che potevo essere; /donne garbate esempio di virtù,/ laboriose brave mogli, come mia madre avrebbe voluto./ Non so perchè tutta la vita ho trascorso a ribellarmi a loro./Odio le loro minacce sul mio corpo/ la colpa che le loro vite impeccabili/ per strano maleficio mi ispirano;/ mi ribello contro le loro buone azioni,/ contro i pianti notturni sotto il cuscino,/contro la vergogna della nudità sotto la biancheria intima, stirata e inamidata./Queste donne mi guardano dal fondo dei loro specchi;/alzano un dito accusatore/e, a volte,cedo al loro sguardo di biasimo/e vorrei guadagnarmi il consenso universale,/ essere”la brava bambina”,”la donna per bene”, la Gioconda irreprensibile,/prendere dieci in condotta/dal partito,dallo stato, dagli amici, dalla famiglia,dai figli/ e da tutti gli esseri che popolano abbondantemente questo mondo/In questa contraddizione inevitabile tra quel che doveva essere e quel che è,/ ho combattuto numerose battaglie mortali/ battaglie inutili, loro contro di me/-loro contro di me che sono me stessa-/con la psiche dolorante,scarmigliata,/trasgredendo progetti ancestrali, lacero le donne che vivono in me / che, fin dall’infanzia, mi guardano torvo/ perchè non riesco nello stampo perfetto dei loro sogni,/perchè oso essere quella folle, inattendibile, tenera e vulnerabile/ che si innamora come una triste puttana/ di cause giuste, di uomini belli e di parole giocose/, perchè adulta, ho osato vivere l’infanzia proibita/ e ho fatto l’amore sulle scrivanie nelle ore d’ufficio,/ ho rotto vincoli inviolabili e ho osato godere/del corpo sano e sinuoso di cui tutti i miei avi mi hanno dotata./ Non incolpo nessuno.Anzi li ringrazio dei doni./ Non mi pento di niente come disse Edith piaf:/ma nei pozzi oscuri in cui sprofondo al mattino, appena apro gli occhi,/sento le lacrime che premono, nonostante la felicità che ho finalmente conquistato,/rompendo cappe e strati di roccia terziaria e quaternaria,/ vedo le altre donne che sono in me, sedute nel vestibolo,/ che mi guardano con occhi dolenti e mi sento in colpa per la mia felicità./ Assurde brave bambine mi circondano e danzano musiche infantili…contro di me;/ contro questa donna fatta, piena/la donna dal seno sodo e i fianchi larghi,/ che per mia madre e contro di lei , mi piace essere.

9 commenti

  1. Il nonno della scrittrice era Italiano, per la precisione, era nativo della Colma, una piccola frazione di Biella. La stessa Gioconda, qualche anno fa, è stata ospite della biblioteca di Biella.

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  2. Il commento riguarda la poesia “Non mi pento di niente”:sempre le solite lamentazioni e affermazioni di principio abbastanza retoriche. Condivido la tematica ma vorrei che questi concetti non fossero così banalizzati.

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  3. Ciao. Ho finito di leggere stanotte il libro su Juana, letto nelle ultime trentasei ore… Quello che mi chiedo e che mi piacerebbe sapere riguarda l’amore passionale e erotico che Gioconda Belli racconta dei due innamorati regali: quanto c’è di vero in questa passione focosa e intensa? Qualcuno mi sa dire se la scrittrice si è basata su resoconti, diari dell’epoca o quant’altro? Filippo ricambiava, seppur a momenti, con lo stesso furore incontrollabile la passione travolgente di Juana? Davvero all’epoca un matrimonio di convenienza fra re e regine poteva avere in sè una tale carica ardente e inestinguibile? Davvero rimanevano a letto per giorni interi e davvero l’uno per l’altro rappresentavano il vaso e il liquido che perfettamente lo riempie? Davvero in punto di morte Filippo le ha regalato le ultime dolci gioie ricordandole per l’ultima volta l’amore vissuto per l’unica donna da lui veramente amata? Come posso fare per avere risposta a queste mie domande? Grazie, Irene

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  4. …ma vedete, cari Irene e Stefano (che mi ha segnalato il commento di Irene), cosa importa quale è la vera storia…la verità sta in quelle trentasei ore che tu Irene ha trascorso incollata a quel libro… in ciò che ti ha dato e in ciò che hai provato.

    Juana e la scrittrice sono solo un mezzo per trasmettere linfa sentimentale, per dnarti senso…Irene…nessuna rivelazione della vita reale dei due amanti toglierà o aggiungerà mai nulla al piacere di aver letto un libro che ti catturato.

    Comunque se ti è piaciuta la storia di Giovanna, leggi la biografia di Edgarda Ferri…è meno romanzata e forse troverai qualche risposta alle tue domande…
    Ciao… 🙂

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  5. Gent.Prof.ssa T,

    grazie per la puntuale indicazione, ma io e probabilmente anche Irene, penseremmo di dedicare le prossime trentasei ore applicandoci personalmente per una rivisitazione pratica di quell’amor così ben romanzato. Certo che ne trarremo risposte esaurienti, non mancheremo di riportarle un dettagliato resoconto.

    Arrivederci 🙂

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  6. Stefano,
    ti auguro davvero che succeda…ma ti assicuro che non sarà facile arrivare a quel tipo di amore…non snobbare il libro…a volte in mancanza d’altro….vale la pena anche solo…sognare…
    In bocca al lupo, furbacchione.
    Prof.T
    (scusa Irene )

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